mercoledì 22 Aprile 2026 - 15:53:07

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Ferrari SF-26: sarà davvero l’arma dell’ennesima riscossa?

©Scuderia Ferrari Media/Ferrari.com

Eccola, la Ferrari della riscossa. La SF-26, un po’ vista, un po’ intravista.

Del resto tutte le squadre, sino a quando possono (e ormai è questione di ore, i test in Spagna cominciano la prossima settimana, anche se saranno a porte chiuse) cercano di nascondere le proprie monoposto.

Siamo all’anno zero della Formula 1, nessuno vuole scoprire le proprie carte prima del tempo.

Sinora si sono viste foto sfocate, maquette spacciate per auto vere, rendering ritoccati.

La vera rivoluzione è sotto il vestito, più facile da nascondere, ma anche l’aerodinamica cambia così radicalmente che l’interesse per le soluzioni escogitate dai vari designer è molto alta.

©Scuderia Ferrari Media/Ferrari.com

Per la Rossa esame doppio

Per la Ferrani l’anno sarà a doppio zero, come per la farina.

La gestione di Fred Vasseur non ha portato soddisfazioni, se non a sprazzi e non l’anno scorso, del tutto fallimentare.

Lewis Hamilton, arrivato in pompa magna, s’è arenato in un’annata di frustrante mediocrità, l’inglese non è quasi mai riuscito a essere all’altezza di Leclerc.

E’ sempre difficile comprendere cosa ci sia nella testa e nel cuore di un pilota, in quella di Lewis c’era l’ambizione di vincere un titolo, superare Schumacher (otto allori contro sette) ed ergersi in una specie di torre inarrivabile.

©Scuderia Ferrari Media/Ferrari.com

Finora l’obiettivo è molto distante, molto dipenderà dalle qualità di questa nuova SF-26.

Lewis è stato anche accontentato con l’allontanamento dell’ingegnere di pista, Riccardo Adami, con il quale non è mai scattato il feeling giusto.

Ora c’è un interim, in attesa che arrivi (si dice) uno specialista ex McLaren.

Ma è lecito chiedersi se le motivazioni del fuoriclasse britannico siano ancora le stesse.

Invece nella testa e nel cuore di Leclerc, a parte l’amore per il Cavallino e la voglia di vincere una sfida con se stesso, per la prima volta potrebbe albergare il tarlo del dubbio sulla sua scelta di restare ferrarista ad libitum.

In più sulla graticola c’è la gestione di Fred Vasseur, che ha prodotto poco, certo non abbastanza per riportare un titolo che manca da tempo.

Gli ultimi vinti datano 2008 (costruttori) e 2007 (piloti).

©Scuderia Ferrari Media/Ferrari.com

Debutto tra foschia e pioggia

Detto questo, la SF-26 ha fatto quel che doveva fare.

Pochi giri a Fiorano, su pista bagnata e visibilità ridotta per la foschia, debutto affidato a Hamilton.

E’ rossa con molto bianco, un richiamo alle monoposto di felici tempi lontani (Anni ‘70, Niki Lauda e affini), ma si sa che il colore in Formula 1 non conta nulla.

Né l’estetica.

Conta il cronometro e adesso è troppo presto per dire se le lancette mostreranno pollice alzato o pollice verso.

©Scuderia Ferrari Media/Ferrari.com

La sfida della prima Ferrari disegnata sotto la piena direzione di Loic Serra:

“Lo sviluppo del progetto SF-26 ha richiesto di adattarci a un quadro regolamentare completamente nuovo”.

“Abbiamo dedicato molto tempo alla fase concettuale, visto il nuovo contesto normativo e tecnico”.

“Allo stesso tempo, era fondamentale garantire che l’architettura della vettura ci offrisse sufficiente flessibilità per lo sviluppo nel corso della stagione”.

Leggasi sviluppi o – se serviranno – correzioni.

“In questo scenario, l’efficienza e l’integrazione di soluzioni come l’aerodinamica attiva sono elementi chiave”.

“La SF-26 rappresenta un grande sforzo corale”.

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Poche parole da Fred Vasseur:

“La SF-26 segna l’inizio di un nuovo ciclo per la Formula 1 e per la Ferrari”.

“Ci sono nuove regole per il telaio, per la power unit, nuovi carburanti e gomme con caratteristiche differenti”.

“Il team è allineato e più unito che mai in vista della stagione che ci attende”.

“Dalla settimana prossima a Barcellona cominceremo il lavoro di comprensione e validazione della vettura”.

Enrico Gualtieri, responsabile della rinnovatissime power unit:

“Con i regolamenti 2026 la power unit è più che mai una parte integrata nel concetto vettura”.

“L’aumento significativo del ruolo della componente elettrica, l’introduzione del carburante sostenibile al 99% e l’eliminazione della MGU-H rappresentano un chiaro cambiamento di filosofia, non una semplice evoluzione come quella che abbiamo vissuto dal 2014 al 2025”.

“Questo ci ha richiesto di ripensare l’architettura del propulsore fin dalle prime fasi”.

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SF-26: le pance sono inedite

Dal poco che si è visto, i progettisti hanno seguito una strada diversa da quella della Mercedes, con pance corte e rastremate: le due auto appaiono molto differenti.

Diversa, questa SF-26, anche da alcune  altre sue concorrenti (sempre al netto delle foto confuse o camuffate). Si capirà meglio a Barcellona.

L’unica certezza è quest’anno i vari staff progettuali hanno potuto interpretare in modo personale il nuovo regolamento. Sarà una sfida nella sfida.

©Scuderia Ferrari Media/Ferrari.com

Piloti? Per ora prudenti. Charles Leclerc:

“Le regole 2026 richiedono una preparazione ancora più approfondita, soprattutto a noi piloti”.

“Ci sono molti sistemi nuovi da comprendere e sfruttare al meglio, e per questo abbiamo lavorato molto fin dalle fasi iniziali dello sviluppo del progetto”

“Nei miei anni in Rosso ho già vissuto insieme importanti cambiamenti regolamentari: sappiamo quanto la sfida sia complessa, ma stiamo lavorando con grande motivazione”.

Lewis Hamilton:

“Questo 2026 rappresenta una sfida enorme per tutti: è probabilmente il cambiamento regolamentare più grande che abbia vissuto nel corso della mia carriera”.

“Da pilota è stata una sfida particolarmente interessante poter esser coinvolto fin dall’inizio nel processo di sviluppo di una vettura così diversa”.

“Il ruolo del pilota sarà centrale nella gestione dell’energia, dei nuovi sistemi e nel contribuire alla comprensione della macchina”.

Ora, occhi puntati su Barcellona.

Scheda Tecnica Power Unit Ferrari SF-26

Motore sovralimentato. Nome: 067/6..Cilindrata: 1.600 cc. Sovralimentazione: turbo singolo. Max giri minuto turbo: 150.000. Max portata energetica benzina: 3.000 MJ/h. Configurazione: V6 90°. Numero cilindri: 6. Alesaggio: 80 mm. Corsa: 53 mm. Valvole: 4 per cilindro. Iniezione diretta, max 350 bar.

Sistema ERS. Configurazione: sistema ibrido di recupero dell’energia con singolo motogeneratore elettrico (MGU-K).

Pacco batteria: batterie in ioni di litio, peso minimo con elettronica di controllo 35 kg.

Energia batteria: 4 MJ max delta SOC, 9 MJ max energia in fase di ricarica.

Max tensione di esercizio: 1.000 V. Potenza MGU-K: 350 kW. Max giri minuto MGU-K: 60.000.

Cambio longitudinale Ferrari a 8 marce più retro.

Differenziale posteriore a controllo idraulico.

Scheda Tecnica Chassis Ferrari SF-26

Telaio: in materiale composito a nido d’ape in fibra di carbonio con protezione halo per l’abitacolo.

