
“Dio non è morto – diceva Woody Allen – sta solo cercando un parcheggio”. Vista in altro modo, la frase potrebbe anche essere un indizio: Dio dev’essere un assiduo frequentatore delle città italiane, perché è proprio da queste parti che si registra una gravissima forma di anemia da parcheggio.
Lo racconta un’indagine dall’Osservatorio “Aipark”, l’Associazione Italiana Operatori Sosta e Mobilità, che incrociando dati e simulazioni è giunta ad una sconcertante conclusione: almeno il 30% del traffico cittadino è formato da povera gente alla disperata ricerca di un parcheggio, una pena che costringe a sacrificare ogni giorno almeno tra i 15 e i 45 minuti della propria vita.
Un disagio sociale
Calcoli che non è difficile trasformare in un vero disagio sociale, specie scendendo nel dettaglio: se in Italia circolano 693 auto ogni 1.000 abitanti, è facile immaginare le difficoltà dei romani, città dove la media è di un posto auto ogni 39 abitanti, al contrario della media europea, in cui a fronte di 560 auto circolanti la proporzione è di un parcheggio ogni 10 abitanti.
Al netto delle difficoltà tipicamente italiane – mancanza di investimenti e difficoltà nell’ottenere i permessi – una parte della colpa, va detto, è degli automobilisti italiani, che preferiscono di gran lunga la sosta in strada a quella nei parcheggi sotterranei.
Ne servirebbero quasi 700mila
Per diventare virtuosa – racconta ancora l’analisi – l’Italia avrebbe bisogno di almeno 670mila nuovi parcheggi disseminati da Nord a Sud, una striscia lunga più o meno 3.000 km se messi in fila indiana, quindi ben più della lunghezza stessa del nostro Paese.
Andando sul concreto, a Roma ne servirebbero 190mila, a Milano 83mila, a Napoli 56mila, a Torino 16.500 e a Genova circa 9.100.
“La soluzione all’emergenza – spiegano da Aipark – è una politica integrata della mobilità urbana che veda le aree di sosta su strada e in struttura, e i servizi a loro collegati, come strumenti cardine da cui ripartire per ridurre la congestione, progettare la riqualificazione urbana, incentivare l’uso di forme alternative di trasporto, ridurre l’inquinamento.
A tal proposito l’innovazione digitale consente oggi nuove configurazioni delle infrastrutture di sosta in Hub Urbani rendendoli più smart, convenienti, efficienti e adattabili alle esigenze degli utenti e delle città per poter governare la mobilità in chiave multimodale per le persone (a completamento della propria esperienza di mobilità) e le cose”.
Timidi segnali di miglioramento
Eppure, per quanto difficile da credere, l’Italia sta tentando di diminuire la forma di stipsi con una crescita del numero di nuovi parcheggi, così tanto da meritarsi la nomination dei prossimi “European Parking Association Awards”, una sorta di Oscar del settore in scena il 17 e 18 settembre a Bruxelles, nelle categorie innovazione, digitalizzazione, connettività, sostenibilità e qualità.
“Le candidature ai premi Epa – precisa Fabio Mosconi, presidente Aipark – rappresentano il segno concreto di una profonda trasformazione nella visione della mobilità urbana in Italia, un cambio di passo che investe tanto gli aspetti culturali quanto quelli progettuali. I parcheggi e le aree di sosta evolvono in infrastrutture strategiche, pienamente integrate nel contesto urbano, capaci di facilitare la transizione ecologica e di offrire servizi tecnologicamente avanzati e multifunzionali”.
















