“Ma”, “Jinba ittai” e “Kodo” sono i principi giapponesi ai quali si richiama Mazda.
Sono nomi che agli europei non dicono molto, ma per gli automobilisti che scelgono le auto del costruttore nipponico rappresentano qualcosa.
Ad esempio una sostanziale concretezza, che per quanto riguarda il “Ma” (la bellezza dello spazio vuoto), significa una sorta di esaltazione dell’indispensabile, ma non di più.
Il valore dell’essenziale
Dentro l’abitacolo – luminoso grazie al tetto panoramico in vetro stratificato da oltre un metro quadrato di superficie, trattato affinché non entrino i raggi ultravioletti (99,7% l’indice di protezione) – c’è praticamene solo quello che serve.
Magari lo schermo centrale da 26” poteva anche essere più piccolo, ma è sparito il cruscotto digitale, sostituito da un head-up display (di serie pure quello).
Minimalismo nipponico
Il “Kodo design” è lineare e minimalista, e sulla CX-6e viene espresso sempre da un cofano allungato e due soluzioni estetiche e aerodinamiche sistemate non solo all’inizio del cofano, sopra la griglia, ma anche ai lati dei montanti posteriori.
Per ridurre la resistenza all’aria, sulla top di gamma, la “Takumi Plus”, a listino da 49.750 euro, ci sono anche i retrovisori laterali esterni digitali (quello centrale interno dispone della stessa tecnologia, ma può essere utilizzato anche in modo convenzionale).
La trazione posteriore nel mondo dell’elettrico
Il Suv, la seconda elettrica di Mazda disponibile in gamma dopo il pensionamento della compatta MX-30, misura 4,85 metri di lunghezza e pesa 2.200 kg.
È relativamente “leggero”, offre cinque posti e un bagagliaio che al massimo delle potenzialità arriva a 1.434 litri.
Ed è anche relativamente “insolito” per via della trazione posteriore: il motore da 258 CV e 290 Nm di coppia spinge sulle ruote dietro e sarà interessante capire come si guiderà.
Mazda ha naturalmente garantito di essere intervenuta a livello europeo per adattare ogni aspetto (dallo sterzo fino alle prestazioni degli pneumatici) alle aspettative dei clienti del Vecchio Continente: una “correzione” europea dello “Jinba ittai” giapponese (applicazione automobilistica del rapporto tra il destriero e il suo cavaliere).
All inclusive (o quasi)
Di sicuro, nonostante i dazi (il Suv arriva dalla Cina, dove viene fabbricato nell’ambito di una cooperazione con la Changan), è riuscita ad adeguare il listino, che parte da 46.750 euro.
Un prezzo interessante (gli ordini sono stati aperti il 9 gennaio, giorno dell’esordio del modello al Salone di Bruxelles), soprattutto perché la CX-6e è quasi (quasi) full optional e tra gli “accessori” più costosi ci sono le tinte, tipo i 1.550 euro richiesti per il famoso e sempre gradevole “Red Soul Crystal”.
Quasi 500 km con un pieno di corrente
Circa le prestazioni, Mazda anticipa consumi tra i 18.9 e i 19.4 kWh/100 km (l’auto pesa 2,2 tonnellate), che con la batteria al litio ferro fosfato da 78 kWh (il solo “taglio” proposto) valgono fino a 484 km di percorrenza con una singola ricarica.
Quella dal 10 all’80% può avvenire in 24 minuti, mentre la velocità massima è di 185 orari e per lo spunto da 0 a 100 servono 7,9 secondi di attesa.
A Bruxelles è andato in scena l’Oscar dell’auto europea.
Infatti, c’è un premio che, più di ogni altro, riesce a fotografare lo stato dell’arte dell’automobile europea.
Un riconoscimento capace di raccontare non solo quale sia la migliore auto dell’anno, ma soprattutto quale direzione stia prendendo l’industria.
È il Car of the Year, un titolo che dal lontano 1964 rappresenta una sorta di Oscar a quattro ruote, ambito dai costruttori e rispettato dagli addetti ai lavori.
Per la terza volta nella sua storia, la proclamazione del vincitore si svolge nella cornice del Brussels Motor Show, che torna così al centro della scena internazionale.
Venerdì 9 gennaio 11:30 è stato annunciato il nome della vincitrice e ancora una volta non si è trattato solo di un nome inciso su una coppa, ma di una scelta simbolica, figlia di una valutazione tecnica profonda e condivisa.
E il vincitore è…
Secondo i giurati del premio, la Mercedes CLA ha saputo incarnare meglio lo spirito del tempo, conquistando il titolo di Car of the Year 2026.
Lo ha fatto grazie a una combinazione di innovazione tecnologica, visione industriale e capacità di rispondere alle reali esigenze del mercato europeo.
Un’auto che non ha semplicemente convinto (il distacco dalla seconda classificata è evidente: 320 punti contro 220) ma che ha raccontato una storia chiara sul futuro dell’automobile, con una piattaforma nuova e tanta innovazion e. Una storia che merita di essere ascoltata.
Alle sue spalle si è classificata la Skoda Elroq mentre terza (con 208 punti) la Kia Ev4.
Sessanta giornalisti, ventitré Paesi, un solo verdetto
Il Car of the Year non è un premio popolare né un semplice sondaggio.
È il risultato di un processo strutturato e rigoroso, affidato a 60 giornalisti automotive specializzati, provenienti da 23 Paesi europei.
Professionisti che, ogni anno, analizzano con occhio critico design, tecnologia, sostenibilità, efficienza, sicurezza e rapporto valore/prezzo.
Per essere eleggibile, un modello deve rispettare criteri ben precisi:
essere completamente nuovo (non un semplice restyling);
essere stato commercializzato in almeno cinque Paesi europei nell’anno precedente;
rappresentare un passo avanti concreto in termini di progetto e contenuti.
Da qui nasce una long list che per l’edizione 2026 comprendeva 35 modelli, ridotti poi a una shortlist di sette finaliste, riunite in un unico luogo per una sessione di test comparativi ancora più approfonditi.
Ogni giurato dispone di 25 punti, assegnabili liberamente, ma un solo modello può ottenere il punteggio massimo.
Un sistema che premia l’equilibrio complessivo, non la semplice eccellenza in un singolo ambito.
Sette finaliste, sette visioni dell’automobile
La shortlist del Car of the Year 2026 è stata particolarmente interessante perché rifletteva la pluralità di approcci tecnologici che caratterizza il mercato attuale.
Difficile trovare un filo unico, se non quello della trasformazione: elettrica, digitale, industriale. E proprio per questo la scelta finale sembra sia stata tutt’altro che scontata.
Bruxelles 2026, il Salone teatro della decisione
La proclamazione ufficiale si è svolta nel pieno della giornata stampa del Salon de l’Auto de Bruxelles, davanti a una platea di giornalisti internazionali.
Subito dopo l’annuncio, la vettura vincitrice è stata esposta sul palco dedicato nel Palais 6, insieme con tutte le finaliste, riunite per l’intera durata del Salone.
