Meno meccanica e più IA, il CES di Las Vegas riscrive l’auto

Da anni, le idee migliori nascono al “CES”, che non è l’abbreviazione casalinga dell’angolo di casa dedicato alle espulsioni, ma l’acronimo di “Consumer Electronics Show”, l’avveniristico appuntamento annuale in scena fra i faraonici alberghi-casinò di Las Vegas, la capitale del peccato e della perdizione.

Ma anche capitale del futuro grazie proprio all’appuntamento che ogni anno, dal “Las Vegas Convention Center”, svela in anteprima le tecnologie, i gadget e le novità destinate a cambiare l’esistenza al genere umano.

Un appuntamento che ha nulla a che fare con i tradizionali saloni dell’auto, e forse proprio per questo molto amato dall’automotive, che ogni anno di più aspetta il palcoscenico di Las Vegas per mostrare le diavolerie che presto, prestissimo, troveremo a bordo.

L’auto scopre di essere un computer

A Las Vegas non si va più solo per vedere televisori sempre più sottili o diavolerie improbabili. Al CES, quest’anno in scena dal 6 al 9 gennaio, la vera protagonista è l’automobile, ma non quella che conoscevamo, perché vista da qui l’auto sa parlare, ascoltare, aggiornarsi e soprattutto ragionare.

In pratica smette di essere un semplice mezzo di trasporto per trasformarsi in una piattaforma digitale che poggia su ruote, almeno fin quando queste resisteranno al futuro.

Il Consumer Electronics Show, nato quasi sessant’anni fa per raccontare l’elettronica di consumo, è diventato il termometro di una trasformazione profonda: la meccanica resta, certo, ma il baricentro della competizione si è spostato altrove, tra software e intelligenza artificiale.

L’era del “veicolo aggiornabile”

L’idea che attraversa i padiglioni del CES è semplice quanto radicale: l’auto non è più un prodotto finito, ma un oggetto che si evolve.

Sa aggiornarsi da remoto, cambiare funzioni nel tempo e perfino prevenire guasti prima che accadano, come uno smartphone, ma consapevole di avere responsabilità ben più impegnative.

Mercedes-Benz, l’auto come ambiente

La GLC 100% elettrica è un SUV che sembra pensato più come ambiente digitale che come veicolo tradizionale: audio immersivo, superfici digitali continue, assistenza alla guida sempre più “collaborativa”.

L’auto osserva, suggerisce e accompagna senza mai permettersi di dichiararsi autonoma, quanto piuttosto provando a togliere carico mentale a chi guida.

La nuova GLC – basata sulla piattaforma Mb.Os – può fare affidamento sull’enorme “Mbux Hyperscreen”, un mega schermo da 39,1” lungo da montante a montante.

Non mancano interni con materiale vegani, sospensioni pneumatiche talmente intelligenti da diventare geniali e un’architettura elettrica da 800 Volt per rendere fulminea la ricarica e risolvere il problema della percorribilità con un’autonomia di 713 km.

BMW e il ritorno alla semplicità

L’altro colosso tedesco punta sull’interazione, con la tecnologia che non deve stupire ma essere presente restando nell’ombra. L’assistente vocale BMW “Intelligent Personal Assistant” con tecnologia “Alexa+” diventa più naturale, il dialogo più fluido e l’abitacolo meno affollato di comandi.

L’obiettivo non è aggiungere funzioni, ma semplificare l’esperienza, permettendo per la prima volta di fare più domande in un’unica frase, anche di cultura generale.

I primi a beneficiare delle novità, entro la metà di quest’anno, saranno i clienti della iX3 in Germania e negli Stati Uniti, che fra le 85 app di giochi, entertainment, viaggi e notizie a disposizione avranno accesso allo streaming di “Disney+” e di “YouTube Music”.

Gli aspirapolvere fanno le supercar

Il CES è anche il luogo delle sorprese. Una delle più clamorose arriva da “Dreame”, azienda cinese conosciuta per robot aspirapolvere e dispositivi domestici.

A Las Vegas si presenta con “Kosmera”, il suo marchio automotive, moltiplicato in una hypercar elettrica da 1.900 CV, quattro motori e prestazioni da record e una raffinata berlina alto di gamma con range extended.

