venerdì 24 Aprile 2026 - 09:04:55

Home Blog Pagina 49

La rinascita italiana in carbonio della NSX

Immaginario
foto © Pininfarina

Ci sono nomi che, nel mondo dell’auto, rimangono fissati nell’immaginario collettivo degli appassionati.

NSX è uno di questi. Quando Honda la presentò nel 1990, ridefinì il concetto stesso di supercar accessibile e guidabile, con un equilibrio tra tecnologia, affidabilità e piacere di guida che fece scuola.

Oggi, a trentacinque anni di distanza, quella filosofia torna a vivere grazie a una collaborazione tutta italiana.

Infatti, JAS Motorsport e Pininfarina riportano in vita l’iconica coupé giapponese, reinterpretandola per il XXI secolo.

Una leggenda che ritorna

Il progetto, annunciato a Torino e Arluno, segna un passo storico per JAS Motorsport.

La sua prima vettura stradale ad alte prestazioni, costruita in serie limitata, rappresenterà una sintesi perfetta fra artigianalità e ingegneria da corsa.
Alla base c’è una
donor car, una NSX di prima generazione – con guida a sinistra o destra a seconda del mercato – che sarà completamente trasformata, dentro e fuori, per diventare un oggetto da collezione e da guida pura.

Il design è firmato Pininfarina, garanzia di equilibrio tra forma e funzione.

La carrozzeria sarà realizzata interamente in fibra di carbonio, materiale principe delle competizioni, scelto per ridurre il peso e aumentare rigidità e sicurezza.

Ogni pannello sarà modellato per esprimere tensione, aerodinamica e sensualità meccanica, in un linguaggio che omaggia l’originale ma la porta nel presente con superfici scolpite e proporzioni tese.

Tecnica e passione nel cuore della nuova NSX

Sotto la pelle di carbonio, il cuore pulsante resta fedele allo spirito Honda, con un V6 aspirato progettato e sviluppato da JAS Motorsport.

Il nuovo propulsore promette potenza, coppia e reattività senza compromessi, abbinato a un cambio manuale a sei marce che celebra la connessione diretta tra uomo e macchina.

In un’epoca dominata da ibridi plug-in e cambi robotizzati, questa scelta suona come una “dichiarazione d’amore” per la guida pura.

JAS intende offrire un’esperienza analogica ma moderna, dove il pilota è protagonista assoluto, senza filtri né artifici elettronici.

Ergonomia, emozione, eleganza

Anche l’interno nasce da un dialogo costante tra tradizione e innovazione.

Pininfarina ha reinterpretato il layout originale della NSX, conservandone la filosofia centrata sul conducente.

Ogni comando è a portata di mano, ogni superficie è pensata per evocare una sensazione tattile autentica, mentre materiali pregiati e inserti in carbonio raccontano una sportività raffinata.
La forma segue la funzione, ma senza rinunciare a quell’eleganza che da decenni è marchio di fabbrica del design torinese.

Produzione esclusiva e artigianale

La realizzazione avverrà presso l’atelier JAS Motorsport di Arluno (MI), dove la tradizione delle corse incontra la cura sartoriale del dettaglio.

Ogni esemplare sarà costruito a mano, secondo gli standard più elevati del motorsport. È prevista una produzione in serie limitata, ancora da definire nei numeri ma destinata a pochi fortunati collezionisti e piloti appassionati.

In un mercato dominato da SUV elettrificati e software di guida autonoma, questa rinascita rappresenta una scelta controcorrente.

La nuova NSX non punta alla connessione digitale, ma a quella emozionale.

È una macchina che parla alla memoria, all’istinto e al piacere meccanico, ricordandoci che l’automobile, prima di tutto, è passione, rumore, tatto e anima.

JAS Motorsport e Pininfarina non stanno semplicemente costruendo una vettura, stanno riportando in vita un’idea di guida.

Una filosofia che continua a dire, anche oggi, che le auto migliori non sono quelle che ci portano da un punto all’altro, ma quelle che ci fanno desiderare di non arrivare mai.

immaginario
foto © Pininfarina

1000 miliardi o me ne vado, firmato Elon Musk

Mettici il Natale che si avvicina, il mutuo per il garage dove conservare i razzi di “Space X”, gli stipendi per i dipendenti del Diner di Los Angeles, che non solo mangiano hamburger a sbafo ma pretendono pure soldi, e aggiungici il pediatra, i giocattoli, i vestiti, il cibo, le vacanze, lo svago e le scuole – dall’asilo all’università – dei 14 figli messi al mondo con tre donne diverse, è facile capire che il conto corrente di Elon Musk sia un po’ sotto pressione.

Se poi a questo si aggiunge la crisi di vendite del marchio Tesla, precipitate del 26,5% nel primo semestre di quest’anno e in parte dovute ai cinesi e alla concorrenza europea, ma anche allo scarso impegno dello stesso Elon, la situazione si fa tutt’altro che edificante, malgrado i 484,5 miliardi di dollari che secondo “Forbes” avrebbe messo al caldo.

Una richiesta monstre

Da qui, sempre nella forma dubitativa, nasce forse l’abnorme richiesta di denaro che Elon ha comunicato a Robyn Denholm, presidente del gruppo Tesla, incaricandola di portarla agli azionisti del marchio: 1.000 miliardi di dollari sull’unghia, oppure sarà l’addio.

Senza di lui l’abisso

Una richiesta di diaria che arriva ad una manciata di giorni dal 6 novembre, data in cui i soci dovranno mettere ai voti l’appannaggio del vulcanico imprenditore.

