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L’app EasyPark attiva in 1.000 comuni italiani

app easypark
Immagine EasyPark

EasyPark ha raggiunto un traguardo di rilievo: l’app per la sosta è oggi attiva in 1.000 comuni italiani.

Oggi la copertura è pari all’88% delle aree di sosta tariffata del Paese e sono diversi milioni gli utenti che la utilizzano.

L’annuncio è stato dato da Arrive, la piattaforma globale per la mobilità di cui EasyPark è uno dei brand di riferimento, durante la 42ª Assemblea Annuale ANCI 2025 a BolognaFiere, che si è tenuta la scorsa settimana.

EasyPark l’app di sosta più diffusa

Con 1.000 comuni serviti, EasyPark si conferma come l’app di sosta più diffusa su tutto il territorio nazionale: dal Nord al Centro, dal Sud fino alle Isole.

Un servizio che permette agli utenti di gestire la sosta sulle strisce blu e in oltre 100 parcheggi a barriera, compresi quelli di stazioni ferroviarie, aeroporti e centri storici dove, grazie alla tecnologia CameraPark, l’automobilista può entrare e uscire dal parcheggio senza ritirare ticket né fare code, in modo automatico tramite il riconoscimento della targa.

Giuliano Caldo, Regional Director di Arrive per l’area DACH, Penisola Iberica e Italia:

Questo risultato rappresenta molto più di un numero: riflette il percorso condiviso con mille amministrazioni e l’utilizzo quotidiano di milioni di utenti che, in tutta Italia ed Europa, scelgono EasyPark”. 

Siamo un partner di lungo corso per i comuni di grandi, piccole e medie dimensioni e per i gestori, impegnati insieme a noi a rendere la mobilità più semplice e sostenibile“.

Arrive: soluzioni integrate per la mobilità urbana

EasyPark è parte di Arrive, la piattaforma globale di mobilità che riunisce altri brand leader come Flowbird e Parkopedia, specializzati nella gestione della mobilità.

Attraverso i propri marchi, Arrive sviluppa soluzioni che vanno oltre la sosta: dal riconoscimento targhe all’analisi dei dati di mobilità, dai sistemi di ticketing intelligente ai servizi di Mobility-as-a-Service (MaaS).

Tecnologie che aiutano le città a ridurre il traffico, ottimizzare la sosta e migliorare la qualità della vita urbana, rendendo più fluida l’esperienza di chi si sposta ogni giorno.

Frenare sul bagnato non deve essere un optional

Vredestein
foto © Apollo Tyres

Quando la pioggia è battente, sull’asfalto la fisica smette di essere un concetto astratto, diventa anzi un fattore molto importante di cui tener conto.

Infatti, lo spazio di frenata si allunga, la trazione si riduce, e ogni secondo di reazione vale oro.

Eppure, secondo una nuova ricerca commissionata da Apollo Tyres, la maggior parte degli automobilisti italiani continua a sottovalutare – spesso di molto – le distanze necessarie per arrestare il proprio veicolo in sicurezza sul bagnato.

La sorpresa (amara) dei numeri

I dati parlano chiaro perché il 66% degli automobilisti ignora o sottostima la distanza di sicurezza consigliata in caso di pioggia.

E se le associazioni automobilistiche raccomandano di raddoppiare la regola dei due secondi sull’asciutto, portandola a quattro secondi sul bagnato, oltre la metà degli intervistati ritiene che non sia necessario.

Ancora più allarmante, uno su sette ammette di non sapere quale distanza mantenere, mentre solo il 21% conosce correttamente l’obbligo di raddoppiare lo spazio di arresto.

La fascia meno consapevole è quella dei giovani, i guidatori tra 25 e 34 anni, dove appena il 13% fornisce la risposta corretta.

Un dato controintuitivo, considerando che si tratta della categoria più esposta alla guida quotidiana e ai viaggi a velocità sostenuta.

Pneumatici come prima linea di difesa

Gli pneumatici rappresentano il primo contatto con l’asfalto, e il loro contributo sul bagnato è determinante.

Non si tratta solo di mescola e disegno del battistrada, entra in gioco una complessa architettura di lamelle, canali e polimeri avanzati progettati per gestire drenaggio dell’acqua, deformazione controllata e stabilità alle alte velocità.

Gli pneumatici Vredestein, prodotti in Europa da Apollo Tyres, puntano proprio su questa sinergia tra tecnologia e sicurezza.

La gamma Quatrac, storicamente forte nel settore all-season, è progettata per ridurre gli spazi di frenata e migliorare la tenuta anche nelle condizioni più insidiose.

