mercoledì 22 Aprile 2026 - 03:02:36

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Più cavalli, più elettronica, più ricarica: arriva la nuova Audi RS 5

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Audi RS 5 2026, tanti cavalli ibridi e trazione quattro elettromeccanica in arrivo in Italia in estate - foto © Audi

Con 639 CV, una nuova trazione integrale elettromeccanica e la ricarica della batteria in movimento, la nuova RS 5 segna un passaggio epocale nella storia sportiva di Audi.

L’erede della gloriosa RS 4 è più potente, più tecnologica, più sofisticata e – al limite – più coerente con l’evoluzione della sportività contemporanea.

La nuova generazione della sportiva Audi Sport rappresenta infatti la prima ibrida plug-in ad alte prestazioni nella storia della divisione RS.

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Una vetture che non snatura il DNA della sigla RennSport, ma lo proietta in una nuova dimensione dove l’elettrificazione diventa un alleato delle prestazioni.

Elettrico senza compromessi

Il cuore tecnico della RS 5 è un sistema plug-in hybrid composto dal V6 2.9 TFSI biturbo – sviluppato fino a 510 CV – abbinato a un motore elettrico da 177 CV integrato nel cambio automatico tiptronic a otto rapporti.

Il risultato è davvero emozionante.

Potenza complessiva 639 CV
Coppia massima 825 Nm
0-100 km/h 3,6 s
Velocità massima fino a 285 km/h
Batteria 25,9 kWh (22 netti)
Ricarica AC fino a 11 kW
Tempo ricarica circa 2,5 h

Numeri che collocano la RS 5 a ridosso della più potente Audi RS 6 Avant performance, ma con un’architettura completamente diversa e tecnologicamente più avanzata.

Il V6 introduce diversi miglioramenti, come la pressione d’iniezione superiore, nuovi condotti di aspirazione più lineari, intercooler aria-acqua e turbocompressori a geometria variabile.

L’adozione del ciclo Miller contribuisce inoltre a migliorare l’efficienza fino al 20% a pieno carico rispetto al passato.

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Interessante è il motore elettrico a rotore esterno, soluzione rara nel settore automotive, che permette maggiore densità di coppia, raffreddamento più efficace e dimensioni compatte.

La rivoluzione del Dynamic Torque Control

Se il powertrain rappresenta l’evoluzione energetica, la vera rivoluzione dinamica arriva dalla nuova trazione quattro con Dynamic Torque Control, una prima mondiale su vettura di serie.

Il sistema combina un differenziale centrale autobloccante con precarico permanente, Torque vectoring elettromeccanico posteriore, l’attuatore elettrico dedicato alimentato a 400 V e il controllo dinamico con frequenza di calcolo a 200 Hz.

In appena 15 millisecondi il sistema può generare fino a 2.000 Nm di differenza di coppia tra le ruote posteriori, intervenendo non solo in accelerazione ma anche in rilascio e frenata. Un vantaggio enorme rispetto ai sistemi puramente meccanici.

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Il risultato è una dinamica che garantisce inserimenti più precisi, la riduzione drastica del sottosterzo, un sovrasterzo modulabile e progressivo ed elevata stabilità anche nelle manovre più aggressive.

Di fatto, è una soluzione che si avvicina ai sistemi con doppio motore elettrico sull’asse, ma con minore complessità e peso.

Telaio e assetto, precisione e comfort

La RS 5 introduce una scocca più rigida del 10% rispetto alla A5 standard e sospensioni sportive con ammortizzatori a doppia valvola, capaci di controllare separatamente compressione ed estensione.

Il sistema brake-by-wire consente inoltre di integrare recupero energetico e frenata tradizionale senza compromettere il feeling sportivo.

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Con i freni carboceramici opzionali (440 mm anteriori e 410 mm posteriori) si ottiene una riduzione di massa fino a 30 kg.

Non manca lo sterzo RS con rapporto 13:1, più diretto rispetto alla base A5.

Boost, modalità RS e gestione termica intelligente

Tra le soluzioni più interessanti spicca la funzione boost “push-to-pass”, che eroga la massima potenza per 10 secondi ottimizzando simultaneamente batteria ed elettronica di potenza.

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Le modalità di guida sono RS Sport, RS Torque Rear (impostazione sovrasterzante), RS Individual, personalizzabile.

Quando queste modalità sono attive, la batteria viene raffreddata fino a 20°C per garantire prestazioni costanti.

Ricarica in movimento con il Battery Charge

Elemento distintivo della RS 5 è la funzione Battery Charge, che permette di ricaricare la batteria durante la marcia utilizzando il motore termico come generatore fino all’80%.

Questa strategia consente di mantenere sempre disponibile la potenza elettrica per Boost, Torque vectoring e prestazioni massime.

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Una soluzione particolarmente interessante per l’utilizzo sportivo su strada o pista, dove la gestione energetica diventa parte integrante della dinamica.

Muscoli scolpiti e anima racing

Esteticamente la RS 5 evolve il linguaggio Audi Sport.

Le carreggiate sono ampliate fino a oltre 90 mm, ci sono i blister quattro pronunciati ispirati alla storica Audi Quattro e lo scarico RS a doppia uscita centrale.

All’interno domina l’Audi Digital Stage con virtual cockpit da 11,9” e display MMI da 14,5”, arricchito da schermate dedicate alle performance: forze G, tempi sul giro, pressioni pneumatici, dati di potenza…

Prezzi e arrivo sul mercato

La RS 5 sarà disponibile in versione berlina e Avant, con prezzi indicativi a partire da 111mila euro per la RS 5, 113mila per la RS 5 Avant mentre le versioni performance fino a circa 122mila euro.

L’arrivo in concessionaria è previsto nel terzo trimestre 2026.

Una nuova era RS

La nuova RS 5 è sicuramente l’evoluzione della RS 4, ma l’elettrificazione non è più un compromesso ecologico ma un “moltiplicatore dinamico”.

Coppia immediata, controllo millimetrico della trazione, gestione termica intelligente e software evoluto diventano strumenti per amplificare il piacere di guida.

Questa RS 5 pone nuovi significati all’auto sportiva, fatta non solo più di potenza e rumore, ma integrazione tra meccanica, elettronica ed energia. Una sorta di orchestra tecnologica dove ogni componente suona per rendere l’esperienza più intensa.

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Un popolo di santi, navigatori e cercatori parcheggio

È dove lasciare la macchina l’incubo ad occhi aperti di ogni automobilista, una clausola silenziosa da accettare nel momento stesso in cui si acquista un’auto.

Una dannazione quotidiana che aveva spinto perfino Woody Allen, con la consueta ironia, ad azzardare che “Dio non è morto, sta solamente cercando parcheggio”.

Secondo i dati raccolti da Parclick.it, in un Paese che conta circa 47 milioni di veicoli, l’auto non è solo un mezzo di trasporto ma un’estensione della personalità.

L’Italia, del resto, è leader europeo per tasso di motorizzazione con circa 694 auto ogni 1.000 abitanti, ben sopra la media dell’UE, ferma 574.