Carrozzeria e sedile in fibra di carbonio.

Freni a disco autoventilanti in carbonio Brembo (anteriore e posteriore) e sistema di controllo elettronico sui freni posteriori.

Sospensioni anteriori e posteriori a puntone (schema push-rod).

Peso complessivo con acqua, olio e pilota: 770 kg.

Ruote anteriori e posteriori: 18”.

Immagini ©Scuderia Ferrari Media/Ferrari.com

Italjet Gresini Moto2 2026: nuovi piloti, stesse ambizioni

italjet gresini

È stata presentata nella sede della ITALJET, a Castel Guelfo (Bologna), la nuova Moto2 firmata Gresini.

I colori della carenatura rispecchiano la continuità di un progetto nato nel 2025, quando ITALJET e GRESINI RACING hanno iniziato a condividere un percorso di crescita e portare in alto la squadra Moto2.

Una line-up di piloti totalmente rinnovata conta questa stagione su Alonso Lopez e Sergio Garcia.

I due spagnoli hanno già avuto un primo approccio con la squadra in occasione dei test invernali, dove le sensazioni sono state positive.

Sergio Garcia, pilota Italjet Gresini #3:

“Sono contento, manca davvero poco all’inizio della stagione: i colori della moto mi piacciono molto e non vedo l’ora di salire in sella per iniziare alla grande questo 2026!”.

“A fine 2025 abbiamo fatto un test, dove ho potuto conoscere meglio la mia squadra ed è stato un incontro veramente positivo, abbiamo già iniziato a costruire una base solida, un buon set-up per questa nuova stagione”.

“Siamo pronti!”.

Alonso Lopez, pilota Italjet Gresini #21:

A fine 2025 ho avuto l’opportunità di conoscere la squadra in occasione dei test, e mi sono trovato benissimo, con loro, tanto quanto con la moto”.

“Ora non ci resta che iniziare il 2026 con le stesse sensazioni: voglio essere uno dei piloti di iferimento, voglio lottare per vincere, stare davanti”.

“È il mio obiettivo e con questa squadra abbiamo tutte le carte in regola per raggiungerlo!”.

italjet gresini

Massimo Tartarini, Presidente e CEO di Italjet:

“Proseguire il nostro percorso al fianco di Gresini Racing è per Italjet motivo di grande orgoglio”.

“È una partnership che nasce dalla passione autentica per le corse e da valori condivisi come determinazione, coraggio e voglia di eccellere”.

“Il motorsport è parte integrante del nostro DNA e rappresenta il contesto ideale per esprimere la nostra visione e il nostro spirito competitivo”.

“Accogliamo con entusiasmo Sergio Garcia e Alonso Lopez, due giovani talenti di straordinario potenziale, pronti a dare il massimo in pista con grinta e ambizione”.

“Siamo certi che insieme sapremo affrontare questa nuova stagione con energia, carattere e la voglia di puntare sempre più in alto”.

IA e Big Data: è la rivoluzione della mobilità urbana

IA e Big Data

IA e Big Data sono ormai strumenti concreti per la gestione della mobilità urbana.

In molte città europee, queste tecnologie supportano quotidianamente le amministrazioni nella pianificazione del traffico, della sosta e dell’uso dello spazio pubblico, contribuendo a rendere i processi decisionali più rapidi, trasparenti e fondati su dati oggettivi, con ricadute positive anche in termini di sostenibilità ambientale.

Se fino a pochi anni fa la pianificazione urbana si basava prevalentemente su esperienza e osservazione diretta, oggi i comuni possono contare su informazioni aggiornate in tempo reale, mappe digitali complete e modelli predittivi in grado di simulare l’impatto di ogni scelta: dalla chiusura di una strada alla riorganizzazione degli stalli, fino alla modifica delle ZTL.

L’approccio data-driven per ridurre inefficienze e sprechi di risorse

In paesi come Germania, Svezia e Danimarca queste soluzioni sono già parte integrante della gestione urbana. Anche in Italia si registrano segnali di accelerazione, con i primi comuni che stanno avviando percorsi di trasformazione digitale per migliorare l’efficienza dei servizi e la qualità della vita nei centri urbani, in linea con gli obiettivi di mobilità sostenibile.

Giuliano Caldo, Regional Director di Arrive per l’area DACH, Penisola Iberica e Italia:

Le amministrazioni comunali possono oggi avvalersi di strumenti evoluti per affrontare le sfide della gestione urbana”.

“La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale non sostituiscono il ruolo decisionale degli enti pubblici, ma ne ampliano le capacità di analisi e di lettura del contesto urbano”.

“È un’opportunità concreta per costruire città più moderne, efficienti e vivibili”.

Le moderne piattaforme di intelligence urbana consentono una mappatura completa e costantemente aggiornata della città.

Veicoli dotati di telecamere percorrono le strade raccogliendo immagini georeferenziate, che vengono elaborate automaticamente da algoritmi di intelligenza artificiale.

Il sistema riconosce stalli di sosta per auto, biciclette e persone con disabilità, aree di carico e scarico, ZTL e segnaletica, restituendo in tempi rapidi una rappresentazione accurata del tessuto urbano.

L’aspetto più rilevante è la capacità predittiva: i dati raccolti permettono di simulare l’evoluzione dei flussi, valutare l’effetto di nuove regolamentazioni e confrontare diverse ipotesi di intervento prima dell’attuazione, attraverso strumenti di analisi intuitivi.

OA e Big Data: benefici concreti e misurabili

Dove queste soluzioni sono già operative emergono benefici concreti e misurabili: riduzione dei tempi decisionali, interventi più mirati, uso più efficiente delle risorse pubbliche e una gestione dello spazio urbano maggiormente allineata alle reali esigenze di mobilità, con effetti positivi su traffico, emissioni e vivibilità.

I primi casi in Italia e le prospettive

Pisa è stata tra i primi comuni italiani ad adottare soluzioni di intelligence urbana per la gestione della mobilità, dimostrando come queste tecnologie possano essere implementate con successo anche nel contesto italiano.

Il trend è in crescita: sempre più amministrazioni guardano con interesse alle esperienze già consolidate in città europee come Sundbyberg in Svezia, Heidelberg e Friedrichshafen in Germania, Aarhus in Danimarca.

Disporre di una visione integrata e in tempo reale dei dati consente di leggere la città in modo più consapevole e responsabile” aggiunge Caldo, “è un passaggio fondamentale per accompagnare l’evoluzione urbana con strumenti adeguati alla complessità attuale e agli obiettivi di sostenibilità“.

Arrive in pillole

Arrive, che include marchi come EasyPark, Flowbird, RingGo, ParkMobile e Parkopedia, è una piattaforma globale di riferimento per la mobilità.

Presente in oltre 90 Paesi e 20.000 città, l’azienda aiuta le persone e i decision-makers a fare scelte più consapevoli sulla mobilità urbana, semplificando l’esperienza degli spostamenti quotidiani in tutto il mondo.

Arrive offre una combinazione unica di elementi chiave per rendere le città più vivibili: dai pagamenti smart e l’ottimizzazione della sosta, alla riduzione del traffico basata sui dati, fino al supporto per il reinvestimento di risorse nel trasporto pubblico e negli spazi verdi.

Nuova Opel Astra, quando la luce diventa carattere

C’è un metodo molto semplice ed efficace per capire se un’auto ha davvero cambiato passo: basta guardarla di notte.

È quando il cielo si fa scuro che il segreto della nuova Astra viene fuori con forza diventando il biglietto da visita: il “Blitz” illuminato che trasforma il frontale in una firma luminosa immediatamente riconoscibile.

Non è un semplice dettaglio, ma il simbolo di una compatta che cresce, si affina e pretende il centro della scena nell’affollato segmento C, forte di un linguaggio stilistico e tecnologico assai personale.