“Se non riusciamo a motivare Elon con un pacchetto retributivo equo rischiamo che lasci la sua posizione di vertice e Tesla potrebbe perdere il suo tempo, il suo talento e la sua visione che sono state essenziali a ottenere ritorni per gli azionisti eccellenti – scrive la manager – come consiglio di amministrazione abbiamo considerato quale sarebbe il futuro di Tesla senza Elon e abbiamo concluso che non sarebbe il futuro che i nostri azionisti meritano”.

Chi pretende più impegno

Ma c’è chi la pensa diversamente, convinto che una valigiata di soldi di quella portata andrebbe almeno accompagnata da una dichiarazione d’intenti che contenga garanzie, impegni, obiettivi e tempi di verifica precisi.

Quello di Musk, che se tutto andasse come pretende diventerebbe il primo trilionario della storia, è un vero ultimatum: oltre alla sua partecipazione, che deve aumentare dal 13 al 25%, Elon pretende di rimanere a capo dell’azienda per almeno altri sette anni e chiede che la capitalizzazione salga da 14.000 a 7.500 miliardi di dollari.

Meglio ancora se in banconote di piccolo taglio.

Verso un futuro senza possesso dell’auto

ANIASA
foto © ANIASA

Superata quota 1,3 milioni di vetture noleggiate: aziende, Pubbliche Amministrazioni e privati scelgono la libertà d’uso.

Il 2025 conferma un trend ormai inarrestabile, cioè che gli Italiani stanno cambiando modo di vivere l’auto.

Il noleggio a lungo termine non è più una nicchia riservata alle grandi flotte aziendali, ma una realtà trasversale che conquista imprese, professionisti e perfino privati cittadini.

Secondo l’ultima analisi ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici) nel primo semestre 2025 la flotta circolante in Italia ha raggiunto 1.327.000 veicoli, in crescita del 3% rispetto a dicembre 2024.

Oltre un milione e trecentomila auto che raccontano una nuova idea di mobilità, più flessibile, più sostenibile e, soprattutto, senza pensieri.

Chi guida la crescita

A trainare il settore sono le aziende, che da sole rappresentano la parte più consistente del parco circolante.

Infatti sono 1.045.912 le vetture aziendali (+4,6% rispetto al 2024), 116.000 i mezzi per le PA e 165mila i veicoli in mano a privati e professionisti con partita IVA o codice fiscale.

Sono numeri che testimoniano una tendenza chiara. Il noleggio a lungo termine non è più solo una formula “anticrisi”, ma una strategia di mobilità intelligente in un’epoca di transizione energetica e di incertezza economica.

ANIASA
foto © ANIASA

Come sottolinea Alberto Viano, presidente di ANIASA, “il noleggio offre la certezza di un costo mensile fisso, la libertà dalla burocrazia e la tranquillità di non doversi preoccupare del valore residuo. È la soluzione ideale in un periodo in cui il mercato è confuso sul tema delle alimentazioni e i listini continuano a crescere”.

Cala il diesel, salgono le ibride

Il cambiamento non è solo culturale, ma anche tecnologico.
Le preferenze di chi sceglie il noleggio seguono (anzi, anticipano) le tendenze generali del mercato auto

Alimentazione Quota 2024 Quota 2025 Trend
Diesel 48% 44% in calo
Benzina 11% 13% in crescita
Ibride HEV 27% 30% forte aumento
Plug-in hybrid 7% 7% stabile
Elettriche pure 4% 4% stabile

Il diesel cede terreno, ma non scompare, resta cioè una scelta razionale per chi percorre molti chilometri.
Le
ibride si consolidano come il compromesso perfetto tra efficienza e autonomia, mentre le elettriche pure faticano ancora a decollare, frenate da costi e infrastrutture insufficienti.

Vantaggi concreti per tutti

Perché sempre più automobilisti scelgono il noleggio a lungo termine?

Le ragioni sono molte, ma tutte riconducibili a tre concetti chiave: sicurezza economica, semplificazione e sostenibilità.

Prima di tutto i costi certi, con un canone mensile fisso che include bollo, assicurazione, manutenzione e assistenza.

E poi nessun rischio sull’usato in quanto si restituisce l’auto senza preoccuparsi della svalutazione.

Infine, è una scelta sostenibile poiché le flotte sono costantemente rinnovate e quindi mediamente più efficienti e meno inquinanti del parco circolante medio.

In un contesto di tassazione incerta sui fringe benefit e di transizione energetica complessa, molte imprese stanno anche estendendo i contratti in essere, preferendo la stabilità a nuove acquisizioni.

Necessarie regole più moderne

Eppure, nonostante il boom, il comparto del noleggio a lungo termine è ancora disciplinato da una normativa risalente al 1992, quando le vetture a nolo erano poche migliaia.

Oggi il settore invoca una riforma organica, capace di garantire omogeneità su temi cruciali come immatricolazione, fiscalità e circolazione.
Una modernizzazione normativa sarebbe non solo auspicabile, ma indispensabile per sostenere un modello di mobilità che sta diventando parte strutturale del sistema automotive italiano.

Un cambio di mentalità

Il successo del noleggio a lungo termine racconta molto più di una tendenza di mercato.

Possedere un’auto non è più un traguardo, ma una scelta tra le tante e l’importante è muoversi in libertà, con strumenti digitali, formule flessibili e costi prevedibili.

Un segnale chiaro di come l’automobile, da oggetto di status, stia diventando sempre più un servizio, un’esperienza, un ponte verso una mobilità sostenibile e consapevole.

E forse, nel futuro, la vera libertà dell’automobilista non sarà più quella di avere un’auto, ma di sceglierla ogni volta nuova.