Merito della loro struttura multi-zona, che combina mescole ad alto contenuto di silice per massimizzare l’aderenza sul bagnato, canali longitudinali profondi per contrastare l’aquaplaning, lamelle 3D che favoriscono la trazione sulla neve e mantengono rigidità in curva e infine una carcassa ottimizzata per garantire stabilità anche su veicoli elettrici e ibridi, più pesanti.

Quatrac, un paladino sul bagnato

All’inizio di novembre, il Vredestein Quatrac ha conquistato il primo posto nel test annuale all-season di Auto Bild Allrad.

I giudici hanno apprezzato il suo “talento a tutto tondo” e la capacità di restare equilibrato su qualsiasi superficie, soprattutto sul bagnato, dove ha primeggiato in frenata e comportamento in curva.

Il battistrada del Quatrac ha mostrato assenza di punti deboli anche nelle prove di aquaplaning, mentre sulla neve ha ottenuto il miglior punteggio complessivo per grip e decelerazione.

Una gamma ampia e adatta a ogni esigenza.

Dalla versione standard a quella ad alte prestazioni Quatrac Pro+, l’offerta è stata ideata per vetture potenti e modelli elettrici di nuova generazione.

Forte dei risultati ottenuti e di un’esperienza nel segmento all-season che risale ai primi anni Novanta, Vredestein non si ferma.

Infatti, Apollo Tyres ha annunciato il lancio di un nuovo modello Quatrac nel 2026, con l’obiettivo di alzare ulteriormente gli standard di sicurezza e prestazioni in ogni stagione.

Conoscere la frenata è conoscere sé stessi

La lezione che arriva dalla ricerca è semplice ma fondamentale.

Non basta una buona auto per viaggiare sicuri, ma serve consapevolezza, è necessario conoscere la fisica della frenata. E serve dotarsi degli pneumatici giusti.

In un mondo in cui le auto diventano sempre più intelligenti, non possiamo permetterci che sia la nostra attenzione a restare “analogica”. Perché la distanza di sicurezza non è un numero, ma lo spazio che ci separa da una scelta responsabile.

A BolognaFiere il primo evento dedicato alla gestione intelligente delle città

Più sostenibili, digitali, inclusive, dotate di infrastrutture smart, mobilità a basse emissioni e un uso avanzatissimo della tecnologia per gestire risorse e servizi. Diventeranno così le città del futuro, puntate verso l’affascinante obiettivo di renderle sempre più focalizzate sulla vita dei loro cittadini.

È esattamente di questo l’argomento di cui si parlerà nell’Urban Tech 2026 – The Urban Technology Show, nuovo evento interamente dedicato a e-mobility, traffic, commuting, security, tlc & data ed environment, in programma dal 7 al 9 ottobre del prossimo anno a BolognaFiere.

In pratica, il primo hub fieristico europeo dedicato alla gestione intelligente delle città e degli agglomerati urbani che nasce con l’idea di trovare soluzioni ad alcuni dei problemi più diffusi e impellenti: la mobilità, il traffico, il pendolarismo, le infrastrutture, la sicurezza, l’innovazione, la digitalizzazione, le comunicazioni, la connettività, le risorse, la gestione energetica, la sostenibilità e l’ambiente.

Un panel di incontri per ogni argomento

Temi delicati e uno più importante dell’altro che il nuovo evento fieristico tenterà di affrontare dividendosi in conferenze tematiche diverse: da Wireless & Towers 2026, la prima fiera e conferenza internazionale nel sud Europa dedicata a torri di trasmissione, infrastrutture, tecnologie e attrezzature per telecomunicazioni, broadcasting, satcom, settori della sicurezza, smart cities e territorio, a Traffic 2026, la gestione del traffico, infrastrutture, sicurezza e controlli, smart roads e smart cities, mobilità intelligente, soluzioni per il parcheggio, trasporto pubblico e collettivo.

E ancora E-Charge 2026, l’industria e il mercato della ricarica EV, colonnine e stazioni di ricarica, tecnologie, infrastrutture e servizi, E-Tech Europe 2026, batterie avanzate e tecnologie innovative per laproduzione e il riciclo di veicoli elettrici e ibridi, per i settori automotive, trasporti e industriale e Urban Security 2026, tecnologie, sistemi,prodotti, soluzioni e servizi per i professionisti della security e della safety. A completare l’offerta già ampia Asphaltica 2026,appuntamento dedicato a pavimentazione e costruzione stradale,organizzata da Siteb e Saie 2026, edilizia e costruzioni, gestita daSenaf.

Un’occasione di incontro

Le previsioni parlano di circa 300 espositori e più 10.000 visitatoriprovenienti da 20 paesi, con programma congressuale che al momento prevede più di 100 relatori in rappresentanza di aziende, associazioni, università e istituzioni.