Tradotto: siamo una nazione che ama guidare e anche se decisamente meno, parcheggiare. O almeno provarci.

Il problema è che prima di intravedere il posto libero si nasconde un piccolo stillicidio economico che pesa sul bilancio annuale più di quanto immaginiamo.

Il giro dell’isolato che vale un pieno (quasi)

Un’auto a benzina standard in ambito urbano consuma in media tra 6 e 7 litri ogni 100 km e cercare parcheggio per 10-20 minuti significa percorrere tra i 3 e i 6 km extra, con un consumo aggiuntivo stimato tra 0,25 e 0,45 litri.

Con il prezzo medio della benzina intorno a 1,65 euro al litro, ogni sessione di “caccia al tesoro” costa tra 0,41 e 0,75 euro.

Poca cosa? Solo in apparenza. Se la scena si ripete per circa 225 giorni lavorativi all’anno, il conto sale tra 93 e 169 euro ogni 12 mesi, e solo per aver trasformato il quartiere in una pista circolare.

E attenzione, perché si parla solo ed esclusivamente di carburante, senza considerare l’usura del veicolo e tempo perso, che pure hanno un valore, anche se non compare mai sull’estratto conto.

L’improvvisazione si paga (e non poco)

Altro grande classico italiano: arrivare in centro senza un piano, una prenotazione o una verifica delle tariffe.

Si entra nel primo parcheggio disponibile, si prende il ticket e si accetta il prezzo come una fatalità di quelle inevitabili.

Peccato che le differenze siano tutt’altro che trascurabili, tra il 2024 e l’anno successivo le tariffe dei parcheggi centrali sono aumentate sensibilmente: a Roma del 12,57%, a Milano del 10,45%, a Napoli del 23,73% e a Firenze addirittura del 25,20%.

Non pianificare significa accettare le condizioni meno convenienti, un po’ come comprare il biglietto del treno mezz’ora prima della partenza e stupirsi del prezzo. Solo che qui accade quasi ogni giorno.

Il “faccio in tempo” che finisce in sanzione

Se c’è una frase che accomuna milioni di automobilisti è: “Cinque minuti e torno”, ovvero del sano ottimismo italiota applicato alle strisce blu che spesso è il preludio a un verbale infilato sotto il tergicristallo.

Nelle grandi città come Roma, Napoli e Milano, parcheggiare senza ticket o superare il tempo consentito può costare tra 42 e 173 euro, con riduzione del 30% se si paga entro cinque giorni. A Firenze la sanzione varia tra 40 e 85 euro. In ogni caso, una cifra che supera di gran lunga il costo di molte spese quotidiane che invece vengono monitorate con scrupolo maniacale alla ricerca del risparmio.

La multa poi ha la caratteristica precisa di rendere visibile e immediata una leggerezza che fino a pochi minuti prima sembrava irrilevante. E riesce, in un colpo solo, a cancellare settimane di attenzione ai “piccoli risparmi”.

Pagare anche per l’aria (o quasi)

C’è poi un’altra micro-spesa ancora più subdola, ovvero pagare per un tempo di sosta che non si utilizza. Un appuntamento che finisce prima, una commissione più rapida del previsto, una riunione annullata. Il risultato è mezz’ora di parcheggio pagata e mai sfruttata.

Moltiplicato per settimane e mesi, il surplus invisibile diventa una cifra tutt’altro che trascurabile, un’uscita silenziosa che non genera neppure il fastidio della multa, ma che incide comunque sul budget.

Per ridurre questo tipo di perdite, Parclick.it suggerisce la funzione “Smetti di parcheggiare”, che consente di interrompere la sosta e pagare esclusivamente il tempo effettivo.

La vera rivoluzione? Le abitudini

Come sottolinea Ester Stivelli, Squad Lead Italia di Parclick, il punto centrale non è solo l’aumento dei prezzi o le norme, ma il modo in cui gestiamo la quotidianità. In un’epoca in cui è normale prenotare un ristorante, il biglietto del cinema e un viaggio direttamente dallo smartphone, lasciare il parcheggio al caso è ormai un retaggio del passato.

Integrare la prenotazione del posto auto nella pianificazione dello spostamento non è soltanto una scelta strategica contro le micro-spese invisibili, significa piuttosto trasformare la mobilità urbana in qualcosa di più consapevole e meno stressante.

L’elettrico di smart batte il gelo dell’Islanda

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smart ha messo alla prova le sue auto elettriche sul ghiaccio islandese per testare autonomia, ricarica e AWD sottozero - foto © smart

L’elettrificazione automobilistica non teme più il freddo.

Questo è il messaggio che arriva dall’ultimo programma di sviluppo condotto da smart tra neve, ghiaccio e temperature proibitive dell’Islanda.

Dodici giorni di test intensivi, oltre 2.600 chilometri percorsi e tre modelli elettrici a trazione integrale – due smart #5 BRABUS e una smart #1 Pulse – messi alla prova in condizioni che pochi clienti europei incontreranno realmente, ma che rappresentano lo scenario ideale per validare tecnologia, affidabilità e prestazioni.

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Oltre 2.600 km tra neve profonda e laghi ghiacciati per provare anche la ricarica in condizioni estreme – foto © smart

Questo test ha permesso la verifica di tre dei pilastri fondamentali per la mobilità elettrica quotidiana: stabilità dell’autonomia, efficienza della ricarica e controllo dinamico della trazione.

Freddo, il vero banco di prova dell’elettrico

Chi utilizza un’auto elettrica sa che il freddo incide sui consumi.

Non è un limite progettuale, ma una conseguenza fisica delle batterie agli ioni di litio e dell’energia necessaria per riscaldare abitacolo e componenti.

Durante i test islandesi è stato rilevato un incremento medio dei consumi compreso tra 3 e 5 kWh/100 km, un valore coerente con l’utilizzo reale invernale. Ciò che conta, però, non è l’aumento in sé, bensì la prevedibilità e la gestione intelligente del fenomeno.

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Per smart, qui entra in gioco il sistema di thermal management integrato, che permette il preriscaldamento della batteria, l’ottimizzazione della temperatura delle celle, la climatizzazione anticipata dell’abitacolo e la riduzione delle perdite energetiche in marcia.

Il precondizionamento remoto via app è un elemento chiave.

Portare batteria e abitacolo alla temperatura ottimale prima della partenza significa ridurre i picchi di assorbimento energetico iniziale e preservare l’autonomia complessiva.

Ricarica sottozero, la sfida chimica delle batterie

Le basse temperature rallentano le reazioni elettrochimiche interne alle celle e aumentano la resistenza interna, con effetti diretti sulla potenza di ricarica disponibile.

Per questo motivo i sistemi più evoluti utilizzano strategie di preriscaldamento mirato.

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Nel caso delle smart testate, il sistema è in grado di attivare il riscaldamento della batteria durante la navigazione verso una colonnina, mantenere il range termico ideale per la ricarica rapida e stabilizzare le curve di potenza anche sottozero.

I risultati hanno confermato tempi e potenze coerenti con l’utilizzo quotidiano europeo, dimostrando come la gestione termica sia ormai uno degli elementi tecnologici più determinanti nell’esperienza d’uso di un veicolo elettrico.