Noleggio a lungo termine in Italia

Valore Variazione *
Flotta totale circolante 1.327.000 veicoli +3% su dicembre 2024
Flotte aziendali 1.045.912 +4,6%
Flotte PA 116.000 +2,5%
Privati e professionisti 165.000 stabile
Diesel 44% -4 p.p.
Ibride HEV 30% +3 p.p.
Elettriche 4% =

* 2025, primo semestre

Vredestein Wintrac Pro+, eccellenza tecnologica sotto zero

Vredestein
Vredestein Wintrac Pro+ sul podio degli pneumatici invernali 2025 - foto © Apollo Tyres Ltd

Nel mondo degli pneumatici invernali ad alte prestazioni, ogni dettaglio fa la differenza tra una guida sicura e una brutta esperienza.

Lo sa bene Vredestein, marchio di Apollo Tyres, che con il suo Wintrac Pro+ si è classificato nelle posizioni di vertice nel prestigioso test annuale di Auto Bild Allrad, la principale rivista automobilistica tedesca specializzata in fuoristrada e SUV.

Un riconoscimento che sottolinea non solo la qualità di questo pneumatico ma anche la sua capacità di dominare ogni condizione invernale.

Aderenza, trazione e precisione

Il test organizzato da Auto Bild Allrad ha visto confrontarsi 12 pneumatici nella dimensione 215/55 R17.

Si tratta di una misura diffusa per i SUV compatti, come la Volkswagen T-Roc utilizzata per il test.

I criteri di valutazione si sono concentrati su situazioni estreme – bagnato, neve e ghiaccio – con collaudi effettuati in Finlandia e Germania, banchi di prova per testare ogni mescola e profilo.

Il Wintrac Pro+ si è distinto per la sua capacità di garantire elevata aderenza su fondo bagnato, dove mantiene sterzata e controllo.

Ma anche trattenuta efficace su neve e ghiaccio, grazie a un battistrada direzionale studiato per massimizzare il contatto con la strada.

Infine anche gestione equilibrata e sicurezza in manovre impegnative, e risparmio di carburante, grazie a una ottimizzata resistenza al rotolamento.

Infatti, questo pneumatico è stato progettato per veicoli ad alte prestazioni e SUV, includendo anche nuove generazioni di auto elettriche potenti, un segmento in rapida espansione.

Tecnologia e design

Probabilmente il segreto del successo di Wintrac Pro+ è anche nel design, sviluppato in oltre mezzo secolo di esperienza invernale.

Aspetto Tecnologico Caratteristiche Benefici
Mescola ad alto contenuto di silice Maggiore elasticità a basse temperature Migliore aderenza su neve e ghiaccio
Battistrada direzionale Canali ampi e lamelle ottimizzate Eccellente evacuazione dell’acqua e trazione in fanghiglia
Resistenza al rotolamento bassa Materiali e struttura per minor consumo energetico Maggior efficienza e autonomia nei veicoli elettrici
Indice di velocità “Y” Fino a 300 km/h Adatto a veicoli sportivi e SUV high-end
Certificazione 3PMSF Conforme alle normative UE su neve e ghiaccio Sicurezza garantita in condizioni invernali

La disponibilità in oltre 120 misure per cerchi da 17 a 22 pollici lo rende perfetto per un’ampia gamma di veicoli, dai SUV compatti alle grandi berline sportive.

In simbiosi con il cambiamento automotive

Il risultato del Wintrac Pro+ in un test rigoroso come quello di Auto Bild Allrad non è soltanto un successo commerciale o tecnico.

È la conferma di quanto la tecnologia degli pneumatici stia evolvendo in simbiosi con la trasformazione del mondo automotive, sempre più votato alla sostenibilità e alle prestazioni.

Il futuro della mobilità invernale non è fatto solo di gomme durevoli e sicure, ma di un equilibrio tra innovazione e rispetto ambientale, tra controllo dinamico e comfort di guida.

In un’epoca in cui l’attenzione all’efficienza si incrocia con la velocità e la potenza dei moderni veicoli, il ruolo degli pneumatici diventa ancora più centrale.

Custodi invisibili della nostra sicurezza, testimoni di una sfida tecnologica che si rinnova ogni stagione.

BEOND entra a far parte del Gruppo IMQ

BEOND S.r.l., società torinese fondata nel 2013 come spin-off presso I3P – Incubatore del Politecnico di Torino – apre una nuova fase del proprio percorso di crescita.

CSI S.p.A., società del Gruppo IMQ, entra infatti nel capitale sociale di BEOND S.r.l.

L’operazione consolida BEOND come centro di eccellenza italiano nell’ingegneria avanzata per la mobilità elettrica.

BEOND nel mondo automotive odierno

BEOND è oggi un player di riferimento nella progettazione, sviluppo e validazione di tecnologie per la e-mobility.

Vanta competenze verticali in:

  • battery pack,
  • Battery Management Systems (BMS),
  • testing,
  • prototipazione,
  • ingegneria avanzata.

Attiva nei settori automotive, aerospace, marine e heavy-duty, la società collabora con alcuni dei principali brand internazionali – tra cui Ferrari, Italdesign, Lamborghini, Sabelt, Iveco-FPT, CNH, Fincantieri, Wabtec.

Negli ultimi anni, la società ha registrato una crescita sostenuta, alimentata dall’espansione nei segmenti ad alto contenuto innovativo e da un forte orientamento alla ricerca e sviluppo, confermata da una rete consolidata di partnership con università e centri di ricerca di eccellenza.

Prima dell’operazione, il capitale di BEOND S.r.l. era composto dai fondatori:

  • ing. Andrea Airale,
  • ing. Alessandro Ferraris,
  • prof.ssa Massimiliana Carello,
  • insieme ai soci UFI Filters S.p.A.Sabelt S.p.A. e l’ing. Paolo Massai.

Con un management team in CDA di primissimo livello tra cui l’ing. Gianni Coda, ex-braccio destro di Marchionne in FCA, e ing. Stefano Gava, Amministratore Delegato della UFI Filters.

