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UIGA incorona Fiat Grande Panda “Regina d’Europa 2026”

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Fiat Grande Panda eletta Auto Europa 2026 - foto © UIGA

C’è aria di festa in casa Fiat.

La Grande Panda conquista il titolo di Auto Europa 2026, aggiudicandosi il riconoscimento assegnato dall’UIGA (Unione Italiana Giornalisti Automotive), anche grazie ai voti ottenutio dalla giuria popolare del concorso e da alcuni opinion leader.
Un successo che sa di orgoglio italiano, di concretezza e di visione.

Perché la nuova Panda non è soltanto un’auto, ma un esplicito messaggio di stile accessibile, qualità ritrovata e intelligente sostenibilità.

Un trono di cristallo per la Panda più “grande” di sempre

La cerimonia di proclamazione è stata ospitata il 10 e 11 novembre nella sede milanese di Bosch Italia.

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foto © UIGA

È stata l’occasione per celebrare la quarantesima edizione di un premio che da quattro decenni racconta l’evoluzione dell’auto europea.
A consegnare la coppa in cristallo è stata
Maurizia Bagnato, Direttore Innovazione e Vendite di Bosch Italia, che ha sintetizzato lo spirito dell’evento: “Auto Europa è un riconoscimento trasversale – ha affermato – capace di mettere in luce le vetture che sanno portare contenuti innovativi in ogni segmento. In un momento complesso e competitivo, con nuovi protagonisti e strategie in continua evoluzione, le finaliste di quest’anno rappresentano il vertice della tecnologia e del design europeo”.

Quando il design incontra il buon senso

La Grande Panda ha avuto la meglio su una concorrenza di altissimo profilo composta da Audi Q3, BMW X3, Dacia Bigster, Jeep Compass, Mercedes CLA e Renault 4 E-Tech.

Sette finaliste che rappresentano la fotografia perfetta della nuova mobilità continentale.

A convincere la giuria sono stati i progressi evidenti di Fiat in termini di qualità costruttiva, completezza di gamma e coerenza progettuale, senza rinnegare quei valori che hanno fatto della Panda un’icona.

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Marco Freschi (Comunicazione Fiat) con il premio Auto Europa 2026 – foto © UIGA

Elementi come accessibilità, efficienza e funzionalità intelligente.
Un equilibrio che riporta Fiat al centro della scena, con una vettura che interpreta la transizione energetica non come imposizione, ma come evoluzione naturale.

Ha ritirato il premio Marco Freschi, responsabile comunicazione di Fiat: “Il riconoscimento Auto Europa – ha dichiarato – giunge in un momento cruciale per il mercato continentale, premiando una visione concreta, elegante e sostenibile della mobilità. Un modo di intendere l’automobile che sa coniugare tecnologia, emozione e responsabilità”.

La dichiarazione di Freschi fotografa perfettamente la filosofia della nuova Grande Panda: evolvere restando autentici, modernizzare senza perdere il contatto con la propria storia.

Le damigelle Mercedes CLA e Jeep Compass

In un palcoscenico dove la Panda ha indossato la corona, Mercedes CLA e Jeep Compass hanno recitato ruoli da protagoniste, conquistando rispettivamente il voto degli opinion leader e della giuria popolare.

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Il momento della consegna dei premi alle tre vincitrici – foto © UIGA

La CLA è stata premiata per la sua capacità di fondere design scolpito, tecnologia avanzata e sensibilità ambientale.
La
Jeep Compass, invece, ha conquistato il cuore del pubblico per la sua innovazione accessibile e il suo piacere di guida autentico, qualità sempre più rare nell’era dell’elettronica spinta.

Del resto, il titolo Auto Europa rappresenta non soltanto un tributo tecnico, ma anche culturale.

È un segno di continuità per chi vede nell’automobile l’espressione più alta di design, innovazione e passione.

Auto Europa, uno specchio del nostro tempo

Nel suo 40° anniversario, Auto Europa conferma il suo ruolo di osservatorio privilegiato sull’innovazione automobilistica, raccontando anno dopo anno l’evoluzione del rapporto tra mobilità, tecnologia e società.
Alla cerimonia hanno partecipato aziende come Bosch, Point S, Innovando, StarBlock e ASI, oltre a esperti come
Sergio Savaresi (Politecnico di Milano) ed Enrico Bonizzoli (Beyond).

Durante l’evento, il presidente UIGA Gaetano Cesarano ha tracciato una riflessione sul premio e su che cosa rappresenta nel settore.