In questo modo Bruxelles diventa così luogo di confronto, spazio fisico dove il pubblico può toccare con mano le diverse interpretazioni dell’auto moderna, dalle elettriche pure ai modelli multi-energia, dai SUV compatti alle compatte globali.
Uno specchio del nostro tempo
Alla fine, il Car of the Year non premia solo un’auto, premia una direzione.
Un modo di interpretare la mobilità tra vincoli normativi, transizione energetica e aspettative dei clienti.
In un’epoca in cui l’auto è chiamata a essere più efficiente, più intelligente e più sostenibile, questo riconoscimento resta uno dei pochi capaci di fermare l’istante.
E forse è proprio per questo che, ogni anno, continuiamo a guardarlo con la stessa attenzione di sempre.
Nei saloni dell’auto a volte si percepisce chiaramente che una delle vetture esposte è davvero una novità, un cambiamento.
Al Bruxelles Motor Show 2026, quel momento ha il profilo filante della XPENG P7+, fastback elettrica che segna il debutto europeo di una nuova interpretazione dell’automobile.
I tecnici XPENG l’hanno pensata non più solo come mezzo di trasporto, ma come piattaforma intelligente su ruote, definita dal software e pronta ad evolversi nel tempo.
XPENG, brand cinese ormai introdotto nel Vecchio Continente, sceglie Bruxelles per presentare un modello che sintetizza la propria visione.
Prestazioni elettriche, architettura AI-defined, grande abitabilità e versatilità reale, pensata per l’uso quotidiano europeo, dal commuting urbano ai lunghi viaggi autostradali.
Un’auto “AI-defined”, non solo elettrica
Alla base della P7+ c’è un concetto chiave, cioè l’intelligenza come fondamento progettuale.
Il cuore tecnologico è rappresentato dall’architettura proprietaria con chip AI Turing, capace di una potenza di calcolo fino a 750 TOPS. Un valore che, tradotto in termini concreti, consente una gestione avanzata della percezione ambientale, dell’elaborazione dei dati e dei sistemi ADAS di nuova generazione.
La piattaforma supporta funzioni evolute di assistenza alla guida – come l’Adaptive Cruise Control, Lane Centering Control, Auto Lane Change e parcheggi completamente automatizzati – ed è progettata per crescere nel tempo grazie agli aggiornamenti OTA, che permettono di introdurre nuove funzionalità senza interventi hardware.
In pratica, la P7+ nasce già “pronta per il futuro”, in un’epoca in cui il valore di un’auto non si misura più solo in cavalli o chilometri di autonomia, ma anche in capacità di evoluzione software.
I significativi numeri della ricarica ultrarapida
Grazie all’architettura 5C DC Supercharge, la XPENG P7+ è in grado di passare dal 10 all’80% in circa 12 minuti, collegata a colonnine HPC compatibili.
Un tempo che riduce drasticamente l’ansia da ricarica e avvicina l’esperienza elettrica a quella del rifornimento tradizionale.
La gamma si articola in tre versioni:
Versione
Potenza
0–100 km/h
Batteria
Autonomia WLTP
RWD Standard Range Pro
245 CV
6,9 s
61,7 kWh
455 km
RWD Long Range Pro
313 CV
6,2 s
74,9 kWh
fino a 530 km
AWD Performance Pro
503 CV
4,3 s
74,9 kWh
500 km
Questi valori raccontano una vettura capace di coniugare efficienza e prestazioni, con consumi dichiarati che partono da 15,2 kWh/100 km nella versione Standard Range.
Spazio da station wagon, forma da fastback
Lunga 5.071 mm (che non è poco!), con un passo di 3.000 mm (che non è poco!), la XPENG P7+ gioca anche la carta dell’abitabilità.
Il bagagliaio offre 573 litri in configurazione standard, che diventano 1.931 litri abbattendo i sedili posteriori, valori più vicini a una station wagon che a una berlina fastback.
Il coefficiente aerodinamico di 0,211 Cd testimonia l’attenzione per l’efficienza, mentre le sospensioni a doppio braccio oscillante anteriore e multilink a cinque bracci posteriore, abbinate al controllo elettronico continuo degli ammortizzatori (DCC), promettono un equilibrio raffinato tra comfort e precisione di guida.
Abitacolo high-tech, comfort executive
Dentro, la P7+ è tecnologia pura applicata al comfort. La plancia ruota attorno al display centrale da 15,6” affiancato da una strumentazione digitale da 8,8 pollici e dal W-HUD, che proietta le informazioni essenziali direttamente nel campo visivo del conducente.
I materiali raccontano una ricerca quasi sartoriale: imperiale in microfibra vellutata effetto cashmere, sedili in pelle Nappa traforata, illuminazione ambientale configurabile su 256 colori e un sistema audio da 20 altoparlanti con tecnologia RNC per la cancellazione attiva del rumore.
Non manca l’attenzione alla sostenibilità: XPENG dichiara l’eliminazione della cromatura ad acqua e l’utilizzo esclusivo di rivestimenti ecocompatibili.
Sicurezza strutturale e intelligenza preventiva
La sicurezza è affidata a una cellula in acciaio ultraresistente da 2.000 MPa, a una protezione multilivello della batteria e a un ecosistema di 14 sistemi di sicurezza attiva.
Il pacchetto XPILOT 2.5 integra radar, telecamere e sensori distribuiti su tutta la carrozzeria, offrendo una visione a 360° dell’ambiente circostante.
Oltre il prodotto una visione, pensata per l’Europa
Un altro segnale forte arriva dalla produzione.
La XPENG P7+ viene assemblata nello stabilimento Magna Steyr di Graz, diventando il terzo modello XPENG prodotto in Europa dopo G6 e G9 MY26.
Le consegne inizieranno da aprile 2026 in 23 Paesi europei, con un prezzo indicativo in Italia di 44.900 euro.
La XPENG P7+ non è semplicemente una nuova elettrica che arriva dalla Cina. È il segnale di una trasformazione profonda dell’automobile, dove hardware, software e intelligenza artificiale diventano un unico sistema coerente.
Un’auto che non promette solo chilometri o cavalli, ma tempo risparmiato, silenzio, evoluzione continua.
In fondo, il vero tema non è se l’auto elettrica sia matura. È se siamo pronti a considerare l’auto come un organismo digitale in movimento, capace di imparare, adattarsi e accompagnarci nel cambiamento. XPENG, con la P7+, sembra aver già scelto da che parte stare.
Sono circa 10mila, i km che separano Pechino, capitale cinese, e Torino, ormai ex capitale dell’auto, almeno rispetto ai fasti del passato.
Ma per un giorno, la distanza è diventata meno lunga, aggiungendo anche una tappa a Ingolstadt, in Germania, sede del quartier generale del marchio Audi.
Il motivo è la vittoria dell’Audi E5 Sportback, proclamata al termine della cerimonia svoltasi l’8 gennaio nella capitale China Car of the Year 2026, il riconoscimento più prestigioso dell’industria automobilistica cinese.
