venerdì 24 Aprile 2026 - 03:16:41

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Lando Norris domina il GP del Brasile

Formula 1
Solita grande presenza di pubblico per il Gran Premio del Brasile, che non ha deluso gli spettatori - foto © McLaren Media Centre

La Formula 1 sa essere crudele, velocissima nel far cambiare vento.

E questa volta la folata soffia arancione. La McLaren non solo è tornata: adesso canta, danza e incanta.

Lando Norris sembra aver smesso di essere la promessa eterna per diventare un predatore elegante, chirurgico, implacabile di questa Formula 1. Una metamorfosi che ha il sapore dei giorni grandi.
Piastri, dal canto suo, scalpita: vede la gloria sfuggirgli e reagisce con il coraggio di chi non vuole diventare gregario.
Nel frattempo, Mercedes ritrova la gemma di Kimi Andrea Antonelli, un ragazzo che sta bruciando le tappe con la naturalezza dei prodigi veri nel mondo della Formula 1.
Verstappen resta un titano che non cade, Ferrari invece continua a mordersi le labbra: qualche lampo, tanta amarezza.
Insomma, il campionato di Formula 1 è tutt’altro che chiuso. E in Brasile i vincitori sono stati almeno tre, Norris che si è portato a casa la coppa, Antonelli che ha tenuto dietro nientemeno che Verstappen, e lo stesso Max che partito dai box è salito sul podio.

McLaren 10

La squadra merita applausi a scena aperta, il periodo di appannamento è alle spalle.

Lando Norris (10 e lode) è stato perfetto in ogni momento di questo fine settimana, mini qualifiche e qualifiche, mini gara e gara.

Formula 1
Norris, un altro piccolo passo verso il titolo – foto © McLaren Media Centre

Di colpo, Lando è diventato grande, la crisalide è un ricordo, la farfalla adesso vola alto.

Ignoro tutti quelli che dicono caz… su di me”. Bravo, è così che si fa!

Non si può ancora dire che abbia vinto il Mondiale di Formula 1, ma è ragionevole credere che sia vicino all’obiettivo, nonostante il risicato vantaggio su Piastri e i rischi che ci sono nelle prossime gare, tutte su piste impegnative.

Piastri (voto 6,5) ha capito benissimo che cosa sta succedendo e reagisce ruggendo, però con gesti disperati, come buttarsi a occhi chiusi dentro la prima curva dopo la ripartenza della gara; meglio in occasione del super sorpasso a Bearman.

Comunque, e in qualche modo (nonostante la penalità) gli è andata bene, a Leclerc (che è finito fuori gara con una sospensione in pezzi) è andata assai peggio. Qualche possibilità iridata ce l’ha ancora.

Mercedes 9

Un fiammeggiante Kimi Andrea Antonelli arriva secondo.

Prima volta per lui (dopo la grande prova nella Sprint e una qualifica fantastica) in una gara di Formula 1 “vera” – podio numero due dopo quello di Montreal).

Tanto rattrista i tifosi italiani vedere la deludente e scialba Ferrari di quest’anno, tanto entusiasmano la crescita e il talento di Antonelli.

Formula 1
Antonelli sul podio a 19 anni dopo aver tenuto dietro nientemeno che Verstappen nel finale di gara – foto © AMGMercedesFormula 1/Sam Bloxham

Veloce, audace, fortunato (nel botto con Leclerc), bravo nel lasciarsi alle spalle una partenza non brillante e una ripartenza caotica, furbo nel chiudere Piastri costringendolo a bloccare le ruote. Ma soprattutto è stato autorevole nella difesa a denti stretti su Verstappen: voto 10 e lode.

È probabile che dentro di sé abbia acquisito quella maturità che (ovviamente, visto i 19 anni) gli è mancata nella parte centrale della stagione, quando ha ricevuto tante critiche ingenerose, spesso da Oltremanica, chissà come mai…

Russell, quarto, mastica amaro nel vedere il giovane compagno volare. Comunque è stato concreto anche lui, voto 8.

Red Bull 9

Indicazioni differenti tra Sprint e gara, tra qualifiche e passo, ma Verstappen è un titano, sostiene sulle sue spalle il cielo Red Bull: voto 10 e lode.

Formula 1
Gara capolavoro, dalla pit lane al podio per Verstappen – foto © Red Bull Content Pool

Parte dalla pit lane, guida pennellando e dispensando pillole di classe, sfrutta tutte le occasioni e porta a casa il podio. Si allontana un po’ dal leader del Mondiale, ma dimostra di essere sempre SuperMax.

Tsunoda ormai è ridotto a comprimario, voto 6.

Ferrari 5

Uno squillo, firmato da Leclerc in qualifica, e basta.

Certo il monegasco è stato sfortunato, fuori gara non per colpa sua nelle primissime fasi, peccato perché avrebbe potuto dire la sua per il podio. Voto: non giudicato.

Hamilton è stato impalpabile ed evanescente sabato, poco incisivo la domenica. D’accordo, viene urtato nelle prime fasi, a sua volta tampona, deve cambiare l’ala, prende una penalità (lieve), polemizza con la direzione gara. Insomma un calvario.

Formula 1
Incolpevole Leclerc, sonnacchioso Hamilton per una Ferrari senza vetture al traguardo – foto © Ferrari.com

Ma a un certo punto, a dispetto di un riscontro cronometrico accettabile, suggerisce alla squadra il ritiro.

È in formato Gloria Swanson ed è un peccato, non resta che sperare nel 2026. Voto 5.

In tutto questo la vittoria del Mondiale Endurance della squadra diretta da Antonello Coletta migliora i bilanci sportivi del Cavallino tutto.

Ma per la Scuderia è come essere gomito a gomito con il primo della classe sapendo di essere rimandati, secchioni (nel senso positivo del termine) contro ripetenti. Come brucia, altroché!

Haas 8

La squadra cresce e sta vivendo una bella fase nel finale di stagione.

Ocon (voto 5.5) galleggia come più o meno sempre, ma a stupire è Ollie Bearmann, veloce e cattivo, deciso e determinato.

A volte impugna il fioretto a volte – se serve – la sciabola. Voto 9, buon per la Ferrari che sia sotto contratto, ma ora si tratta di non farselo sfuggire.

Racing Bulls 7,5

Bene entrambi i piloti ed è una buona notizia vedere che Lawson trae giovamento dall’avere un compagno veloce e ricco di classe come Hadjar. Voto 7.5 a entrambi.

Sauber 7

Si aspettava Gabriel Bortoleto, ma l’emozione del correre in casa (è brasiliano e pure paulista) lo tradisce.

Formula 1
Oliver Bearman sta demolendo il compagno di squadra Ocon – foto © Pirelli.com

Lo tradisce tanto nella Sprint (botta pazzesca a 300 orari, per fortuna è rimasto illeso) sia nella gara vera: voto 5.

