venerdì 24 Aprile 2026 - 04:43:42

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Nuova Renault Twingo E-Tech Electric

©Auto Tecnica

Abbiamo visto la nuova Renault Twingo E-Tech Electric in anteprima mondiale a Parigi.

Una ‘première’ a cui la Casa francese teneva particolarmente, tanto da realizzarla in gran segreto e con rigoroso embargo sulla divulgazione di immagini e caratteristiche.

In effetti di grandi segreti non ce n’erano, essendo che la versione che andrà in produzione non differisce molto dal concept, preceduto dall’annuncio nel novembre 2023, presentato un anno fa al Salone di Parigi.

E meno male. Quando prodotto finale e Concept mantengono tale similitudine, ne gode senza dubbio l’utente finale, che si trova tra le mani un oggetto ‘di design’, dove lo stile (che è pur sempre la principale leva per l’acquisto) prevale sulla mera ingegneria.

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Il ritorno al Segmento A secondo Renault

C’è bisogno di auto di queste dimensioni e peso nelle nostre città.

Ne hanno bisogno le famiglie che non vogliono, o non possono, investire in auto sempre più costose da acquistare e mantenere; servono per decongestionare il traffico, occupando meno spazio sulle strade e nei parcheggi; e infine, per le note leggi della fisica, queste auto possono contribuire a limitare emissioni climalteranti e inquinanti.

Dunque, una riscoperta che suona come il classico l’uovo di Colombo?

In un certo senso è così, anche se in Renault hanno fornito una spiegazione più strutturata e convincente, che speriamo sia recepita da tutte le Case, specie europee, per arrivare a quel rilancio dei volumi che possono essere una boccata d’ossigeno per il comparto.

La prima considerazione è che il crollo della richiesta di auto del Segmento A è stato innescato dall’aumento dei prezzi di vendita, dovuto a più cause, non ultima la sempre più completa dotazione di sistemi di sicurezza (ADAS) e comfort che hanno assottigliato la differenza con vetture di Segmento B, al punto da farle diventare le più popolari.

La conseguenza è stato un progressivo abbandono di questo segmento da parte dei grandi Costruttori.

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Il programma Leap 100

Con la nuova Twingo, Renault si è data il non facile compito di reinventare il segmento A in due mosse: la prima declinandolo in elettrico, senz’altro adatto a vetture di questa taglia, la seconda creando una supply chain estremamente efficiente che unisca tecnologie proprietarie e fornitori qualificati in Cina e Slovenia (dove le Twingo sono assemblate) per mantenere sotto controllo i costi di produzione senza rinunciare alla qualità e consenta l’accesso a questo veicolo a una vasta fetta di pubblico.

Un risultato ottenuto in tempi record, applicando il programma Leap 100, che limita a 100 settimane (2 anni), il tempo di sviluppo prodotto.

Renault ha aperto una strada che speriamo seguano anche gli altri Costruttori europei: oggi è il time-to-market, insieme alla capacità di innovare, la chiave del successo, al pari e forse più del brand awareness.

Non solo, è stato raggiunto anche l’obiettivo di arrivare sul mercato a un prezzo di partenza inferiore ai 20.000 €, che in Italia, sfruttando il massimo degli incentivi, potrà dimezzarsi.

Un’occasione unica, nelle intenzioni del Costruttore, per favorire il passaggio dall’endotermico all’elettrico.

Un progetto globale

Il progetto Twingo E-Tech Electric è stato gestito da Ampere, la filiale di Renault Group specializzata nei veicoli elettrici smart, operando, come si è detto, in Francia, Cina e Slovenia.

Avviato in Francia presso il Technocentre, partendo dalla piattaforma AmpR Small, nata per coprire i veicoli elettrici dei Segmenti A e B è proseguito in ACDC, il centro di R&S di Renault Group di Shanghai.

Questo, operando sul campo, ha dato una forte accelerazione al progetto avvalendosi di nuovi partner industriali facenti parti dell’ecosistema locale.

Tra questi ricordiamo Launch Design per la parte superiore e visibile del veicolo, CATL per le batterie e Shanghai e-drive per la motorizzazione.

Ampere ha fornito la piattaforma e sviluppato tutti i sistemi elettronici, i componenti software e multimediali e i dispositivi di assistenza alla guida.

Questo approccio non solo ha compresso drasticamente tutte le fasi di sviluppo ma ha pure ridotto del 50% gli investimenti.

Un nuovo modo di lavorare che, nel dettaglio, ridotto del 16% le attività di pianificazione, del 41% quelle di design e progettazione tecnologica, e del 26% l’industrializzazione, inclusa la logistica.

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E’ assemblata in Slovenia

Riguardo l’assemblaggio, lo stabilimento di Novo Mesto è un sito storico che ha finora prodotto 5 milioni di veicoli, in particolare di Segmento A e B, come Renault 4, Renault 5, Clio, Twingo 2 e 3).

Per adeguarsi al progetto Twingo E-Tech il sito è passato attraverso:

  • La modernizzazione delle attrezzature su tutta la catena di produzione, con l’installazione di linee completamente nuove per lo stampaggio a iniezione e la verniciatura dei paraurti e l’assemblaggio dei sedili e della traversa anteriore.
  • Il potenziamento delle competenze dei dipendenti con programmi intensivi di formazione e riqualificazione nei settori del digitale e delle tecnologie connesse ai veicoli elettrici.
  • La transizione ecologica e digitale, con l’implementazione di soluzioni come Plant Connect (metaverso industriale) e l’utilizzo di un impianto fotovoltaico.
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La tecnica

L’utilizzo della piattaforma AmpR nella declinazione Small ha implicato la condivisione di molti sottogruppi con le Renault 5 e Renault 4 E-Tech Electric.