A decretarne la vittoria, una giuria composta da 48 tra i più autorevoli giornalisti automotive cinesi, alla presenza di Andrea Levy, presidente del Salone Auto Torino e giurato speciale del premio.
La E5 Sportback ha sbaragliato concorrenti di peso come iCAR V23 e XPENG P7, confermando la forza del progetto congiunto Audi–SAIC.
A ritirare il premio è stato Fermín Soneira, CEO della cooperazione Audi-SAIC, simbolo di una strategia industriale che guarda con al futuro elettrico e al mercato asiatico.
Una partnership per l’anno che inizia
La presenza di Andrea Levy nella giuria del China Car of the Year si inserisce in una partnership strutturata tra il premio cinese e il Salone Auto Torino, che nel 2025 ha registrato oltre 500.000 visitatori e la partecipazione di più di 50 brand.
Un’alleanza che rafforza il ruolo di Torino come piattaforma di dialogo tra Europa e Cina su design, tecnologia e visione industriale.
Tutti i vincitori fra design, lusso e performance
Accanto al titolo principale, la cerimonia ha celebrato le eccellenze di diverse categorie. FAW-Audi A5L ha conquistato il China Design Car of the Year 2026, NIO ET9 si è aggiudicata il titolo di China Luxury Car of the Year, mentre iCAR V23 ha trionfato nella categoria China Budget Car of the Year. Sul fronte delle alte prestazioni, il riconoscimento di China Performance Car of the Year 2026 è andato alla Ferrari 296 Speciale, davanti a BMW M2 CS e Land Rover Defender OCTA.
Il design come linguaggio globale
Il dialogo tra Cina e Italia trova un’espressione concreta nel TADA – Torino Automotive Design Award, il premio ideato dal Salone Auto Torino.
Per l’edizione 2026 debutta l’International Concept Car Award, nuova categoria aperta a tutti i costruttori mondiali e dedicata ai concept capaci di interpretare in chiave globale la mobilità del futuro.
Il riconoscimento sarà assegnato l’11 settembre, durante la giornata stampa del Salone, da una giuria internazionale composta dai giornalisti del CCOY e da una selezione di media automotive europei.
La giuria TADA riunisce alcuni dei nomi più autorevoli del design automobilistico internazionale, affiancati da rappresentanti dei media e dell’industria, sotto la presidenza di Andrea Levy.
Tra le novità spicca anche la China Performance Car Award, realizzata con Autohome, che coinvolgerà direttamente la community digitale cinese.
Salone Auto Torino 2026
L’edizione 2026 della kermesse automobilistica torinese, in programma dall’11 al 13 settembre, sarà come sempre gratuita, interamente all’aperto e diffusa tra vie e piazze del centro cittadino.
Torneranno i test drive su viabilità ordinaria, con una novità assoluta: la possibilità di avviare un pre-contratto direttamente durante l’evento.
Il 10 settembre sarà invece dedicato al B2B, con incontri mirati tra costruttori internazionali e aziende italiane della filiera automotive.
Numeri, visione e relazioni internazionali confermano Torino come uno dei cuori pulsanti dell’automotive europeo.
Dal 9 al 18 gennaio 2026, il Brussels Expo torna a riempirsi di motori, traiettorie tecnologiche, concept futuristici e mezzi pronti al mercato.
Alla sua 102ᵃ edizione il Salone dell’Auto di Bruxelles conferma il ruolo centrale nel calendario europeo non solo per gli appassionati, ma per ingegneri, designer e professionisti interessati alle tecnologie emergenti della mobilità globale.
Un salone tra auto e innovazione tecnologica
La formula tradizionale della fiera europea si è trasformata negli anni in una piattaforma dinamica.
In essa convergono anteprime e prime mondiali di modelli automobilistici e motociclistici, presentazioni tecniche di sistemi avanzati di propulsione, assistenza alla guida e connettività, spazi espositivi tematici per elettrico, ibrido, termico pulito e soluzioni sostenibili, e la cerimonia Car of the Year 2026, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del settore.
Il formato dell’edizione 2026
Con un’estensione su oltre 60mila m² di superficie espositiva, il Salone copre l’intera gamma di mobilità.
Si passa dalle auto alle moto ai veicoli commerciali leggeri, e soluzioni di mobilità accessoria.
È confermata la formula con apertura dalle 10 alle 19 con una speciale “nocturne serale” prolungata venerdì 16 gennaio.
Tecnologie e protagonisti
Elettrico e ibrido: Continua l’evoluzione tra elettrico e ibrido.
La transizione verso l’elettrico, l’ibrido e le architetture plug-in è uno dei temi principali, con esposizioni approfondite sulle strategie energetiche, gestione termica della batteria, architetture multi-modalità e modelli proposti dai grandi OEM.
Tecnologia
Aspetti chiave
BEV (elettrico puro)
Gestione termica batterie, architetture 800 V
PHEV
Efficienza di sistema, strategie di ricarica
Mild Hybrid
Ottimizzazione consumi ed emissioni
Fuel Cell / idrogeno
Demo applicative e analisi AE
Le presentazioni dei modelli elettrici e delle relative tecnologie di gestione energetica saranno tra i momenti più tecnici e seguiti della fiera.
Stand e anteprime
Diversi costruttori hanno già annunciato per Bruxelles novità di rilievo. Tra le world première la Pleos di Hyundai, le Kia EV2, EV3, EV3GT, EV4 GT, EV5 GT, la Mercedes GLB di nuova generazione, la Peugeot 408.
Tra le novità esposte al Salone, anche la XPENG P7+
Tra le anteprime europee la BYD Atto 2DM-i, le Ioniq 6 e 6N, la Hyundai a idrogeno Nexo, la Isuzu D-Max, la Jecoo 5, la KGM Actyon, la Leapmotor B03X, le Lexus RZ e EZ, la Mazda CX-5, la MG MGS6 EV, la Opel Astra anche nella versione Sports Tourer, le Porsche Macan GTS Electric e Cayenne Electric, le Renault Clio e Twingo E-Tech, la Subaru e-Outback, la Toyota Hilux, e la XPENG P7+.
Il ruolo del Salone nel sistema automotive
Il Salone dell’Auto di Bruxelles non è solo una vetrina di debutti e novità di prodotto.
Di fatto rappresenta un’occasione per analizzare lo stato di salute dell’industria, confrontare strategie di powertrain e interfacce uomo-macchina, misurare l’evoluzione di tecnologie di guida automatizzata e osservare l’integrazione di software, connettività e sicurezza nei veicoli moderni.
Questa edizione riflette un momento di transizione tecnologica matura: dall’elettrico puro all’ibrido avanzato, passando per sistemi di ricarica rapida, tecnologie software-defined e una nuova generazione di sensoristica avanzata per ADAS e guida autonoma.
L’emozione tecnica oltre l’innovazione
L’auto non è solo più un oggetto di trasporto, ma un hub tecnologico su ruote.
E il Salone dell’Auto di Bruxelles 2026 diventa un osservatorio privilegiato della direzione in cui l’industria sta andando.
È qui che si misurano le idee, si raccontano i progetti più audaci e si confrontano le tecnologie più avanzate.
