martedì 28 Aprile 2026 - 00:53:12

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Il London E-Prix 2025 diventa “fantastico” con Marvel

Formula E Marvel
La locandina che annuncia la partnership tra Formula E e Marvel - foto © Formula E

Nel mondo della mobilità elettrica ad alte prestazioni, la Formula E ha sempre dimostrato una spiccata attitudine a rompere gli schemi, questa volta lo fa con Marvel.

Lo conferma l’inattesa ma sicuramente efficace partnership tra Formula E e Marvel Studios, in occasione del doppio appuntamento conclusivo della stagione 11 dell’ABB FIA Formula E World Championship.

In programma a Londra il 26 e 27 luglio 2025, il finale di campionato diventa un evento mediatico dall’evocativo nome “2025 Marvel Fantastic Four London E-Prix” e unirà racing elettrico, tecnologia d’avanguardia e universo cinematografico.

Sinergia tra entertainment e racing

Nel cuore dell’ExCeL di Londra, la collaborazione ruota attorno al film “I Fantastici Quattro – Gli inizi”, in uscita in Italia il 23 luglio.

Marvel Studios diventa per la prima volta Official Race Title Partner, portando i suoi celebri supereroi nel paddock e, idealmente, anche sulla pista.

Dal punto di vista tecnico, per questa partnership Formula E ha reinterpretato una delle sue caratteristiche più distintive: l’Attack Mode.

Infatti, durante le due gare londinesi questa modalità si trasformerà in Fantastic Four Attack Mode, mantenendo invariata la funzione – offrire ai piloti un boost di potenza per alcuni minuti – ma arricchendosi di una nuova veste grafica e narrativa.

Attack Mode, potenza extra con strategia

L’Attack Mode, che consente l’incremento temporaneo della potenza erogata da 300 kW a 350 kW, rappresenta una delle componenti chiave delle gare di Formula E.

I piloti devono uscire momentaneamente dalla traiettoria ideale per attivare il boost, penalizzando temporaneamente la prestazione in ingresso curva per guadagnare energia supplementare nei giri successivi.

In occasione del London E-Prix, la modalità sarà personalizzata in stile Marvel, con effetti visivi, segnaletiche LED e contenuti interattivi ispirati ai protagonisti del film – Reed Richards, Sue Storm, Johnny Storm e Ben Grimm – sottolineando la trasformazione energetica in chiave “eroica”.

Oltre la pista, un’esperienza a tutto tondo

Il programma del weekend non si limita all’azione sportiva.

L’evento è concepito come un festival urbano a basse emissioni, con spettacoli dal vivo, concerti (tra cui Pixie Lott e Rizzle Kicks), simulatori di guida nella Gaming Arena e attività per bambini.

Una combinazione di e-mobility ed edutainment pensata per attrarre un pubblico eterogeneo e trasversale, dall’appassionato di motorsport al fan dell’universo Marvel.

Tecnologia e cultura pop, mondi che convergono

Questa collaborazione rappresenta un ulteriore passo avanti nella strategia di brand extension della Formula E.

Questa categoria del motorsport si sta progressivamente affermando non solo come campionato racing d’élite, ma come piattaforma culturale globale.

Tiziana Di Gioia è la Chief Revenue Officer di Formula E e spiega: “Se Marvel porta eroi leggendari sullo schermo, i nostri piloti sono eroi reali della velocità. Insieme creeremo un’esperienza unica e indimenticabile”.

La mobilità elettrica, elemento fondante del campionato, si intreccia con valori condivisi: innovazione, sostenibilità, energia e spettacolarità.

E per Marvel, si tratta di una vetrina per raccontare la propria narrazione in contesti inediti e ad alto ritorno mediatico.

Il circuito dell’ExCeL

Il percorso di gara londinese è uno dei più peculiari dell’intero calendario.

Si snoda per 2,1 km dentro e fuori l’ExCeL London Exhibition Centre, con superfici a basso grip, continui cambi di aderenza e una serie di curve lente che esaltano la rigenerazione energetica in frenata.

Le monoposto Gen3, più leggere e potenti rispetto alla generazione precedente, sono in grado di rigenerare fino al 40% dell’energia totale in gara.

Questo rende ogni curva potenzialmente decisiva per l’equilibrio prestazionale e strategico, un elemento che ben si sposa con l’idea di “potere” e controllo cara ai supereroi Marvel.

Il futuro dell’intrattenimento racing è già qui

Il 2025 Marvel Fantastic Four London E-Prix nelle intenzioni degli organizzatori vuole segnare una svolta nella storia del motorsport elettrico.

Vuole essere la dimostrazione concreta che la Formula E non è solo un laboratorio di mobilità sostenibile, ma anche un hub di convergenza culturale, capace di parlare alle nuove generazioni attraverso linguaggi innovativi che attraversano media differenti.

Insomma… quest’anno i supereroi Marvel non arrivano su una fantascientifica navetta voltante, ma su quattro “concrete” ruote elettriche.

Formula E Marvel
Oliver Rowland correrà a Londra con il titolo di campione del mondo appena conquistato – foto © Formula E

Peugeot T16 Dimma, il ritorno di un simbolo degli “Eighties”

Milioni di neo patentati, alla metà degli anni Ottanta, si sognavano addosso quando per strada sfilava qualche Peugeot 205 GTI.