In particolare, l’avantreno è lo stesso, sia strutturalmente sia tecnicamente, mentre visto l’impiego prettamente cittadino del veicolo (e per contenere i costi e i pesi) al retrotreno si è preferito abbandonare la soluzione multilink per un ponte semitorcente ereditato dalla Captur.

Il motore elettrico è da 60 kW (82 CV) con una coppia di 175 Nm.

Poco, potrebbe sembrare, ma sufficiente per un’auto da 12 quintali che può infatti accelerare da 0 a 50 km/h in meno di 4 secondi e passare da 0 a 100 orari in poco più di 12 secondi.

Saggia la limitazione della velocità massima a 130 orari.

Auto leggera, batteria piccola

La ‘mission’ del veicolo ha suggerito anche un dimensionamento più contenuto della batteria, che ha una capacità di 27,5 kWh e si basa sulla tecnologia LFP (litio-ferro-fosfato) con raffreddamento ad aria (altro vantaggio di peso).

Ha una densità energetica inferiore a quella delle NMC (nichel-manganese-cobalto) ma offre un miglior rapporto costo/autonomia, in sintonia con l’obiettivo del progetto.

Questa scelta è stata vincente anche per ridurre il peso, e di conseguenza la massa del veicolo, che sappiamo essere la chiave per contenere i consumi.

La Twingo, nella versione Evolution, pesa 1.200 kg e questo consente con una batteria relativamente piccola di raggiungere oltre 260 km di autonomia.

La ricarica (altro aspetto critico per l’utenza che si avvicina all’elettrico) sfrutta un caricabatteria in corrente alternata da 6,6 kW, sufficienti per una ricarica casalinga a bassa velocità (da 0 al 100% in circa 4 ore e 15’).

Si può ricaricare anche in CC (optional)

Il pacchetto opzionale Advanced Charge porta la potenza di ricarica in corrente alternata a 11 kW e in corrente continua da 50 kW.

Nel primo caso si scende a 2 ore e 35 minuti, mentre in modalità fast charge in CC bastano 30 minuti per passare dal 10 all’80%.

Inoltre, il pacchetto include un caricabatterie bidirezionale in corrente alternata da 11 kW che permette di usufruire della funzione V2L (vehicle-to-load) per alimentare a 220V un apparecchio di potenza fino a 3,7 kW alla batteria dell’auto tramite un adattatore.

Il caricatore bidirezionale abilita anche la tecnologia V2G (vehicle-to-grid), disponibile in Francia (e in diffusione negli altri Paesi europei) realizzando, come noto, una gestione intelligente dell’energia con drastiche riduzioni del costo.

Come sulla Renault 4 E-Tech, anche la Twingo ha la funzione One Pedal che attiva una frenata rigenerativa più vigorosa e consente di guidare nella maggior parte delle situazioni di traffico col solo pedale dell’acceleratore.

Funziona sopra i 12 km/h per consentire le manovre a bassissima velocità col solo ausilio del pedale del freno.

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Analisi formale: gli esterni

Le dimensioni sono di 3.789/1.720/1.491 mm rispettivamente per lunghezza/larghezza/altezza, con un passo di 2.493 mm.

Gli sbalzi sono 743 mm all’anteriore e 553 mm al posteriore.

Un tipico ‘cubo’ con le ruote sugli spigoli, in pieno spirito city-car.

Con questi paletti dimensionali gli stilisti hanno attinto a piene mani dalla Twingo originale e hanno creato un oggetto che sicuramente non passa inosservato.

Il frontale è quindi ancora caratterizzato dai gruppi ottici in evidenza uniti da una sottile linea in plastica che li fa sembrare due occhi.

Originale, anche se non molto funzionale, i due inserti in plastica, ripetuti dietro, che fungono da paraurti nelle manovre.

Sono facilmente sostituibili, ma bisogna essere attenti a centrare l’ostacolo!

Le prese d’aria presenti sul cofano della prima Twingo sono state replicate, anche se hanno cambiato funzione in sportello di accesso al serbatoio dell’acqua lavavetri.

Nella vista laterale spicca il montante A molto inclinato, tipico della prima Twingo, che era quasi una monovolume, mentre il profilo posteriore ricorda la Clio di qualche anno fa, quando in Renault andavano di moda forme pronunciate in questa area.

Ci piace la scelta della cornice nera del lunotto, che snellisce la zona del montante C e originale l’appendice sul gruppo ottico, che pare sia stata dettata da una ricerca aerodinamica volta a separare il flusso tangente le fiancate da quello proveniente dal tetto.

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L’aerodinamica conta

A proposito di aerodinamica, per mantenere un SCx di 0,656 (Cx che tiene conto della sezione maestra del veicolo) si è lavorato su molti dettagli, che analizzeremo meglio quando avremo la vettura disponibile per l’analisi in officina.

Pregevole l’assenza di profili in gomma visibili sul perimetro dei vetri.

Un tocco premium che non guasta. Un cenno ai colori, che sono solo 4 ma decisamente accattivanti: Rosso Assoluto, Verde Assoluto, Giallo Mango e Nero Etoilé.

Dicevamo della somiglianza del prodotto finale con il prototipo, tuttavia si è dovuto cedere a qualche compromesso.

Come la chiusura delle porte, ritornata con le quattro maniglie, soluzione decisamente meno innovativa che sul prototipo.

I cerchi, invece, hanno mantenuti le grandi dimensioni, proprio per lasciare quell’impronta ‘concept’ che farà sicuramente il successo della nuova Twingo.