Trazione integrale elettrica sul ghiaccio

Le prove su laghi ghiacciati e superfici innevate con aderenza estremamente ridotta hanno messo in evidenza uno dei vantaggi più importanti della propulsione elettrica, cioè la modulazione istantanea della coppia.

I sistemi di controllo analizzano parametri dinamici centinaia di volte al secondo.

Slittamento ruote Ottimizzazione della coppia
Angolo di sterzata Stabilità direzionale
Accelerazione laterale Controllo dinamico
Imbardata Prevenzione perdita di controllo

Questo consente una distribuzione della coppia estremamente precisa tra gli assi, con benefici tangibili in termini di sicurezza e guidabilità su fondi a bassissima aderenza.

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In smart affermano che l’obiettivo è stato validare prestazioni in condizioni climatiche più severe di quelle normalmente riscontrabili nei mercati europei, garantendo autonomia stabile, efficienza di ricarica e sicurezza dinamica anche in inverno.

I dettagli che fanno la differenza

Oltre alle validazioni principali, i test hanno permesso di individuare margini di ottimizzazione, per esempio in alcune aree del sottoscocca soggette ad accumulo di neve.

Informazioni che contribuiscono a migliorare affidabilità, aerodinamica e durata dei componenti nel tempo.

Il programma islandese si inserisce in un percorso più ampio di sviluppo europeo che comprende prove in contesti montani e sessioni nei pressi di Stoccarda, coordinate dal team di smart Europe GmbH con sede a Leinfelden-Echterdingen.

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La trasformazione del marchio è oggi il risultato della joint venture tra Mercedes-Benz AG e Geely Holding Group, una combinazione che sta permettendo al brand di posizionarsi come protagonista della mobilità elettrica premium.

Il futuro dell’elettrico passa dalla fiducia

I test estremi non servono soltanto a dimostrare robustezza tecnica, ma servono soprattutto a costruire fiducia.

Infatti, l’auto elettrica non deve più convincere sul piano delle prestazioni assolute, ma su quello della prevedibilità quotidiana. Un’autonomia che non sorprende o spaventa, ricarica che non delude, comportamento dinamico che rassicura.

Ed è proprio nel silenzio dei paesaggi innevati islandesi che emerge sempre più chiaramente che il futuro dell’automobile non dipenderà soltanto dalle batterie o dai motori, ma dalla capacità dei costruttori di trasformare la tecnologia in esperienza positiva. Quando l’utente smette di preoccuparsi del freddo, dell’autonomia o della ricarica, significa che l’elettrico è diventato davvero maturo.

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L’Australia accende le strade (ma senza lampioni)

Niente pali della luce, niente cavi, niente bollette più salate, eppure, al calare del sole, l’asfalto comincia a brillare.

Non è una trovata da set cinematografico, ma un progetto per aumentare la sicurezza stradale che in Australia sta piacendo sempre di più: una vernice che accumula luce di giorno e la restituisce di notte.

Una soluzione semplice, banale e quasi elementare che potrebbe cambiare per sempre la guida notturna, ma soprattutto dimostra che quando si vuole risolvere una difficoltà, la soluzione arriva.

Un laboratorio a cielo aperto ambientato nel Nuovo Galles del Sud, dove le autorità hanno deciso di affrontare un problema con un’idea concreta: circa un terzo degli incidenti mortali avviene nelle ore notturne, quando la visibilità si riduce, i tempi di reazione si allungano e anche l’automobilista più esperto può incappare in errori fatali.

Invece di moltiplicare i lampioni – soluzione costosa, energivora e spesso impraticabile in aree rurali o montane – si è scelto di intervenire direttamente sulla segnaletica orizzontale.

Il banco di prova: curve, pendenze e “quasi incidenti”

Il tratto simbolo della sperimentazione è il “Bulli Pass”, passo montano a sud di Sydney, celebre per le sue discese ripide e per una sequenza di curve che, al buio, diventano un banco di prova impegnativo per nervi e riflessi.

In un solo tornante, nell’arco di dodici mesi, sono stati registrati 125 “near miss”, mancate collisioni concentrate soprattutto tra le 21 e le 4 del mattino.

Un numero sufficiente a far scattare l’allarme e a trasformare quella curva nel punto di partenza di un esperimento destinato a fare scuola.

Le linee applicate sull’asfalto sono realizzate con una vernice fotoluminescente capace di assorbire la luce solare durante il giorno e rilasciarla gradualmente durante la notte.

Il risultato non è un’illuminazione abbagliante, ma un bagliore costante e discreto che accompagna l’occhio del conducente lungo la traiettoria corretta, migliorando la percezione di curve e carreggiata anche oltre la portata dei fari.

Meno errori, più tranquillità

La fase di test, avviata alla fine del 2024 su un arco di sei mesi, ha fornito indicazioni incoraggianti: le autorità locali parlano di una riduzione superiore al 60% del rischio di incidenti nel tratto interessato.

Secondo “Transport for NSW”, l’agenzia che regola i trasporti nello Stato, la tecnologia punta a migliorare la sicurezza non solo di notte, ma anche in condizioni di maltempo, quando la segnaletica tradizionale tende a scomparire sotto pioggia e riflessi.

L’83% degli automobilisti interpellati ha dichiarato di sentirsi più tranquillo nell’affrontare il tratto sperimentale.

A piena carica, spiegano i tecnici, la luminosità delle linee in curva si avvicina a un livello appena inferiore a quello percepibile alla luce del giorno.

Nei test iniziali, la “carica” si è dimostrata sufficiente a garantire visibilità per circa otto ore.

Nessuna elettricità, meno costi, più sostenibilità

Il punto di forza è l’efficienza: nessuna alimentazione elettrica, nessun intervento strutturale sulla carreggiata, nessun aumento dei consumi energetici.

In contesti extraurbani o montani, dove installare lampioni è spesso complicato o economicamente insostenibile, le strisce fotoluminescenti rappresentano una soluzione immediata.

Non a caso, l’azienda australiana “Tarmac Linemarking” sta proseguendo i test e registra l’interesse di numerose amministrazioni locali e regionali.

Il meccanismo sfrutta la fotoluminescenza, processo noto da tempo e già impiegato nell’abbigliamento tecnico per ciclisti e motociclisti. Applicarlo su larga scala alla segnaletica orizzontale sarebbe il salto di qualità.

Un precedente europeo risale al 2014, quando un progetto pilota simile venne avviato a Oss, nei Paesi Bassi.

Dalle strade rurali alle città

Le potenzialità non si fermano alle strade di montagna. In ambito urbano, la vernice fotoluminescente potrebbe evidenziare strisce pedonali, piste ciclabili e marciapiedi, offrendo maggiore protezione agli utenti più vulnerabili.

E in più con un effetto collaterale tutt’altro che secondario: la riduzione dei costi energetici e dell’impatto ambientale legato all’illuminazione pubblica.

La fase di valutazione è ancora in corso e nei prossimi mesi le autorità australiane dovranno decidere se estendere il progetto ad altri tratti ad alto rischio.

