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Hyundai Inster Cross, electric feel

Inster
Abbiamo guidato la versione Long Range da 49 kWh della piccola di casa Hyundai, la Inster Cross: prova tecnica, autonomia reale e caratteristiche - foto © Auto Tecnica

Nel panorama delle vetture elettriche compatte, Hyundai ha introdotto la Inster Cross con batteria Long-Range da 49 kWh, una proposta che sfida i tradizionali compromessi del segmento.

Con un’autonomia fino a 360 km in ciclo misto e ben di più in ambito urbano, questo city-SUV elettrico si distingue per un approccio progettuale che privilegia sostanza e funzionalità.

La Inster Cross rappresenta l’evoluzione outdoor della già apprezzata Inster, arricchita di elementi estetici ispirati al mondo dell’avventura ma senza sacrificare l’essenza di veicolo urbano razionale.

Lunga 3,82 metri per appena 1,61 metri di larghezza, si propone come alternativa concreta alle tradizionali city car termiche, con un approccio tecnologico che non lascia spazio a compromessi sulla dotazione di sicurezza e comfort.

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foto © Auto Tecnica

Il prezzo di partenza vicino ai 30mila euro la colloca in una fascia premium per il segmento, ma la dotazione di serie e la garanzia quinquennale a chilometraggio illimitato giustificano il posizionamento.

La filosofia “Progress for Humanity” di Hyundai trova nella Inster Cross una delle sue espressioni più concrete: tecnologia accessibile, sicurezza democratizzata e un’architettura elettrica nativa che sfrutta ogni centimetro disponibile.

Ergonomia, abitacolo e interni

L’abitacolo della Inster Cross Extended Range rappresenta un caso di ottimizzazione spaziale da studiare.

Grazie alla piattaforma elettrica, il pavimento è completamente piatto e, insieme ai sedili posteriori adattabili e al tetto alto da SUV, offre un comfort sorprendente per un’auto ultracompatta.

La configurazione a quattro posti della versione Cross (omologazione a cinque posti opzionale sulla Inster standard) privilegia la modularità.

I due sedili posteriori sono indipendenti e possono scorrere di 16 cm, mentre il bagagliaio passa da 238 a 351 litri in configurazione a quattro posti.

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Il sistema di scorrimento longitudinale permette di bilanciare le esigenze di carico con il comfort dei passeggeri posteriori, che beneficiano anche della regolazione dell’inclinazione degli schienali.

Una soluzione particolarmente ingegnosa è il piano di carico ad altezza variabile, che consente di avere una superficie completamente piatta quando si viaggia in due. La capacità di carico massima raggiunge 1.059 litri con i sedili posteriori abbattuti, cifra ragguardevole per un veicolo di queste dimensioni.

Ancora più interessante la possibilità di reclinare completamente anche il sedile anteriore: si possono trasportare oggetti lunghi fino a 227 cm e addirittura scegliere di dormire in auto.

La plancia adotta una configurazione con doppio display da 10,25 pollici per strumentazione digitale e sistema multimediale.

Il volante riprende quello della IONIQ 5, dotato di luci interattive a pixel, permettendo di avere a portata di mano tutti i comandi principali.

La strumentazione digitale offre layout personalizzabili con grafica chiara e leggibile anche in condizioni di forte illuminazione.

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Un dettaglio progettuale particolarmente apprezzabile è la console centrale solidale al sedile: l’assenza di raccordo tra console e cruscotto libera spazio per le gambe, per una borsa, o anche per spostarsi da un sedile all’altro senza scendere dall’auto.

Il sistema multimediale integra Android Auto e Apple CarPlay, navigatore satellitare e connettività Bluelink per l’accesso remoto alle funzioni del veicolo.

La ricarica wireless per smartphone è posizionata in una zona facilmente accessibile ma protetta dalla luce solare diretta.

Unico neo – abbastanza incomprensibile vista l’attenzione ai dettagli dei progettisti Hyundai – l’impossibilità di collegare il proprio smartphone in Bluetooth: è necessario utilizzare un cavo.

I sedili sono rifiniti con uno speciale tessuto grigio in rilievo, impreziositi da dettagli verde lime che si abbinano ai tocchi dello stesso colore su cruscotto e console centrale.

I materiali trasmettono robustezza e praticità, con un utilizzo di plastiche rigide che sacrificano un po’ di percezione premium, il tutto però in favore della durabilità.

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Le superfici a vista sono però ben assemblate, con giunzioni precise e assenza di scricchiolii anche su fondi sconnessi.

I sedili anteriori garantiscono un buon supporto laterale e possono essere riscaldati, funzione particolarmente apprezzata, così come può esserlo il volante con regolazione su due livelli di temperatura.

Architettura e telaio

La Inster Cross si basa sulla piattaforma K1 sviluppata per veicoli elettrici compatti, derivata dalla Casper venduta in Corea del Sud anche con motorizzazioni termiche.

Integra nel pianale la batteria agli ioni di litio, contribuendo a mantenere basso il baricentro e ottimizzare la distribuzione dei pesi.

La Cross ha lo stesso telaio e sospensioni della Inster standard, quindi anche la medesima altezza da terra, ma si differenzia per paraurti più voluminosi che portano la lunghezza totale a 3,84 metri, 2 cm in più rispetto alla versione base.

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Il telaio a monoscocca sfrutta acciai ad alta resistenza nelle zone strategiche per garantire rigidità torsionale adeguata pur mantenendo contenuto il peso complessivo.

La protezione della batteria è integrata nella struttura del pianale, con rinforzi laterali che assorbono l’energia in caso di impatto laterale.

Lo schema delle sospensioni prevede McPherson all’avantreno e ponte torcente al retrotreno, soluzione classica per il segmento ma ben calibrata.

Le sospensioni sono tarate per una vettura stabile ma non troppo rigida, con rollio contenuto e un ottimo lavoro dal punto di vista dell’insonorizzazione.

Durante la prova su strada, le sospensioni hanno dimostrato buone capacità di assorbimento delle irregolarità lievi del manto stradale.

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Pur filtrando bene le sconnessioni leggere, rispondono in modo un po’ troppo secco sulle buche, probabilmente per la necessità di contenere i movimenti di una massa complessiva considerevole per le dimensioni ridotte.

La trazione è esclusivamente anteriore, senza possibilità di optare per soluzioni integrali.

Lo sterzo elettrico offre tarature differenziate in funzione della modalità di guida selezionata. Lo sterzo è preciso e leggero in manovra, con una progressività ben calibrata che facilita i parcheggi senza sacrificare la precisione ad andature più sostenute. Il diametro di sterzata si attesta sui 10,6 metri, valore buono ma non eccezionale per il segmento.

Tecnica e innovazione

L’unico powertrain disponibile è costituito da una batteria agli ioni di litio con una capacità di 49 kWh, che alimenta un motore elettrico sulle ruote anteriori con una potenza massima di 115 CV per 147 Nm di coppia.

L’architettura elettrica opera a 400 volt, privilegiando affidabilità e costi contenuti rispetto alle più sofisticate architetture a 800 volt.

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Il motore elettrico sincrono a magneti permanenti garantisce efficienza elevata nell’intero arco di utilizzo. L’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede 10,6 secondi, con una velocità massima autolimitata a 150 km/h per ottimizzare l’autonomia.

La gestione della ricarica prevede due modalità principali: in corrente continua si arriva a 120 kW di potenza, con circa 30 minuti necessari per passare dal 10% all’80%.

Il caricatore di bordo da 11 kW in corrente alternata completa il rifornimento in circa 4 ore e 30 minuti da una wallbox domestica.

Optional ma fortemente consigliato è il sistema di pre-condizionamento della batteria, che prepara le celle alla temperatura ottimale prima della ricarica rapida, massimizzando la velocità di rifornimento.

La pompa di calore opzionale migliora l’efficienza del climatizzatore, riducendo l’impatto sulle percorrenze in condizioni climatiche estreme.

La frenata rigenerativa è regolabile su tre livelli tramite paddle dietro al volante, con la possibilità di attivare la modalità i-Pedal che permette di gestire accelerazione, rallentamento e arresto completo del veicolo utilizzando esclusivamente il pedale dell’acceleratore.

È possibile modificare l’intensità anche in marcia, sfruttando la funzione quasi come fosse il freno motore in scalata di rapporti.

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Le quattro modalità di guida disponibili – Eco, Normal, Sport e Snow – adattano la risposta del motore e la gestione della frenata rigenerativa alle diverse condizioni di utilizzo.

La modalità Snow non agisce sull’altezza da terra o sulla ripartizione della coppia, ma calibra l’erogazione per minimizzare lo slittamento delle ruote anteriori su fondi a scarsa aderenza.

La funzione Vehicle-to-Load (V2L) consente di alimentare dispositivi esterni, come una piastra elettrica da campeggio o una bici elettrica, con una potenza massima erogabile di 3 kW.

Questa caratteristica amplia notevolmente la versatilità del veicolo in scenari outdoor, permettendo di utilizzare la batteria come generatore portatile.

Qualità costruttiva percepita

La Inster Cross mostra una qualità d’assemblaggio superiore alla media del segmento, con particolare attenzione ai dettagli che influenzano l’esperienza d’uso quotidiana.

Le giunzioni tra i pannelli presentano tolleranze strette e allineamenti precisi.

La verniciatura, disponibile anche nell’esclusivo Amazonas Green Matte della nostra prova, mostra spessore uniforme e buona resistenza ai micro-graffi.

I paraurti anteriore e posteriore maggiorati presentano inserti in plastica satinata e lucida che alternano con eleganza le superfici.

I cerchi in lega da 17” sono esclusivi, con un disegno che privilegia la protezione dei bordi rispetto alla leggerezza estrema.

Le piastre di protezione anteriori e posteriori, insieme alle minigonne laterali, conferiscono robustezza visiva, pur mancando di una reale capacità protettiva in fuoristrada.

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La scocca è ben isolata dalla strada, le sospensioni rendono confortevole anche il pavé cittadino, risultato notevole per un veicolo di questo segmento. Il rumore del vento risulta contenuto fino a circa 110 km/h, oltre i quali la sezione frontale generosa e il contenitore sul tetto generano un fruscio crescente.

Il motore elettrico opera con discrezione anche sotto sollecitazione intensa, mentre i pneumatici contribuiscono al comfort acustico con una rumorosità di rotolamento ben controllata.