Airale e Ferraris

Con la cessione della maggioranza a CSI S.p.A., Andrea Airale e Alessandro Ferraris continueranno a guidare la società, proseguendo il proprio percorso imprenditoriale e tecnologico in una nuova fase di espansione, in sinergia con il Gruppo IMQ.

Il valore aggiunto di CSI S.p.A.

L’ingresso di CSI S.p.A., centro di eccellenza per la certificazione, il testing e l’ispezione nei settori automotive e industriale, rappresenta un riconoscimento del percorso di eccellenza e innovazione di BEOND e consentirà di accelerare ulteriormente la sua traiettoria di sviluppo industriale.

La partnership strategica con CSI permetterà di unire competenze complementari, creando una piattaforma tecnologica unica che copre l’intera catena del valore dell’elettrificazione — dall’ingegneria alla certificazione del prodotto — e rafforzerà la competitività del gruppo sui mercati internazionali.

Alessandro Ferraris, Amministratore Delegato e Founder di BEOND S.r.l.:

“Entrare a far parte di CSI e del Gruppo IMQ rappresenta per BEOND l’occasione di accelerare la crescita. L’unione tra la nostra capacità ingegneristica e la forza certificativa di CSI ci permetterà di offrire al mercato soluzioni ancora più integrate e di contribuire allo sviluppo tecnologico della mobilità elettrica”.

Andrea Airale, Board Member e Founder di BEOND S.r.l.:

“Fin dal nostro ingresso nell’incubatore nel 2013, con un solo ufficio condiviso e due sedie, sapevamo quanto fosse arduo il cammino”.

“Nel settore automotive, in Italia, meno del 15% delle start-up supera i cinque anni di vita e solo il 5% arriva a una vera exit”.

“Essere oggi tra quelle realtà che ce l’hanno fatta è per noi motivo di grande orgoglio e profonda gratitudine verso la nostra squadra — e una spinta potente a guardare avanti, con la stessa determinazione di allora”.

Airale e Ferraris.

Massimiliana Carello, Founder di BEOND S.r.l., Professore presso il Politecnico di Torino:

“L’acquisizione di CSI è il risultato dell’affermazione dell’alto livello di competenze di BEOND. Nato come Spin off del Politecnico di Torino rappresenta un importante caso di successo, a confermare l’importanza del trasferimento tecnologico tra Università e Azienda”.

“È un grandissimo risultato raggiunto grazie al grande lavoro di Andrea e Alessandro, ma anche di tutti i suoi collaboratori”.

Giorgio Girondi, Chairman di UFI FILTERS S.p.A.:

“Siamo stati pionieri insieme nel percorso verso la mobilità elettrica, unendo visione e tecnologia”.

“Oggi guardo con orgoglio a ciò che abbiamo costruito e vi auguro di proseguire con lo stesso spirito di innovazione che ci ha accomunati”.

Massimiliano Marsiaj, Vice-President di SABELT S.p.A.: 

“Abbiamo creduto in BEOND fin dall’inizio, siamo fieri e orgogliosi di averli accompagnati in un percorso di successo, che ora li ha portati a chiudere un’importante operazione che sicuramente lì farà crescere e scalare”.

“Un grande in bocca in lupo ad Andrea e Alessandro e alla nuova squadra”.

Ing. Paolo Massai, Senior Advisor di BEOND S.r.l.:

“Ho seguito BEOND dalla nascita, anzi ancora prima”.

“A quel tempo, già in pensione, insegnavo al Politecnico di Torino, corso Ingegneria dell’Automobile, per cui mi è stato facile riconoscere immediatamente le qualità eccellenti di Andrea ed Alessandro”.

“Tanto che li ho spinti fortemente a creare la iniziale Start-Up, perché dei veri ‘avvicinatori di meta’”.

“Il seguito mi ha dato sempre ragione: l’ incremento di organici, strutture e laboratori, è stato veramente sorprendente, di primissimo ordine”.

“Tanto da raccomandarli a CSI, al momento dello sviluppo di una auto BEV, di prestazioni superiori a qualsiasi concorrente: la Rimac Nevera. Da tutti i tester, valutata un prodotto eccellente”.

 

Un’operazione coordinata da professionisti

FNDX, con un team coordinato dal partner Giacomo Manaresi, ha assistito tutti i soci di BeonD S.r.l. in qualità di advisor finanziario e strategico esclusivo nell’operazione di cessione della maggioranza del capitale a CSI S.p.A.

Lo studio Gianni & Origoni ha seguito gli aspetti legali dell’operazione, assistendo i soci venditori con un team guidato dal partner Rodrigo Boccioletti e dal senior counsel Federico Botta.

Solving ha assistito CSI S.p.A. fornendo consulenza legale e di financial advisory con un team coordinato dai partner Ilario Giangrossi e Fabrizia Pellone, composto dai counsel Giuseppe Colombo e Claudio Rizzo (quest’ultimo per gli aspetti giuslavoristici) e dal senior associate Fabio Orlando.

I profili notarili al closing sono stati seguiti dal Notaio Lorenza Pellone dello studio Ricci Radaelli.

Alpine A290 Rallye: rhapsody in blue parte seconda

Può un colore scatenare una dose di adrenalina nel cuore degli appassionati? La risposta è sì, specie se il colore è il “Blu Alpine”, tinta leggendaria che da sempre contraddistingue le creazioni del marchio ideato creato nel 1955 da Jean Rédélé, ex concessionario Renault diventato pilota e anni dopo imprenditore.

Una nuova vita nei rally

È stato nel dicembre 2023, confessano i vertici Alpine, che per la prima volta si è iniziato a parlare di sviluppare una versione da gara della A290.

Dai tempi Rédélé il mondo è cambiato assai e oggi, sulla spinta di un pianeta che ha imboccato la strada della sostenibilità, non poteva che trattarsi di un’auto elettrica.