Però ci pensa il veterano Hulkenberg (voto 8) a portare punti e a lucidare la monoposto svizzera.

Alpine 6

L’auto è quel che è, ma Pierre Gasly – su una pista “vera” e difficile – ci mette più d’una pezza. Voto al francese: 8.

Colapinto avrebbe voluto festeggiare il rinnovo di contratto, ma non va oltre la normale amministrazione. Il che, rispetto ad altre volte, è già qualcosa. Voto 6-.

Williams 6

Non molto, onestamente, nonostante l’impegno di Carlos Sainz e Alex Albon – entrambi voto 5/6.

Lo spagnolo rifila anche una ruotata a Hamilton, chiaramente non è una vendetta (non c’è nemmeno da pensarlo), ma è in ogni caso un piatto da gustare freddo.

Aston Martin 6

A tratti la “verdona” sembra averne di più, come già anche nella Sprint.

Ma a dispetto del perennemente affamato Alonso (voto 7), non riesce a concretizzare granché. Men che meno con Stroll (voto 5).

Pirelli 9

Tutte le mescole hanno fornito ottimi riscontri, bene come da copione.

Spiega Mario Isola, direttore del Motorsport: “Interlagos riserva sempre sorprese e gare molto interessanti.

Se lo scorso anno la pioggia è stata la variabile che ha regalato maggiore spettacolo, quest’anno abbiamo assistito a una varietà di strategie di gara che, combinate con le caratteristiche del tracciato, hanno favorito un numero di sorpassi superiore alla media.

Come previsto, Medium e Soft sono state le mescole favorite mentre la strategia più comune è stata a due soste.

Da molto tempo, in una gara asciutta, non vedevamo in zona punti una così ampia varietà di strategie, da una fino a tre soste, con differenti combinazioni di mescole”.

Nella cultura giapponese, perfino gli automobilisti sono gentili

In giapponese si chiama “Omoiyari”, ed è il senso di altruismo disinteressato, di condivisione e di empatia verso un prossimo che non per forza si conosce di persona, ma merita comunque rispetto.

Un sentimento che in Italia, e a questi livelli probabilmente nel resto del mondo, non ha eguali.

Perché se per la cultura giapponese è fondamentale sviluppare una sensibilità che porti a comprendere i sentimenti e le necessità degli altri, in ciò che resta del pianeta vale l’esatto contrario: del prossimo ci importa meno di zero, e di quello dopo ancora meno.

Omoiyari, l’apoteosi del senso civico

I modi per mettere in pratica l’Omoiyari sono tanti e innumerevoli, anche se uno dei più sintomatici riguarda i parcheggi pubblici, o quelli di scuole, uffici o eventi.

Chi arriva per primo, senza cartelli o indicazioni che lo obblighino, tende a lasciare la macchina il più lontano possibile dall’ingresso, per permettere a chi invece arriva in ritardo – per un contrattempo, o perché anziano o disabile – di parcheggiare vicino all’uscita, perdendo così meno tempo e facendo meno strada a piedi.

Non è incredibile? Da queste parti vale l’esatto contrario: chi arriva per primo, se può parcheggia direttamente sotto la sbarra, e i malcapitati in ritardo sono costretti a vagare spingendosi sempre più verso il fondo del parcheggio, costretti a fare km a piedi.

Rispetto per anziani e neopatentati

Ma non basta, perché il rispetto profondo va anche verso chi espone il marchio “Shoshinsha” o “Wakaba”, ufficialmente il segno dei principianti, un simbolo verde e giallo a forma di V che i neopatentati giapponesi devono sistemare nella parte anteriore e posteriore delle loro auto fino ad un anno dopo aver l’arrivo della patente.

Così come il “Fukushi” o il “Kōreisha”, di colore arancione e giallo, indicano i conducenti anziani e sono utilizzati per avvertire gli altri automobilisti di possibili manovre “strane” e improvvise dovute all’età avanzata.

Due categorie di persone “delicate”, verso cui serve compensione e soprattutto contro cui nessuno da quelle parti immagina sia pensabile stordirli a colpi di clacson fin quando non si fanno da parte.

Come invece accade in un Paese che non forse non è più neanche il caso di citare, almeno come forma di pietà.

Test di guida ubriachi

Ma curiosità che suona al limite dell’incredibile è quanto un paio d’anni fa era stato concesso agli automobilisti di Fukuoka, città nel sud del Paese.

Lì, in accordo con la polizia e le autorità locali, le scuole guida avevano incluso nelle diverse prove pre-patente anche la guida in stato di ebbrezza.

Prima di mettersi alla guida i candidati bevevano alcolici in misura sufficiente per non crollare a terra per poi affrontare il traffico – affiancati da istruttori consapevoli e addestrati – con l’obiettivo di toccare con mano quanto sia pericoloso bere e guidare.

Questo perché secondo l’agenzia di polizia nazionale giapponese, molti degli automobilisti che guidano in stato di ebbrezza ma riescono a evitare incidenti sviluppano un senso di invincibilità che li porta a confidare troppo sulle proprie capacità.

Peccato che i dati dicano l’esatto contrario: la probabilità che in un incidente stradale ci scappi il morto è sette volte superiore quando il conducente ha bevuto alcol rispetto a chi è sobrio.

Almeno questo, lo sapevamo anche noi.

Audi Q3, e-hybrid, più energia per il plug-in

Cresciuta, non soltanto dimensionalmente, in modo coerente, la terza generazione di Audi Q3 non ha rinunciato all’opportunità di offrire un motore Diesel né alle varianti a trazione integrale, ma il suo vero fiore all’occhiello è il nuovo ibrido plug-in ora posizionato nettamente al vertice della gamma (con prezzi a partire da 49.800 euro) per prestazioni e soprattutto efficienza.

L’evoluzione del sistema benzina+elettrico, infatti, non fa guadagnare soltanto una manciata di CV in più, ma sviluppa la parte elettrica che ora offre una maggior riserva di energia e un più ampio sfruttamento della stessa a beneficio dei consumi.

La tendenza, del resto, è quella che un po’ tutti i costruttori di veicoli ibridi stanno seguendo, ossia migliorare la componente elettrica: tra gli europei, Audi, e in generale tutto il gruppo Volkswagen, è quello che ha mostrato più chiaramente questo orientamento, proponendo interessanti upgrade di tutti i suoi livelli di elettrificazione, iniziando con il mild-hybrid MHEV+, il primo dotato di un vero motore elettrico, e proseguendo ora con i nuovi Plug-in che mostrano cosa si può fare con un po’ più di batteria.

Raddoppia la carica

Le novità suono tutte nei numeri e di numeri da mettere in evidenza ce ne sono parecchi, iniziando con quelli “assoluti”: la nuova Q3 e-Hybrid tocca una potenza complessiva di 272 CV, 27 CV più della precedente generazione che con 245 CV aveva esattamente la stessa potenza del miglior motore 2.0 TFSI a benzina “non ibrido”, escludendo naturalmente la adrenalinica versione RS Q3 arrivata anche a 400 CV. La coppia conserva invece il valore di picco di 400 Nm.