Unico appunto il rumore generato dalle plastiche della console centrale, pur limitato a temperature molto fredde.

L’interno non manifesta cigolii o vibrazioni anche dopo percorrenze significative su fondi dissestati. Le plastiche delle portiere sono solidamente ancorate e i meccanismi di apertura sono precisi. I sedili mantengono compattezza nel tempo, senza cedimenti evidenti del supporto laterale.

I comandi per climatizzazione e infotainment offrono un buon feedback tattile, con azionamenti precisi e senza giochi. Gli interruttori sui pannelli porta risultano robusti e ben integrati nelle superfici.

Vano motore e sottoscocca

Il vano anteriore della Inster Cross ospita il gruppo propulsore elettrico in posizione trasversale, soluzione che ottimizza l’ingombro e semplifica la distribuzione dei pesi. Il motore elettrico è integrato con il riduttore e il differenziale in un’unità compatta, soluzione che minimizza le perdite di trasmissione.

Il vano ospita i serbatoi dei liquidi facilmente raggiungibili per i rabbocchi. L’elettronica di potenza è posizionata nella parte superiore, con dissipazione termica gestita tramite sistema a liquido.

Il pacco batterie da 49 kWh è integrato nel pianale con protezione inferiore in materiale composito rinforzato.

La struttura perimetrale in alluminio assorbe l’energia in caso di impatto laterale, mentre la parte superiore della batteria contribuisce alla rigidità strutturale del veicolo.

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Il sistema di gestione termica della batteria prevede raffreddamento a liquido con piastra inferiore dedicata, soluzione che mantiene le celle nella finestra di temperatura ottimale anche durante ricariche rapide prolungate.

I connettori ad alta tensione sono protetti da guaine arancioni per l’immediata identificazione in caso di intervento.

Il sottoscocca presenta una parziale carenatura, privilegiando la protezione della batteria rispetto all’ottimizzazione aerodinamica estrema.

Le sospensioni posteriori e l’assale sono lasciati parzialmente esposti, soluzione pragmatica che facilita gli interventi manutentivi.

L’assetto non rialzato rispetto alla Inster standard limita le capacità in fuoristrada leggero, ma preserva un baricentro basso positivo per la stabilità.

La presenza dell’ingombrante portapacchi, penalizza sensibilmente l’aerodinamica ad alte velocità.

Prova su strada

Il motore da 115 CV si è confermato brioso, ottimo nello scatto 0-50, con un’erogazione lineare e progressiva che facilita la modulazione in contesti urbani densi.

L’accelerazione risulta prontissima ai bassi regimi, caratteristica intrinseca dei motori elettrici, che rende l’Inster Cross particolarmente reattiva nel traffico.

Alla guida, la Cross con i suoi 115 CV resta vivace e ben aggrappata all’asfalto. In curva si avverte una certa tendenza al caricamento, ma non eccessiva.

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Il comportamento dinamico privilegia sicurezza e prevedibilità, con un sottosterzo progressivo che si manifesta solo spingendo oltre i limiti naturali del veicolo.

La posizione di guida leggermente rialzata offre buona visibilità, con montanti anteriori sottili che minimizzano gli angoli ciechi.

La percezione degli ingombri è ottima, facilitando le manovre nei parcheggi stretti. Lo sterzo offre precisione sufficiente e una taratura che bilancia leggerezza urbana e stabilità extraurbana.

Su asfalto liscio la Inster Cross manifesta un comfort di marcia apprezzabile, con oscillazioni ben smorzate e transizioni morbide tra compressione ed estensione. Le sospensioni non mollano mai e rendono confortevole anche il pavé, dimostrando una calibrazione attenta alle tipiche irregolarità delle strade urbane italiane.

Su strade di tortuose, il veicolo si destreggia con sicurezza grazie a un baricentro basso e a una distribuzione dei pesi ben equilibrata.

La modalità Snow è studiata per offrire supporto su fondi sdrucciolevoli calibrando l’erogazione per massimizzare la trazione.

Su sterrati leggeri, nonostante l’assenza di altezza da terra maggiorata, la Inster Cross si comporta bene grazie a protezioni sottoscocca e pneumatici da 17” che offrono un minimo di spalla assorbente.

È tuttavia evidente che il veicolo non è progettato per fuoristrada impegnativo.

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I test sull’autonomia hanno fornito risultati particolarmente interessanti. In modalità Normal, con aria condizionata sempre accesa in autostrada, il consumo medio è stato 16,2 kWh/100 km, valore in linea con le aspettative.

In città, con una temperatura di circa 14° C, i consumi sono stati di 13,2 kWh/100, saliti a 15,8 kWh/100 km in extraurbano e 19,1 kWh/100 km in autostrada a 130 km/h. Molto sensibile la differenza tra 110 e 130 km/h.

In pratica, si hanno autonomie reali molto interessanti: oltre 350 km in città, 290 km in extraurbano e 240 km in autostrada.

Particolarmente brillante il risultato in ambito urbano ottenuto in modalità Eco: la Hyundai Inster ha registrato 13,2 kWh/100 km, pari a un’autonomia di 371 km.

Il merito va al peso contenuto, alla batteria ben dimensionata e all’efficiente sistema di frenata rigenerativa.

La ricarica rapida in corrente continua permette di recuperare l’80% della capacità in circa 30 minuti da colonnine da 120 kW. I tempi si allungano leggermente senza il sistema di pre-condizionamento della batteria, particolarmente in condizioni di freddo intenso.

La ricarica domestica a 11 kW richiede circa 4 ore e 30 minuti per un ciclo completo, rendendo utilissima la ricarica notturna.

Con wallbox da 22 kW il caricatore di bordo satura comunque a 11 kW, limitazione da considerare in fase di acquisto.

Valutazione complessiva

Design esterno Carattere distintivo con elementi outdoor credibili, proporzioni ben bilanciate. Penalizzato da luci anteriori posizionate in basso e vulnerabili a piccoli urti
Abitabilità Eccezionale per il segmento, con soluzioni modulari intelligenti e spazio reale per quattro adulti. Unico limite l’omologazione ristretta a quattro posti nella versione Cross
Qualità costruttiva Assemblaggio accurato, materiali robusti e affidabili. Plastiche prevalentemente rigide ma ben integrate, insonorizzazione superiore alla media
Tecnologia di bordo Doppio display da 10,25”, connettività completa pur senza Connessione Bluetooth a Apple Car Play e Android Auto. Sistemi ADAS di livello 2 di serie, dotazione paragonabile a segmenti superiori
Dinamica di guida Comportamento sicuro e prevedibile, comfort adeguato. Sospensioni un po’ rigide su buche profonde, sterzo preciso ma poco comunicativo
Prestazioni Accelerazione brillante ai bassi regimi, velocità massima adeguata. Non è un veicolo sportivo ma offre vivacità sufficiente per ogni contesto
Autonomia ed efficienza Consumi reali eccellenti, autonomia urbana superiore a 350 km. Ricarica rapida efficace, sistema di frenata rigenerativa ben calibrato
Rapporto qualità-prezzo Prezzo elevato per il segmento ma giustificato da dotazione, garanzia e qualità. Costo di esercizio contenuto per chi può ricaricare a tariffe domestiche
Versatilità Modularità interna eccezionale, funzione V2L utile, quattro modalità di guida. Adatta a usi diversificati nonostante le dimensioni compatte
In sintesi Un veicolo razionale, ben progettato e maturo che eleva gli standard del segmento delle city car elettriche. Ideale per mobilità urbana quotidiana con occasionali escursioni extra-urbane

Molti pro e qualche contro

La Hyundai Inster Cross Extended Range si configura come una proposta matura e convincente nel segmento delle city car elettriche premium.

L’analisi rivela un veicolo progettato con intelligenza, dove ogni soluzione risponde a esigenze concrete di utilizzo quotidiano.

L’autonomia reale superiore ai 300 km in condizioni miste e fino a quasi 400 km in ambito urbano elimina le preoccupazioni legate alla percorrenza, rendendo il veicolo adatto anche a utilizzi extra-urbani occasionali.

La modularità degli interni, con sedili scorrevoli e completamente reclinabili, offre una versatilità impensabile per le dimensioni esterne.

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La dotazione di sistemi ADAS di livello 2 già nella configurazione base rappresenta un importante elemento di scelta. La qualità e la garanzia quinquennale a chilometraggio illimitato rafforzano la percezione di affidabilità.

Il prezzo di partenza di 29.650 euro posiziona la Inster Cross in una fascia elevata per il segmento, richiedendo una valutazione attenta del rapporto costo-benefici.

L’assenza di trazione integrale e di un reale incremento dell’altezza da terra limitano le ambizioni outdoor a scenari leggeri.

Le sospensioni, pur ben calibrate per l’uso urbano, mostrano una risposta secca su buche profonde che potrebbe risultare penalizzante su strade particolarmente dissestate.

Il caricatore di bordo limitato a 11 kW rappresenta un collo di bottiglia per chi dispone di wallbox più potenti.

La Inster Cross Extended Range si rivolge a un acquirente consapevole, che privilegia sostanza e funzionalità rispetto all’immagine.

È il veicolo ideale per chi necessita di mobilità urbana quotidiana con occasionali escursioni extra-urbane, disponendo di possibilità di ricarica domestica o lavorativa.

Rispetto alla concorrenza diretta, la Hyundai si distingue per completezza della dotazione, qualità percepita superiore e autonomia reale ai vertici.

Le alternative termiche o mild-hybrid dello stesso segmento offrono maggiore flessibilità operativa ma costi di esercizio significativamente superiori e un’esperienza di guida meno raffinata.

In definitiva, la Inster Cross Extended Range rappresenta una delle proposte più equilibrate nel panorama delle elettriche compatte, capace di soddisfare concretamente le esigenze di mobilità urbana e periurbana senza i compromessi che hanno caratterizzato le prime generazioni di city car a batteria.

Un veicolo maturo, razionale e sorprendentemente versatile che dimostra come l’elettrificazione possa estendersi efficacemente anche ai segmenti più contenuti.