La versione Evolution monta due tipi di cerchi da 16” (con pneumatici 195/60 R16) ma credo che scegliere l’opzione dei cerchi in lega diamantati da 18” (con pneumatici 205/45 R18) sia un ‘must’.

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Gli interni

Nell’abitacolo la qualità è percettibile ma prevale la funzionalità, con anche qui molti richiami al passato.

Moderno il doppio display orizzontale OpenR con il quadro strumenti digitale da 7” di fronte al conducente per le informazioni relative alla guida e il display multimediale centrale da 10”.

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Lo spirito Twingo è stato trasferito anche nelle grafiche, con animazioni dedicate.

Altro legame col passato gli elementi allungati colorati come la carrozzeria, come ad esempio sulle porte anteriori e sulla plancia di fronte al sedile passeggero.

A proposito di funzionalità, ci sono i sedili posteriori divisi 50/50 e scorrevoli indipendentemente l’uno dall’altro con un’escursione di 17 cm.

Si può così scegliere se dare spazio ai bagagli o agli ospiti posteriori.

 

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Sicurezza senza compromessi

Anche la Twingo adotta il programma Human First avviato nel 2023 per incrementare la sicurezza del conducente, dei passeggeri, e degli altri utenti della strada.

Citiamo la tecnologia brevettata Fireman Access per isolare velocemente la batteria in caso di incendio e QRescue, il QR Code pensato per facilitare il lavoro dei vigili del fuoco in caso di intervento.

Anticipa, inoltre, la norma GSR2.3, con una telecamera interna inserita nel montante sinistro del parabrezza per rilevare i segni di stanchezza e distrazione.

Grande cura è stata data alla protezione della batteria in caso di incidente, con traverse strutturali poste nel pianale.

Twingo E-Tech Electric è equipaggiata di serie di 6 airbag su tutte le versioni.

I due airbag frontali sono dotati di sensori di posizione per adattare l’impatto dell’airbag sugli occupanti in base alla loro morfologia.

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Ferrari Design. Creative Journeys 2010-2025: stile in mostra al MAUTO

Immagine ©Bin Jia

Il MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile presenta Spazio Design, la nuova area di 2000 mq del percorso permanente che parla di creatività industriale e processo progettuale.

Contestualmente è stata allestita la mostra FERRARI DESIGN. CREATIVE JOURNEYS 2010-2025, realizzata in collaborazione con Centro Stile Ferrari e Musei Ferrari.

L’esposizione è aperta al pubblico fino a domenica 8 marzo 2026.

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La nuova sezione permanente del Museo si sviluppa in un percorso didattico che accompagna il visitatore attraverso l’evoluzione dello stile automobilistico e del design di prodotto, dagli oggetti iconici agli arredi, fino alle soluzioni tecnologiche più innovative.

L’area espositiva si inserisce in un più ampio progetto di aggiornamento del percorso di visita attraverso il quale il Museo ha ripensato gli strumenti per comunicare la sua collezione in modo accessibile, contemporaneo, trasversale e sostenibile.

Lo spazio è concepito come una narrazione dinamica che integra documenti, video-installazioni, oggetti, prototipi e vetture e che accompagna i visitatori in un viaggio immersivo nel mondo del design, dall’ideazione alla progettazione fino alla sua realizzazione, raccontandone l’evoluzione attraverso idee, forme, persone e tecnologie.

Immagine ©Bin Jia

FERRARI DESIGN. CREATIVE JOURNEYS 2010-2025

E’ la prima di una serie di esposizioni tematiche progettate dal Museo insieme a centri stile, designers, aziende e collezionisti.

La mostra riunisce undici vetture che rappresentano il distillato del lavoro del team diretto da Flavio Manzoni selezionate tra gli oltre settanta modelli progettati a Maranello dal 2010 e corredate da un allestimento che valorizza non soltanto il risultato finale, ma l’intero processo creativo.

Disegni e immagini del making of testimoniano un approccio che ricerca una bellezza formale mai fine a sé stessa, con soluzioni estetiche puntualmente finalizzate alla funzione e alla performance.

Immagine ©Bin Jia

AIXAM RENT by AGOS RENTING: la microcar è per tutti

Da sinistra: V. Papale, T. Faget, M. Guerrini, F. Edouard Drion, G. Sopranzi.

In occasione di EICMA 2025, AIXAM-MEGA, leader europeo nella produzione di minicar, e AGOS RENTING, la società 100% Agos dedicata al noleggio a lungo termine per i privati, annunciano Aixam Rent by Agos Renting.

Si tratta di una nuova partnership strategica per promuovere la mobilità urbana sostenibile attraverso innovative formule di noleggio a lungo termine.

Grazie a questo accordo, i clienti potranno accedere ai modelli Aixam tramite formule di noleggio gestite da Agos Renting, beneficiando di un pacchetto all inclusive con un unico canone mensile che include

  • assicurazioni R.C. – incendio/furto e Kasko,
  • manutenzione,
  • assistenza e servizi aggiuntivi.

Una proposta pensata per semplificare l’esperienza di guida, a fronte delle complessità legate al possesso di un veicolo.

Al centro della partnership la rete dei concessionari, punto di riferimento per i clienti in ogni fase del percorso: dalla scelta del modello più adatto alle proprie esigenze, ai servizi di manutenzione, fino all’assistenza post-vendita con l’utilizzo esclusivo di ricambi originali.

Dedicata ai giovani ma anche a chi non vuole ‘stress da traffico urbano’

L’iniziativa nasce dalla volontà condivisa di rispondere alle nuove esigenze di mobilità, in particolare dei più giovani e di chi cerca soluzioni pratiche, sicure e a basse emissioni per gli spostamenti urbani.

