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Il Cavallino, il ristorante prediletto da Ferrari, conquista la stella Michelin

Sono 75, gli anni da sistemare fra il 1950, l’anno in cui il ristorante “Il Cavallino” ha aperto al pubblico, e la conquista della prima stella Michelin.

È storia recente, resa possibile dalla collaborazione fra Il Cavallino e la “Francescana Family” di Massimo Bottura, principe assoluto degli chef nazionali ma di natali orgogliosamente modenesi, che con la collaborazione dell’architetta India Mahdavi ha rivisitato l’immagine dell’antica casa colonica senza stravolgerla.

Una ristrutturazione che ha conservato la tradizione

Piccoli ma decisivi interventi che hanno toccato la facciata rosso mattone e il pavimento in cotto, la boiserie alle pareti e l’arredamento interno, che anche se virato sul rosso – l’iconica tonalità simbolo della Ferrari – non ha perso l’idea della trattoria di paese, sapientemente unita al mondo delle corse e ad un’eleganza discreta, come sarebbe piaciuta al Drake.

Alle pareti ricordi, poster, fotografie e cimeli dell’avventura industriale sportiva e umana di Enzo Ferrari.

Ai fornelli, Bottura ha voluto Riccardo Forapani e Virginia Cattaneo, il primo cresciuto professionalmente all’Osteria Francescana, la seconda co-chef del ristorante Ferrari dal 2021.

Ogni giorno, alle 12:30

Il cavallino è un luogo celebre almeno quanto l’iconico circuito di Fiorano e gli stabilimenti di Maranello, entrambi capaci di riempire l’aria di un piccolo e tranquillo borgo emiliano dove tutti si conoscono con il rombo di motori destinati alle piste di tutto il mondo e ai garage di gente che l’Emilia non avrebbe saputo indicarla su una cartina geografica, ma da sempre ha i soldi per sognare e sogna.

Era il rifugio di Enzo Ferrari, il “patron”, un uomo dallo sguardo infilato nel futuro ma legato alle tradizioni paesane e alla cucina che da quelle parti è da sempre robusta.

Alle 12:30 esatte di ogni giorno, racconta la leggenda, il “Drake” usciva dalla sua fabbrica per rifugiarsi nel ristorante preferito, al civico 1 di via Abetone Inferiore.

A quei tavoli è passato il mondo

A tavola si ragiona meglio, lo sanno tutti, e valeva anche per un imprenditore che fra un piatto di tortellini in brodo di cappone ed uno di gnocchi fritti con i salumi della zona aveva trattato con piloti del calibro di Lauda, Villeneuve, Prost e Schumacher, studiato strategie di gara, guardato i Gran Premi in tivù con i suoi collaboratori più stretti, discusso con ingegneri, industriali, celebrità, concessionari e clienti, che nel contratto d’acquisto di una Ferrari spesso facevano aggiungere la clausola che a consegnare le chiavi fosse il Drake in persona.

Così tutti i giorni tranne il sabato, riservato agli amici, in cui ogni discorso sulle auto, le corse e i piloti era bandito: si parlava del più e del meno, di quel succedeva nel mondo e delle chiacchiere che giravano in paese.

“Molti personaggi famosi hanno mangiato al Cavallino: attori, sportivi, nobili e reali- ricordava Piero Ferrari – qui si è fatta la storia della Formula 1.

Qui, nel 1981, Bernie Ecclestone e Jean-Marie Balestre hanno gettato le basi per il cosiddetto ‘Patto della Concordia’ della F1, che è poi stato firmato lo stesso anno a Parigi in Place de la Concorde”.

Era la mensa dei dipendenti

Anni prima quel posto, sorto su un terreno dell’ex Fondo Cavani acquistato dal Patron nel 1942, aveva ospitato la mensa, lo spogliatoio e le officine di formazione dei dipendenti Ferrari e quando la eco del ristorante amato dal signor Enzo si era sparsa, aveva scelto di aprire al pubblico, ma senza mai perdere l’aria umile di un locale di paese, con l’arredamento semplice e rustico almeno quanto il menù, zeppo dei piatti regionali che rappresentavano la benzina per l’energia di mister Ferrari.

Il Cavallino non impiega tanto per entrare nell’immaginario collettivo, e quando le prenotazioni si fanno insistenti, a Ferrari viene riservata una saletta e un tavolo preciso, il suo.

E quando Ferrari se ne va, il 14 agosto del 1988, a 90 anni, quella saletta viene chiusa in segno di rispetto, come quando le squadre di calcio ritirano il numero di un giocatore scomparso.

I piatti di Bottura e del suo staff

Due volte vincitore del “The World’s 50 Best Restaurants” e nel 2014 del “Global Gastronomy Awards”, una sorta di Nobel della gastronomia, Massimo Bottura ha scelto di affidarsi al passato, rivisitando la cucina modenese senza stravolgerlo

Nel menù non manca lo gnocco fritto, leggero come una nuvola e servito con prosciutto crudo, mortadella, composta di frutta e giardiniera di verdure, e non manca neanche un piatto di verdure cotte e crude, “l’Arcimboldo”, che sembra un quadro impressionista.

Fra i primi c’è solo l’imbarazzo della scelta fra i “Tortellini del Tortellante”, serviti con crema di Parmigiano Reggiano 36 mesi, e le “F50”, linguine di Gragnano con astice grigliato. Anche i secondi non scherzano: “cotechino alla Rossini”, con foie gras, pan broche e tartufo nero, “LaFerrari”, uno storione con peperoni, fondi di carne, nero di seppia e caviale, per finire con “Cavolo, cavolo, cavolo!”, un cavolo alla griglia ripieno di sorgo con emulsione di alghe, sesamo, crema di noci, radicchio e lenticchie.

CUPRA Leon VZ, la più potente di sempre

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CUPRA Leon VZ da 325 CV: prestazioni estreme, tecnologia avanzata, edizione limitata in 1.500 unità - foto © CUPRA

Con la nuova CUPRA Leon VZ, il marchio di Martorell decide di alzare di nuovo l’asticella, e lo fa senza mezzi termini.

Non è “solo” la Leon più potente a trazione anteriore mai vista, ma un’auto estrema, limitata, curata nei dettagli.

Una specie di omaggio alla racing culture del brand, ma con una raffinatezza tecnica che va ben oltre la semplice ricerca della potenza.

Un carattere che non chiede permesso

A muovere la nuova VZ troviamo il noto 2.0 TSI, qui in una configurazione da 325 CV e 420 Nm, frutto dell’esperienza accumulata con la Leon VZ TCR.

