L’app EasyPark, già molto diffusa tra chi vuole pagare il parcheggio in modo rapido e pratico, si evolve.
Renderà il parcheggio ancora più facile grazie a un’interfaccia utente rinnovata e a nuove funzionalità che offriranno una panoramica più semplice delle aree di parcheggio e una visione più chiara dei veicoli registrati nell’app.
Ci saranno nuove opzioni di personalizzazione e la possibilità di aggiungere veicoli temporanei.
Il restyling manterrà la popolare ‘ruota’ che identifica l’app e si è dimostrata molto apprezzata dagli utenti, ma il design sarà diverso.
Sarà aggiunta una funzione molto richiesta, ovvero la possibilità di avere due sessioni di parcheggio in simultanea.
Il nuovo design e le nuove funzionalità saranno introdotte gradualmente, in base al paese e al mercato di riferimento, a partire dal mese di maggio e proseguiranno nel corso del 2024.
Le nuove funzionalità dell’app EasyPark in pillole:
Design: Aggiornamento del design: design fresco, coerente e un’esperienza utente migliorata.
Visualizzazione: Aree di parcheggio evidenziate: possibilità di evidenziare i parcheggi sulla mappa semplicemente passando il cursore su di essi, per una identificazione più facile.
Ricerche recenti: possibilità di selezionare le aree di parcheggio utilizzate di recente.
Parcheggio: Sosta in simultanea: sarà possibile gestire due sessioni di parcheggio in esecuzione simultanea.
Limiti di tempo: indicazione del tempo massimo e minimo di parcheggio già durante l’impostazione della durata della sosta.
CameraPark: possibilità di segnalare e ottenere assistenza direttamente nell’app.
Pagamento: Cambio metodo di pagamento semplificato: interfaccia più facile per modificare e aggiornare i metodi di pagamento.
Metodi di pagamento aggiuntivi: possibilità di utilizzare Apple Pay o Google Pay, oltre agli altri pagamento disponibili.
Notifica di scadenza carte di credito: gli utenti verranno avvisati con un mese di anticipo quando la loro carta di credito sta per scadere.
Sull’account saranno implementate le funzioni:
Veicolo temporaneo: possibilità di aggiungere e programmare la rimozione di veicoli temporanei, ad esempio auto a noleggio, al fine di evitare addebiti indesiderati.
Personalizzazione del veicolo: gli utenti possono personalizzare la modalità in cui vengono visualizzati i loro veicoli nell’app, per una identificazione più semplice.
Scansione targa: possibilità di aggiungere un nuovo veicolo semplicemente scansionando la targa.
Cameron Clayton, CEO di EasyPark Group:
“Questi aggiornamenti dimostrano il nostro costante impegno nell’innovazione”.
“In EasyPark Group siamo impegnati a fornire a tutti i clienti il miglior servizio possibile”.
“Valorizziamo sempre i feedback ricevuti e, grazie ai commenti degli utenti, stiamo implementando il più significativo aggiornamento dell’app EasyPark degli ultimi anni”.
“Le nuove funzionalità che stiamo introducendo sono principalmente basate sulle richieste degli utenti, arricchite da ulteriori miglioramenti sviluppati internamente”.
“Desideriamo esprimere la nostra gratitudine a tutti coloro che hanno condiviso le loro opinioni: il loro contributo è fondamentale per migliorare i nostri servizi”.
Mark Slade ha un’incredibile esperienza in Formula 1, vanta infatti una carriera di oltre 30 anni nella massima serie del Motorsport, durante la quale ha assunto diversi ruoli come ingegnere. È entrato in McLaren nel 1991 e per oltre 18 anni è stato in pista al fianco di piloti illustri come Mika Hakkinen, David Coulthard e Kimi Raikkonen. Nel 2010 è passato alla Renault e poi l’anno successivo alla Mercedes, lavorando sulla macchina di un certo Michael Schumacher. Nel 2012 si è ricollegato al team inglese Enstone, il quale ha avuto una parentesi con i colori Lotus – quanto entrò Raikkonen – per poi entrare nuovamente sotto la famiglia Renault-Alpine. Nel 2020 un ritiro che sembrava definitivo, fino a quando, due anni dopo, Slade è stato richiamato dal MoneyGram Haas F1 Team per affiancare Kevin Magnussen. Nel corso della nostra intervista, avuta luogo a Imola il giovedì prima del Gran Premio, abbiamo affrontato con Mark diversi argomenti, a partire dall’evoluzione del ruolo dell’ingegnere di pista nel corso degli anni, fino ad arrivare a alle difficoltà nell’imposta il setup ideale per il tracciato emiliano.