Allora era la massima espressione della sportività e modello che sarebbe diventato cardine per risollevare il marchio del Leone.

Ma neanche il tempo di asciugare i sogni, che sulla scena irrompe la 205 Turbo 16, ancora più inarrivabile visti i soli 200 esemplari prodotti, giusto per accontentare i rigidi regolamenti dell’allora Gruppo B dei rally.

Un sogno per pochi

La 205 T16 EVO diventa di colpo il Sacro Graal, gli ottomila impossibili da scalare e i 50 milioni impensabili da mettere insieme, in pratica il solito sogno nel cassetto di un decennio che, fra musica e un ottimismo sparso nell’aria come l’incenso, faceva fatica a contenere tutto.

La T16 diventa una delle regine dei rally dal 1984 al 1986, due anni sufficienti per portarsi a casa due titoli costruttori e altrettanti piloti, per poi salutare la storia dell’automobilismo sportivo in bellezza nel 1987 con il Rally dei Faraoni e la Parigi-Dakar.

A spingerla – eccome – ci pensava un motore turbo da 1.8 litri centrale con 200 CV nella versione stradale e 550 in quella da gara: roba che faceva la differenza fra chi in macchina ci sapeva andare davvero e chi invece rischiava un letto al traumatologico.

Un vero ritorno di fiamma

Quarant’anni e molti sogni infranti o disillusi dopo, la leggenda della Peugeot 205 Turbo 16 è pronta ad aggiungere un altro capitolo alla propria epopea. Tutto colpa – meglio, merito – della “Dimma” (Distribution Importation Michel Malherbe Associés), un’azienda belga specializzata in elaborazioni che ha deciso di tirare fuori dagli archivi uno dei primi progetti dei due fondatori, Patrick Malherbe e Baudouin Michel.

Un kit in poliestere che racchiude gli iconici parafanghi allargati, i due grossi spoiler – anteriore e posteriore – e tutti i dettagli sportivi che allora davano piacere alla vista e alle coronarie degli appassionati.

Una scocca che, in più, è pronta ad accogliere propulsori diversi partendo dal 2 litri della Peugeot 405 MI 16 per arrivare al mostruoso Cosworth da 360 CV con trazione integrale.

Massima attenzione ai particolari

Ma il lavoro della Dimma è di quelli di fino, non il semplice assemblaggio on demand ma realizzato con cure e attenzioni di gran lunga superiori alla media dei tanti artigiani del “tuning” che negli anni Ottanta andavano di moda.

Oltre alla carrozzeria, l’azienda belga lavora anche su motori, telaio, sterzo, impianto frenante e allestimenti interni che possono anche essere assai preziosi, creati da aziende come la “Carat Duchatelet”, che su richiesta realizza finiture interne in radica di noce o rivestimenti in pelle integrale.

Al contrario, un dettaglio a parte diventano gli esclusivi cerchi in lega da 16” scomponibili in tre pezzi, nati grazie all’arrivo di Terry Pankhurst, rappresentante della Dimma nel Regno Unito, e diventati uno dei fiori all’occhiello delle 205 T16 anno di grazia 2025.

I meriti di Pankhurst non si fermano qui: la lunga esperienza maturata nella costruzione di auto da corsa, da rally e stradali ad alte prestazioni fanno da viatico ideale allo sviluppo di una rete di vendita che nel giro di pochi mesi arriva a contare 12 concessionari Peugeot in tutta la Gran Bretagna che vendono oltre 250 esemplari di Peugeot 205 Dimma allestite su auto nuove di zecca.

Inutile aggiungere che oggi sono pezzi rari da collezionisti, molte potenziate con conversioni Turbo Technics o motori 16 valvole e identificate da una speciale targhetta che le distingue dai kit post vendita.

Nel garage di Jean Todt

Insomma, le Peugeot 205 rivisitate dalla Dimma diventano un caso che arriva all’orecchio di Jean Todt, allora direttore di Peugeot Sport che non può fare a meno di notare l’eccezionale fattura.

È lo stesso Todt a volere un kit su una delle sue Peugeot 205 aziendali, rimanendo così impressionato da farlo omologare ufficialmente e avallarne la promozione attraverso la rete ufficiale della Casa, a partire dal 1989.

Dimma diventa un partner ufficiale di Peugeot Sport occupandosi del body kit esterni e interni per la leggendaria Peugeot 306 Maxi e per la Peugeot 206 Super 1600.

Molte delle oltre 1700 Dimma originali (circa 1500 berlina e 200 cabriolet, di cui 252 allestite in fabbrica) circolano ancora oggi, diventando sempre più ricercate e preziose.

Il kit per rivivere l’epopea

Realizzato in poliestere, il kit Dimma per la Peugeot 205 è disponibile ancora oggi sul sito web di Dimma Design, ed include, per la versione a tre porte, 10 componenti tra cui parafanghi anteriori e posteriori allargati, spoiler anteriore e posteriore, minigonne laterali, una profilatura per il portellone posteriore e uno spoiler non troppo ingombrante.

Ogni esemplare è dotato di una piccola targhetta numerata, i cui riferimenti sono conservati direttamente dall’officina, ora e per sempre.