È il cuore pulsante dell’auto e il vero motivo per cui questa hatchback fa segnare un impressionante 0-100 km/h in 5,4 secondi e una velocità massima che si spinge fino a 270 km/h.

La potenza passa attraverso il cambio DSG a 7 rapporti, veloce negli innesti e preciso nel dosare i carichi tra un rapporto e l’altro.

A fare la differenza, però, è soprattutto il differenziale elettronico VAQ, capace di leggere in tempo reale sterzo, velocità delle ruote e imbardata, modulando la coppia alla ruota con maggiore aderenza.

Un supporto indispensabile su un’anteriore da 325 CV, e una delle ragioni principali per cui la Leon VZ resta controllabile anche quando la strada si fa seria.

Tabella tecnica

Motore 2.0 turbo benzina
Potenza 325 CV (239 kW)
Coppia 420 Nm
Trazione Anteriore
Cambio DSG 7 rapporti
0-100 km/h 5,4 s
Velocità massima 270 km/h
Telaio MQB Evo
Produzione 1.500 unità

MQB Evo al punto più alto

La base tecnica è la piattaforma MQB Evo, nota e apprezzata, ma qui portata al suo picco.

CUPRA ha rivisto molle e ammortizzatori per creare un setup più diretto, capace di restituire precisione senza tradire il comfort.

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foto © CUPRA

Le sospensioni MacPherson all’anteriore e multilink al posteriore lavorano in sinergia con lo sterzo progressivo, che offre un feedback pulito e una rapidità d’azione ideale nella guida sportiva.

Il sistema DCC (Dynamic Chassis Control) fa il resto. In pochi millisecondi ricalibra l’assetto in base alle condizioni, trasformando la VZ da confortevole compagna di viaggio a lama efficiente tra le curve.

Una versatilità che piace soprattutto a chi cerca una sportiva “vera”, ma capace di vivere anche nel quotidiano.

Freni Akebono, quando servono certezze

L’impianto frenante è affidato a pinze Akebono a sei pistoncini, progettate per resistere a uso intenso nei trackday e garantire modulabilità anche nei rallentamenti più impegnativi.

Una scelta che allinea la Leon VZ alle hot hatch più performanti d’Europa.

Stile CUPRA con rame e dark chrome

Il design della Leon VZ non ha bisogno di urlare per farsi notare, ma i dettagli parlano chiarissimo.

Quattro terminali di scarico color rame, ormai cifra stilistica del brand; finiture dark chrome nell’abitacolo, incluse le pulsantiere al volante; passaruota rivestiti in tessuto per un migliore assorbimento del rumore.

La qualità percepita cresce, ma cresce soprattutto la sensazione di trovarsi in un abitacolo “pensato”, non semplicemente rifinito.

CUPRA non rinuncia alla propria teatralità, che qui si esprime nella sound signature degli scarichi, volutamente piena, calda, avvolgente.

Un’edizione limitata destinata alla Tribe

La CUPRA Leon VZ sarà prodotta in 1.500 esemplari, tutti realizzati a Martorell.

Un numero ridotto, perfetto per chi cerca un oggetto da collezione ma anche un’auto da usare, da vivere, da portare ai limiti in pista come su strada.

D’altronde CUPRA lo ripete da anni che “Change needs drivers”. E la VZ interpreta alla perfezione questo mantra, proiettando la Leon – e con lei la filosofia del brand – in una nuova era fatta di performance, espressività e rottura dello status quo.

La Leon che guarda avanti

La CUPRA Leon VZ è più di una hot hatch, è un simbolo di transizione.

L’auto a benzina più potente del marchio arriva proprio mentre CUPRA accelera verso l’elettrificazione totale.

È come se questo modello rappresentasse l’ultimo urlo di un’epoca in movimento, un omaggio alla meccanica pura prima che la tecnologia riscriva definitivamente le regole.

E forse proprio per questo emoziona. Perché è una vettura che sa di essere rara, intensa, irripetibile, e proprio per questo rimarrà una delle Leon più iconiche di sempre.

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foto © CUPRA

Il database della US Border Patrol, un Grande Fratello automobilistico

Oltre al controllo doganale, la “Border Patrol” americana nasce per vigilare sui varchi e le lunghe frontiere statunitensi.

Un organo di controllo dotato di sistemi all’avanguardia di sorveglianza fissa e mobile che includono radar, sensori e dispositivi di visione termica, oltre a droni, aerei ed elicotteri per il costante pattugliamento aereo.

Un’inchiesta che sta facendo rumore

Fin qui nulla di strano, un normale corpo di polizia come tanti, se non fosse per il vaso di Pandora scoperchiato da un’inchiesta dell’Associated Press, che ha denunciato come la Border Patrol utilizzi le proprie tecnologie per seguire e monitorare gli spostamenti in auto di milioni di americani in tutti gli Stati Uniti.

In pratica, ha svelato la AP, la polizia di frontiera statunitense raccoglie da tempo in un database le targhe di tutti i veicoli in movimento che sono poi analizzate da un sofisticato sistema di analisi predittive e corredate da un fitto scambio di informazioni con le forze dell’ordine locali.

Molti i traffici sgominati

Messa alle strette da un’ondata di indignazione pubblica che parla di un “Grande fratello” automobilistico, la “CPB” (Customs and Border Protection), l’agenzia federale da cui dipende la polizia di frontiera, si è difesa spiegando che le targhe vengono lette secondo precisi criteri di prevenzione contro possibili minacce alla sicurezza nazionale e come contrasto ai traffici della malavita.

A dimostrazione dell’efficacia della procedura, la CPB cita diversi casi di corrieri della droga e contrabbando intercettati dalle forze dell’ordine.

Ma si è guardata bene dal fornire spiegazioni tecniche, aggiungendo invece che una legge permette alla Border Patrol di intervenire ovunque ritenga necessario, in barba alle canoniche 100 miglia di giurisdizione dai confini entro cui sarebbe autorizzata ad agire. Detto in altre parole: facciamo quello che vogliamo, e dove vogliamo.

I controlli causali che indignano

Il risultato sono numerosi casi di “whisper stops”, controlli stradali all’apparenza casuali e in realtà richiesti dalla Border Patrol seguendo quanto riportato dai sistemi di analisi predittiva, processo che analizzando dati storici, tecniche, statistiche, machine learning e IA identifica modelli e prevede possibili reati futuri.