Tutte le finaliste – ha affermato – rappresentano il futuro della mobilità, con un mix di design, sostenibilità e tecnologia che riflette le esigenze di un mercato in continua evoluzione. La vettura premiata è una guida per le tendenze che vedremo sulle strade europee, in cui tecnologia e sostenibilità andranno sempre più di pari passo”.

Un futuro fatto di emozione e responsabilità

Mentre i riflessi della coppa di cristallo si spengono tra gli applausi, resta l’immagine di una Grande Panda che, con la sua semplicità sofisticata, torna a essere simbolo dell’auto “giusta”.
Un’auto che non promette rivoluzioni, ma costruisce ponti tra passato e futuro, tra ragione ed emozione.
E in questo raro ma possibile equilibrio c’è tutto il senso di un premio come
Auto Europa, cioè ricordarci che la tecnologia migliore è quella che sa restare umana.

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Fiat Grande Panda con Mercedes CLA e Jeep Compass che hanno vinto rispettivamente per gli opinion leader e per la giuria popolare – foto © UIGA

Quando l’intelligenza artificiale incontra la fabbrica del futuro

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Allo Stellantis Factory Booster Days 2025 oltre 100 innovazioni per la fabbrica del futuro - foto © Stellantis

Nel cuore industriale di Detroit, al Conner Center, si è svolta l’edizione 2025 (la decima) dei Factory Booster Days di Stellantis.

Si tratta dell’evento che ogni anno fa dialogare tra loro tecnologia, innovazione e produzione industriale.

Ottanta partner, oltre cento soluzioni all’avanguardia e un obiettivo comune: ripensare il modo di costruire automobili nell’era dell’intelligenza artificiale e della sostenibilità.

La fabbrica come ecosistema intelligente

Non più catene di montaggio isolate, ma sistemi interconnessi capaci di pensare, prevedere e reagire.

È questa la visione che Stellantis ha voluto ribadire durante il Factory Booster Day.

Attraverso l’approccio Open Challenge, il gruppo ha coinvolto fornitori e startup di tutto il mondo per proporre soluzioni reali a problemi concreti di produzione.

Il Factory Booster Day – ha dichiarato Tim Fallon, Senior Vice President, Global Head of Stellantis Production Way – non è solo un evento, ma il riflesso della nostra cultura industriale. Co-creiamo soluzioni intelligenti che promuovono qualità, agilità e sostenibilità. Insieme stiamo costruendo il futuro della produzione”.

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foto © Stellantis

La portata di questo impegno è chiara, con oltre 100 innovazioni tecnologiche in un solo giorno.

Moltre delle quali basate su AI, visione artificiale, automazione autonoma e digital twin, pensate per migliorare qualità, efficienza e sostenibilità in tutti gli impianti Stellantis nel mondo.

Dall’intelligenza predittiva alla realtà virtuale

L’edizione 2025 ha messo in vetrina soluzioni concrete già in uso in diversi stabilimenti del gruppo.

Innovazione Partner Ambito Beneficio principale
Sistema di manutenzione predittiva AI KCF Technologies Reparti di verniciatura Previsione guasti, riduzione downtime
Smart camera IV4 KEYENCE Controllo qualità Oltre 50.000 controlli/giorno, feedback in tempo reale
Simulatore VR per carrelli elevatori Interno Stellantis Formazione e sicurezza Addestramento immersivo, riduzione rischio incidenti

La manutenzione che anticipa i guasti

Nel mondo industriale, la manutenzione predittiva è la nuova frontiera dell’efficienza.

Nei reparti di verniciatura nordamericani, Stellantis – in collaborazione con KCF Technologies – ha introdotto un sistema basato su sensori intelligenti e algoritmi di AI.

Sono capaci di analizzare in tempo reale lo stato di pompe, ventole e sistemi di scarico.

Quando un componente inizia a mostrare segnali anomali, il sistema attiva automaticamente una priorità d’intervento, evitando fermi impianto costosi e aumentando la disponibilità delle linee.
Il risultato è un maggior rispetto dei tempi,
meno sprechi e manutenzione su misura.

È un esempio perfetto di come la digitalizzazione industriale si traduca in valore tangibile.

L’occhio elettronico della produzione

Nel complesso produttivo di Detroit, le smart camera IV4 di KEYENCE sono diventate veri e propri guardiani della qualità.
Ogni veicolo che esce dalla linea “subisce”
oltre 100 controlli automatizzati.

Il sistema verifica fissaggi, allineamenti e componenti, inviando segnalazioni in tempo reale agli operatori.

