Quando si parla di sicurezza in moto, non si può non pronunciare il nome Bosch.
Sono passati ormai trent’anni da quando la prima Kawasaki GPZ1100 di serie fu dotata di ABS Bosch, un passo che ha cambiato per sempre la guida motociclistica.
A EICMA 2025, l’azienda celebra questa rivoluzione e punta lo sguardo verso un futuro in cui le due ruote non saranno solo più sicure, ma anche più intelligenti e connesse.
Tre decenni di evoluzione
Il percorso inizia nel 1986, quando Bosch, forte dell’esperienza accumulata nei sistemi ABS auto introdotti nel 1978, avvia lo sviluppo per la moto.
Il risultato arriva nel 1995 con la prima ABS moto di serie, montata appunto sulla Kawasaki GPZ1100.
Da lì, l’accelerazione tecnologica è costante con nuove generazioni di ABS sempre più leggeri, compatti e intelligenti, fino all’introduzione nel 2013 del Motorcycle Stability Control.
L’MSC sfrutta sensori inerziali per capire che cosa sta davvero facendo la moto: piega, accelerazione, frenate improvvise, deriva.
Un “co-pilota elettronico” che elabora dati fino a 100 volte al secondo e interviene con precisione chirurgica.
Frenare in curva non è più un terno al lotto.
Non solo ABS
Oggi l’MSC non è solo controllo in curva. Attorno a questo sistema Bosch ha costruito un ecosistema di sicurezza attiva.
Funzione
Scopo
Situazione tipica
Rear-wheel lift-up control
Evita il sollevamento della ruota posteriore
Frenate di emergenza
Vehicle hold control
Facilita le partenze in salita
Tourer con passeggero e bagagli
Rear-wheel slide control
Gestisce la derapata controllata
Uso sportivo/pista
Secondo la ricerca Bosch Accident Research, la combinazione ABS + MSC potrebbe prevenire o mitigare circa il 30% degli incidenti motociclistici con lesioni nei soli Paesi europei.
Globalizzazione della sicurezza
Tutto questo non è più solo appannaggio delle maxi.
Dal 2023 Bosch ha introdotto l’MSC anche per moto di piccola cilindrata, rendendo accessibile la sicurezza avanzata nei mercati ad alta penetrazione scooter come India e Sud-est asiatico.
E da Singapore arriva un segnale forte, in quanto dal 1° aprile 2027 l’ABS sarà obbligatorio su tutte le moto, anche sotto i 125 cc.
A EICMA 2025 con batterie intelligenti e HUD digitali
Bosch non guarda solo al frenare meglio ma anche al gestire, prevedere, connettere.
La società tedesca è presente all’EICMA con il Digital Battery Passport, un “documento digitale” che segue la batteria per tutto il suo ciclo di vita, in vista delle norme UE 2027.
E con il Battery in the Cloud, un gemello digitale che identifica stress, degrado e prevede la vita residua con modelli IA.
Infine, presenta il Connectivity Cluster 4.2” Round, il display che unisce navigazione da smartphone e info di bordo, senza supporti esterni.
Verso la mobilità elettrica “a misura di mercato”
Bosch porta a EICMA una gamma di powertrain elettrici modulari.
Unità
Potenza
Destinazione
Caratteristiche
ECU + motore integrato (fino a 6 kW)
6 kW
Scooter / moto leggere
Soluzione plug&play compatta
Unità 3 kW + in-hub drive
3 kW
Mercati urbani asiatici
Cruise control + rigenerazione fino all’8% autonomia
it_2025_eicma-release
Unità 2 kW IP67
2 kW
Terreni difficili
Elevata resistenza vibrazioni e condizioni estreme
La curva come metafora
La moto è movimento, equilibrio, fiducia. E la fiducia nasce dal sapere che, quando tutto si inclina – strada, velocità, destino – qualcosa ci sostiene.
Trent’anni di ABS Bosch non sono solo storia della tecnologia, sono storia di milioni di pieghe affrontate con più consapevolezza.
Perché quando è ben progettata, la sicurezza non limita la libertà, ma la amplia.
La prova è stata condotta in strada, tra traffico reale, dislivelli, semafori e rotonde, non su un circuito ottimale. Insomma: zero trucchi, solo efficienza.
Un record nato sulla strada
Il protagonista dell’impresa è un Kia PV5 Cargo Long Range, nella configurazione 4 porte e con batteria da 71,2 kWh, caricato fino al limite certificato di 665 kg.
Il test si è svolto nella regione a nord di Francoforte, lungo un anello misto urbano-extraurbano di 58,2 km, ripetuto per 12 volte.
Il tutto è durato 22 ore e 30 minuti, quasi due giornate lavorative di autonomia, con lo sportello di ricarica sigillato e monitoraggio GPS continuo.
Un messaggio chiaro perché non si trattava di un prototipo o di un modello preparato, non è stato un esercizio di stile da ingegneri.
È un furgone che lavora, pensato per le consegne, la logistica urbana, l’ultimo miglio e persino per dotazioni specifiche.
PV5 Cargo Long Range 4 porte
Tecnologia
100% elettrico (eLCV)
Batteria
71,2 kWh
Carico utile massimo
665 kg *
Autonomia record su singola ricarica
693,38 km
Durata test
22 h 30 min
Percorso
Urban + Extraurbano, dislivello 370 m
* Carico verificato da TÜV Hessen
La piattaforma modulare PBV
Il PV5 è anche il primo modello della nuova famiglia Kia PBV – Platform Beyond Vehicle.
Si tratta di veicoli progettati per essere modulari, adattabili, riconfigurabili.
Alla base c’è la piattaforma E-GMP.S, derivata dalla nota architettura delle elettriche Kia/Hyundai, ma ottimizzata per servizi operativi.
La carrozzeria “a blocchi” consente versioni Cargo, Passenger, Chassis Cab, e persino soluzioni per accessibilità o allestimenti speciali.
In sintesi, un unico “telaio” per un’intera ecosistema di mobilità.