“In un’epoca in cui oltre la metà della popolazione vive ormai nelle città – ha commentato Marco Pinetti, direttore di A151 srl – Urban Tech 2026 rappresenta una grande opportunità per riunire in un unico evento i protagonisti e i player del settore e per presentare le soluzioni tecnologiche più avanzate per la vita urbana”.

Porsche in Formula E: due squadre, doppia ambizione

Porsche
Porsche raddoppia in Formula E: due squadre ufficiali dalla Gen4 - foto © Formula E

Porsche raddoppia il proprio impegno diretto in Formula E.

Il costruttore tedesco, che ha debuttato nella stagione 6 del mondiale a zero emissioni, ha rilevato l’ultima licenza attualmente disponibile, la dodicesima.

E dal primo campionato della Gen4 (2026/2027) – le monoposto elettriche che correranno sempre a trazione integrale – schiererà due squadre ufficiali.

Quelle che la casa di Stoccarda non ha naturalmente ancora reso note sono le modalità della sua partecipazione.

Se, ad esempio, deciderà di puntare su piloti giovanissimi, o su pilote donne o se su marchi “paralleli” per evitare semplicemente di sovrapporre le squadre.

Il futuro elettrico di Stoccarda

Il motorsport plasma il nostro marchio – ha dichiarato Thomas Laudenbach, il vice presidente di Porsche che ha la delega al motorsport – La nostra tradizione nel motorsport è unica e si riflette in ogni Porsche. In futuro, vogliamo poter dire lo stesso del motorsport elettrico”.

A giudizio di Laudenbach, al quale riporta Florian Modlinger, il responsabile delle operazioni di Porsche in Formula E che da dirigente ha già vinto tre mondiali in specialità diverse, rispetto ad altre competizioni, il mondiale elettrico garantisce ‘un equilibrio molto interessante tra impegno e rendimento’.

Ci offre anche l’opportunità di sviluppare ulteriormente soluzioni tecniche rilevanti per le nostre auto sportive di serie” ha sottolineato, pur senza menzionare per esempio il trasferimento tecnologico avvenuto per la nuova Cayenne electric della quale abbiamo scritto recentemente.

Licenze e investimenti

Con questa operazione, il costruttore che sta attraversando un momento difficile con una redditività in forte calo anche per via della non troppo elevata richiesta (un eufemismo) delle elettriche, ha così ridotto il costo di ingresso in Formula E.

Perché per la licenza rilevata dalla Formula E ha probabilmente sborsato molto meno di quanto aveva pagato la prima, ricollocando probabilmente anche una parte delle risorse che erano state finora destinate al Wec, dal quale si ritira.

Per il mondiale è anche una iniezione di fiducia, visto che significa quasi certamente un ritorno a 12 squadre (il massimo possibile) nella stagione 13: l’ultima volta era stato nella numero 8.

La nuova geografia del mondiale elettrico

A meno che non ci siano dei ritiri, per il momento “fuori programma”, ecco come sarà composto lo schieramento Gen4.

Jaguar correrà con la propria licenza e fornirà i bolidi alla Envision (proprietaria di una licenza).

Porsche schiererà quattro auto con le due licenze di cui dispone continuando a fornirne due alla Cupra Kiro (il team ha il proprio “permesso”).

Stellantis è impegnata con due marchi e, finalmente, avrà anche una propria licenza, in capo a Opel – l’altro brand è Citroën, che debutta in questo campionato.

La Lola Yamaha Abt ha la propria licenza e un impegno con la Formula E, così come la Nissan, che oltre alla scuderia ufficiale dovrebbe supportare con il powertrain la Andretti (altra licenza di proprietà).

Poi ci sono la Penske, che possiede una licenza e che attualmente “fa la spesa” da Stellantis e corre con la DS, e la Mahindra, che è in formula E fin dall’inizio, che non si è ancora impegnata sulla Gen4, ma che ha garantito un impegno minimo almeno con un team cliente.

Porsche è il solo marchio ad aver finto tutti e tre i titoli iridati: piloti (con Pascal Wehrlein), squadre e costruttore. Con la doppia scuderia ufficiale sarà ancora di più la casa automobilistica di riferimento.

Di sicuro in Formula E.

Porsche
foto © Formula E

Bosch e l’idrogeno in pista, quando il futuro corre

Bosch
Il prototipo da corsa JS2 RH2 alimentato a idrogeno, sviluppato da Bosch Engineering in collaborazione con Ligier - foto © Bosch

Il futuro a idrogeno non è solo a celle a combustibile.

Bosch, la multinazionale tedesca da oltre 90 miliardi di fatturato controllata da una fondazione che ha già anticipato un nuovo giro di vite sull’occupazione (13mila posti da sopprimere entro il 2030), lavora da tempo allo sviluppo di tecnologie per il suo utilizzo come carburante.