Ma spesso sbaglia, come – al netto dei successi contro i traffici malavitosi – hanno imparato a proprie spese ignari cittadini statunitensi fermati e bloccati per ore dalla polizia perché un algoritmo si era incaponito su di loro, e faticava ad accettare di aver sbagliato.

Una questione di libertà

L’inchiesta ha aperto una voragine che ha finito per coinvolgere giuristi e costituzionalisti, scatenando le ire di organizzazioni per i diritti civili che parlano di un sistema che nel tempo avrebbe accumulato un’immensa quantità di informazioni su milioni di americani, così dettagliate da poter ricostruire per ognuno spostamenti, attività, passioni, perfino relazioni personali e immagini, visto che a tutto questo si aggiunge l’accesso completo ai sistemi di riconoscimento facciale.

Da giorni, fra gli stracci che volano senza sosta, c’è chi parla di “sorveglianza di massa” e chi definisce la vicenda come “Un perfetto esempio di un sistema che rischia di comprimere la libertà di movimento di milioni di persone”.

E questo, l’analisi predittiva non l’aveva previsto.

Linea Gold di Cirelli, verso il futuro con stile

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Cirelli Linea Gold: 3zero3, 5zero5 e 7zero7 con tecnologia REEV, design moderno e autonomia record - foto © Cirelli

Dalla 3zero3 alla 7zero7 tre modi diversi di essere auto, un’unica idea di mobilità intelligente secondo Cirelli.

Cirelli Motor Company ha un talento particolare, quello di riuscire a far sembrare semplice ciò che in realtà è frutto di ricerca, ingegneria raffinata e una sorprendente attenzione al cliente.

La nuova Linea Gold ne è la prova.

Una famiglia di modelli pensata per un pubblico giovane, attento allo stile ma anche alla concretezza.

Tre protagoniste di una nuova era Cirelli

La 3zero3, 5zero5 e 7zero7 sono tre modi diversi di vivere la stessa filosofia.

Design italiano, tecnologie utili (non solo appariscenti) e una gamma di motorizzazioni molto più ampia di quanto il segmento solitamente offra.

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La Cirelli 3zero3 – foto © Cirelli

E poi c’è l’asso nella manica, cioè il REEV – Range Extended Electric Vehicle.

Si tratta di un sistema che rende l’elettrico semplice e conodo, senza ansia da autonomia, senza rinunce e soprattutto senza stravolgere le abitudini.

Elettrico quando vuoi, tradizionale quando serve” sembra essere il motto non dichiarato di queste vetture.

REEV: l’elettrico senza compromessi

Il cuore tecnologico della Linea Gold è proprio l’architettura REEV, disponibile su 5zero5 e 7zero7.

Si tratta di un sistema in cui la trazione è sempre elettrica, dispone di un motore 1.5 da 75 kW che funziona da generatore senza collegamento meccanico alle ruote, la batteria lavora sempre nel suo range ottimale e così autonomia e costi di gestione migliorano sensibilmente.

È l’evoluzione logica dell’ibrido.

Si elimina il vincolo della presa, si guida elettrico anche a un livello basso di ricarica della batteria bassa liberandosi dallo stress dei chilometri residui.

Modello Trazione Motore elettrico Batteria EAER (urbano) Consumo energia Consumi a batteria scarica Autonomia combinata max
5zero5 anteriore 120 kW
254 Nm
31,94 kWh 233 km (233 urbano) 17,9 kWh/100 km 5,6 l/100 km 1.330 km
7zero7 posteriore 154 kW
310 Nm
28,4 kWh 130 km (174 urbano) 16 kWh/100 km 5,3 l/100 km 1.010 km

Cirelli 3zero3, sorprendentemente matura

La più compatta della Linea Gold è tutt’altro che una “entry level”.

Perché la Cirelli 3zero3 è un SUV dinamico, dalle linee scolpite e con una presenza su strada solida e sportiva.

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Gli interni della 3zero3 – foto © Cirelli

Sotto il cofano c’è un 1.5 turbo da 170 CV e 280 Nm, abbinato al 7DCT a doppia frizione. Una combinazione che punta alla fluidità, più che alla sportività pura, ma che promette una risposta sempre pronta.

Caratteristiche chiave sono la trazione anteriore, un assetto equilibrato per una guida sempre prevedibile, il bagagliaio da 360 litri, il consumo WLTP 7,51 litri/100 km.

La 3zero3 è disponibile con motore benzina, MHEV, GPL e MHEV GPL.

Il suo punto forte è l’eleganza accessibile con interni accoglienti, tecnologie complete (Apple CarPlay, Android Auto, ADAS) e un design che evita fronzoli inutili, in pieno stile Cirelli.

Cirelli 5zero5, la taglia media pronta a tutto

Se la 3zero3 è agile e la 7zero7 è l’ammiraglia silenziosa, la 5zero5 è il cuore della gamma.

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La 5zero5 – foto © Cirelli

Infatti è la più versatile, la più trasversale, la più “auto per tutti i giorni”.

Qui la scelta di motorizzazioni è molto ampia: benzina, GPL, elettrico puro, MHEV, MHEV GPL e naturalmente REEV.

La versione termica offre 177 CV e 285 Nm, con cambio automatico e un comportamento equilibrato. La REEV, invece, introduce l’autonomia record fino a 1.330 km.

La 5zero5 offre un bagagliaio da 370 a 1.420 litri, uno dei migliori della categoria; un passo di 2.715 mm che garantisce spazio e comfort per tutta la famiglia; la ricarica AC fino a 4,6 kW e DC 30-80% in 30 minuti; un consumo di benzina pari a 7,4 litri/100 km per la versione termica.

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Gli spaziosi interni della 5zero5 – foto © Cirelli

Gli interni sono moderni, con display centrale HD, quadro strumenti digitale e tetto panoramico in optional. Uno stile che punta più alla solidità che all’effetto “wow”.

Cirelli 7zero7, l’elettrico che non teme le distanze

Con la 7zero7 l’elettrico diventa viaggiatore senza limiti.

Oltre 1.000 km di autonomia complessiva, 130 km in modalità EV (174 in ambito urbano) e soprattutto una qualità di marcia che nasce dalla trazione posteriore elettrica da 154 kW e 310 Nm.

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Comfort superiore per la 7zero7 – foto © Cirelli

A distinguere la 7zero7 il comfort acustico superiore, il grande bagagliaio (467-1.420 litri), la ricarica AC 6,6 kW e DC 30-80% in 40 minuti e una fornita dotazione di ADAS: ACC, mantenimento corsia, frenata autonoma, 360° view.