L’elettro-design Kodo di Mazda CX-6e

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Mazda CX-6e debutta in Italia: design, tecnologia e prezzi del nuovo SUV elettrico - foto © Mazda

Mazda ha scelto le architetture fluide e visionarie del MAXXI Il museo nazionale delle arti del XXI secolo) per il debutto italiano della nuova CX-6e.

Una scelta che racconta già molto della filosofia del nuovo modello, non solo un SUV elettrico, ma un oggetto di design in movimento, capace di dialogare con l’arte contemporanea e con l’innovazione tecnologica.

Dopo l’anteprima mondiale al Salone dell’Auto di Bruxelles, la nuova elettrica Mazda arriva in Italia con un evento che fonde architettura, creatività e mobilità sostenibile.

E che segna un passaggio importante nella strategia di elettrificazione del marchio.

La filosofia Mazda nell’era elettrica

Il messaggio emerso durante la presentazione è l’identità.

In un momento storico in cui l’automobile è troppo spesso valutata solo per l’autonomia o il rispetto delle normative, Mazda rivendica una dimensione emotiva e quasi romantica del prodotto.

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Il Joy of Driving non è uno slogan, è un principio ispiratore – ha affermato il CEO di Mazda Motor Europe, Martijn Ten Brink – ed è il motivo per cui progettiamo le nostre auto in modo da far stare bene le persone mentre si muovono”.

Un concetto che affonda le radici nella filosofia Jinba Ittai, l’unione tra cavallo e cavaliere, reinterpretata oggi nell’elettrificazione.

Ten Brink ha proseguito rimarcando l’approccio pragmatico ma aperto del marchio: “Il viaggio globale andrà verso l’elettrificazione e la domanda non è se, ma quanto velocemente. Noi vogliamo essere pronti con la tecnologia giusta per ogni mercato e ogni cliente”.

Mazda ha infatti confermato l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050, con un percorso che coinvolge non solo i veicoli ma l’intera catena produttiva e operativa.

Proporzioni da coupé, anima da SUV

La CX-6e rappresenta un’evoluzione audace del linguaggio stilistico di Mazda.

Le superfici pulite, prive di nervature marcate, sfruttano giochi di luce e riflessi per trasmettere dinamismo anche da ferma.

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Lunga 4,85 metri e con un passo di 2,90 metri (che permette grande comodità e spazio per tutti a bordo) la CX-6e appare visivamente più compatta grazie alle proporzioni studiate attorno alla piattaforma elettrica.

Elementi distintivi sono il frontale senza griglia con firma luminosa Mazda, lo spoiler aerodinamico anteriore funzionale all’efficienza e un secondo sul montante C ispirato alle sportive classiche, le maniglie a scomparsa, le superfici fluide e la nuova tinta Nightfall Violet cangiante.

Claudio Di Benedetto, Marketing & PR Director Mazda Italia, ha spiegato come “questa vettura riunisce il meglio di Europa, Cina e Giappone. È il risultato di un incontro culturale che porta il design Mazda nel futuro”.

Il minimalismo giapponese incontra il digitale

L’abitacolo punta su comfort e tecnologia intuitiva, mantenendo l’approccio human-centric tipico di Mazda.

Protagonista persino “arrogante” degli interni è sicuramente il grande display centrale da 26,45 pollici con risoluzione 5K, configurabile per guidatore e passeggero come due ambienti separati.

Il sistema include comandi vocali e gestuali, head-up display fino a 50”, illuminazione ambientale a 256 colori, impianto audio con 23 altoparlanti, specchietti retrovisori digitali opzionali, climatizzazione con ionizzatore e filtro PM2.5 e modalità comfort dedicate (Relax, Pet Mode…). Ce n’è davvero per tutti i gusti!

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foto © Mazda

Molto valida secondo noi la scelta di mantenere comandi fisici per alcune funzioni chiave, per preservare l’ergonomia e la sicurezza.

Trazione posteriore e DNA dinamico

Sotto il profilo tecnico, la CX-6e punta a distinguersi nel panorama dei SUV elettrici grazie alla trazione posteriore (elemento identitario Mazda) e a una messa a punto focalizzata sul piacere di guida.

Potenza 190 kW (258 CV)
Coppia 290 Nm
Batteria 78 kWh
Autonomia WLTP fino a 484 km
Ricarica DC fino a 195 kW
Velocità massima 185 km/h
Trazione Posteriore (RWD)

La modalità One Pedal è stata ottimizzata per una frenata rigenerativa più intensa ma progressiva, migliorando il controllo in città.

Per quanto riguarda le dimensioni e la capacità, l’offerta della CX-6e è tra le più valide.

Lunghezza 4.850 mm
Passo 2.900 mm
Bagagliaio ampio + frunk 80 L
Cerchi 19″ o 21″

Allestimenti e prezzi

La gamma è volutamente semplice, con due versioni molto complete, che possono già essere ordinate con consegna prima dell’estate.

Si parte dai 46.750 euro per la versione Takumi per passare ai 49.750 della Takumi Plus.

Quest’ultimo allestimento aggiunge, tra l’altro, cerchi da 21”, sedili ventilati posteriori, specchi retrovisori digitali e finiture premium.

Severino Rea, Sales Director Mazda Italia, spiega che con questo modello, Mazda entra “nel segmento con il prezzo più competitivo tra i principali concorrenti, ma con una dotazione quasi full optional già dalla versione base”.

Tra i competitor diretti presi in esame dal Marketing Mazda troviamo Tesla Model Y, BYD Sealion 7, Audi Q4 e-tron, Cupra Tavascan e BMW iX1.

Il multi-solution approach di Mazda

La CX-6e rientra nella seconda fase della strategia di elettrificazione Mazda, sviluppata anche grazie alla partnership con Chang’an.

Il brand ha quindi ora una proposta alto di gamma tra i veicoli BEV ma continua a mantenere una visione tecnologicamente neutrale, offrendo anche Plug-in hybrid, Full hybrid, Mild hybrid e motori termici efficienti.

Un approccio “Multi-Solution”, che permette di proporre la tecnologia giusta per ogni cliente e contesto.

Arte, mobilità e futuro

La presentazione al MAXXI non è stata soltanto una scelta scenografica.

In quest’era in cui l’elettrificazione non sempre è compresa come dovrebbe, per molti l’auto rischia di diventare un elettrodomestico su ruote.

Con l’esposizione dell’auto al MAXXI, Mazda prova a ricordare che può ancora essere emozione, bellezza, relazione tra uomo e macchina, anche se non romba più.

In un mondo sempre più dominato da algoritmi e standardizzazione, la CX-6e sembra voler dire che la tecnologia non deve cancellare l’anima.

Può, al contrario, amplificarla e forse è proprio questa la sfida più interessante della mobilità del futuro. Non solo muoversi senza emissioni, ma continuare a provare piacere nel farlo.

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H12 Horse Concept, il tre cilindri che sfida il 2035

Mentre l’Europa discute di elettrico puro e fissa sul calendario l’appuntamento al 2035, c’è chi rilancia guardando ancora una volta a pistoni, bielle e benzina, anche se rinnovabile.