È il segno della maturità raggiunta da un modello che ha compiuto 35 anni, un tempo che nel velocissimo mondo dell’automotive equivale all’eternità, o poco meno.

Una rotta di avvicinamento iniziato con i primi teaser dello scorso dicembre e seguiti dalla première mondiale al Salone di Bruxelles.

Due concept per arrivare all’obiettivo

Chi segue il marchio tedesco, l’unico della galassia Stellantis, nota subito le differenze: il design della nuova Astra – che conferma le varianti berlina e la wagon Sport Tourer – è stato profondamente rivisto, ispirato al concept Opel “Experimental”, una sorta di laboratorio su ruote svelato un paio d’anni fa e ulteriormente affinato dalla “Corsa GSE Vision Gran Turismo”, concept estrema nata dalla collaborazione con il videogame “Gran Turismo 7”.

L’evoluzione del Vizor

Il celebre frontale “Vizor,” dall’aspetto che ricorda una visiera monolitica, si fa più preciso nei dettagli, una sofisticata cura di stile necessaria per integrarlo al centro del “Blitz”, il leggendario logo a forma di fulmine caratteristico di Opel che a quasi 90 anni dal debutto diventa luminoso e visibile come forse non era mai stato prima.

La “bussola” Opel

È l’inizio di tutto, il punto focale da cui si diramano sottili lame di luce che corrono orizzontalmente verso i fari e seguono lungo la piega del cofano in verticale per dare vita alla cosiddetta Opel Compass, la “bussola” visiva che per la prima volta viene enfatizzata come il vero leitmotiv su cui hanno perso il sonno i designer.

L’effetto è un’auto che sprizza l’idea della praticità, il confort e la tecnologia avanzata: a rafforzare il look ci pensano i dettagli come i nuovi cerchi in lega da 17 e 18”, le due vernici metalliche inedite“Kontur White” e “Klover Green” (sulle otto disponibili) e il tetto nero a contrasto, utile per slanciare il profilo e aggiungere quel tocco di sportività ed eleganza che oggi non può mancare.

I fari che illuminano dove serve

Ma è quando il sole tramonta che Astra svela il suo lato più avanzato, portando al debutto la tecnologia “Intelli-Lux HD”, una soluzione unica nel segmento.

I fari adattivi e antiabbagliamento utilizzano oltre 50mila elementi luminosi per modulare il fascio con una precisione chirurgica: gli altri utenti della strada sono esclusi dal cono abbagliante, mentre la luce davanti all’auto viene regolata digitalmente per accompagnare lo sguardo del guidatore lungo la traiettoria, soprattutto in curva.

In base all’angolo di sterzata, un ulteriore elemento luminoso entra in funzione lateralmente, illuminando meglio la strada e riducendo il rischio di zone d’ombra.

Non solo: in caso di pioggia o nebbia, il sistema reagisce alle superfici bagnate attenuando l’intensità luminosa per limitare i riflessi, così come accade per i segnali stradali, su cui il fascio viene abbassato selettivamente per evitare l’effetto abbagliante dei cartelli fotoluminescenti.

All’interno, il salto di qualità

L’abitacolo è più pulito, razionale e accogliente, con interfacce digitali chiare e intuitive, anche se il vero punto di forza sono i nuovi sedili “Intelli-Seat”, di serie già dalla versione di ingresso.

Progettati da Opel, presentano un incavo centrale ispirato alle selle più all’avanguardia delle bici da corsa e studiato per ridurre la pressione sul coccige e garantire un comfort elevato anche dopo molte ore al volante. Un dettaglio ergonomico coperto da brevetto che fa la differenza nella guida quotidiana e nei viaggi lunghi.

Ma chi cerca il massimo ha a disposizione sedili certificati AGR con regolazioni avanzate, riscaldamento a più stadi, supporto lombare elettro-pneumatico, funzione massaggio e memoria.

I rivestimenti “ReNewKnit”, monomateriale vegano di alta qualità, sono riciclati al 100% e completamente riciclabili: una scelta che riduce le emissioni di CO2 e semplifica il recupero a fine vita.

Motori per tutti

La sostenibilità, del resto, è uno dei pilastri del progetto, e l’approccio “Greenovation” si ritrova in numerosi rivestimenti interni realizzati con materiali riciclati e in una line-up di propulsioni ancora più completa e raffinata che va dall’elettrico puro al mild-hybrid (145 CV), dall’ibrido plug-in (1.6 benzina ed elettrico per 196 CV e 360 Nm), per arrivare al classico diesel con 130 CV e cambio automatico.

La Electric, la più “pulita” della famiglia, è equipaggiata con una batteria da 58 kWh, assicura l’equivalente di 156 CV e un’autonomia dichiarata fino a 454 km (ciclo WLTP), all’incirca 34 in più rispetto alla generazione precedente.

Oltre al pre-condizionamento che permette alla batteria di regolare la temperatura per predisporsi alla ricarica, si aggiunge una novità come la funzione “V2L” (Vehicle to Load), che consente di ricaricare dispositivi esterni come e-bike, piccoli elettrodomestici o attrezzature da campeggio direttamente dall’auto, senza dipendere da altre fonti di energia.

Addio bagagli piccoli

Non manca la proverbiale praticità che ha reso Astra un bestseller amatissimo dalle famiglie e da chi per le proprie passioni ha bisogno di spazio: con i sedili posteriori abbattuti il bagagliaio arriva a 1.339 litri, mentre nella Sports Tourer l’aera stivabile sale a 1.634 litri grazie anche allo schienale frazionabile 40:20:40 che garantisce la massima flessibilità.

Gli ultimi misteri

Nella centellinata road map della nuova Astra mancano all’appello i prezzi, annunciati entro il primo quadrimestre di quest’anno, quasi in concomitanza con l’arrivo nelle concessionarie italiane, mentre le prime consegne sono previste dalla tarda primavera.

Huawei e la ricarica elettrica nell’era dei megawatt

Sempre di più, la ricarica elettrica sta uscendo dal ruolo di semplice tassello della mobilità sostenibile per trasformarsi in una vera infrastruttura strategica, il punto d’incontro di trasporti, energia e digitalizzazione.

È lo scenario delineato da Huawei nel corso dell’evento “Jointly Charging the Road Ahead”, durante il quale il gruppo ha presentato le dieci tendenze chiave che nel 2026 guideranno l’evoluzione delle reti di ricarica per veicoli elettrici.

A tracciare il quadro è stato Wang Zhiwu, President of Huawei Smart Charging Network Domain, secondo cui il settore dell’EV Charging è entrato in una nuova era, decisamente più matura, complessa e decisiva per la transizione energetica.

Una fase in cui l’attenzione sposta il baricentro dall’auto privata alla mobilità commerciale e industriale, con un ruolo centrale affidato all’elettrificazione dei veicoli pesanti.

Il camion (elettrici) nel futuro della ricarica

Se fino a pochi anni fa la ricarica elettrica ruotava attorno alle esigenze delle city car e dei modelli premium, oggi lo scenario è radicalmente cambiato.

L’elettrificazione degli HGV (Heavy Goods Vehicles) è destinata a diventare il principale motore della domanda di ricarica in corrente continua, imponendo un salto di qualità tecnologico e infrastrutturale.

Non si tratta solo di potenza, ma di un alto valore sociale ed economico che faccia da motore a flotte più sostenibili, costi operativi ridotti, minori emissioni e una logistica più efficiente.

In questo panorama, il settore delle reti di ricarica ha l’obbligo di crescere entro il prossimo decennio, affrontando nuove sfide ma anche opportunità di investimento che non hanno precedenti.

Qualità come standard, non come opzione

Il primo trend individuato da Huawei è lo sviluppo di elevata qualità: le infrastrutture di ricarica ultraveloce dovranno rispondere alle esigenze di una gamma sempre più ampia di veicoli, dai mezzi passeggeri ai veicoli commerciali.

