
L’auto ha smesso di essere un rito di passaggio per diventare una voce di bilancio. Nel 2025 il mercato italiano l’ha raccontato attraverso numeri che mostrano l’inesorabile rallentamento del nuovo, l’accelerazione dell’usato e la svolta dei giovani, che piuttosto di indebitarsi fino al collo cambiano strada.
L’analisi dell’Osservatorio Credit & Mobility firmata “Unrae” ed “Experian” disegna un settore che sta lentamente cambiando pelle in cui la parola chiave non è più “status”, ma “sostenibilità economica”.
Under 30 in fuga dal nuovo
Il dato più eloquente riguarda la fascia 18-29 anni, quella che un tempo bramava per avere la patente e subito dopo la macchina: le immatricolazioni di auto nuove per loro sono crollate del 15,2% e le richieste di finanziamento scese dell’11,5%.
Al fondo, si scorge un problema che troppi costruttori continuano a far finta di non vedere: l’auto nuova, per la stragrande maggioranza dei giovani, è diventata una spesa fuori budget.
Così, il mercato mostra una reazione che mostra una crescita del 2,9% dei passaggi di proprietà. Significa che i ragazzi non smettono di comprare auto, semplicemente che le pagano in modo diverso.
Tra i neopatentati restano solidi i marchi più riconoscibili e “abbordabili”: Fiat mantiene la leadership, seguita da Volkswagen, Audi, Toyota, BMW e Ford.
Ma oggi la fedeltà al brand è un semplice accessorio, perché prima di tutto fa fede il calcolo della rata.
Nuovo in affanno, usato locomotiva
Il 2025 si è chiuso con 1.538.378 immatricolazioni di auto nuove, in flessione del 2,5%. Ancora più marcata la contrazione delle richieste di finanziamento per il nuovo (-5,6%). Sul fronte opposto, l’usato cresce, con un +1,8% nei passaggi di proprietà e +4,5% nelle richieste di credito.
È la fotografia di un consumatore che non rinuncia alla mobilità, ma è costretto a ricalibrare le scelte: l’auto resta centrale nella vita quotidiana, soprattutto nelle aree meno servite dal trasporto pubblico, ma è un acquisto fatto con grande prudenza.
L’elemento strutturale è la leva finanziaria: i prestiti oltre i cinque anni sono aumentati del 10,4% fino a rappresentare ormai il 40,8% dei finanziamenti sull’usato.
In altre parole, quasi un’auto usata su due viene pagata con un piano di rimborso lungo, e l’obiettivo non è spendere meno in assoluto, quanto saper distribuire meglio la spesa nel tempo.
Non a caso cresce anche il peso delle fasce di prezzo più alte: tra 15.000 e 35.000 euro l’usato guadagna 0,74 punti percentuali di quota.
Nuovo: meno volumi e più valore
Nel mercato del nuovo si registra un fenomeno curioso, perché mentre calano i volumi, cresce il valore medio delle vetture finanziate. La fascia 15.000–25.000 euro resta dominante (39,9% del totale), ma le richieste per auto oltre i 25.000 euro aumentano del 3,9%.
Anche qui la spiegazione è nel tempo: se nel 2024 la durata più frequente dei finanziamenti era tra 2 e 3 anni, nel 2025 si è spostata tra 3 e 4 anni.
Il profilo anagrafico conferma la trasformazione: la fascia 46-60 anni rappresenta il 36% del mercato del nuovo, con i giovani che arretrano mentre gli adulti consolidano.
Nuovo al Nord, usato al Sud
La mappa dei finanziamenti è la solita immagine del Paese a doppia velocità: quasi il 60% dei prestiti per auto nuove si concentra in cinque regioni del Centro-Nord (Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto) dove il potere d’acquisto sostiene il mercato.
Al contrario, l’usato trova la sua roccaforte nel Mezzogiorno: Sicilia, Campania e Puglia rappresentano da sole il 34% di tutti i finanziamenti per vetture di seconda mano.
L’ibrido domina
Sul fronte tecnologico, il 2025 è stato l’anno della consacrazione dell’ibrido. Le vetture HEV sono arrivate al 44,3% del mercato del nuovo, mentre nell’usato hanno fatto registrare una crescita record dei passaggi di proprietà (+34,8%), con la penetrazione salita al 10,2%.
Le elettriche pure (BEV), pur in aumento rispetto all’anno precedente, si fermano poco sopra il 6% nel nuovo (6,2% a fine 2025), mostrando un netto ridimensionamento dopo i picchi legati agli eco-incentivi.
2026: segnali positivi
Il primo mese dell’anno nuovo si è aperto con un incoraggiante +6,2% di immatricolazioni (141.980 unità), trainato soprattutto dal noleggio a breve termine, anche se rispetto al gennaio 2019 il mercato resta sotto di circa 23.300 vetture (-14,1%).
Le stime di Unrae parlano di 1.540.000 immatricolazioni per l’intero 2026, appena lo 0,9% in più rispetto all’anno precedente, con un netto divario rispetto al periodo pre-pandemia (-19,7%) e le previsioni il biennio 2027-2028 ancora sotto quota 1,6 milioni.
Intanto cambia la struttura della domanda: i privati scendono al 56,9% del totale, mentre cresce il noleggio a breve termine (8,7%), le ibride raggiungono il 52,1% di quota (37,7% mild hybrid e 14,4% full hybrid), le BEV si attestano al 6,6% e le plug-in salgono all’8,7%.
