Scheda tecnica

Lunghezza 3.845 mm
Larghezza 1.610 mm
Altezza 1.610 mm
Passo: 2.580 mm 2.580 mm
Carreggiata anteriore 1.395 mm
Carreggiata posteriore 1.400 mm
Capacità bagagliaio 238-351 litri (1.059 litri con sedili abbattuti)
Raggio di sterzata 10,6 m
Motore elettrico Tipo sincrono a magneti permanenti
Posizione Anteriore trasversale
Potenza massima 115 CV (85 kW)
Coppia massima 147 Nm
Trazione Anteriore
Batteria Ioni di litio
Capacità totale 49 kWh
Architettura 400 V
Potenza DC (corrente continua) 120 kW max
Tempo ricarica DC 10-80% ~30 minuti
Potenza AC (corrente alternata) 11 kW
Tempo ricarica AC completa ~4,5 ore
Funzione V2L Sì, 3 kW max
Accelerazione 0-100 km/h in 10,6 secondi
Velocità massima 150 km/h (autolimitata)
Sospensioni Avantreno: McPherson
Retrotreno: Ponte torcente
Cerchi 17” in lega
Pneumatici 205/45 R17
Sistemi ADAS di serie Highway Driving Assist (HDA)
Forward Collision-avoidance Assist (FCA)
Lane Keeping Assist (LKA)
Blind-Spot Collision-Avoidance Assist (BCA)
Rear Cross-Traffic Collision-Avoidance Assist (RCCA)
Intelligent Speed Limit Assist (ISLA)
Driver Attention Warning (DAW)
High Beam Assist (HBA)
Cruise control adattivo con Stop&Go
Sicurezza passiva 6 airbag (frontali, laterali, a tendina)
Protezione batteria integrata nel telaio
Garanzia 5 anni a chilometraggio illimitato (veicolo)
8 anni o 160.000 km (batteria ad alta tensione)
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Monocab Owl, il treno che non esiste ancora ma sta già cambiando tutto

Sulle vecchie carte ferroviarie dell’Europa rurale si trovano ancora, tracciate con la precisione ossessiva dei cartografi militari del secolo scorso: linee sottili che collegavano paesi dimenticati, fattorie e qualche mercato settimanale.

Oggi molte di quelle linee esistono ancora ma il verde ha preso il sopravvento dei binari, le stazioni sono diventate magazzini o ruderi e i treni non passano più da decenni.

Significa migliaia di km di un’infrastruttura abbandonata e lasciata ad arrugginire.

Thorsten Försterling, ricercatore dell’Università di Scienze Applicate e Arti di Ostwestfalen-Lippe, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, ha cominciato a fissare quelle linee sulle cartine nel 2016 fino a farne un’ossessione: tutta quella roba è già lì, perché non usarla?

Da quella domanda è nato il “Monocab Owl”, dove OWL non è il gufo in inglese, ma l’acronimo di “Ostwestfalen-Lippe”, la regione in cui il progetto ha mosso i primi passi.

Si tratta di cabine elettriche a guida autonoma, prenotabili via app, che scivolano su vecchi binari abbandonati portando da quattro a sei passeggeri, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Il problema che nessuno sa risolvere

Chi vive in una grande città fatica a capire quanto possa essere complicato spostarsi in campagna senza un’automobile. Non è una questione di distanze ma di frequenze e orari, con l’autobus che passa due volte al giorno, se va bene, il treno non esiste più da quando hanno chiuso la linea e il taxi costa quanto un viaggio aereo a tariffa piena.

Il risultato è che in molte aree rurali europee l’automobile non è un mezzo di trasporto, ma una componente necessaria per avere una vita normale. E chi non ce l’ha, o non può guidare, è tagliato fuori.

I governi lo sanno da decenni, ma buona parte delle soluzioni hanno sempre avuto un problema di fondo difficile da risolvere: costano troppo rispetto alla domanda.

Costruire una nuova ferrovia o estendere la metropolitana che tocchi borghi e paesini ha senso quando ci sono abbastanza passeggeri da ammortizzare l’investimento, e il rischio nelle zone a bassa densità è che il punto di pareggio non arrivi mai. I mezzi pubblici, dal canto loro, richiedono strade adeguate, autisti, manutenzione, e spesso finiscono per viaggiare quasi vuoti.

Monocab nasce capovolgendo il ragionamento: invece di costruire qualcosa di nuovo, partiamo da ciò che esiste già.

Rotaie vecchie, tecnologia nuova

Le vecchie linee ferroviarie abbandonate hanno un vantaggio: il sedime è tracciato, spesso i binari sono ancora a posto e anche quando non lo sono il percorso è definito. Non serve espropriare terreni, costruire ponti e aprire cantieri nel mezzo di campi coltivati, perché Monocab è progettato per girare su linee dismesse utilizzando batterie elettriche simili a quelle montate sulle automobili di ultima generazione: una scelta quasi obbligata, dato che le vecchie linee non erano elettrificate e riportare la corrente sui fili richiederebbe investimenti enormi.

Le fermate non replicano le vecchie stazioni: sono più numerose, più piccole e pensate per avvicinarsi ai luoghi dove le persone vivono e lavorano. L’accesso avviene tramite app e il servizio è attivo H 24, tutto l’anno, senza orari fissi e corse da non perdere.

Il problema dei due treni che si incrociano

Su un binario unico, due veicoli che viaggiano in direzioni opposte si scontrano, è una legge fisica. Le ferrovie tradizionali lo risolvono con i doppi binari, uno per direzione, oppure con quelli di scambio, dove un convoglio aspetta che l’altro passi, ma entrambe le soluzioni costano e richiedono infrastrutture aggiuntive.

Monocab risolve anche questo problema in modo diverso, attraverso il risvolto tecnologicamente più interessante del progetto: i giroscopi. Le cabine sono stabilizzate da un sistema giroscopico abbinato a una massa di compensazione mobile all’interno del veicolo che consente alle cabine di bilanciarsi in modo indipendente, riuscendo a viaggiare sullo stesso binario in direzioni opposte senza rischio di collisioni. I sensori rilevano gli ostacoli e fermano automaticamente il veicolo quando necessario.

Gli aspetti più innovativi del sistema sono già stati brevettati, e i test condotti su diversi km della rete ferroviaria del distretto di Lippe hanno dimostrato che funziona.

La certificazione, il vero ostacolo

“Il nostro non è un veicolo normale – ammette Försterling  – ha solo due ruote, non quattro, il che rende il quadro normativo più complicato”. Le normative europee sui veicoli ferroviari sono costruite su secoli di esperienza con i treni convenzionali, e un veicolo stabilizzato da giroscopi che viaggia su monorotaia non rientra facilmente in nessuna delle categorie esistenti, con il risultato che ottenere la certificazione richiede tempo, negoziazioni e probabilmente qualche modifica ai regolamenti.

Nel frattempo, le richieste di informazioni continuano ad arrivare da tutto il mondo, dal Giappone all’India, dall’Alaska al Brasile: chiunque abbia lo stesso problema ha fiutato qualcosa di potenzialmente interessante.

La discrezione come scelta

L’interno delle cabine racconta il modo in cui il team ha pensato ai passeggeri: i materiali sono tessuti riciclati o legno e superfici naturali, niente di ostentato, anche se la scelta più curiosa riguarda l’interfaccia: Försterling la chiama tecnologia “shy”, ovvero timida e discreta.

Niente grandi schermi o pannelli luminosi, i controlli sono integrati nelle pareti e si illuminano solo quando servono: un tocco sull’icona del volume, e il suono cambia. Poi il simbolo sparisce di nuovo. D’altra parte siamo in campagna, e la tecnologia deve stare al servizio del passeggero senza diventare invadente.

La sicurezza notturna è uno dei punti su cui il progetto ha ragionato più a lungo: “Chi viaggia da solo di notte tende a evitare situazioni conflittuali”, osserva Försterling.

Per questo il sistema prevede non solo il monitoraggio continuo di un centro di controllo, ma anche la possibilità di prenotare una cabina per uso individuale, a meno che non sia richiesto, non si sale con degli sconosciuti e la cabina è sempre monitorata. Un dettaglio che può sembrare secondario, ma che determina se donne che rientrano tardi, anziani o persone con disabilità, sceglieranno o meno di usare il servizio, che fra l’altro avrà un costo in linea con quello di un biglietto dell’autobus.

Le cabine, per inciso, sono accessibili a persone con mobilità ridotta e hanno spazio per biciclette, passeggini e sedie a rotelle.

Soldi, fasi e tempi

Il progetto è partito concretamente tra il 2020 e il 2023, con un budget di circa 4 milioni di euro, metà finanziati dalla politica di coesione dell’Unione Europea, il 40% dalla Renania Settentrionale-Vestfalia, il restante 10% dall’università.

La fase attuale, chiamata “Monocab Key Technologies”, che durerà fino al prossimo novembre, supera i 5 milioni di euro.

Il progetto ha già vinto il Premio “Regiostars”, il riconoscimento europeo per l’eccellenza nei progetti cofinanziati dall’UE, e non una targa da appendere in ufficio, ma il termometro per spiegare Bruxelles consideri questo tipo di sperimentazione strategicamente rilevante per la coesione territoriale del continente.

Secondo il piano la fase pubblica di test dovrebbe partire nel 2028 per raggiungere la piena operatività entro il 2032.

Un vecchio problema

La Germania non è l’unico paese ad aver capito che il trasporto rurale è un nodo rimasto per troppo tempo irrisolto.

In Francia, il progetto Nimfea ha collegato Vernon a Giverny, in Normandia, con navette elettriche autonome, nel Regno Unito si testano autobus a chiamata a guida autonoma per coprire le aree dove le corse tradizionali non reggono economicamente, mentre in Germania si contano 61 progetti in fase di sviluppo su autobus autonomi per il trasporto pubblico locale.

C’è poi un precedente che vale la pena citare, sia per la longevità che per il contesto geografico: la “Schwebebahn” di Wuppertal, una ferrovia sopraelevata a sospensione inaugurata il primo marzo 1901, progettata dall’ingegnere Eugen Langen. Trasporta ancora oggi oltre 80mila passeggeri al giorno lungo i suoi 13 km ed è un sistema urbano e monumentale che fa parte del paesaggio di una città industriale, ma dimostra che le soluzioni su monorotaia non sono esperimenti fragili destinati a durare qualche anno.

Rivalutare la campagna

Al di là della tecnologia, Försterling ha un obiettivo che è più sociale che ingegneristico. “Vogliamo che le persone restino in campagna o che vi ritornino”: una frase che prende di petto una questione demografica preoccupante: le aree rurali europee si svuotano anche perché manca la mobilità e chi può scegliere preferisce la città o almeno un posto servito dai mezzi. Chi resta, spesso non ha avuto scelta.

