
Se c’è una cosa che Elon Musk e “Tesla”, la sua invenzione migliore, hanno insegnato al mondo fin dal primo giorno, è che la normalità non esiste.
Non lo era neanche quando è stato presentato il “Cybertruck”, pickuppone futurista di taglia XXXL comparso tra vetri rotti e stupore generale, e non lo è oggi che continua a reinventarsi a colpi di brevetti nel tentativo di risolvere il problema che domina il mondo dell’elettrico: l’autonomia.
Già, perché finché si parla di percorsi urbani e viaggi programmati tutto fila (più o meno) liscio, ma quando entrano in gioco rimorchi, carichi pesanti e utilizzi “da pickup vero”, la questione cambia di brutto.
Ed è proprio lì che gli ingegneri di Tesla stanno concentrando gli sforzi, con soluzioni sospese tra genialità e una certa vena surreale.
Un pickup che si gonfia

Un brevetto recente ha un retrogusto ironico: usare l’aria per risparmiare energia. L’idea è di inserire nel cassone del pickup un deflettore aerodinamico gonfiabile, capace di ridurre le turbolenze che si creano quando si traina un rimorchio.
Chiunque abbia mai guardato un pickup in autostrada con un carico al seguito sa che lo spazio tra veicolo e rimorchio è tutt’altro che neutro: è una zona turbolenta che aumenta la resistenza e di conseguenza i consumi.
La soluzione immaginata dai Tesla-ingegneri è di riempire quel vuoto con una struttura che si gonfia, si irrigidisce grazie a materiali tecnici e crea una continuità nel flusso dell’aria.
Il risultato, almeno sulla carta, è una riduzione delle turbolenze e un miglioramento dell’efficienza complessiva.
Un’idea all’apparenza bizzarra, che risponde a un problema reale con una logica difficilmente contestabile.
La batteria “al traino”

Se questa soluzione lavora sull’efficienza, quella successiva entra direttamente nel cuore della faccenda: la quantità di energia disponibile.
Tesla ha immaginato un sistema a doppia batteria, una principale e una secondaria collocata su un rimorchio dedicato.
Non è una semplice riserva da utilizzare all’occorrenza, ma un sistema intelligente in cui le due batterie comunicano costantemente.
Durante la marcia, il carico viene distribuito tra i due pacchi per migliorare l’efficienza complessiva, evitando che uno si scarichi più rapidamente dell’altro.
E quando entra in gioco la navigazione, il sistema diventa ancora più strategico: se la destinazione è raggiungibile con la sola batteria principale, quella del rimorchio viene conservata per l’utilizzo successivo.
Sincronizzazione, prima di tutto
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la fase di ricarica. Prima di collegarsi a una colonnina rapida, il sistema allinea la tensione delle due batterie, rendendole compatibili per una ricarica parallela.
In questo modo entrambe possono essere alimentate contemporaneamente, sfruttando al massimo la potenza disponibile e riducendo i tempi complessivi.
È un dettaglio tecnico, ma spiega bene la filosofia del progetto: non basta avere più energia, bisogna anche saperla gestire nel modo più efficiente possibile.
Più autonomia, meno praticità
Eppure, anche le soluzioni più ingegnose devono fare i conti con la realtà, perché un rimorchio resta un rimorchio: aggiunge peso, peggiora l’aerodinamica e occupa spazio.
E soprattutto, non può essere utilizzato contemporaneamente per altre funzioni.
Il risultato finale è un equilibrio delicato, leggermente contraddittorio: per aumentare l’autonomia in ambienti di lavoro si finisce per limitare proprio la versatilità che rende un pickup utile.
Senza contare che il peso delle batterie non diminuisce con l’uso, mantenendo costante il carico anche quando l’energia si esaurisce.
