Il segreto sta nella combinazione tra illuminazione integrata, lenti intelligenti e funzioni AI di tracking e ispezione.

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AI, realtà virtuale e manutenzione predittiva nel futuro di Stellantis – foto © Stellantis

A completare il tutto, un AI Agent Tracker sviluppato con Stellantis analizza quotidianamente le prestazioni e regola le tarature.
In questo modo si raggiungono i
zero difetti e il miglioramento continuo, una filosofia che si sposa perfettamente con la qualità richiesta dai veicoli elettrici di nuova generazione.

Imparare senza rischi

Formazione e sicurezza sono due pilastri della produzione moderna.
Nel plant di
Sterling Heights (Michigan), Stellantis ha introdotto un simulatore in realtà virtuale per carrelli elevatori.

È un ambiente immersivo che permette agli operatori di esercitarsi su scenari realistici senza alcun rischio.
Il sistema replica dinamiche di carico, percorsi complessi e situazioni d’emergenza, fornendo feedback immediati e personalizzati. Il risultato è
più competenza e meno incidenti, in linea con la filosofia “zero harm” che guida la cultura aziendale.

Un ecosistema industriale in evoluzione

Con le sue piattaforme AI-driven, i sistemi predittivi e la formazione immersiva, Stellantis ridisegna il concetto stesso di fabbrica.

Non sono più un luogo dove si assemblano veicoli, ma un ecosistema intelligente in costante apprendimento.

Il Factory Booster Day 2025 non è stato solo una vetrina tecnologica, ma un manifesto industriale che racconta come il gruppo stia investendo in automazione cognitiva, sostenibilità e innovazione collaborativa.
In un’epoca in cui la transizione energetica e digitale corrono parallele, Stellantis dimostra che
il futuro dell’automotive nasce in fabbrica, molto prima di arrivare sulla strada.

Il cuore digitale dell’industria

Se la fabbrica è il cuore pulsante dell’automobile, l’intelligenza artificiale ne è il nuovo battito.
Dai sensori che prevengono guasti ai robot che apprendono, fino alla formazione immersiva, il Factory Booster Day mostra che l’industria non è più solo meccanica, ma
una sinfonia di dati, persone e idee.
E nel silenzio dei forni di verniciatura o nel fruscio dei robot di saldatura, si può già ascoltare la musica del futuro.

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foto © Stellantis

BMW iX3, il SUV che si ricarica (e ricarica)

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BMW iX3 50 xDrive, la SUV elettrica che ricarica il mondo con 400 kW e tecnologia bidirezionale - foto © BMW

Nel linguaggio dell’elettrificazione, la nuova BMW iX3 50 xDrive parla di energia.

Non solo perché può aggiungere 372 km di autonomia in 10 minuti grazie a una ricarica a 400 kW, ma perché diventa a tutti gli effetti una centrale elettrica su ruote.

È la prima BMW a essere dotata della tecnologia eDrive di sesta generazione e di una ricarica bidirezionale capace di trasformarla in powerbank, accumulatore domestico e persino in un piccolo produttore di energia per la rete.

800 Volt per cambiare le regole del gioco

La rivoluzione parte dall’architettura a 800 Volt, una soglia tecnica che finora apparteneva solo a vetture elettriche di fascia alta.

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foto © BMW

Con una potenza di picco di 400 kW, la iX3 50 xDrive si colloca tra le regine assolute della ricarica rapida.
Bastano
21 minuti per passare dal 10 all’80% di batteria, mentre la gestione intelligente delle celle cilindriche e il Battery Management System sviluppato da BMW assicurano stabilità, efficienza termica e lunga durata.

Architettura elettrica 800 V
Potenza massima ricarica DC 400 kW
Tempo 10→80% 21 minuti
Autonomia massima WLTP 805 km
Potenza ricarica AC 11 kW (22 kW opzionale)

La ricarica diventa parte integrante dell’esperienza di guida, non più una pausa forzata ma un momento tecnico di altissima efficienza.

L’auto che restituisce energia

La vera magia, però, è la ricarica bidirezionale.

Un concetto che sposta la BMW iX3 dal ruolo di semplice consumatore di elettricità a quello di parte attiva dell’ecosistema energetico.
La funzione
Vehicle-to-Load (V2L) consente di alimentare dispositivi esterni fino a 3,7 kW: un barbecue in campeggio, un laptop, o la ricarica di una e-bike.

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foto © BMW

Con la Vehicle-to-Home (V2H), la batteria diventa un sistema di accumulo per l’energia solare prodotta a casa.