Significa superare l’approccio frammentario del passato e puntare su una visione integrata che unisca pianificazione, standard, supervisione e gestione operativa.

Il risultato a cui auspicare è un’evoluzione che porterà dalle attuali “città della ricarica ultraveloce” alle future “città della ricarica a megawatt”.

L’ultraveloce sarà la norma

Il destino della ricarica ultrarapida, un tempo simbolo esclusivo del segmento premium, è destinata a diventare uno standard di mercato.

L’adozione diffusa di semiconduttori di potenza di terza generazione e batterie con elevate correnti di carica accelererà la penetrazione dei veicoli compatibili con l’ultrafast charging, sostenendo anche la diffusione dei mezzi commerciali a ricarica megawatt.

Una trasformazione che avrà un impatto diretto sulle abitudini di utilizzo, riducendo drasticamente i tempi di fermo e rendendo l’elettrico sempre più competitivo rispetto ai combustibili tradizionali.

Megawatt per la logistica elettrica

Tra i trend più dirompenti spicca l’elettrificazione della logistica su scala megawatt: il calo dei costi delle batterie e l’evoluzione delle tecnologie di ricarica renderanno sempre più conveniente il passaggio dal combustibile fossile all’elettricità per i veicoli commerciali pesanti.

A supporto della trasformazione nasceranno le stazioni di ricarica da 100 MW, destinate a diventare l’ossatura delle operazioni logistiche ad alta produttività.

In questo ambito, solidità tecnica, competitività dei prezzi dell’energia e scalabilità degli impianti favoriranno business orientati alla redditività di lungo periodo.

Sicurezza, affidabilità e raffreddamento a liquido

È vero, con l’aumento delle potenze, cresce anche la necessità di sicurezza e affidabilità, due requisiti imprescindibili per le reti di ricarica del futuro.

I veicoli commerciali richiedono potenze elevate e sistemi di accumulo di grande capacità, rendendo necessarie architetture avanzate di protezione elettrica e strategie di cybersecurity.

Sul piano tecnologico, il futuro è sempre più legato alla ricarica ultrarapida a raffreddamento liquido, capace di garantire una maggiore dissipazione del calore e prestazioni affidabili anche in ambienti che oggi appaiono difficili.

Una tecnologia destinata a estendersi tanto ai caricabatterie quanto ai veicoli, contribuendo alla riduzione dei costi complessivi.

Stazioni intelligenti, modulari e alimentate dall’AI

A completare il quadro ci sono soluzioni come i sistemi ESS + charger in corrente continua, creati per aumentare rapidamente la capacità di ricarica anche in presenza di una rete limitata, e le stazioni modulari, al contrario pensate per essere flessibili, rapide da implementare e facilmente riconfigurabili.

Sempre più centrale sarà il ruolo delle microgrid di campus che integrano fotovoltaico, accumulo e ricarica ultrarapida, massimizzando l’uso di energia rinnovabile e migliorando la redditività grazie alla gestione intelligente delle fasce orarie.

A fare da collante tra tutte queste innovazioni sarà sempre lei, l’intelligenza artificiale, chiamata a eliminare i silos digitali e a coordinare reti, stazioni, caricabatterie e veicoli.

Il panorama sarà un’esperienza di ricarica end-to-end più semplice per gli utenti e una maggiore efficienza per l’intero ecosistema dei trasporti.

2026, l’anno della svolta

Per Huawei, l’anno appena iniziato non rappresenta una semplice tappa evolutiva, ma un vero giro di boa.

L’obiettivo è accelerare la diffusione di reti di ricarica ultraveloci, affidabili e di alta qualità, lavorando in sinergia con i partner di settore per cogliere appieno le opportunità offerte dalla transizione verso la mobilità elettrica.

Perché, come emerge chiaramente dai trend, la ricarica non è più un’infrastruttura di supporto, ma il cuore pulsante della nuova mobilità elettrica.

Volvo EX60, l’elettrico senza compromessi

Volvo
La versione Cross Country del nuovo SUV elettrico che cambia le regole in casa Volvo con un'autonomia fino a 810 km - foto © Volvo

C’è un momento, nella storia di ogni costruttore di automobili in cui una tecnologia smette di essere una promessa e diventa sistema.

A sentire i top manager di Volvo, questo momento per il brand svedese ha un nome preciso, quello della EX60.

In questo scenario EX60 è stata presentata come il vero punto di svolta della strategia elettrica del marchio svedese.

In effetti la nuova Volvo completamente elettrica non è semplicemente l’erede a batteria della XC60, ma è qualcosa di più.

Una ridefinizione tecnica, industriale e culturale del SUV medio premium, uno dei segmenti più competitivi e strategici del mercato globale.

E risponde ai detrattori dell’elettrico rispondendo alle tre grandi obiezioni che ancora frenano molti automobilisti: l’autonomia, i tempi di ricarica e il prezzo.

La nuova architettura SPA 3

La EX60 è la prima Volvo costruita sulla piattaforma SPA 3, Scalable Product Architecture.

Evoluzione diretta della SPA 2 ma progettata fin dall’origine per essere 100% elettrica e software-defined, SPA 3 non è solo una base meccanica, ma un ecosistema tecnologico scalabile.

Infatti è stato pensato per integrare l’architettura a 800 Volt, supportare batterie strutturali cell-to-body abilitare il mega casting e ospitare un sistema informatico centrale ad alte prestazioni.

In pratica, è la piattaforma che permetterà a Volvo di costruire auto elettriche senza compromessi di peso, spazio, sicurezza o costi.

Autonomia da record

Il dato che colpisce più di tutti è sicuramente quello dell’autonomia, dichiarata fino a 810 km di (WLTP) con una singola carica.

Si tratta di un valore che supera molte vetture diesel di segmento analogo, consente percorrenze reali molto lunghe senza ricaricare (per intenderci, si potrebbe andare abbondantemente a Parigi partendo da Torino senza necessità di ricarica), cambia radicalmente la percezione dell’auto elettrica come “seconda auto”.

Questa autonomia non è frutto di una sola soluzione tecnica, ma il risultato di un’ottimizzazione sistemica.

Volvo
Un momento della presentazione della Volvo EX60 a Stoccolma – foto © Volvo

Prima di tutto la piattaforma nativa elettrica, poi il peso ridotto grazie a mega casting e cell-to-body e infine una aerodinamica curata con un Cx di 0,26, eccellente per un SUV.

Senza ovviamente dimenticare i motori elettrici di nuova generazione progettati in Svezia, senza manutenzione.

Ricarica ultra-rapida per 340 km in 10 minuti

Se l’autonomia convince, la ricarica sorprende.

Grazie all’architettura 800V e agli algoritmi intelligenti sviluppati da Breathe Battery Technologies, la EX60 è in grado di recuperare fino a 340 km di autonomia in 10 minuti, passare dal 10 all’80% in circa 19 minuti e mantenere alte prestazioni di ricarica anche a basse temperature.

Il risultato è un’esperienza di rifornimento paragonabile, nei tempi, a una sosta carburante tradizionale.
Ecco che finalmente l’elettrico sembra smettere di essere una rinuncia.

Cell-to-body e mega casting

Uno dei passaggi tecnici più importanti della EX60 è invisibile, ma fondamentale, si tratta della batteria cell-to-body

Le celle della batteria sono integrate direttamente nel pianale, che diventa parte strutturale dell’auto.
Questo significa meno peso, maggiore rigidità torsionale, più spazio interno e maggiore sicurezza in caso di impatto.

Inoltre, per la prima volta in Svezia, Volvo utilizza il mega casting. Si tratta di fusioni di alluminio che assemblano centinaia di componenti tradizionali.

I benefici sono molti, come la riduzione dei materiali, il minor numero di saldature, processi produttivi più efficienti e un foot print di CO₂ paragonabile a quella della EX30, un’auto molto più piccola.