Soluzione a cui nel giro di una manciata d’anni si è votato per intero l’automotive ma che offre spunti ed emozioni inedite anche sul versante della velocità.

“La nostra sfida non era quella di lanciare A290 nelle competizioni, ma di creare un’Alpine che fosse immediatamente utilizzabile da un cliente, indipendentemente dalla sua esperienza nelle corse automobilistiche – ricorda François Champod, Direttore Veicoli, Alpine Racing – dall’ufficio progettazione all’officina da competizione di Alpine Racing a Viry-Châtillon, passando per il team incaricato di organizzare il Trofeo Alpine A290, tutto il nostro know-how è stato messo in campo per raggiungere un obiettivo fondamentale: offrire grande divertimento ai piloti, traducendolo in molti modi: efficienza, qualità percepita ed ergonomia”.

L’auto da città pronta per le gare

La porta di accesso alle competizioni, la A290 Rallye, si basa sul telaio di A290 di serie, adattato alle esigenze del mondo delle competizioni attraverso migliorie come la geometria delle sospensioni specifiche dotate di ammortizzatori ALP Racing Suspension, semiassi che consentono la regolazione del camber e barre antirollio con maggiore rigidità per garantire una stabilità ottimale del telaio nelle condizioni estreme tipiche dei rally.

La frenata è assicurata anteriormente da pinze monoblocco a 6 pistoncini e dischi sovradimensionati da 350 mm, mentre dietro sono presenti pinze monopistoncino su dischi da 280 mm, il tutto con un controllo ABS sviluppato appositamente da Alpine Racing.

Per quanto riguarda il motore, 220 CV e 300 Nm di coppia sono trasmessi all’avantreno tramite un differenziale autobloccante ZF a slittamento limitato: parallelamente, il riduttore e la gestione elettronica sono stati rivisti, mentre la rigenerazione è stata standardizzata per garantire un funzionamento ottimale del differenziale autobloccante. Le batterie si ricaricano dal 20% all’80% in meno di 28 minuti a 100 kW.

Per finire, la A290 Rallye è dotata di speciali cerchi bianchi EVO Corse 8“x18” abbinati a pneumatici Michelin Pilot Sport A.

Interni racing

La stessa cura ha interessato l’abitacolo, progettato per offrire piacere di guida a pilota e copilota: il sedile avvolgente “Spine” di Sabelt permette di avere davanti un cruscotto che racchiude i comandi principali, uno schermo digitale e le funzioni utili alla guida.

Pedali e piantone dello sterzo sono regolabili per garantire una posizione di guida ottimale a persone di qualsiasi altezza.

Per l’uso nei rally sono previste due modalità di guida: “Save”, una mappatura specifica per i collegamenti stradali e “Sport” per le prove speciali.

Il futuro è già scritto

Il via al Trofeo Alpine A290 è in programma l’8 e il 9 novembre su una sola prova, il Rallye National de l’Indre.

Le prime A290 Rallye consegnate saranno riunite in un contesto rivolto ai principianti che ai piloti esperti, con un montepremi totale di 55.000 €.

Ma dal prossimo anno, il Trofeo Alpine A290 assumerà una nuova dimensione incentrata sul Trofeo Alpine A290 Rallye e sul Trofeo Alpine A290 Regionale.

Quando c’era il bleu

Alla metà degli anni Cinquanta, ovunque ci fossero rally e prove speciali c’era sicuramente il bleu di un’Alpine: prima la A106, quindi la A108 e per finire la più straordinaria di tutte, la A110.

Tre modelli dalla cilindrata modesta, sulla carta delle “underdog” che non avevano alcuna speranza contro le versioni rally di marchi potenti e blasonati.

Non è andata così: nel 1968 la A110 affidata a Gérard Larrousse sfiora la vittoria al Montecarlo, e ancora meglio fanno Andruet e Vinatier, che fra il 1968 ed il 1970 mettono a segno una tripletta conquistando il campionato francese rally.

Antipasti del capolavoro datato 1973, quando il bleu Alpine della A1110 1.800 conquista sei delle 13 gare in programma salendo sul tetto del mondiale rally.

Dalla fine al nuovo inizio

Nel 1995, trent’anni dopo la parziale acquisizione di Renault che da un lato permette a Rédélé di avere alle spalle la solidità di un marchio industrialmente consolidato, ma dall’altro fa perdere alle blue l’appeal commerciale, il marchio Alpine chiude la fabbrica di Dieppe, lasciando agli appassionati i ricordi di una stagione irripetibile.

Maserati MCPURA e Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio al servizio della comunità

Carabinieri
Foto ufficiale al momento della consegna delle vetture all'Arma dei Carabinieri - foto © Stellantis

Nel cuore di Roma, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha ospitato un evento che unisce tecnologia, velocità e un senso civico profondo.

Si è trattato della presentazione della nuova Maserati MCPURA e della Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio nelle versioni destinate al trasporto urgente di organi e sangue.

Un’occasione in cui eccellenza motoristica italiana e impegno sociale si intrecciano in una missione vitale.

Innovazione e performance per missioni delicate

La Maserati MCPURA è una supercar coupè dalle linee filanti e aggressive.

Monta un motore V6 Nettuno biturbo da 630 CV equipaggiato con tecnologia a precamera brevettata, soluzione che ottimizza la combustione per prestazioni da vera fuoriserie.

La monoscocca in fibra di carbonio garantisce leggerezza e rigidità torsionale, elementi chiave per mantenere stabilità e agilità negli scenari più critici, anche a velocità elevate.

Sul fronte tecnologico, è dotata di sistemi avanzati di controllo dinamico che assicurano aderenza e sicurezza durante le missioni più impegnative.

La Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio, autentico simbolo della sportività italiana, non è da meno.