Passando però alle prestazioni che contano di più su un’ibrida, questa rinnovata Q3 plug-in vanta consumi compresi tra 1,7 e 2,1 l/100 km nel ciclo WLTP, emissioni di CO2 non superiori ai 49 g/km e soprattutto un’autonomia in modalità elettrica che sfiora i 120 km, praticamente raddoppiata rispetto alla precedente che si fermava a 59 km. Parte del merito va a una batteria di capacità superiore, anche qui quasi doppia: si è infatti passati dai 13 kWh nominali e 10,4 kWh effettivi del modello precedente a ben 27,7 kWh installati e 19,7 sfruttabili di quella nuova.

Audi Q3 e-Hybrid (foto Audi)

Questa riserva così generosa non ha però portato un aumento rilevante degli ingombri e di conseguenza del peso della batteria. Si deve infatti alla nuova composizione chimica delle batterie prismatiche, con un diverso elettrolita e una quantità maggiore di litio che determina l’aumento della densità energetica del 50%. In più, c’è anche un miglior controllo della temperatura.

Audi Q3 e-hybrid, lo sportello per la ricarica

Potenziata anche la ricarica, che ora può avvenire in corrente alternata fino a 11 kW (prima erano appena 3,6 kW) e fino a 50 kW in corrente continua. Il tempo minimo per il rifornimento 10%-80% è dunque inferiore alla mezz’ora. Quello massimo per la ricarica completa a bassa potenza arriva invece a due ore e mezza.

Il vano anteriore della Audi Q3 e-hybrid con il 1.5 TFSI da 177 CV (foto Audi)

Ma il segreto è anche il motore a benzina

Non soltanto batteria, comunque, anzi, i risultati sono frutto di una rivisitazione generale dell’intero sistema, iniziando dal motore 1.5 Evo 2 che sugli ibridi del Gruppo ha ormai sostituito il 1.4. Utilizza il ciclo Miller, attivato tramite la gestione delle valvole, per ridurre il dispendio energetico nella fase di compressione ottimizzando quella di espansione. Inoltre,  è corredato da un turbocompressore a geometria variabile. Il sistema di raffreddamento ha canali per l’olio ricavati nei pistoni e l’iniezione diretta è ora a 350 bar contro 200. Questo motore eroga da solo 177 CV, esattamente i 27 in più che fanno cumulo nella potenza combinata, e 250 Nm di coppia tra 1.500 e 4.000 giri/min.

Il nuovo motore elettrico, sincrono a magneti permanenti, contribuisce con 116 CV e 330 Nm di coppia, sufficienti a consentire la marcia elettrica fino a 140 km/h. Si trova nel cambio a doppia frizione s tronic a sei rapporti, che è dotato di pompa dell’olio elettrica per conservare efficienza anche quando il 1.5 è disattivato.

Motore a benzina + elettrico 1.498 cm³, 4 cilindri in linea, turbo FSI + sincrono
Potenza massima totale 272 CV
Coppia massima totale 400 Nm
Cambio a doppia frizione a 6 rapporti
Trazione Anteriore (2WD)
Velocità massima/in elettrico 215 km/h / 140 km/h
Consumo combinato WLTP 1,7-2,1 l/100 km (39-49 g/km CO₂)
Peso in ordine di marcia 1.900 kg
Bagagliaio 375 l (fino a 1.243 l)
Lunghezza 4.513 mm

Audi Q3 eHybrid, come va

Il rinnovato schema propulsivo ha influenzato positivamente anche la dinamica delle nuove Q3 e Q3 Sportback e-hybrid. La batteria sistemata sotto i sedili posteriori offre un miglior bilanciamento e la taratura delle sospensioni è più sportiva. Malgrado le dimensioni più generose questa terza generazione del SUV compatto Audi contiene il peso a vuoto con conducente in 1.900 kg.

La sensazione più evidente, tuttavia, è quella della preponderanza del motore elettrico sul termico. Un rapporto che si mantiene costante con i tre programmi di marcia più attenti al comfort e al risparmio energetico che sono appunto Balanced, Comfort ed Efficiency. In aggiunta a questi, c’è il tasto EV che forza il sistema a viaggiare soltanto in elettrico e che non viene disattivato a meno di non spingere l’acceleratore fino al kick down.

Soltanto il quarto programma, Dynamic, inverte il principio, facendo lavorare di più il 1.5 e innestando anche una calibrazione più sportiva dello sterzo che può comunque essere richiamata e attivata i nodo indipendente in combinazione con gli altri programmi.

Migliorata anche la gestione della frenata, che prende spunto dall’esperienza di Audi con i modelli 100% elettrici. Affida al recupero energetico le decelerazioni inferiori a 0,3g, passando poi a una gestione mista tra questo e i freni idraulici e infine al 100% di frenata tradizionale dalle velocità maggiori. La massima potenza di recupero energetico in decelerazione arriva a 43 kW.

ASI in Pista a Varano. Belle auto e un tributo ad Andrea de Adamich

ASI in Pista 2025

A Varano de’ Melegari, ASI in Pista 2025 ha reso omaggio ad Andrea de Adamich, venuto a mancare il 5 novembre.

Pilota, commentatore TV, istruttore di guida, ma soprattutto grande appassionato di auto e moto, de Adamich iniziò la carriera nei primi anni ’60, con l’Alfa Romeo.

Dopo aver corso anche in Formula 1, diventa telecronista del circus, inventando una nuova comunicazione motoristica e portando passione e competenza nelle case degli italiani.

Con Varano, de Adamich aveva un rapporto speciale, avendo creato una scuola di pilotaggio proprio in questo impianto.

ASI in Pista 2025

ASI in Pista. oltre 200 auto da corsa fino al 1995 e sportive stradali fino al 2005

“Best of Paddock” è stata eletta la Fiat 509 “Sperimentale Sella” del 1926.

Si tratta di un esemplare unico costruito a Biella da Riccardo Sella, utilizzando un autotelaio Fiat con carrozzeria sportiva e motore 8 cilindri in linea di soli 1100 cm3.

Raro esempio di fine artigianato meccanico dell’era pioneristica dell’automobile, è oggi conservato dal collezionista Guido Spagna.

Insieme alla “Best of Paddock” sono stati assegnati:

  • il Trofeo Granturismo alla Lancia Aurelia B20 GT del 1954 di Efisio Carutti,
  • il Trofeo Youngtimer all’Alfa Romeo 147 GTA del 2003 di Roberto Penna,
  • il Trofeo Regina dei Rally alla Lancia Della Integrale Evoluzione Gruppo A del 1992 di Angelo Miniggio,
  • il Trofeo Regina della Pista alla Lancia Stratos GTU del 1976 di Manuel Lasagni, protagonista dei campionati IMSA negli Stati Uniti.

