Lo storico stabilimento Nissan di Oppama attivo dal 1961 chiude.
Una svolta tecnica inevitabile perché il futuro della produzione Nissan vuole diventare più efficiente e razionale.
Oppama cederà il testimone a Nissan Motor Kyushu e dietro a questa scelta, motivazioni tecniche, industriali e strategiche ben precise.
Che cosa cambia nel passaggio da Oppama a Kyushu
Nissan lo ha annunciato ufficialmente pochi giorni fa.
Entro la fine dell’anno fiscale 2027 (ovvero entro marzo 2028) la produzione di veicoli presso l’impianto di Oppama verrà progressivamente fermata e trasferita a Nissan Motor Kyushu, nella Prefettura di Fukuoka.
L’operazione si inserisce nel più ampio piano Re:Nissan, strategia di ristrutturazione industriale che punta a ridurre la capacità produttiva globale dalle attuali 3,5 milioni di unità l’anno (esclusa la Cina) a 2,5 milioni. In questo modo vengono concentrate le attività su meno siti ma più performanti, con l’obiettivo di raggiungere un tasso di utilizzo degli impianti del 100%.
Logiche produttive e industriali
La decisione di concentrare la produzione presso l’impianto Nissan Motor Kyushu non è casuale, ma deriva da valutazioni tecniche molto precise.
In primo luogo l’ottimizzazione della capacità produttiva su scala giapponese e la riduzione dei costi industriali fissi, grazie a una logistica più efficiente e a volumi consolidati su un unico sito.
E poi una maggiore competitività e flessibilità per la produzione di modelli attuali e futuri nonché una migliore efficienza energetica e ambientale, coerente con le nuove normative e gli obiettivi Nissan verso una mobilità più sostenibile.
Kyushu è da anni uno degli impianti Nissan più moderni e flessibili, già predisposto per alti volumi e produzioni diversificate.
Con questa mossa, l’impianto sarà ulteriormente rafforzato e aggiornato, diventando il nuovo centro di gravità per numerosi modelli destinati al mercato interno e all’export.
Oppama, una storia lunga più di 60 anni
Lo stabilimento di Oppama, attivo dal 1961, ha rappresentato una colonna portante per Nissan e per il tessuto industriale di Yokosuka (Kanagawa).
Tra i modelli prodotti la Datsun Bluebird (1961), la March (2001), la Cube (2003), Nissan Leaf (2010, primo EV di massa Nissan), Note e Note Aura (2021).

Complessivamente sono oltre 17,8 i milioni di veicoli prodotti, l’impianto copre una superficie di circa 547mila metri quadrati e attualmente dà lavoro a 2.400 dipendenti.
Quale futuro per Oppama dopo il 2027?
Nissan non ha ancora definito il futuro utilizzo delle linee produttive dismesse.
Tuttavia, alcune attività del sito resteranno attive e il personale produttivo sarà mantenuto fino allo stop del 2027.
Sono in corso valutazioni per riconvertire gli spazi, nell’ottica di preservare competenze e infrastrutture senza disperdere il patrimonio industriale.
Tra le infrastrutture d’eccellenza che resteranno operative il Nissan Research Center, il proving ground Circuito Grandrive, il centro Crash Test e l’Oppama Wharf, il porto logistico interno.
Re:Nissan, la razionalizzazione come leva strategica
Il piano Re:Nissan di ristrutturazione non si limita a Oppama.
Entro il 2027 la razionalizzazione degli impianti ridurrà da 17 a 10 stabilimenti globali attivi (Cina esclusa) con l’obiettivo di ridurre l’overcapacity, aumentare la saturazione delle linee, migliorare i margini industriali, semplificare la supply chain e accelerare l’evoluzione verso veicoli elettrificati e software-defined.
In Giappone questa scelta porterà benefici tangibili anche in termini di investimenti futuri e competitività nel segmento EV e ibrido, settori dove Nissan ha già dichiarato di voler rafforzare la propria leadership.
Una chiusura tecnica, non emotiva
Il messaggio del CEO Nissan Ivan Espinosa è chiaro.
Si tratta di una scelta difficile, ma tecnica e razionale. Nissan guarda avanti, consapevole che la competitività si gioca oggi sull’efficienza e sulla capacità di adattarsi ai nuovi scenari globali.
Oppama ha scritto pagine importanti, Kyushu scriverà le prossime.

