Il design è elegante e filante, ma conserva quella “presenza” tipica della famiglia Gold. È la Cirelli per chi viaggia molto, ma non vuole dipendere troppo dalle colonnine di ricarica.

La strategia Cirelli per la linea Gold

Questa gamma di prodotti è solo una parte di una strategia più ampia.

Infatti, Cirelli sta investendo in customer experience, assistenza e rete di vendita come vere leve competitive.

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Gli internid ella 7zero7 – foto © Cirelli

La rete di vendita è in forte espansione, i servizi 24 ore al giorno per 7 giorni la settimana, la garanzia è estendibile fino a 7 anni, la logistica dei ricambi basata su stock dinamici.

Si tratta di un modello commerciale che Cirelli porta sul mercato italiano con chiare ambizioni.

La mobilità che toglie pensieri, non piacere

La linea Gold vuole rendere esplicita l’idea alla base della tecnologia moderna, cioè che deve liberare e semplificare, non complicare.

La scelta di puntare sul REEV, accanto a soluzioni tradizionali ed elettriche pure, è un messaggio importante in un panorama spesso polarizzato: l’innovazione migliore è quella che tiene conto della vita reale.

E in fondo è questo che rende Cirelli un marchio interessante, perché non promette rivoluzioni, ma cambia il modo in cui ci rapportiamo all’auto, rendendo l’elettrico più umano, il tradizionale più sostenibile e il quotidiano un po’ più leggero.

Tutti i prezzi della linea Gold di Cirelli

Modello Alimentazione Allestimento Prezzo IVA Inclusa (€)
3zero3 BENZINA Single Setup 26.800,00
3zero3 GPL Single Setup 28.800,00
3zero3 MHEV Single Setup 27.800,00
3zero3 MHEV-GPL Single Setup 29.800,00
5zero5 BENZINA Single Setup 34.800,00
5zero5 GPL Single Setup 36.800,00
5zero5 MHEV Single Setup 35.800,00
5zero5 MHEV-GPL Single Setup 37.800,00
5zero5 REEV Single Setup 35.800,00
7zero7 REEV Single Setup 36.800,00

Optional principali e prezzi IVA inclusa

Optional Prezzo (€) Note
Vernice Metallizzata 700,00
Ruotino di Scorta 150,00
Pack Exclusive 1.920,00 Tetto panoramico apribile, mancorrenti, Apple Car Android Auto, vetri privacy, specchi richiudibili elettrici
Sound Pack Kit 1.900,00 (Disponibile per il modello 5zero5)
REEV Pack Exclusive 1.920,00 Specifico per modelli REEV, include Pack Exclusive

Questi dati includono IVA al 22%. I prezzi di listino non comprendono l’imposta provinciale di trascrizione, spese di trasporto e immatricolazione, né contributi ambientali per la gestione degli pneumatici fuori uso.

Kia PV5, il primo elettrico a diventare Van of the Year

PV5
Kia PV5 elettrico ha vinto l'International Van of the Year 2026: autonomia, tecnologia e record mondiale di percorrenza - foto © Kia

Quando una novità debutta sul mercato, di solito le si concede un po’ di rodaggio.

Il tempo di farsi conoscere, capire come si comporta nel mondo reale, conquistare la fiducia di chi deve usarla ogni giorno.

Il nuovo Kia PV5primo van completamente elettrico del marchio coreano – ha deciso di ignorare il protocollo: presentato, messo sotto esame, e subito premiato.

Con l’importante titolo di International Van of the Year 2026.

Un successo che non riguarda solo Kia, ma l’intero mondo dei veicoli commerciali leggeri (LCV).

Perché per la prima volta nella storia il riconoscimento più importante del settore va a un costruttore coreano.

E come se non bastasse, il PV5 Cargo Long ha scritto il proprio nome nel Guinness World Records coprendo la maggiore distanza mai percorsa da un furgone elettrico a pieno carico con un singolo “pieno” di energia.

Un risultato che nel mondo dell’elettrico vale quanto una pole position.

Un premio che racconta un cambio epocale

Il verdetto è arrivato durante il Gala IVOTY a Lione, nel contesto del salone Solutrans 2025.

Una giuria formata da giornalisti specializzati di 26 Paesi ha votato il PV5 come miglior van del 2026. Il presidente del premio Jarlath Sweeney definisce il modello “un nuovo benchmark per innovazione, efficienza e versatilità”.

Kia, abituata a stupire nelle categorie passenger car, ha portato la stessa filosofia – fatta di design, ingegneria avanzata e attenzione funzionale – in un terreno tradizionalmente più conservativo: quello dei mezzi da lavoro.

Ho Sung Song, Presidente e CEO di Kia Corporation, lo dice chiaramente: “PV5 nasce ascoltando chi usa un van tutti i giorni. E introduce innovazioni nella catena produttiva che ridefiniscono il settore”.

Parole che lasciano intuire quanto il progetto PBV (Purpose Built Vehicle) sia una pietra miliare del futuro del marchio.

Quando una piattaforma fa la differenza

La base tecnica del PV5 deriva dalla nuova Electric-Global Modular Platform for Service (E-GMP.S).

Evoluzione della nota architettura E-GMP pensata per i servizi e il trasporto professionale, non è solo una piattaforma elettrica.

Infatti, è un sistema modulare pensato per aggiornare facilmente configurazioni, carrozzerie e funzioni, dal semplice furgone al trasporto passeggeri fino alle future versioni chassis cab.

Autonomia e prestazioni (WLTP)

Versione Autonomia (km) Ricarica DC 10–80% Portata utile
Cargo Long 416 km < 30 minuti fino a 790 kg
Passenger 412 km < 30 minuti

La capacità di ricaricare in meno di mezz’ora è fondamentale per le flotte.

Infatti, consente turni continui, riduce i tempi morti e rende l’elettrico realmente competitivo.

Ma il vero vantaggio è la fruibilità reale, dimostrata dal record mondiale ottenuto a pieno carico, perché un van non deve solo essere efficiente, deve anche lavorare.

Più di un van, un ecosistema modulare

L’obiettivo della divisione PBV di Kia, nata nel 2022, è creare veicoli adattivi che si modellino sulle esigenze delle attività professionali.

Il PV5 rappresenta il primo tassello di un mosaico più ampio, che nei prossimi anni vedrà l’arrivo delle versioni PV7 e PV9, più grandi e pensate per flotte strutturate.