Questa nuova soluzione di noleggio segna un’evoluzione della collaborazione tra Aixam ed Agos, attiva dal 2013 e basata su:

  • una strategia comune di centralità dei concessionari,
  • la qualità del servizio al cliente,
  • una visione di mobilità urbana più sostenibile, inclusiva e orientata al futuro.

Direttore Generale AIXAM Italia Tom Faget:

“Con Aixam Rent by Agos Renting la rete dei concessionari AIXAM potrà contare su un nuovo e fondamentale asset da affiancare alle tradizionali soluzioni finanziarie”.

“Questa formula favorisce la creazione di nuove opportunità di business a vantaggio delle concessionarie, consentendo loro di offrire al cliente un prodotto snello e rispondente alle necessità di utilizzo”.

Tom Faget e Valerio Papale

“Abbiamo compiuto un passo strategico per rispondere all’evoluzione del mercato della micromobilità, consolidando la leadership del marchio e favorendo l’accesso a nuovi segmenti di clientela”.

Valerio Papale, CEO Agos Renting e B2B Market Director di Agos:

“Siamo estremamente soddisfatti che AIXAM abbia scelto AGOS RENTING per lanciare sul mercato un nuovo modello di mobilità, particolarmente rilevante per il segmento delle minicar”.

“Crediamo fermamente in soluzioni che uniscano innovazione, flessibilità e una profonda prossimità al cliente, offrendo un’esperienza d’uso senza pensieri. Il nostro approccio è fondato sui valori essenziali di affidabilità, trasparenza e un’attenzione concreta alle esigenze di chi ci sceglie ogni giorno”.

“Questa partnership strategica incarna perfettamente questa direzione e la nostra ambizione di essere un punto di riferimento per la mobilità del futuro“.

Aixam in pillole

Nata in Francia nel 1983 Aixam-Mega, con 400.000 veicoli venduti tra il 1983 e il 2024, è storicamente il primo produttore europeo di minicar.

Aixam-Mega inoltre è stata la prima casa automobilistica a produrre minicar 100% elettriche, mercato in cui ha debuttato nel 2008.

Dal 2013 Aixam-Mega è entrata a far parte di Polaris Industries il leader mondiale nel settore powersports (ATV, quad, motoslitte e veicoli per l’off road, on road, marine).

Oggi il gruppo conta tre stabilimenti operativi in Francia, dove sono impiegate più di 350 persone e dove possono essere potenzialmente prodotti e assemblati fino a 30.000 veicoli.

Agos Renting e Agos in pillole

Agos Renting è la società di Agos dedicata al noleggio a lungo termine, nata per rispondere alle nuove esigenze di mobilità con soluzioni flessibili, personalizzabili e sostenibili.

Attraverso un modello innovativo, Agos Renting offre ai clienti un’esperienza senza pensieri, con canoni modulabili che consentono al cliente di scegliere durata, chilometraggio e servizi aggiuntivi su misura.

Agos è una società finanziaria leader nel credito alle persone, al consumo e alla mobilità – presente in Italia da oltre 35 anni – partecipata per il 61% da Crédit Agricole attraverso Crédit Agricole Personal Finance and Mobility e per il 39% da Banco BPM.

Con oltre 200 filiali e circa 2.000 collaboratori, Agos accompagna i clienti nella realizzazione di progetti nei differenti momenti di vita e supporta i partner nei diversi mercati con servizi e soluzioni omnicanali quali:

  • prestiti personali,
  • finanziamenti finalizzati,
  • carte di credito,
  • cessione del quinto stipendio,
  • leasing,
  • renting

e un’ampia gamma di servizi assicurativi.

L’innovazione è per Agos un modo per far dialogare l’azienda con il contesto esterno nel segno della qualità e della semplificazione.

Agos è fortemente impegnata in un percorso di sostenibilità ambientale, sociale ed economica con la volontà di essere ed essere riconosciuta come un’azienda che svolge la sua attività con rispetto delle persone, dei territori e dell’ambiente, concretamente nel quotidiano così come nelle grandi trasformazioni.

Ford Mustang “Kingpin”, come la Ringbrothers ha rivisitato una leggenda

Basta il nome, “Ford Mustang”, per evocare una galleria di immagini da batticuore: gli immensi spazi americani, le highway che si perdono all’orizzonte, la Route 66 e gli inseguimenti di Steve McQueen in “Bullit”.

In fondo stereotipi che valgono quanto le gondole, il mandolino e gli spaghetti per indicare gli italiani, ma proprio per questo potenti, evocativi e infallibili.

Il sogno senza età di Lee Iacocca

Entrata nell’immaginario a stelle e strisce almeno quanto la Harley Davison, la Fender, la Statua della Libertà e gli hamburger, la Mustang è uno dei capolavori di Lee Iacocca, manager americano con alte percentuali di sangue italiano nelle vene.

Prima di fare la fortuna del marchio Chrysler, Iacocca aveva donato le sue intuizioni alla Ford, salvo poi essere defenestrato senza tanti complimenti nel 1978 da Henry Ford III.

La Mustang, “pony car” idealmente dedicata agli allora giovanissimi della generazione “baby boomers” ed entrata in produzione con un budget limitato, ha resistito al suo stesso creatore, alle mode e ai calendari diventando uno dei pochi best-seller che oggi la storia dell’auto può ancora vantare.

Più di 5.500 ore di lavoro

Ed è proprio con la consapevolezza di mettere le mani su un’icona che “Ringbrothers”, atelier di preparazioni e allestimenti del Wisconsin, ha scelto di portare al “SEMA” di Las Vegas la propria rivisitazione della mitologica Mustang.

