Motori e algoritmi, l’AI prende il volante

Automotive

Il settore automotive scala la classifica dell’innovazione e si piazza secondo solo al tech nell’adozione dell’intelligenza artificiale.

Dalla manutenzione predittiva ai robotaxi, fino a 6,1 miliardi di euro di benefici potenziali in Italia entro il 2050.

Da questi numeri si capisce che non è più una questione di futuro, ormai l’intelligenza artificiale è già dentro l’industria automotive, e lo è in modo strutturale.

Automotive all’avanguardia

Lo raccontano i dati raccolti dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano in collaborazione con Ipsos Doxa.

Dati che sono stati presentati nell’evento “AI: innovazione al servizio della sicurezza e mobilità accessibile”, promosso a Roma da Best Mobility.

Il settore automotive occupa oggi la seconda posizione mondiale per livello di maturità nell’adozione dell’AI, superando comparti storicamente avanzati come aerospace & difesa e life sciences. Solo il settore tecnologico fa meglio.

Una classifica che racconta come l’AI non è più uno strumento sperimentale per l’auto, ma un componente strutturale dell’intera catena del valore, dalla ricerca e sviluppo alla produzione, dalla vendita all’utilizzo da parte del consumatore finale, fino al post-vendita e alla manutenzione.

Dove l’AI entra in gioco

R&S e progettazione Simulazioni virtuali, generative design, ottimizzazione aerodinamica
Produzione e qualità Computer vision, predictive maintenance, robot collaborativi
Vendita e configurazione Configuratori intelligenti, pricing dinamico, CRM predittivo
Utilizzo del veicolo ADAS, guida autonoma, assistenti vocali, connettività V2X
Post-vendita e fleet management Manutenzione predittiva, diagnostica remota, ottimizzazione percorsi

L’ampiezza di questa integrazione spiega il posizionamento d’eccellenza del settore. Nessun altro comparto manifatturiero ha applicato l’AI in modo così pervasivo e multistrato lungo l’intera filiera produttiva e di servizio.

La percezione degli italiani: fiducia e timori

Il 52% dei consumatori italiani ha oggi una percezione positiva dell’AI applicata ai veicoli.

Un dato significativo, considerando che appena qualche anno fa lo scetticismo era ancora dominante. I benefici percepiti come più rilevanti riguardano tre aree principali.

Maggiore sicurezza e prevenzione incidenti 38%
Ottimizzazione dei consumi energetici 34%
Manutenzione predittiva 33%

Sul fronte opposto, le preoccupazioni non sono scomparse. Le principali criticità segnalate dagli intervistati riflettono timori concreti e comprensibili in una fase ancora evolutiva della tecnologia.

Rischio di malfunzionamenti software 35%
Perdita di controllo del veicolo 33%
Vulnerabilità ai cyberattacchi 30%

Il quadro delineato dall’Osservatorio suggerisce che la fiducia degli utenti cresce in parallelo con la familiarità tecnologica.

In pratica, più l’AI diventa visibile e utile nella vita quotidiana di bordo, più la diffidenza tende a ridursi. Il percorso, però, richiede trasparenza, affidabilità dimostrata e comunicazione chiara da parte dell’industria.

Guida autonoma, una rivoluzione annunciata

Il capitolo più atteso e più dirompente riguarda la guida autonoma.

I dati dell’Osservatorio delineano uno scenario di trasformazione profonda del sistema mobilità italiano entro il 2050, con benefici potenziali stimati fino a 6,1 miliardi di euro complessivi, distribuiti su tre dimensioni principali.

Area di impatto Beneficio stimato entro il 2050
Sicurezza stradale -90% di feriti sulle strade
Congestione urbana Fino a 900mila auto in meno nelle città
Ambiente -41.000 tonnellate di emissioni inquinanti annue

La guida autonoma non è quindi solo una questione tecnologica: è un potenziale strumento di politica pubblica, capace di incidere contemporaneamente su sanità, qualità dell’aria e infrastrutture urbane.

E gli italiani sembrano pronti visto che il 54% si dichiara disposto a utilizzare veicoli a guida autonoma, soprattutto per i tragitti più ripetitivi (casa-lavoro e mobilità urbana in condizioni di traffico intenso) dove il vantaggio pratico è immediatamente percepibile.

Come ha sottolineato Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, riducendo o eliminando il fattore umano dalla guida, i sistemi autonomi possono contribuire in modo decisivo a diminuire feriti, emissioni e costi sociali legati agli incidenti. Una prospettiva che trasforma la guida autonoma da gadget premium a infrastruttura di sicurezza collettiva.

Flotte aziendali, l’AI ottimizza tutto

Un ambito in cui l’AI sta già producendo risultati concreti e misurabili è quello della gestione delle flotte aziendali.

L’intelligenza artificiale applicata al fleet management permette oggi di analizzare in tempo reale dati di telemetria, consumo, comportamento di guida e stato dei veicoli, trasformando la gestione della flotta da attività reattiva a processo predittivo e proattivo.

Federico Antonio Di Paola, Presidente di Best Mobility, ha messo in evidenza come le flotte stiano diventando sempre più “intelligenti”. Le imprese possono ora prendere decisioni basate sui dati, ottimizzare i costi operativi e migliorare l’esperienza di mobilità dei dipendenti.

Non si tratta più di semplice localizzazione GPS, ma di ecosistemi digitali capaci di apprendere, adattarsi e suggerire azioni correttive in anticipo rispetto ai problemi.

Il nodo normativo tra opportunità e rischi

Nessuna riflessione sull’AI in automotive sarebbe completa senza affrontare il tema della regolamentazione.

L’AI Act europeo introduce regole necessarie su sicurezza, trasparenza e responsabilità, ma il rischio (sollevato con chiarezza da Roberto Pietrantonio, Presidente UNRAE) è che un eccesso di complessità regolatoria rallenti l’innovazione o, peggio, sposti lo sviluppo tecnologico fuori dai confini europei.

La sfida è trovare un equilibrio delicato proteggendo i cittadini senza indebolire la competitività dell’industria europea, già sotto pressione competitiva da parte dei produttori asiatici.

Il punto, come ha sottolineato Pietrantonio, è avere le regole giuste, applicate a tecnologie sviluppate in Europa, per l’Europa.

Un monito importante in un momento in cui la Cina avanza a ritmi sostenuti sullo sviluppo di veicoli autonomi e connessi, e gli Stati Uniti mantengono un approccio normativo più flessibile e permissivo rispetto a quello comunitario.

L’AI non è il futuro dell’auto, è il suo presente

I dati presentati a Roma compongono un quadro inequivocabile: l’intelligenza artificiale non è più una tecnologia emergente per l’automotive, ma una componente consolidata e pervasiva dell’industria.

Il secondo posto nella classifica della maturità AI, la disponibilità di oltre metà degli italiani alla guida autonoma e i 6,1 miliardi di benefici potenziali entro il 2050 non sono proiezioni ottimistiche ma realtà.

La vera partita, nei prossimi anni, si giocherà su tre fronti.

La capacità dell’industria di mantenere il passo dell’innovazione tecnologica, la fiducia dei consumatori da costruire con trasparenza e affidabilità dimostrata sul campo, e la saggezza del legislatore nel definire regole che proteggano senza paralizzare.

Una triplice sfida che l’automotive italiano – con la sua tradizione di eccellenza ingegneristica e la sua radicata cultura del prodotto – è attrezzato ad affrontare, a patto di non rallentare.