ASI ha poi assegnato la Targa Oro alla monoposto Dallara 385 Formula 3 del 1985 conservata nel Museo della factory, la prima Dallara col telaio monoscocca in carbonio.

ASI in Pista 2025

Oltre ai turni in pista è stata organizzata una sessione speciale di omologazione finalizzata all’emissione di Certificati di Rilevanza Storica e Certificati di Identità ASI.

 

Oscar Piastri out nella Sprint brasiliana; Norris non sbaglia

Lando Norris. ©Pirelli.com

Le parole e le espressioni sul volto di Oscar Piastri dopo la gara Sprint a Interlagos, atto primo del Gran Premio del Brasile di Formula 1, meriterebbero una seduta di psicanalisi.

Il giovane australiano s’è prodotto nel lodevole intento di sminuire il suo errore e anche le conseguenze che potrà avere sulla volata iridata, derubricando la battuta a vuoto a semplice incidente di percorso.

Oscar Piastri: sbaglio grave

Il pilota McLaren è stato soprannominato Poker Face: accadeva pochi mesi fa e sembra un’altra era.

Sulla pista di San Paolo, al giro 5 di 24, ha perso il controllo della sua McLaren sul cordolo interno della Curva do Sol, finendo contro le barriere.

La pioggia annunciata e attesa non c’è stata, non durante la Sprint, ma in precedenza l’acqua aveva bagnato la pista, lasciando pozze sull’asfalto e rendendo i cordoli scivolosi come saponette.

Piastri ha pagato un piccolo errore, che però potrebbe avere grandi conseguenze.

Comprensibile che voglia mandare messaggi rassicuranti, forse più a se stesso che all’uditorio.

Sta di fatto che i punti sono andati tutti al suo compagno di squadra e primo avversario “Landone” Norris, che ha potuto mettere a segno un significativo 8 a 0 e ora vede consolidata la sua leadership iridata (365 punti contro 356).

Lando Norris: da ‘propenso all’errore’ a solido accumulatore di punti

E’ vero che ci sono ancora tanti punti da assegnare, 4 gare da disputare (più una Sprint), ma di certo il risultato della “garetta” brasiliana sembra lanciare Norris verso il titolo.

Mai dire mai, in Formula 1, per adesso l’aritmetica non condanna nessuno, ma dal punto di vista psicologico è una stoccata (portata dall’inglese, subita dall’australiano) di quelle sanguinose.

Ed è strano, se le prossime gare (a cominciare dal GP del Brasile “lungo”) non sovvertiranno questo status quo, che sia proprio una Sprint, criticata nel suo stesso essere, ad aver avuto un ruolo così importante.

Kimi Antonelli. ©Pirelli.com

Antonelli di nuovo sul podio

Cos’altro ha detto la prima prova paulista? In primis ha salutato il secondo posto di Kimi Antonelli, giovane italiano in ascesa.

Per lui il podio (come già quello colto a Montreal) ha un sapore diverso, è un passo importante nel percorso di crescita, soprattutto perché è stato colto davanti al suo compagno George Russell che quest’anno sta disputando una stagione esemplare.

Bravo Kimi, auguriamoci (da italiani) che continui così.

Verstappen ci crede ancora?

Altra nota da segnalare è il quarto posto di Verstappen. La rimonta iridata, che sarebbe stata emozionante per tutti gli appassionati a prescindere da simpatia o antipatia per SuperMax, sta perdendo slancio: ora i punti di distacco dal leader sono 39, prima erano 36: in questa fase terminale ogni punto è una goccia nel deserto e pesa molto, davvero molto.

La Ferrari, in questa giornata, è stata nel gruppo, a lungo con con il passo dell’Aston Martin, anche se Leclerc nel finale ha superato il coriaceo Alonso.

Ma il carosello di Interlagos ha ancora in serbo molte sorprese.

Charles Leclerc e Lewis Hamilton. ©Pirelli.com

Alumi, a spasso per Roma guidando 7mila lattine

Alumi
foto © Auto Tecnica

C’è un momento, tra le curve che salgono da via delle Belle Arti verso il Gianicolo, in cui Roma sembra galleggiare nella luce.

È lì, nel mattino sonnacchioso di un sabato mattina che la nuova Alumi mostra il meglio di sé.

Una microcar elettrica, certo, ma guidandola non bisogna dimenticare che è una L7e ma sembra qualcosa di più.
Perché è un veicolo ben progettato, pensato come “compagno di vita” – così la definiscono in LinkTour – e non solo come mezzo di trasporto.

Il nome dice già molto. Alumi nasce dall’unione di alluminio (per la struttura ultraleggera), lume (per il design luminoso, pulito, elegante) e amico – perché vuole accompagnare famiglie, giovani e senior nella mobilità quotidiana.

Alumi
foto © Auto Tecnica

Un concetto che che suona poetico ma che ha solide basi fatte di scelte tecniche concrete, intelligenti, misurate.

Come ha ben illustrato durante la presentazione Hai Zhang (Weiqiao Pioneering Group), il quale ha spiegato come siano necessarie 7mila lattine di alluminio – materiale facilmente riciclabile – per dare vità a una Alumi.

Una piattaforma nuova per una nuova idea di città

La gamma di LinkTour Alumi parte con due modelli ma già i manager presenti a Roma per il lancio hanno annunciato che presto arriveranno novità.

Alumi L6e disponibile in tre diversi allestimenti (L6E, Plus e Pro) e viene presentata con un’autonomia fino a 120 chilometri con una velocità massima di 45 km/h. Nei pensieri dei progettisti è ideale per la mobilità urbana pura, quella nei centri città e per brevi tratte.

Invece la Alumi L7e (negli allestimenti Elite ed Elite Plus, dichiara 180 km di autonomia, una velocità massima di 90 km/h e viene proposta per tragitti urbani di ogni tipo ed extraurbani “leggeri”.

Piccola fuori, Roma dentro

La differenza non è solo prestazionale.

La L7e Elite provata nel nostro percorso romano, è quella che meglio incarna la filosofia dell’intera famiglia Alumi.

Alumi
foto © Auto Tecnica

È piccola fuori, sorprendentemente spaziosa dentro, con un passo lungo per la categoria – ben 1.800 mm – che garantisce abitabilità da segmento superiore.

Guidare nelle strette e contorte strade che portano al Gianicolo, le dimensioni compatte fuori aiutano molto, così come la maneggevolezza.

Il volante è piacevole al tatto e lo sterzo diretto e sincero.

Un solo piccolo appunto: sanpietrini, tombini e binari romani non sono amici delle piccole ruote di Alumi e le asperità del terreno si sentono. La sensazione che provocano è piuttosto fastidiosa.

In ogni caso la guida è confortevole, il motore abbastanza pronto e lo spazio si appezza davvero.