Un servizio di trasporto on-demand, disponibile a qualsiasi ora, che costa quanto un biglietto dell’autobus e arriva fin dove si abita, probabilmente non risolverà tutto, ma cambia qualcosa nel calcolo che molte persone fanno quando decidono dove vivere.

Jaecoo 8, comfort da ammiraglia e spirito da innovatrice

Jaecoo
Caratteristiche tecniche e prova della Jaecoo 8, una plug-in hybrid da 428 CV - foto © Jaecoo

La nuova Jaecoo 8 è un grande SUV plug-in hybrid a trazione integrale e rappresenta la sintesi più evoluta del Super Hybrid System (SHS), la piattaforma elettrificata sviluppata per coniugare autonomia elevata e prestazioni brillanti.

Dopo il debutto italiano del marchio nel 2024, la gamma si amplia entrando nel segmento D-SUV con un modello progettato per competere con le proposte premium europee, ma con un posizionamento di prezzo decisamente più accessibile.

Design dall’eleganza “off-road first class”

La Jaecoo 8 mantiene il linguaggio stilistico del brand, definito dal payoff “From Classic Beyond Classic”, reinterpretando il SUV tradizionale con proporzioni più morbide e una presenza scenica importante.

Jaecoo
foto © Jaecoo

Lungo 4,82 metri e con un passo superiore a 2,8 metri, la vettura si posiziona nel cuore del segmento D-SUV, offrendo configurazione 5+2 posti e una terza fila abbattibile a filo pavimento.

Gli elementi immediatamente distintivi di Jaecoo 8 sono la calandra verticale con firma luminosa Full LED dinamica, le maniglie a scomparsa, i cerchi in lega da 20”, il tetto panoramico esteso e i dettagli Black Gloss con superfici levigate.

Si tratta di un SUV che comunica solidità e raffinatezza senza rinunciare a una vocazione adventure-oriented coerente con il DNA Jaecoo.

Super Hybrid System SHS-P

Cuore della complessa piattaforma alla base di Jaecoo 8 è il sistema SHS-P plug-in hybrid AWD, che integra motore termico ad alta efficienza e tre motori elettrici.

Motore termico 1.5 TGDi ciclo Miller
Potenza motore ICE 143 CV
Motori elettrici anteriori 102 CV + 122 CV
Motore elettrico posteriore 238 CV
Potenza combinata 428 CV
Coppia massima 580 Nm
Batteria 34,46 kWh LFP
Trasmissione DHT350 a 3 rapporti
Trazione AWD elettrica
Autonomia EV fino a 134 km
Autonomia totale oltre 1.100 km

Il motore termico opera secondo il ciclo Miller, privilegiando il rendimento energetico rispetto alla potenza specifica.

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L’efficienza termica supera il 44%, valore particolarmente elevato per un propulsore turbo a benzina di questa categoria.

La trazione integrale non utilizza un albero meccanico tradizionale.

La coppia al retrotreno è generata dal terzo motore elettrico da 175 kW, soluzione che migliora packaging, efficienza e modulazione della trazione.

Quasi 600 CV e consumi da compatta

La somma delle potenze dei tre motori elettrici e del propulsore termico produce numeri di rilievo, come lo 0-100 km/h in 5,8 secondi, la velocità massima di 180 km/h, il consumo WLTP combinato di 2,1 l/100 km (dichiarato dalla Casa), un’autonomia elettrica fino a 134 km e una complessiva superiore a 1.100 km.

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Nel ciclo reale, il sistema mantiene livelli di efficienza elevati anche con batteria non completamente carica, grazie alla capacità del motore termico di alimentare direttamente il generatore elettrico interno.

La ricarica supporta la corrente alternata fino a 11 kW e la continua fino a 60 kW. Una caratteristica non comune nel panorama PHEV, che avvicina l’esperienza di utilizzo a quella di un veicolo elettrico puro.

Comfort attivo e controllo intelligente

La piattaforma adotta sospensioni in grado di modificare la risposta degli ammortizzatori fino a 100 volte al secondo, adattando la rigidità in funzione delle condizioni del fondo stradale.

La rigidità torsionale dichiarata di 25mila Nm/deg contribuisce a migliorare precisione di guida e comfort vibrazionale.

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Il sistema di guida integra tre modalità (Eco, Normal e Sport), il Terrain selector (Snow, Sand, Off-road) e l’AWD intelligente con gestione elettronica della coppia. Si tratta di un approccio che offre una guida sicura e prevedibile anche su fondi a bassa aderenza.

Tecnologia e benessere a bordo

L’abitacolo ha materiali di pregiati – i rivestimenti sono in pelle Nappa – e una forte integrazione digitale.

Tra le principali dotazioni il doppio display da 12,3”, l’head-up display con realtà aumentata, l’impianto audio Sony a 14 altoparlanti, l’illuminazione ambiente configurabile e il climatizzazione con filtro aria N95, abbinato ai sedili anteriori ventilati, riscaldati e massaggianti.

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L’infotainment è progettato per offrire elevata reattività grazie a chipset automotive di ultima generazione, che supporta Apple CarPlay e Android Auto wireless.

La configurazione a sette posti amplia la versatilità, rendendo la Jaecoo 8 adatta sia all’uso familiare sia al viaggio di lunga percorrenza.

Sicurezza e architettura strutturale

Il telaio adotta una struttura a gabbia con elevata capacità di assorbimento dell’energia in caso di impatto.

Le dotazioni di sicurezza sono complete, con 10 airbag, sistemi ADAS avanzati, telecamera ad ampio raggio e la struttura ottimizzata per crash multi-direzionali.

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La garanzia del costruttore copre 7 anni o 150mila km, per batteria e componenti EV 8 anni o 160mila km, 12 anni contro la corrosione.

Test drive tra Firenze e Fiesole

Il primo contatto dinamico con Jaecoo 8 si è svolto lungo un percorso misto particolarmente indicativo delle potenzialità del sistema SHS-P.

Partenza nel traffico urbano di Firenze, salita panoramica verso Fiesole e successivo anello tra le strade collinari che caratterizzano l’area a nord del capoluogo toscano.

Nel traffico cittadino la marcia in modalità elettrica rimarca immediatamente uno dei punti di forza della vettura, la fluidità di erogazione.

L’assenza di vibrazioni e la risposta progressiva dell’acceleratore contribuiscono a una percezione di qualità tipica dei modelli premium consolidati.

Le dimensioni importanti non penalizzano eccessivamente la maneggevolezza grazie allo sterzo leggero alle basse velocità e alla visibilità favorita dalla posizione di guida rialzata.

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Affrontando la salita verso Fiesole si distingue il contributo del sistema a tre motori elettrici. L’erogazione della coppia è immediata e continua, con una spinta che rimane costante anche nei tratti più ripidi. La transizione tra funzionamento elettrico e ibrido risulta difficilmente percepibile, segno di una calibrazione particolarmente curata della trasmissione DHT a tre rapporti.

Nei percorsi collinari, caratterizzati da curve medio-veloci e asfalto non sempre perfettamente uniforme, il telaio dimostra un buon equilibrio tra comfort e controllo del rollio.

La massa complessiva non viene completamente mascherata, ma la gestione elettronica della coppia tra avantreno e retrotreno contribuisce a mantenere una traiettoria pulita anche in uscita di curva.

La modalità Sport modifica la risposta del powertrain, rendendo più immediata la richiesta di potenza e più sostenuto il contributo del motore termico, mentre la modalità Eco privilegia la marcia elettrica, particolarmente efficace nei centri storici.

Interessante anche l’isolamento acustico: a velocità costante il livello di rumorosità percepito è contenuto, contribuendo a un comfort di viaggio elevato, coerente con il posizionamento del modello.

Nel complesso, nella breve prova effettuata è emersa una taratura orientata alla facilità di utilizzo e al comfort, senza rinunciare a prestazioni brillanti quando richiesto dal conducente.

Una personalità coerente con il ruolo di grande SUV familiare tecnologicamente avanzato.

Una nuova idea di premium accessibile

Jaecoo 8 viene proposta in un unico allestimento completo, con prezzo di listino di 53.900 euro, in questa fase di lancio ridotta a circa 47.400 euro con incentivi e permuta.

Una strategia commerciale che punta a semplificare l’esperienza d’acquisto eliminando optional complessi e pacchetti configurabili.

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La Jaecoo 8 non è solo un’alternativa economica ai marchi europei, ma un prodotto tecnologicamente competitivo, capace di integrare soluzioni sofisticate come la trazione integrale elettrica, la ricarica rapida in corrente continua e sospensioni adattive magnetiche.

In un mercato che sta progressivamente ridefinendo il concetto di lusso automobilistico, la sfida non è più soltanto estetica o prestazionale, ma riguarda la capacità di offrire valore tecnologico concreto.

La Jaecoo 8 si inserisce proprio in questo spazio. Insomma, un SUV che guarda al futuro dell’elettrificazione senza rinnegare la versatilità dell’ibrido plug-in. Un equilibrio tra potenza, efficienza e comfort che racconta molto dell’evoluzione dell’automobile contemporanea, sempre più sofisticata, più silenziosa, più intelligente. E forse anche sempre meno legata ai loghi storici.

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AAA, energia per Cybertruck cercasi (astenersi perditempo)

Se c’è una cosa che Elon Musk e “Tesla”, la sua invenzione migliore, hanno insegnato al mondo fin dal primo giorno, è che la normalità non esiste.

Non lo era neanche quando è stato presentato il “Cybertruck”, pickuppone futurista di taglia XXXL comparso tra vetri rotti e stupore generale, e non lo è oggi che continua a reinventarsi a colpi di brevetti nel tentativo di risolvere il problema che domina il mondo dell’elettrico: l’autonomia.

Già, perché finché si parla di percorsi urbani e viaggi programmati tutto fila (più o meno) liscio, ma quando entrano in gioco rimorchi, carichi pesanti e utilizzi “da pickup vero”, la questione cambia di brutto.

Ed è proprio lì che gli ingegneri di Tesla stanno concentrando gli sforzi, con soluzioni sospese tra genialità e una certa vena surreale.

Un pickup che si gonfia

Un brevetto recente ha un retrogusto ironico: usare l’aria per risparmiare energia. L’idea è di inserire nel cassone del pickup un deflettore aerodinamico gonfiabile, capace di ridurre le turbolenze che si creano quando si traina un rimorchio.