Per prestazioni e look, la nuova rivisitazione supera i limiti della Ford Mustang “Mach 1” del 1969, una delle muscle car più iconiche d’America.

Frutto di oltre 5.500 ore di meticoloso lavoro, la “Kingpin” è una rivisitazione completa della Mach 1 originale, con al cuore un mostruoso Wegner Motorsports Coyote V8 da 5,0 litri con turbocompressore Whipple che produce oltre 800 CV.

Una potenza trasferita alle ruote posteriori attraverso un cambio manuale a sei marce Bowler Transmissions Carbon Edition, mentre l’intonazione del ruggito è merito di collettori realizzati su misura e del sistema di scarico in acciaio inossidabile Flowmaster Super 44 Series.

Un sofisticato lavoro sul telaio

Il team Ringbrothers si è sobbarcato un imponente lavoro di carpenteria metallica per convertire il telaio Roadster Shop Fast Track Stage III in un telaio monoscocca, oltre ad allargare la carrozzeria della Mach 1 di 5 centimetri nella parte anteriore e di 9 posteriormente.

Il passo è stato allungato di 3,8 cm in avanti e l’auto è dotata di un roll-bar personalizzato unico nel suo genere per garantire sicurezza e rigidità.

L’elevato livello di aderenza è garantito da pneumatici Michelin Pilot Sport 4S montati su cerchi HRE Vintage Series 517. Le sospensioni Fox RS a regolazione singola, anteriori e posteriori indipendenti Roadster Shop Fast Track mantengono la Mach 1 incollata all’asfalto insieme all’impianto frenante Brembo.

Il tripudio del carbonio

La carrozzeria realizzata a mano è rivestita con una tonalità personalizzata Bootleg Black di Basf, il rivestimento è in tinta Grab-Her Green, gioioso riferimento al Grabber Green di Ford, sebbene con una sottile variazione di tonalità per evidenziare i toni malvagi dell’auto.

Nella parte posteriore, Kingpin presenta un diffusore posteriore in fibra di carbonio e pannelli posteriori ribassati che si aprono attraverso un altro posteriore in fibra di carbonio.

Il carbonio abbonda anche nel cofano, nella cornice della griglia, nella minigonna anteriore inferiore e in diversi dettagli interni.

Vista da dentro

L’abitacolo è caratterizzato da rivestimenti e finiture lucide stampati in 3D e lavorati a macchina, oltre che da un sistema di climatizzazione Vintage Air Gen IV Magnum, strumenti di bordo Dakota Digital e un volante Ringbrothers “Enyo” in carbonio schiacciato.

Orgogliosi del risultato

“Ci sono voluti tempo e pazienza in abbondanza per costruire Kingpin e perfezionarne l’estetica. Ogni parte di questa vettura è stata modificata e aggiornata tenendo bene a mente il design originale”, ha commentato Mike Ring, co-fondatore di Ringbrothers.

The Patent Bay: la piattaforma SKF per condividere tecnologie a basso impatto ambientale

SKF presenta The Patent Bay, una nuova piattaforma aperta alle aziende che desiderano accelerare lo sviluppo di tecnologie orientate alla sostenibilità attraverso la condivisione gratuita di brevetti selezionati.

Nel corso della storia, il progresso è spesso nato dal desiderio di rendere la conoscenza accessibile ad un numero sempre maggiore di persone.

Dalla decisione di mettere a disposizione di tutte le case automobilistiche l’utilizzo della cintura di sicurezza a tre punti (salvando milioni di vite) alla nascita del World Wide Web, fino alla condivisione delle tecnologie per lo sviluppo e la produzione dei vaccini durante una crisi sanitaria globale.

Rickard Gustafson, CEO di SKF:

L’innovazione è fondamentale per costruire un futuro sostenibile. La storia ci insegna che le vere svolte avvengono con la condivisione”.

“The Patent Bay è il nostro contributo in questa direzione: vogliamo liberare un potenziale capace di generare effetti positivi su scala industriale e sociale”.

Nel mondo complesso di oggi, apertura e collaborazione sono più importanti che mai. In SKF crediamo che la condivisione sia parte della soluzione”.

“Con The Patent Bay vogliamo ispirare altri a fare lo stesso, perché il cambiamento reale nasce solo insieme

Il lancio della piattaforma arriva in un momento in cui il numero di richieste di brevetto a livello globale ha raggiunto il massimo storico.

Secondo i dati della World Intellectual Property Organization, nel 2023 sono state presentate 3,55 milioni di domande, più del doppio rispetto al 1995.

Un dato che testimonia di un ambiente fertile per l’innovazione, ma che evidenzia anche le crescenti difficoltà in termini di accesso e collaborazione.

Il primo brevetto messo a disposizione sulla piattaforma SKF riguarda una lega ad alte prestazioni utilizzata per la produzione di cuscinetti destinati all’industria aeronautica.

Arnaud Ruellan, Technology Innovation Manager di SKF:

Questo nuovo materiale consente di realizzare cuscinetti in forma più compatta e in grado di sopportare carichi maggiori”.

“Una soluzione ideale per i nuovi motori progettati con l’obiettivo di ridurre le emissioni fino al 25%”.

“Ma la stessa tecnologia apre anche la strada ad altre innovazioni, dove efficienza e sostenibilità sono fondamentali”.

La piattaforma The Patent Bay è già online e accessibile a tutte le aziende e agli innovatori impegnati nello sviluppo di tecnologie che promuovono la sostenibilità.

Il primo brevetto messo a disposizione sulla piattaforma SKF riguarda una lega ad alte prestazioni utilizzata per la produzione di cuscinetti destinati all’industria aeronautica.