Si chiama “H12 Concept” ed è la risposta tecnica di “Horse Powertrain”, la joint venture fra “Renault” e “Geely”, sviluppata con la collaborazione di “Repsol”.

Un progetto nato in Spagna che punta a dimostrare un concetto semplice che farà piacere a molti: il vecchio e caro motore termico non è ancora pronto per il museo.

Il numero che cambia tutto: 44,2%

Il dato che colpisce è l’efficienza termica di picco: 44,2%. Per dirla usando concetti più basici, un normale benzina si ferma fra il 25 e il 30%, e solo i migliori sfiorano il 40%.

Tradotto su strada significa meno di 3,3 litri ogni 100 km nel ciclo WLTP, ovvero oltre 30 km con un litro su un’auto di medie dimensioni, il -40% rispetto alla media delle nuove immatricolazioni europee del 2023.

E il dettaglio incoraggiante è che non si tratta di un esercizio teorico, perché due prototipi sono già stati validati e il primo veicolo dimostrativo è atteso a breve.

Compressione da primato e lotta alla detonazione

L’H12 Concept nasce dall’evoluzione dell’HR12, un tre cilindri 1.2 turbo noto per l’alta efficienza in versione ibrida/GPL che si è visto su Duster e Austral, ma la chirurgia tecnica è intervenuta in profondità: il nuovo sistema di combustione lavora con un rapporto di compressione di 17:1, un valore altissimo per un motore a benzina e territorio in cui finora si era avventurata solo Mazda con lo “Skyactiv-X”.

Più compressione significa più rendimento ma anche più rischio di detonazione, il famigerato e fastidioso “battito in testa”.

Per evitarlo servono un controllo elettronico finissimo dell’anticipo, una fluidodinamica raffinata nella camera di scoppio, EGR di nuova generazione per abbassare la temperatura della carica, turbo ottimizzato e un sistema di accensione ad alta energia.

In pratica, tutto ciò che è stato riprogettato da zero.

Il risultato è una combustione più rapida, perdite interne ridotte e ogni singolo decimo di efficienza strappato con precisione ingegneristica.

L’ibrido è nella trasmissione (e nell’olio)

La componente elettrica è integrata nel cambio ibrido, con una gestione energetica ottimizzata, e c’è poi un dettaglio meno glamour ma fortemente decisivo: i nuovi lubrificanti sviluppati da Repsol, studiati per ridurre gli attriti meccanici interni.

Il motore è progettato per funzionare esclusivamente con benzina rinnovabile al 100% e Repsol la produce già su scala industriale a Tarragona con il nome “Nexa 95”.

È compatibile con le auto a benzina esistenti senza modifiche meccaniche, e al momento è disponibile in 30 stazioni di servizio spagnole.

Il piano industriale prevede nuovi impianti oltre ad un sito dimostrativo per e-fuels a Bilbao.

I conti sul lungo periodo

Secondo le stime dei progettisti, un’auto di segmento medio che percorra 12.500 km l’anno con H12 Concept e benzina rinnovabile ridurrebbe le emissioni di 1,77 tonnellate di CO2 all’anno rispetto a un’analoga vettura tradizionale. Su 100.000 km il taglio supera le 14 tonnellate.

Numeri che, in un parco circolante europeo ancora composto per oltre il 97% da veicoli a combustione interna, diventerebbero strategici nel breve periodo.

Neutralità tecnologica

Dietro il progetto c’è un ragionamento di fondo secondo cui la decarbonizzazione non passa da una sola tecnologia. Elettrico, ibrido ad alta efficienza, carburanti rinnovabili e idrogeno, sono parti di un puzzle che devono combaciare perfettamente.

A questo si aggiunge la richiesta che le future normative europee sulla CO2 riconoscano formalmente il ruolo dei motori altamente efficienti alimentati da carburanti rinnovabili anche oltre il 2035.

Un gioiellino da oltre 30 km/l

L’H12 Concept è la dimostrazione che il motore termico può ancora sorprendere, non come una nostalgia meccanica ma con numeri concreti, produzione industriale e una filiera già quasi pronta.

Nel dibattito che spesso concentra polemiche e litigi tra chi vuole il “tutto elettrico” e chi vorrebbe ancora motori tradizionali, questo piccolo tre cilindri spagnolo mette sul tavolo una terza via.

Che sia l’occasione giusta per fare pace?

Turbo Lag e ali attive, benvenuti nella F1 del 2026

Formula 1.com

Le monoposto di F1 che dovranno interpretare la rivoluzione regolamentare anno 2026 sono pronte alla sfida. Sono un po’ più strette, un po’ più corte, un po’ più leggere. Ma soprattutto rivoluzionate.

Il Mondiale è pressoché al via (domenica 8 marzo prima gara a Melbourne) e le auto saranno molto diverse da quelle del passato, e le dimensioni (il passo scende di 200 mm fino a 3400 mm, la larghezza complessiva si riduce di 100 mm a 1900 mm, il fondo si restringe di 150 mm, il peso minimo cala di 30 kg, fissandosi a 768 kg) sono forse l’aspetto meno importante. La Formula 1 sta per affrontare un cambiamento profondo e imprevedibile, benché divertente.

La pista promuove le Rosse

Red Bull Content Pool

Prima di parlare dei cambiamenti, però, è utile stilare un primo bilancio su quel che hanno detto le giornate di test in pista (tra Barcellona e Bahrain). Ad esempio, il motore Red Bull, il primo fatto tutto in casa, sta funzionando bene: pochi ci avrebbero scommesso, ma funziona bene anche la monoposto e su questo non potevano esserci dubbi.

La seconda certezza è che il motore Mercedes sembra avere un certo vantaggio, per adesso sfruttato più dalla scuderia madre che dalla McLaren.

McLaren images

Indietro la Aston Martin con i motori della Honda (rientrante) che hanno mostrato la corda: tanti problemi di gioventù – ma anche tante potenzialità – per l’Audi di Mattia Binotto.

E la Ferrari? decisamente meglio che nel ‘25 (ci vorrebbe poco), tanta solidità per un progetto che sta evolvendo rapidamente. Nell’ultima giornata a Sakhir, Leclerc è stato il più veloce in assoluto, ottenendo una sorta di pole virtuale: si sono viste anche soluzioni innovative, una in particolare è il disegno dell’ala posteriore, con un flap che in determinate condizioni di utilizzo ruota di 270 grandi (anziché 90): per ora ha stupito, da scoprire il vantaggio in gara.

Ferrari.com

Ancora un po’ acerbe Alpine e Williams, convincono Haas e Racing Bulls. Al via quest’anno anche un’undicesima squadra, la Cadillac, per adesso in fase di startupping.

Aerodinamica nuova, le ali diventano mobili

Torniamo ai cambiamenti cominciando dalle parte telaistica. I condotti Venturi e l’effetto suolo sono stati abbandonati, troppo difficili da gestire. Si torna al classico, ma con una grande novità: diventano mobili, sia quelle anteriori, sia quelle posteriori.

Pirelli.com/Media

Ci saranno due modalità di utilizzo: una in rettilineo (con ala piatta) per ottimizzare la velocità e una in curva (con ala a maggiore incidenza) per la massima aderenza.