Mark, rispetto ai tuoi primi anni di carriera, come sono cambiate le sfide tecniche in Formula 1?
L’obiettivo tecnico principale è rimasto lo stesso, si tratta di migliorare l’efficienza della monoposto, sfruttando al massimo il pacchetto tecnico in tutte le aree, come l’aerodinamica, il drivetrain, gli pneumatici. La differenza principale rispetto a quando ho iniziato la mia carriera è che ora siamo molto più coinvolti nei piccoli dettagli, dove ci si gioca tutto. Ogni area di sviluppo viene analizzata e gestita da gruppi di lavoro che si occupano esclusivamente di quella specifica area, in modo molto confinato e ristretto. In passato avevamo sistemi anche più complessi rispetto ad oggi, per esempio il controllo elettronico dell’altezza delle sospensioni (poi bannato dalla FIA, ndr), ma si approfondivano meno i dettagli e si guardava di più alla performance della vettura nel suo insieme. Quando sono entrato in McLaren nel 1991 eravamo circa 25-30 ingegneri coinvolti nel team. Oggi i top team possono arrivare ad avere anche a più di 200 ingegneri. Ognuno si interessa di un’area di lavoro molto più ristretta rispetto al passato. Da questa prospettiva, la Formula 1 è completamente diversa rispetto a quando ho iniziato la mia carriera.
Quali sono le responsabilità di un ingegnere di pista e come è cambiato il ruolo nella moderna F1?
Le aree in cui si è coinvolti come ingegneri di pista sono ridotte rispetto al passato. Abbiamo infatti a disposizione molte più risorse, altamente specializzate, che possono assistere il team dedicando più tempo alle micro-aree di sviluppo. Il race engineer ha il compito di collettare tutte le informazioni e metterle insieme, ascoltando e interpretando anche le indicazioni del proprio pilota, che può esprimerti commenti, sensazioni o anche desideri di come vorrebbe che si comportasse la propria monoposto. Il dialogo con il pilota ha la stessa importanza che aveva negli anni ‘90, ma ora abbiamo molti più dati su cui lavorare per cercare di capire il perché di determinate sensazioni che ha avvertito alla guida. Abbiamo anche gli strumenti per indicargli come i suoi comportamenti alla guida abbiano influenzato la prestazione in un particolare punto del tracciato. Il pilota dialoga ovviemente anche con le altre figure tecniche del team, ma è con noi con cui condivide la maggior parte delle informazioni. Siamo in pratica le figure al vertice di un triangolo, dove facciamo convergere tutte le informazioni tecniche, per riassumerle e per tradurle in informazioni utili per il pilota e viceversa.
È diventato, in un certo senso, un ruolo più manageriale?
Diciamo che in passato era per il 50% un lavoro da manager e per il 50% un ruolo da tecnico, che entrava nel dettaglio del setup della vettura. Oggi, essendoci molte più persone coinvolte, passo più tempo a parlare con gli altri ingegneri, specializzati nelle singole aree di sviluppo, che a ricercare da solo le soluzioni tecniche ai problemi.
Photo by Mark Sutton / LAT Images
Quanto influisce lo sviluppo aerodinamico rispetto alle altre aree, come quella meccanica e telaistica? Si può dare una percentuale rispetto a tutto il resto, come il motore, l’assetto, il pilota?
È una domanda molto difficile da rispondere, oggi l’aerodinamica è sicuramente l’aspetto più importante su cui dobbiamo lavorare. Per fare un’estrema sintesi, tutto il lavoro di sviluppo sulla monoposto è finalizzato ad avere quanto più possibile carico verticale sull’area di contatto degli pneumatici con l’asfalto. Oltre a ciò, chiaramente sono importanti anche le prestazioni del motore e dei freni, ma l’aerodinamica ha influenza su tutto. Se ho più carico aerodinamico, riuscirò ad accelerare prima e a frenare dopo. Anche lo stile guida è influenzato dall’aerodinamica. Se il pilota ha una guida aggressiva e intraversa la macchina in una curva veloce, la vettura perderà downforce e di conseguenza andrà più piano. Quindi il driver, che ha il compito di sfruttare al massimo le prestazioni che la vettura teoricamente è in grado di offrire, deve prima fare i conti con ciò che è dettato dal bilanciamento aerodinamico della vettura. Persino il consumo di carburante è influenzato dall’aerodinamica perché, se sono in grado di garantire lo stesso downforce con minor drag, significa che la vettura consumerà di meno in gara e potrà imbarcare meno carburante, risultando così più leggera e più veloce già nei primi giri. Anche il settaggio delle sospensioni è fatto in funzione dall’aerodinamica ed occorre trovare un compromesso per l’altezza e la rigidezza. Le sospensioni sono perciò molto più rigide di quanto sarebbero se non ci fosse il carico aerodinamico. Ma con più downforce è possibile affrontare le sconnessioni e i cordoli in modo più efficiente senza la necessità di ammorbidire le sospensioni. In conclusione, la performance aerodinamica è incredibilmente cruciale, domina in modo massivo qualsiasi altra area della monoposto.