La Volvo più “software-defined” di sempre

La EX60 è la terza Volvo definita dal software, ma la prima a spingersi così lontano.

Il cuore digitale è l’Hugin Core, un sistema informatico centrale sviluppato internamente, basato su hardware NVIDIA ad alte prestazioni, capacità di elaborazione in tempo reale dei dati dei sensori e aggiornamenti OTA continui per tutta la vita dell’auto.

In pratica, questo significa che la EX60 migliora nel tempo, riceve nuove funzioni di sicurezza, infotainment e assistenza alla guida e può essere aggiornata su tutta la flotta con un solo update.

Come affermano i progettisti del brand, EX60 oggi è il modello Volvo più avanzato di sempre e domani sarà ancora migliore.

Il debutto di Google Gemini

La EX60 è il primo modello a integrare Google Gemini come assistente AI conversazionale in auto.

Non si tratta di un semplice comando vocale evoluto, ma permette dialoghi naturali, comprensione contestuale, accesso a informazioni complesse in sicurezza durante la guida e interazione continua con navigazione, clima, messaggi, agenda…

Un passo decisivo verso un’auto che comprende davvero il conducente, non solo lo ascolta.

Sicurezza Volvo, un classico

Quando Volvo parla di sicurezza, non lo fa mai in termini di rating.

La EX60 introduce il Safe Space Technology (con radar, telecamere e sensori avanzati), il sistema di comprensione del conducente di serie, rilevamento completo dell’abitacolo (in Volvo assicurano anche il respiro di un bambino) e la cintura di sicurezza multi-adattativa, una novità mondiale.

Quest’ultima regola la tensione in base a corporatura, posizione, velocità e angolo dell’impatto

E grazie agli aggiornamenti OTA, diventerà sempre più intelligente nel tempo.

La rivoluzione del prezzo

Verso il termine della presentazione si arriva al terzo punto delicato di chi è sfavorevole ai veicoli BEV, il prezzo.

La Volvo EX60 ha un prezzo di partenza analogo a quello della XC60 Plug-in Hybrid, il modello più venduto di Volvo a livello globale.

In Italia il prezzo parte da 65.350 euro (IVA e messa su strada incluse) per arrivare a circa 81.400 euro per le versioni top.

Volvo
foto © Volvo

Si tratta di valori allineati (in qualche caso inferiori) ai principali competitor premium elettrici

Il messaggio che Volvo vuole dare è chiaro: ora l’elettrico non costa più dell’ibrido.

Cross Country, spirito Volvo oltre l’asfalto

Durante l’incontro è stata anche anticipata un’altra versione della EX60, la Cross Country, che porta nel mondo elettrico l’assetto rialzato, le sospensioni pneumatiche, un design più “robusto” e una tradizione iniziata in Volvo nel 1997.

Un SUV elettrico pensato per chi vuole andare un po’ oltre la strada asfaltata, senza tuttavia rinunciare a efficienza e autonomia.

Non solo un’auto ma un cambio di paradigma per Volvo

La EX60 non chiede di cambiare stile di vita, non impone compromessi e non promette un futuro lontano.

Secondo i manager di Volvo il valore più grande di questa vettura è che può dimostrare come l’elettrico, finalmente, non sia più un’alternativa, ma l’evoluzione naturale dell’automobile.

Perché, come insegna la cultura scandinava, il vero progresso non è quello che fa rumore.
È quello che funziona, ogni giorno, senza farsi notare.

Renault e Le Mans: non solo 24 Ore

Renault e Le Mans
Una vista aerea del sito Renault di Le Mans dove lavorano 1.800 persone, di cui 300 ingegneri, suddivisi nelle attività di progettazione, calcolo, prototipazione e test. La parte produttiva include fonderia, stampaggio, lavorazioni meccaniche, saldatura, elettroforesi e assemblaggio

Renault e Le Mans. Due nome che, insieme, evocano le corse.

Ma nella cittadina della Loira dove di svolge una delle più famose corse automobilistiche del mondo, vi è uno storico sito produttivo di Renault che da oltre un secolo (per l’esattezza 105 anni) si occupa di chassis e componenti per le sospensioni.

Oltre alla produzione, da oltre settant’anni a Le Mans si fa ricerca e sviluppo di nuove soluzioni innovative alla base delle sfide strategiche su:

  • mobilità elettrica,
  • controllo attivo e intelligente delle sospensioni,
  • loro connessione con l’ambiente esterno.

Siamo stati a Le Mans per vedere direttamente alcune interessanti innovazioni del presente e del futuro prossimo.

Renault e Le Mans
La Renault R4 con l’innovativa sospensione il cui elemento elastico è una barra di torsione trasversale

Un po’ di storia

A Le Mans sono nate la maggior parte delle innovazioni telaistiche che nei decenni sono state applicate alle vetture del Gruppo Renault.

Tra queste vale la pena ricordare:

  • la sospensione posteriore a barra di torsione applicata alla Renault R4, studiata per offrire confort e massimizzare lo spazio nell’abitacolo;
  • i freni a disco sulle quattro le ruote introdotti sulla Renault R8, una novità assoluta su un veicolo di serie di questo segmento;
  • i dischi ventilati, apparsi per la prima sulla R17.

Innovazione oltre il prodotto

A partire dagli anni ’80, infatti, il sito ha introdotto la robotizzazione e la digitalizzazione dei processi produttivi nell’industria automobilistica.

In questo contesto la Renault Super 5 è il simbolo di questa transizione verso un processo affidabile, di alta qualità e competitivo a livello di costo industriale.

La Super 5 è stata infatti la prima vettura Renault in cui è stato impiegato un sottotelaio anteriore assemblato presso lo stabilimento di Le Mans su un banco di saldatura automatica robotizzata.

Durante la visita i tecnici Renault ci hanno spiegato tutte le aree in cui viene fatta innovazione

Oggi questo sito conta su:

  • strumenti di ingegneria avanzati,
  • banchi prova di nuova generazione,
  • piattaforme di simulazione digitale per il collaudo virtuale dei telai prima della produzione,
  • metodi di ispezione e controllo qualità assistiti dall’intelligenza artificiale.

A Le Mans si sviluppano telai per veicoli ibridi ed elettrici, in particolare per le versioni BEV di Megane e Scenic e per Renault 4 e Renault 5.

Lo studio di steer-by-wire e brake-by-wire che in futuro rivoluzionerà gli spazi delle plance e della zona sottostante, data l’assenza di collegamenti meccanici coi freni e lo sterzo

Si progettano e deliberano i sottotelai, gli assali e i componenti strutturali delle nuove piattaforme elettriche, dove peso, rigidità e sicurezza sono parametri fondamentali.

Il futuro è invece rappresentato dalla Filante Record 2025, un prototipo per lo sviluppo e l’applicazione di

  • materiali leggeri,
  • sistemi steer-by-wire e brake-by-wire,
  • integrazione elettronica e alla connessione del veicolo con l’ambiente esterno.
Renault e Le Mans
La Filante Record 2025 è la show car elettrica su cui Renault sperimenta le soluzioni tecniche e le tecnologie più avanzate

Il telaio come elemento fondamentale nella prestazione del veicolo

La funzione del telaio è quella di connettere la carrozzeria alle ruote, attraverso i cinematismi delle sospensioni collegate agli assali anteriore e posteriore, lo sterzo e i freni.

Il suo ruolo è triplice:

  • mantenere la stabilità e l’aderenza delle ruote al fondo stradale,
  • garantire la precisione e la sicurezza dello sterzo e della frenata,
  • offrire il massimo del comfort ai passeggeri.

Gli assali anteriori e posteriori utilizzano una serie di tecnologie che influenzano direttamente la manovrabilità e il comfort del veicolo.