Nel primo caso scendono il downforce e il drag, nel secondo caso cresce la deportanza a tutto beneficio della prestazione in curva.

Cambia anche la funzione del diffusore e alcune squadre – la Ferrari, ad esempio – sono tornate a sperimentare profili aerodinamici proprio in quella zona. Tra l’altro anche le gomme, pur restando su cerchi da 17”, sono più strette (di pochi mm, 25 all’anteriore e 30 al posteriore), ma in Formula 1 possono avere un forte impatto sul rendimento generale.

Doppia unità, doppia potenza e torna il turbo lag

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Ma la grande rivoluzione passa attraverso il powertrain. Ci sono due unità: una termica (Internal Combustion Engine) e una elettrica, alimentata da un sistema di recupero dell’energia cinetica (MGU-K).

Scompare il sistema di recupero dell’energia dal gas di scarico (sistema MGU-H), troppo costoso: alimentava la turbina a bassi regimi e per questo si sta riscoprendo (in forma attenuata) il turbo-lag.

Legato a questo sta emergendo un’inattesa questione partenze: poiché non si può usare (per regolamento) la parte elettrica, ma solo quella termica, si è manifestata la necessità di tenere alto il numero di giri per parecchi secondi. Ora si è studiata una soluzione tampone, un avvertimento (con luci blu in griglia) per consentire a tutti di essere pronti.

Gestione, la grande incognita, ma forse si cambia

Il fatto del tutto inedito è che l’energia complessiva dovrà essere prodotta in proporzioni uguali (50 e 50) dal motore termico e dall’unità elettrica, cosa che di fatto stravolge la parte motoristica e ne sconvolge la gestione.

Anche perché, altra grande novità, esiste una modalità sorpasso che sostituisce il Drs, ora abolito. La nuova MGU-K ha una potenza che cresce di tre volte e passa da 120 kW a 350, ossia a poco meno di 500 CV (che dovranno essere circa la metà di quelli complessivi, con un valore che dunque sarà vicina ai 1000 CV).

AMGMdercedesF1Media/Sebastian Kawka

Ma sarà quasi impossibile averli sempre tutti a disposizione, perché la batteria ha una capacità limitata e quindi non può alimentare costantemente l’ibrido.

Inoltre sarà necessario ricaricarla più spesso. Un’operazione in parte demandata ai sistemi di bordo, ma perlopiù affidata alla gestione del pilota.

Qui sono emerse delle difficoltà: per evitare che i piloti scalino marcia in rettilineo per caricare rapidamente la batteria (ma accadrà, eccome) una volta che si toccano i 210 orari, la centralina dovrà togliere potenza elettrica secondo una mappatura prefissata.

L’assunto di base è che con le ali aperte (cioè in posizione rettilineo) si possano ugualmente toccare velocità ragguardevoli. Anzi, proprio per evitare di raggiungere picchi troppo elevati, il regolamento impone di tagliare l’erogazione della parte elettrica una volta raggiunti i 290 km/h, fino ad azzerarla del tutto a 345 km/h.

Si assiste a volte a un marcato rallentamento, fenomeno detto clipping, attualmente all’esame della Fia. Tra le ipotesi c’è una riduzione della potenza del motogeneratore (MGU-K): se ne sta parlando già in vista della prima gara in Australia.

Lo stile di guida? Cambia per forza

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Tutto questo ha già avuto un impatto sullo stile di guida. Ad esempio si è visto che alcuni piloti anticipano la chiusura dell’aerodinamica attiva, riattivandola dopo la staccata per frenare con il massimo carico disponibile.

E se i cambiamenti in staccata e frenata sono notevoli, altrettanto si può dire del sorpasso. La norma prevede che quando un pilota si trova a meno di un secondo da quello che lo precede nel Detection Point, potrà avere dell’energia elettrica extra (+0.5 MJ) per sorpassare.

L’energia della vettura davanti si ridurrà dopo i 290 km/h, mentre la vettura che insegue potrà utilizzare un surplus (tendenzialmente fino al massimo dei 350 kW) per sorpassare, ma solo fino a una velocità limite di 337 km/h.

Motore termico e verifiche Fia, la prima polemica

Tanti cambiamenti anche per l’unità termica. I motori sono sempre V6 di 1600 cc di cilindrata, ma diversi. Ad esempio c’è un limite della pressione del turbo (scende a 4.8 bar), sono vietati i cornetti di aspirazione a geometria variabile, diventano obbligatorie candele “semplificate” (una scarica ammessa, prima erano cinque).

Soprattutto il rapporto di compressione passa da 18:1 a 16:1. E su questo è già scaturita un’accesa polemica, preludio a successive battaglie legali.

Pare che la Mercedes abbia trovato un sistema per aumentare il rapporto di compressione sino a 1:18 in condizioni di reale utilizzo del motore, cioè a caldo, rendendolo conforme alle regole nel momento in cui la Fia effettua i controlli.

Gli animi sono piuttosto agitati su questo tema, si sta cercando un compromesso, a metà stagione circa potrà entrare in vigore un sistema di misurazione a caldo (a 130 gradi). Comunque è stato introdotta una soluzione (si chiama Aduo) simile a quello delle concessioni nella MotoGP: chi resta indietro, potrà avere più budget per lo sviluppo.

Benzina, si misura l’energia e arrivano i nuovi carburanti

Altro nodo chiave riguarda la benzina. Per la prima volta i carburanti saranno costituiti da una miscela di componenti di origine biologica oppure sintetica e nel contempo si ridurrà di circa il 30% il flusso massimo di benzina iniettabile nel motore.

E siccome si riapre il fronte dello sviluppo, la misurazione non più solo sulla portata di carburante (attraverso il classico flussometro), ma sulla portata di energia chimica. In pratica il limite di massa del flusso di carburante avrà un tetto al flusso di energia pari a di 3.000 MJ/h misurati da un nuovo dispositivo fornito da una sola azienda che ha vinto il tender Fia.

In teoria, chi ha benzine “migliori” potrebbe anche averne meno chili a bordo, con ovvio vantaggio di peso (specie nella prima parte di gara).

I piloti (per ora) si divertono, e anche gli spettatori

I piloti giudicano positivamente queste auto, è certo che a loro verrà chiesto un approccio diverso. Gestire la potenza potenza termica ed elettrica sarà una sfida, come lo sarà gestire l’alternanza tra le fasi di ricarica e di sorpasso.

Resta da capire se, in ambiente gara, il loro giudizio resterà immutato. Di sicuro, se si divertiranno a guidare, si divertiranno tutti gli appassionati (sul divano o sulle tribune) a guardare loro che guidano. Lo scopriremo a breve a Melbourne.

Il salvavita dell’auto moderna firmato CTEK

Come è normale che sia, nel bagagliaio di un’auto trova posto tutto quello le norme prevedono: triangolo, giubbotto catarifrangente, cavi di emergenza e catene nella stagione invernale.

Ma oggi, nell’era delle auto sempre più energivore e degli automobilisti perennemente connessi, è nato un nuovo oggetto destinato a diventare indispensabile.