Con la Ligier JS2 RH2 – un prototipo dell’azienda francese messo a punto sulla base di un modello a un centinaio di migliaia di euro – la Bosch Engineering progetta una macchina da competizione equipaggiata con un tremila V6 e tre serbatoi per un totale di 6,3 kg (157 litri) a basse emissioni (non acustiche).

Verso la mobilità sostenibile ad alte prestazioni

Un’operazione verso la mobilità sostenibile che l’azienda di Stoccarda conta di trasferire sui veicoli commerciali e industriali.

In India, ma anche in Cina, dove la rete distributiva dell’idrogeno è piuttosto capillare, le opzioni con motori a combustione hanno un futuro.

Come conferma anche la tedesca MAN, che ha già a listino l’hTGx, l’autocarro alimentato a H2. A Boxberg, la Bosch Engineering ha permesso di girare in pista con il prototipo della Ligier da 1.450 kg di peso, da 602 Cv di potenza e 680 Nm di coppia per un totale di 290 km/h di velocità massima. Forse con il 2028, ma magari anche dopo, a Le Mans si potrà correre anche a idrogeno.

Idrogeno, non solo camion, ma anche corse

Una scadenza pressoché analoga è annunciata da uno dei manager che ipotizza il debutto su auto di serie tra due o tre anni.

Riguarda il TPA, acronimo di Track Performance Assist, il software al quale la Bosch Engineering lavora da tempo per consentire a qualsiasi automobilista di guidare in pista in totale sicurezza e raggiungere il massimo delle prestazioni possibili.

In pista si guida o con una Mercedes AMG GT 63 S oppure con una Aston Martin DB12 Coupé, una da 640 Cv, l’altra da 680.

Con il supporto dei dispositivi che fanno funzionare i sistemi di sicurezza e assistenza alla guida e un algoritmo messo a punto dall’intelligenza artificiale che sfrutta anche i dati del cloud, gli esperti garantiscono traiettorie e frenate “ideali” (niente cordoli in questa fase, ma potranno sempre venire inserite).

Intelligenza artificiale per piloti “in erba”

Il TPA è ancora in evoluzione, come conferma lo stato attuale della funzione destinata a suggerire la linea migliore.

È utile, ma almeno attualmente è ancora difficile da impiegare perché sul pur enorme schermo compaiono delle frecce che indicano da che parte spostarsi, ma sono troppo in basso per chi guida.

Apposta gli ingegneri lavorano ancora sulla messa a punto. Invece, sulla frenata e sull’accelerazione (il dispositivo toglie gas se ritiene che la velocità non sia adeguata), sembra particolarmente efficiente e puntuale.

Tanto che si può percorrere un intero giro (o più) affondando sempre e al massimo il piede sul pedale dell’acceleratore

Completa fiducia nell’IA in pista

Le prime tornate sono toste perché anche all’uscita da un dosso “cieco”, l’istruttore insiste: “Non usare il freno”.

Un atto di fiducia estrema nel sistema e nell’intelligenza artificiale. Il dispositivo interviene con intensità differenti: quattro livelli sulla AMG e sette sulla Aston Martin.

I primi non sono troppo diversi dalla modalità di guida di un automobilista qualsiasi, ma poi il trasferimento della responsabilità è sempre più in capo al conducente.

Che è chiamato gradualmente a imparare, ma se sbaglia il TPA “salva” sia lui sia la macchina.

Finora – spiega uno dei manager – abbiamo sviluppato diverse tecnologie di assistenza alla guida, ma avevamo sempre dimenticato di ‘insegnare’ all’automobilista”.

Il Track Performance Assist è destinato a colmare questa… lacuna, come se in pista al volante della macchina con questo software ci fosse un pilota di Formula 1.

Bosch
Il software Track Performance Assist di Bosch guida l’auto in curva con una traiettoria “assistita” – foto © Bosch

Jeep Wrangler Commando 392, dedicata ai guerrafondai

In tempi come questi, con la guerra che bussa alle porte dell’umanità, c’è chi gioca d’anticipo. È un po’ questo il pensiero che spiega la “Jeep Wrangler Commando 392” messa a punto dalla “Fox Factory Vehicles”, azienda specializzata nelle elaborazioni estreme di Duluth, contea di Gwinnet, Georgia.

Edizione limitata

Sarà pronta e impacchettabile dai primi mesi del prossimo anno, ma chi pensa ai regali di Natale è meglio che si affretti: ne faranno soltanto 250 esemplari, 249 dei quali riservati a militari americani in servizio attivo e veterani di guerra. L’ultimo rimasto sarà messo all’asta.

La potenza di un V8 Hemi

In sostanza si tratta di una rielaborazione in chiave guerraiola della “Rubicon 392” che sotto al cofano monta un leggendario V8 Hemi da 6,4 litri con 470 CV abbinato ad un cambio automatico a otto rapporti e alla trazione integrale: in versione standard copre i soliti 0-100 km/h in 4 secondi netti, velocità notevole per una vettura alta e scoperta, e per di più con le porte rimovibili.