Lo sterzo, la geometria e l’elastocinematica, ovvero le variazioni del profilo dell’assale e dei relativi supporti alla scocca sotto carico determinano la precisione di guida e la stabilità del veicolo con un opportuno controllo del sovrasterzo e del sottosterzo.

Il telaio non sfugge alle regole per limitare l’impatto ambientale del veicolo.

L’attenzione per questo aspetto inizia dalla progettazione di elementi più leggeri per utilizzare la minor quantità possibile di materiale e ridurre la massa complessiva del veicolo senza rinunciare agli standard di resistenza agli urti, alle vibrazioni e alle sollecitazioni della strada.

La tecnologia digitale riguarda anche il telaio, in particolare nelle applicazioni elettrificate.

Un esempio è il Vehicle Motion Control (VMC), ovvero il controllo globale della dinamica del veicolo, in grado di coordinare le funzioni meccaniche ed elettroniche in tempo reale, migliorando al contempo l’efficienza energetica:

  • gestione della coppia motrice su ciascuna  ruota,
  • il controllo dell’imbardata e dell’aderenza,
  • l’ottimizzazione della stabilità dinamica e del comfort sono una parte delle aree in cui l’elettronica oggi può dare un contributo,
  • l’analisi dei dati per la manutenzione preventiva utilizzando sensori che rilevano variazioni dimensionali o scostamenti dalle specifiche.

Tutte caratteristiche che influiscono direttamente sulla percezione da parte del cliente della sicurezza attiva del veicolo e, di conseguenza, della sua qualità.

Freni all’avanguardia col laser cladding

A proposito di impatto ambientale, come noto la normativa Euro7 (2027) include anche il controllo delle emissioni di particolato derivate dal consumo di pastiglie e dischi freno (inferiori ai 7 mg/km).

Il cosiddetto “laser cladding” consiste nell’utilizzo di un laser per depositare tramite microfusione locale un rivestimento resistente all’abrasione sulla superficie attiva del disco.

Renault e Le Mans
La torcia laser che ingloba nella struttura del disco uno strato sottile di polveri di tungsteno o titanio aumentando la durezza superficiale e di conseguenza la durata del disco, generando meno emissioni di particolato

Sviluppata e implementata presso lo stabilimento Renault di Le Mans, questa tecnologia innovativa consente di ridurre del 75% le emissioni di polveri sottili emesse in frenata nel corso della vita del veicolo.

La linea pilota GPEC (Global Production Engineering Centre) è attiva da metà del 2024 e ha finora prodotto 3.000 dischi freno destinati ai veicoli commerciali leggeri Renault.

L’avvio della produzione di massa è previsto tra febbraio 2026 e marzo 2027, per raggiungere una capacità produttiva a regime di circa un milione di dischi/anno.

I test di affidabilità e durata

Nel corso della visita ai vari reparti abbiamo visto un banco prova affidabilità dove vengono testate le scocche complete, seguendo delle precise campagne di test di affidabilità a fatica secondo cicli accelerati che simulano le sollecitazioni tipiche in numerosi tipi di strada per un numero di cicli significativo di tutta la vita operativa del veicolo.

Nel reparto, dove ovviamente non è stato possibile fare fotografie, ci sono altri banchi specifici per testare ogni singolo componente.

Un banco prova a fatica della parte anteriore della scocca, in particolare sui duomi di ancoraggio della sospensione McPherson

Le auto del Gruppo Renault sono esportate ovunque e le specifiche di prova tengono conto delle diverse condizioni ambientali (strade asfaltate, piste sabbiose, ambienti umidi o polverosi, stili di guida locali, eventi accidentali come salite sui cordoli, buche…) variabili tra una zona e l’altra del globo.

Le prove di affidabilità consentono anche di prevedere i limiti di usura e di conseguenza impostare le scadenze per la manutenzione programmata, indispensabile per garantire la sicurezza delle parti critiche e proteggere i clienti da rotture improvvise.

I test fisici sono ovviamente preceduti da simulazioni digitali avanzate che consentono di anticipare con elevata precisione i punti di massimo stress che poi i test su banchi prova consentono di verificare per apportare le eventuali correzioni al disegno.

Un loop virtuoso che accresce il know-how aziendale e rappresenta il patrimonio delle aziende automobilistiche.

Ovviamente lo sviluppo non si ferma nei laboratori ma procede con le prove di affidabilità su strada e infine analizzando i feedback dei clienti e i dati post-vendita.

Uso della IA nel processo produttivo

Passando in rassegna alcune linee produttive del sito di Le Mans, è stata posta l’attenzione sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nell’ambito del processo produttivo.

L’obiettivo è quello di rilevare automaticamente i difetti nei pezzi lavorati, coadiuvando attivamente gli operatori grazie all’utilizzo di telecamere intelligenti con robot e modelli di intelligenza artificiale sviluppati internamente.

Renault e Le Mans
L’impianto robotizzato che provvede al prelievo dei pezzi dai contenitori, al loro orientamento, alla marchiatura per la tracciabilità e all’immagazzinamento in appositi contenitori per l’invio alle stazioni di assemblaggio

Controlli geometrici e di forma più accurati e affidabili e soprattutto una tracciabilità di ogni singolo pezzo a cominciare dal suo primo maneggiamento sulla linea di montaggio è alla base di quella che si definisce digitalizzazione dello stabilimento.

Un esempio pratico è il controllo qualità nella lavorazione meccanica in linea dei perni fusi dello sterzo che in passato dovevano essere maneggiati manualmente per ispezionare visivamente decine di superfici lavorate.

Renault e Le Mans
Un quadro che riassume la produttività della linea di lavorazione dei perni fusi dello sterzo

Un lavoro ripetitivo che richiedeva elevata concentrazione da parte dell’operatore.

Telecamere + IA per sostituire il controllo visivo

Oggi, il team di Le Mans ha sviluppato un sistema di ispezione visiva automatizzato con robot, telecamere ad alta precisione e modelli di intelligenza artificiale addestrati su migliaia di immagini di superfici conformi o difettose.

I robot posizionano i pezzi davanti alle telecamere per l’analisi delle immagini da parte dell’IA, che è in grado di distinguere le superfici conformi da quelle con anomalie.

Solo i pezzi sospetti vengono segnalati per la verifica visiva, riducendo drasticamente i tempi di lavorazione e consentendo all’operatore di concentrare la propria attenzione solo dove necessario.

Un dettaglio delle superfici lavorate che vengono misurate da un sistema ottico gestito dalla Intelligenza Artificiale

Questa soluzione, già integrata nella linea di produzione dei perni fusi a snodo sarà estesa ad altre linee entro il 2026.

Renault e Le Mans
Un esempio di come, grazie alla IA, dalla fotografia si riesce a risalire all’anomalia della zona ispezionata

Il veicolo come strumento di analisi del rumore stradale

La silenziosità meccanica dei veicoli elettrici ha creato una nuova sfida acustica, ovvero il controllo del rumore che deriva dal rotolamento degli pneumatici sulla strada.

Per affrontare questo problema, Renault ha sviluppato soluzioni ispirate alle tecnologie audio.

Sensori posizionati ai quattro angoli del telaio captano il segnale acustico trasmesso dalla strada, che viene poi analizzato da un algoritmo per generare un’onda sonora opposta inviata dal sistema audio.

Renault e Le Mans
Il progetto APACHE utilizza i sensori a bordo veicolo per monitorare lo stato superficiale della strada.

Ciò migliora il comfort acustico, senza aumentare il peso o il costo dei componenti meccanici convenzionali, quali sottotelai montati su tamponi in gomma e l’isolamento acustico dell’abitacolo.

Una soluzione software per ottenere una struttura più leggera, intelligente e scalabile.

Quello derivato dal rotolamento rappresenta oltre il 70% del rumore esterno prodotto dai veicoli in città, ed è dunque più impattante rispetto al motore o al fruscio aerodinamico.