Questo modello, realizzato a Cassino, vanta un V6 biturbo da 520 CV abbinato a un differenziale autobloccante meccanico e trazione posteriore.

Il tutto completato da un assetto sportivo tarato per garantire il massimo controllo anche in condizioni di emergenza.

La vettura integra dispositivi di sicurezza e tecnologie dedicate specificamente per le esigenze operative dell’Arma, confermando l’equilibrio fra potenza e affidabilità.

Maserati MCPURA Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio
Motore V6 Nettuno biturbo 630 CV V6 biturbo 520 CV
Telaio Monoscocca fibra di carbonio Tradizionale con assetto sportivo
Trazione Posteriore Posteriore con differenziale meccanico autobloccante
Utilizzo Trasporto organi e sangue Trasporto organi e sangue
Produzione Modena Cassino

Una storia d’eccellenza al servizio della comunità

L’ingresso ufficiale della Maserati nella flotta dell’Arma segna una nuova pagina in questa collaborazione.
Alfa Romeo si conferma invece un partner storico, dagli Anni Cinquanta con la “Matta” passando dalla leggendaria Giulia degli Anni Sessanta e ovviamente all’attuale Quadrifoglio.

Il Comandante Generale, Gen. C.A. Salvatore Luongo, ha rimarcato l’importanza e i valori dell’iniziativa, definendola “un’autentica comunione d’intenti al servizio della collettività” e sottolineando come “l’affidabilità operativa di questi veicoli sia uno strumento essenziale per salvare vite”.

Un connubio che guarda avanti

Con questa nuova fornitura, Stellantis e l’Arma dei Carabinieri ribadiscono come tecnologia, ricerca e design possano contribuire a una società più sicura e solidale.

Queste vetture ribadiscono il concetto di un’Italia che corre veloce non solo verso la performance e l’innovazione tecnologica, ma anche verso il rispetto e la tutela della vita. La sfida è mantenere viva questa sinergia in un viaggio dove potenza e umanità viaggiano di pari passo, accelerando per salvare vite.

Honda Prelude, ritorno al futuro (ibrido) della coupé giapponese

Honda
Le linee della nuova Honda Prelude sicuramente sono molto distintive - foto © Honda

Ancora Prelude, a un quarto di secolo dall’ultima, che era un po’ meno coupé di quella che sarà ordinabile in Italia tra qualche settimana a partire da 50.900 euro.

La Honda ha rilanciato un modello che aveva fatto debuttare sul mercato nel 1978 e che non aveva più prodotto dal 2001 in poi.

E lo ha fatto con lo stesso nome della vettura che aveva presentato già in cinque generazioni, ma con una tecnologia nuova, quella ibrida, per la sesta.

Honda
Con la versione ibrida torna in scena Honda Prelude – foto © Honda

Una soluzione che il costruttore giapponese intende valorizzare in questa epoca di transizione e che con il 2030 dovrebbe incidere per 2,2 milioni di esemplari su un totale globale del marchio di 3,6. Senza naturalmente rinunciare all’elettrico puro.

Una correzione di rotta che non dovrebbe compromettere l’obiettivo della neutralità carbonica fissato per il 2050.

Una coupé che suona come una sinfonia elettrica

La nuova Honda Prelude ha linee che sicuramente la distinguono, anche se il posteriore ricorda quello di qualche Porsche.

Ma, soprattutto, oltre alle stesse sospensioni della Type R, ha una nuova trasmissione S+ che simula gli otto rapporti di un cambio vero pur basando le proprie prestazioni sul picco della cavalleria (184) e della coppia (315) elettrica (la seconda unità serve quale generatore).

Honda
foto © Honda

Le stesse leve al volante sono anche quelle che servono per la rigenerazione dell’energia della batteria agli ioni di litio da 72 celle ad alta densità.

Il motore termico è il duemila benzina a iniezione diretta a ciclo Atkinson da 143 Cv. La velocità massima è di 188 orari, mentre l’accelerazione da 0 a 100 km/h avviene i 8,2” (al volante sembrano meno).

Numeri che non raccontano tutto

La Honda Prelude è un’auto che non si può definire con i numeri.

Ad esempio i posti: che sarebbero quattro, ma nei due posteriori non solo è difficile accomodarsi, ma nemmeno uno desidera viaggiarci.

Al contrario, i 184 Cv che per una sportiva prestazionale come la immagina Honda sembrano pochi, sono largamente sufficienti per garantire piacevolissime sensazioni alla guida.

Perché la coppia è disponibile da subito e perché il cambio – che si può valorizzare sfruttandolo come se fosse manuale grazie ai paddle – riflette anche dal punto di vista acustico praticamente le stesse emozioni di una macchina ad alimentazione convenzionale.

Il sistema e:Hybrid della Honda è efficiente con consumi dichiarati di 5,2 l/100 km, avvicinabili solo con una guida che poco ha che fare con quella che la Prelude incoraggia a testare.

Honda
foto © Honda

Con quella più consona alle caratteristiche dell’auto, come lungo le movimentate strade collinari francesi nelle colline nei dintorni di Nizza, si arriva a 7,2 km.

La coupé ibrida torna in scena

La visibilità, anche per effetto dell’ampia superficie vetrata del lunotto posteriore, è ottima.

Non ci si può lamentare nemmeno della capacità del bagagliaio, che con i suoi 264 litri (sembrano di più) consente di alloggiare anche fino a quattro trolley.

La Honda Prelude è lunga 4,53 metri e alta quasi 1,35. Stabilissima su strada, ha uno sterzo giapponese dalla proverbiale precisione svizzera e viaggia su pneumatici Continental montati su cerchi da 19” con freni Brembo.

In novembre è prevista l’apertura degli ordini, mentre per le consegne ci sarà da pazientare fino alla prossima primavera.