Troppe auto, pochi parcheggi: l’Italia è il solito caso a parte

“Dio non è morto – diceva Woody Allen – sta solo cercando un parcheggio”. Vista in altro modo, la frase potrebbe anche essere un indizio: Dio dev’essere un assiduo frequentatore delle città italiane, perché è proprio da queste parti che si registra una gravissima forma di anemia da parcheggio.

Lo racconta un’indagine dall’Osservatorio “Aipark”, l’Associazione Italiana Operatori Sosta e Mobilità, che incrociando dati e simulazioni è giunta ad una sconcertante conclusione: almeno il 30% del traffico cittadino è formato da povera gente alla disperata ricerca di un parcheggio, una pena che costringe a sacrificare ogni giorno almeno tra i 15 e i 45 minuti della propria vita.

Un disagio sociale

Calcoli che non è difficile trasformare in un vero disagio sociale, specie scendendo nel dettaglio: se in Italia circolano 693 auto ogni 1.000 abitanti, è facile immaginare le difficoltà dei romani, città dove la media è di un posto auto ogni 39 abitanti, al contrario della media europea, in cui a fronte di 560 auto circolanti la proporzione è di un parcheggio ogni 10 abitanti.

Al netto delle difficoltà tipicamente italiane – mancanza di investimenti e difficoltà nell’ottenere i permessi – una parte della colpa, va detto, è degli automobilisti italiani, che preferiscono di gran lunga la sosta in strada a quella nei parcheggi sotterranei.

Ne servirebbero quasi 700mila

Per diventare virtuosa – racconta ancora l’analisi – l’Italia avrebbe bisogno di almeno 670mila nuovi parcheggi disseminati da Nord a Sud, una striscia lunga più o meno 3.000 km se messi in fila indiana, quindi ben più della lunghezza stessa del nostro Paese.

Andando sul concreto, a Roma ne servirebbero 190mila, a Milano 83mila, a Napoli 56mila, a Torino 16.500 e a Genova circa 9.100.

“La soluzione all’emergenza – spiegano da Aipark – è una politica integrata della mobilità urbana che veda le aree di sosta su strada e in struttura, e i servizi a loro collegati, come strumenti cardine da cui ripartire per ridurre la congestione, progettare la riqualificazione urbana, incentivare l’uso di forme alternative di trasporto, ridurre l’inquinamento.

A tal proposito l’innovazione digitale consente oggi nuove configurazioni delle infrastrutture di sosta in Hub Urbani rendendoli più smart, convenienti, efficienti e adattabili alle esigenze degli utenti e delle città per poter governare la mobilità in chiave multimodale per le persone (a completamento della propria esperienza di mobilità) e le cose”.

Timidi segnali di miglioramento

Eppure, per quanto difficile da credere, l’Italia sta tentando di diminuire la forma di stipsi con una crescita del numero di nuovi parcheggi, così tanto da meritarsi la nomination dei prossimi “European Parking Association Awards”, una sorta di Oscar del settore in scena il 17 e 18 settembre a Bruxelles, nelle categorie innovazione, digitalizzazione, connettività, sostenibilità e qualità.

“Le candidature ai premi Epa – precisa Fabio Mosconi, presidente Aipark – rappresentano il segno concreto di una profonda trasformazione nella visione della mobilità urbana in Italia, un cambio di passo che investe tanto gli aspetti culturali quanto quelli progettuali. I parcheggi e le aree di sosta evolvono in infrastrutture strategiche, pienamente integrate nel contesto urbano, capaci di facilitare la transizione ecologica e di offrire servizi tecnologicamente avanzati e multifunzionali”.

Dalla polvere al prodotto, BMW e il riciclo nella stampa 3D

BMW 3D
Il riciclo della stampa 3D spinge l’industria verso l’economia circolare - foto © BMW

Un vero e proprio viaggio tecnologico quello di BMW verso la produzione sostenibile, anche in 3D.

Grazie all’Additive Manufacturing Campus, in un’epoca in cui il concetto di sostenibilità si intreccia sempre più con l’innovazione industriale, il BMW Group si distingue come apripista nel settore automotive grazie a un progetto ambizioso e concreto.

Infatti, intende trasformare la polvere e gli scarti della stampa 3D in nuove opportunità di produzione.

Un processo virtuoso che non si limita a migliorare l’efficienza produttiva, ma rappresenta un tassello fondamentale nella costruzione di un’economia circolare evoluta e replicabile su scala industriale.

Un progetto nel cuore del riciclo degli scarti

Ogni anno, la produzione additiva genera polveri e scarti destinati – nella maggior parte dei casi – allo smaltimento.

BMW, grazie all’esperienza maturata dal 2018, ha trasformato questo problema in un’opportunità tecnologica.

Oggi, fino a 12 tonnellate di polvere di scarto e componenti dismessi vengono trasformate in filamenti e granuli riciclati. Questi materiali alimentano nuovi cicli produttivi tramite Fused Filament Fabrication (FFF) e Fused Granulate Fabrication (FGF), garantendo la realizzazione di componenti robusti, durevoli e sostenibili.