Limitarlo è dunque un obbligo in vista delle sempre più stringenti normative sull’inquinamento acustico.

APACHE: un progetto dedicato al rumore stradale

In questo contesto si inserisce il progetto APACHE di Renault, che punta ad analizzare la causa del rumore, ovvero la strada, piuttosto che i suoi effetti.

APACHE, ovvero Appraisal of Pavement Acoustic CHaracteristics and Energy Efficiency (Valutazione delle caratteristiche acustiche e dell’efficienza energetica della pavimentazione stradale), si basa su un’unità che utilizza i sensori acustici già presenti sui veicoli con controllo attivo del rumore per misurare l’irregolarità e il profilo acustico della strada.

I dati raccolti vengono trasformati in mappe acustiche delle condizioni stradali, identificando i punti critici in cui gli interventi di riparazione avrebbero il maggiore impatto in termini sia di rumore che di consumo di carburante e quindi di emissioni di CO₂.

Le analisi mostrano che strade ben mantenute riducono non solo il rumore, ma anche il consumo energetico dei veicoli.

Renault ha ricevuto il Golden Decibel 2024 per questa tecnologia, sviluppata in collaborazione con ALLIANTECH.

La centralina APACHE che raccoglie i dati dei sensori del veicolo e li elabora per ricavarne dati utili alla manutenzione delle strade in funzione della riduzione della rumorosità da rotolamento

Dopo una prima fase di sperimentazione nella regione di Parigi in collaborazione con l’osservatorio sul rumore Bruitparif, APACHE è attualmente in fase di implementazione a Le Mans, dove veicoli dotati di APACHE stanno mappando la qualità acustica delle superfici stradali nell’area metropolitana, fornendo dati utili per il Piano locale di prevenzione del rumore ambientale (PPBE).

I dati sono integrati direttamente nelle mappe acustiche strategiche, consentendo alle autorità locali di individuare le aree prioritarie da riparare.

In questo modo è possibile ottimizzare i budget per la manutenzione e contribuire così a ridurre il rumore molesto per i residenti.

Motori spenti, RC accesa

Assicurare un’auto che non si muove, o una moto che resta immobile in garage, magari coperta da un telo da mesi o addirittura da anni.

Quello che sembrava un paradosso burocratico si è trasformato in un argomento scottante che riguarda milioni di proprietari.

Con il nuovo Dlgs che recepisce la direttiva UE 2021/2118, il Governo prova a rimettere ordine in una materia che dal 2024 in poi aveva generato più confusione che certezze.

Il principio europeo è assai chiaro, e anche piuttosto severo: un veicolo è considerato una potenziale fonte di rischio a prescindere dal dettaglio che circoli o meno.

Un teorema sufficiente per estendere l’obbligo di assicurazione RC anche ai mezzi fermi o inutilizzati.

Un cambio di prospettiva che ha fatto discutere e alzato le polemiche, soprattutto in un Paese come l’Italia, dove il parco auto è tra i più anziani d’Europa e i veicoli “di riserva” non sono affatto rari.

Dal caos al chiarimento

La vera novità del decreto non è tanto l’obbligo assicurativo – già introdotto – quanto piuttosto le eccezioni finalmente chiarite in modo esplicito, mettendo fine a mesi di interpretazioni contrastanti con una netta distinzione tra i veicoli semplicemente fermi da quelli non più idonei all’uso.

Nella seconda categoria rientrano i mezzi ridotti a rottame, privi di motore o impossibilitati a tornare su strada, come una scocca in attesa di restauro, un telaio incompleto o una moto smontata in modo irreversibile, casi per cui l’assicurazione non è richiesta.

Una precisazione non da poco arrivata anche grazie alle pressioni delle associazioni di categoria, che avevano denunciato il rischio di dover essere costretti a stipulare polizze su veicoli inutilizzabili.

Ma è proprio qui che entrano in scena le eccezioni, perché per evitare l’obbligo assicurativo non basta smontare le ruote o scollegare la batteria: se le parti mancanti sono facilmente reinstallabili, il veicolo viene considerato “potenzialmente circolante” e dev’essere assicurato.

Uno spartiacque che serve a evitare scorciatoie e furbizie assortite, ma anche a mettere un po’ d’ordine dopo la confusione normativa dell’anno scorso.

Perché l’Europa guarda anche ai veicoli fermi

Alla base della direttiva c’è una logica precisa, anche se non di facile intuizione: un veicolo può causare danni anche da fermo prendendo fuoco o provocando un incidente in un’area privata.

L’UE ha scelto insomma di spostare il baricentro dall’uso effettivo al rischio potenziale, lanciandosi in un’interpretazione non immune da critiche che il decreto italiano tenta di adattare alla realtà nostrana introducendo correttivi di buon senso e distinguendo tra situazioni molto diverse tra loro.

Veicoli storici, la svolta

Il capitolo più delicato riguarda auto e moto storiche, un settore tutt’altro che marginale: in Italia i veicoli con Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica superano le 300mila unità, ma quelli con oltre 20 anni di età sfiorano i 4,3 milioni.

Un parco circolante decisamente “maturo”, spesso usato saltuariamente o non usato affatto.

Qui il decreto cambia approccio e introduce una distinzione fondamentale tra rischio statico e rischio di circolazione, distinguendo i veicoli d’epoca che restano fermi, come quelli che fanno parte di musei, collezioni private o esposizioni, per cui sarà sufficiente essere coperti da polizze alternative alla RC tradizionale, pensate per i danni che possono verificarsi anche senza circolare come incendi, cadute improvvise e cortocircuiti.

Diverso il discorso per i mezzi storici ancora idonei alla strada, perché anche se utilizzati raramente rientrano nell’obbligo della RC più pura.

Pay per use

Un’altra novità destinata a incidere sulle abitudini di molti proprietari è l’apertura alle assicurazioni infra-annuali, ovvero le polizze obbligatorie di durata inferiore ai 12 mesi destinate ai veicoli utilizzati in determinati periodi dell’anno come moto che escono dai garage solo d’estate, auto della seconda casa, camper, veicoli da vacanza.

Un’idea semplice e attesa da tempo che permette di pagare la copertura solo quando il mezzo viene realmente utilizzato, superando la rigidità della RC annuale che oggi può essere sospesa ma non modulata sull’utilizzo effettivo.

Le modalità operative saranno definite da un successivo decreto ministeriale, ma il segnale è chiaro.

Gare ed eventi

Il decreto interviene anche sul mondo delle competizioni motoristiche, concedendo agli organizzatori di gare ed eventi sportivi di stipulare, in alternativa alla RC auto, una polizza di responsabilità civile generale.

Una soluzione pensata per rendere più coerente e flessibile la gestione assicurativa di manifestazioni che seguono logiche diverse dalla normale circolazione stradale.

Cosa succede ora

Nel nuovo impianto normativo si rafforza anche il ruolo dell’IVASS, l’ente di vigilanza sulle assicurazioni, chiamato a garantire maggiore trasparenza e a contrastare il fenomeno delle polizze false, soprattutto online.

Al momento, il decreto ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri, ma il percorso non è ancora concluso: il testo dovrà affrontare l’esame del Parlamento, dove non sono escluse modifiche o precisazioni.

Ma il principio è comunque già visibile chiaramente: l’assicurazione non è più legata solo all’uso del veicolo, quanto piuttosto alla sua pericolosità potenziale. Anche da fermo.

Da Vinci 6.0 Star Wars Edition, il lato oscuro della vacanza

C’è chi sogna la libertà di un lungo viaggio on the road, chi una fuga immerso nella natura e chi, ancora più romanticamente, vorrebbe partire per una “galassia lontana lontana”.

La “Toy-Factory”, azienda giapponese specializzata nella conversione di camper, van e furgoni, ha deciso di accontentare chi fa sogni galattici.