Per gli appassionati di tecnica, ingegneria e progettazione, una visita alla Brussels Expo è un percorso di scoperta che anticipa il futuro della mobilità.
Un futuro in cui l’efficienza, la sostenibilità e l’esperienza di guida saranno sempre più intrecciate con la cultura dell’innovazione.
Nelle grandi città è in corso da anni una guerra silenziosa contro un nemico tanto ben visibile e veloce quanto difficile da domare: i monopattini.
Mezzi amatissimi dalle generazioni più giovani diventati loro malgrado il simbolo dell’inciviltà, grazie a chi oltre a sfrecciare su marciapiedi e contromano, se ne infischia di semafori, segnali di stop e strisce pedonali, per poi abbandonarli dove capita, senza alcun rispetto e men che meno senso civico.
C’è chi ha detto no
C’è chi ha raggiunto il limite di sopportazione mettendo la parola fine all’esperimento, come Madrid, Melbourne e Parigi, che ha deciso lo stop dopo aver chiesto il parere dei cittadini con un referendum.
O ancora Barcellona, che li tiene ben lontani dalle zone storiche, Copenaghen che ha ristretto l’accesso alle aree centrali, Praga, dove possono circolare solo fuor città e Firenze, finora l’unica città italiana, che ha definitivamente archiviato la sperimentazione dello sharing.
Ma adesso, l’epopea del Far West da monopattino sembra arrivata alla fine in tutto il resto d’Italia: dopo anni di slalom urbani, parcheggi creativi e circolazione “a sentimento”, la micromobilità entra ufficialmente nell’era dell’ordine pubblico.
Detto in altro modo, ancora più chiaro: targa obbligatoria, regole precise e sanzioni salate per chi fa finta di niente.
Countdown verso l’ordine
La norma c’era già, ma ora fa sul serio. L’obbligo di contrassegno nasce con la legge 177/2024 e prende forma concreta con il DM del 6 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso novembre.
Alla burocrazia mancava solo l’ultimo tassello, un passaggio formale ma necessario: la piattaforma telematica a cui richiedere la targa.
Ma ormai è questione di giorni, e da quel momento scatterà un countdown preciso: 60 giorni di tempo per mettersi in regola, poi chi circola senza contrassegno sarà automaticamente fuori legge.
La targa minimal
Calma, non si tratta di una targa formato SUV: il contrassegno per monopattini sarà adesivo, plastificato, non removibile e va applicato in verticale, ben visibile, sul parafango posteriore o sul piantone dello sterzo.
Il codice è composto da sei caratteri: tre lettere e tre numeri, secondo una combinazione progressiva pensata per durare anni: si parte da BBB222 per arrivare, tra diversi anni, a ZZZ999.
Numeri senza 0 e 1 e lettere senza vocali: non è un capriccio burocratico, ma un modo per evitare errori di lettura e confusioni.
Il costo si aggira su circa 8,66 euro, più imposta di bollo e diritti, e il ritiro si potrà fare alla Motorizzazione o tramite le agenzie di pratiche auto. Più semplice di così, è onestamente difficile.
E chi non si mette in regola?
Qui finisce la leggerezza. Chi circola senza targa o senza assicurazione rischia multe da 100 a 400 euro, e peggio ancora andrà a chi ignora le dotazioni obbligatorie come frecce e freni adeguati, perché in quel caso la sanzione può arrivare fino a 800 euro.
Senza escludere il sequestro del mezzo.
È il cuore della cosiddetta “guerra ai monopattini”, un’espressione forte ma non casuale, dovuta a dati che non lasciano spazio alla fantasia: incidenti in aumento, morti, feriti e una lista infinita di comportamenti irregolari che hanno esasperato le città.
Non una crociata, ma una stretta
L’obiettivo, almeno sulla carta, non è demonizzare il mezzo, perché il monopattino resta una risorsa importante per la mobilità urbana, ma costringerlo dentro confini più netti.
Il nuovo Codice della Strada chiarisce dove si può circolare (solo su strade urbane con limite a 50 km/h), introduce casco e assicurazione obbligatori e rafforza controlli e sanzioni.
La micromobilità diventa adulta
Il messaggio è chiaro: il monopattino esce definitivamente dall’età dell’adolescenza ribelle ed entra nella dimensione adulta.
Chi sperava che fosse solo una moda passeggera dovrà ricredersi, chi invece lo usa ogni giorno farebbe bene a prepararsi: il tempo del “tanto non controlla nessuno” si è ufficialmente chiuso.
L’arrivo dell’Alpine A290 ha rappresentato una ulteriore pietra miliare nella sportività innovativa del marchio francese.
Infatti, è la prima Alpine completamente elettrica, capace di unire il DNA sportivo storico alla praticità quotidiana.
Lo fa rompendo gli schemi delle classiche “hot hatch” (le due volumi sportive) del segmento B e porta la leggerezza dinamica tipica del marchio in un mondo ancora da esplorare per Alpine.
Sportività quotidiana con comfort high-tech
L’A290 sorprende già al primo sguardo.
I riferimenti ispirati alla Formula 1 sono ben evidenti nel volante con parte inferiore piatta, con comandi integrati e pulsanti dedicati alla gestione della rigenerazione (RCH) e alla funzione Overboost (OV).
Il volante, rivestito in pelle e orientato alla guida sportiva, si abbina a sedili ergonomici sportivi che garantiscono supporto laterale nelle curve più decise senza sacrificare comodità nei tragitti urbani.
Il design interno è moderno e minimale, con uno schermo touch Google integrato da 10,1” che racchiude infotainment, navigazione, connettività e Alpine-Portal, offrendo accesso a Google Maps, app e servizi online senza ricorrere a dispositivi esterni.
Le funzioni Alpine Telemetrics trasformano lo schermo in un cruscotto di analisi dinamica con dati di accelerazione, consumi, angoli di curva visualizzabili in tempo reale, avvicinando l’esperienza di controllo dati a quella di una vettura sportiva da pista.
Agile e compatta, una vera “hot hatch” elettrica
L’A290 è sviluppata sulla piattaforma AmpR Small di Renault, condivisa con la Renault 5 E-Tech Electric.
È lunga meno di 4 metri (3.997 mm) e combina una distribuzione delle masse ben bilanciata con un passo di 2.534 mm, garantendo dinamica di guida brillante e controllo nei cambi di direzione.
L’architettura tecnica prevede un posteriore multilink – soluzione rara nel segmento delle compatte elettriche – e sospensioni con finecorsa idraulico che contribuiscono a mantenere l’auto stabile e reattiva (pur se un po’ rigida) anche su superfici non perfette.
La presenza del multilink nasce da una scelta progettuale mirata a ottenere precisione di traiettoria e comfort, caratteristica distintiva di Alpine in chiave moderna.
Sportività elettrica con cuore tecnologico
L’A290 è disponibile con due livelli di potenza: 180 CV con 285 Nm di coppia e 220 CV con 300 Nm di coppia.
