
Ci sono auto che mantengono lo stesso nome nel tempo ma cambiano radicalmente forma e posizionamento. Si pensi alla Ford Puma, da sportiva compatta a crossover, o alle Renault Espace o Peugeot 3008, nate come monovolume e ora diventate SUV a tutti gli effetti. Poi c’è la Lancia Ypsilon, che generazione dopo generazione ha cambiato nome – e anche marchio sulla calandra – ma è rimasta sempre fedele a se stessa nella sostanza. Almeno fino a oggi.
La citycar torinese arrivò nel 1985 proponendosi come utilitaria di lusso. Fu un vero e proprio shock. Allora si chiamava Y10 ed era marchiata Autobianchi. Fu progettata per sostituire la A112 e ancora oggi basta all’una e all’altra per capire quanto fosse di rottura. Negli anni l’Autobianchi Y10 è diventata Lancia, prima Y poi Ypsilon, scritto per intero. Ha cambiato nome e cambiato badge ma non ha cambiato la sua impostazione di base, di vettura compatta, elegante, curata ma anche accessibile. È così che è diventata una delle Segmento B più apprezzate della storia del nostro Paese.
In Italia, anche nel 2023, in un mercato invaso da straniere di ogni provenienza, ha chiuso con un onorevolissimo terzo posto dietro alla storica best seller tricolore Fiat Panda e alla fenomenale Dacia Sandero che, ricordiamocelo, è la seconda auto più venduta in Europa dopo la Tesla Model Y.
Piaceva alla gente che piaceva
Ma torniamo all’inizio di questa storia. L’Autobianchi Y10 nacque sul pianale della Fiat Panda. Ebbe successo perché era alla moda, aveva un design insolito (ricordate il portellone verticale nero?), interni sofisticati – introdusse i rivestimenti in Alcantara in un segmento popolare – e, in generale, si propose come vettura piccola ma “di lusso”, che permetteva a molti di acquistare a prezzi relativamente contenuti un modello percepito a tutti gli effetti come premium. Per capire su cosa facesse leva basta citare uno slogan pubblicitario che ancora la gente ricorda: “Piace alla gente che piace”.

“Fighetta”, più che pratica, la Y10 era più piccola delle concorrenti dello stesso segmento, aveva carrozzeria rigorosamente tre porte e un bagagliaio anche meno capiente della media della categoria. È rimasta così anche dopo, quando è diventata Lancia Y (1995) e quando, nel 2002, si è evoluta nella prima Lancia Ypsilon, vettura che lasciò la piattaforma della Panda per passare a quella – opportunamente accorciata – della Grande Punto.

Nel 2011 la Lancia Ypsilon si rinnovò di nuovo, tornò alla piattaforma della Panda (quella nuova) e propose per la prima volta una carrozzeria 5 porte. Naturalmente, per restare fedele a se stessa, nascose le maniglie posteriori nel montante, così da mantenere pulita la fiancata.

Amatissima dalle donne – le quote rosa si sono sempre mantenute al di sopra del 60% – negli ultimi anni la Lancia Ypsilon è rimasta sulla breccia puntando su serie speciali, edizioni limitate e versioni particolari più che su contenuti all’avanguardia sul fronte di infotainment (quasi sempre al passo con i tempi) e degli Adas (quasi sempre un passo indietro rispetto alla concorrenza). Poco importa: la Ypsilon piace sempre e comunque. Ed è una sorta di assegno circolare, perché se la si vuole rivendere, si fa presto a trovare qualcuno disposto a comprarne una di seconda mano.
Ma tutto questo oggi non vale più. O meglio, non varrà più tra qualche mese, quando arriverà in vendita la nuova Lancia Ypsilon: vettura targata 2024 che abbandona la strada percorsa fino a oggi per intraprenderne una a dir poco inedita.

La rivoluzione Stellantis
La nuova Ypsilon è tutta diversa. Sorella di modelli come Peugeot 208 e Opel Corsa, ma anche di SUV come la Jeep Avenger, nasce sull’ultima evoluzione della piattaforma CMP. Per questo motivo, fa un salto in lunghezza di 25 centimetri, arrivando a 4,08 metri. Diventa anche molto più larga e più bassa. Poi, stravolge lo stile, ispirandosi a quella scultura astratta che era la Lancia Pu+Ra Zero da cui è derivata poi la concept Pu+Ra HPE. Ora la Ypsilon è un’auto più moderna e matura, pronta ad aprire il nuovo corso del brand, che accoglierà due nuovi modelli da qui al 2028, e tanto coraggiosa da debuttare in versione 100% elettrica (ma più avanti si vedrà anche l’ibrida).

Stellantis ha detto che con questa generazione tornerà a vendere in Europa, da dove la Ypsilon è assente dal 2017. Lo farà perché ora la Ypsilon è un’auto diversa, ancora elegante e “premium” ma anche moderna e di sostanza.
Però, la domanda sorge spontanea: quanto venderà? Difficile dirlo. Prima – come detto – era una piccola certezza: l’auto per le donne per antonomasia; la citycar modaiola. Non lo sarà più. Dovrà farà breccia su un pubblico diverso e convincere donne, ma anche uomini, che però al momento dell’acquisto potranno valutare tante alternative. E che dovranno essere disposti a spendere parecchio di più. Il prezzo infatti, crescerà di conseguenza (l’elettrica in serie limitata Cassina arriva a 39.500 euro, l’ibrida partirà, si pensa, da poco sotto i 30.000 euro).

La sensazione è che Lancia, con questa nuova Lancia Ypsilon, abbia fatto all-in. Forse costretta dai tempi che cambiano o forse convinta di aver trovato la ricetta per riportare il marchio Lancia dove merita. Vincerà la scommessa?
