Un record che vale davvero
Per chi gestisce flotte, cooperative di logistica o attività cittadine, ciò che fa la differenza non sono tanto i cavalli o il design.
Lo sono piuttosto l’autonomia reale, l’affidabilità, i costi di esercizio ridotti e la possibilità di una configurazione personalizzata.
Il PV5 ha dimostrato che l’elettrico nei veicoli commerciali non è più solo una promessa anche in condizioni gravose.
Viaggiare per quasi 700 km a pieno carico, senza fermarsi a ricaricare, significa meno soste, più produttività e zero emissioni locali.
Un binomio alla guida
I driver di questa prova sono stati due.
Il primo è George Barrow, giornalista esperto nel settore dei veicoli commerciali e membro della giuria International Van of the Year.
Il secondo Christopher Nigemeier, ingegnere senior del Hyundai Motor Europe Technical Center, coinvolto nello sviluppo del PV5.
Un binomio perfetto composto da una persona che conosce il mezzo, l’altro che sa come spremere ogni wattora.
Il futuro corre silenzioso
L’immagine finale è quella di un furgone elettrico che attraversa la notte, macinando chilometri in silenzio, senza scarichi, senza vibrazioni, senza fretta.
Non più solo un mezzo da lavoro, ma un alleato nella trasformazione delle città, dove la logistica non può fermarsi ma deve cambiare.
Il record del PV5 Cargo non è un traguardo ma un segnale di direzione verso strade più silenziose, consegne sostenibili, mobilità intelligente che serve le persone.
Perché il futuro della logistica non è più “se elettrico”, ma quanto elettrico possiamo diventare.
È il modello che per anni si è giocata il titolo di best seller della casa di Zuffenhausen con il Suv Macan, altro modello dal futuro a zero emissioni.
Il costruttore ha anticipato già diversi dettagli tecnici, anche se solo nei prossimi giorni diffonderà ufficialmente le immagini del modello non camuffato.
Che si è fatto notare a Valencia, in una “scampagnata” non solo attorno, ma anche sul circuito Ricardo Tormo di Valencia, dove si sono svolti i test ufficiali della Formula E.
I mille cavalli di potenza permettono una accelerazione da brivido, meno di 3 secondi per schizzare da 0 a 100 km/h, con il Launch Control ovviamente.
Scampagnata elettrica a 300 all’ora
Tutti questi cavalli sono stati stati scaricati sull’asfalto con una manciata di passeggeri a bordo, fra i quali il cronista che scrive e, soprattutto, il Ceo della Formula E Jeff Dodds.
Alla guida Bruno Correia, il pilota della Safety Car del mondiale a zero emissioni – Porsche pure quella, una Taycan.
Numeri impressionanti per un Suv da 2,5 tonnellate di peso, chilo più chilo meno, che il portoghese ha fatto girare in pista con la stessa facilità con cui un automobilista normale amministra una citycar.
La trazione integrale, naturalmente, aiuta a disegnare le traiettorie, che Correia traccia volutamente in maniera non troppo convenzionale per far percepire anche i mostruosi 1.500 Nm di coppia.
DNA da corsa, dalla Formula E alla strada
La Cayenne elettrica è ancora camuffata e, almeno per i primi due giorni di test, il rivestimento è stato identico a quello sfoggiato dalle monoposto del mondiale affidate dalla scuderia che detiene sia il titolo a squadre sia il trofeo costruttori a Pascal Wehrlein e Nico Müller.
Una scelta voluta per sottolineare lo stretto legame tra lo sviluppo condotto in questi anni in Formula E e il trasferimento tecnologico dalla pista alla strada.
I due principali elementi “comuni” sono il raffreddamento a olio del motore posteriore, in cui il liquido lubrificante molto meno denso “lavora” solo là dove serve, e la rigenerazione dell’energia fino a 600 kW in frenata e rilascio, la stessa delle monoposto Gen3 Evo.
Software evoluti, potenza e ricariche-lampo
Altri benefici riguardano indubbiamente il software, ma si tratta di soluzioni più difficili da “spendere” mediaticamente, anche se l’autonomia di oltre chilometri è indubbiamente interessante, seppur con una batteria da 113 kWh lordi.
La stessa velocità di ricarica è importante: dal 10 all’80% in meno di 16 minuti con una curva a 400 kW assai più interessante dei picchi.
In Formula E il Pit Boost vale il 10% di capacità della batteria in mezzo minuto, ma il grande calore creato rende per il momento difficile l’applicazione in campo… “civile”.
La Cayenne elettrica dispone anche delle ruote sterzanti posteriori e monta tre schermi generosi.
Un quadro strumenti digitale curvo da 14.25” integrato nella plancia, un display (a richiesta) per il passeggero da 14.9” e un head-up che proietta le informazioni con realtà aumentata.
A queste latitudini, il karaoke ha vissuto il suo momento migliore negli anni Ottanta, quando la novità che faceva impazzire i giovani giapponesi diventa un successo anche in Italia grazie alla trasmissione televisiva che consacra la carriera di Fiorello.
Come tutte le mode, il karaoke resiste quanto può per poi scomparire quasi del tutto fino ai tempi più recenti, quando il sistema che permette di cantare su brani famosi seguendo il testo passo passo sembra vivere una seconda giovinezza.
A confermare il trend, in qualche modo, è anche il mondo dell’auto, che ha pensato fosse un segno dei tempi e della tecnologia inserire il karaoke fra gli optional dei nuovi modelli, al fianco di tessuti, legni e metalli fra cui scegliere per personalizzare la propria auto. In fondo, cantare in macchina, sia da soli che in compagnia, è una delle attività preferite di ogni viaggio che si rispetti, al netto di call e meeting aziendali da remoto.
Lasciateci cantare perché ne siamo fieri
Al momento, le auto con karaoke di bordo si limitano a tre marchi – Ford, BYD e Nissan – e tutti integrano il sistema di intrattenimento con funzionalità di karaoke tramite app dedicate, microfoni e a volte schermi dedicati.