Il risultato è il “Da Vinci 6.0 Star Wars Edition”, un camper ufficiale – ispirato all’universo creato nel 1977 da George Lucas – che sembra un monumento al Lato Oscuro della Strada.

Presentato al “Japan Mobility Show”, il progetto nasce dalla collaborazione con la “Disney/Lucasfilm” e tutto si basa sulla solidità e la concretezza del Fiat Ducato, per l’occasione trasformato in un’astronave su ruote per far sentire gli occupanti più vicini a Darth Vader che ad un campeggio in riva ad un lago.

Non è una parodia

Attenzione, anche sforzandosi nell’operazione non c’è alcuna traccia di ironia o autocitazione, anzi, è tutto fin troppo serio da sfiorare la solennità.

Toy-Factory ha lavorato con lo stesso impegno di una grande produzione cinematografica dove ogni più piccolo dettaglio dev’essere perfetto e soprattutto raccontare qualcosa.

Nero, rosso e minaccia imperiale

All’esterno il camper si presenta come un monolite nero metallizzato, attraversato da accenti rossi che evocano l’armatura di Darth Vader e il bagliore della sua leggendaria spada laser.

Nessuna grafica vistosa, nessun logo urlato: l’Impero non ha bisogno di molte spiegazioni e tantomeno di slogan urlati.

Un’estetica elegante e inquietante che rende il veicolo riconoscibile ma senza mai scadere nel kitsch, al punto da sembrare un normale Ducato, al massimo un po’ eccentrico, almeno fino a quando non si aprono le porte.

Inside Death Star

L’ingresso è dominato da una sagoma retroilluminata della Morte Nera, pronta ad accogliere Stormtrooper, ufficiali imperiali o truppe di nerd in libera uscita.

Le pareti sono scure, attraversate da strisce Led rosse che trasformano l’abitacolo in un corridoio imperiale.

I sedili in pelle nera ribadiscono i simboli dell’Impero, le cuciture seguono un rigore militare e il pavimento è rivestito da una moquette decorata con i caccia stellari a corto raggio “TIE” in rosso.

Ogni dettaglio è pensato per spostare l’idea di essere a bordo di un camper e convincere chi entra di trovarsi su una stazione spaziale pronta a distruggere i pianeti nemici.

Dormire sotto il controllo imperiale

La zona notte è forse il punto più iconico dell’intero progetto: il letto matrimoniale posteriore è sovrastato da un pannello LED che riproduce il centro di comando della Morte Nera, per addormentarsi sotto lo sguardo vigile dell’Impero.

Tutto è virato sul nero, dai rivestimenti ai materassi, con profili rossi a spezzare l’oscurità.

E per chiudere in bellezza, aprendo il portellone posteriore ci si trova davanti al testo giallo scorrevole che accompagna l’inizio di ogni film della saga, stampato sulla moquette del vano di carico.

Per trasformare anche la fatica di caricare o scaricare i bagagli in un momento ad alto tasso di spettacolarità.

Un vero camper

Sotto la pelle da astronave, però, batte un cuore concreto, rappresentato da un 2.2 litri diesel multijet turbo con 180 CV e 450 Nm, dotato di cambio automatico a 8 rapporti, sufficiente per zigzagare nella galassia portando a spasso 3,5 tonnellate e sei metri di lunghezza: quanto basta per ospitare quattro posti letto per altrettanti cosmonauti, pardon, passeggeri.

La dotazione è quella di un camper di fascia alta: cucina completa con frigorifero da 70 litri, forno a microonde e piano cottura a due fuochi, impianto di climatizzazione, riscaldamento, pannelli solari, inverter da 1500 W, doppia batteria al litio di servizio e numerose prese USB e 230V.

Il bagno utilizza un WC senz’acqua “Clesana”, soluzione che elimina la dipendenza da scarichi e rifornimenti.

Una scelta futuristica che, per una volta, non stona affatto con l’ambientazione fantascientifica.

Anche il prezzo è stellare

Il punto più delicato è il conto finale. Per entrare nel Lato Oscuro del camperismo servono circa 140mila euro, tasse escluse.

Ma soprattutto serve fortuna, perché saranno prodotti soltanto cinque esemplari, acquistabili esclusivamente tramite un sorteggio riservato ai centri Toy-Factory in Giappone.

E che la lotteria sia con voi.

La ricarica ultraveloce diventa parte dello shopping

Fare la spesa, pranzare, andare al cinema e nel frattempo ricaricare l’auto elettrica in pochi minuti.

Quello che fino a poco tempo era una promessa futuribile è diventata una realtà che prende forma nei principali centri commerciali italiani grazie all’accordo traKlépierre ItaliaedElectra, protagonisti di un progetto che punta a integrare la mobilità elettrica nella quotidianità dei consumatori.

Quota sette

La partnership entra in una nuova fase con l’attivazione della stazione Electra presso il Centro Commerciale “RomaEst”, un tassello strategico che porta a sette le stazioni di ricarica ultraveloce già operative all’interno del portafoglio Klépierre in Italia e rafforza un modello di servizio sempre più orientato alla sostenibilità e alla customer experience.

Con RomaEst si completa una prima rete che include anche Porta di Roma, GrandEmilia a Modena, Shopville Le Gru a Grugliasco, Montebello a Pavia, Romagna Shopping Valley in Emilia-Romagna e Le Vele in Sardegna.

In totale sono già disponibili 40 punti di ricarica ultraveloce, distribuiti in stazioni da due o quattro colonnine, pensate per rispondere a flussi elevati e garantire un servizio efficiente anche nei momenti di maggiore affluenza.

Il tempo di un panino

Le nuove infrastrutture non sono semplici colonnine, ma veri e propri hub di ricarica ad alte prestazioni: fino a 300 kW di potenza, in grado di portare la batteria di un’auto elettrica all’80% in circa 20 minuti.

Un tempo che coincide con una pausa pranzo, una commissione o una sessione di shopping, trasformando la ricarica da vincolo tecnico a gesto naturale, quasi invisibile.

Da Nord a Sud

Ma il progetto guarda già oltre, perché nel 2026 appena iniziato sono previste nuove installazioni in tre ulteriori centri commerciali strategici: Shopville Gran Reno a Bologna, Rossini Center a Pesaro e Cavallino, in provincia di Lecce.

Qui arriveranno 24 nuovi punti di ricarica da 300 kW, contribuendo a creare una rete sempre più capillare e omogenea lungo tutta la Penisola.

Alla base dell’iniziativa c’è una visione condivisa: rendere la transizione elettrica semplice, accessibile e coerente con i luoghi che le persone frequentano ogni giorno.

La strategia di puntare ai mall italiani

“Collaborare con Electra significa offrire ai nostri clienti un servizio ad alto valore aggiunto, che coniuga innovazione, sostenibilità e qualità dell’esperienza”, sottolinea Luis Pires, General Manager Southern Europe di Klépierre, un impegno che riflette il ruolo crescente dei centri commerciali come spazi multifunzionali, non più solo dedicati allo shopping, ma veri poli di servizi.

Per Electra, il retail rappresenta una leva fondamentale per accelerare l’adozione dell’elettrico. Come spiega il General Manager Italia Eugenio Sapora, integrare la ricarica ultraveloce in luoghi ad alta frequentazione significa entrare nelle abitudini quotidiane delle persone e abbattere una delle principali barriere alla diffusione dei veicoli elettrici: il tempo.

Un approccio che assume un valore ancora più rilevante a Roma, dove ogni nuova infrastruttura contribuisce alla modernizzazione della mobilità urbana e alla riduzione dell’impatto ambientale.

In questo scenario, la ricarica non è più un’operazione da pianificare con attenzione, ma un servizio che accompagna la vita di tutti i giorni.

E mentre l’auto fa il pieno di energia, il tempo torna nelle mani dei clienti.

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