Chiunque abbia mai guardato un pickup in autostrada con un carico al seguito sa che lo spazio tra veicolo e rimorchio è tutt’altro che neutro: è una zona turbolenta che aumenta la resistenza e di conseguenza i consumi.

La soluzione immaginata dai Tesla-ingegneri è di riempire quel vuoto con una struttura che si gonfia, si irrigidisce grazie a materiali tecnici e crea una continuità nel flusso dell’aria.

Il risultato, almeno sulla carta, è una riduzione delle turbolenze e un miglioramento dell’efficienza complessiva.

Un’idea all’apparenza bizzarra, che risponde a un problema reale con una logica difficilmente contestabile.

La batteria “al traino”

Se questa soluzione lavora sull’efficienza, quella successiva entra direttamente nel cuore della faccenda: la quantità di energia disponibile.

Tesla ha immaginato un sistema a doppia batteria, una principale e una secondaria collocata su un rimorchio dedicato.

Non è una semplice riserva da utilizzare all’occorrenza, ma un sistema intelligente in cui le due batterie comunicano costantemente.

Durante la marcia, il carico viene distribuito tra i due pacchi per migliorare l’efficienza complessiva, evitando che uno si scarichi più rapidamente dell’altro.

E quando entra in gioco la navigazione, il sistema diventa ancora più strategico: se la destinazione è raggiungibile con la sola batteria principale, quella del rimorchio viene conservata per l’utilizzo successivo.

Sincronizzazione, prima di tutto

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la fase di ricarica. Prima di collegarsi a una colonnina rapida, il sistema allinea la tensione delle due batterie, rendendole compatibili per una ricarica parallela.

In questo modo entrambe possono essere alimentate contemporaneamente, sfruttando al massimo la potenza disponibile e riducendo i tempi complessivi.

È un dettaglio tecnico, ma spiega bene la filosofia del progetto: non basta avere più energia, bisogna anche saperla gestire nel modo più efficiente possibile.

Più autonomia, meno praticità

Eppure, anche le soluzioni più ingegnose devono fare i conti con la realtà, perché un rimorchio resta un rimorchio: aggiunge peso, peggiora l’aerodinamica e occupa spazio.

E soprattutto, non può essere utilizzato contemporaneamente per altre funzioni.

Il risultato finale è un equilibrio delicato, leggermente contraddittorio: per aumentare l’autonomia in ambienti di lavoro si finisce per limitare proprio la versatilità che rende un pickup utile.

Senza contare che il peso delle batterie non diminuisce con l’uso, mantenendo costante il carico anche quando l’energia si esaurisce.

Kia PV5 Crew Van, il furgone “mutaforma”

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Kia PV5 Crew Van è il van elettrico modulare che passa da cargo a 5 posti in un attimo - foto © Kia

PV5 Crew Van è il veicolo commerciale leggero elettrico di Kia che promette di ridefinire il concetto di versatilità operativa.

Questa nuovo van elettrico è basato su una piattaforma modulare pensata per adattarsi in tempo reale alle esigenze di aziende, flotte e professionisti.

Adatto dal trasporto merci al trasporto passeggeri con un solo comando, senza attrezzi, senza fermare il lavoro.

Il nuovo modello amplia l’ecosistema Platform Beyond Vehicle (PBV) del costruttore coreano, confermando una direzione tecnologica sempre più orientata alla flessibilità industriale e alla digitalizzazione della mobilità commerciale.

Da cargo a cinque posti in pochi secondi

Alla base del progetto il sistema di riconfigurazione one-touch che consente di passare dalla dai due posti (con ampio vano di carico) ai cinque per il trasporto del personale.

Un vero mutaforma, se fosse stato progettato dalla… Marvel!

Un semplice comando a leva sblocca il sedile reclinabile, inclina lo schienale e consente al divisorio interno di scorrere lungo la guida strutturale integrata.

Il risultato – a sentire Kia – è una trasformazione immediata che elimina la necessità di officine specializzate o modifiche aftermarket, riducendo drasticamente tempi di fermo e costi operativi.

La soluzione rientra nella strategia Made In Plant (MIP) di Kia, un approccio industriale che integra direttamente in fabbrica le conversioni più richieste dal mercato professionale. Il vantaggio è è una qualità costruttiva uniforme e certificata abbinata a una perfetta integrazione con elettronica di bordo e sistemi di sicurezza.

Il sistema a binario a L installato nel vano di carico permette il fissaggio modulare di attrezzature e accessori professionali, rendendo il veicolo particolarmente adatto a diversi settori dall’edilizia e la manutenzione tecnica al facility management, dal giardinaggio e servizi ambientali all’assistenza aeroportuale e alla logistica urbana.

Architettura PBV e piattaforma E-GMPS

PV5 Crew Van deriva dal PV5 Cargo Long, vincitore dell’International Van of the Year 2026.

Utilizza la stessa piattaforma E-GMPS (Electric Global Modular Platform for Service) sviluppata per supportare veicoli elettrici altamente modulari.

Si tratta di un’architettura che offre numerosi vantaggi. Il primo è sicuramente il pianale completamente piatto che offre ampia capacità di carico. Altri sono l’integrazione nativa dei sistemi di gestione flotte, la predisposizione del software per aggiornamenti OTA, la compatibilità con sistemi di telemetria avanzata e la possibilità di personalizzazione strutturale.

Inoltre, la filosofia PBV permette la progettazione del veicolo e prevede una piattaforma di servizi digitali pensata per ottimizzare il Total Cost of Ownership (TCO) delle flotte professionali.

Capacità di carico variabile

Uno degli elementi più interessanti del PV5 Crew Van è la variabilità del volume di carico, che cambia in funzione della configurazione interna.

Configurazione Lunghezza vano Volume di carico
5 posti (Crew) 1.278 mm 2,4 m³
2 posti (Cargo) 1.965 mm 3,7 m³

La differenza di 1,3 m³ consente di adattare il mezzo a missioni operative molto diverse nella stessa giornata lavorativa, migliorando l’efficienza d’impiego del veicolo.

Il pavimento rinforzato antiscivolo e le prese Vehicle-to-Load (V2L) nel vano di carico trasformano inoltre il furgone in una vera unità mobile di lavoro, capace di alimentare utensili elettrici e dispositivi professionali direttamente dalla batteria di trazione.

Autonomia e prestazioni per l’impiego urbano

PV5 Crew Van è equipaggiato con una batteria da 51,5 kWh, che consente un’autonomia stimata fino a 283 km nel ciclo WLTP. Il dato è in fase di omologazione.

Ovviamente l’alimentazione è al 100% elettrica, l’autonomia è ottimizzata per un utilizzo urbano e periurbano, il carico utile massimo è di 625 kg, ed ha la predisposizione per gestione flotte digitali.

L’autonomia dichiarata mette in evidenza una chiara vocazione urbana e last-mile, segmento nel quale i veicoli PBV rappresentano una soluzione ideale grazie a costi operativi ridotti e accesso facilitato alle ZTL europee.

Il valore industriale della conversione integrata

La logica “one-stop” adottata da Kia consente alle aziende di acquistare il veicolo già configurato per utilizzi specifici, senza dover ricorrere a conversioni aftermarket.

Kia prevede anche conversioni locali dedicate ai singoli mercati europei, ampliando ulteriormente le possibilità di personalizzazione.

Secondo Erhan Eren, direttore PBV di Kia Europe, “molti operatori richiedono veicoli in grado di servire sia il personale sia il trasporto merci all’interno dello stesso ciclo di lavoro. PV5 Crew Van risponde direttamente a questa esigenza grazie a un sistema interno configurabile che consente transizioni rapide senza compromettere la produttività”.

Il futuro passa dalla flessibilità

Il debutto del PV5 Crew Van segna un cambiamento nella progettazione dei veicoli commerciali.

Non si parla più di mezzi pensati per un singolo utilizzo, ma di piattaforme evolutive capaci di adattarsi dinamicamente alle esigenze operative.

La modularità diventa così un fattore competitivo, soprattutto in un contesto economico caratterizzato da supply chain variabili, logistica urbana complessa e crescente elettrificazione delle flotte.

Il van non è più solo un mezzo di trasporto. In questa prospettiva, il concetto PBV rappresenta la transizione verso un ecosistema di mobilità professionale capace di trasformarsi insieme con il lavoro.

Un cambiamento in cui la tecnologia “muove” le persone e le merci, ma al tempo stesso ridefinisce il modo in cui il lavoro si muove nel mondo.

Opel Astra 2026, la rivincita delle compatte

Astra
La nuova Astra offre una piattaforma multi-energia, 196 CV e autonomia elettrica fino a 83 km per la Plug-In Hybrid e la tecnologia Intelli-Lux HD - foto © Opel

La nuova Opel Astra 2026 si inserisce nella categoria delle compatte due volumi, pragmatica alternativa alla moda di crossover e SUV.

Lo fa puntando su un DNA orgogliosamente “Made in Germany”, su una gamma multi-energia estremamente razionale e su un pacchetto tecnologico avanzato per il segmento.

Rivale delle Volkswagen Golf e (in casa Stellantis) delle Peugeot 308, la nuova Astra prosegue una tradizione lunga oltre 90 anni nel segmento delle compatte Opel.

E propone ai clienti un’evoluzione del concetto di efficienza accessibile con una piattaforma multi-energia che spazia dal diesel al Mild Hybrid 48V fino al Plug-In Hybrid e alla versione 100% elettrica.

Il minimalismo tedesco diventa tecnologia

La nuova Astra interpreta con coerenza la filosofia stilistica Opel “bold and pure” fatta di superfici tese, linee pulite, proporzioni equilibrate.

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Nessuna esasperazione muscolare, nessuna bombatura superflua. È un’estetica che parla di pragmatismo prima che di moda.

Il frontale introduce l’ultima evoluzione dell’Opel Vizor, ora integrato con il logo Blitz illuminato, elemento già visto sulla nuova Grandland. Il risultato è una firma luminosa che enfatizza il concetto di Opel Compass, ovvero l’intersezione grafica tra asse verticale e orizzontale del frontale.

L’approccio è coerente con una filosofia progettuale tipicamente tedesca: eliminare il superfluo per migliorare percezione qualitativa e aerodinamica.