Ford Mustang, la musica che gira intorno
La Ford, per iniziare dall’unico marchio americano dei tre, ha introdotto il sistema sulla Mustang Mach-E, il SUV elettrico ad alte prestazioni erede adeguata ai tempi della leggendaria “muscle car” prodotta dalla metà degli anni Sessanta.
La funzione “Stingray Karaoke”, attivabile anche attraverso uno smartphone, funziona in marcia o a veicolo fermo, ma oltre ad essere gestibile esclusivamente dai passeggeri, per evitare distrazioni è solo in quest’ultima modalità che i testi appaiono sullo schermo. La libreria di brani è ampia a sufficienza da coprire tutti i gusti musicali.
BYD, due microfoni per uno stage automobilistico
Ancora più raffinato è il sistema offerto dal marchio cinese BYD, che in collaborazione con “Singing Machine Company”, azienda americana leader nei sistemi karaoke, e “Stingray”, gruppo canadese specializzato in media e tecnologia, è arrivata a includere ben due microfoni di bordo, con in più il famigerato “auto tune” per correggere errori ed intonazioni e per finire una funzionalità punteggio che valuta ogni esibizione decretando il vincitore del viaggio.
Il commerciale che ama la musica
Per finire in bellezza con Nissan, che lo scorso anno ha presentato il concept “Townstar Karaok-e”, veicolo commerciale elettrico compatto nato sulla falsariga del Townstar Evalia, dotato di un potente subwoofer ed un display da 32” rivolto verso gli occupanti posteriori.
È nata oggi 4 novembre, con una conferenza stampa virtuale via Zoom, il progetto che unisce Alfa Romeo e Maserati in un ecosistema di artigianalità, performance e business.
BOTTEGAFUORISERIE unisce Alfa Romeo e Maserati sotto un’unica visione strategica: celebrare il saper fare italiano attraverso personalizzazione estrema, restauro d’eccellenza e prestazioni da competizione.
Durante la presentazione ufficiale, i manager Stellantis coinvoli nell’iniziativa hanno illustrato una strategia che va ben oltre il semplice programma di “customizzazione”.
Alla guida del progetto c’è Cristiano Fiorio, che in FCA prima e Stellantis poi ha ricoperto numerose cariche dal Marketing alla gestione del team Alfa Romeo in Formula 1.
“Non abbiamo bisogno di altri brand – ha spiegato – ma avevamo bisogno di una divisione che unisse la massima expertise dell’azienda quando parliamo di artigianalità, dell’eccellenza italiana del saper fare, della manifattura vera italiana”.
Emozione e business in perfetto equilibrio
Alla prima domanda che chiede come si pensa di gestire i due aspetti importanti dell’emozione e del business, risponde con concretezza Jean-Philippe Imparato: “BOTTEGAFUORISERIE – ha affermato il CEO di Maserati – è uno strumento di marketing e allo stesso tempo è un’emozione, ed è fondamentale per ritrovare la questi profitti di cui abbiamo bisogno per Maserati”.
I numeri parlano chiaro: attualmente circa il 25% delle Maserati vendute sono personalizzate.
L’obiettivo è portare questa percentuale al 40%, con un impatto molto elevato sui margini. “Se faremo questo con passione e impegno – ha proseguito Imparato – potremo rapidamente e velocemente portare Maserati a un altro livello di prestazione, anche economico”.
A dare qualche dettaglio in più sulla dimensione emotiva, ci ha pensato Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo e COO di Maserati: “Sulle emozioni ci sarebbe tantissimo da dire. BOTTEGAFUORISERIE rappresenta la possibilità di personalizzare le vetture sulle richieste specifiche dei nostri clienti. Andiamo a toccare esattamente le corde del sentimento e dell’emozione”.
Un progetto che è un ecosistema virtuoso
BOTTEGAFUORISERIE si articola in quattro anime distinte ma interconnesse.
Si tratta di BOTTEGA, FUORISERIE, La Storia e Corse, con una struttura che riflette la complessità e la ricchezza del patrimonio dei due marchi.
Il cuore pulsante del progetto è BOTTEGA, il laboratorio dove prendono vita le vetture few-off come la 33 Stradale e la MCXtrema.
Come ha raccontato Fiorio, “abbiamo venduto la 33 Stradale a un prezzo decisamente elevato, abbiamo una lunga lista d’attesa e un ritorno sull’investimento positivo fin dal primo giorno. Per essere chiari, si tratta di un’attività molto proficua”.
Il modello di business è innovativo: vendita diretta supportata dalla rete di concessionari, con un coinvolgimento totale del cliente nel processo creativo.
“Il 90% dei nostri clienti – ha proseguito Fiorio – vive di passione per l’automobile. Non solo vogliono seguire passo a passo la creazione del loro gioiello personalizzato, ma spesso li coinvolgiamo anche nella creazione del progetto stesso”.
Un cliente è andato a Modena quattro volte in sette mesi per seguire la nascita della sua vettura.
“Per lui era come aspettare un figlio” ha raccontato Fiorio, descrivendo perfettamente il legame emotivo che si è creato in quel caso tra l’acquirente e l’auto.
Un’evoluzione estrema della personalizzazione
Il programma FUORISERIE rappresenta invece l’evoluzione e l’ampliamento del precedente programma Maserati, ora esteso anche ad Alfa Romeo.
È Ficili che ha chiarito questo aspetto: “In realtà è molto di più. Abbiamo lanciato a inizio anno Officine Fuoriserie Maserati, che era sostanzialmente un primo progetto. La personalizzazione riguarda principalmente estetica e interni per le vetture stradali, mentre per i clienti che vogliono spingere oltre esistono programmi track-only dove è possibile intervenire anche sulla meccanica”.
“Abbiamo programmi con tuning personalizzato – ha aggiunto Fiorio – con un’équipe di ingegneri che scende in pista con il cliente”.