Il filamento viene arrotolato su comuni bobine e impiegato per la produzione di attrezzature, dispositivi e strumenti ausiliari destinati alla rete produttiva globale del Gruppo.

I granuli permettono invece di stampare componenti di dimensioni maggiori attraverso la tecnologia FGF.

Il Campus dove è già futuro

Il fulcro di questa rivoluzione si trova a Oberschleißheim, presso l’Additive Manufacturing Campus.

È il centro di eccellenza del BMW Group che integra produzione, ricerca e formazione per la stampa additiva.

Qui nasce il know-how necessario a standardizzare l’uso del filamento riciclato: dalle raccomandazioni sui parametri di stampa alle best practice sulle tecnologie impiegabili.

In questo modo, ogni stabilimento produttivo può beneficiare di soluzioni già validate e rapidamente implementabili.

L’Additive Manufacturing Campus svolge anche un ruolo chiave nello sviluppo delle competenze interne, grazie a programmi di formazione che spaziano dal design for additive manufacturing all’integrazione delle tecnologie 3D nei processi produttivi.

Questo approccio garantisce il trasferimento continuo di conoscenze e stimola l’adozione capillare di soluzioni innovative.

Applicazioni concrete per la produzione

L’iniziativa ha preso forma nel 2018 con il progetto “bottleUP”, che mirava inizialmente al riutilizzo di PET per la stampa 3D.

Oggi i risultati sono tangibili e distribuiti lungo tutta la rete produttiva BMW. Ogni sito del Gruppo dispone di almeno una stampante 3D ed è in grado di produrre in autonomia centinaia di migliaia di componenti ogni anno.

Le applicazioni sono molteplici e spaziano da supporti ergonomici per la sicurezza e l’efficienza dei lavoratori a dispositivi di montaggio personalizzati per semplificare l’assemblaggio; da attrezzature speciali e strumenti di misura a protezioni antigraffio e sistemi di bloccaggio e a componenti per il pre-assemblaggio e cavità per stampi.

L’innovazione in azione

Esempi arrivano da diverse realtà produttive del Gruppo.

Nello stabilimento di Monaco un componente stampato in 3D permette di fissare temporaneamente la barra dello sterzo in posizione durante il montaggio, facilitando il passaggio attraverso il telaio e riducendo il rischio di collisioni.

In BMW Motorrad Berlino dei piedistalli stampati in 3D vengono impiegati per l’applicazione precisa delle decorazioni sui pannelli di rifinitura, garantendo fissaggio e qualità estetica.

Nello stabilimento di Dingolfing dispositivi personalizzati per il fissaggio magnetico delle viti semplificano le operazioni di montaggio, evitando perdite e ottimizzando i tempi di lavorazione.

Verso una produzione più efficiente e sostenibile

Grazie alla stampa 3D e al riciclo degli scarti, BMW ottiene numerosi vantaggi.

Prima di tutto la riduzione dei costi di produzione, una maggiore efficienza dei processi e un miglioramento dell’ergonomia per i dipendenti.

Non solo, perché il costruttore ottiene anche un incremento della qualità e della flessibilità produttiva e tempi rapidi di iterazione e produzione locale

Il prossimo stabilimento BMW a Debrecen, in Ungheria, integrerà fin da subito queste competenze, contribuendo alla produzione della futura Neue Klasse.

Quando la sostenibilità è anche innovazione tecnica

Il BMW Group dimostra che l’economia circolare non è solo una questione di marketing o di immagine, ma un pilastro tecnico concreto su cui costruire la fabbrica del futuro. Integrazione verticale delle competenze, ricerca sui materiali, formazione continua e sinergia tra siti produttivi fanno della stampa 3D riciclata un modello replicabile e vincente.

BMW 3D
Da BMW un esempio concreto di innovazione circolare che unisce sostenibilità, efficienza e tecnologia avanzata – foto © BMW

ZF Aftermarket: tecnologia ADAS per l’aftermarket indipendente

Immagine ©ZF

ZF Aftermarket offre alle officine indipendenti la possibilità di diventare centri esperti nei sistemi di assistenza alla guida (ADAS).

Smart Camera by ZF Aftermarket

I sistemi ADAS più evoluti prevedono l’utilizzo di telecamere frontali.

In caso di riparazione o sostituzione di questo componente, le officine finora hanno dovuto fare affidamento sui componenti originali proposti della Casa automobilistica.

ZF Aftermarket lancia ZF Smart Camera, una telecamera per sistemi di assistenza alla guida per l’aftermarket indipendente.

Immagine ©ZF

Dal luglio 2024 la diffusione dei veicoli con sistemi di assistenza alla guida ha subito una forte accelerazione. Da allora, le normative UE hanno reso obbligatori in tutte le nuove auto, tra gli altri, l’Automatic Emergency Brake Assist, l’Intelligent Speed Assist e il Lane Departure Warning.

Tutti questi sistemi di assistenza alla guida che per svolgere la loro funzione richiedono una telecamera.

ZF è il più grande fornitore mondiale di telecamere frontali

L’abilitazione alla gestione dei sistemi di assistenza alla guida è un investimento per il futuro delle officine indipendenti.

Il mercato, infatti, offre un grande potenziale in questo settore, dove ZF è presente come più grande fornitore mondiale di telecamere frontali.