Già oggi, però, la gamma è un piccolo laboratorio di soluzioni. Oltre al Cargo Long che ha battuto il record, Kia propone Passenger (dedicata al trasporto persone), Cargo L1H1 e High Roof L2H2 (per chi deve caricare molto e in altezza) e Chassis Cab – in arrivo nel 2026.

Ogni variante nasce da una logica “service first”: passo variabile, allestimenti rapidi, interni ottimizzati per la distribuzione urbana e una gestione dei flussi di energia smart, ideale per flotte con analisi dati avanzate.

Un van elettrico per le flotte moderne

Uno dei punti di forza del PV5 è il suo essere “nativamente digitale”.

Infatti, offre gestione remota, diagnostica avanzata, aggiornamenti OTA e integrazione con sistemi di fleet management.

Le flotte possono ottimizzare percorsi, pianificare la ricarica, monitorare consumi e usura, tutto ciò che serve per ridurre TCO e aumentare l’efficienza operativa.

La produzione, come ricorda Kia, sfrutta un nuovo sistema integrato con trasportatori e celle che velocizza le personalizzazioni e permette adattamenti rapidi senza rallentare la catena di montaggio. È un vantaggio competitivo enorme in un mondo in cui la logistica richiede risposte rapide e prodotti su misura.

L’Europa osserva, Kia convince

Marc Hedrich, Presidente di Kia Europe, sottolinea l’importanza di un premio arrivato proprio mentre i primi esemplari stanno sbarcando nel continente.

La strategia europea, supportata da un team di 5.500 dipendenti in 39 mercati e dalla fabbrica di Zilina in Slovacchia, punta sul consolidamento della leadership nella mobilità elettrica.

Non a caso Kia è stata la prima casa coreana a vincere anche il titolo di European Car of the Year con l’EV6.

Con il PV5, l’azienda sembra replicare lo stesso percorso, cioè entrare in un segmento consolidato e scuoterlo dall’interno.

Il lavoro cambia, i van devono cambiare insieme

Il Kia PV5 non è soltanto un van elettrico premiato, è un segnale.

Il mondo dei veicoli commerciali – storicamente lento nei cambiamenti – sta entrando in un nuovo capitolo in cui efficienza, sostenibilità e digitalizzazione non sono più optional, ma basi imprescindibili.

E se è vero che ogni rivoluzione parte da un gesto inatteso, allora il PV5 ha già fatto la sua parte, debuttando e vincendo subito.

Una storia che potrebbe diventare un modello per il futuro della mobilità professionale, perché sembra proprio che nei cantieri, nelle consegne, nei servizi urbani, nelle flotte aziendali stia arrivando un nuovo protagonista.

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foto © Kia

Jeep Recon 2026, l’elettrico che non teme il fango

Jeep
Jeep Recon 2026, il primo SUV elettrico Trail Rated - foto © Stellantis

Quando un marchio come Jeep decide di scrivere un nuovo capitolo, lo fa senza mezze misure.

La nuova Jeep Recon 2026 non è solo un SUV elettrico, è il primo Trail Rated 100% elettrico della storia Jeep, ed è stata progettata non per “dominare” l’avventura.

Il risultato delle scelte progettuali degli ingegneri di Jeep è un modello che fonde libertà, coppia istantanea e design open-air in un modo che nessun altro EV del settore aveva mai osato.

Cuore da Jeep con 650 CV di pura trazione

Sotto la carrozzeria squadrata, la Recon nasconde un’architettura elettrica dedicata, pensata per massimizzare le prestazioni in ogni condizione.

Jeep
foto © Stellantis

I moduli di trazione elettrica (EDM) anteriori e posteriori (entrambi da 250 kW) integrano motore, riduttore ed elettronica in un unico corpo compatto, garantendo trazione integrale elettrica permanente e una coppia da 840 Nm.

E siccome un EV non deve solo essere efficiente, ma anche emozionante, i progettisti Jeep hanno dotato la nuova Recon di “numeri” che fanno alzare il sopracciglio anche ai puristi.

Complessivamente la vettura dispone di 650 CV, raggiunge i 100 km/h in 3,6-3,7 secondi (dipende dall’allestimento) e ha un’autonomia fino a 400-450 km.

Jeep
foto © Stellantis

Per gli appassionati del fuoristrada, un EV porta un vantaggio chiave, la coppia istantanea.

E Jeep lo sa bene, infatti l’erogazione della Recon è stata calibrata per garantire un controllo millimetrico sui terreni più tecnici, riducendo al minimo il rischio di pattinamento.

Potenza 650 CV
Coppia 840 Nm
0-100 km/h 3,6–3,7 s
Autonomia stimata 400–450 km
Capacità batteria 100 kWh, 400 V
Altezza da terra fino a 24 cm
Pneumatici 33” (allestimento Moab)
Modalità Selec-Terrain Auto, Sport, Snow, Sand, Rock

Particolarmente interessante il rapporto finale del modulo EDM posteriore: 15:1 sulla versione Moab, pensato per off-road estremi, capace di moltiplicare la coppia come un vecchio riduttore meccanico, ma con la fluidità dell’elettrico.

Trail Rated, dotazioni da “vero fuoristrada”

La Recon non è un SUV elettrico con look off-road, ma un off-road puro, poi elettrificato.
Arriva infatti con d
ifferenziale elettronico bloccabile posteriore, sospensioni SLA anteriori e multilink posteriori, semiassi oversize e giunti heavy-duty, scudi sottoscocca in acciaio ad alta resistenza, Selec-Speed Control e modalità Rock per il crawling elettrico.

Jeep
foto © Stellantis

E gli angoli caratteristici parlano da soli, con Attacco a 34°, Dosso a 23,5° e Uscita a 34,5°.

Design: tradizione Jeep, futuro elettrico

La Jeep Recon si riconosce subito grazie alla sua griglia a sette feritoie con illuminazione LED, fari a U futuristici, superfici vetrate ampie.

Ma la vera magia è nel DNA open-air, con porte rimovibili senza attrezzi, vetri posteriori e del portellone removibili, tetto doppio panoramico o Sky One-Touch elettrico.

È l’unico SUV elettrico che permette una trasformazione totale in meno di cinque minuti.

Insomma, un ritorno alle origini del Wrangler, ma ripensato per una generazione elettrica.

L’allestimento Moab, previsto per USA e Canada, aggiunge un’estetica più aggressiva, con passaruota Gloss Black, rock rails opzionali e grafiche topografiche.

Interni, tecnologia da astronave

Dentro la Recon non cerca lusso fine a sé stesso, ma funzionalità premium.