A chi ancora non ne avesse abbastanza, la Fox Factory Vehicles propone fra le opzioni il sistema di scarico “Magnaflow” che garantisce un sound ancora più rabbioso e soprattutto un turbocompressore Whipple che porta la cavalleria sotto il cofano a 705 puledri scalpitanti.

L’omaggio alla gloriosa Willys

Il Commando 392 è dotato di pneumatici Nitto Ridge Grapper da 37”, sospensioni rialzate Fox-spec 3.0, verniciatura verde opaco che richiama la “Willys” del 1941, porte tubolari e tendalino superiore.

Sul cofano spiccano le decalcomanie “Commando”, che si ripetono sugli schienali dei sedili anteriori, ma fanno la loro parte anche i parafanghi alti in acciaio e la ruota di scorta, spostata dal portellone posteriore al vano di carico. In opzione un verricello Warn dotato di una coppia di luci ausiliarie a LED.

 

Disarmato alla consegna

L’allestimento ha debuttato pochi giorni fa, in occasione del Veterans’ Day 2025, e secondo l’azienda è destinato a diventare un veicolo da collezione. In versione standard (l’unico annunciato al momento), il prezzo parte da 70mila dollari, al cambio attuale 60mila euro e spiccioli. Ma attenzione: alla consegna niente armi a bordo, quelle bisogna portarle da casa.

Jaecoo 5, il ritorno del classico

Per opportuna chiarezza: Omoda strizza l’occhio ad un target più giovane e veloce, Jaecoo a chi nelle linee ama il classicismo.

Un concetto che, messo in pratica, è esattamente la differenza che corre tra la Omoda 5 e la Jaecoo 5, presentate ai mercati all’unisono ma figlie di due filosofie diverse.

Se il primo è Suv che veste attillato lo stile più attuale, il secondo vira sul classico, che in fondo è sempre un must.

Ma il punto di partenza è sempre uguale: un marchio dal nome doppio che significa soltanto due diverse interpretazioni dello stesso concetto.

Anche la Jaecoo 5 è Suv compatto lungo 4,38 metri che si presenta con in un ampio range composto da tre motorizzazioni: benzina, 100% elettrica o nella nuova configurazione SHS-S full hybrid prevista a breve.

Linee austere

Il look si rifà al concetto portato a spasso dalla 7, la sorella maggiore: linee tese e squadrate di vaga ispirazione “british”, tetto sospeso, fiancata lineare e priva di quegli giochi di incavi che piacciono tanto alle cornee, maniglie a scomparsa e l’imperiosa calandra frontale a sviluppo verticale, grossa, vistosa e di taglio imperiale, circondata ai lati dai gruppi ottici con fari full Led di forma rettangolare.

Cinque le tinte carrozzeria (Snow White, Alpine Green, Canyon Black, Glacier Blue e Zircon Gray) e due le scelte per gli interni, con dominanza sul bianco o sul nero.

Interni classic tech

Lo stesso principio applicato agli interni, dove il classico si sposa in modo sapiente alla modernità con l’ormai immancabile grande display verticale da 13”2 collegato al tunnel centrale che ospita la piastra a induzione ventilata per la ricarica degli smartphone e un portaoggetti. Sotto al tunnel una vaschetta seminascosta con tre prese Usb per la ricarica.

A completare il quadro un volante a due razze e sedili (anteriore e posteriori) con imbottitura ad alta densità.

Curati i dettagli, con illuminazione ambientale dai colori personalizzabili, vani rivestiti in moquette ed ecopelle morbida al tatto del tutto atossica per gli animali.

Lo spazio di bordo è comodo e abbondante, così come i 35 vani disseminati lungo l’abitacolo e i 480 litri del bagagliaio ampliabili fino a 1.180.

Tecnicamente

Sul mercato, come accennato, la Jaecoo 5 arriva con due motori: un purissimo (e ormai raro) benzina 1.6 turbo TGDi con 147 CV e 275 Nm di coppia con trazione anteriore e cambio automatico 7DCT con sei rapporti a doppia frizione ed una (ormai consueta) 100% elettrica che sviluppa 211 CV ed è accompagnata da una batteria da 61 kWh.

Anche se è già annunciato per la primavera del prossimo anno l’arrivo della variante che più può piacere al mercato italiano: la SHS Super Hybrid che mette d’accordo il lavoro di un 1.5 quattro cilindri con un elettrico con batteria da 1,8 kWH, per 204 CV finali.

Sottopelle, la Jaecoo 5 assicura sospensioni indipendenti sulle quattro ruote, telaio ad alta rigidità ed una capacità di guado fino a 60 cm. Ben 21, per finire, i sistemi che compongono il capitolo degli ADAS di bordo.