Sembra invece che le potenze dei motori incidano molto meno sulla performance rispetto a qualche anno fa, è vero?
Sì, in questo momento le potenze dei motori sono tutte molto simili. Quello che cambia tra i vari propulsori sono prevalentemente i consumi di carburante, lo smaltimento del calore e il modo più o meno dolce con cui il motore risponde agli input dell’acceleratore, caratteristica chiamata engine drivability e molto importante soprattutto per i piloti.
Come si definisce l’assetto iniziale quando si arriva al circuito il giovedì?
Analizziamo diversi dati, partiamo per esempio dall’assetto dell’ultima volta in cui abbiamo corso su quel circuito e poi mettiamo in pratica quello che abbiamo imparato nelle gare precedenti, considerando anche come la monoposto è cambiata rispetto all’anno precedente. Inoltre, c’è il lavoro al simulatore che viene fatto in fabbrica nei giorni precedenti alla gara da un team dedicato. Al computer vengono provati diversi setup e noi possiamo avere molte indicazioni da questi risultati. Alla fine scegliamo quello che secondo noi è il miglior punto di partenza per iniziare il weekend di gara, tenendo sempre in considerazione quale sarà il grip atteso, le condizioni atmosferiche e il livello di carburante che verrà impiegato nella prima sessione di prove libere. Anche il pilota è ovviamente coinvolto in questo processo di valutazione.
Photo by Mark Sutton / LAT Images
Quali sono le caratteristiche peculiari del tracciato di Imola?
Imola non è di certo un circuito semplice, né per gli ingegneri né per i piloti. Ma al contrario di quanto si possa pensare, le pendenze del circuito di Imola non sono poi così influenti sull’assetto. Ciò che la caratterizza di più è l’elevata velocità media di limite del grip. Si tratta di un parametro che determina la velocità media alla quale si ha la perdita di aderenza, ovvero quando il pilota è costretto a parzializzare il gas in curva. Su questo circuito è di circa 190 km/h, uno dei valori più alti di tutto il calendario. Un altro fattore importante da tenere in considerazione è l’irregolarità dell’asfalto, che è molto sconnesso. Bisogna quindi scegliere un’altezza da terra che tenga in considerazione questi bump. Ci sono inoltre molti cordoli, tutti molto alti e che possono minacciare la stabilità della monoposto.
Quali sono le curve più critiche da tenere in considerazione per il bilanciamento della monoposto?
Le curve che influenzano maggiormente l’assetto sono la variante del Tamburello (T2, T3, T4), dove ci sono tre curve in successione e quindi occorre avere una vettura perfettamente bilanciata, e le Acque Minerali (T11, T12, T13), dove la monoposto è pesantemente caricata sulle ruote esterne proprio quando il pilota preme il pedale del freno. In questo modo si va a sollecitare tantissimo gli pneumatici nell’aderenza combinata, chiedendo un’elevata forza longitudinale quando sono già impegnati in senso laterale.
Formula1.com
Porterete qualche aggiornamento sulla vostra vettura nel weekend di Imola?
Sì, a Imola introduciamo l’ultimo step di un importante upgrade aerodinamico, iniziato con il primo pacchetto di aggiornamenti nella tappa di Shanghai. Riguarda il nuovo design del fondo, la nuova ala frontale, e il rivisitato condotto di raffreddamento dei freni posteriori. Già nella giornata di venerdì analizzeremo, su entrambe le vetture, quale sarà il miglioramento che avremo ottenuto con queste nuove parti, in termini di performance.
Che risultato vi aspettate dalla gara di Imola?