Ne produce oltre dieci milioni all’anno, fornite come primo equipaggiamento (OE) a 14 Case automobilistiche ed è dunque certo che nei prossimi dieci anni, la maggioranza dei veicoli in Europa ne sarà provvista.

ZF Smart Camera è una mono telecamera frontale ad alte prestazioni che supporta funzioni ADAS come la frenata automatica di emergenza (AEB) e l’assistenza al mantenimento della corsia (LKA). Immagine ©ZF

La manutenzione degli ADAS

Dopo un incidente o un danno al parabrezza, potrebbe essere necessario sostituire la telecamera frontale, per la quale in passato non erano disponibili ricambi sul mercato indipendente.

Con la ZF Smart Camera, ZF Aftermarket lancia ora un prodotto che consente alle officine indipendenti di eseguire interventi in modo semplice e redditizio.

Composta dall’hardware e dal software di ZF, la ZF Smart Camera soddisfa le specifiche delle Case automobilistiche e mantiene le funzionalità dei sistemi di assistenza alla guida a livello OEM.

La ZF Smart Camera è disponibile in dieci versioni, che coprono più di 50 veicoli, tra cui  molti modelli del Gruppo Stellantis (Citroën, DS, Peugeot, Opel) e Nissan.

ZF Aftermarket: un ecosistema ADAS completo

La gamma di ricambi, che verrà progressivamente ampliata nei prossimi mesi, è integrata in un ecosistema completo per supportare le officine nell’assistenza di questi sistemi avanzati.

Ciò include anche gli strumenti necessari per la diagnosi e la calibrazione del ricambio nel veicolo, per le quali ZF Aftermarket offre un proprio software diagnostico denominato ZF MultiScan.

La regolazione dei sensori viene effettuata utilizzando i pannelli di calibrazione sviluppati da ZF.

Le officine possono beneficiare del supporto tecnico e formativo di ZF Aftermarket.

Markus Wittig, Global Head of Business Line Passenger Car presso ZF

“Con l’ampliamento della nostra offerta ADAS, sottolineiamo ancora una volta il nostro impegno a massimizzare l’uptime e a creare ulteriore valore aggiunto in collaborazione con i nostri clienti”.

“Attraverso un accesso mirato ai nostri tre pilastri fondamentali – prodotti innovativi, strumenti e soluzioni diagnostiche, nonché formazione – consentiamo ai professionisti della mobilità di plasmare attivamente il cambiamento”.

“Per noi, uptime non significa solo più tempo di attività per il veicolo del cliente finale, ma anche una maggiore produttività per i nostri partner”.

“Il nostro obiettivo è fornire un supporto sostenibile ai loro processi attraverso un ecosistema forte e olistico”.

Marc Marquez alla 5^ vittoria consecutiva con Ducati in MotoGP

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©Ducati Corse

Dopo la 70^ vittoria in MotoGP e un’altra prova di superiorità anche Brno (dopo la vittoria nella Sprint Race di ieri), da Marc Marquez ci aspettiamo solo che batta altri record.

Oggi ad esempio, è diventato il primo pilota Ducati a vincere 5 GP di fila.

Ma al di là di questo è l’approccio quello che distingue questo pilota dagli altri, in particolare da Francesco Bagnaia, che continua, supportato dai narratori della MotoGP, a giustificare le sue prestazioni.

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©Ducati Corse

Cosa inutile, poiché oggi ha fatto una buona gara, in linea col potenziale suo e della moto in questo momento.

Lui, come tutti i piloti, ancor più se professionisti, sanno benissimo i loro limiti e quelli degli avversari e il risultato, salvo imprevisti, è scritto già dalle qualifiche.

Dovizioso, da pilota che la sa lunga e conosce bene come si mette a punto un prototipo per la MotoGP, in un intervento molto intelligente e pacato su Sky gli ha ricordato che la stagione è solo a metà e gli ha suggerito di lavorare per ritrovare la prestazione.

Cosa che ci trova perfettamente d’accordo.

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©Ducati Corse

Marc Marquez (1º)

“Mi sono sentito davvero bene in sella alla moto, come nella Sprint di ieri”.

“Ho visto che nei primi giri Marco (Bezzecchi) stava spingendo molto, prendendosi qualche rischio, quindi ho deciso di aspettare, perché la gara era lunga”.

“Quando ho notato il primo calo delle gomme, l’ho sorpassato e ho creato un gap, gestendo poi la gara”.

“Ad essere sinceri, il feeling con la moto era davvero super, anche migliore di quello del Sachsenring, guidavo in maniera fluida e avevo del margine per andare ancora più veloce”.

“Sono felice e mi sono davvero divertito in questa prima parte di stagione: la squadra e gli ingegneri hanno fatto davvero un ottimo lavoro”.

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©Ducati Corse

Francesco Bagnaia (4º)

“Col passare dei giri sono riuscito a gestire meglio la trazione al posteriore, in quanto mi trovavo sempre meglio man a mano che toglievo un po’ di controllo trazione”.

“Non avendo avuto la FP2 sull’asciutto non sono riuscito a fare un lavoro con le mappature, quindi con meno traction control questo aspetto è migliorato”.

