
Alla vigilia della IAA Mobility 2025, il tema dell’acciaio verde torna al centro del dibattito sulla transizione sostenibile dell’industria automobilistica.
Una nuova indagine condotta da Transport & Environment (T&E) in collaborazione con il network “Lead the Charge” ha messo sotto la lente 18 costruttori globali.
Ne ha valutato trasparenza, obiettivi e concretezza delle azioni per decarbonizzare la filiera dell’acciaio.
Dal verdetto emerge che Volvo è il costruttore più avanti rispetto alla concorrenza, con performance quattro volte superiori alla media di settore, mentre gli avversari mostrano un significativo ritardo nell’allinearsi agli standard della neutralità climatica.
Volvo, il benchmark della filiera acciaio
Secondo l’indagine Volvo non si limita a dichiarazioni di principio.
Infatti, pubblica dati modellati sulle emissioni CO₂ legate alla sua filiera acciaio, aderisce all’iniziativa SteelZero, e ha fissato l’ambizioso obiettivo di avere il 50% di acciaio a basse emissioni di carbonio su ogni nuovo veicolo entro il 2030.
In termini industriali, significa integrare nella produzione sia acciaio primario decarbonizzato (proveniente da processi con idrogeno verde o alimentati da energie rinnovabili) sia acciaio secondario riciclato, riducendo drasticamente la dipendenza dai tradizionali altoforni a carbone.
L’affanno di Mercedes, BMW e Volkswagen
Sempre secondo l’indagine, la fotografia per i costruttori tedeschi è meno brillante.
Mercedes-Benz si piazza seconda, grazie a contratti con produttori di acciaio low-carbon come Stegra, ma resta indietro su trasparenza e quote effettive di acciaio verde impiegato.
BMW ha annunciato di voler portare il riciclo d’acciaio al 50% entro il 2030, ma ha ridimensionato l’impegno, applicandolo al complesso dei materiali secondari e non più al solo acciaio.
Volkswagen rimane in coda, con nessuna strategia chiara, obiettivi poco definiti e scarsa trasparenza.
Per un Paese, la Germania, che ha fatto della qualità ingegneristica il proprio marchio di fabbrica, il divario con Volvo su un tema tanto centrale rischia di tradursi in perdita di competitività e leadership.
Gli altri player che inseguono
La top 5 è completata da Tesla, GM e Ford.
Tesla rimane l’unico costruttore a rendere pubblici i dati completi delle emissioni Scope 3 legate alla filiera acciaio.
Ford e GM hanno fissato target chiari per l’uso di acciaio riciclato e a basse emissioni mentre – sempre secondo T&E e Lead the Change – Stellantis resta nella parte bassa della classifica con meno del 3% degli standard benchmark soddisfatti.
Normative e prospettive europee
Il rapportodi T&E non si limita a fotografare lo stato dell’arte, ma propone una roadmap regolatoria per accelerare la transizione.
Entro il 2030 è necessario utilizzare il 40% di acciaio verde, quota che deve diventare il 75% entro il 2035 e il 100% entro il 2040.
Inoltre, viene proposta una quota obbligatoria del 30% di acciaio riciclato entro il 2030, accompagnata da un label europeo per l’acciaio verde, così da aumentare la trasparenza e consentire confronti chiari tra costruttori.
Il futuro passa dall’acciaio
La mobilità elettrica ha già ridotto drasticamente le emissioni allo scarico, ma la vera sfida ora si gioca dietro le quinte della produzione.
Decarbonizzare l’acciaio significa non solo abbattere le emissioni industriali, ma anche assicurare all’Europa un ruolo guida nel mercato globale dell’automotive sostenibile.
Se Volvo mostra che cosa sia tecnicamente ed economicamente fattibile, la domanda diventa inevitabile: riuscirà l’industria tedesca a recuperare terreno o lascerà che la leadership passi definitivamente in mani scandinave e americane?
Alla IAA Mobility di quest’anno, il messaggio è chiaro: il futuro non si costruisce più con acciaio grigio, ma con acciaio verde.
