Anche se le coupé non sono gettonatissime, Honda Italia si è data un obiettivo di vendita ambizioso: 600 unità commercializzate nel 2026. Di sicuro è divertente da guidare, se questo basterà per venderla è presto per dirlo.

Honda
Il bagagliaio della nuova Prelude alloggia fino a quattro trolley – foto © Honda

Peugeot 104: piccola sportiva da rally

Peugeot 104
©Stellantis

Chi oggi ha tra i 40 e i 60 anni associa l’immagine più sportiva del marchio Peugeot Leone a 205 GTI, 309 GTI 16V, 405 Turbo 16.

Per non parlare delle leggendarie imprese della T16 alla Dakar e alla Pikes Peak.

Tuttavia Peugeot da sempre ha incarnato sobria eleganza e comfort, un po’ come Lancia in Italia.

Fu la piccola Peugeot 104 a far cambiare rotta: un’auto accessibile a tutti e capace di trasformarsi in una vera ‘piccola bomba’.

Una vettura che non solo ha animato i rally e ha contribuito a lanciare nuovi talenti, ma che ha aperto la strada a tutta la generazione di piccole sportive Peugeot.

Peugeot 104
©Stellantis

Peugeot 104: il design è di un italiano

Nel 1972, al Salone di Parigi, appare la Peugeot 104.

Disegnata da Paolo Martin, all’epoca designer di punta di Pininfarina, viene annunciata come la più piccola quattro porte del mondo.

E’ lunga 3,58 metri (che diventano 3,30 nella versione tre porte), è compatta, agile e sorprendentemente vivace, grazie all’ottimo rapporto peso/potenza.

La gamma motori parte con un 954 cm³ da 46 CV per un peso di appena 760 kg, ma si arricchisce nel tempo con propulsori da 1.124, 1.219 e addirittura 1.360 cm³, quest’ultimo capace di ben 93 CV.

Con queste credenziali la piccola Peugeot conquista rapidamente la fiducia di un pubblico alla ricerca di praticità e brillantezza, diventando la base perfetta per sviluppi più ambiziosi.

Peugeot 104
©Stellantis

La ‘Serie Z’, hot hatch ante litteram

Nel 1975, con il debutto della versione a tre porte battezzata “serie Z”, la 104 si candida per un futuro sportivo.

Al Salone di Parigi, infatti, Peugeot presenta, accanto alla più leziosa ZL, la 104 ZS: 1.124 cm³, 66 CV, appena 780 kg.

Quanto basta per spingerla a 155 km/h e scattare da 0 a 100 in 12,4 secondi.

La nuova nata è dunque pronta per i rally e per un trofeo monomarca seguitissimo in tutta Europa, incluso il celebre Trofeo Peugeot Rally in Italia dal 1980.

©Stellantis

Il culmine arriva nel 1979 con la ZS 2, versione pensata per l’omologazione in Gruppo 2: vernice grigio Vulcan, adesivi laterali rossi, cerchi Amil a stella da 13”, volante a tre razze forate.

Sotto il cofano c’è un 4 cilindri da 1.360 cm³ con doppio carburatore Solex, lo stesso montato su Visa Chrono e Talbot Samba, capace di 93 CV.

E’ un piccolo missile: 173 km/h di punta e 0-100 in 10,5 secondi.

Dal 1980 la potenza scende a 72 CV per la versione commerciale della ZS, ma nel 1982 torna a 80 CV, con cambio a 5 marce e 164 km/h di velocità massima.

Per gestire la ciclistica, Peugeot dota la ZS di barra stabilizzatrice posteriore, rinforzi all’avantreno e impianto frenante a doppio circuito.

Formula 1, GP del Messico: le pagelle di Ottavio Daviddi

Messico
Al fondo del lungo rettilineo di partenza Norris è riuscito a mantenere la testa del plotone nonostante gli attacchi degli inseguitori - foto © Red Bull Content Pool

Dopo il GP del Messico, il Mondiale è sempre più acceso e incerto.

La McLaren, con il duello interno tra Norris e Piastri, e la Red Bull con l’arrembante Verstappen a braccare i due papaya, fanno bene sperare in un avvincente finale di campionato.

Ferrari meglio rispetto alle ultime apparizioni, un po’ in ombra la Mercedes, comunque con un ottimo Antonelli, mentre le altre squadre mostrano luci e ombre in questa fase cruciale della stagione.

MCLAREN 10

Le papaya sono le auto migliori di questo Mondiale, è un dato non in discussione, tanto che il Mondiale Costruttori è in bacheca da un po’.

Messico
Sullo spettacolare podio del GP messicano anche la McLaren del vincitore Norris – foto © Pirelli.com

Dopo il Gp del Messico la partita è su un altro piano, l’attenzione è sul duello fratricida tra Norris e Piastri, i due interpreti della McLaren.

L’inglese, che molti (forse a torto?) ritengono meno talentuoso del compagno australiano, o magari meno forte mentalmente, in Messico ha firmato un fine settimana straordinario, tra qualifiche e gara.

Con la vittoria s’è preso la testa della classifica, ma il suo vantaggio è solo di un punto. D’ora in poi varrà tutto. Certo che Piastri non ha ancora ritrovato lo smalto di inizio stagione, anche se qualche guizzo s’è visto, ad esempio nel sorpasso a Russell.

Se Norris, passata la buriana della prima curva, non ha mai avuto sbavature, Piastri ha vissuto una prima parte di gara modesta, riprendendosi nel finale. Ne vedremo delle belle. Voto 10 e lode a Norris; 8.5 a Piastri.

FERRARI 9

La Rossa è in ripresa in questo finale di stagione, anche se non ci sono novità (né arriveranno) sulle due Rosse.