Non è solo un esercizio di stile, ma la dichiarazione d’intenti di un mondo tech che guarda all’auto come a un nuovo terreno di conquista.

Il messaggio è chiaro: le competenze maturate nell’elettronica di consumo oggi valgono anche su strada.

Afeela, gioco a due

La scommessa nata dalla collaborazione fra Honda e Sony è un’auto che nasce come estensione di un ecosistema digitale fatto di sensori, intrattenimento e assistenti intelligenti.

Afeela 1 è un Suv compatto mostrato in assoluta anteprima e previsto non prima del 2028 che fra i contenuti vanta la funzionalità “PlayStation Remote Play” per sollazzare i passeggeri durante le soste di ricarica e i dettagli interni da gestire attraverso un’app per creare un ambiente personalizzato.

Meno schermi, più cervello

Se l’esterno evolve, l’interno viene ripensato da zero. Il cockpit del futuro non è una somma di display, ma una sorta di “regia” intelligente.

Parabrezza che diventano superfici digitali, head-up display alternativi, schermi che mostrano informazioni diverse a guidatore e passeggero. Ma soprattutto sistemi che decidono cosa mostrare e quando farlo.

Bosch, la forza del pensiero

Bosch entra in gioco con un’idea controcorrente: usare l’intelligenza artificiale per ridurre la complessità. Il sistema, che per la prima volta coniuga software e hardware e integra un “Large Language Model”, legge il contesto, interpreta traffico, le manovre, lo stato del conducente e filtra le informazioni.

Se serve una mano, viaggiando può occuparsi del parcheggio, ma anche di scrivere un testo che riassuma un meeting di lavoro, se invece è necessaria attenzione elimina il superfluo, mentre se il contesto è rilassato arricchisce l’esperienza.

I sistemi by-wire prendono il posto della meccanica, il “Vehicle Motion Management” si occupa di coordinare sterzo, telaio, freni e motore, mentre su tutto vigila il “Radar Gen 7 Premium”, in grado di rilevare anche oggetti molto piccoli fino a 200 metri di distanza. La tecnologia c’è, ma prova a restare in secondo piano.

L’AI che non fa scena, ma sicurezza

Al CES 2026 l’intelligenza artificiale non è solo una parola di moda. È applicata a problemi concreti: capire se il guidatore è stanco, distratto e consapevole di un pericolo.

Nvidia presenta “Alpamayo”, una dinastia di nuovi modelli AI per addestrare veicoli e robot nel mondo reale, nella convinzione che proprio l’automotive è destinato a diventare il primo e immenso mercato fisico dell’IA.

Un sistema addestrato ad osservare e subito dopo trasformare le immagini in comandi che diventa un vero cambio di paradigma: dalla sicurezza “che interviene” a quella che tenta di prevenire, un approccio che non coinvolge solo l’auto privata, ma anche bus, flotte e trasporto pubblico.

Anfia fa il bis

Secondo anno di presenza per l’Associazione della Filiera dell’Industria Automobilistica italiana, che grazie alla collaborazione con “ICE” (Italian Trade Agency), tra le 50 fra start-up e PMI porta in Nevada il progetto “AIDA” del Politecnico di Milano, sintetizzato in una Fiat 500e a guida autonoma. Presenti anche “Pininfarina” e la sua galleria del vento, e due progetti della “Eldor”.

I robot di Hyundai

Si chiama “Atlas”, è un robot umanoide creato grazie all’acquisizione della “Boston Dynamics” e sarà introdotto in modo massiccio negli stabilimenti americani del marchio coreano, con funzioni via via più complesse, delicate e pericolose. Atlas è un robot bipede capace di adattarsi all’ambiente produttivo.

Il cofano digitale

Mentre i riflettori puntano su schermi e assistenti vocali, il CES racconta anche ciò che non si vede. Batterie più sicure, gestione termica più efficiente, piattaforme per monitorare la vita degli accumulatori traslocando la mobilità elettrica verso un insieme di dati, previsioni e servizi dove tutto diventa parte di un’orchestra.

Ecco dove nasce l’importanza del CES per i marchi automobilistici: la kermesse Las Vegas è l’unico luogo al mondo in cui il gioco non è la somma dei gadget, ma l’obiettivo di ridisegnare il concetto stesso di mobilità.