Non sono la persona giusta a cui chiederlo, per me è sempre difficile fare delle previsioni! Per il momento siamo abbastanza soddisfatti della prima parte di stagione, credo che stiamo facendo meglio di quanto avevamo preventivato. La monoposto è facile da guidare per i piloti e non richiede troppo alle gomme, ciò va a vantaggio soprattutto delle prestazioni in gara. Su questo circuito è complicato far girare il posteriore rispetto all’anteriore, specialmente rispetto alle tappe precedenti, credo che per questo motivo andremo a utilizzare maggiormente le gomme soft e pertanto sarà molto importante il tyre managment. Sono fiducioso che qui saremo abbastanza competitivi, almeno quanto come lo siamo stati nelle gare precedenti o forse qualcosa meglio, grazie ai nuovi aggiornamenti, ma sappiamo che anche altri team hanno portato sviluppi sulle vetture. Il primo obiettivo sarà quello di portare entrambe le vetture in Q3 e poi cercare di ottenere punti in gara, anche se realisticamente sappiamo che sarà molto difficile. Faremo del nostro meglio!
Immagine scattata ai box durante le prove libere del venerdì a Imola
In una storia lunga 61 anni, la Porsche 911 ne ha vissuti di cambiamenti. Dall’arrivo del raffreddamento a liquido all’adozione della sovralimentazione anche sui modelli non “turbo”, la sportiva di Zuffenhausen si è evoluta per restare sempre al passo con i tempi.
Ma mai, fino a oggi, aveva adottato un powertrain ibrido. Sta per arrivare. Porsche svelerà la prima 911 elettrificata della storia il prossimo 28 maggio, giorno in cui sarà mostrato anche il restyling della generazione attuale, conosciuta con il nome di progetto 992 che, proprio in concomitanza con l’aggiornamento di metà carriera apporta modifiche anche a livello dei motori.
Un cambio epocale
Da qual che si sa, Porsche ha profuso sforzi notevoli nella messa a punto di questa Porsche ibrida, che prima di essere validata ha percorso quasi 5 milioni di km in ogni condizione possibile. L’auto è stata impiegata a lungo in scenari urbani, per ottimizzare il funzionamento della parte elettrica, ma è anche andata in pista. Al Nurburgring, per esempio, si è dimostrata più veloce della – citiamo le parole del costruttore – “versione corrispondente del modello precedente” di 8,7 secondi. A questo punto la domanda sorge spontanea: a quale 911 si fa riferimento?
Facciamo due conti: la 911 ibrida ha chiuso il temibile anello nord del circuito tedesco in 7’16”9. L’attuale 911 Carrera S, nel 2020, fece 7’25. Quindi, la matematica sembra dirci che la 911 ibrida sarà una sorta di evoluzione della Carrera S. Vedendo le foto dell’auto durante i test, per quanto l’aspetto non sia quello definitivo, viene da pensare che sia effettivamente così.
Non è ancora tempo di plug-in
In attesa di informazioni più precise, ci si chiede anche che tipo di propulsione ibrida sia stata scelta. In passato si parlava di un powertrain plug-in, ma ora l’ipotesi più accreditata è quella di un full hyibrid con motore elettrico “annegato” all’interno del cambio automatico a doppia frizione. Questo schema porterebbe con sé una serie di vantaggi: più coppia ai bassi regimi, minori consumi, soprattutto in città, e un aumento di peso contenuto. Il DNA 911 sarebbe insomma rispettato in pieno.
L’ormai tradizionale appuntamento col TEXA Diagnosis Contest 2024, la prima competizione nazionale dedicata ai futuri professionisti della riparazione, ha visto emergere la coppia formata dagli studenti Boban Pecovski e Daniele Squeo del C.F.P. Luigi Einaudi di Bolzano.
L’evento, svoltosi presso la sede TEXA di Monastier di Treviso, aveva come primo premio l’interfaccia veicolo Navigator TXT MULTIHUB, uno strumento di diagnosi indispensabile in officina.
Al secondo posto il C.F.P. ENAIP Trentino di Villazzano (Trento) con la coppia Gabriel Buzovii e Andrea Costa e al terzo l’I.P.S.I.A. G. Giorgi di Verona, con Alessandro Bassotto e Tommaso Stizzoli.
La finale dopo la selezione
Gli studenti ammessi alla gara appartenevano ai 15 Istituti che avevano superato le preselezioni, alle quali avevano preso parte le 61 TEXAEDU Academy presenti sul territorio italiano.