La plancia è orizzontale, tecnica, con superfici antigraffio, un binario modulare per accessori e materiali riciclati in tutto l’abitacolo.

Il vano di carico offre numeri da pick-up compatto con 1.867 litri con la seconda fila abbattuta e 85 litri di frunk utile per un trolley.

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foto © Stellantis

L’allestimento Moab propone la splendida palette Joshua Tree tan, un richiamo diretto ai paesaggi desertici americani.

E poi c’è l’audio: impianto Alpine premium di serie, unico nel segmento EV, con altoparlanti posizionati strategicamente per funzionare anche con porte e tetto rimossi.

Elettronica e infotainment, grandi schermi e nuove funzioni off-road

Il cockpit digitale della Recon fa un salto netto nel futuro Jeep con 12,3” per il quadro strumenti e 14,5” per il touch centrale, il più grande mai installato su una Jeep.

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Il sistema Uconnect 5 introduce comandi digitali moderni ma mantiene (bene!) manopole fisiche per volume e sintonia.

Funzioni degne di nota sono il Trails Offroad con indAll FlipBooksicazione di pendenza e rollio, il Dynamic Range Mapping TomTom per pianificare le ricariche, le pagine BEV avanzate per monitoraggio energetico, Alexa a bordo e la Jeep App aggiornata per gestione del veicolo e servizi in tempo reale.

Produzione globale, anima americana

La produzione inizierà nello stabilimento di Toluca (Messico) e i primi mercati saranno Stati Uniti e Canada, poi successivamente il lancio globale.
L’allestimento Moab rimarrà esclusivo per il Nord America, come omaggio alla cultura off-road d’origine.

Silenziosa ed elettrica, ma sempre Jeep

La Jeep Recon 2026 è la prova che l’elettrico non è solo efficienza e comfort, può essere anche avventura, libertà e controllo.
Il silenzio della propulsione elettrica diventa un nuovo modo di ascoltare il mondo fuori, i sentieri, la ghiaia, il vento tra i pannelli rimossi.
E forse è proprio questa la vera rivoluzione: riportare la guida off-road al suo elemento più puro, con la tecnologia a fare da alleata invisibile.

La Recon non sostituisce la storia Jeep ma la evolve. E ci ricorda che il futuro dell’avventura non è meno emozionante, è solo più silenzioso e molto più potente.

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La Fiat 2800 Torpedo Special di regnanti e presidenti esposta a Milano Auto Classica

Prodotta fra il 1938 ed il 1944 in 625, la Fiat 2800 Torpedo special vanta un primato: essere stata l’ultima auto uscita dagli stabilimenti Fiat prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Secondo la leggenda voluta da Mussolini come auto di rappresentanza che dimostrasse alle Mercedes dei comandi tedeschi la capacità ingegneristica italiana, sei esemplari furono realizzati in versione torpedo finendo per rimpolpare il garage di Casa Reale al Palazzo del Quirinale, diventando l’auto della famiglia reale.

1955 – Giovanni Gronchi alla Fiera Campionaria

Un altro esemplare, consegnato nel 1939 a re Vittorio Emanuele III, nel dopoguerra divenne la vettura ufficiale della Presidenza della Repubblica.

Si trattava di un’auto pensata per le grandi parate, dove la comodità era fondamentale: nella parte posteriore gli spazi sono ampi e le sedute soffici e accoglienti.

Realizzata per Vittorio Emanuele III

L’auto, di proprietà della Fondazione Fiera Milano sarà esposta a Milano Auto Classica, in programma a Rho Fieramilano da venerdì 21 a domenica 23 novembre e proviene dal piccolo lotto Fiat “2800 Torpedo” commissionato dal Ministero degli Interni. Inizialmente utilizzata dalla contessa Calvi di Bergolo, venne trasferita a Villa Savoia per le esigenze di re Vittorio Emanuele III e della regina Elena. Successivamente raggiunse la dimora della Principessa di Pistoia per poi essere ritirata dal Comando della città aperta di Roma.

1959 – il Presidente del Consiglio Segni alla Fiera Campionaria

Nel dopoguerra, privata delle ruote di scorta laterali, tornò al Quirinale a servizio della Presidenza della Repubblica.

L’autovettura è una vera “special”: dopo la guerra, con alcuni telai 2800 ancora disponibili, la Fiat decise di realizzare tre torpedo con una livrea più moderna affidandone l’allestimento alla carrozzeria torinese Ellena, che modificò l’auto in modo radicale.

Riservata alle personalità

Nel 1948 furono quindi immatricolati tre esemplari unici destinati alla rappresentanza, uno dei quali acquistato dall’Ente Fiera Milano e utilizzato per accompagnare alla Fiera Campionaria capi di Stato, ministri e personalità.

1972 – Il ministro Aldo Moro in visita alla Fiera Campionaria

Sui suoi sedili si sono seduti personaggi che hanno segnato la storia: Vittorio Emanuele III, la principessa di Piemonte, Italo Balbo, Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Aldo Moro, Evita Peron, Giovanni Spadolini, Angelo Roncalli Patriarca di Venezia, Giovanni Battista Montini.

Ciampi, l’ultimo presidente

La vettura terminò il proprio servizio nel 1962 con Giovanni Gronchi, arrivando fino ad oggi praticamente integra. È stata utilizzata ancora nel 2003 e nel 2005 dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi durante le visite alla restaurata Palazzina degli Orafi, sede di Fondazione Fiera Milano, e a Fieramilano.

1959 – Antonio Segni saluta la folla della Campionaria

Appena 620 gli autotelai costruiti tra il 1938 e il 1944. Un terzo venne impiegato come “CMC” militari. Cinque furono destinati all’allestimento “tutto aperto” e a funzioni di parata.

SCHEDA TECNICA

Motore – anteriore, 6 cilindri in linea

Cilindrata – 2852 cc

Alesaggio – 82 mm – Corsa 90 mm

Potenza – 85-90 CV a 4000 giri/min

Carburatore – invertito Zenith a starter

Trazione – posteriore

Cambio – quattro marce più retromarcia

Pneumatici – 6,50-17

Sospensioni – anteriore a ruote indipendenti, posteriore a ponte rigido con balestre e equilibratore

Ammortizzatori – idraulici

Freni – idraulici sulle quattro ruote

Ruote – a dischi traforati

Passo – 3200 mm

Carreggiata – ant. 1450 mm, post. 1460 mm

Lunghezza – telaio a crociera 4750 mm senza paraurti

Peso autotelaio – 900 kg

Velocità max – 130 km/h

Consumo medio – 18 l/100 km

Fastidi di stagione: i vetri dell’auto appannati. Ecco come evitarli

C’è un fastidio che ogni anno, con l’arrivo della stagione fredda, si aggiunge alle già innumerevoli difficoltà che la categoria degli automobilisti deve affrontare: i vetri appannati.