Intelli-Lux HD per vedere prima e reagire meglio

Uno degli elementi innovativi della nuova Astra è il sistema di illuminazione Intelli-Lux HD a matrice di LED, composto da oltre 50mila pixel attivi.

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Il sistema crea una distribuzione luminosa adattiva capace di generare una vera e propria “parete di luce”, lasciando in ombra solo le aree occupate dagli altri veicoli per evitare abbagliamenti.

Il vantaggio è concreto in termini di sicurezza attiva.

A 80 km/h il guidatore può individuare ostacoli fino a 30-40 metri prima rispetto a fari convenzionali, guadagnando fino a due secondi di tempo di reazione.

L’evoluzione rispetto alle precedenti matrici LED riguarda la precisione della modulazione luminosa, ora gestita digitalmente attraverso micro-segmenti che consentono una regolazione estremamente fine del fascio.

Il sistema integra la compensazione automatica dell’abbagliamento su segnaletica verticale, la funzione meteo con modulazione dell’intensità su asfalto bagnato, la gestione adattiva delle curve con attivazione selettiva dei moduli laterali e una modalità per l’eventuale guida a sinistra.

L’ergonomia prima di tutto

L’abitacolo si presenta con la plancia Pure Panel che integra due schermi da 10 pollici con interfaccia grafica fluida e layout estremamente leggibile.

La scelta di mantenere comandi fisici per la climatizzazione è una decisione progettuale significativa, in netta controtendenza rispetto alla digitalizzazione estrema di molti competitor.

La connettività comprende Apple CarPlay wireless, aggiornamenti OTA e head-up display Intelli-HUD.

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Particolare attenzione è stata dedicata all’ergonomia dei sedili, dotati di una zona centrale ribassata che riduce la pressione sul coccige, soluzione ispirata alla biomeccanica delle selle da ciclismo.

Il rivestimento è in un materiale simil-Alcantara completamente riciclato e riciclabile, coerente con l’approccio Opel alla sostenibilità .

La logica della piattaforma multi-energia

Opel continua ad adottare la strategia industriale orientata alla libertà di scelta tecnologica.

Motore Potenza
1.5 Diesel 130 CV efficienza nei lunghi percorsi
Mild Hybrid 48V 145 CV elettrificazione leggera e consumi contenuti
Plug-In Hybrid 196 CV compromesso ideale tra prestazioni ed efficienza
Electric 156 CV autonomia fino a 454 km WLTP

Abbiamo provato la versione Plug-In Hybrid che combina un 1.6 turbo benzina da 150 CV con un motore elettrico da 125 CV per una potenza di sistema pari a 196 CV e 360 Nm di coppia.

La batteria da 17,2 kWh consente un’autonomia elettrica WLTP fino a 83 km.

Baricentro basso contro la moda SUV

Su strada emerge chiaramente la differenza tra una berlina compatta tradizionale e un crossover.

Il baricentro basso consente di ridurre drasticamente il rollio, mentre l’assetto presenta una taratura relativamente rigida ma ben filtrata sulle asperità urbane.

Lo sterzo si distingue per precisione in inserimento, anche se tende a isolare leggermente il guidatore dal feedback dell’asfalto.

Il nuovo cambio automatico eDCT a doppia frizione a 7 rapporti rappresenta un importante miglioramento rispetto alle precedenti trasmissioni e ha innesti rapidi, logica predittiva efficace e palette al volante ben dimensionate.

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L’integrazione tra motore termico ed elettrico risulta fluida nella maggior parte delle condizioni di guida, con uno 0-100 km/h dichiarato in 7,6 secondi.

Consumi, costi e formula di acquisto

Durante l’utilizzo reale, il computer di bordo segnala consumi medi intorno a 4,8 l/100 km, a patto – ovviamente – di utilizzare la parte elettrica regolarmente ricaricata.

I prezzi partono dai 35.250 euro per la versione Mild Hybrid fino agli oltre 44mila euro per la GS/Ultimate.

Per il lancio, l’Astra viene offerta con la formula finanziaria “Scelta Opel” che prevede una rata m,ensile tra i 189 e i 281 euro (secondo la versione e l’allestimento) con una maxi rata finale compresa tra 16.196 e 18.746 euro, con TAEG tra il 7,06 e il 7,38%.

Compatta per chi ama guidare davvero

Bastano pochi chilometri per capire che la nuova Astra non vuole imitare i SUV. Anzi, vuole ricordarci che le compatte sono ancora una scelta intelligente.

Nel traffico urbano si apprezza la fluidità del sistema ibrido e la leggerezza dei comandi, mentre nei percorsi extraurbani emerge la precisione dell’avantreno.

L’inserimento in curva è pulito, il rollio quasi assente, la traiettoria rimane stabile anche quando si aumenta il ritmo. Non è una sportiva estrema, ma restituisce quella sensazione di controllo tipicamente tedesca che rende la guida intuitiva e rilassante.

Di notte, l’Intelli-Lux HD trasforma la percezione della strada: il fascio luminoso aumenta il senso di sicurezza senza disturbare chi procede in senso opposto.

Il passaggio tra frenata rigenerativa e intervento meccanico genera una modulabilità non sempre lineare del pedale, fenomeno già presente su altri modelli Stellantis.

Anche la taratura degli ADAS appare piuttosto conservativa, talvolta con interventi bruschi nella gestione del mantenimento corsia.

Il bagagliaio della Plug-In Hybrid è penalizzato dalla presenza della batteria e si ferma a una capacità di 310 litri.

La nuova Astra non cerca di stupire con effetti speciali, ma convince con la sostanza. È un’auto pensata per chi considera ancora la tecnica un valore.

In un mercato in cui troppo spesso conta l’altezza da terra, Opel ricorda che la vera evoluzione passa spesso dalla razionalità e forse è proprio questo il suo fascino più autentico.

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Il tempo di bere un caffè e la Blade Battery 2.0 di BYD è carica

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BYD annuncia la Blade Battery 2.0 sui suoi prossimi modelli, con ricarica in 5 minuti e tecnologia Flash Charging fino a 1,5 MW - foto © BYD

La completa diffusione dell’auto elettrica passa dalla batteria e dalla sua velocità di ricarica, non si può fare diversamente.

Oggi, con la sua nuova Blade Battery 2.0, il costruttore cinese BYD punta a ridurre drasticamente uno dei principali limiti percepiti dagli automobilisti, ossia il tempo di ricarica.

Secondo i dati diffusi dalla Casa – e sembra confermati da diverse specialisti – la nuova generazione di accumulatori è in grado di passare dal 10% al 70% di carica in circa 5 minuti e arrivare al 97% in meno di 10 minuti.

Questo risultato sarebbe raggiungibile grazie alla combinazione tra nuova chimica delle celle e infrastrutture di ricarica Flash Charging fino a 1.500 kW di potenza.

In pratica ci siamo: i tempi per le ricariche elettriche sono sempre più vicini a quelli per il rifornimento delle auto endotermiche.

Una nuova generazione di batterie evolute

Il cuore del progetto è la filosofia Blade Battery, introdotta da BYD per migliorare sicurezza, robustezza strutturale e densità energetica rispetto alle tradizionali batterie agli ioni di litio.

La versione 2.0 evolve la chimica LFP (litio-ferro-fosfato) introducendo varianti più avanzate come la LMFP (litio-manganese-ferro-fosfato), che promettono tensioni più elevate e maggiore densità energetica mantenendo costi relativamente contenuti.

Tra i miglioramenti dichiarati l’incremento della densità energetica di circa il 5%, una maggiore stabilità termica, cicli di vita più lunghi e una maggiore sicurezza intrinseca rispetto alle chimiche NMC.

La Blade Battery vuole infatti costruire la propria reputazione su elevata resistenza meccanica e minore propensione alla fuga termica, elementi fondamentali per la sicurezza dei veicoli elettrici.

Ricarica ultra rapida a 1.500 kW

Un altro elemento di discontinuità è l’ecosistema di ricarica abbinato alla Blade Battery 2.0.

BYD propone una nuova architettura ad altissima tensione (Flash Charging, fino a 1000 V) e a colonnine capaci di erogare fino a 1,5 MW, un valore finora mai visto su scala industriale.

Secondo alcune dichiarazioni, questa tecnologia permetterebbe di raggiungere il 97% di carica in circa 10 minuti e garantisce performance elevate anche a temperature molto basse, con tempi di ricarica di circa 12 minuti a -30°C.

Cruciale – come al solito – la diffusione dell’infrastruttura.

BYD prevede l’installazione di 20mila stazioni Flash Charging entro il 2026 in Europa, con sistemi di accumulo energetico integrati per evitare picchi di carico sulla rete elettrica.

Velocità di ricarica o autonomia?

La seconda generazione della Blade Battery non si limita a una singola configurazione ma è proposta in due diversi tagli progettuali.

La variante Long Blade punta a massimizzare l’autonomia, mentre la Short Blade è progettata per supportare potenze di ricarica estremamente elevate, tipicamente associate a piattaforme a 800-1000 volt.

Versione Obiettivo Densità energetica Potenza di ricarica
Short Blade ricarica ultra-rapida circa 160 Wh/kg fino a 8C
Long Blade massima autonomia fino a 210 Wh/kg inferiore ma più efficiente

Prime applicazioni su Denza Z9 GT

La prima vettura a beneficiare della nuova tecnologia è la Denza Z9 GT, gran turismo elettrica che promette oltre 800 km di autonomia e potenze superiori a 900 CV nelle versioni più performanti.

L’introduzione della Blade Battery 2.0 segna anche un passo avanti nella strategia industriale di BYD, che punta a consolidare il proprio ruolo non solo come costruttore automobilistico ma come fornitore globale di tecnologie per l’elettrificazione.

Non a caso il gruppo è già tra i principali produttori mondiali di batterie, competendo direttamente con colossi come CATL.

Verso la parità con il rifornimento tradizionale?

Se le prestazioni dichiarate saranno confermate nell’uso reale, la Blade Battery 2.0 potrebbe ridurre drasticamente uno dei principali ostacoli alla diffusione dei veicoli elettrici, cioè l’ansia da ricarica.

Dal punto di vista ingegneristico, la sfida principale non è solo la batteria ma l’integrazione tra architetture ad altissima tensione e gestione termica avanzata, tra sistemi di accumulo nelle stazioni HPC ed elettronica di potenza evoluta e ancora software di gestione della ricarica.