On the road

Testate su strada entrambe le versioni nella provincia di Firenze, a spiccare come prima sensazione è l’assetto che permette di affrontare tratti impegnativi (e divertenti) senza eccessivi trasferimenti di carico e in grado di assorbire in modo efficace le asperità del terreno.

Paga un po’ pegno lo sterzo, che come sulla Omoda 5 risulta fin troppo leggero, dettaglio che torna utile in città ma meno dove la guida richiederebbe una maggiore rigidità.

In compenso, nella colonna dei “pro”, oltre all’immenso tetto panoramico da 1,45 mq, sono da aggiungere l’ottima e pronta la reazione dell’impianto frenante e la visibilità: al contrario della tendenza attuale, che riduce sempre di più il lunotto posteriore, a volte rendendo complicato capire cosa succede dietro, qui le forme squadrate della carrozzeria permettono il lusso di un vetro posteriore praticamente piatto e quello anteriore che permette una vista altrettanto completa.

Il 1.6 benzina ha il pregio di permettere tratti da puro diporto e di essere pronto quando serve, anche se essendo in senso assoluto la motorizzazione storicamente più “assetata”, spingere sull’acceleratore significa alzare il numero di visite dal benzinaio.

Tre le modalità di guida (Eco, Normal e Sport) e per la versione benzina 190 km/h la velocità massima, con accelerazione 0.100 in 10,2 secondi, mentre l’elettrica (con 402 km di autonomia dichiarata) abbassa il dato dell’accelerazione da 0 a 100 (7,7 secondi) e la velocità massima, che si limita a 177 km/h.

Un listino aggressivo

Limitata a due la possibilità di scegliere gli allestimenti, come per la sorellina Omoda: la “Pure” parte da 27.500 euro e si arriva a 30.500 per la “Executive”, accessoriata di tutto punto.

Sfruttando una promozione limitata al periodo del lancio, al netto di una permuta o rottamazione i prezzi possono diventare ancora più ghiotti scendendo rispettivamente a 24.500 e 27.500 euro.

Chi invece ha deciso che l’auto di proprietà è un lusso del passato è prevista una formula di noleggio a lungo termine con anticipo di 5.570 euro, rate mensile da 179 euro e una maxi rata finale da 16.342.

La Jaecoo 5 EV FWD costa invece 35.500 euro nella versione base “Pure” e 38.500 per la “Executive”.

La Pure, già piuttosto completa, offre cerchi in alluminio da 18”, luci Led, Apple Carplay e Android Auto, telecamera posteriore, vetratura fono-isolante anteriore, clima manuale, sedili anteriori a 6 vie manuali, impianto audio a 6 speaker, cruise control adattivo e integrato, entrata Key-less ed engine start e kit gonfiaggio gomme.

A tutto questo, la Executive aggiunge vano motore isolato acusticamente, interni in eco-pelle, volante in pelle riscaldabile, sedili anteriori elettrici, telecamera 540° con Panoramic View, clima automatico bi-zona, vetratura privacy, specchietti esterni riscaldabili e richiudibili, impianto audio Premium Sony con 14 speaker e portellone bagagliaio ad apertura/chiusura elettronica.

BMW iX3 riscrive il concetto di intelligenza automobilistica

BMW
Sulla BMW iX3 quattro supercervelli rivoluzionano il software-defined vehicle - foto © BMW

La nuova BMW iX3 non è semplicemente un aggiornamento tecnologico, è un cambio di paradigma.

Con l’arrivo della Neue Klasse, la casa tedesca inaugura un’era in cui il veicolo non è più un insieme di centraline, ma un vero software-defined vehicle.

A muovere i fili di questa rivoluzione, ci sono quattro supercervelli (quattro computer ad alte prestazioni) che orchestrano dinamica, assistenza alla guida, infotainment e gestione delle funzioni di base come un’unica grande sinfonia digitale.

Il risultato è un’auto che impara e che apprende, che si aggiorna e che sfrutta un’architettura elettronica completamente ripensata per essere più leggera, più veloce e molto più intelligente.

BMW
foto © BMW

Una BMW che ragiona a 360°, integrando AI, efficienza energetica e un’esperienza d’uso davvero superiore.

Un nuovo modo di concepire l’auto

La iX3 introduce un sistema nervoso digitale progettato da zero, abbandonando l’approccio “centralina per ogni funzione” a favore di un’architettura zonale.

Il risultato è una struttura più pulita, logica e ottimizzata con quattro zone (anteriore, centrale, posteriore e superiore) che comunicano con i quattro supercervelli attraverso un cablaggio ridotto del 30%.