Cos’è The Patent Bay

The Patent Bay è una piattaforma unica per la condivisione gratuita di brevetti legati allo sviluppo sostenibile. L’obiettivo è accelerare le tecnologie con potenziale per la sostenibilità, promuovendo apertura e collaborazione.

Attraverso un nuovo approccio all’innovazione industriale, The Patent Bay elimina le barriere tradizionali legate ai brevetti, rendendo le tecnologie sostenibili liberamente accessibili, senza le complesse strutture di licenza o governance che spesso rallentano la cooperazione.

L’iniziativa rappresenta un passaggio dalla proprietà all’apertura, offrendo un approccio pratico e collaborativo alla responsabilità industriale nell’era climatica.

Primo brevetto rilasciato – Lega d’acciaio ARCTIC15 per l’industria aeronautica

I clienti di SKF stanno progettando nuovi motori in grado di ridurre le emissioni fino al 25 per cento. Per supportare questi progetti, SKF ha sviluppato una lega d’acciaio avanzata, progettata specificamente per l’industria aeronautica.

Questa lega innovativa è in grado di sopportare carichi elevati in una forma più compatta, consentendo soluzioni di cuscinetti ad alte prestazioni per le nuove architetture di motori progettati per ridurre le emissioni.

ASI presenta a EICMA la Collezione Motocross Golden Era

Il ritorno ad EICMA dell’Automotoclub Storico Italiano è coinciso con la presentazione ufficiale della Collezione ASI Motocross Golden Era.

Si tratta della più grande e importante raccolta di moto da cross conservata e completata in decenni di ricerche da parte dell’ex pilota varesino Gian Pio Ottone.

Per questo motivo la Collezione, giustamente ribattezzata ASI Motocross Golden Era – The Gian Pio Ottone Doctor Cross Colletion è composta da 91 esemplari tutti perfettamente restaurati o conservati.

Una selezione di otto di queste moto, selezionate dal curatore Franco Daudo, sono esposte nello stand ASI ad EICMA (Padiglione 9 I-68).

Gian Pio Ottone con Franco Daudo e il presidente di ASI Alberto Scuro.

Sono la Gilera Saturno 500 campionessa italiana 1953 appartenuta al Conte de Sambuy e poi allo stesso Gian Pio Ottone; la Bianchi 250 campionessa italiana 1960 con Emilio Ostorero; la Aermacchi Ala d’Oro 250 tricolore nel 1961 con Lanfranco Angelini; la Greeves Hawkstone 250 campionessa europea 1961 con Dave Bickers; poi un poker di campionesse del mondo come la BSA 441 Victor GP del 1965 (pilota Jeff Smith), la Lito 500 del 1963 (Sten Lundin), la Husqvarna 250 del 1964-66 (Torsten Hallman) e la CZ 360 Bitubo del 1967 (Paul Friedrichs).

Yamaha e Hellodì per una mobilità urbana smart

Yamaha Motor (che festeggia nel 2025 70 anni di attività) ha lanciato una campagna con l’agenzia creativa Hellodì.

Scopo dell’operazione portare sulle strade di Milano, Firenze e Roma Tricity 125, l’innovativo scooter a tre ruote pensato come soluzione ai principali problemi di mobilità in città.

Grazie a questa presenza reale sul territorio, l’attività di marketing della durata di due mesi ha registrato ottimi risultati sia online che offline.

Sulle principali piattaforme social, infatti, la campagna ha raggiunto un totale di 2.5 milioni di utenti, mentre per la parte offline l’utilizzo di advertising OOH (out of home) ha raggiunto oltre 30 milioni di impression.

Andrea Colombi, Country Manager Yamaha Motor Europe N.V., Filiale Italia:

Con Tricity VS The City abbiamo voluto portare Yamaha nel cuore delle città, creando un legame diretto con le persone nella loro vita quotidiana”.

“La campagna ha ottenuto risultati significativi, ma ciò che più ci entusiasma è il coinvolgimento concreto e la curiosità che siamo riusciti a stimolare verso un modo più pratico di muoversi in città”.

“Tricity 125 è lo strumento ideale per rendere la mobilità urbana più pratica, sicura e agevole, dimostrando che muoversi in città può essere semplice, dinamico e stimolante”.

Tricity VS The City

Questo il nome della campagna, pianificata tra settembre e ottobre nei tre capoluoghi italiani, per mostrare come il nuovo scooter Tricity 125 rappresenta la soluzione ideale per chi è in cerca di comodità, sicurezza e stile.

Prima di tutto in strada, campo concreto per le sfide della mobilità urbana, con:

  • vetrofanie nelle principali concessionarie Yamaha,
  • adesivi calpestabili all’ingresso delle metro di Milano,
  • out-of-home advertising,
  • giveaway di impermeabili custom ai passanti
  • e una strategia di guerrilla marketing attuata durante la Fashion Week milanese.

Per ciascuna tappa toccata dalla campagna è stato coinvolto un talent locale, chiamato a sfidare la propria città alla guida del Tricity attraverso contenuti social in collaborazione col brand su Instagram, Facebook, TikTok e Whatsapp.

Creator come Milanosays, Walter Quiet e Leonardo Bocci hanno interrogato i rispettivi concittadini sulle principali sfide (e possibili soluzioni) della mobilità urbana.

Online, “Tricity VS The City” ha raggiunto oltre 3.5 milioni di impression complessive tra Instagram, Facebook e TikTok, generando un engagement rate del 5% e un sentiment fortemente positivo, a conferma della capacità del concept creativo di intercettare e coinvolgere il pubblico.

Sul fronte offline, l’attività di advertising OOH e le attivazioni nelle tre città hanno permesso di raggiungere oltre 30 milioni di impression, consolidando ulteriormente la presenza di Yamaha sul territorio e amplificando la visibilità del brand.