Imparato ha infine messo in evidenza l’importanza per la rete: “Oggi siamo pronti in tutti gli aspetti gestionali per partire con questo progetto. La rete rete è totalmente coinvolta ed è in grado di vendere ogni livello di personalizzazione con noi per ogni vettura”.
Con La Storia, custodi del patrimonio
Un aspetto fondamentale di BOTTEGAFUORISERIE è la cura del patrimonio storico attraverso le Officine Classiche.
Ficili ha annunciato: “Stiamo pensando di rilanciare Officine Classiche Maserati, la possibilità di offrire al nostro cliente la disponibilità di ricambi, la certificazione, la riparazione di vetture classiche”.
Il progetto prevede la creazione di una rete globale di assistenza specializzata.
“Abbiamo in mente di rafforzare la capacità di fornire ricambi, certificare e riparare le vetture qui a Modena, e magari estendere questa rete a tutto il mondo”.
Ficili ha proseguito raccontando un aneddoto sull’heritage Maserati.
“In un solaio qui a Modena – ha affermato – abbiamo trovato disegni a mano a china realizzati su carta lucida che, secondo me, sono delle opere d’arte. Anche questo è un modo per far capire qual è la storia di questo meraviglioso brand”.
Infine, la sezione Corse rappresenta il ponte tra competizione e produzione stradale.
Le recenti vittorie di Maserati nella GT2 European Series dimostrano la validità di questo approccio.
Il know-how acquisito in pista si trasferisce direttamente sulle vetture stradali, alimentando un ciclo virtuoso di innovazione.
Motor Valley: un territorio, infinite competenze
BOTTEGAFUORISERIE nasce nel cuore di quella che Fiorio definisce la “Motor Valley allargata” che comprende Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Una rete di circa 15mila piccole e medie imprese che rappresentano l’eccellenza della manifattura italiana.
“Abbiamo tanti poli che si alimentano l’uno con l’altro – ha spiegato Fiorio – Siamo a Modena, abbiamo il Centro Stile a Torino, costruiamo la 33 Stradale a Rivalta vicino a Torino, abbiamo il museo ad Arese vicino a Milano. Sono tutti tasselli di una setssa storia e senza questa storia non ci sarebbero né il presente né il futuro”.
A sottolineare l’importanza dell’italianità ci pensa Imparato.
“Posso dire – spiega – che oltre l’80% delle vetture è italiano. Essendo a Modena, avendo localizzato tutto a Modena e lavorando con 15mila persone nella Motor Valley, possiamo affermare di essere a un livello di localizzazione fantastico, grazie al quale possiamo combinare passione, business e anche italianità”.
La piattaforma Giorgio, asset strategico
Una rivelazione importante è emersa durante la conferenza e riguarda la piattaforma Giorgio, base tecnica delle supercar del progetto.
Imparato ha annunciato: “Abbiamo fatto passare l’Euro 7 a Giorgio. Che cosa vuol dire? Significa che potremo usare questa piattaforma, la cui durata era prevista non oltre il 2027, fino al 2032. Si tratta di una decisione strategica che garantisce continuità. Senza Giorgio e senza Giorgio BOTTEGAFUORISERIE non esisterebbe”.
In pratica, una base tecnica d’eccellenza che può essere ibridizzata e aggiornata per rispondere alle evoluzioni normative e di mercato.
Persone, passione e profitto
Quando gli è stato chiesto dell’investimento necessario, Fiorio ha dato una risposta che rivela molto sulla filosofia del progetto.
“Non parliamo mai di investimenti – ha affermato – Io a CEO e COO ho chiesto le persone, perché per realizzare questi progetti ci vuole il commitment di chi lavora”.
E il risultato, seocndo il responsabile di BOTTEGAFUORISERIE, è stato sorprendente: “È il momento in cui ho visto tutta l’azienda muoversi all’unisono come mai prima. Tanti vogliono venire a lavorare in questo department e sono molti i colleghi che ci sono stati ‘prestati’ dalle altre realtà aziendali, dal Legal al Purchasing, dal Design al Motorsport”.
La sostenibilità economica deriva dalla struttura stessa del business: “Sono progetti – ha proseguito Fiorio – che nascono con più domanda che offerta. Realizziamo poche vetture perché vogliamo mantenere alte sia l’equity sia la disponibilità. Quando hai più domanda che offerta e riesci a supportare il finanziamento tramite la domanda, crei un ecosistema virtuoso”.
L’etica del limite
Un punto fondamentale emerso durante la presentazione riguarda l’approccio etico al business.
Imparato su questo aspetto è stato chiaro: “Con Santo e Cristiano abbiamo deciso di non dare vita a nessuna speculazione. Quando abbiamo realizzato le GTA, avevamo affermato che avremmo prodotto 500 vetture. Ebbene, sono state esattamente 492 più 8 di demo. Per la 33 Stradale, ne abbiamo costruite 33 più il modello zero”.
Questa filosofia si basa sul “rispetto dei clienti, rispetto del prezzo, rispetto del mercato. Questo è il nostro modo etico di lavorare”.
Clienti, un’esperienza immersiva
La strategia di coinvolgimento dei clienti va ben oltre la semplice vendita. Ficili ha raccontato che “la settimana scorsa insieme con Cristiano ho consegnato una bellissima MCXtrema a un cliente, l’abbiamo fatto qui a Modena. È un modo per portare i clienti sempre più vicino a noi”.
I clienti possono visitare i vari luoghi simbolo del progetto.
Ha proseguito Ficili: “alcuni li portiamo a Modena, altri al museo di Arese, altri ancora al museo Panini recentemente aperto, o ancora a Rivalta dove viene prodotta la 33 Stradale. Per noi si tratta di un modo di operare che si sta rivelando molto positivo”.
La rete di vendita protagonista della trasformazione
Il ruolo dei concessionari è centrale nella strategia del progetto.