Caratteristica Tecnologia precedente Nuova architettura iX3
Lunghezza cablaggi 2.000 m 1.400 m
Peso impianto elettrico 100% -30%
Fusibili fino a 150 tradizionali Smart eFuses digitali
Potenza di calcolo baseline fino a +20x

Gli smart eFuses – fusibili digitali programmabili – permettono strategie di alimentazione selettive e adaptive, migliorando la sicurezza elettrica e riducendo gli sprechi energetici.

In alcune configurazioni possono reagire e riattivarsi in meno di 200 microsecondi.

Heart of Joy, il linguaggio del piacere di guida

Tra i quattro supercervelli, uno è il vero protagonista.

Si tratta dell’Heart of Joy, l’unità dedicata alla dinamica di guida. È qui che la filosofia BMW “piacere di guidare” diventa codice.

L’Heart of Joy gestisce accelerazione e frenata, sterzo elettrico, sistemi di recupero energetico, controllo di trazione e gestione termica e ricarica.

Il tutto con una velocità di elaborazione dieci volte superiore ai sistemi delle generazioni precedenti.

Il risultato è una vettura che reagisce con precisione chirurgica, interpretando ogni input con un livello di fluidità impossibile senza questa nuova architettura.

Numerose le innovazioni introdotte.

Il Soft Stop è la frenata più dolce mai implementata su una BMW elettrica. E poi c’è una strategia di rigenerazione che copre il 98% delle frenate quotidiane, preservando gli impianti meccanici

Infine, un controllo del telaio che sembra anticipare l’intenzione del guidatore, con un comportamento più naturale e omogeneo.

La parola chiave è armonia e la dinamica elettrica viene sfruttata fino… all’ultimo elettrone.

Quando l’auto capisce le intenzioni del conducente

Il secondo supercervello porta su strada la visione di BMW per la guida automatizzata. È un sistema non invadente, capace di cooperare con il guidatore.

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foto © BMW

È qui che nasce la frenata simbiotica, una novità assoluta. In caso di leggera pressione sul pedale l’assistenza rimane attiva.

A una pressione più decisa l’auto capisce che si intende riprendere il controllo e disattiva il supporto. Un gesto naturale, che rende la guida assistita molto meno artificiale.

La potenza di calcolo è 20 volte superiore alle precedenti generazioni, permettendo un’elaborazione più rapida dei dati provenienti da telecamere ad alta definizione, radar di nuova generazione, sensori interni di percezione del movimento, cloud BMW.

Questo supercervello non controlla solo la marcia ma gestisce anche dettagli quotidiani, come l’apertura automatica dello sportello di ricarica o l’illuminazione interna adattiva.

iX3 come estensione della My BMW App

La nuova piattaforma digitale dialoga in maniera più profonda con la My BMW App.
Fra le novità più interessanti il controllo remoto della climatizzazione con strategie energetiche intelligenti e il monitoraggio avanzato della ricarica.

Ma anche la gestione OTA più rapida e più estesa di BMW e la Presence Detection, che avvisa se qualcosa o qualcuno si muove nell’auto chiusa.

Gli aggiornamenti over-the-air introdurranno progressivamente funzioni basate su AI, trasformando la iX3 in un prodotto vivo, evolutivo, e potenzialmente molto diverso nel corso del suo ciclo di vita.

Un’anticipazione del futuro BMW

La iX3 è solo la prima della Neue Klasse a ricevere questa architettura.

Ma la cosa più interessante è che BMW ha progettato tutto per essere scalabile e le stesse basi elettroniche e software arriveranno su tutti i modelli, dai SUV alle berline.
E con esse arriveranno un livello superiore di cyber security, un ecosistema digitale uniforme e una piattaforma adatta ai veicoli software-defined del futuro.

Un’auto che pensa, evolve, comprende

La BMW iX3 non vuole sostituire il guidatore, né trasformare la guida in un’azione remota e impersonale.

Piuttosto, si propone come un compagno evoluto, capace di crescere, anticipare, semplificare.
I quattro supercervelli non sono un vezzo tecnico, ma la base di un nuovo modo di intendere la relazione tra uomo e automobile.

In un mondo in transizione, dove le auto diventano computer su ruote, la iX3 ricorda che la tecnologia può essere intelligente senza essere invasiva.

E che il futuro dell’elettrico non è solo silenzio e autonomia, ma consapevolezza, dialogo e (perché no) emozione.

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foto © BMW

Il flop del Suv cinese sui gradini del monte Tienamen

Meno male: anche gli infallibili cinesi ogni tanto sbagliano.

E quando alla perfezione del “dragone rosso” sfugge qualcosa, allora il mondo sorride, perché nessuno è infallibile e la storia stessa dell’automobile è cosparsa di errori e figuracce madornali.