Stefano Brandoni, Strategy Lead e responsabile del progetto per Hellodì:

La campagna “Tricity VS The City” è stata un’occasione unica per dimostrare come Hellodì e Yamaha continuino a unire le forze, traducendo sempre nuove idee creative in esperienze reali per gli utenti”.

La nostra strategia integrata, tra attivazioni sul campo e contenuti social, ha permesso di raccontare la soluzione smart firmata Yamaha non solo come prodotto, ma come esperienza concreta, capace di sorprendere e coinvolgere passanti, talent e community.

Hellodì e Yamaha a EICMA 2025

La sinergia tra Yamaha e Hellodì prosegue a EICMA dal 4 al 9 novembre.

Durante la manifestazione, al Padiglione 10, Hellodì affiancherà Yamaha Motor Italia e Yamaha Motor Europe nella realizzazione di contenuti live, occupandosi di produzione e post-produzione per i profili social delle diverse country europee.

Oltre ai contenuti digitali, numerose attività di coinvolgimento del pubblico attendono i partecipanti della manifestazione simbolo delle due ruote!

Dumarey debutta nel settore agricolo ad Agritechnica

Dumarey annuncia la sua prima partecipazione ad Agritechnica, la fiera leader mondiale per la meccanizzazione agricola.

Questo traguardo segna l’ingresso ufficiale dell’azienda nel settore agricolo, con la presentazione di un portafoglio di tecnologie all’avanguardia pensate per rispondere alle esigenze in evoluzione delle applicazioni agricole.

Focus sull’innovazione: Sistema DEF Dumarey

Dumarey presenterà il proprio sistema DEF per applicazioni heavy duty: una soluzione di iniezione di Urea efficiente, flessibile e facile da integrare.

Progettato per garantire precisione e prestazioni elevate, il sistema include strategie di controllo avanzate per il dosaggio del riducente e la gestione SCR (Riduzione Catalitica Selettiva).

Il nuovo sistema DEF è composto da:

  • Iniettore Urea Heavy-Duty (RDU) — fino a due per sistema — con pattern personalizzabili secondo le specifiche del cliente per una atomizzazione ottimale dell’Urea. La versione HD deriva da quella light duty (oltre 40 milioni già in uso) per soddisfare requisiti più
  • Modulo di alimentazione, sviluppato da ActBlue France, che integra il software proprietario di Dumarey — eliminando la necessità di unità di controllo esterne e semplificando l’installazione.
©Dumarey

Nello stand Dumarey (Pad.15, stand B28)

Chi visiterà l’area predisposta da Dumarey ad Agritechnica potra scoprire e approfondire una gamma di tecnologie avanzate, tra cui:

Unità di controllo veicolo (VCU)

Soluzione altamente adattabile per applicazioni elettrificate, ibride e a celle a combustibile, adatta a veicoli passeggeri, commerciali e off-highway.

©Dumarey

Piattaforma elettronica Dumarey

Unità di controllo motore di nuova generazione, flessibile per applicazioni di generazione energetica e mobilità, basata su oltre 20 anni di esperienza ingegneristica.

Componenti del sistema DEF

Visualizzazioni e dettagli tecnici su:

  • Modulo di alimentazione
  • RDU Heavy-Duty

Ingranaggi, sincronizzatori, alberi e portaplanetari

Componenti fondamentali per la costruzione di sistemi di trasmissione completi per macchinari agricoli moderni come cambi, scatole di trasferimento o trasmissioni.

Affidabilità comprovata nei settori automotive, industriale e off-road, progettati per affrontare le sfide specifiche del settore agricolo.

Flywheel Serie 600 ©Dumarey

Flywheel Serie 600

Sistema compatto e leggero di accumulo di energia cinetica, progettato per applicazioni mobili e stazionarie con carichi dinamici.

Include un potente motore a trasmissione diretta con inverter integrato e volano ad alta capacità (>2MJ), utile per ridurre il consumo di carburante, abbattere le emissioni di CO₂ e migliorare le prestazioni.

Ideale per macchinari da costruzione heavy-duty, autobus, treni e veicoli off-highway.

Motore a idrogeno

Motore V8 6.6L a iniezione indiretta – fino a 250 kW a 3000 rpm e 850 Nm tra 2000- 2500 rpm.

Soluzione a zero emissioni che consente il riutilizzo efficiente delle architetture motore esistenti per una transizione fluida verso la mobilità a idrogeno.

Motore a idrogeno. ©Dumarey

Addio ad Andrea de Adamich, pilota, giornalista e maestro di guida

de Adamich
de Adamich sulla Alfa Romeo 2000 GTAm alla 4 Ore Turismo di Monza del 1972 - foto © Wikipedia

È scomparso all’eta di 84 anni una figura di spicco nel mondo dell’automobilismo italiano.

Triestino di nascita, milanese di adozione, parmense per scelta – viveva da anni a Varano de’ Melegari – Andrea de Adamich è stato un personaggio poliedrico, profondamente innamorato dell’automobile e delle corse.

È stato pilota, con un palmares di tutto rispetto, per poi diventare giornalista e lavorare per tanti anni a Mediaset, conduttore di trasmissioni che hanno fatto la storia come per esempio Grand Prix.

È stato anche commentatore e telecronista, misurato e competente – da pilota qual era – ma anche amante della polemica, purché intelligente e informata.