Entrambe le versioni sono a trazione anteriore e adottano una batteria da 52 kWh che permette velocità massime fino a 170 km/h e accelerazioni da 0 a 100 km/h in circa 6,4 secondi per la versione più potente.
Questo powertrain è sviluppato per offrire un impulso immediato tipico dei motori elettrici, mentre la gestione della coppia è pensata per garantire equilibrio dinamico e reattività, anche se il comportamento rimane quello di una compatta sportiva piuttosto che di un’elettrica da pista pura.
Efficienza energetica e ricarica
L’autonomia WLTP dell’A290 dichiarata è di 380 km, ma è difficile per chi la guida non sfruttare tutta la sua potenza.
E di conseguenza l’autonomia può essere decisamente inferiore, se si guida l’auto in modo sportivo. Così come può calare sensibilmente in condizioni di freddo intenso come in questi giorni.
La ricarica rapida DC fino a 100 kW consente di passare dal 15% all’80% di carica in circa 30 minuti.
L’ottimizzazione termica della batteria e la pompa di calore integrata aiutano a mantenere performance costanti anche in condizioni particolari, come con temperature fredde.
Controllo e assistenza alla guida
Il pacchetto tecnologico include sistemi di assistenza e controllo dinamico.
Sono disponibili anche modalità di guida multiple (Save, Normal, Sport e Personalizzata) che modulano la risposta del motore, la rigenerazione dell’energia e la taratura dell’ESC per offrire equilibrio tra comfort e sportività.
Sportiva ma curata
In termini di qualità percepita, l’A290 si pone su un livello superiore rispetto a molte city-car elettriche.
Materiali morbidi al tatto, finiture ben curate, e dettagli sportivi come le pinze freno Brembo e pneumatici Michelin specifici sviluppati insieme al marchio per massimizzare aderenza e performance, testimoniano l’approccio ingegneristico orientato alla performance.
L’abitacolo trasmette un senso di compattezza e rigore costruttivo: la pelle, l’illuminazione interna discreta e l’integrazione dei sistemi digitali mettono in evidenza un’attenzione ai materiali e all’esperienza di guida più elevata rispetto alla media delle elettriche di segmento B.
Efficienza tecnica sotto la pelle
L’assenza del motore termico lascia spazio a una disposizione ottimizzata della batteria al di sotto dell’abitacolo, abbassando il baricentro e aumentando la stabilità.
Il tutto è supportato da un telaio rinforzato e da una struttura leggera ma robusta che permette di gestire efficacemente le forze dinamiche anche in guida sportiva.
Alpine ha ottimizzato l’architettura per ridurre la resistenza aerodinamica, migliorando l’efficienza complessiva.
La prova di Auto Tecnica
Abbiamo provato la versione GTS della Alpine A290, quella che toglie ogni dubbio sull’ambizione reale del progetto.
Non è una due volumi sportiva “da salotto”, ma una compatta progettata per essere guidata con decisione, sfruttando fino in fondo telaio, assetto e gestione elettronica.
Qui l’elettrico non addolcisce il carattere ma lo rende più immediato, più brutale nella risposta, più esigente nella guida.
Premendo a fondo l’acceleratore, la GTS scarica a terra 220 CV e 300 Nm con una prontezza inaspettata.
La risposta è secca, diretta, quasi brutale nei primi metri, ma sorprendentemente ben modulata: Alpine ha lavorato molto sulla mappatura del pedale, evitando l’effetto “on/off” tipico di molte elettriche sportive compatte.
Lo 0-100 km/h in circa 6,4 secondi non le rende giustizia, perché è l’uscita di curva, la ripresa tra 40 e 90 km/h, a restituire quella sensazione di spinta continua che rende la GTS cattiva nel senso positivo del termine.
Non c’è cambio, non c’è interruzione ma solo una progressione piena, lineare, che invita a forzare.
Alzando il ritmo lo sterzo è rapido, consistente, con un carico crescente che restituisce fiducia. Non è come quello di una sportiva a motore posteriore, ma per una segmento B elettrica è nettamente sopra la media.
L’avantreno morde l’asfalto con decisione, aiutato da carreggiate allargate, pneumatici Michelin sviluppati ad hoc e un assetto irrigidito specifico GTS.
Il risultato è un inserimento in curva preciso, quasi aggressivo. Se si entra forte, la A290 GTS accetta la sfida perché l’anteriore tiene, il posteriore segue senza problemi, e la vettura ruota con naturalezza. Solo forzando deliberatamente si avverte un accenno di sottosterzo, sempre progressivo e facilmente leggibile.
La taratura delle sospensioni è chiaramente sportiva, senza compromessi concettuali.
Sulle sconnessioni secche l’auto è ferma, comunica ogni imperfezione dell’asfalto, ma non rimbalza e non perde compostezza.
Nei tratti guidati, la GTS mostra tutta la bontà del retrotreno multilink: la vettura rimane piatta, stabile, con un controllo del rollio eccellente per dimensioni e peso. È qui che si percepisce il lavoro Alpine, non un semplice adattamento di una base elettrica, ma una messa a punto da vera sportiva, pensata per chi guida davvero.
Altro elemento chiave della prova sono i freni Brembo, che offrono attacco deciso, modulabilità precisa e resistenza elevata allo stress. In poche parole, trasmettono fiducia.
Anche dopo ripetute staccate aggressive, l’impianto mantiene mordente.
La frenata rigenerativa, regolabile, è ben integrata e non disturba la guida sportiva: chi vuole può ridurne l’intervento e affidarsi quasi esclusivamente all’impianto tradizionale, ottenendo una sensazione più “meccanica” e coinvolgente.
Inserendo la modalità Sport, l’elettronica allenta sensibilmente la presa. L’ESC diventa meno invasivo, permettendo leggere derapate controllate in uscita di curva, sempre entro un perimetro di sicurezza ben definito.
Non siamo di fronte a una sportiva “disattivabile” in senso assoluto, ma la calibrazione è intelligente. La GTS lascia guidare, non corregge continuamente. È una differenza sottile, ma fondamentale per chi cerca coinvolgimento e non solo prestazioni.
Il sound sintetico Alpine, riprodotto all’interno, accompagna l’accelerazione senza essere invadente.
Nella guida cattiva quello che conta è la velocità con cui l’auto reagisce, il modo in cui cambia direzione, la precisione con cui segue la traiettoria impostata.
Ed è forse questo il complimento più grande: dopo pochi chilometri si comprende che non è come tante altre elettriche sul mercato.
La Alpine A290 GTS non è una sportiva “gentile” e non vuole esserlo. È una compatta elettrica che chiede di essere guidata con decisione, che premia chi sa forzare e che restituisce sensazioni autentiche, fisiche, quasi analogiche nel comportamento del telaio.
Non è la più leggera e non è la più potente, ma è sicuramente una delle più riuscite dal punto di vista dinamico. E soprattutto dimostra una cosa fondamentale: anche nell’era elettrica, la sportività non è una simulazione.
Se il telaio è giusto, se lo sterzo è sincero e se l’elettronica è al servizio del guidatore, il divertimento resta reale.
E la A290 GTS lo dimostra curva dopo curva.