Ahia, il test dell’alce

Basti ricordare, a titolo di esempio, il celebre episodio del test dell’alce che nel 1997 aveva fatto ribaltare la nuova “Classe A” facendo arrossire il marchio Mercedes.

Niente di così anomalo: nel 2021 anche la BMW M4 Competition aveva fallito il temuto “moose test”, esperienza toccata l’anno successivo alla Volvo C40. Due esempi a caso di una lunga galleria di flop madornali.

Ma quello che nelle scorse ore è successo al Fulwin X3L, Suv elettrico a trazione integrale prodotto dal Gruppo Chery e con ambizioni da fuoristrada puro & duro, è destinato ai libri di storia.

Verso la porta del paradiso

Tutto è andato in scena sulla celebre e infinita scalinata del monte Tienamen di Zhangjiajie, nella provincia dello Hunan: 999 gradini di pietra naturale per un totale di 300 metri di salita con 150 metri di dislivello, necessari per arrivare con l’anima purificata (e le gambe a pezzi) fino all’Heaven’s Gate, la porta del paradiso.

Un’impresa che nel 2018 era riuscita ad una New Range Rover Sport in 21 minuti e 47 secondi, finendo per diventare un celebre spot televisivo del marchio anglosassone.

Ecco, più o meno la stessa idea che era passata per la testa al marketing della Chery per dimostrare che la Fulwin X3L non ha nulla da invidiare al blasone fuoristradistico della Land Rover.

Un flop clamoroso

Peccato che poco dopo la partenza, il Suv cinese abbia iniziato a indietreggiare finendo per travolgere le antiche barriere di sicurezza in pietra.

Dal Gruppo Chery sono immediatamente partite le scuse ufficiali per l’incidente che secondo quanto dichiarato pare sia stato causato da una fune di sicurezza che si sarebbe inavvertitamente avvolta ad una ruota anteriore bloccandone la trazione.

Poco importa: le immagini dell’episodio hanno fatto immediatamente il giro del mondo diventando virali, e al momento nessuno sa se alla Fulwin X3L sarà concessa una seconda possibilità.

Marelli premiata al Professional MotorSport World Expo 2025

marelli

Al Professional MotorSport World Expo 2025 Marelli ha ricevuto due premi per il suo nuovo assale anteriore progettato per veicoli da corsa elettrici.

L’evento, che si è tenuto presso la Koelnmesse di Colonia (Germania) il 12 e 13 novembre, rappresenta una delle più importanti fiere internazionali del settore.

Presso il suo stand, Marelli ha esposto soluzioni e prodotti all’avanguardia progettati da Marelli Motorsport per rispondere alle sfide tecnologiche delle competizioni automotive dei prossimi anni.

Due premi, un solo prodotto innovativo

Tra le innovazioni più recenti spicca il nuovo e-axle “Race E-volution 500” e la nuova “High speed camera HSC-130”, insieme ad altre tecnologie avanzate per le competizioni a due e quattro ruote.

Il “Race E-volution 500” è un assale ultracompatto completamente elettrico per competizioni ad alto livello.

Premiato nella categoria “Powertrain technology of the year” (tecnologia di propulsione dell’anno), ha una potenza di 350 kW, un peso totale di 57 kg e un volume di circa 19 litri, per un rapporto peso/potenza di rilievo.

 La tecnologia è stata premiata anche nella categoria “Overall Engineering Innovation of the year” (innovazione ingegneristica dell’anno).

High Speed Camera 130

Durante l’evento Marelli ha inoltre mostrato un’anteprima della nuova High Speed Camera 130, che porta questa tecnologia a un livello superiore e che verrà presto lanciata ufficialmente.

Questa telecamera miniaturizzata con funzionalità AI, sviluppata per applicazioni motorsport, è in grado di registrare fino a 500 fotogrammi al secondo con una risoluzione di 1 megapixel, garantendo riprese ad alte prestazioni in qualsiasi condizione di illuminazione, per potenziare il monitoraggio dei piloti di fini di sicurezza.

Oltre a queste due innovazioni, Marelli ha presentato il meglio della sua offerta tecnologica negli ambiti:

  • centraline elettroniche,
  • datalogger (centraline raccolta dati),
  • dashboard,
  • dispositivi di telemetria come la Smart Antenna,
  • pompe carburante,
  • bobine di accensione,
  • iniettori GDI anche per le due ruote.

A completare la gamma di soluzioni, ci sono le unità di controllo basate sull’Intelligenza Artificiale, che abilitano l’edge intelligence, con elaborazione intelligente dei dati a bordo veicolo.

Tra queste, la “VEC-480” – vincitrice del premio “Innovation of the Year 2024” – e la nuova “VEC-200”, un controller compatto ad alte prestazioni dotato di intelligenza artificiale avanzata, con una elevata potenza di calcolo e capacità di acquisizione dati ad alta frequenza.

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