Per carità, c’è di peggio, ma secondo una ricerca di Parclick.it, app per la prenotazione dei parcheggi, quando il parabrezza si appanna, la visibilità si riduce notevolmente, rendendo la guida più complicata e aumentando in modo significativo il rischio di incidenti.

Per iniziare come si deve: la causa dell’appannamento sta tutta nella differenza di temperatura e umidità tra interno ed esterno del veicolo.

Ma di seguito, conviene far piazza pulita dei rimedi più istintivi e immediati: tentare di eliminare la condensa con un panno o peggio ancora utilizzando le mani sono idee da dimenticare, perché l’unico effetto sarà di riuscire a rendere il vetro temporaneamente più limpido, in realtà spostando lo sporco già presente lasciando aloni. E questo, senza contare che si tratta di un gesto pericoloso se effettuato durante la guida.

Ma in definitiva, quali sono i consigli pratici per evitare che il parabrezza si appanni e soprattutto cosa fare quando è già appannato?

  1. Due alleati: aria condizionata e riscaldamento

Se si usa il riscaldamento, questo scalda il vetro e la condensa evapora, mentre l’aria condizionata asciuga l’aria all’interno dell’abitacolo e previene la formazione di umidità. Usare entrambi contemporaneamente è il modo più efficace e rapido per eliminare il vapore.

Se si utilizza solo il riscaldamento funziona comunque, ma più lentamente, e la condensa può riformarsi in breve tempo. È inoltre importante disattivare il ricircolo dell’aria per permettere a quella esterna di entrare e ridurre l’umidità interna.

Un’altra opzione è attivare il tasto sbrinatore: molti veicoli moderni sono dotati di un pulsante con l’icona del parabrezza e delle frecce che dirigono automaticamente l’aria verso il vetro anteriore. Basta attivarlo per eliminare rapidamente l’appannamento.

  1. Aprire leggermente i finestrini

Se la temperatura lo consente, aprire leggermente i finestrini aiuta a far circolare l’aria e ad espellere quella umida all’interno, equilibrando la temperatura tra interno ed esterno. Un metodo più lento rispetto ad aria condizionata e riscaldamento, ma utile in situazioni di emergenza.

  1. Mantenere i vetri puliti

Il parabrezza dev’essere sempre pulito sia all’interno che all’esterno: sporco e grasso favoriscono la formazione della condensa. È importante evitare di pulire il vetro con un panno umido, poiché può lasciare macchie e aloni senza risolvere la causa principale dell’umidità. Meglio utilizzare sempre un detergente specifico per vetri.

  1. Usare gli antiappannanti

Si possono utilizzare prodotti specifici antiappannanti, che si applicano sul parabrezza per prevenire la formazione di condensa: sono disponibili in spray o in panni pretrattati.
 Un rimedio casalingo efficace è strofinare una piccola quantità di detersivo per piatti o schiuma da barba diluiti sul vetro, per poi rimuoverli con un panno asciutto: in questo modo si crea una sottile pellicola che ostacola la formazione della condensa.

  1. Controllare le guarnizioni

È consigliabile verificare che non ci siano crepe o spazi nelle guarnizioni di porte e finestrini attraverso cui possa penetrare umidità.

  1. Non creare umidità

Non portare a bordo indumenti bagnati, oppure scarpe o oggetti umidi all’interno dell’auto, poiché può aumentare l’umidità interna e contribuire alla formazione di condensa.

  1. Usare prodotti assorbenti

Un buon trucco è collocare all’interno dell’auto sacchetti di gel di silice, che aiutano ad assorbire l’umidità in eccesso. Un altro rimedio casalingo efficace è la sabbia utilizzata per la lettiera per gatti che assorbe molto bene l’umidità: due calzini riempiti di lettiera e lasciati nell’abitacolo possono ridurre la condensa e i cattivi odori.

  1. La manutenzione del climatizzatore

È importante assicurarsi che il sistema di climatizzazione dell’auto funzioni correttamente. Se il problema di appannamento persiste, potrebbe esserci un guasto che richiede manutenzione o riparazione.

“Noi di Parclick crediamo che, seguendo questi consigli pratici, si possa ridurre in modo significativo l’appannamento del parabrezza e garantire una guida più sicura – conclude Ester Stivelli, Squad Lead di Parclick – è fondamentale mantenere un equilibrio adeguato tra temperatura e umidità all’interno del veicolo e soprattutto è sempre meglio fermarsi e attendere che i vetri si siano completamente sbrinati, piuttosto che continuare a guidare mettendo a rischio la propria sicurezza”.

Nella guerra dei robotaxi si aggiunge “Zoox” di Amazon

C’è un nuovo sceriffo in città, come dicono nei vecchi film western lasciando intendere qualche duello in arrivo. Ma i tempi passano veloci e i cavalli stanno passando di moda, tanto quelli a quattro zampe quanto gli altri, quelli che un tempo indicavano la potenza dei motori termici.

Per cui facciamoci l’abitudine, ormai è del tutto normale: il nuovo sceriffo arrivato in città non è una persona, ma la “Zoox”, una nuova compagnia di robotaxi che a San Francisco, California, cercherà di contrastare l’invasione dei veicoli della “Waymo”.

Una sfida a tre

Ma non si parlava di un duello? Calma, ci arriviamo, è solo questione di indizi: ad esempio scoprire che se dietro alla Waymo si cela “Alphabet”, holding del colosso “Google” con tutta la sua potenza di fuoco, alle spalle della Zoox spunta il faccione rubicondo di Jeff Bezos e la sua “Amazon”, un altro ciclope tutt’altro che disarmato.

Appostato da qualche parte sulle colline non manca neanche il terzo incomodo, mister Elon Musk, il signore delle Tesla che non ha mai nascosto di credere fermamente in un futuro senza automobilisti in carne, ossa e libretto di circolazione.

Un business enorme

Dietro le quinte si scalda una prateria immensa e ancora tutta da esplorare in cui sta per andare in scena una guerra commerciale in piena regola che punta a dividersi il mercato dei veicoli a guida autonoma, ma a patto di rispettare un passaggio obbligato: per far digerire al mondo la presenza delle auto indemoniate che vanno da sole bisogna iniziare dal basso, dai mezzi pubblici, utilissimi perché la gente faccia l’abitudine ad un volante che si muove come se al posto di guida ci fosse un fantasma.