I 30ragazzi, provenienti da 9 regioni, si sono quindi sfidati su 5 prove a tempo, per dimostrare di essere dei veri Tecnici Diagnostici 4.0, specializzati nella riparazione di guasti nei veicoli moderni:
test a risposta multipla;
diagnosi e analisi dei parametri di una moto;
verifica elettrica su un’auto con oscilloscopio;
messa in sicurezza di un veicolo ibrido/elettrico;
calibrazione di un sistema ADAS con sblocco gateway.
Bruno Vianello, Presidente di TEXA:
“Sono molto felice per i vincitori del TEXA Diagnosis Contest e per la grande partecipazione di tutti gli istituti coinvolti”.
“Quindici anni fa abbiamo ideato questo ‘Gran Premio della Diagnosi’ per dare una possibilità ai ragazzi di mettersi in gioco, sfruttando il loro ingegno e le conoscenze tecniche apprese a scuola, attraverso i nostri corsi formativi”.
“Il Contest è cresciuto anno dopo anno, perché è una competizione sana che consente di misurarsi con le tecnologie più diffuse in ambito automotive”.
“L’obiettivo è che, grazie a una solida preparazione teorica e pratica, questi giovani riescano a entrare nel mondo del lavoro fornendo un prezioso contributo alla crescita del nostro settore”.
A proposito di TEXAEDU
TEXAEDU è la divisione aziendale specializzata nella formazione di studenti e professionisti nella riparazione dei veicoli.
Prende lo stesso nome anche il programma formativo e sociale realizzato e sostenuto da TEXA, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), istituito nel 2004 per contribuire alla formazione dei giovani meccanici.
Ad oggi sono state create 61 Academy in altrettanti istituti tecnici e professionali d’Italia.
Grazie a un percorso formativo di 150 ore, gli studenti hanno la possibilità di sviluppare competenze specifiche e affacciarsi al mondo del lavoro con una preparazione concreta e attuale.
La valenza formativa del progetto TEXAEDU e del Diagnosis Contest è stata confermata ancora una volta dal MIM, che lo ha inserito nel suo Registro delle Eccellenze, “l’elenco dei soggetti esterni accreditati a collaborare con l’Amministrazione Scolastica per promuovere e realizzare programmi di confronto e competizione, nazionali e internazionali, dedicati agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie”.
Questo l’elenco delle scuole che hanno partecipato al TEXA Diagnosis Contest 2024:
F.P. Bassa Reggiana, Guastalla (Reggio Emilia)
F.P. ENAIP Trentino, Villazzano (Trento)
F.P. Fondazione Casa della Gioventù, Trissino (Vicenza)
F.P. Luigi Einaudi (Bolzano)
F.P. Zanardelli, Edolo (Brescia)
Convitto Nazionale Torquato Tasso (Salerno)
ENAIP Forlì Cesena (Cesena)
I.S. Galilei Ferrari (Torino)
I.S. Marconi Guarasci, Cosenza
I.S. Scarpa Mattei, San Stino di Livenza (Venezia)
A sinistra Sharad Mohan Mishra, Presidente - Head Group Strategy TVS Motor Company e a destra Giovanni Notarbartolo di Furnari, Direttore Generale TVS Motor Italia.
TVS Motor Company, leader a livello mondiale nel settore dei veicoli a 2 e 3 ruote e proprietasria dello storico marchio inglese Norton, ha annunciato il suo arrivo ufficiale in Italia.
Il nostro Paese si aggiunge agli 80 in cui i prodotti TVS sono già presenti.
L’azienda indiana proporrà una selezione di moto e scooter sia endotermici sia elettrici di alta qualità e tecnologicamente avanzati.
TVS Motor Italia, sarà la filiale guidata dal Dr. Giovanni Notarbartolo di Furnari, che ha maturato una grande esperienza in ruoli manageriali di alto livello in importanti aziende automobilistiche in Italia, America Latina, Emirati Arabi Uniti ed Europa.
Sharad Mohan Mishra, Presidente, Head Group Strategy, TVS Motor Company:
“Il nostro ingresso in Italia è un passo strategico verso la realizzazione delle nostre ambizioni globali”.
“La ricca cultura motociclistica dell’Italia e la sua adozione di soluzioni di trasporto all’avanguardia, rappresentano uno scenario perfetto per la nostra gamma di prodotti”.
“Siamo ansiosi di far conoscere ai consumatori italiani i nostri veicoli, forti del nostro solido record di oltre 4 milioni di clienti globali raggiunto lo scorso anno”.
“Questo conferma le nostre capacità in termini di design, tecnologia e servizio, alimentando la nostra fiducia nell’ingresso in Europa”.