E infine, con la Vehicle-to-Grid (V2G), la vettura può immettere energia nella rete elettrica, generando un ritorno economico per il proprietario.

In sintesi, V2L alimenta dispositivi mobili, V2H supporta la rete domestica e V2G partecipa al mercato energetico.

Un salto che, se applicato su larga scala, potrebbe rendere le auto elettriche una riserva diffusa di energia rinnovabile, utile alla stabilità delle reti e alla transizione green.

Ricarica intelligente, tra IA e app

Dietro le quinte di questa evoluzione c’è una rete di hardware e software coordinata da un’intelligenza artificiale discreta ma sempre presente.
Lo
sportello di ricarica intelligente si apre da solo quando l’auto “capisce” che il conducente sta per collegarla, mentre la nuova BMW Wallbox Professional (DC) e il Multifunction Charger (MFC) permettono di gestire ricariche, scariche e flussi energetici con una semplicità inedita.

Tutto è connesso all’app My BMW, che mostra in tempo reale la curva di ricarica, la temperatura della batteria e i tempi residui.

Il tutto, con la possibilità di precondizionare il pacco batterie per ottenere la massima efficienza durante le soste rapide.

In viaggio, il navigatore BMW Maps calcola automaticamente il percorso ottimale, selezionando le colonnine in base a velocità di ricarica, costi e servizi disponibili lungo la strada.
E grazie alla funzione
Plug & Charge Multi Contract, basta collegare il cavo e l’auto riconosce fino a dieci contratti di fornitura diversi e gestisce l’autenticazione in automatico.

Una visione elettrica (e collettiva)

Con oltre 870mila punti di ricarica in Europa e una rete globale di più di 2 milioni, BMW Charging diventa la spina dorsale di questa nuova esperienza.
La iX3 50 xDrive non è solo un SUV elettrico, ma
un nodo di scambio energetico, capace di dialogare con la casa, con la rete e con il pianeta.

La mobilità del futuro non si limita a spostare persone, ma muove energia, dati e consapevolezza ambientale e in questo scenario, la nuova iX3 è più di un’auto.

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foto © BMW

È una visione su quattro ruote, un simbolo di come tecnologia e sostenibilità possano finalmente correre nella stessa direzione e, per una volta, anche restituire qualcosa all’ambiente.

Nel mondo della mobilità elettrica, la parola “ricarica” non indica più solo un gesto, ma un rapporto.

Il rapporto tra automobile e rete, tra tecnologia e ambiente, tra progresso e responsabilità, e la BMW iX3 è un segnale forte di questa maturità.

L’auto che si ricarica (e poi restituisce) diventa il simbolo di una nuova alleanza energetica, dove il piacere di guidare incontra il piacere di contribuire.

Scheda tecnica BMW iX3 50 xDrive

Motorizzazione 2 motori elettrici (trazione integrale)
Potenza complessiva In attesa di comunicazione ufficiale
Batteria Celle cilindriche Gen6, 800V
Capacità ricarica DC 400 kW
Autonomia WLTP Fino a 805 km
Tempo 10→80% 21 minuti
Funzioni bidirezionali V2L, V2H, V2G
Potenza V2L 3,7 kW
Potenza V2H / V2G fino a 11 kW
Wallbox compatibile BMW Wallbox Professional (DC)
App dedicata My BMW con monitoraggio live

 

Residui carboniosi: sotto controllo con H2 BLASTER by TEXA

residui carboniosi
Mario Giacomella, il tecnico TEXA che ha seguito lo sviluppo di H2 BLASTER, speiga il funzionamento dell'apparecchio

Le tecnologie per l’abbattimento delle emissioni applicate ai motori endotermici di ultima generazione sono senza dubbio efficaci e consentiranno di prolungare ancora per molti anni l’utilizzo dei motori a benzina e diesel sulle nostre automobili.

Parallelamente le Case si adoperano per garantire ai propri clienti veicoli affidabili e con prestazioni complessive costanti nel tempo.

Tuttavia, la tecnologia non è ancora arrivata a eliminare le operazioni di manutenzione e cura del veicolo, e nemmeno a sostituire (ma su questo si sta lavorando con la guida autonoma) la capacità soggettiva del guidatore di operare con acceleratore, freno e volante per ridurre al minimo consumi ed emissioni.

L’abbiamo definita ‘Guida Etica’ e ne abbiamo parlato spesso su Auto Tecnica.