“Sul davanti, invece, non riuscivo a frenare forte. Sono sempre stato un pilota difficile da sorpassare in frenata, mentre ora la situazione è opposta”.

“Stiamo lavorando in diverse aree per migliorare. Di certo, l’approccio è cambiato col passare delle gare, in quanto è difficile pensare di lottare con Marc in queste condizioni, bisogna essere realisti”.

“Bisogna ripartire e cercare di fare il massimo possibile, avendo come riferimento Alex”.

marc marquez
©Ducati Corse

Luigi Dall’Igna (Direttore Generale di Ducati Corse)

“Marc ha fatto un’altra gara straordinaria, che all’apparenza è sembrata facile ma non è affatto così”.

“Il lavoro fatto in questa prima parte della stagione è stato perfetto e risultati si sono visti, e lui ha dimostrato davvero di essere un grandissimo campione”.

“Siamo ancora a metà dell’opera, quindi dobbiamo mantenere alta la concentrazione”.

“Pecco ha mostrato dei passi in avanti in gara, ed è stato bello vederlo competitivo nella seconda metà”.

“Sappiamo che non è ancora del tutto a suo agio ma stiamo facendo passi avanti; lui sta dando il massimo, e si vede. I risultati arriveranno, ne sono sicuro”.

MotoGP: Marco Bezzecchi e Aprilia RS-GP25 sul podio

marco bezzecchi
©Aprilia Racing

Marco Bezzecchi e Aprilia: Italia sopra e sotto la sella.

Successo pieno per l’Aprilia a Brno: Marco Bezzecchi ancora sul podio e con un secondo posto che lo conferma l’ultimo pilota in gara oggi che ha ceduto all’inavvicinabile passo di Marquez.

Non ha cercato di strafare ma di portare a casa il massimo che, per ora, è alla sua portata.

Una dimostrazione di maturità e consapevolezza delle sue capacità, favorita dalla vicinanza della squadra che evidentemente lo mette a suo agio.

marco bezzecchi
©Aprilia Racing

“Sono molto contento, è stata una bellissima gara, soprattutto i primi due giri mi sono preso qualche rischio, in particolare nel sorpasso su Quartararo, ma ha funzionato perché secondo me è stata la chiave della gara”, ha detto Marco Bezzecchi.

“Se non mi fossi subito messo davanti, la gomma anteriore, su una pista come questa, sarebbe andata in difficoltà”.

“Sapevo allo stesso tempo che Marc stava gestendo e aveva qualcosa in tasca, quindi ho deciso di non esagerare: spingevo, ma cercavo di essere veloce e di guidare pulito”.

“Quando mi ha superato, purtroppo non sono riuscito ad essere veloce come lui, aveva qualcosa in più, soprattutto da metà gara”.

“Verso la fine sono riuscito a tornare su un buon passo e infatti all’ultimo giro ho fatto il mio miglior tempo”.

marco bezzecchi
©Aprilia Racing

Il ritorno di Jorge Martin

Per Jorge Martín un GP positivo: partito 12° in griglia è risalito fino alla 7^ posizione, conquistando i primi punti iridati per lui quest’anno e per l’Aprilia RS-GP25, dopo oltre tre mesi di stop aper infortunio.

Ora, con tre settimane di pausa, potrà presentarsi al prossimo GP più motivato che mai a fare ancora meglio.

“Sono partito con l’obiettivo di girare e di osservare”, ha dichiarato Martin.

“A partire dal decimo giro volevo capire dove poter migliorare e crescere”.

“Abbiamo fatto un grande lavoro e costruito un weekend in costante progressione”.

“C’era un po’ d’incertezza su come avrebbe reagito il mio corpo. Bisogna iniziare da qualcosa e farlo con un settimo posto è un gran risultato dopo questo periodo di stop”.

“Il risultato però conta relativamente. L’importante ora è chiudere il gap con i primi e concentrarci su dove possiamo migliorare”.

marco bezzecchi

Massimo Rivola

“Non poteva esserci un weekend migliore, Marco Bezzecchi è stato praticamente perfetto”.

“È stato bellissimo rivedere Jorge in pista: fenomenale già dal venerdì sul bagnato, consistente sabato e molto veloce in gara”.

“Siamo molto soddisfatti anche della top five di Raúl che è un segnale che l’Aprilia sta continuando a crescere in maniera inesorabile”.

“Ovviamente non ci accontentiamo del secondo posto: la nostra fame è la nostra forza”.

Completa il successo odierno della Aprilia il quinto posto di Raul Fernandez, con la RS-GP25 del Trackhouse MotoGP Team.

Sprint Race: a Brno la Ducati in vetta con Marc Marquez

Sprint race di Brno
Immagine ©Ducati Lenovo Team

Marc Márquez ha conquistato l’undicesimo successo stagionale nelle gare del sabato vincendo la Sprint Race di Brno, in Repubblica Ceca.

La pista, sede storica del GP della Repubblica Ceca, in programma domani, è tornato nel circuito iridato fresco di asfaltatura e quindi con un grip eccellente.

Márquez ha gestito la Sprint Race con la solita freddezza.

E’ scattato bene dalla seconda casella, si è accodato al poleman Francesco Bagnalia e lo ha passato agevolmente dopo poche curve.