“Invito tutti gli italiani a partecipare ai nostri prossimi test ride e open days per scoprire ciò che TVS ha da offrire”.
Dr. Giovanni Notarbartolo di Furnari, Direttore Generale di TVS Motor Italia:
“Aprendo una filiale ed offrendo un’ampia gamma di prodotti, sia termici che elettrici, TVS Motor ha sottolineato la sua fiducia e la sua strategia a lungo termine per il mercato italiano”.
“La nostra attenzione si concentrerà su due pilastri fondamentali: la qualità del prodotto e la soddisfazione del cliente”.
“È con grande orgoglio, dunque, che intraprendo questa nuova straordinaria avventura con uno dei quattro principali produttori di 2 ruote al mondo”.
La gamma TVS Motor
SerieTVS Apache 310, nelle versioni RR e RTR, nate dalla collaborazione con BMW.
TVS Ronin 250, una moto in stile ‘modern-retro’.
TVS Raider125, la entry-level perfetta per gli spostamenti quotidiani.
TVS NTORQ125, lo scooter di fascia media di elevate prestazioni superiori targate TVS Racing.
TVS Jupiter 125, lo scooter ideale per il Commuting Urbano.
TVS iQubeS, lo scooter elettrico L3e che ha contribuito a rivoluzionare la mobilità elettrica sostenibile in India.
TVS X (L3e) lo scooter di design con prestazioni ineguagliabili e caratteristiche tecnologiche all’avanguardia nel segmento degli elettrici.
La gamma e-Bike comprende le mountain bike e city bike:
Serie Speciale limitata 275 e 175 unità rispettivamente per Alfa Romeo Giulia e Stelvio Quadrifoglio Super Sport.
Un evento celebrativo della vittoria alla Mille Miglia del 1928 da parte della Alfa Romeo 6C 1500 Super Sport, capostipite di una nuova generazione di Alfa Romeo firmate da Vittorio Jano.
Fu quella la prima delle 11 vittorie Alfa Romeo alla Mille Miglia, un record che resterà imbattuto, e la prima importante vittoria ottenuta dalla nuova 6C 1500.
Quadrifoglio reinterpretato
Il Centro Stile Alfa Romeo ha riscritto la grafica del Quadrifoglio, simbolo che da sempre identifica le performance più estreme della gamma Alfa Romeo.
Per la prima volta, infatti, lo sfondo bianco del triangolo che ospita il quadrifoglio verde, cede spazio al nero.
Contenuti tecnici e stilistici delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio Quadrifoglio Super Sport
Giulia e Stelvio Quadrifoglio Super Sport montano il motore V6 2.9 litri da 520 CV abbinato a un differenziale autobloccante meccanico.
Una soluzione tecnica che, grazie ad una messa a punto specifica derivante dall’esperienza progettuale di Giulia GTA, contribuisce a migliorare il comportamento della vettura e la motricità, ottimizzando il trasferimento di coppia, aumentando stabilità, agilità e velocità in curva.
GiuliaSuperSport
Gli esterni, fortemente sportivi, sono caratterizzati dal nuovo quadrifoglio con sfondo nero e dall’utilizzo diffuso del carbonio: a vista sul tetto (opt. per Giulia), nella V dello scudetto e sugli specchietti retrovisori.
I cerchi in lega sportivi sono bruniti a 5 fori da 19’’ per la Giulia,
GiuliaSuperSport
e da 21’’ per Stelvio con nuove e sportivissime pinze freno nere.
Stelvio.
Le livree disponibili sono il Rosso Etna tri-strato, il Nero Vulcano metallizzato e il Bianco Alfa (disponibile su Giulia).
Fari Full-LED
Lo sguardo è caratterizzato dai proiettori ‘3+3’, con fari Full-LED Matrix adattivi che offrono un fascio di guida antiabbagliante e adattabile per un’illuminazione ottimale in ogni condizione, garantendo risparmio energetico, un elevato miglioramento della sicurezza e un minore affaticamento degli occhi.
GiuliaSuperSport
Gli interni
La stessa caratterizzazione sportiva si ritrova nell’ambiente interno dove debutta la finitura rossa e 3D del carbonio per il cruscotto, il tunnel centrale e il pannello delle porte.
StelvioSuperSport
I poggiatesta anteriori sono impreziositi dal ricamo rosso del logo “Super Sport” ed in nero il numero che ne dichiara l’appartenenza all’esclusiva serie limitata. Il volante è rivestito in pelle ed Alcantara con cuciture nere e inserti in fibra di carbonio.