Non solo per i 320 litri di bagagliaio e lo spazio che permette anche a persone molto alte di trovare la giusta posizione, ma anche per il fatto che si può viaggiare estremamente comodi in due. E la sensazione di ariosità e ordine che si percepisce nell’abitacolo viene amplificata dall’ampio tetto in vetro che riempie di luce l’abitacolo.

Quando la batteria diventa struttura

Buona parte del merito di maneggevolezza e stabilità di Alumi è stata ottenuta grazie alla tecnologia cell-to-body.

Alumi
foto © Auto Tecnica

Infatti, la microcar di LinkTour è la prima al mondo della sua categoria a integrare la batteria direttamente nel telaio.

In questo modo il peso è minore, con benefici per i consumi e per l’autonomia.

Il baricentro più basso permette una miglior tenuta di strada, anche nelle curve più impegnative.

In generale, la struttura è più rigida e di conseguenza sicura, fattore da non trascurare per vetture di queste dimensioni, spesso in balia dei grandi SUV che occupano le vie cittadine.

Certo, si fa sentire la mancanza di airbag, ma Leon Zheng (Vice President Sales & Marketing di Linktour Automotive) ha assicurato che arriveranno presto, sul prossimo model year.

Morbida dove serve, sincera sempre

È anche alla progettazione cell-to-body che nel tratto tra Monte Mario, il Vaticano e il Gianicolo non abbiamo avuto problemi di sorta.

La Alumi si “appoggia” dolcemente, senza rollio, comunica sensazioni positive e non ha comportamenti nervosi o imprevedibili.

Naturalmente il test prevede velocità “urbane”: forse spingendola al limite si potrebbe avere qualche problema di tenuta, ma obiettivamente chi vuole correre non compra certo una microcar di questo tipo!

Alumi
foto © Auto Tecnica

Insomma, in città con spazi ristretti, parcheggi ridotti e curve che non sono solo teorie geometriche ma sfide da affrontare, la qualità progettuale di Alumi fa la differenza.

E anche il motore dà il suo contributo al piacere di guida, con fluidità di erogazione e senza scatti spiacevoli, fattori che agevolano nelle manovre e aiutano quando servono precisione e scioltezza.

Un abitacolo semplice, curato e funzionale

Dello spazio e della sensazione piacevole che si prova a bordo di Alumi abbiamo già parlato.

Gli interni sono coerenti con i messaggi che trasmettono il telaio, le sospensioni e la tecnologia in generale.

I sedili (forse un filo poco avvolgenti) sono in tessuto sostenibile, molto comodi e ben imbottiti, dalla piacevole sensazione al tatto, così come lo è il volante.

Il touchscreen centrale è da 10,25” comodo da raggiungere per chi guida e la tecnologia al suo interno offre il supporto wireless sia per Apple CarPlay sia per Android Auto.

Davanti al volante un piccolo schermo da 5” su cui trovare i dati essenziali per la guida, come consumi, velocità, batteria residua…

Sulla plancia è disponibile anche la presa USB-C per la ricarica a 60W, mentre quando si è in retromarcia (comoda la leva del cambio sulla destra del volante) sullo schermo centrale viene proiettata l’immagine della telecamera posteriore, elemento non comune in questa categoria!

Come non lo sono il clima e l’app multimediale che permette di tenere sotto controllo la vettura da remoto, grazie alla quale è possibile preriscaldare o rinfrescare l’auto prima di salire a bordo.

Un accessorio che permetterà a chi guida l’Alumi di fare un figurone con amici e passeggeri…

Silenziosa, naturale, amichevole

La sensazione alla guida è quella di un mezzo che non chiede adattamento.

Sterzo leggero ma non inconsistente, frenata progressiva, assetto morbido ma non cedevole.
Nelle strettoie intorno a Borgo Pio la nostra Alumi si muove con la confidenza di chi è nata per questo.

Alumi sembra aver capito quello che il cliente di ogni età vuole da un’auto come questa.

Dev’essere piccola fuori e grande dentro, leggera del peso giusto, tecnologica senza disturbare.

Non deve essere solo uno strumento di spostamento, né unicamente un oggetto iconico, ma forse tutto questo insieme, e Alumi sembra averlo capito.

Alumi
foto © Auto Tecnica

Wolfgang Porsche e il tunnel della discordia

I ricchi hanno da sempre un problema congenito: non sono simpatici a nessuno.

Vuoi perché i soldi generano privilegi ma anche tanta invidia, o forse perché chi è ricco (ma per davvero) ogni tanto pensa che tutto sia in vendita.

Era successo un paio d’anni fa a Jeff Bezos, il signore dei pacchi, che dopo aver ordinato ai cantieri navali di Rotterdam la “Oceanco Y721”, un mega yacht a tre alberi lungo 127 metri e alto 40, si era trovato di fronte ad un problemino logistico: per far uscire la portaerei privata dal cantiere era necessario smontare la sezione orizzontale di “Koningshavenbrug De Hef”, ponte in ferro a sollevamento verticale della città olandese risalente al 1878, anche se l’attuale versione è datata 1972.

Ovviamente, le spese sarebbero state coperte dallo stesso Bezos, ma la rassicurazione non è bastata a convincere gli abitanti, che si sono schierati compatti sul no all’idea di smontare e rimontare a piacere uno dei monumenti storici della città.

E se Jeff ci avesse provato, il varo del suo yacht sarebbe stato accompagnato da un massiccio “egging”: una pioggia di uova, meglio ancora se marce.

Risultato: l’Oceanco Y721 è stato silenziosamente trasferito in un altro cantiere affrontando per 24 miglia il canale “Noord”, senza dare molto clamore alla vicenda.

Scandalo a Salisburgo

La stessa cosa, più o meno, sta accadendo in questi giorni nell’elegante Salisburgo, nobile città austriaca scelta dall’81enne Wolfgang Porsche, figlio più giovane di Ferdinand (Ferry) e Dorothea Reitz, nonché fratello di Ferdinand (Butzi), designer dell’iconica 911.

Quattro anni fa, Wolfgang ha acquistato per 9 milioni di euro una delle più antiche e prestigiose residenze sulle colline di Salisburgo – città dove ha sede la holding di famiglia – un edificio del XVIII secolo che nella sua lunga storia ha ospitato nomi come James Joyce, Thomas Mann e il giovane Mozart.

Un tunnel per collegare casa e garage

La discrezione del discendente dell’impero Porsche, un anziano e raffinato signore a capo di una famiglia il cui patrimonio è stimato in 30 miliardi di dollari, ma che lo scorso anno – poco elegantemente – aveva chiesto il divorzio dalla seconda moglie Claudia perché “affetta da demenza”, sostituita senza troppi giri di parole dalla principessa Gabriela di Leiningen, 59 anni, è andata letteralmente in frantumi quando i concittadini di Mozart hanno scoperto che Wolfgang aveva chiesto (e ottenuto) l’autorizzazione a scavare un tunnel lungo 500 metri all’interno della montagna.

