lunedì 25 Maggio 2026 - 09:44:45

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Ford Mustang “Kingpin”, come la Ringbrothers ha rivisitato una leggenda

Basta il nome, “Ford Mustang”, per evocare una galleria di immagini da batticuore: gli immensi spazi americani, le highway che si perdono all’orizzonte, la Route 66 e gli inseguimenti di Steve McQueen in “Bullit”.

In fondo stereotipi che valgono quanto le gondole, il mandolino e gli spaghetti per indicare gli italiani, ma proprio per questo potenti, evocativi e infallibili.

Il sogno senza età di Lee Iacocca

Entrata nell’immaginario a stelle e strisce almeno quanto la Harley Davison, la Fender, la Statua della Libertà e gli hamburger, la Mustang è uno dei capolavori di Lee Iacocca, manager americano con alte percentuali di sangue italiano nelle vene.

Prima di fare la fortuna del marchio Chrysler, Iacocca aveva donato le sue intuizioni alla Ford, salvo poi essere defenestrato senza tanti complimenti nel 1978 da Henry Ford III.

La Mustang, “pony car” idealmente dedicata agli allora giovanissimi della generazione “baby boomers” ed entrata in produzione con un budget limitato, ha resistito al suo stesso creatore, alle mode e ai calendari diventando uno dei pochi best-seller che oggi la storia dell’auto può ancora vantare.

Più di 5.500 ore di lavoro

Ed è proprio con la consapevolezza di mettere le mani su un’icona che “Ringbrothers”, atelier di preparazioni e allestimenti del Wisconsin, ha scelto di portare al “SEMA” di Las Vegas la propria rivisitazione della mitologica Mustang.

Per prestazioni e look, la nuova rivisitazione supera i limiti della Ford Mustang “Mach 1” del 1969, una delle muscle car più iconiche d’America.

Frutto di oltre 5.500 ore di meticoloso lavoro, la “Kingpin” è una rivisitazione completa della Mach 1 originale, con al cuore un mostruoso Wegner Motorsports Coyote V8 da 5,0 litri con turbocompressore Whipple che produce oltre 800 CV.

Una potenza trasferita alle ruote posteriori attraverso un cambio manuale a sei marce Bowler Transmissions Carbon Edition, mentre l’intonazione del ruggito è merito di collettori realizzati su misura e del sistema di scarico in acciaio inossidabile Flowmaster Super 44 Series.

Un sofisticato lavoro sul telaio

Il team Ringbrothers si è sobbarcato un imponente lavoro di carpenteria metallica per convertire il telaio Roadster Shop Fast Track Stage III in un telaio monoscocca, oltre ad allargare la carrozzeria della Mach 1 di 5 centimetri nella parte anteriore e di 9 posteriormente.

Il passo è stato allungato di 3,8 cm in avanti e l’auto è dotata di un roll-bar personalizzato unico nel suo genere per garantire sicurezza e rigidità.

L’elevato livello di aderenza è garantito da pneumatici Michelin Pilot Sport 4S montati su cerchi HRE Vintage Series 517. Le sospensioni Fox RS a regolazione singola, anteriori e posteriori indipendenti Roadster Shop Fast Track mantengono la Mach 1 incollata all’asfalto insieme all’impianto frenante Brembo.

Il tripudio del carbonio

La carrozzeria realizzata a mano è rivestita con una tonalità personalizzata Bootleg Black di Basf, il rivestimento è in tinta Grab-Her Green, gioioso riferimento al Grabber Green di Ford, sebbene con una sottile variazione di tonalità per evidenziare i toni malvagi dell’auto.

Nella parte posteriore, Kingpin presenta un diffusore posteriore in fibra di carbonio e pannelli posteriori ribassati che si aprono attraverso un altro posteriore in fibra di carbonio.

Il carbonio abbonda anche nel cofano, nella cornice della griglia, nella minigonna anteriore inferiore e in diversi dettagli interni.

Vista da dentro

L’abitacolo è caratterizzato da rivestimenti e finiture lucide stampati in 3D e lavorati a macchina, oltre che da un sistema di climatizzazione Vintage Air Gen IV Magnum, strumenti di bordo Dakota Digital e un volante Ringbrothers “Enyo” in carbonio schiacciato.

Orgogliosi del risultato

“Ci sono voluti tempo e pazienza in abbondanza per costruire Kingpin e perfezionarne l’estetica. Ogni parte di questa vettura è stata modificata e aggiornata tenendo bene a mente il design originale”, ha commentato Mike Ring, co-fondatore di Ringbrothers.