Infine, come imprenditore, aveva fondato – proprio a Varano – un centro di guida sicura, nel quale lavora anche il figlio Gordon.

de Adamich
Il pilota triestino al Nürburgring nel 1974 sull’Alfa Romeo 33 TT 12 – foto © Wikipedia

La sua è stata forse la prima grande scuola di pilotaggio, quasi un laboratorio, animata da lui stesso e da tanti piloti o ex piloti di vaglia, amanti della pista o dei rally.

Una carriera vissuta all’attacco

Aveva collaborato con grandi marchi sportivi, a cominciare dalla Ferrari.

De Adamich diventò campione di Formula 3 nel 1965, a 24 anni. L’anno successivo con l’Alfa Romeo bruciò le tappe diventando Campione Europeo Turismo nel 1966 per ipeteresi nel 1967.

In Formula 1 approdò nel 1968, dove nel corso di sei stagione corse con Ferrari, McLaren, March, Surtees e Brabham.

La sua carriera da pilota terminò alla Race of Champion nel 1973: un testacoda di Jody Scheckter alla partenza causò un incidente che coinvolse 10 monoposto.

de Adamich
de Adamich sulla March-Alfa Romeo durante le prove del GP di Germania nel 1971 – foto © Wikipedia

De Adamich restò incastrato per circa un’ora nella sua Brabham, fratturandosi entrambe le gambe, restando sempre lucido e guidando egli stesso i soccorritori.

Dalle corse al microfono

Ripresosi correrà ancora con le vetture Sport, costellando la sua carriera di successi nella stagione delle favolose Alfa 33.

I suoi migliori risultati a livello internazionale nelle gare di durata – prima dell’incidente del 1973 – furono la vittoria nella 200 miglia di Buenos Aires del 1970 (fuori campionato), nella 1000 km di Brand Hatch e nella 6 Ore di Watkins Glen nel 1971.

Dopo il ritiro, la svolta verso le nuove sfide professionali. Da qualche anno un declino fisico, sebbene amasse continuare a girare per i paddock di Varano, dove custodiva anche una collezione di auto dal grande fascino e dal grande passato.

Geronimo La Russa, presidente eletto di Aci Italia e presidente di Aci Milano lo ricorda così: “De Adamich è stato campione di professionalità e modello di sobrietà di un giornalismo puntuale e mai sopra le righe”.

Gen4, la Formula E cambia marcia (e futuro)

Formula E
Gen4 in Formula E, la nuova monoposto che cambia la velocità elettrica - foto © Formula E

È molto più di un’auto da corsa. Rappresenta oltre un decennio di progresso, innovazione e ambizione nelle competizioni elettriche”.

Parola di Jeff Dodds, il Ceo della Formula E, che sceglie queste parole per definire la nuova monoposto Gen4, quella che dalla stagione 2026/2027 apre una nuova era e che manda in pensione le Gen3, adesso Evo.

Formula E
foto © Formula E

È un bolide elettrico realizzato al 20% con materiali ricicilati e riciclabile al 100%.

Per la prima volta organizzatori e FIA, la federazione internazionale dell’automobile, hanno ragionato anche sull’aerodinamica, con un doppio pacchetto: uno per il giro singolo (in qualifica) e l’altro per la gara.

Con la stagione 13 si rinnova davvero
Si inizia dalla prossima stagione, la numero 13.

Formula E
foto © Formula E

Quella che comincia il 6 dicembre a San Paolo, in Brasile, è la numero 12.

Le monoposto della stagione 13 saranno decisamente più grandi e allo stesso tempo più pesanti, fino a 1.012 kg, pilota compreso.

Formula E
foto © Formula E

Con le inedite dimensioni ci saranno circuiti che andranno troppo stretti alla carovana elettrica, a cominciare da quello di Londra all’ExCel, che uscirà dal programma mondiale con il suo “tutto esaurito” sugli spalti.
Le macchine sono sviluppate dalla Spark Technologies con il supporto di alcuni fornitori italiani.

Come la valdostana Podium Advanced Technologies per le batterie e Marelli per i propulsori anteriori: finora c’erano anche Dallara e Brembo, ma i nomi non sono ancora circolati ufficialmente.

Le nuove monoposto hanno già percorso 8mila chilometri e nei prossimi giorni debutteranno in pista sul circuito andaluso di Monteblanco dove ci saranno i costruttori che hanno aderito al progetto Gen4.

Formula E
foto © Formula E

Ovvero Porsche, Nissan, Jaguar, Stellantis e Lola Cars, mentre Mahindra, uno dei pionieri della serie, non ha ancora sciolto le riserve.
Le nuove monoposto sono lunghe 5,54 metri (52 centimetri più di prima) e larghe 1,80 – quasi 10 centimetri in più.

La velocità supera i 320 km/h con una potenza massima (in qualifica e in regime di Attack Mode) di 600 kW, vale a dire 815 Cv. Nelle altre situazioni di gara sarà di 450 kW, ossia 612 Cv.

Più velocità, più efficienza, più sostenibilità
A seconda dei tracciati, i tempi sul giro potrebbero scendere fino a 8-9 secondi, anche perché la trazione integrale sarà permanente.

Le Gen4 saranno gommate Bridgestone e non più Hankook perché il contratto con il produttore sudcoreano scade a fine campionato.

Inoltre, avranno una capacità di rigenerazione dell’energia di 700 kW, cento in più rispetto a quella già maggiorata delle Gen3 Evo.

L’accumulatore “italiano” che dovrà consentire di contabilizzare le prestazioni annunciate sarà da 55 kWh e non più da 38,5 come in questa stagione.

Sviluppata in collaborazione con la Fia, è la vettura più avanzata e sostenibile che abbiamo mai costruito, ridefinendo il concetto di prestazioni e responsabilità ambientale” conclude Jeff Dodds.

Formula E
foto © Formula E

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