Le Rosse che hanno fatto la storia del rock

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Ogni anno, il 18 febbraio, il marchio Ferrari svela una mostra particolare, di quelle uniche e difficili da ripetere. È un modo per ricordare il compleanno di Enzo Ferrari con un sorriso anche se non c’è più da tanto tempo, e quest’anno avrebbe compiuto 128 anni.

La mostra, ospitata come di consueto al Museo Enzo Ferrari, ha un titolo che racconta già molto della straordinaria esclusività delle vetture raccolte sotto lo stesso tetto: “The Greatest Hits – Music Legends and their Ferraris”.

Visitabile fino al 16 febbraio del prossimo anno, quando lascerà spazio ad altre idee, non è una semplice esposizione, ma una partitura a più voci dove le Rosse di Maranello dialogano con le leggende della musica internazionale, molt delle quali hanno scritto la lunga storia del rock.

Il filo rosso tra palco e pista

Le Ferrari e la musica condividono una stessa tensione creativa, un sottile equilibrio tra disciplina e istinto, rigore tecnico e libertà espressiva. In entrambi i mondi l’innovazione è una necessità quotidiana e la performance un rito collettivo, che si tratti di un concerto sold out o di un’accelerazione su un rettilineo, c’è sempre un momento culminante in cui il pubblico trattiene il fiato.

Il percorso espositivo è pensato come un’esperienza immersiva: le vetture sono affiancate da fotografie e da contenuti audio originali che aggiungono il contesto umano, artistico e tecnico di ogni scelta.

A cucire insieme le storie è una serie di podcast realizzati da “Chora Media” con la voce inconfondibile di Federico Buffa, alle prese con racconti che intrecciano biografie, aneddoti e dettagli meccanici con la stessa naturalezza con cui un jazzista improvvisa su uno standard.

Le storie non mancano, come ad esempio quella di Miles Davis che, atterrato a Ginevra per un festival, rifiutò una Ferrari nera chiedendola rossa.

Le Ferrari dei miti

Tra i pezzi più preziosi spicca la 250 GTO del 1962 di Nick Mason, batterista dei leggendari “Pink Floyd”, una delle sole 36 prodotte. Negli anni Ottanta, mentre la band preparava il monumentale tour di “A Momentary Lapse of Reason”, quell’auto diventò la garanzia per ottenere i finanziamenti necessari alla tournée. In altre parole: senza la GTO, non ci sarebbe stato lo spettacolo.

Accanto a lei, la 330 GT 2+2 blu scura acquistata nel 1965 da John Lennon nel pieno della Beatlemania.

Nel 1985, Mick Jagger, frontman dei “The Rolling Stones”, arriva a Maranello per ritirare la sua GTO V8 biturbo da 400 CV: è l’incontro tra il rock ribelle e l’ingegneria estrema.

C’è poi la F40 di Luciano Pavarotti, modenese come la Ferrari: con i suoi 324 km/h di velocità massima, sembrava voler competere con gli acuti portati del tenore nei più grandi stadi del mondo.

E ancora la 275 GTB4 del 1966 di Miles Davis, 3.285 cc di pura energia jazzistica su quattro ruote.

Il viaggio prosegue con la Mondial Spider appartenuta a Madonna, la 288 GTO di Mick Jagger, la 250 GT Lusso del direttore d’orchestra Herbert von Karajan, la 250 GT 2+2 di Maria Callas e la 250 LM di Cher.

Non manca la one-off SP12 EC realizzata nel 2012 per Eric Clapton attraverso il programma “Special Projects”: un esemplare unico, come certi riff di chitarra che restano nella storia. Tra le star contemporanee brillano la 512 TR della superstar colombiana J Balvin e la nuovissima SF90 XX di Swizz Beatz, lasciata in mostra ancora prima del ritiro ufficiale.

Alcune vetture torneranno ai legittimi proprietari e saranno sostituite da altri capolavori, con una rotazione che ricorda una delle più celebri frasi pronunciate dal Drake: “La migliore Ferrari è la prossima”.

Modena, tra Motor Valley e jazz

L’inaugurazione di “The Greatest Hits” anticipa un altro debutto: dal 13 al 18 luglio Ferrari sarà premium sponsor della prima edizione italiana di “Jazz Open Modena”, costola del celebre “Jazzopen Stuttgart”.

Per la prima volta il festival tedesco varca i confini nazionali e approda nella città della Ghirlandina, animando Piazza Roma, il Baluardo e il Giardino Ducale con un cartellone che spazia dal jazz classico alle contaminazioni elettroniche. In programma artisti come Gregory Porter, Diana Krall, Moby, Jamie Cullum, Joss Stone, Jean-Michel Jarre, Luca Carboni, Parov Stelar e Meute.