La scheda tecnica dell’Alpine A290
Motore
elettrico, trazione anteriore
Potenza
180 CV o 220 CV
Coppia massima
285 o 300 Nm
Batteria
52 kWh
0–100 km/h
7,4 s o 6,4 s
Velocità max
160 o170 km/h
Autonomia WLTP
fino a ~380 km
Lunghezza
3.997 mm
Bagagliaio
326 litri
Cerchi
19” con pneumatici Michelin dedicati
Versioni
GT, GT Performance, GT Premium, GTS
Mobilize Business Pass per una ricarica davvero semplice
Anche per l’Alpine A290 è disponibile la Mobilize Business Pass.
Si tratta di una card sviluppata da Mobilize – brand del Gruppo Renault dedicato ai servizi di mobilità – per rendere la ricarica pubblica più semplice, tracciabile e centralizzata.
Si tratta di una carta fisica di ricarica associata a un account digitale, utilizzabile su una vasta rete di colonnine pubbliche in Europa.
Una volta attivata – tramite le app My Renault, My Alpine o My Dacia – la card consente di avviare la ricarica semplicemente avvicinandola al lettore della colonnina oppure, nei punti compatibili, collegando il veicolo grazie alla funzione Plug & Charge.
Inoltre, attraverso l’app è possibile individuare le colonnine disponibili lungo il percorso, verificare potenza, tipo di presa e condizioni di utilizzo, monitorare le sessioni di ricarica effettuate.
Il tutto senza dover ricorrere a più app o contratti differenti.
L’accesso a un’unica rete europea, la trasparenza delle spese e la possibilità di monitorare i consumi rendono la card uno strumento concreto per chi utilizza quotidianamente l’auto elettrica per lavoro, riducendo complessità operative e tempi di gestione.
In sintesi, la Mobilize Business Pass non è solo una carta di ricarica, ma un servizio integrato che accompagna la transizione elettrica delle aziende con un approccio pragmatico.
Meno burocrazia, più controllo e un’esperienza di ricarica finalmente allineata alle esigenze reali della mobilità, anche professionale.
Con A290, Alpine va oltre l’elettrico
L’Alpine A290 è quindi molto più di una semplice city car elettrica sportiva.
È una vera e propria reinterpretazione moderna del concetto di berlinetta sportiva, con un’identità tecnica forte e una proposta dinamica autentica.
Pur essendo elettrica, l’A290 mantiene un fil rouge con la tradizione delle Alpine, traslando nei numeri e nelle sensazioni la filosofia sportiva che ha reso celebri le A110 e le storiche preparation rally.
Questa vettura non vuole solo competere nel segmento delle elettriche compatte: vuole catturare cuore e mente dei guidatori, offrendo un’esperienza che fonde tecnologia, dinamica e interfaccia uomo-macchina.
In un’epoca in cui la performance si misura anche in termini di efficienza e sostenibilità, l’A290 rappresenta una sintesi elegante tra sportività e modernità.
Così come le due volumi sportive di altri tempi facevano battere il cuore tra le strade tortuose, la nuova A290 lo fa oggi in un contesto completamente elettrico, suggerendo che la vera sportività non si misura soltanto da un numero su un cronometro, ma da quanto profondamente ci coinvolge in ogni chilometro percorso.
È impossibile fare il conto di quante storie, film e romanzi hanno come protagonista una strada: che sia più o meno lunga non importa, l’importante è la metafora del nastro d’asfalto o di sassi e polvere che porti lontano, da un’altra parte.
Ma tutte, in fondo, hanno una particolarità comune: ci sono sempre, esistono.
A parte forse una sola eccezione, una strada che è costretta a piegarsi alla potenza incontenibile della natura e malgrado continui ad esistere, dventa visibile e agevole solo in alcuni periodi.
Nel freddo inverno giapponese
Per capirlo bisogna andare tra le montagne del Giappone, dove c’è un preciso momento, tra aprile e maggio, in cui il clima da quelle parti concede una tregua.
L’inverno arretra, la neve smette di cadere e, come per magia, una strada sepolta per mesi riappare scavata tra pareti bianche alte come palazzi.
Un corridoio fra montagne di neve
È il “Tateyama Snow Corridor”, uno degli spettacoli naturali più incredibili del mondo, un percorso che non c’è modo di attraversare se non accettando di passare dentro un’immensa coltre di neve.
Succede nella prefettura di Toyama, nel cuore delle Alpi Giapponesi Settentrionali, sul versante del monte Tateyama, montagna sacra e simbolo spirituale del Paese del Sol Levante.
Qui, a 2.450 metri di quota, l’altopiano di Murodo diventa ogni primavera il teatro di un evento che sembra uscito da un film: un corridoio lungo circa 500 metri fiancheggiato da muri di neve che possono superare i 20 metri di altezza.
Non un’attrazione, ma una necessità diventata leggenda
Il Tateyama Snow Corridor non nasce per stupire i turisti, ma per precise necessità: durante l’inverno, le correnti umide provenienti dal Mar del Giappone scaricano quantità eccezionali di neve su questa zona, seppellendo completamente la Tateyama Kurobe Alpine Route, una delle strade panoramiche più spettacolari del mondo.
E quando arriva la primavera, per riaprire il collegamento tra Toyama e Ōmachi (prefettura di Nagano), entrano in azione spazzaneve industriali di ultima generazione.
Per settimane, uomini e macchine lavorano senza sosta, guidati da sistemi GPS ad altissima precisione.
Il risultato non è solo una strada percorribile, ma una vera e propria scultura monumentale: canyon immacolati, superfici compatte e geometrie perfette che trasformano un’infrastruttura alpina in un’icona globale.
Camminare tra muri più alti degli autobus
Il momento clou dell’esperienza è a Murodo, il terminal degli autobus più alto del Giappone.
Qui i visitatori possono scendere e percorrere a piedi il tratto più famoso del corridoio, camminando tra pareti che fanno sembrare minuscoli anche i pullman più giganteschi. Il contrasto tra l’azzurro intenso del cielo e il bianco abbagliante della neve regala uno degli scenari più fotografati del Paese.
L’accesso è regolamentato e sostenibile: niente auto private, solo una combinazione di treni di montagna, funivie, autobus e una storica linea di filobus.
Un viaggio lento e panoramico, pensato per ridurre l’impatto ambientale in un’area naturale protetta.
Quando andare
Lo Snow Corridor è visitabile da metà aprile a fine giugno, ma il periodo migliore è tra fine aprile e maggio, quando i muri raggiungono la massima altezza. Con l’avanzare della stagione la neve si abbassa, ma le temperature diventano più miti e la passeggiata più agevole.
L’afflusso di visitatori è alto, soprattutto nei weekend e durante la “Golden Week” giapponese: pianificare e prenotare l’escursione con largo anticipo non è obbligatorio ma molto consigliato.
Molto più di una strada nella neve
Il corridoio è solo uno dei gioielli della Tateyama Kurobe Alpine Route, zona costellata da laghetti alpini che riemergono dal ghiaccio, sentieri panoramici, sorgenti termali naturali e dalla colossale diga di Kurobe, una delle più grandi del Giappone, un’opera d’arte dell’ingegneria incastonata tra le montagne.
