
Chiavi, lampadine, elettrodomestici, frigoriferi, strade e perfino città. Siamo circondati da cose diventate di colpo “intelligenti”: basta impostarle e fanno tutto da sole.
All’appello mancavano poche quisquiglie, come ad esempio gli autovelox, vuoto che sta per essere colmato da una nuova generazione di occhi elettronici stradali capaci di vedere ben oltre l’immaginazione di un automobilista.
Indizi sufficienti per capire che questa è una storia in cui c’è poco da ridere e dove l’unica ironia possibile è frutto di una coincidenza: i primi autovelox dotati di intelligenza artificiale in Europa sono stati installati a Londra, la città dove George Orwell scrisse “1984”, il romanzo in cui immaginava un Grande Fratello capace di vedere tutto e tutti, sempre e senza sosta.
Orwell era un visionario, ma difficilmente poteva immaginare che il Big Brother sarebbe arrivato sotto forma di telecamera a infrarossi montata su un palo della luce, con tanto di ricevuta recapitata a casa entro 48 ore.
Il sistema che sa tutto
Chiamarli ancora “autovelox” rischia di essere riduttivo: il sistema che ha debuttato da poche settimane anche nel Sussex si chiama “Heads-Up”, è fornito dalla società australiana “Acusensus” e funziona 24 ore su 24, sette giorni su sette, con qualsiasi condizione atmosferica: pioggia, nebbia o sole accecante non importa, per lui è lo stesso.
In più non si ammala, non chiede in ferie, non sciopera e non gira lo sguardo quando passa una bella macchina.
Le sue telecamere ad altissima definizione, dotate di flash a infrarossi, bucano letteralmente il parabrezza e fotografano quello che succede dentro l’abitacolo con una nitidezza da far invidia ad un paparazzo appostato fuori da un ristorante tre stelle.
Il sistema riesce a rilevare veicoli che viaggiano fino a 300 km/h senza la minima sfocatura, e l’intelligenza artificiale fa il resto: analizza le immagini in tempo reale e individua le infrazioni per cui è stata addestrata.
Per ora, le due più frequenti sono il cellulare tenuto in mano e la cintura non allacciata, ma il sistema è, come si dice in gergo tecnico, “scalabile”: domani potrà fare molto di più e dopodomani ancora non si sa, e forse è meglio così.
Nel Sussex, dove la polizia locale ha attivato la rete dal 13 aprile scorso, i numeri hanno parlato: 300 violazioni in tre giorni, oltre 1.000 in una settimana. Augh.
Il capo della polizia locale Jo Shiner, anche responsabile nazionale per la sicurezza stradale, ha spiegato l’innovazione con sincerità: “Non possiamo essere ovunque e in ogni momento”.
Il sistema, ha aggiunto, non sostituisce il lavoro della polizia ma lo potenzia, permettendo di costruire un quadro preciso dei comportamenti alla guida.
In realtà, i dati che hanno dato la spinta finale all’Heads-Up urlavano vendetta: nel solo Sussex, negli ultimi dodici mesi, si sono registrati 82 incidenti causati dall’uso del telefono alla guida e 214 feriti legati al mancanza della cintura.
Numeri che fanno parte delle cosiddette “Fatal Five”, le cinque cause principali di incidenti mortali o con feriti gravi sulle strade britanniche.
Di fronte a queste cifre, diventa complicato trovare argomenti solidi contro un sistema che si limita a fare quello che ogni automobilista responsabile dovrebbe fare da solo.
Italians do it better
Se oltremanica fanno le cose in grande, l’Italia non sta a guardare. Da quest’anno sono in arrivo sulle nostre strade due nuovi sistemi: il “Navigard” per le autostrade e il “SafeDrive” per le città.
Frutto della collaborazione tra Autostrade per l’Italia e la Polizia di Stato, sviluppati da “Movyon”, polo tecnologico di “Aspi”, entrambi rappresentano un salto generazionale rispetto al vecchio autovelox che tutti conoscono e temono.
Navigard è una piattaforma integrata composta da radar, sensori, telecamere, server periferici e un “cervellone” centrale che vede, registra, analizza e sanziona.
Oltre alla velocità media, quella che era già rilevata dal vecchio Tutor, il sistema è in grado di individuare sorpassi vietati, veicoli che procedono contromano, mezzi pesanti fuori corsia, anomalie sui tachigrafi e persino i camion che trasportano merci pericolose su percorsi non autorizzati.
C’è perfino un modulo per il monitoraggio dinamico del peso: se il tir è sovraccarico, un alert parte automaticamente verso la centrale operativa e fa scattare le pattuglie.
Il pannello a messaggio variabile sul ciglio dell’autostrada invita educatamente il conducente a uscire al casello più vicino.
Nelle gallerie più lunghe di 500 metri, dove il controllo è difficile e il rischio più alto, l’algoritmo IA è in grado di identificare in tempo reale veicoli fermi, ostacoli sulla carreggiata o mezzi che procedono contromano, attivando immediatamente le procedure di allerta.
SafeDrive, il corrispettivo urbano di Navigard, usa telecamere ad alta definizione con LED a infrarossi per vedere bene anche di notte, quando la visibilità è scarsa e la tentazione di sganciare la cintura diventa più forte.
Attenzione: è già in fase di sperimentazione in diverse città italiane.
Piccolo, doloroso promemoria
Le sanzioni non cambiano, ma con più infrazioni rilevabili automaticamente diventa molto più facile dare il via ad una collezione di verbali.
L’uso del cellulare alla guida costa fino a 422 euro alla prima infrazione e 2.588 euro in caso di recidiva, il mancato uso delle cinture, da 80 a 323 euro, l’eccesso di velocità oltre i 60 km/h dal limite, fino a 3.382 euro, dieci punti in meno sulla patente e sospensione fino a un anno.
La tolleranza resta quella di sempre, 5 km/h fissi sotto i 100 e il 5% della velocità rilevata sopra i 100: significa che in autostrada con limite a 130, la multa scatta dai 137 km/h in su.
Per finire in bellezza, una norma del nuovo Codice della Strada che vale la pena ricordare: se si ricevono più multe nello stesso tratto stradale entro un’ora e dallo stesso ente, si applica solo la sanzione più grave aumentata di un terzo.
Ma non è esattamente una consolazione.
Il futuro è qui e prende appunti
Dietro questa rivoluzione silenziosa c’è una “Control Room” di Autostrade per l’Italia inaugurata a Roma nel luglio di due anni fa.
Una mega centrale operativa hi-tech verso cui confluiscono in tempo reale i dati di 3.000 km di rete, 2,4 milioni di veicoli al giorno e 4,7 milioni di viaggiatori su cui sorvegliano 4.000 telecamere, droni con laser Lidar che scansionano ponti e viadotti, gemelli digitali delle infrastrutture aggiornati in tempo reale e algoritmi che analizzano l’evoluzione dei difetti strutturali e anticipano i problemi prima ancora che diventino emergenze.
È l’infrastruttura di monitoraggio più sofisticata che l’Italia abbia mai dedicato alla mobilità.
In Australia, dove il sistema “Acusensus” è attivo da più tempo, i dati dicono che l’uso del telefono al volante si è ridotto di sei volte dall’introduzione delle telecamere intelligenti, con un calo sensibile degli incidenti mortali negli ultimi tre anni.
L’unica buona notizia è che il sistema non giudica la scelta musicale: quello che esce dagli altoparlanti resta ancora una libera scelta. Ameno per ora.
