StelvioSuperSport
Resta la tipica dinamica di guida cui contribuisce la leggerezza, grazie all’utilizzo di alluminio per il motore e fibra di carbonio per:
albero di trasmissione,
cofano,
spoiler,
minigonne.
Su Giulia, rimane l’aerodinamica attiva con lo splitter anteriore in carbonio che quando attivato controlla il flusso d’aria che passa sotto il veicolo, aumentando stabilità e prestazioni.
Il sistema di scarico Akrapovich conferisce allo scarico un sound inconfondibile.
StelvioSuperSport
Connettività e Infotainment
Il quadro strumenti, caratterizzato dal design ‘a cannocchiale’, include lo schermo TFT da 12,3” da cui accedere a tutte le informazioni sulla vettura e ai parametri relativi alle tecnologie di guida autonoma.
StelvioSuperSport
Su Quadrifoglio, oltre ai tre layout disponibili su tutta la gamma Alfa Romeo, Evolved, Relax ed Heritage, è presente l’esclusiva configurazione ‘Race’, che raccoglie nella schermata centrale le informazioni fondamentali per il pilota:
contagiri,
tachimetro,
shiftlight per la guida manuale.
Il layout è personalizzabile disponendo nei quadranti laterali ulteriori informazioni, tra cui quelle istantanee relative alle prestazioni.
GiuliaSuperSport
E il sistema di infotainment garantisce contenuti, funzionalità e la piattaforma ‘Alfa Connect Services’ che propone un’ampia serie di servizi utili per la sicurezza e il comfort.
La Galleria fotografica di Alfa Romeo Giulia e Stelvio Quadrifoglio Super Sport.
Quando si parla di Fiat 500, oggi, si parla sia della 500 termica, quella presentata nell’ormai lontano 2007, sia di quella elettrica, una delle best seller a zero emissioni del nostro Paese, che ha debuttato nel 2020. In futuro non sarà più così.
Perché Fiat sta pensando di realizzare una variante ibrida della 500 prendendo come base il modello che a oggi è offerto con propulsione esclusivamente a batteria. Ma che succede? A spiegare quali sono i piani per la riorganizzazione della gamma della famosa citycar torinese è Olivier Francois in persona, che ha parlato di quello che accadrà alla 500 in una recente intervista al Corriere della Sera.
Il fatto è questo. La Fiat 500 “termica”, che nasce a Tichy, in Polonia, smetterà di essere prodotta (e con lei la Lancia Ypsilon) a partire dall’estate. Lo stop lascerà un buco non indifferente nell’offerta del brand, che su Panda (anch’essa pronta a rinascere elettrica) e Fiat 500 sta costruendo buona parte dei volumi.
Serve anche per valorizzare Mirafiori
Ed ecco allora la trovata. Sfruttare le linee di produzione della Fiat 500 elettrica, che sono a Mirafiori, per dare vita a una variante ibrida, dotata di motore a benzina. L’operazione risolverebbe molti problemi. Darebbe nuova linfa allo storico stabilimento torinese, che rischia di assumere un ruolo sempre più marginale nelle strategie di Stellantis, immettere sul mercato un modello che potrebbe fare gola a una grossa fetta di automobilisti e accompagnare il gruppo verso una gamma esclusivamente elettrica con una certa progressività.
Tecnicamente l’operazione richiederà qualche sforzo e un investimento significativo, ma non è impossibile. La Fiat 500 elettrica nasce su una piattaforma che, rispetto a quella della 500 termica, cambia nel 90% dei componenti. Costata 600 milioni di euro, è stata ampiamente modificata al fine di fare spazio alle batterie e a tutti i diversi organi meccanici.
Ma nell’impostazione generale, come confermano anche le somiglianze estetiche tra i due modelli, non cambia affatto. Insomma, un motore a benzina sotto il cofano può trovare posto e, considerando anche che su un’ibrida la batteria è molto meno ingombrante, anche spostare tutti i componenti accessori è ipotizzabile.
Sarà davvero così? Non è la prima volta che si parla di questo tipo di operazione e il fatto che Francois ne parli apertamente fa pensare che in realtà sia tutto deciso. C’è anche una data di debutto: il 2026.
Il laboratorio Environmental di TÜV Italia è un campo di prova per la resilienza dei pannelli di controllo del comando dei climatizzatori auto.
Il programma di test prevede un rigoroso set di stress test ambientali, fondamentali per assicurare che possano resistere e funzionare impeccabilmente in qualsiasi condizione climatica.