Il fatto che la ricarica rapida si fermi al 97% non è casuale, in quanto lascia spazio al recupero di energia in frenata e contribuisce a preservare la vita utile della batteria.

Una rivoluzione tecnologica e culturale

La Blade Battery 2.0 rappresenta un passaggio simbolico nella maturazione dell’auto elettrica.

La tecnologia riduce le emissioni e allo stesso tempo cerca di replicare e superare la praticità dell’automobile tradizionale.

Se il pieno elettrico richiederà davvero pochi minuti, cambieranno le abitudini di viaggio, la progettazione delle infrastrutture e perfino la percezione dell’autonomia.

In questo modo il vero cambiamento non sarà più la velocità di ricarica, ma la possibilità di non pensarci più.

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Toyota: meno slogan, più motori (anche a benzina)

Mentre mezza industria automobilistica europea annunciava la fine del motore a combustione con la stessa sicurezza con cui si prenotano sdraio e ombrellone un anno per l’altro, Toyota stava ferma, zitta e continuava a sfornare ibridi.

Qualcuno la definiva un’azienda conservatrice, altri arretrata, altri ancora, con il tono di chi deve spiegare l’internet banking ai nonni, faceva notare che il futuro era elettrico ed era meglio sbrigarsi prima che il treno partisse.

Il treno è partito, ha fatto qualche km, poi si è fermato a ricaricare e sono arrivati i problemi.

Il grande dietrofront

È il velocissimo riassunto della cronaca degli ultimi due anni. I grandi costruttori che avevano fissato date categoriche per l’addio al termico le hanno spostate, ammorbidite o cancellate con la discrezione di chi toglie un post imbarazzante dai social sperando che nessuno l’abbia visto.

Volkswagen ha ridimensionato i piani, Ford rinviato gli investimenti sulle fabbriche di batterie, General Motors ha smesso di parlare di elettrico puro come unica opzione.

E la Commissione UE, che nel 2035 pretendeva il 100% di veicoli nuovi a emissioni zero, ha già aperto uno spiraglio al 10% per i motori tradizionali con una retromarcia definita “una correzione tecnica” che somiglia molto ad un’ammissione di colpa.

Toyota ha guardato tutto questo con l’espressione di chi ha ordinato il caffè e aspetta che gli altri finiscano di litigare sul menù.

Tre ostacoli irrisolvibili

Il marchio giapponese ha raccolto le sue considerazioni e le ha messe nero su bianco sul magazine aziendale “Toyota Times”: con la flemma di chi non ha bisogno di alzare la voce, ha spiegato perché i motori a benzina non se ne andranno tanto presto.

Perfino la sintesi è brutale: il mondo non è una Silicon Valley con le colonnine di ricarica ogni 200 metri e una rete elettrica stabile H 24.

Ci sono aree dove l’infrastruttura di ricarica non esiste, zone dove ci sarebbe anche ma non funziona, regioni in cui funziona ma ricaricare richiede ancora un tempo troppo lungo per essere credibile.

Poi ci sono aree in cui tutto funzionerebbe, ma il prezzo di un’elettrica nuova è troppo caro e la parità di costo con il termico è ancora un orizzonte, non un sospetto.

In pratica sono tre, secondo il marchio nipponico, gli ostacoli concreti che frenano la transizione globale.

Il primo è infrastrutturale: in ampie porzioni del pianeta, la rete di ricarica è ancora così vaga da rendere un’auto elettrica un acquisto rischioso per chiunque non viva in una grande città con un garage privato.

Il secondo sono i tempi: malgrado i progressi nella ricarica rapida, fare il pieno di carburante in tre minuti contro 20 o 30 per la corrente rimane una differenza che pesa nella vita quotidiana di chi guida per necessità e non per piacere.

Il terzo è economico: le auto a combustione costano ancora sensibilmente meno di quelle elettriche, e per una famiglia la differenza non è un dettaglio, ma la decisione stessa.

Quello che Toyota preferisce non dire

Sul fatto che le nuove BYD si ricarichino al 95% in nove minuti (dato reale e verificabile, non fantascienza) Toyota sorvola con eleganza olimpica.

È lecito sospettare che non sia solo disattenzione: le colonnine capaci di erogare quella potenza sono ancora una rarità in buona parte del mondo, e citare il dato significherebbe ammettere che la tecnologia sta correndo più veloce di quanto Toyota preferisca riconoscere.

Analogamente, chi possiede già un’elettrica tende a definire l’ansia da autonomia un problema largamente sopravvalutato, frutto più di aspettative sbagliate che di limiti reali. Toyota lo sa, e la scelta di ignorare entrambe le considerazioni ha il sapore di una precisa strategia comunicativa.

L’interesse e la ragione, in questo caso, coincidono e non significa automaticamente che abbiano torto, ma è sempre utile tenerlo a mente quando un’azienda che ha investito miliardi nei propulsori termici spiega perché resteranno indispensabili.

La Corolla, il manifesto filosofico

Il caso simbolo del Toyota pensiero è la “Corolla”, l’auto più venduta della storia dell’umanità, primato detenuto fino all’arrivo della Tesla Model Y.

La Corolla vende perché costa il giusto, va bene, non richiede un’infrastruttura dedicata e non crea problemi al guidatore alle 11 di sera in autostrada. È l’auto del mondo reale, non dell’utopia.

La prossima generazione, anticipata da un concept elettrico dal design piuttosto radicale che aveva fatto pensare a una svolta, sarà nella realtà molto più cauta: versioni ibride, plug-in, motori termici puri per i mercati che li chiedono e, eventualmente, una variante elettrica per chi la vuole.

Nessuna eliminazione, data di scadenza o comunicato stampa eroico. Solo una gamma che si adatta a quello che i clienti hanno intenzione di acquistare, concetto ovvio ma che per qualche anno sembrava essere sfuggito a buona parte dell’industria.

L’alleanza dei motori

Sul fronte tecnico, Toyota non si è limitata a difendere il giardinetto di casa, ha stretto un’alleanza con Mazda e Subaru per sviluppare una nuova famiglia di motori a quattro cilindri più compatti, efficienti e progettati per funzionare anche con carburanti alternativi: idrogeno liquido, biocarburanti e combustibili sintetici.

È il cuore della scommessa: arriverà un giorno in cui il problema non sarà il motore a combustione, ma il tipo di liquido che brucia dentro.

Una posizione che divide gli esperti tra chi la considera una strada percorribile verso la decarbonizzazione e chi la ritiene un modo sofisticato per guadagnare tempo senza cambiare nulla.

La verità probabilmente sta nel mezzo, come spesso accade quando si parla di transizioni energetiche su scala globale in un’industria che muove trilioni di dollari e impiega milioni di persone.

La pazienza come strategia

Quello che è difficile contestare, guardando i numeri attuali, è che la strategia della pazienza ha funzionato meglio di quanto i critici si aspettassero.

Toyota ha chiuso gli ultimi anni come il costruttore più venduto al mondo, con una quota crescente di ibridi e un’esposizione alle perdite sui veicoli elettrici di gran lunga inferiore rispetto ai concorrenti che avevano puntato tutto sul BEV.

In Cina, dove la competizione elettrica è più feroce e BYD detta i prezzi con una logica che gli europei faticano ancora a digerire, Toyota ha scelto la strada delle joint venture locali (con GAC e FAW) arrivando a 80mila unità vendute in quel segmento senza dover costruire da zero una competenza che il mercato cinese ha già sviluppato a ritmi impossibili da replicare.

Ma non è detto che la storia continui così. Il mercato elettrico sta maturando, i prezzi delle batterie scendono, le infrastrutture migliorano anche nelle aree più arretrate e ci sarà un punto, difficile da definire temporalmente ma non così impossibile da immaginare, in cui i motivi per tenere in vita il motore a combustione peseranno meno della voglia di abbandonarlo.

Toyota lo sa bene, e nelle dichiarazioni ufficiali non dice mai che il termico durerà per sempre, si limita ad affermare che durerà più a lungo di quanto qualcuno abbia giurato con troppa disinvoltura. E su questo, per ora, i fatti le danno ragione.

Nel frattempo la Corolla continua a vendere, gli ibridi crescono e Toyota aspetta, con la pazienza silenziosa di chi ha già visto troppi treni partire in ritardo per agitarsi ad ogni fischio del capostazione.

PETRONAS e DR ridisegnano l’ecosistema dei fluidi per GPL

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PETRONAS e DR Automobiles sviluppano insieme lubrificanti OEM per motori GPL ad alta efficienza - foto © PETRONAS

Nel panorama automotive contemporaneo efficienza energetica e durabilità dei componenti sono fondamentali. E molto spesso sono sempre più legate alla chimica dei fluidi.

In questo senso, la nuova collaborazione tra PETRONAS Lubricants Italy e DR Automobiles rappresenta un passaggio strategico di notevole rilevanza tecnica.

Non si tratta soltanto di una partnership commerciale, ma di un vero lavoro di co-engineering tra costruttore e produttore di lubrificanti, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni specifiche per le motorizzazioni della casa molisana, fortemente orientate verso alimentazioni alternative come il GPL.

L’accordo consolida il legame tra due realtà industriali radicate nel tessuto produttivo italiano ma con una visione internazionale.

Da un lato DR Automobiles, protagonista di una crescita significativa negli ultimi anni, dall’altro PETRONAS Lubricants Italy, centro di eccellenza tecnologica per lo sviluppo di fluidi ad alte prestazioni.

Il lubrificante progettato insieme al motore

Il cuore della collaborazione è rappresentato da SELENIA DR 5W-30, lubrificante completamente sintetico sviluppato con specifiche calibrate sulle caratteristiche delle unità propulsive DR.

Il concetto chiave è quello di approccio OEM (Original Equipment Manufacturer), ovvero la progettazione del fluido in parallelo allo sviluppo del motore.

Nel caso specifico, la particolare diffusione di motorizzazioni bifuel benzina/GPL nel portafoglio DR – pari a circa l’80% delle immatricolazioni del marchio – ha richiesto un lavoro di ottimizzazione delle proprietà chimico-fisiche del lubrificante per affrontare condizioni di combustione differenti rispetto ai motori benzina tradizionali.

Criticità dei motori GPL

Il GPL presenta caratteristiche di combustione che incidono direttamente sulle esigenze di lubrificazione.

