Motori spenti, RC accesa

Assicurare un’auto che non si muove, o una moto che resta immobile in garage, magari coperta da un telo da mesi o addirittura da anni.

Quello che sembrava un paradosso burocratico si è trasformato in un argomento scottante che riguarda milioni di proprietari.

Con il nuovo Dlgs che recepisce la direttiva UE 2021/2118, il Governo prova a rimettere ordine in una materia che dal 2024 in poi aveva generato più confusione che certezze.

Il principio europeo è assai chiaro, e anche piuttosto severo: un veicolo è considerato una potenziale fonte di rischio a prescindere dal dettaglio che circoli o meno.

Un teorema sufficiente per estendere l’obbligo di assicurazione RC anche ai mezzi fermi o inutilizzati.

Un cambio di prospettiva che ha fatto discutere e alzato le polemiche, soprattutto in un Paese come l’Italia, dove il parco auto è tra i più anziani d’Europa e i veicoli “di riserva” non sono affatto rari.

Dal caos al chiarimento

La vera novità del decreto non è tanto l’obbligo assicurativo – già introdotto – quanto piuttosto le eccezioni finalmente chiarite in modo esplicito, mettendo fine a mesi di interpretazioni contrastanti con una netta distinzione tra i veicoli semplicemente fermi da quelli non più idonei all’uso.

Nella seconda categoria rientrano i mezzi ridotti a rottame, privi di motore o impossibilitati a tornare su strada, come una scocca in attesa di restauro, un telaio incompleto o una moto smontata in modo irreversibile, casi per cui l’assicurazione non è richiesta.

Una precisazione non da poco arrivata anche grazie alle pressioni delle associazioni di categoria, che avevano denunciato il rischio di dover essere costretti a stipulare polizze su veicoli inutilizzabili.

Ma è proprio qui che entrano in scena le eccezioni, perché per evitare l’obbligo assicurativo non basta smontare le ruote o scollegare la batteria: se le parti mancanti sono facilmente reinstallabili, il veicolo viene considerato “potenzialmente circolante” e dev’essere assicurato.

Uno spartiacque che serve a evitare scorciatoie e furbizie assortite, ma anche a mettere un po’ d’ordine dopo la confusione normativa dell’anno scorso.

Perché l’Europa guarda anche ai veicoli fermi

Alla base della direttiva c’è una logica precisa, anche se non di facile intuizione: un veicolo può causare danni anche da fermo prendendo fuoco o provocando un incidente in un’area privata.

L’UE ha scelto insomma di spostare il baricentro dall’uso effettivo al rischio potenziale, lanciandosi in un’interpretazione non immune da critiche che il decreto italiano tenta di adattare alla realtà nostrana introducendo correttivi di buon senso e distinguendo tra situazioni molto diverse tra loro.

Veicoli storici, la svolta

Il capitolo più delicato riguarda auto e moto storiche, un settore tutt’altro che marginale: in Italia i veicoli con Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica superano le 300mila unità, ma quelli con oltre 20 anni di età sfiorano i 4,3 milioni.

Un parco circolante decisamente “maturo”, spesso usato saltuariamente o non usato affatto.

Qui il decreto cambia approccio e introduce una distinzione fondamentale tra rischio statico e rischio di circolazione, distinguendo i veicoli d’epoca che restano fermi, come quelli che fanno parte di musei, collezioni private o esposizioni, per cui sarà sufficiente essere coperti da polizze alternative alla RC tradizionale, pensate per i danni che possono verificarsi anche senza circolare come incendi, cadute improvvise e cortocircuiti.

Diverso il discorso per i mezzi storici ancora idonei alla strada, perché anche se utilizzati raramente rientrano nell’obbligo della RC più pura.

Pay per use

Un’altra novità destinata a incidere sulle abitudini di molti proprietari è l’apertura alle assicurazioni infra-annuali, ovvero le polizze obbligatorie di durata inferiore ai 12 mesi destinate ai veicoli utilizzati in determinati periodi dell’anno come moto che escono dai garage solo d’estate, auto della seconda casa, camper, veicoli da vacanza.

Un’idea semplice e attesa da tempo che permette di pagare la copertura solo quando il mezzo viene realmente utilizzato, superando la rigidità della RC annuale che oggi può essere sospesa ma non modulata sull’utilizzo effettivo.

Le modalità operative saranno definite da un successivo decreto ministeriale, ma il segnale è chiaro.

Gare ed eventi

Il decreto interviene anche sul mondo delle competizioni motoristiche, concedendo agli organizzatori di gare ed eventi sportivi di stipulare, in alternativa alla RC auto, una polizza di responsabilità civile generale.

Una soluzione pensata per rendere più coerente e flessibile la gestione assicurativa di manifestazioni che seguono logiche diverse dalla normale circolazione stradale.

Cosa succede ora

Nel nuovo impianto normativo si rafforza anche il ruolo dell’IVASS, l’ente di vigilanza sulle assicurazioni, chiamato a garantire maggiore trasparenza e a contrastare il fenomeno delle polizze false, soprattutto online.

Al momento, il decreto ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri, ma il percorso non è ancora concluso: il testo dovrà affrontare l’esame del Parlamento, dove non sono escluse modifiche o precisazioni.

Ma il principio è comunque già visibile chiaramente: l’assicurazione non è più legata solo all’uso del veicolo, quanto piuttosto alla sua pericolosità potenziale. Anche da fermo.