Leclerc meglio di Hamilton, ma non ci si può limitare a constatare questo. In primo luogo perché nel convulso avvio di gara, Charles compie una strana e forse evitabile diversione sull’erba ritrovandosi primo.

Messico
Con un “aiutino” dei commissari di gara Leclerc conquista il 50esimo podio con la Ferrari – foto © Ferrari.com

Poi restituisce la posizione a Norris, ma non al compagno di squadra (che se ne lamenta con la squadra). Ha fatto bene? Ha fatto male? È stato un normale evento di gara o c’è stata malizia? Se ne può discutere.

In secondo luogo bisogna sottolineare che Hamilton prende una penalità di 10 secondi perché, arrivato lungo e finito nel prato, non prende la via segnata per riguadagnare la pista (un errore, senza dubbio).

Stanti questi due dati, a Hamilton (voto 7) non è rimasto granché da rosicchiare. Leclerc, dal canto suo, è stato pressoché perfetto. Il secondo posto è meritato, per quanto aiutato da una Virtual Safety nel penultimo giro, proprio mentre Verstappen lo stava attaccando.

Però è stato bravo, su sette podi stagionali sette sono suoi ed è anche arrivato al 50° podio in carriera. Voto 9.5.

E in ogni caso la Ferrari recupera la seconda posizione nel Mondiale costruttori: serve come slancio per le ultime gare dell’anno.

RED BULL 9

L’auto è migliorata, è chiaro. Ma resta ostica, a tratti molto difficile da guidare, certamente non a proprio agio sul circuito messicano.

Eppure Verstappen ha agguantato un terzo posto incredibile e forse inatteso, specie dopo essere finito sull’erba alla prima staccata e tra l’altro la scelta di partire con le gialle non è stata la migliore possibile.

Messico
Nonostante qualifiche difficili e l’escursione sull’erba al primo giro, Verstappen conquista il podio e si avvicina alla vetra del mondiale – foto © Red Bull Content Pool

Tuttavia Max ha recuperato anche su questo piano. Ora ha 36 punti di ritardo da Norris, impossibile pensarlo fuori da giochi per il Mondiale: voto 9.

Tsunoda è stato meno comparsa del solito (voto 6) ma ha ceduto il punto del decimo posto a Hulkenberg.

HAAS 9

La “Ferrarrina americana” continua a sviluppare l’auto e i risultati si vedono.

Messico
Un’altra ottima gara di Oliver Bearman che conquista un meritato quarto posto con la Haas – foto © Pirelli.com

Oliver Bearman – detto Ollie, pilota del Cavallino e in futuro forse titolare di una Rossa – è stato superlativo con una gara da pilota maturo, veloce e sempre in controllo. Che bravo! Voto 10. Surclassa Ocon (voto 7) che comunque chiude a punti.

MERCEDES 7

Ci si aspettava di più dalle auto della Stella.

La cosa più divertente (per chi guarda le gare in tv, forse non per i diretti interessati) sono stati i dialoghi via radio tra un frustratissimo Russell e il box, con l’inglese furioso con il compagno di squadra Antonelli che – a suo dire – lo stava rallentando.

Messico
Prima volta davanti a Russell per Antonelli, che dimostra carattere richiedendo indietro la posizione lasciata al compagno – foto © AMGMercedes F1

I fatti hanno dimostrato il contrario e Antonelli, per la prima volta, ha chiuso davanti (lui sesto, Russell settimo). Antonelli voto 8, Russell voto 7.

SAUBER 7

Con Hulkenberg subito fuoti (n.g.), l’ambizioso Bortoleto – grazie anche alle buone strategie della squadra – ha portato a casa un punto, ottimo viatico per il GP del Brasile, sua gara di casa. Voto 8.

WILLIAMS 5

Albon (voto 5) è incolore, pure arrabbiato con la squadra.

Sainz (voto 5) è bersagliato da mille problemi che gli causano anche due penalità – e nemmeno riesce a finire la corsa.

L’anno scorso in Messico aveva vinto, peccato vederlo così sbiadito.

RACING BULLS 6

Il francese Hadjar, l’uomo migliore del team, non è in grande forma, voto 5.5.

Messico
foto © Red Bull Content Pool

Lawson (n.g.) si ritira quasi subito e per poco non mette sotto due commissari di gara che assurdamente attraversano la pista davanti a lui.

ASTON MARTIN 5

L’auto dell’ambiziosa squadra britannica tradisce Fernando Alonso, autore di soli 34 giri. Voto: n.g. Stroll è come sempre, più o meno. Voto 5.

ALPINE 5

Squadra deludente, in attesa di rilancio nel 2026. Gasly e Colapinto non hanno carte da giocare, né possono fare miracoli. Voto 5 per entrambi.

PIRELLI 8

Tutto bene, come da attese. È la seconda volta di fila che i tecnici “gommisti” suggeriscono una strategia e le squadre (quasi tutte) ne usano un’altra.

Ma questo dimostra e sottolinea la bontà del prodotto, non certo il contrario.

Spiega il direttore del Motorsport, Mario Isola: “Le mescole Medium e Soft sono state protagoniste, ma se dovessimo individuare la vera star della giornata, sarebbe senz’altro la mescola rossa. La gomma più morbida è stata scelta dalla maggior parte dei piloti sia in partenza sia per lo stint finale da chi ha optato per una strategia a due soste. Una parte della squadra resterà sul posto anche martedì e mercoledì per completare alcuni test di sviluppo sulla gamma morbida di pneumatici 2026. Le auto saranno quelle della Sauber nella prima giornata e della Mercedes nella seconda. Ringraziamo entrambe per la disponibilità”.

Oltre 400mila gli spettatori nel weekend di gara, molti dei quali tifosi Ferrari – foto © Ferrari.com

Ultimi Articoli