Questi test sono essenziali, poiché il sistema di climatizzazione non è solo un elemento di comfort, ma anche di sicurezza, poiché influenza la visibilità e il benessere all’interno dell’abitacolo.
Con la capacità di simulare condizioni di temperatura estreme, dai freddi polari gelide a -80°C fino ai deserti torridi a +200°C, il laboratorio mette alla prova i componenti dei pannelli di controllo.
Questo processo non solo verifica la loro resistenza materiale, ma assicura anche che le funzionalità del sistema di climatizzazione rimangano affidabili e precise, anche quando l’auto è sottoposta a repentini cambiamenti di temperatura.
Grazie a queste simulazioni, TÜV Italia garantisce che il tuo sistema di climatizzazione non sarà mai colto ‘alla sprovvista’, assicurando una guida confortevole e sicura in qualsiasi scenario climatico.
Questo approccio meticoloso riflette l’impegno di TÜV Italia nel garantire che ogni componente dell’auto possa superare non solo le sfide quotidiane, ma anche quelle più estreme.
La 24 Ore di Le Mans rappresenta da sempre un importante laboratorio tecnologico per nuove soluzioni tecnologiche, che messe a punto proprio nel corso della maratona francese, trovano poi applicazione sulle auto di serie.
Quest’anno gli occhi saranno puntati sulla Ligier JS2 RH2, un’auto alimentata a idrogeno che sabato 15 giugno, poche ore prima dell’inizio della gara, sarà la protagonista di un evento dimostrativo sul circuito de La Sarthe.
Come è fatta
La JS2 RH2 è alimentata da un propulsore di 3 litri sovralimentato per mezzo di due turbocompressori ed è alimentato attraverso un sistema ad iniezione diretta di idrogeno, che viene stipato all’interno di appositi serbatoi con una pressione di 700 bar
L’unità è così in grado di sviluppare una potenza massima di 602 CV per 650 Nm di coppia. Numeri sufficienti a permettere alla JS2 RH2 di raggiungere una velocità massima di oltre 280 km/h sul tracciato della 24 Ore di Le Mans.
La gara
Ma la Ligier JS2 RH2 non sarà l’unica a scendere in pista il 15 giugno prima della 24 Ore di Le Mans. Insieme a lei ci sarà anche la MissionH24 e altre vetture da competizione alimentate da powertrain a idrogeno, proprio per mostrare al mondo le potenzialità di questo tipo di alimentazione.
Dopo aver portato a termine un impegnativo programma di sviluppo e di test, la nuova Porsche 911 ibrida è pronta per essere prodotta in serie.
Cinque milioni di chilometri
Frank Moser, Vice President gamma modelli 911 e 718 ha così commentato l’evento: “Per la prima volta nei 61 anni di storia della nostra iconica sportiva monteremo un sistema di trazione ibrida su una 911 da strada”.
“Questo innovativo sistema ibrido prestazionale rende la 911 ancora più dinamica”.
“In fase di sviluppo non abbiamo lasciato nulla al caso e abbiamo testato la nuova 911 nelle più svariate condizioni, in tutto il mondo: dai climi più freddi al caldo torrido, come nel caso delle ultime fasi di collaudo a Dubai”.
“Sia con un carico elevato della trasmissione nelle condizioni impegnative dei passi di montagna, sia nel traffico urbano a singhiozzo, la nuova 911 ha saputo gestire brillantemente anche le sfide più difficili”.
“Nel complesso, i nostri ingegneri e i nostri collaudatori hanno totalizzato più di cinque milioni di chilometri di guida in fase di sviluppo”.
Anche i test e la messa a punto effettuati sul classico banco prova rappresentato dalla Nordschleife del Nürburgring sono stati superati brillantemente.
Parlando di prestazioni cronometriche, durante i test prestazionali Jörg Bergmeister, brand ambassador di Porsche, ha compiuto il giro del circuito in 7:16.934 minuti.
Un crono che migliora di 8,7 secondi il tempo ottenuto dalla versione corrispondente del modello precedente.
La Porsche 911 ibrida in prova montava pneumatici stradali di serie e il kit aerodinamico con alettone posteriore fisso, che garantisce una maggiore deportanza ad alte velocità.
“La nuova 911 è decisamente più veloce in pista”.
“L’aderenza è maggiore, la potenza decisamente più elevata e a ciò si aggiunge il grande vantaggio della risposta spontanea che caratterizza il sistema ibrido ad alte prestazioni”.