Al quinto dei 10 giri in programma, ha lasciato passare Acosta (KTM) per la sopraggiunta criticità della pressione della gomma anteriore. Un parametro che deve essere sotto controllo per seguire le indicazioni di sicurezza del costruttore Michelin.

A due giri dal termine, Marc è tornato al comando per restarci fino al traguardo.

Dopo l’avvio in testa, Bagnaia sembrava poter rimanere in seconda posizione, ma ha poi  dovuto lasciar passare diversi avversari nelle fasi centrali della gara a seguito di un avvertimento relativo alla pressione degli pneumatici, che si è poi rivelato non fondato.

Per lui, viste le ambizioni e l’appartenenza al Team ufficiale della Ducati, un modesto settimo posto.

Sprint race di Brno
Immagine ©Ducati Lenovo Team

La Sprint Race nelle parole dei piloti Ducati Lenovo Team: Marc Márquez (1º)

“Il fatto che ieri non siamo riusciti a girare in condizioni di asciutto, unito al nuovo asfalto della pista, ha portato le gomme a comportarsi in una maniera differente dal solito, rendendo difficile il lavoro degli ingegneri”.

“Eravamo un po’ bassi in termini di pressione della gomma anteriore, e per questo motivo ho deciso di aspettare Acosta, restandogli in scia per aumentare la temperatura della gomma e, di conseguenza, anche la pressione”.

“Sentivo di aver il passo per potergli rimanere vicino e nel penultimo giro ho visto che il range era tornato in sicurezza, quindi sono tornato a spingere”.

Sprint race di Brno
Immagine ©Ducati Lenovo Team

Francesco Bagnaia (7º)

“In gara mi sono sentito comodo e guidavo bene”.

“Stavo perdendo qualcosina da Marc ma avevo margine sui piloti dietro ma, secondo me, ero in grado di gestire la situazione”.

“Già sulla griglia di partenza abbiamo avuto un piccolo intoppo elettronico e sono apparse, nel corso della gara, delle notifiche che suggerivano di compiere un’azione specifica, ma in realtà la pressione della gomma davanti era corretta e non avrei dovuto cedere delle posizioni”.

“La squadra sta analizzando la situazione per capire cos’è effettivamente successo”.

“È un peccato perché stavamo facendo bene e riuscivo ad essere più incisivo, soprattutto in staccata”.

La Chevy Vega sepolta per mezzo secolo

Il 4 luglio del 1975, mentre nel resto del mondo era un giorno come un altro, gli Stati Uniti celebravano i 199 anni dell’Independence Day.

Lo facevano con la storica firma della Dichiarazione d’Indipendenza che segnava la separazione definitiva dalla Gran Bretagna.

La mania di scavare buche e riaprirle decenni dopo

Independence Day

A Seward, Nebraska, 7.000 abitanti mal contati distribuiti su 576 miglia quadrate, quell’anno vogliono qualcosa di più del solito Independence Day.

A qualcuno viene in mente di creare una “time capsule”, una capsula del tempo, quell’abitudine molto “yankee” di scavare una buca per riempirla di oggetti.

Oggetti come lettere, dischi, dediche, pupazzi, abiti, pietre, lettere, fotografie e pensieri dedicati ai figli allora bambini o ai se stessi del futuro.

Per poi chiudere tutto e aspettare almeno mezzo secolo, magari un altro Independence Day, sperando di esserci ancora tutti.

La time capsule di Seward, viene consacrata dalla “World Record Academy” come la più grande del mondo, dando agli abitanti la speranza che qualcuno di passaggio potesse decidere di fermarsi da quelle parti per un selfie e hamburger.

Ma il 4 luglio scorso, mentre i cieli del resto d’America si illuminavano di fuochi artificiali e qualche metro più in basso i barbecue arrostivano salsicce e costolette, Seward ha finalmente vissuto il suo momento di gloria.

Come messo nero su bianco in un documento sottoscritto dai notabili del 1975, era arrivato il momento di aprire la capsula del tempo.

Un’impresa non così semplice

Independence Day

A volerla, progettarla e realizzarla era stato un certo Harold Davisson.
Costui si era messo in testa di raccontare la prima metà degli straordinari “Seventies” alle generazioni future.

Ma il progetto del caveau di cemento dal peso di 45 tonnellate si era rivelato subito più complicato del previsto.

A causa della necessità di creare un sistema di ventilazione interno e la piramide realizzata in superficie per indicare ai posteri il punto esatto dove avrebbero dovuto scavare mezzo secolo dopo.

Operazione che, per altro, ha richiesto tre giorni di lavoro da parte di decine di operai, sotto gli occhi curiosi degli abitanti di Seward, che malgrado conoscessero a memoria l’elenco degli oggetti sotterrati 50 anni prima, fremevano all’idea di rivederli.

L’emozione del tempo che passa

Independence Day

I giornali locali hanno raccontato l’emozione dei presenti.

Come Stephanie Fisher, una donna giunta dal Colorado e ansiosa di risentire i messaggi vocali incisi su un’audio cassetta dai suoi genitori nel luglio del 1975.

O ancora quella di Chris Galen, dalla Virginia, che fremeva all’idea di riavere fra le mani una lettera per lui scritta all’epoca da sua mamma.