L’idea che gli era venuto in mente, suonava proprio come un capriccetto da ricchi: collegare la sua umile magione all’immenso garage personale, sotterraneo anche quello.

Tutti contro

Apriti cielo. La notizia del “tunnel d’oro”, com’è stato soprannominato in città, è finito sulle prime pagine dei quotidiani austriaci, aprendo le dighe a insulti, inchieste, indignazioni e interrogativi di chi da allora si chiede come sia possibile concedere suolo pubblico ad un privato cittadino, quando numerosi progetti di interesse pubblico faticano a vedere la luce per la ritrosia dell’amministrazione comunale.

Dalla parte di Wolfgang, colpito dallo scoprire che chi è ricco ha tanti amici ma molti più nemici, qualche sparuto miliardario salisburghese che ha ricordato a tutti quanto la straordinaria eleganza della città sia merito dei ricchi che nei secoli hanno costruito palazzi da fiaba che oggi impreziosiscono il centro cittadino.

Ma c’è chi si è spinto oltre, come i Verdi, che hanno chiesto una perizia indipendente per stabilire se il diritto allo scavo fosse stato valutato in ogni dettaglio prima di essere concesso.

Il risultato ha lasciato tutti ancor più senza parole, visto che secondo la documentazione mister Porsche avrebbe pagato solo 35mila euro per ottenere il permesso. Una miseria.

Un’eccezione per herr Porsche

E ancora peggio, sul tunnel che rappresenta il desiderio di Wolfgang Porsche è arrivata un’altra tegola non da poco: alle elezioni comunali dello scorso marzo, il sindaco che aveva concesso i permessi allo scavo è stato battuto dalla sinistra, che ha promesso di dare battaglia fino all’ultimo per impedire ad un ricco di fare ciò che gli pare, quando i cittadini comuni sono alle prese con una crisi abitativa e prezzi del mercato immobiliare senza precedenti.

Porsche, tentando di placare le acque, ha aggiunto di recente che potrebbe concedere l’accesso al pubblico ai suoi vicini di casa del “Kapuzinerberg”, l’elegante collina alta 640 metri sulla sponda orientale del fiume Salzach, costretti ad un percorso ripido e tortuoso per tornare nelle loro casette.

Dopo vari passaggi, la patata bollente è atterrata sulla scrivania di Bernhard Auinger, sindaco socialista con un passato nel CdA del marchio Porsche come rappresentante dei lavoratori. Spetterà a lui decidere, e non sarà per niente facile.

La sostenibile leggerezza di Alumi

LinkTour
Un momento di Light It Up, la serata di presentazione delle nuove Alumi a Roma - foto © Auto Tecnica

Non è solo una citycar elettrica e non è solo una nuova proposta nel mondo già affollato delle microcar urbane.

Alumi, la neonata di LinkTour, unisce leggerezza ingegneristica, estetica brillante e un’idea molto precisa di mobilità urbana contemporanea.

LinkTour è un’azienda che fa leva su competenze avanzate nella progettazione di telai in alluminio e nella ricerca sui materiali per ridurre peso e consumi che le derivano dalla società madre, leader mondiale nella produzione dell’alluminio.

Con una presenza commerciale in espansione internazionale, LinkTour punta a diventare un riferimento globale nella categoria dei veicoli elettrici compatti e attraverso il suo Istituto di Ricerca sulla Leggerezza, sviluppa architetture strutturali integrate e soluzioni Cell-to-Body per aumentare sicurezza ed efficienza.

Nasce la microcar amica

Dopo la presenza all’ultimo IAA di Monaco, LinkTour ha deciso di presentare i suoi modelli a Roma, durante una serata che ha coinvolto oltre ai giornalisti anche i dealer e possibili importatori.

In attesa di provare le varie versioni di Alumi sulle strade romane, la vettura è stata descitta nel dettaglio da Zhang Hai. Il direttore dell’Istituto di Ricerca sulla Leggerezza ha posto al centro del suo intervento una semplice parola: amico.

Alumi, ha spiegato Zhang, è un nome che nasce dal connubio di alluminio (di cui è composta la struttura dell’auto), di lume (la luce che guida design e identità visiva) e amico, perché vuole essere compagna di viaggio, non solo un mezzo.

Un’auto per generazioni diverse

L’idea è ambiziosa, cioè creare una microcar capace di parlare a utenti molto diversi tra loro.

Alle famiglie, per le quali è una seconda auto pratica, comoda e curata. Ai giovani, per i quali è un simbolo di libertà, socialità e autonomia.

E infine agli anziani, in quanto è un mezzo confortevole, semplice e… rassicurante.

Da qui nasce la sfida di creare non un’auto qualsiasi, ma qualcosa di fondamentalmente nuovo.

Due modelli, un’unica filosofia

La gamma d’esordio in Europa si articola in due modelli omologati per la circolazione urbana

Modello Velocità max Autonomia stimata Uso ideale
L6e 45 km/h fino a 120 km Percorsi brevi, centri urbani, mobilità quotidiana
L7e 90 km/h fino a 180 km Aree metropolitane estese, extraurbano leggero

La chiave progettuale è il passo lungo, che permette ruote più distanziate e quindi un abitacolo sorprendentemente spazioso, senza compromettere le dimensioni esterne.

Il risultato è una microcar fuori che non si sente micro dentro.

Geometrie luminose e identità forte

Per LinkTour il design non è un accessorio, è il DNA.
Linee geometriche che incontrano curve morbide, una firma luminosa futuristica con
illuminazione LED 3D, un frontale pulito e l’assenza di cornici superflue raccontano un linguaggio stilistico molto chiaro.

Un linguaggio riconoscibile e non aggressivo.

Un altro aspetto importante è il luminoso tetto panoramico in vetro, grazie al quale lo spazio interno sembra davvero un piccolo salotto mobile.

L’ingegneria che alleggerisce il mondo

Per chi ama la tecnica, la parte più interessante della spiegazione di Zhang riguarda proprio l’alluminio.

Alumi è la prima microcar al mondo della sua categoria a integrare la tecnologia Cell-to-Body, ossia la batteria strutturale inserita direttamente nel telaio.

LinkTour
Alumi LinkTour, la nuova microcar elettrica urbana leggera, smart e personalizzabile – foto © LinkTour

I vantaggi sono notevoli, a partire da un peso ridotto e una maggior rigidità. Grazie al baricentro più basso, si ottiene una miglior stabilità e più elevata manovrabilità.

Infine, grazie alla migliorata sicurezza strutturale, si hanno deformazioni più prevedibili in caso di urti e incidenti.

A ciò si aggiunge l’impiego di un motore più compatto ed efficiente che contente un sensibile aumento della potenza, una miglior risposta nell’uso urbano e un calo del peso del sistema di trazione nel suo complesso.