Ficili ha sottolineato che “sono i nostri concessionari che in fin dei conti parlano tutti i giorni con i nostri clienti. Abbiamo intrapreso un piano di formazione dei nostri venditori a livello globale in tutto il mondo, proprio per andare a capire quali sono le esigenze dei nostri acquirenti”.
Imparato ha aggiunto che “l’alleanza con la rete mi sembra assolutamente fondamentale. Sappiamo lavorare a un livello di prestazione altissimo e sappiamo anche personalizzare le auto in base a una relazione quotidiana con i dealer Maserati nel mondo”.
Cross-fertilization tra i marchi
Un aspetto innovativo del progetto è la contaminazione reciproca tra Alfa Romeo e Maserati.
Secondo Fiorio “realizzeremo attività per Maserati che non facevamo per Alfa Romeo e viceversa. All’interno di Alfa Romeo abbiamo un brand importantissimo che si chiama Quadrifoglio, rivolto a persone che hanno una grande passione. Perché non pensare, in futuro, anche nell’ambito del Quadrifoglio di poter offrire delle personalizzazioni di un certo livello?”.
Questa visione aperta permette di amplificare le competenze in quanto, secondo il manager, c’è un legame storico tra i due marchi, visto che a Modena si è lavorato anche sulle Alfa Romeo 8C e 4C.
Il ritorno a casa di GranTurismo e GranCabrio
Un altro annuncio importante riguarda il trasferimento della produzione di GranTurismo e GranCabrio a Modena, a rivelarlo è Ficili
“Trasferira la produzione da Mirafiori a Modena è un progetto importante perché in questo modo GranTurismo e GranCabrio tornano nella loro casa. Tutto ciò è possibile per l’avvio della produzione della 500 ibrida a Mirafiori. Il ritorno di due modelli iconici è la dimostrazione che vogliamo offrire ai nostri clienti un prodotto tipicamente italiano con un brand Maserati che rappresenta l’italianità dentro Stellantis”.
Qualità prima della quantità
A una domanda sulle aspettative di mercato, Fiorio ha risposto con pragmatismo.
“Il mercato lo conosciamo – ha affermato il responsabile di BOTTEGAFUORISERIE – perché è circoscritto, si tratta di pochi clienti ai quali vogliamo parlare in maniera molto diretta e unica. La risposta che ci aspettiamo da questi acquirenti fedeli è di non esagerare”.
I parametri del successo sono chiari: “Questi programmi funzionano se rimangono col focus sulla cura dei clienti, quindi è fondamentale non esagerare in produzioni elevate perché altrimenti le vetture perdono di valore e cala anche l’attenzione al dettaglio”.
Ha aggiunto Imparato che “sulle supercar abbiamo un potenziale di 100, 200 all’anno. Sulle personalizzazioni l’obiettivo è il 40% dei volumi. Non si tratta di una distrazione dalla nostra attività ma del nostro core business che nasce grazie ai nostri modelli”.
Un progetto che ispira l’azienda
L’entusiasmo interno a Stellantis per BOTTEGAFUORISERIE è palpabile.
Imparato ha raccontato che “per la prima volta nella mia carriera, nessuno in Stellantis chiedeva soldi, tutti volevano venire a lavorare con noi. L’energia che il progetto genera è un valore in sé, significa passione nell’azienda. È qualcosa che vogliamo sviluppare”.
BOTTEGAFUORISERIE pensa anche ai servizi collaterali.
Ancora Fiorio: “Stiamo aprendo un centro di ‘nursery’ anche per Alfa Romeo dove, oltre a dare un servizio di carrozzeria e meccanica, manterremo in ordine le vetture dei clienti in modo che siano sempre pronte all’utilizzo in qualsiasi parte del mondo”.
Si tratta di un approccio olistico che integra e completa l’esperienza del cliente, offrendo un servizio che va dalla personalizzazione iniziale alla manutenzione permanente, includendo anche le vetture storiche.
Un manifesto dell’eccellenza italiana
BOTTEGAFUORISERIE non è semplicemente un programma commerciale, ma un vero e proprio manifesto culturale del saper fare italiano.
Come ha sintetizzato Fiorio, “la nostra missione è chiara: rendere omaggio al patrimonio di heritage di Alfa Romeo e Maserati e scrivere il prossimo capitolo della loro storia fatta di audacia, bellezza e autenticità. La performance è espressione di cultura. Creare bellezza è una forma d’arte”.
Il progetto dimostra che è possibile coniugare tradizione e innovazione, passione e business, artigianalità e tecnologia.
In un mercato automobilistico in rapida trasformazione, BOTTEGAFUORISERIE rappresenta una risposta italiana.
Non per inseguire le mode, ma per riaffermare valori che hanno attraversato più di un secolo di storia automobilistica.
Imparato ha concluso la conferenza stampa affermando “se vogliamo resistere non solo oggi ma anche domani, dobbiamo assolutamente lavorare sulla nostra italianità, sul nostro legame con la Motor Valley. Possiamo combinare passione, business e italianità. Questo sarebbe per me un modo nono solo per resistere ma anche svilupparci all’estero, portando l’italianità fuori dai confini nazionali”.
Corre tra Modena, Torino e Arese, e lega due icone del made in Italy, Alfa Romeo e Maserati.
Quel filo rigorosamente rosso si chiama BOTTEGAFUORISERIE, il nuovo progetto che unisce i due prestigiosi marchi in un percorso comune dedicato all’artigianalità, al design e alle alte prestazioni.
In pratica, Alfa Romeo e Maserati uniscono le forze per creare un nuovo laboratorio di eccellenza, tra tradizione, innovazione e pura emozione meccanica.
Un’idea ambiziosa che non è solo un programma di personalizzazione o un centro di restauro.
È una una filosofia dell’eccellenza italiana, dove la cultura del saper fare incontra la tecnologia e la visione del futuro.
Il cuore creativo dell’eccellenza italiana
Alla guida di BOTTEGAFUORISERIE c’è Cristiano Fiorio, già interprete della rinascita Alfa Romeo con progetti come la 33 Stradale, ora chiamato a dirigere un’unità che riporterà direttamente a Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo e COO di Maserati.