Natura, tecnologia e turismo si incontrano
Dietro l’estetica da cartolina, il Tateyama Snow Corridor è anche un laboratorio a cielo aperto: in quei 500 metri ci calcolano la gestione del rischio, la manutenzione in condizioni estreme, l’uso avanzato del GPS e la sostenibilità ambientale.
Un esempio di come l’ingegneria possa dialogare con la natura senza domarla, ma assecondandola.
Per chi lo percorre, resta soprattutto una sensazione difficile da dimenticare: quella di camminare dentro la montagna tra silenzio, luce e neve, in un luogo che esiste solo per poche settimane all’anno, destinato a svanire.
Da anni, le idee migliori nascono al “CES”, che non è l’abbreviazione casalinga dell’angolo di casa dedicato alle espulsioni, ma l’acronimo di “Consumer Electronics Show”, l’avveniristico appuntamento annuale in scena fra i faraonici alberghi-casinò di Las Vegas, la capitale del peccato e della perdizione.
Ma anche capitale del futuro grazie proprio all’appuntamento che ogni anno, dal “Las Vegas Convention Center”, svela in anteprima le tecnologie, i gadget e le novità destinate a cambiare l’esistenza al genere umano.
Un appuntamento che ha nulla a che fare con i tradizionali saloni dell’auto, e forse proprio per questo molto amato dall’automotive, che ogni anno di più aspetta il palcoscenico di Las Vegas per mostrare le diavolerie che presto, prestissimo, troveremo a bordo.
L’auto scopre di essere un computer
A Las Vegas non si va più solo per vedere televisori sempre più sottili o diavolerie improbabili. Al CES, quest’anno in scena dal 6 al 9 gennaio, la vera protagonista è l’automobile, ma non quella che conoscevamo, perché vista da qui l’auto sa parlare, ascoltare, aggiornarsi e soprattutto ragionare.
In pratica smette di essere un semplice mezzo di trasporto per trasformarsi in una piattaforma digitale che poggia su ruote, almeno fin quando queste resisteranno al futuro.
Il Consumer Electronics Show, nato quasi sessant’anni fa per raccontare l’elettronica di consumo, è diventato il termometro di una trasformazione profonda: la meccanica resta, certo, ma il baricentro della competizione si è spostato altrove, tra software e intelligenza artificiale.
L’era del “veicolo aggiornabile”
L’idea che attraversa i padiglioni del CES è semplice quanto radicale: l’auto non è più un prodotto finito, ma un oggetto che si evolve.
Sa aggiornarsi da remoto, cambiare funzioni nel tempo e perfino prevenire guasti prima che accadano, come uno smartphone, ma consapevole di avere responsabilità ben più impegnative.
Mercedes-Benz, l’auto come ambiente
La GLC 100% elettrica è un SUV che sembra pensato più come ambiente digitale che come veicolo tradizionale: audio immersivo, superfici digitali continue, assistenza alla guida sempre più “collaborativa”.
L’auto osserva, suggerisce e accompagna senza mai permettersi di dichiararsi autonoma, quanto piuttosto provando a togliere carico mentale a chi guida.
La nuova GLC – basata sulla piattaforma Mb.Os – può fare affidamento sull’enorme “Mbux Hyperscreen”, un mega schermo da 39,1” lungo da montante a montante.
Non mancano interni con materiale vegani, sospensioni pneumatiche talmente intelligenti da diventare geniali e un’architettura elettrica da 800 Volt per rendere fulminea la ricarica e risolvere il problema della percorribilità con un’autonomia di 713 km.
BMW e il ritorno alla semplicità
L’altro colosso tedesco punta sull’interazione, con la tecnologia che non deve stupire ma essere presente restando nell’ombra. L’assistente vocale BMW “Intelligent Personal Assistant” con tecnologia “Alexa+” diventa più naturale, il dialogo più fluido e l’abitacolo meno affollato di comandi.
L’obiettivo non è aggiungere funzioni, ma semplificare l’esperienza, permettendo per la prima volta di fare più domande in un’unica frase, anche di cultura generale.
I primi a beneficiare delle novità, entro la metà di quest’anno, saranno i clienti della iX3 in Germania e negli Stati Uniti, che fra le 85 app di giochi, entertainment, viaggi e notizie a disposizione avranno accesso allo streaming di “Disney+” e di “YouTube Music”.
Gli aspirapolvere fanno le supercar
Il CES è anche il luogo delle sorprese. Una delle più clamorose arriva da “Dreame”, azienda cinese conosciuta per robot aspirapolvere e dispositivi domestici.
A Las Vegas si presenta con “Kosmera”, il suo marchio automotive, moltiplicato in una hypercar elettrica da 1.900 CV, quattro motori e prestazioni da record e una raffinata berlina alto di gamma con range extended.
Non è solo un esercizio di stile, ma la dichiarazione d’intenti di un mondo tech che guarda all’auto come a un nuovo terreno di conquista.
Il messaggio è chiaro: le competenze maturate nell’elettronica di consumo oggi valgono anche su strada.
Afeela, gioco a due
La scommessa nata dalla collaborazione fra Honda e Sony è un’auto che nasce come estensione di un ecosistema digitale fatto di sensori, intrattenimento e assistenti intelligenti.
Afeela 1 è un Suv compatto mostrato in assoluta anteprima e previsto non prima del 2028 che fra i contenuti vanta la funzionalità “PlayStation Remote Play” per sollazzare i passeggeri durante le soste di ricarica e i dettagli interni da gestire attraverso un’app per creare un ambiente personalizzato.
Meno schermi, più cervello
Se l’esterno evolve, l’interno viene ripensato da zero. Il cockpit del futuro non è una somma di display, ma una sorta di “regia” intelligente.
Parabrezza che diventano superfici digitali, head-up display alternativi, schermi che mostrano informazioni diverse a guidatore e passeggero. Ma soprattutto sistemi che decidono cosa mostrare e quando farlo.
Bosch, la forza del pensiero
Bosch entra in gioco con un’idea controcorrente: usare l’intelligenza artificiale per ridurre la complessità. Il sistema, che per la prima volta coniuga software e hardware e integra un “Large Language Model”, legge il contesto, interpreta traffico, le manovre, lo stato del conducente e filtra le informazioni.
Se serve una mano, viaggiando può occuparsi del parcheggio, ma anche di scrivere un testo che riassuma un meeting di lavoro, se invece è necessaria attenzione elimina il superfluo, mentre se il contesto è rilassato arricchisce l’esperienza.
I sistemi by-wire prendono il posto della meccanica, il “Vehicle Motion Management” si occupa di coordinare sterzo, telaio, freni e motore, mentre su tutto vigila il “Radar Gen 7 Premium”, in grado di rilevare anche oggetti molto piccoli fino a 200 metri di distanza. La tecnologia c’è, ma prova a restare in secondo piano.