Si tratta magari di piccole percentuali che tuttavia fanno grandi differenze nella guida quotidiana.

La comodità silenziosa dell’abitacolo

A proposito degli interni di Alumi, il direttore dell’Istituto di Ricerca sulla Leggerezza di LinkTour ha spiegato come siano altrettanto sorprendenti degli esterni.

Non di poco conto i 320 litri di bagagliaio, così come i 17 vani portaoggetti distribuiti con criterio, i sedili in tessuti sostenibili e l’aria certificata low VOC, cioè più pulita dentro l’auto.

Illustrando la plancia, Zhang ha affermato che ospita uno schermo centrale da 10,25” e una strumentazione digitale da 5”, la connettività wireless con Apple CarPlay e Android Auto, la ricarica USB-C da 60W e un’app dedicata con gestione remota che permette diverse funzioni, come la chiusura delle portiere, la climatizzazione anticipata e la localizzazione.

In altre parole, Zhang la descrive piccola fuori, “smart lounge” dentro.

La leggerezza come valore

In un’epoca di SUV mastodontici e auto elettriche da due tonnellate, Alumi va nella direzione opposta.

Meno peso, meno consumo di risorse, più pensiero progettuale.

Non solo mobilità quindi, ma un invito a ripensare il rapporto tra città, oggetti e persone.

E forse, per le strade strette e vive di Roma – dove Auto Tecnica proverà Alumi già domani – questo piccolo compagno di viaggio apre davvero un nuovo capitolo.
Un capitolo fatto di delicatezza, misura e presenza e di una mobilità che
non invade, ma si integra.

LinkTour
foto © LinkTour

Mole Urbana: al via la produzione della microcar torinese/marchigiana

Con l’inaugurazione del nuovo stabilimento di Mole Urbana, il progetto fondato dal designer e imprenditore Umberto Palermo compie il passo decisivo, trasformandosi da idea visionaria a realtà produttiva.

Un’impresa coraggiosa che conferma come spesso ostacoli che sembrano insormontabili possono essere superati.

Ad augurare un futuro positivo è intervenuto alla cerimonia di inaugurazione Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Umberto Palermo presenta la gamma di Mole Urbana. ©Mole Urbana

Una partecipazione significativa in un’impresa che coniuga impresa industriale e sensibilità verso l’ambiente.

Mole Urbana è un quadriciclo pesante spinto da un motore elettrico ed è prodotta in uno stabilimento sul cui tetto sono stati installati pannelli fotovoltaici per fornire l’energia elettrica necessaria al processo.

Non sono mancati i rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, tra cui ovviamente il sindaco di Orbassano Cinzia Maria Bosso, che ha espresso apprezzamento per un’azienda che riporta l’automotive in un territorio che è nato e si è sviluppato attorno allo stabilimento FIAT.

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Mole Urbana Sport GT. Immagine ©Mole Urbana

Partner industriali e centinaia di ospiti hanno riempito il reparto di assemblaggio in cui era esposta la gamma di Mole Urbana.

Nel discorso introduttivo, Umberto Palermo ha sottolineato che il suo ambizioso obiettivo è stato raggiunto grazie al supporto di CDP Venture Capital, di Regione Marche, Regione Piemonte, Finpiemonte e investitori privati

Mole Urbana: un prodotto, tante declinazioni

L’inaugurazione di Orbassano non è la presentazione di un singolo modello, ma l’affermazione di un nuovo modo di intendere la manifattura, sfidando la tradizione per attingere ad altri processi collaudati su altri oggetti, come gli elettrodomestici o l’industrai del mobile.

Mole Urbana nasce dall’idea che il design italiano debba tornare a essere osservazione, responsabilità e concretezza, e che l’auto del futuro non sia solo un oggetto tecnologico, ma un gesto culturale: un modo di pensare il lavoro, il territorio e la sostenibilità.

mole urbana
Mole Urbana Romantica. Immagine ©Mole Urbana

La fabbrica che rinasce dalle sue ceneri

Il nuovo impianto sorge su un sito industriale degli anni Sessanta, riportato in vita dopo anni di inattività.

Come accennato, 10.000 metri quadrati di amianto sono diventati 10.000 metri quadrati di pannelli solari: un simbolo concreto di rigenerazione ambientale e industriale.

Una fabbrica leggera, pensata per produrre con basso consumo energetico e grande efficienza, con un piano industriale sostenibile e realistico: un investimento di 7 milioni di euro che dà vita a un modello di produzione flessibile e diffuso, aperto alla collaborazione con il territorio.

Mole Urbana Brezza. Immagine ©Mole Urbana

La gamma Mole Urbana

La proposta di Mole Urbana si basa su dodici modelli elettrici modulari pensati per la mobilità cittadina.

Dalle versioni a due, tre e quattro posti per il trasporto persone di passa alle varianti cargo con volume utile fino a 4 metri cubi, dedicate al lavoro e al delivery del’ultimo miglio urbano.

mole urbana
Mole Urbana Lavoro. Immagine ©Mole Urbana

Con larghezze di 1,30 metri e lunghezze tra 2,65 e 3,30 metri, Mole Urbana unisce compattezza, ergonomia e sicurezza.

I test di sicurezza indicano che in alcune condizioni si superano i livelli delle auto tradizionali.

L’intera produzione nasce da una filiera che unisce Piemonte e Marche, Torino e Fabriano, una la culla dell’automobile, l’altra la casa dell’elettrodomestico di qualità.

Mole Urbana Brezza. Immagine ©Mole Urbana

Competenze industriali italiane che trovano il denominatore in questo quadriciclo che ambisce a un posto di rilievo in questo settore, che le statistiche danno in rapida ascesa in tutta Europa.

Malya, la nuova keicar all’italiana

Accanto alla gamma cittadina, Mole Urbana ha presentato Malya, il concept che inaugura un nuovo filone di auto compatte adatte anche all’utilizzo extraurbano.

mole urbana
Mole Urbana Malya. Immagine ©Mole Urbana

Lunga 3,80 metri e larga 1,60, Malya nasce come una keicar italiana, pensata per accogliere quattro/cinque persone con comfort e sicurezza, capace anche di affrontare l’autostrada.

La motorizzazione è elettrica, ma la struttura lascia aperta la porta anche a motorizzazioni endotermiche e ibride.

Mole Urbana Malya. Immagine ©Mole Urbana

Realizzata con gli stessi processi leggeri – taglio, piegatura ed estrusione di alluminio – Malya conferma la vocazione di Mole Urbana, ovvero un oggetto adatto una mobilità sostenibile, accessibile e profondamente italiana.

Mole Urbana Malya. ©Mole Urbana

Una fabbrica di bellezza e trasparenza

All’interno dello stabilimento, sono esposte le opere del maestro vetraio Antonio Perotti, un artista assai legato a Umberto Palermo che con simboli di trasparenza, luce e purezza vuole trasformare in arte i valori che Mole Urbana vuole portare in ogni automobile e in ogni relazione.