Come spiega lo stesso Ficili, “questo lancio non è solo la creazione di una nuova iniziativa, è il simbolo di una nuova era per Alfa Romeo e Maserati. La forza della creatività e dell’artigianalità italiane trova qui la sua espressione più alta”.
Patrocinato dalla Fondazione Altagamma, il progetto nasce con l’obiettivo di consolidare un’alleanza strategica e culturale tra due marchi che rappresentano la sintesi perfetta tra arte, ingegneria e passione.
BOTTEGAFUORISERIE si articola in quattro grandi aree tematiche: BOTTEGA, FUORISERIE, La Storia e Corse.
Quattro anime, un unico spirito: l’eccellenza
BOTTEGA è il laboratorio dei sogni, il cuore pulsante del progetto.
Qui nascono le vetture few-off, modelli costruiti in serie limitatissima che rappresentano il vertice dell’ingegneria e del design italiano.
È il luogo dove si incontrano progettisti, designer e artigiani, in un dialogo continuo tra creatività e rigore tecnico.
Ogni progetto è un viaggio che parte da un’idea e si trasforma in realtà meccanica, con la cura di chi lavora a mano e pensa oltre.
Progetto
Brand
Caratteristiche distintive
Alfa Romeo 33 Stradale
Alfa Romeo
Monoscocca in carbonio, V6 biturbo o powertrain elettrico, 620 CV (ICE), 750 CV (EV)
Maserati MCXtrema
Maserati
Telaio racing in fibra di carbonio, 730 CV, aerodinamica da competizione
BOTTEGA rappresenta la rinascita del concetto di carrozzeria d’autore, reinterpretato in chiave contemporanea con materiali avanzati, processi digitali e un approccio sostenibile alla costruzione.
Come sottolinea Jean-Philippe Imparato, CEO di Maserati, “BOTTEGAFUORISERIE è il punto d’incontro tra visione e realtà. Qui i sogni diventano tangibili, ogni dettaglio nasce dalla dedizione e dalla cultura del bello”.
FUORISERIE è la personalizzazione come linguaggio, la parte più “aperta” del progetto, pensata per i clienti che desiderano un’auto davvero su misura.
Non si tratta di un semplice configuratore esteso, ma di un vero dialogo creativo tra il cliente e il marchio.
Colori esclusivi, materiali rari, cuciture realizzate a mano, inserti personalizzati: ogni elemento diventa espressione della personalità del proprietario.
Grazie a processi di qualità e controllo in ogni fase della produzione, la personalizzazione avviene in un contesto industriale di livello assoluto, ma con l’anima artigianale della bottega italiana.
È la sintesi tra industria e arte, tra macchina e mano, tra funzione e emozione.
La Storia è quando il passato ispira il futuro, perché BOTTEGAFUORISERIE custodisce anche il cuore storico di Alfa Romeo e Maserati.
Attraverso le Officine Classiche, la nuova divisione dedicata al restauro e alla certificazione delle vetture storiche, vengono riportate alla luce autentiche opere d’arte su quattro ruote.
Ne sono esempi il Museo Alfa Romeo di Arese, dove passato e futuro si intrecciano in un percorso immersivo, e la Collezione Maserati Umberto Panini di Modena, recentemente riaperta e rinnovata.
Ogni restauro è un dialogo tra epoche, in cui la tecnologia moderna serve a conservare la purezza originale. Un esercizio culturale prima ancora che tecnico.
Corse è la performance come linguaggio dell’innovazione.
Nata dalla tradizione racing di entrambi i marchi, la sezione Corse è la culla del know-how tecnologico che si trasferisce dalle piste alla strada.
Qui la ricerca su powertrain, aerodinamica e materiali compositi diventa innovazione applicata, trasformando il motorsport in laboratorio evolutivo.
Le recenti vittorie di Maserati nella GT2 European Series sono la prova tangibile di questo legame profondo perché ogni successo in pista è un passo avanti per i modelli stradali.
Un ecosistema chiamato Motor Valley
BOTTEGAFUORISERIE nasce nel cuore della Motor Valley allargata, che oggi comprende Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Un territorio dove competenze, cultura tecnica e passione meccanica convivono da oltre un secolo.
Qui, tra officine e università, tra ingegneri e designer, prende forma un modello di collaborazione unico al mondo.
Come ricorda lo stesso Fiorio, “la nostra missione è chiara: rendere omaggio al patrimonio storico di Alfa Romeo e Maserati e scrivere il prossimo capitolo della loro storia fatta di audacia, bellezza e autenticità. La performance è espressione di cultura. Creare bellezza è una forma d’arte”.
Quando la meccanica diventa cultura
BOTTEGAFUORISERIE non è soltanto un centro tecnico o creativo. È un atto culturale, un manifesto del modo italiano di costruire automobili.
Dove altri vedono solo macchine, qui si celebra un’idea. La convizione che la performance è una forma di bellezza e che la bellezza, in fondo, è una forma di conoscenza.
Perché ogni Alfa Romeo e ogni Maserati “fuoriserie” non nasce solo per muoversi, ma per emozionare.
Da sinistra: Vanja Katic – CEO of EV Clinic; Andrej Paternoster – SKF VA Director Sales EMEA & ITGs; Volker Voss – SKF VA Head of Global Training, Technical Customer Experience & Repair Solution; Marko Popovic – Operations Manager at EV Clinic
SKF Automotive Vehicle Aftermarket annuncia una partnership strategica con l’azienda croata EV Clinic.
Scopo dell’accordo migliorare le soluzioni di riparazione per le unità di trasmissione elettrica (E-Drive Units), attualmente focalizzate sui veicoli passeggeri, e a promuovere lo scambio di conoscenze tecniche nel mercato post-vendita dei veicoli elettrici (EV).