L’AI che non fa scena, ma sicurezza
Al CES 2026 l’intelligenza artificiale non è solo una parola di moda. È applicata a problemi concreti: capire se il guidatore è stanco, distratto e consapevole di un pericolo.
Nvidia presenta “Alpamayo”, una dinastia di nuovi modelli AI per addestrare veicoli e robot nel mondo reale, nella convinzione che proprio l’automotive è destinato a diventare il primo e immenso mercato fisico dell’IA.
Un sistema addestrato ad osservare e subito dopo trasformare le immagini in comandi che diventa un vero cambio di paradigma: dalla sicurezza “che interviene” a quella che tenta di prevenire, un approccio che non coinvolge solo l’auto privata, ma anche bus, flotte e trasporto pubblico.
Anfia fa il bis
Secondo anno di presenza per l’Associazione della Filiera dell’Industria Automobilistica italiana, che grazie alla collaborazione con “ICE” (Italian Trade Agency), tra le 50 fra start-up e PMI porta in Nevada il progetto “AIDA” del Politecnico di Milano, sintetizzato in una Fiat 500e a guida autonoma. Presenti anche “Pininfarina” e la sua galleria del vento, e due progetti della “Eldor”.
I robot di Hyundai
Si chiama “Atlas”, è un robot umanoide creato grazie all’acquisizione della “Boston Dynamics” e sarà introdotto in modo massiccio negli stabilimenti americani del marchio coreano, con funzioni via via più complesse, delicate e pericolose. Atlas è un robot bipede capace di adattarsi all’ambiente produttivo.
Il cofano digitale
Mentre i riflettori puntano su schermi e assistenti vocali, il CES racconta anche ciò che non si vede. Batterie più sicure, gestione termica più efficiente, piattaforme per monitorare la vita degli accumulatori traslocando la mobilità elettrica verso un insieme di dati, previsioni e servizi dove tutto diventa parte di un’orchestra.
Ecco dove nasce l’importanza del CES per i marchi automobilistici: la kermesse Las Vegas è l’unico luogo al mondo in cui il gioco non è la somma dei gadget, ma l’obiettivo di ridisegnare il concetto stesso di mobilità.
Nel mondo dell’automotive contemporaneo, soprattutto nel segmento executive e ad alte prestazioni, il pneumatico non è più un semplice componente “di contatto” con l’asfalto.
È un elemento chiave dell’esperienza di guida, capace di influenzare comfort acustico, precisione dinamica, consumi ed efficienza complessiva del veicolo.
Con Apollo Aspire 5, Apollo Tyres introduce uno pneumatico estivo di nuova generazione pensato per berline e SUV premium, comprese le moderne vetture elettrificate.
L’evoluzione naturale dell’Aspire 4G+
Successore diretto dell’apprezzato Aspire 4G+, il nuovo Aspire 5 nasce con l’obiettivo di migliorare comfort e silenziosità senza sacrificare prestazioni e controllo.
Ovviamente, mantenendo un posizionamento competitivo in termini di costo totale di esercizio.
Disponibile fin da subito in 24 misure per cerchi da 17 a 21 pollici, Aspire 5 si rivolge a un parco circolante sempre più ampio, dove peso, coppia elevata (soprattutto nei BEV) e richieste di comfort impongono soluzioni tecniche evolute.
Dynamic Contour e il comfort diventa tecnologia
L’aspetto vincente di Aspire 5 è la nuova Dynamic Contour Technology, un approccio progettuale che combina disegno del battistrada e mescole avanzate.
Elemento distintivo sono le “nervature diamantate” integrate nella struttura del battistrada.
Esse assorbono le micro-vibrazioni generate dalle irregolarità dell’asfalto, riducono le sollecitazioni sulle nervature longitudinali e migliorano la stabilità direzionale e la fluidità di marcia.
Il risultato è una sensazione di guida più “rotonda”, particolarmente apprezzabile nei lunghi trasferimenti autostradali e nei contesti urbani a bassa velocità, dove il comfort acustico è determinante.
Rumorosità sotto controllo
Apollo ha ulteriormente evoluto il concetto di passo del battistrada sincronizzato, già introdotto sull’Aspire 4G+.
La distribuzione ottimizzata dei tasselli consente di ridurre la risonanza armonica, abbattendo il rumore di rotolamento.
Su alcune misure, Aspire 5 raggiunge la classe A di rumorosità, con valori fino a 69 dB, un dato particolarmente rilevante per veicoli elettrici (nei quali il rumore di rotolamento è più percepibile), berline executive orientate al comfort, SUV premium di grandi dimensioni.
Efficienza e durata fanno la differenza
Un altro pilastro tecnologico è l’impiego di nero di carbonio di nuova generazione a bassa isteresi.
Questa soluzione consente di limitare l’accumulo di calore, ridurre le dispersioni energetiche e migliorare la resistenza al rotolamento.
In alcune misure, Aspire 5 ottiene la classe B per resistenza al rotolamento, con benefici tangibili in termini di consumi ed estensione dell’autonomia nei veicoli elettrici.
La struttura interna dello pneumatico è progettata per garantire una distribuzione uniforme della pressione di contatto, anche sotto carichi laterali elevati.
Questo permette di assicurare un’usura regolare, una maggiore durata chilometrica e un comportamento costante nel tempo.
Prestazioni da “numero uno”
Proprio a proposito di comportamento costante, il capitolo sicurezza è molto importante.
Aspire 5 offre, su specifiche misure, una classificazione “A” per aderenza sul bagnato, assicurando spazi di frenata ridotti e un elevato livello di controllo anche in condizioni critiche.
Una caratteristica fondamentale per uno pneumatico destinato a vetture potenti, spesso utilizzate tutto l’anno e su percorrenze elevate.
Caratteristiche principali
Segmento
Berline e SUV premium – executive
Diametro cerchi
17” – 21”
Numero misure
24
Rumorosità
Fino a Classe A (69 dB)
Aderenza sul bagnato
Fino a Classe A
Resistenza al rotolamento
Fino a Classe B
Tecnologia chiave
Dynamic Contour Technology
Test globali, approccio europeo
I numerosi test condotti in Europa, India, Giappone e Corea hanno messo in evidenza prestazioni pari o superiori ai principali competitor europei del segmento premium.
Ciò conferma la maturità tecnica del progetto, come sottolinea Daniele Lorenzetti – Chief Technology Officer di Apollo Tyres Ltd – che afferma come lo sviluppo di Aspire 5 abbia seguito una filosofia chiara: comfort e qualità percepita al centro, senza compromessi sulla dinamica di guida.
Pneumatico di oggi per il futuro
In un’epoca in cui le automobili diventano sempre più silenziose, pesanti e sofisticate, gli pneumatici sono chiamati a un ruolo nuovo.
Non devono solo seguire la tecnologia, ma anticiparla.
Apollo Aspire 5 sembra muoversi proprio in questa direzione, interpretando il concetto di prestazione in chiave moderna, dove efficienza, comfort e sicurezza convivono senza clamore, ma con sostanza.
Perché oggi, nel mondo premium, la vera velocità è quella che non fa rumore.