Parametro Motore benzina Motore GPL
temperatura di combustione standard mediamente più elevata
residui carboniosi moderati ridotti
lubrificazione sedi valvole indiretta più critica
ossidazione olio standard potenzialmente maggiore
intervalli manutenzione standard da ottimizzare

L’assenza di componenti aromatiche nel GPL comporta una combustione più pulita, ma allo stesso tempo riduce l’effetto lubrificante naturale del carburante sulle sedi valvola, imponendo requisiti più stringenti sulla stabilità del film lubrificante.

SELENIA DR 5W-30 è stato sviluppato proprio per rispondere a queste condizioni operative, con particolare attenzione a stabilità termica e resistenza all’ossidazione, alla protezione antiusura delle superfici di contatto, al controllo dei depositi, alla compatibilità con sistemi di post-trattamento emissioni e alla riduzione degli attriti viscosi.

Il ruolo del Global Research & Technology Centre di Santena

Elemento distintivo della collaborazione è il coinvolgimento diretto del Global Research & Technology Centre PETRONAS di Santena, in provincia di Torino.
Si tratta di uno dei poli più avanzati in Europa per lo sviluppo di lubrificanti automotive e industriali.

Qui vengono simulate condizioni di esercizio reali attraverso test tribologici su banco, prove di ossidazione accelerata, simulazioni CFD del flusso del lubrificante, analisi spettroscopiche dei residui e validazioni su cicli WLTP e condizioni severe.

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Il Global Research & Technology Centre PETRONAS a Santena – foto © PETRONAS

La possibilità di sviluppare un fluido in stretta connessione con il costruttore consente di ottimizzare non solo la protezione del motore, ma anche l’efficienza complessiva del powertrain, con benefici in termini di consumi ed emissioni.

Il contributo dei fluidi funzionali

La collaborazione prevede anche l’utilizzo del PETRONAS PARAFLU come fluido refrigerante di riferimento per i modelli DR.

Il controllo della temperatura rappresenta infatti una variabile determinante per la durata del motore e la stabilità delle prestazioni.

Nei propulsori moderni, il sistema di raffreddamento contribuisce direttamente a diversi fattori, come per esempio la gestione delle tolleranze meccaniche e la riduzione delle deformazioni termiche.

Altrettanto importanti sono la stabilità della viscosità del lubrificante, l’efficienza della combustione e il controllo delle emissioni Nox.

L’integrazione tra lubrificante e refrigerante diventa quindi parte di un ecosistema fluido progettato come elemento attivo dell’architettura motore.

DR Automobiles e la diffusione del GPL

Fondata nel 2006, DR Automobiles ha consolidato una presenza significativa nel mercato italiano.

Sono oltre 34mila le vetture immatricolate nel 2025 e una rete superiore a 400 concessionari e oltre 420 centri assistenza.

La strategia del gruppo ha puntato con decisione sulla diffusione di motorizzazioni GPL, tecnologia che continua a rappresentare una soluzione concreta per la riduzione delle emissioni di CO₂ e dei costi di esercizio.

Il gruppo commercializza sette marchi – DR, EVO, Sportequipe, ICH-X, Tiger, Birba e Katay – con una gamma che spazia dai city SUV ai veicoli commerciali leggeri.

Co-engineering come fattore competitivo

Come sottolineato da Giuseppe Pedretti, Regional Managing Director EMEA PETRONAS Lubricants International, “collaborare con un costruttore significa entrare nel cuore del motore. Il lubrificante non è più un semplice consumabile, ma un componente progettuale in grado di influenzare direttamente l’efficienza del sistema”.

Il lavoro congiunto tra i team tecnici PETRONAS e DR ha permesso di sviluppare una formulazione calibrata sulle reali condizioni operative dei propulsori, con un focus particolare sulla continuità delle prestazioni nel tempo.

Quando la chimica diventa mobilità

La gamma PETRONAS raccomandata da DR Automobiles è già disponibile su tutto il territorio nazionale, sia per primo equipaggiamento sia per il service aftermarket.

Questo aspetto garantisce continuità tecnica tra progettazione, produzione e manutenzione, elemento chiave per la longevità dei moderni powertrain.

La collaborazione tra PETRONAS Lubricants Italy e DR Automobiles dimostra come l’evoluzione dell’automobile passi sempre più attraverso discipline apparentemente invisibili, come la tribologia e la chimica dei materiali.

In un’epoca in cui l’attenzione è spesso concentrata su elettrificazione e software, la ricerca sui fluidi continua a rappresentare un ambito fondamentale per migliorare efficienza, affidabilità e sostenibilità.

Il lubrificante diventa così un elemento di “dialogo” tra ingegneria meccanica e scienza dei materiali, contribuendo in modo silenzioso ma decisivo alle prestazioni complessive del veicolo.

Perché, in fondo, anche il futuro della mobilità scorre su un sottile film d’olio.

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foto © PETRONAS

Opel Grandland Electric AWD, l’elettrico che gioca su tutti i terreni

Con il Grandland Electric AWD, Opel inaugura una fase cruciale della propria strategia di elettrificazione. È infatti del primo modello a batteria del marchio dotato di trazione integrale, elemento che amplia significativamente il raggio dazione del SUV tedesco.

Posizionato al vertice della gamma Grandland, questo modello punta a coniugare efficienza, sicurezza e prestazioni in un segmento sempre più competitivo.

Secondo Opel l’elettrico diventa più versatile e adatto a ogni condizione, anche le più difficili.

Design & interni

Esteticamente, il Grandland Electric AWD evolve il linguaggio stilistico Opel con unimpronta moderna e allineata al concetto di Greenovation. Il frontale è dominato dal Vizor 3D con logo illuminato, affiancato dai sofisticati fari Intelli-Lux HD a matrice, mentre al posteriore spicca la scritta Opel retroilluminata.

Gli interventi aerodinamici, fra paraurti ottimizzati e cerchi da 20”, contribuiscono a un coefficiente di resistenza di 0,278, il migliore della gamma.

Allinterno, labitacolo punta su comfort e praticità, con una capacità di carico che varia da 485 a 1.580 litri. Limpostazione è razionale, con materiali curati e una disposizione ergonomica rigorosa, tipicamente tedesca, pensata per luso quotidiano senza rinunciare ad un tocco che sa di premium.

Prestazioni e dinamica di guida

Il cuore tecnico del Grandland Electric AWD è il sistema a doppio motore: 157 kW sullasse anteriore e 82 kW su quello posteriore, per una potenza complessiva di 325 CV e 509 Nm di coppia. Numeri che si traducono in uno 0-100 km/h in 6,1 secondi, valore più che competitivo.

La vera novità è però la gestione della trazione integrale elettrica, che lavora in sinergia con quattro modalità di guida: Normal, Eco, Sport e 4WD.

Questultima si rivela particolarmente efficace su fondi a bassa aderenza, distribuendo la coppia in modo continuo tra i due assi.

Determinante anche il telaio con sospensioni a smorzamento selettivo in base alla frequenza di sollecitazione, capace di adattare la risposta in base alle condizioni del fondo e dello stile di guida.

Il risultato è un equilibrio riuscito tra comfort e controllo, con una dinamica sicura anche su neve e superfici difficili.

Tecnologia e sicurezza

Sul fronte tecnologico, il SUV tedesco integra soluzioni avanzate, a partire dai fari a matrice Intelli-Lux HD che garantiscono visibilità ottimale senza abbagliare gli altri utenti della strada.

La gestione elettronica della trazione e dei sistemi di stabilità è stata calibrata per sfruttare al meglio il doppio motore, migliorando sicurezza e precisione di guida.

Lautonomia dichiarata raggiunge i 500 km WLTP grazie alla batteria da 73 kWh netti, mentre la ricarica rapida consente di passare dal 20 all80% in meno di 30 minuti, rendendo il Grandland adatto anche ai lunghi spostamenti.

Prezzi e rivali

Con un prezzo di partenza di circa 49.450 euro in Italia, il Grandland Electric AWD si colloca nel cuore del segmento C-SUV elettrici a trazione integrale.

I principali concorrenti includono modelli come Tesla Model Y Dual Motor, Volkswagen ID.4 GTX e Hyundai Ioniq 5 AWD.

Rispetto a queste, Opel punta su un equilibrio più tradizionale tra comfort, efficienza e comportamento stradale, senza estremismi tecnologici.

Alla guida

La presa di contatto su strada, sviluppata tra le provinciali del Pavese e gli sterrati del Relais Tenuta Il Cigno, mette in luce il vero valore aggiunto del Grandland Electric AWD: la versatilità.

Sullasfalto delle campagne lombarde, il SUV Opel si muove con grande fluidità, sfruttando lerogazione immediata dei due motori elettrici per garantire riprese pronte e progressive.

Lo sterzo è preciso, mai affaticante, mentre il lavoro delle sospensioni con smorzamento selettivo filtra efficacemente le irregolarità, restituendo un comfort di marcia elevato anche sui tratti più sconnessi.

È però lontano dallasfalto che il sistema AWD mostra la sua reale efficacia. Sugli sterrati della tenuta, caratterizzati da fondi a bassa aderenza e tratti leggermente ondulati, la modalità 4WD assicura trazione costante e una notevole sensazione di controllo con il 60% della coppia trasmessa al posteriore e il 40% all’anteriore.

La distribuzione della coppia tra i due assi è sempre impercettibile ma estremamente efficace, permettendo di affrontare curve e ripartenze con sicurezza, anche su superfici più scivolose.

Nel complesso, il Grandland Electric AWD si dimostra un SUV elettrico concreto: non cerca la sportività pura, ma privilegia equilibrio, facilità di guida e sicurezza, una serie di qualità che emergono chiaramente in un contesto variegato come la provincia Pavese.

Conclusioni

Il Grandland Electric AWD rappresenta un passo deciso per Opel verso unelettrificazione che ormai ha raggiunto la fase della maturità e della concretezza.

Non è un SUV rivoluzionario, ma estremamente razionale: offre buone prestazioni, autonomia adeguata e una trazione integrale realmente utile.

Tra i punti di forza emergono la versatilità, il comfort di marcia e la sicurezza in condizioni difficili.

Qualche limite resta nella personalità meno distintiva rispetto ad alcuni rivali più “tech-oriented”.

Nel complesso, è un prodotto solido e convincente, capace di interpretare lelettrico in chiave europea: efficiente, equilibrato e soprattutto utilizzabile ogni giorno.

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