Si chiama “RB”, parla svedese e promette di trasformare una batteria scarica da incubo a semplice contrattempo: i booster portatili.

A lanciare la novità sul mercato italiano è “Intec”, azienda torinese specializzata nella distribuzione di accessori automotive e distributore esclusivo per l’Italia dei caricabatterie “CTEK”.

Energia istantanea, ovunque

Veicoli sempre più ricchi di elettronica, ritmi frenetici, smartphone e tablet sempre in carica, uno scenario che può trasformare una batteria a terra in un mezzo disastro.

La risposta di CTEK è la nuova serie RB, progettata per offrire potenza immediata, massima sicurezza e semplicità d’uso in qualsiasi situazione.

I modelli RB 3000 e RB 4000, booster portatili ad alte prestazioni, sono dispositivi compatti e robusti, pensati per trovare posto senza difficoltà nel vano portaoggetti.

Sempre pronti all’uso, combinano in un unico corpo tre funzioni chiave: booster di avviamento, powerbank e torcia di emergenza.

Potenza, ma con intelligenza

Entrambi i modelli erogano energia istantanea per batterie da 12 Volt, permettendo di rimettere in moto il veicolo in pochi istanti.

Ma non si fermano qui: grazie alle porte USB-A e USB-C integrate, diventano veri e propri powerbank capaci di ricaricare smartphone, tablet e altri dispositivi elettronici.

A garantire la sicurezza la tecnologia antiscintilla e la protezione contro l’inversione di polarità, un sistema studiato anche per chi non ha particolare dimestichezza con la meccanica.

A completare il pacchetto una torcia LED multimodale con funzione standard, strobo ed SOS: un dettaglio che può fare la differenza in caso di emergenza notturna o in condizioni di scarsa visibilità.

Ogni booster è fornito con custodia protettiva e garantisce una carica di lunga durata, restando operativo fino a sei mesi senza necessità di ricarica.

La promessa di ripartire

La differenza tra i due dispositivi è nella potenza. RB 3000, con una corrente di picco di 3000 Ampere, assicura fino a 30 avviamenti con una sola carica.

È la soluzione ideale per l’utilizzo quotidiano su autoveicoli di medie dimensioni.

RB 4000 alza invece l’asticella con 4000 Ampere di corrente di picco e fino a 45 avviamenti per carica. Pensato per qualsiasi autoveicolo o furgone, si rivela particolarmente efficace anche in condizioni climatiche rigide o situazioni più impegnative.

Disponibilità e assistenza

I nuovi RB 3000 e RB 4000 sono già disponibili in Italia nei migliori negozi di articoli professionali, presso i rivenditori autorizzati CTEK e sullo store online di Intec.

Un dettaglio importante riguarda l’assistenza: Intec garantisce il servizio post-vendita esclusivamente per i prodotti CTEK acquistati attraverso la propria rete di rivenditori autorizzati.

Sette italiani su dieci hanno un’auto (gli altri cercano parcheggio)

C’è chi colleziona francobolli, chi vinili, scarpe, figurine, fumetti, francobolli, monete, modellini in scala. E poi c’è l’Italia, che colleziona automobili. Tante, anzi troppe, più di qualsiasi altro Paese europeo.

Secondo l’ultimo rapporto sugli “Indicatori del parco veicolare – Anno 2024” diffuso dall’Istat, due anni fa nel nostro Paese circolavano 701 auto ogni 1.000 abitanti, significa 7 macchine ogni 10 persone, inclusi i bambini in età da passeggino e i nonni per cui la patente è solo un ricordo.

La media dell’UE, è giusto saperlo, nello stesso periodo si attestava su 578, e scendendo nel dettaglio la Germania è salita di poco toccando quota 590, la Francia si è fermata a 579 e la Spagna a 544. Noi, al contrario, abbiamo fatto il vuoto intorno.

E mentre nelle altre grandi economie europee il tasso tende a stabilizzarsi, in Italia continua a crescere: +4,5% dal 2020, alla faccia di ogni bla bla politico.

Due marce diverse

Ma non parleremmo dell’Italia se il dato nazionale non nascondesse le solite differenze profonde fra nord e sud. A cominciare dai grandi centri urbani, dove la popolazione è più concentrata e il trasporto pubblico strutturato meglio (si fa per dire), nel 2024 le auto per abitante erano meno numerose, con la media dei comuni capoluogo pari a 651 ogni 1.000 abitanti e in discesa a 612 nei capoluoghi metropolitani.

E basta puntare verso sud perché il quadro cambi: nel Mezzogiorno e nelle Isole l’auto è spesso più una necessità che un capriccio, complice un trasporto pubblico meno efficiente (si fa per dire numero due).

Tra le città metropolitane Catania guida la classifica del 2024 con 824 auto ogni 1.000 abitanti, seguita da Reggio di Calabria, Cagliari e Messina, con Palermo a breve distanza.

All’estremo opposto spicca Venezia, città dove le auto sono 460 ogni 1.000 abitanti, e non potrebbe essere altrimenti, visto che le quattro ruote sono poco pratiche per affrontare calli e canali.

Se si guarda a tutti i capoluoghi, il primato assoluto spetta però a Frosinone, che ha toccato quota 856 auto ogni 1.000 anime.

Densità da ingorgo permanente

Se il numero di auto per persona racconta una passione, mentre la densità veicolare riguarda invece la pressione quotidiana sull’asfalto. Nel 2024 in Italia si contavano 2.788 veicoli per km quadrato di superficie urbanizzata, diventati 3.990 nei comuni capoluogo.

Qui il record spetta a Napoli, con 7.590 veicoli per km², una concentrazione che trasforma ogni incrocio in una prova di forza e pazienza.

Valori superiori a 6.000 si sono registrati anche a Torino, Milano, Palermo e Catania, mentre tra gli altri capoluoghi svettavano Bolzano, Foggia, Andria e Barletta. All’estremo opposto Lucca, ferma a 1.661 veicoli per km², praticamente una città disabitata.

Un parco auto vintage

La solita, vera stravaganza italiana è che le auto sono tante, ma spesso assai vecchie: due su tre hanno almeno otto anni, e quasi una su quattro (il 24,3%) nel 2024 ha festeggiato i vent’anni di vita.

In Europa solo la Spagna registra una quota più alta di veicoli ultra-ventennali, mentre Germania e Francia mostrano percentuali molto più contenute.

La difficoltà nel rinnovare il parco auto circolante non sembra dipendere soltanto dall’attesa di scegliere la “macchina giusta”, elettrica o ibrida che sia, ma più che altro dal feroce calo del potere d’acquisto delle famiglie e dall’aumento dei prezzi medi delle auto.

Una tempesta perfetta che ha come conto finale dei danni un parco circolante che invecchia, con ripercussioni su sicurezza, emissioni e costi complessivi.

Carburanti fossili, ma non solo

Sul fronte delle alimentazioni, il 2024 è stato un piccolo spartiacque: per la prima volta non è cresciuto il numero di veicoli a benzina, gasolio e gas, che restano comunque il 93,9% del totale, con benzina e diesel a detenere la quota dell’80% delle auto nei capoluoghi e una quota di diesel più alta nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord.