EV Clinic si è affermata come fornitore leader di servizi di riparazione EV e gestisce una rete in franchising in crescita con sedi a Zagabria, Berlino e piani di espansione a Lubiana, Belgrado, Istanbul, Ungheria, Francoforte, Parigi, Austria.
In particolare, EV Clinic ha sviluppato una profonda competenza nella riparazione delle E-Drive Units, con analisi interne che mostrano che fino al 75% dei guasti è dovuto a problemi di tenuta.
SKF al servizio delle officine impegnate nel post vendita elettrificato
La partnership riflette l’ambizione di SKF di essere un fornitore di soluzioni rilevanti nel mercato post-vendita EV.
Piuttosto che fornire semplicemente ricambi, SKF mira a offrire un ecosistema completo che supporti officine e fornitori di servizi, quali:
ricambi di alta qualità
kit di riparazione completi,
accesso a informazioni tecniche come specifiche OEM e manuali digitali,
programmi di formazione e certificazione specifici per la riparazione EV,
strumenti speciali per compiti complessi di smontaggio,
software diagnostico avanzato per rilevamento guasti e manutenzione predittiva,
servizi connessi per supporto remoto e integrazione con i sistemi delle officine,
e iniziative di sostenibilità focalizzate sulla rigenerazione e riduzione dell’impronta di carbonio.
Insieme a EV Clinic, SKF sfrutterà queste capacità per sviluppare soluzioni scalabili che soddisfino le esigenze in evoluzione del mercato post-vendita EV europeo.
Olaf Henning, Direttore Generale Global Automotive Vehicle Aftermarket di SKF:
Olaf Henning
“Questa partnership rappresenta un’altra pietra miliare nel nostro posizionamento nel mercato post-vendita EV”.
“EV Clinic porta una profonda competenza tecnica e un modello di business scalabile che si allinea perfettamente con la nostra infrastruttura globale”.
Vanja Katić, CEO e fondatore di EV Clinic
“Il futuro della mobilità sostenibile dipende da quanto efficacemente colmiamo il divario tra innovazione OEM e riparabilità reale”.
“Con SKF come partner, possiamo accelerare questa transizione creando un ecosistema in cui qualità, trasparenza e conoscenza definiscono l’industria dei servizi EV di domani”.
“Questa è la prossima evoluzione del mercato post-vendita EV indipendente“.
Con oltre 1 milione di EV in Europa ora fuori garanzia – e il numero in rapida crescita – questa collaborazione apre nuove opportunità di mercato per entrambi i partner e rafforza il ruolo di SKF come fornitore leader di soluzioni di mobilità sostenibile.
Secondo un’equazione precisa, una crisi economica si misura in modo efficace attraverso il mercato dell’auto: in periodi di ristrettezze l’usato cresce e il nuovo patisce.
Una teoria confermata dall’analisi di Carfax, azienda specializzata nelle informazioni sulla storia dei veicoli, secondo cui nei primi nove mesi del 2025 le vendite di auto usate in Italia sono cresciute del +2,7%, con circa 2.390.000 passaggi di proprietà netti.
Tante insidie nascoste
Ma è anche vero che l’acquisto di un’auto usata può nascondere diversi rischi, rendendo un passaggio fondamentale una verifica della storia del veicolo: nel caso dell’Italia, dall’inizio dell’anno a oggi, il 47% presentava almeno un fattore di rischio, come l’uso come taxi o auto a noleggio, ma anche danni, incidenti, anomalie del chilometraggio o importazione dall’estero.
Molti veicoli con problemi
Secondo Carfax, il 32% dei veicoli controllati è stato vittima di danni o incidenti più o meno gravi, a cui aggiungere più di 4.000 casi di anomalie del chilometraggio probabilmente dovuti a manipolazioni.
A livello geografico, la Lombardia è la regione che si fida meno, ovvero quella più attenta nella verifica dello storico dei veicoli, con il 30% di tutte le richieste di visure effettuate in Italia, distanziando nettamente Lazio (15%), Piemonte, Campania e Sicilia (tutte al 7%).
Fra i brand più verificati svettano Fiat (11%), Audi (9%), BMW (9%), Mercedes-Benz e Volkswagen (8%), mentre l profilo dei veicoli analizzati ha un’età media di 9 anni, 119.000 chilometri percorsi e il 14% di auto importate.
Promuovere la trasparenza
“Il mercato delle auto usate, specialmente in questo periodo storico, sta acquisendo un’importanza sempre maggiore per aiutare le famiglie ad acquistare vetture che rispondano alle proprie esigenze, anche in termini di budget – ha concluso Marco Arban, Direttore del Business Development in Europa di CARFAX – l’ampia offerta disponibile può rappresentare un’opportunità, ma è fondamentale non sottovalutare i rischi legati a un acquisto. La nostra analisi evidenzia come quasi la metà dei veicoli esaminati presenti criticità, talvolta gravi. Noi supportiamo dealer e acquirenti a compiere scelte più sicure, riducendo il livello di rischio, e ci impegniamo a sensibilizzare il settore promuovendone la trasparenza”.
Due volte Mahindra nei test ufficiali di Valencia.
Sono le prove che hanno aperto la stagione 12 della Formula E, l’ultima dell’era delle monposto Gen3: a Monteblanco fra pochi giorni saranno in pista le prime Gen4.
Il team indiano non ha ancora confermato l’impegno come costruttore (lo è dal primo campionato) per il quadriennio Gen4.
Ciò non gli ha impedito di primeggiare con l’italo svizzero da 111 ePrix disputati Edoardo Mortara (1:21.493) nelle 18 ore di test dei piloti ufficiali. E anche con la pilota Chloe Chambers, 21enne con doppia nazionalità (Cina e Usa), che in un terzo del tempo in pista ha contabilizzato un eccellente 1:22.767.
Rispetto al ventesimo tempo dei piloti maschi il ritardo è di poco più di 4 decimi.
Millisecondi elettrici da brivido
I quattro più veloci in assoluto hanno archiviato i test in appena 9 millesimi.