Gilberto Pichetto Fratin – Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica:

Umberto Palermo e Gilberto Pichetto Fratin. ©Mole Urbana

“Questo progetto rappresenta un modello italiano di transizione industriale, dove la genialità imprenditoriale e la capacità di innovare trovano spazio anche in territori periferici”.

“Il governo ha sostenuto fin dall’inizio questa iniziativa, perché incarna l’idea che la transizione ecologica non debba essere imposta dall’alto, ma possa nascere dalle competenze e dall’energia dei territori”.

“L’Italia ha ancora una grande capacità produttiva, soprattutto nella componentistica, e dobbiamo valorizzarla: molti marchi sono stranieri, ma le auto sono spesso italiane. Dobbiamo difendere questo saper fare e questa flessibilità, perché sono le chiavi per competere anche su scala globale”.

Gian Mario Spacca – Responsabile relazioni istituzionali MU Fabriano:

 “La collaborazione tra il Piemonte e le Marche è una collaborazione storica. Molte imprese marchigiane di grandissimo successo hanno avuto origine dalle conoscenze industriali maturate in Piemonte”.

“Una, tra tutte, mi riferisco alla grande impresa meccanica Ariston che poi ebbe anche l’onore, negli anni ’80, di essere lo sponsor della Juventus, quindi a sottolineare un’ulteriore forma di collaborazione tra queste due regioni, Marche e Piemonte”.

“Ma, diciamo che l’esperienza delle politiche industriali che si sono sviluppate nelle Marche, pur prendendo strade differenti, una orientata alle grandi dimensioni, un’altra orientata ai distretti industriali, si compenetrano perfettamente nella prospettiva futura che ha sull’asse della ricerca, dell’innovazione e della capacità produttiva di grandissima qualità per offrire una risposta a segmenti di mercato a maggiore valore, trova appunto una risposta nelle energie, nelle professionalità che si esprimono all’interno di queste due regioni”.

“Mole Urbana è una idea straordinariamente innovativa che può rispondere a un cambiamento di mercato che si sta registrando anche nel settore dell’automotive, proprio su questi parametri dove si coniugano innovazione e forte incremento della capacità produttiva nei livelli che riguardano anche le produzioni di minor dimensione”.

Fabio Pressi – Presidente MOTUS-E:

“Oggi, possiamo parlare di elettrico non a chi dobbiamo convincere, ma a chi crede in questa trasformazione”.

“In Italia l’adozione dei veicoli elettrici è ancora ferma al 5%, mentre in Europa siamo al 16% e nel mondo, un’auto su cinque è elettrica”.

“È fondamentale capire che il cambiamento non può essere solo ideologico: servono industrie capaci di investire e cogliere questa opportunità, con una visione concreta e industriale”.

“Questa iniziativa va proprio in quella direzione: un nuovo modello di mobilità, sostenibile e silenziosa, che dimostra come l’auto elettrica sia una risposta reale alle esigenze delle nostre città”.

“Il dibattito non è più solo sull’auto, ma sull’energia: la batteria è l’elemento di congiunzione tra questi due mondi, e se non comprendiamo questa integrazione, rischiamo di perdere il vantaggio industriale e progettuale che l’Italia può ancora offrire”.

Toni Purcaro – Presidente di DEKRA Italia:

“La sicurezza stradale è oggi al centro del dibattito. Non possiamo affidarci esclusivamente alla tecnologia: servono regole chiare e comportamenti consapevoli”.

“Gli incidenti sono spesso causati da errori umani, come distrazioni al volante o mancato rispetto del codice della strada”.

“È importante ricordare che ogni anno nel mondo muoiono 1,3 milioni di persone per incidenti stradali: come se scomparisse una città come Milano”.

“Oggi parliamo di standard di sicurezza europei, di regolamenti omologativi e della necessità di trasparenza nelle verifiche”.

“Serve una competitività basata su regole condivise, non su vantaggi artificiosi. E in questo contesto, l’auto deve essere sicura non solo grazie alla tecnologia, ma anche attraverso un’educazione alla mobilità più responsabile”.

I nuovi avveniristici progetti di Xpeng, verso l’infinito e oltre

È nata soltanto nel 2014 come Guangzhou Xiaopeng Motors Technology Co. Ltd. – per tutti “Xpeng” – con sede a Guangzhou, ma il centro di progettazione e sviluppo di Mountain View, nel cuore della Silicon Valley americana, ha contagiato l’azienda nata inizialmente da un finanziamento di colossi come Alibaba, Xiaomi, Foxconn e IDG Capital e oggi quotata in borsa.

Il primo robotaxi prodotto in serie

A poche ore dall’All Day 2025, Xpeng ha svelato in anteprima il suo robotaxi, il primo prodotto in Cina destinato alla produzione di serie, un veicolo sviluppato sulla piattaforma della “Canghai” e realizzato con l’idea di aprire una nuova fase della mobilità autonoma e dare il via anche ad un riposizionamento dell’azienda, che si definisce “esploratore della mobilità nel mondo dell’AI Fisica e azienda globale di embodied intelligence”.

La collaborazione strategica con Volkswagen

In pratica, secondo Xpeng si sta ufficialmente aprendo l’integrazione dell’IA nel mondo reale, e che si tratti di una nuova frontiera spinta verso quello che fino a ieri era l’ignoto, lo dimostra la fresca collaborazione strategica raggiunta con il marchio Volkswagen per la realizzazione dell’ecosistema open-source del VLA 2.0, un modello di grandi dimensioni che per la prima volta riduce i comandi end-to-end da segnali visivi a comandi precisi.

La nuova frontiera della navigazione satellitare

Una capacità di guida intelligente che raggiunge mete finora impensabili come la funzione Narrow Road NGP e l’Assistenza alla Guida Automatizzata Senza Navigazione (Super LCC), con la risposta proattiva a gesti e segnali stradali complessi.

Il sistema di interazione esterno, incluso un display sull’aletta parasole, permette di dialogare con i pedoni, ma contestualmente sarà lanciato anche l’allestimento intelligente “Robo” per veicoli di proprietà privata, che condivide l’hardware del Robotaxi.

L’umanoide sempre più umano

Nella tabella di marcia di Xpeng rientra anche “Iron Next-Gen”, l’umanoide più avanzato mai visto finora, dotato di una spina dorsale realizzata sulla struttura di quella umana, con muscoli bionici, pelle flessibile e capace di gesti fluidi e naturali.

Le auto volanti, per chiudere

L’ultimo capitolo le auto volanti della “Aridge”, azienda della galassia Xpeng, che ha realizzato la “A868”, un’auto volante ibrida a rotore inclinabile con 6 posti e 500 km di autonomia attualmente è in fase di test ma con l’inizio della produzione prevista dal prossimo anno con l’inaugurazione della prima rotta turistica a guida autonoma a bassa quota.

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