
Nelle grandi città è in corso da anni una guerra silenziosa contro un nemico tanto ben visibile e veloce quanto difficile da domare: i monopattini.
Mezzi amatissimi dalle generazioni più giovani diventati loro malgrado il simbolo dell’inciviltà, grazie a chi oltre a sfrecciare su marciapiedi e contromano, se ne infischia di semafori, segnali di stop e strisce pedonali, per poi abbandonarli dove capita, senza alcun rispetto e men che meno senso civico.

C’è chi ha detto no
C’è chi ha raggiunto il limite di sopportazione mettendo la parola fine all’esperimento, come Madrid, Melbourne e Parigi, che ha deciso lo stop dopo aver chiesto il parere dei cittadini con un referendum.
O ancora Barcellona, che li tiene ben lontani dalle zone storiche, Copenaghen che ha ristretto l’accesso alle aree centrali, Praga, dove possono circolare solo fuor città e Firenze, finora l’unica città italiana, che ha definitivamente archiviato la sperimentazione dello sharing.

Detto in altro modo, ancora più chiaro: targa obbligatoria, regole precise e sanzioni salate per chi fa finta di niente.
Countdown verso l’ordine
La norma c’era già, ma ora fa sul serio. L’obbligo di contrassegno nasce con la legge 177/2024 e prende forma concreta con il DM del 6 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso novembre.
Alla burocrazia mancava solo l’ultimo tassello, un passaggio formale ma necessario: la piattaforma telematica a cui richiedere la targa.
Ma ormai è questione di giorni, e da quel momento scatterà un countdown preciso: 60 giorni di tempo per mettersi in regola, poi chi circola senza contrassegno sarà automaticamente fuori legge.
La targa minimal
Calma, non si tratta di una targa formato SUV: il contrassegno per monopattini sarà adesivo, plastificato, non removibile e va applicato in verticale, ben visibile, sul parafango posteriore o sul piantone dello sterzo.
Il codice è composto da sei caratteri: tre lettere e tre numeri, secondo una combinazione progressiva pensata per durare anni: si parte da BBB222 per arrivare, tra diversi anni, a ZZZ999.
Numeri senza 0 e 1 e lettere senza vocali: non è un capriccio burocratico, ma un modo per evitare errori di lettura e confusioni.
Il costo si aggira su circa 8,66 euro, più imposta di bollo e diritti, e il ritiro si potrà fare alla Motorizzazione o tramite le agenzie di pratiche auto. Più semplice di così, è onestamente difficile.
E chi non si mette in regola?
Qui finisce la leggerezza. Chi circola senza targa o senza assicurazione rischia multe da 100 a 400 euro, e peggio ancora andrà a chi ignora le dotazioni obbligatorie come frecce e freni adeguati, perché in quel caso la sanzione può arrivare fino a 800 euro.
Senza escludere il sequestro del mezzo.

È il cuore della cosiddetta “guerra ai monopattini”, un’espressione forte ma non casuale, dovuta a dati che non lasciano spazio alla fantasia: incidenti in aumento, morti, feriti e una lista infinita di comportamenti irregolari che hanno esasperato le città.
Non una crociata, ma una stretta
L’obiettivo, almeno sulla carta, non è demonizzare il mezzo, perché il monopattino resta una risorsa importante per la mobilità urbana, ma costringerlo dentro confini più netti.
Il nuovo Codice della Strada chiarisce dove si può circolare (solo su strade urbane con limite a 50 km/h), introduce casco e assicurazione obbligatori e rafforza controlli e sanzioni.
La micromobilità diventa adulta
Il messaggio è chiaro: il monopattino esce definitivamente dall’età dell’adolescenza ribelle ed entra nella dimensione adulta.
Chi sperava che fosse solo una moda passeggera dovrà ricredersi, chi invece lo usa ogni giorno farebbe bene a prepararsi: il tempo del “tanto non controlla nessuno” si è ufficialmente chiuso.
