Zoox VS Waymo VS Tesla

Questo, in breve, è l’antefatto alla notizia vera e propria: dopo aver lanciato il servizio a Las Vegas, Zoox ha sguinzagliato i primi 50 robotaxi per le strade di San Francisco offrendo corse gratis, a patto di condividere i feedback sui social. Una flotta che secondo i piani aziendali di Zoox si amplierà a breve raggiungendo 50mila unità prodotte ogni anno con cui invadere gli Stati Uniti e subito dopo il resto del mondo.

Waymo ha risposto per le rime annunciando che le proprie auto amplieranno il raggio d’azione anche ai tratti autostradali di San Francisco, Los Angeles e Phoenix.

Chi vincerà? Che domande: tutti. Tranne quelli a cui l’auto in piacerebbe ancora guidarla, ovvio.

Marelli premiata col SAA Innovations in Lightweighting Award

Marelli si è aggiudicata l’Innovations in Lightweighting Award (premio per l’innovazione finalizzata all’alleggerimento delle soluzioni automotive) da SAA, la Society of Automotive Analysts, per il suo sistema di scarico “LeanExhaust”.

La Society of Automotive Analysts è un’associazione americana che raccoglie professionisti dell’industria automobilistica che condividono dati sul settore automotive.

Il premio è stato conferito durante la 9a edizione dell’evento sull’innovazione dei materiali Annual Materials Innovation Summit, tenutosi la scorsa settimana ad Auburn Hills, Michigan (USA).

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Cos’è l’Innovations in Lightweighting Award

Questo premio va a quei fornitori automotive che sviluppano tecnologie e prodotti innovativi che consentono risparmi significativi diretti o indiretti in termini di ‘massa’, in linea con la spinta dell’industria automobilistica verso la sostenibilità e l’efficienza.

Il Lean Exhaust di Marelli

Il LeanExhaust di Marelli è un sistema di scarico compatto, leggero ed economico, sviluppato per rispondere alla richiesta dei carmaker di ridurre peso e volume nei veicoli con motore a combustione interna, compresi quelli ibridi.

La soluzione consente una riduzione del peso complessivo di 16 kg rispetto ai sistemi di scarico convenzionali, con prestazioni pari o superiori in termini di riduzione del rumore e di controllo delle emissioni.

Grazie all’ottimizzazione del design e dei processi produttivi, consente una riduzione delle emissioni pari al 52% rispetto ai sistemi di scarico attualmente in produzione, con un conseguente risparmio di 85 kg di CO2 per un veicolo standard.

Il sistema integra due componenti modulari innovativi: un convertitore a doppio strato (dual-layer converter) e un silenziatore con design a microfori (micro-hole design muffler), ognuno dei quali contribuisce alla riduzione complessiva di peso e volume.

L’architettura avanzata del convertitore a doppio strato combina un convertitore catalitico a tre vie e un filtro antiparticolato in un unico modulo compatto, riducendo il peso complessivo del componente del 45% e il suo volume del 46%.

Inoltre, consente al catalizzatore di raggiungere rapidamente la temperatura di esercizio ideale dopo un avviamento a freddo e di mantenerla durante la guida in modalità elettrica nell’ambito di un sistema ibrido, soddisfacendo al contempo i requisiti termici e di riduzione del rumore dei sistemi ibridi o elettrici.

Il silenziatore con design a microfori utilizza un tubo centrale microforato con una serie di paratie interne, eliminando la necessità di utilizzare la lana di vetro – non riciclabile – utilizzata nei silenziatori tradizionali.

Si risparmiano peso e volume

Questa soluzione consente una riduzione del peso fino al 27% e del volume fino al 15%, garantendo prestazioni equivalenti in termini di attenuazione del rumore aerodinamico e consentendo l’impiego di acciaio inox più sottile e resistente.

Grazie all’integrazione dei componenti e all’impiego di materiali e architetture avanzate, LeanExhaust offre una soluzione semplificata e facilmente adattabile, con cui si prospetta un risparmio anche in termini di costi rispetto ai sistemi tradizionali.

Questa soluzione segue l’approccio di Marelli basato su ‘piattaforme’, che fornisce alle case automobilistiche una base tecnologica altamente pre-sviluppata personalizzabile in funzione delle loro esigenze.

Ciò consente di ridurre i tempi e i costi di sviluppo e di soddisfare allo stesso tempo le diverse necessità dei consumatori.

In particolare, le piattaforme di Marelli denominate “Lean” contengono un numero ridotto di componenti e sono focalizzate sul preciso utilizzo (“fit for purpose”), sostenibili, accessibili e pronte al lancio.

Shuji Kobayashi, Presidente del business Green Technologies di Marelli:

“Siamo onorati di aver ricevuto il premio Innovations in Lightweighting Award per la nostra piattaforma LeanExhaust”.

“Questo riconoscimento testimonia l’impegno e la creatività dell’intero team Green Technologies di Marelli, che continua a sfidare i confini della mobilità sostenibile”.

LeanExhaust definisce un nuovo standard di riferimento nella progettazione e produzione dei sistemi di scarico”.

“Grazie all’innovativo convertitore a doppio strato e al silenziatore con design a microfori, il sistema offre una sostanziale riduzione di peso di 16 kg rispetto alle alternative convenzionali, con prestazioni eccezionali in termini di riduzione delle emissioni, controllo del rumore e durata complessiva”.

“Il sistema ottimizza anche la riciclabilità, offrendo ai nostri clienti una soluzione realmente pronta per il futuro”.

Menzione d’Onore nel settore sospensioni

Ai SAA Innovations in Lightweighting Awards, Marelli ha inoltre ricevuto una Menzione d’Onore per il suo sistema di sospensioni ibride con attuatori elettromeccanici.

Si tratta del Fully Active Hybrid Suspension System un sistema di sospensioni ibride completamente attive che include due attuatori per controllare la dinamica dell’avantreno del veicolo, mentre le ruote posteriori sono collegate a due ammortizzatori semi-attivi.

Integrando il controllo elettromeccanico attivo sull’asse anteriore – che sostiene la maggior parte del carico dinamico in frenata e in curva – il sistema si concentra sull’asse più critico per la dinamica del veicolo.

Rispetto ai sistemi idraulici con funzionalità analoghe, offre una riduzione del peso del 57% senza alcuna perdita di funzionalità o di prestazioni.

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