Si tratta di Mortara, il campione del mondo Oliver Rowland (Nissan), il giovanissimo Taylor Barnard (DS Penske) e Norman Nato (Nissan).
In 9 decimi hanno invece chiuso tutti i venti piloti ufficiali, incluso Pepe Martì, il debuttante catalano ingaggiato dalla Cupra Kiro, che è stato anche l’ultimo pilota a venire nominato.
E incluso Felipe Drugovich, il promettente brasiliano che per quasi tre anni ha fatto il “panchinaro” in Formula 1 e al quale la Andretti ha offerto di guidare una Formula E.
Citroën entra in gioco
In questa stagione debutta anche la Citroën, subentrata a Maserati.
Completa così il mosaico delle 10 scuderie al via, due in meno di quelle possibili.
Il Team Principal Cyril Blais dispone di una coppia di piloti di assoluto valore: Jean Eric Vergne, il solo che si è aggiudicato due volte il mondiale, e Nick Cassidy, che ha vinto le ultime tre gare di fila dell’ultimo campionato.
Il calendario sarà di 17 gare (mai così tante prima d’ora) che si correranno in 11 località.
In entrambi i casi una in meno di quelle immaginate inizialmente perché Jakarta è saltata.
Si comincia il 6 dicembre a San Paolo, in Brasile, e si finisce in agosto a Londra.
Porsche, che corre con sei monoposto, resta tra le favorite, così come la Jaguar, ma a parte la Lola Yamah Abt che sembra avere ancora un certo gap da colmare, tutti gli altri costruttori (e le squadre clienti) sono in grado di vincere un e Prix.
Un ottobre in frenata e un anno che si chiude in calo.
Il mercato automobilistico italiano arranca, mentre l’elettrico resta fanalino di coda in Europa.
Le immatricolazioni nel nostro Paese si fermano a 125.826 unità, segnando un calo dello 0,6% rispetto a ottobre 2024.
Ma il dato più preoccupante arriva guardando al quadro dei primi dieci mesi.
Infatti, sono 1.293.366 le vetture immatricolate tra gennaio e ottobre, per una flessione del 2,7% sull’anno precedente e addirittura del 20,4% rispetto al periodo pre-pandemia del 2019.
Proiettando il trend sull’intero anno, si stima una chiusura intorno a 1.502.836 veicoli, pari a un -3,6% sul 2024 e un -21,6% rispetto al 2019.
Insomma, il mercato resta in rosso acceso, segno di una crisi strutturale che va ben oltre la congiuntura economica.
I numeri della crisi
Periodo
Immatricolazioni
Variazione su 2024
Variazione su 2019
ottobre 2025
125.826
-0,6%
-20,4%
gennaio-ottobre 2025
1.293.366
-2,7%
-20,4%
proiezione 2025
1.502.836
-3,6%
-21,6%
Elettriche, ancora una goccia nel mare
L’Italia continua a restare nelle retrovie europee per quanto riguarda la diffusione delle auto elettriche.
Nonostante gli incentivi – esauriti tra il 22 e il 23 ottobre, con 55.680 prenotazioni – il loro impatto resta marginale.
Una cifra che, pur compatibile con il numero medio di BEV (Battery Electric Vehicle) immatricolate in un anno, è una goccia nel mare se rapportata a un parco circolante di oltre 41 milioni di vetture.
Molto rimane da fare per accelerare una transizione ecologica che, almeno nel nostro Paese, appare più teorica che reale.
La lentezza dello sviluppo infrastrutturale (basti pensare alla rete di ricarica pubblica, ancora troppo concentrata nei grandi centri urbani) e la percezione di limitata flessibilità d’uso delle vetture elettriche continuano a frenare la domanda.
Secondo il Centro Studi Promotor, l’elettrico viene scelto soprattutto come seconda auto, raramente come veicolo principale.
L’autonomia percepita come insufficiente, i tempi di ricarica e l’incertezza sul valore residuo nel medio periodo rappresentano barriere ancora difficili da superare.
Un mercato in cerca di fiducia
I concessionari, dal canto loro, mostrano poche aspettative di ripresa.
Sempre secondo il Centro Studi Promotor, solo il 6% degli operatori prevede un aumento delle vendite nei prossimi mesi.
Il 28% scommette sulla stabilità, mentre il 66% teme un ulteriore calo.
Dati che delineano un settore incerto, poco sostenuto e con prospettive limitate.
La mancanza di segnali positivi dall’Unione Europea, in termini di politiche industriali di rilancio, aggrava ulteriormente la situazione.
Come osserva Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, “non vi sono segnali che indichino un intervento deciso da parte dell’UE per rilanciare l’industria automobilistica europea, già provata dagli effetti della stessa politica di transizione energetica”.
Necessario un cambio di paradigma
L’automotive italiano si trova oggi su un crinale delicato.
Da un lato, l’esigenza di innovare e ridurre le emissioni e dall’altro, la realtà di un mercato che non riesce a tenere il passo con la rivoluzione elettrica.
Senza una strategia chiara (fatta di incentivi strutturali, investimenti nelle infrastrutture di ricarica, sostegno all’industria nazionale e un serio piano di formazione per la filiera) la transizione rischia di restare un obiettivo più politico che industriale.
Forse, più che di rottamare le auto, oggi servirebbe rottamare le politiche che le riguardano: solo così l’Italia potrà tornare, davvero, a mettersi in marcia.
Innovazione dopo la crisi?
L’auto italiana oggi viaggia a fari spenti, in una notte lunga fatta di incertezze, rincari e scelte politiche sbagliate.
Ma ogni crisi, nella storia dell’automobile, ha sempre generato innovazione. Forse è il momento di ripensare il concetto stesso di mobilità, tornando a un equilibrio tra progresso tecnologico e sostenibilità reale.
Quella che si misura non solo in grammi di CO₂, ma anche in posti di lavoro, libertà di movimento e visione industriale.
Perché il futuro dell’auto, e dell’Italia, non può restare sempre in rosso.