Ma le autorità sono state chiare fin dall’inizio.

Malgrado ognuno dei 5mila oggetti fosse stato accuratamente chiuso in sacchetti di plastica, il tempo, la muffa e l’umidità accumulata in mezzo secolo passato sottoterra hanno praticamente ridotto in melma almeno il 20% del materiale.

Nascerà un museo

Independence Day

A salvarsi gli oggetti più grandi.

Come una “Vega” gialla, una berlina prodotta dalla Chevrolet fra il 1970 ed il 1977, e una moto Kawasaki.

Ambedue destinate a finire in un museo che ricordi per sempre l’avventura della time capsule e soprattutto quel giorno del 1975, che aveva cristallizzato i sogni, i desideri e le speranze di centinaia di persone.

In Francia torna il “Leasing Social”, in Italia scattano le ferie

Accidenti: le auto elettriche sono troppo care e non si vendono. Come facciamo a metterle in circolazione? Beh, la risposta dipende da molte concause, ma più che altro – come sempre – dalla buona volontà e spesso la voglia di provare a far qualcosa, invece di piangersi addosso incolpando i dazi del presidente biondo platino e l’arrivo dei conquistadores cinesi.

La Francia, ad esempio

Quello d’oltralpe è un Paese da dove ogni tanto qualche idea giusta arriva. Una di queste si chiama “Leasing Social”, ed è un “programma di incentivazione alla mobilità elettrica per famiglie a basso reddito” lanciato nel 2023 e poi fermato nel marzo dello scorso anno per eccesso di successo.

Sembra un gioco di parole, ma le 90mila domande presentate – di cui 50mila accettate – hanno mandato in crisi le stime e soprattutto i budget del Governo.

Tutto troppo ottimistico rispetto alla realtà, come in fondo accade ad ogni classe politica che si rispetti, che vive ben distante dalla realtà della gente che governa.

Tariffe mensili stracciate

In pratica, invece di stanziare milioni di euro che di fatto diventano poche migliaia e non cambiano nulla a chi tutti quei soldi non potrà ma spenderli comunque, favorendo invece chi li ha e così riesce pure a risparmiarne, il Governo francese ha deciso di finanziare con 650 milioni di euro un programma nazionale di noleggio a lungo termine di auto elettriche, con possibilità di riscatto al termine dei tre anni, concesse ad un costo mensile assai basso, pari a 100 euro per una city-car o 150 per una familiare.

Certo, come per tutti gli aiuti di Stato ci sono parametri da rispettare: in questo caso si tratta di lavoratori residenti ad almeno 15 km di distanza dal luogo di lavoro, che ogni anno percorrono almeno 8mila km, e un reddito non superiore a 15.400 euro all’anno.

La fase 2, anche se al risparmio

Bene, dal prossimo settembre, seppure fortemente rivisto al ribasso per diventare gestibile, la Francia ha deciso di riaprire i cordoni del Leasing Sociale stanziando 370 milioni di euro, cifra che divisa per i 50mila di nuovi veicoli elettrici indicati nelle previsioni porterà a 7.380 euro il contributo medio per veicolo, decisamente inferiore ai 13.000 previsti dal primissimo Leasing Sociale.

Di questi, precisano fonti governative, “almeno 5.000 veicoli sono da destinare a persone che vivono o lavorano in comuni in cui la qualità dell’aria necessita di particolare miglioramento”.

A questo, sempre in Francia, dovrebbe aggiungersi un “bonus ambientale” con incentivazione massima di 4.000 euro a fronte di un budget complessivo pari a 700 milioni.

A conti fatti, stima il Governo francese, la manovrina dovrebbe essere sufficiente per garantire l’acquisto di circa 200mila veicoli elettrici, da cui togliere 10 milioni riservati ad auto elettriche di seconda mano e al retrofit di modelli ICE.

E l’Italia? Bella domanda

Poco? Tanto? Giusto? Sbagliato? Si potrebbe star qui a parlarne per giorni, certi di scatenare i soliti sputa-veleno del web che ne approfitterebbero per insultare Macron, Brigitte e perfino il loro cagnolino, oppure provare ad ammettere che i francesi almeno ci stanno provando, e non attraverso iniziative populiste che non spostano di uno zero virgola le vendite e allontanano la transizione energetica.

E l’Italia? La novità del Leasing Social aveva scatenato la curiosità dei governanti che bivaccano da queste parti, arrivando perfino ad annunciare uno stanziamento di 50 milioni di euro a titolo sperimentale da inserire nel Piano Incentivi 2024.

E c’è di più, perché attraverso un’analisi della “T&E” (Transport & Environment), perfino l’Europa ha stimato che se i cinque più grandi Paesi UE (Italia, Spagna, Francia, Germania e Polonia) adottassero l’idea, il leasing sociale renderebbe accessibili auto elettriche con prezzi inferiori a 25mila euro a qualche milione di famiglie con reddito medio-basso, a fronte di un canone mensile compreso tra 130 e 215 euro.

Ma l’attesa non è finita ed è perfino destinata ad allungarsi, visto che tra poco arriva agosto e come dice il proverbio, problemi miei non vi conosco.

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