Ibride ed elettriche, crescita ma non rivoluzione

Nei comuni capoluogo le auto a basse emissioni nel 2024 rappresentavano il 19,7% del totale, con un divario marcato tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Le ibride arrivavano all’8,8%, e le elettriche toccavano a malapena lo 0,8%.

La crescita è rimasta significativa (oltre il 30% le ibride e il 27 per le elettriche), ma in rallentamento rispetto al 2023.

Le città con la quota più alta di ibride ed elettriche, compreso tra il 13 e il 15%, sono Torino, Varese, Como, Milano, Monza e Bologna. In una quindicina di centri del Centro-Nord le basse emissioni hanno superato il 25%.

Inquinamento: il Sud in affanno

L’indice del potenziale inquinante, che misura l’equilibrio tra auto più obsolete (Euro 0-3) e quelle meno inquinanti, nel 2024 si è attestato su 109,9 a livello nazionale, comunque meglio degli anni precedenti.

Per la prima volta il Nord-Est è calato sotto quota 100, meno della soglia di equilibrio tra veicoli più e meno inquinanti, Nord-Ovest e Centro hanno sfiorato il traguardo mentre il Mezzogiorno è rimasto ben distante.

Tra i capoluoghi il valore più elevato l’ha fatto registrare ancora una volta Catania, con 156,6, seguita da oltre 20 città del Sud che superano quota 120, tra cui Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Messina.

Le città sotto quota 100 sono salite a 43, tutte concentrato al Centro-Nord, e la fascia di miglior performance l’ha conquistata Bologna, scesa a 82.

La generazione dell’ibrido e della rata lunga

L’auto ha smesso di essere un rito di passaggio per diventare una voce di bilancio. Nel 2025 il mercato italiano l’ha raccontato attraverso numeri che mostrano l’inesorabile rallentamento del nuovo, l’accelerazione dell’usato e la svolta dei giovani, che piuttosto di indebitarsi fino al collo cambiano strada.

L’analisi dell’Osservatorio Credit & Mobility firmata “Unrae” ed “Experian” disegna un settore che sta lentamente cambiando pelle in cui la parola chiave non è più “status”, ma “sostenibilità economica”.

Under 30 in fuga dal nuovo

Il dato più eloquente riguarda la fascia 18-29 anni, quella che un tempo bramava per avere la patente e subito dopo la macchina: le immatricolazioni di auto nuove per loro sono crollate del 15,2% e le richieste di finanziamento scese dell’11,5%.

Al fondo, si scorge un problema che troppi costruttori continuano a far finta di non vedere: l’auto nuova, per la stragrande maggioranza dei giovani, è diventata una spesa fuori budget.

Così, il mercato mostra una reazione che mostra una crescita del 2,9% dei passaggi di proprietà. Significa che i ragazzi non smettono di comprare auto, semplicemente che le pagano in modo diverso.

Tra i neopatentati restano solidi i marchi più riconoscibili e “abbordabili”: Fiat mantiene la leadership, seguita da Volkswagen, Audi, Toyota, BMW e Ford.

Ma oggi la fedeltà al brand è un semplice accessorio, perché prima di tutto fa fede il calcolo della rata.

Nuovo in affanno, usato locomotiva

Il 2025 si è chiuso con 1.538.378 immatricolazioni di auto nuove, in flessione del 2,5%. Ancora più marcata la contrazione delle richieste di finanziamento per il nuovo (-5,6%). Sul fronte opposto, l’usato cresce, con un +1,8% nei passaggi di proprietà e +4,5% nelle richieste di credito.

È la fotografia di un consumatore che non rinuncia alla mobilità, ma è costretto a ricalibrare le scelte: l’auto resta centrale nella vita quotidiana, soprattutto nelle aree meno servite dal trasporto pubblico, ma è un acquisto fatto con grande prudenza.

L’elemento strutturale è la leva finanziaria: i prestiti oltre i cinque anni sono aumentati del 10,4% fino a rappresentare ormai il 40,8% dei finanziamenti sull’usato.

In altre parole, quasi un’auto usata su due viene pagata con un piano di rimborso lungo, e l’obiettivo non è spendere meno in assoluto, quanto saper distribuire meglio la spesa nel tempo.

Non a caso cresce anche il peso delle fasce di prezzo più alte: tra 15.000 e 35.000 euro l’usato guadagna 0,74 punti percentuali di quota.

Nuovo: meno volumi e più valore

Nel mercato del nuovo si registra un fenomeno curioso, perché mentre calano i volumi, cresce il valore medio delle vetture finanziate. La fascia 15.000–25.000 euro resta dominante (39,9% del totale), ma le richieste per auto oltre i 25.000 euro aumentano del 3,9%.

Anche qui la spiegazione è nel tempo: se nel 2024 la durata più frequente dei finanziamenti era tra 2 e 3 anni, nel 2025 si è spostata tra 3 e 4 anni.

Il profilo anagrafico conferma la trasformazione: la fascia 46-60 anni rappresenta il 36% del mercato del nuovo, con i giovani che arretrano mentre gli adulti consolidano.

Nuovo al Nord, usato al Sud

La mappa dei finanziamenti è la solita immagine del Paese a doppia velocità: quasi il 60% dei prestiti per auto nuove si concentra in cinque regioni del Centro-Nord (Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto) dove il potere d’acquisto sostiene il mercato.

Al contrario, l’usato trova la sua roccaforte nel Mezzogiorno: Sicilia, Campania e Puglia rappresentano da sole il 34% di tutti i finanziamenti per vetture di seconda mano.

L’ibrido domina

Sul fronte tecnologico, il 2025 è stato l’anno della consacrazione dell’ibrido. Le vetture HEV sono arrivate al 44,3% del mercato del nuovo, mentre nell’usato hanno fatto registrare una crescita record dei passaggi di proprietà (+34,8%), con la penetrazione salita al 10,2%.

Le elettriche pure (BEV), pur in aumento rispetto all’anno precedente, si fermano poco sopra il 6% nel nuovo (6,2% a fine 2025), mostrando un netto ridimensionamento dopo i picchi legati agli eco-incentivi.

2026: segnali positivi

Il primo mese dell’anno nuovo si è aperto con un incoraggiante +6,2% di immatricolazioni (141.980 unità), trainato soprattutto dal noleggio a breve termine, anche se rispetto al gennaio 2019 il mercato resta sotto di circa 23.300 vetture (-14,1%).

Le stime di Unrae parlano di 1.540.000 immatricolazioni per l’intero 2026, appena lo 0,9% in più rispetto all’anno precedente, con un netto divario rispetto al periodo pre-pandemia (-19,7%) e le previsioni il biennio 2027-2028 ancora sotto quota 1,6 milioni.

Intanto cambia la struttura della domanda: i privati scendono al 56,9% del totale, mentre cresce il noleggio a breve termine (8,7%), le ibride raggiungono il 52,1% di quota (37,7% mild hybrid e 14,4% full hybrid), le BEV si attestano al 6,6% e le plug-in salgono all’8,7%.

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