Residui carboniosi: nemici invisibili dell’efficienza

Parlando di manutenzione, come noto, essa può essere preventiva, ovvero essere attuata prima che si verifichi un guasto, oppure avvenire a guasto manifestato, nel qual caso il fermo macchina e l’onerosità dell’intervento possono andare fuori controllo.

Con l’aumento dell’età media del parco auto circolante, l’accumulo progressivo di residui carboniosi nella parte calda dei motori può diventare un problema.

Per questo motivo la manutenzione preventiva applicata a questo fenomeno chimico-fisico diventa una necessità per garantire le prestazioni ottimali dei veicoli e ridurre il loro impatto ambientale.

In questo contesto, il decarbonizzatore H2 Blaster di TEXA rappresenta una soluzione tecnologicamente avanzata e sostenibile, perché ripristina le performance originali del motore, migliora la reattività all’acceleratore, riduce i consumi e le emissioni nocive.

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Oltre il prodotto. L’iniziativa #H2BLASTERspecialist

Grazie a questa tecnologia, officine e centri di assistenza possono offrire ai propri clienti un servizio efficace, ecologico e non invasivo, contribuendo alla tutela dell’ambiente.

Su questa base, TEXA ha lanciato l’iniziativa #H2BLASTERspecialist.

Si tratta di un network che raggruppa tutti i meccanici dotati del dispositivo H2 Blaster.

TEXA si occupa di promuovere l’iniziativa con consistenti azioni di comunicazione (come ad esempio il video che trovate qui sotto) per dare massima visibilità all’offerta e offrire al potenziale cliente i riferimenti dell’officina convenzionata più comoda.

Per salvaguardare il cliente, e questo è ciò che caratterizza l’iniziativa, le officine aderenti si impegnano ad offrire ai propri clienti che effettuano un tagliando anche il trattamento completo di decarbonizzazione del motore al prezzo concordato di 70 euro (iva inclusa).

Per entrare in questo network le officine già in possesso di H2Blaster (ma lo possono fare anche quelle intenzionate ad acquistarlo) devono compilare il form presente nel sito TEXA all’indirizzo https://www.texa.it/h2-blaster-specialist/

Allo stesso indirizzo web gli automobilisti possono trovare l’elenco dei centri di riparazione presenti in Italia che utilizzano H2Blaster e applicano questo servizio.

Più di cento officine hanno già aderito ed espongono all’esterno una vetrofania dedicata, ma TEXA sta verificando che il numero è in costante aumento.

La convenienza è dimostrabile da TEXA, che ha verificato che una settantina di interventi sono sufficienti per ammortizzare il costo dell’apparecchio (che mediamente è sui 5.000 €).

Un numero che un’officina strutturata e consolidata può raggiungere in poche settimane.

Cos’è e come funziona H2 Blaster

H2 Blaster è l’innovativo decarbonizzatore sviluppato dal centro di Ricerca e Sviluppo di TEXA che, grazie all’azione combinata di idrogeno e ossigeno, effettua la pulizia completa delle parti dei veicoli coinvolte nel processo di combustione interna e ripristina le performance ottimali del motore.

Andando più nel dettaglio, il dispositivo sfrutta il processo di elettrolisi dell’acqua per generare una miscela di ossidrogeno che, a motore acceso e caldo, viene iniettata nel collettore di aspirazione attraverso un tubo di servizio e raggiunge la camera di combustione.

Proprio qui il gas, che ha un potere calorifico mediamente tre volte superiore a gasolio e benzina, viene innescato dall’alta temperatura e si trasforma in vapore acqueo ad altissima pressione che penetra nei residui carboniosi e letteralmente li disgrega.

Il trattamento con H2 Blaster non aumenta le prestazioni del motore, ma promette di ripristinare quelle di progetto, riportando consumi ed emissioni ai valori originali e migliorando la risposta all’acceleratore.

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Mario Giacomella nel cosro della prrsentaizone di H2 BLASTER, avvenuta a Milano

Dedicato ai motori ‘chilometrati’ con elevati residui carboniosi

È dunque indicato per veicoli con molti chilometri percorsi, dove l’accumulo di sostanze carboniose può compromettere valvole, iniettori, turbocompressori e filtri antiparticolato.

Il tecnico TEXA Mario Giacomella, che ha seguito lo sviluppo tecnico dell’H2 Blaster e ce lo ha illustrato, è stato estremamente onesto e preciso: un motore diesel con 200.000 km incrostato sia nella camera di combustione sia nelle parti ‘fredde’, come il collettore di aspirazione, non potrà miracolosamente tornare nuovo dopo il trattamento.

Sicuramente qualche vantaggio lo si otterrà, ma è con l’utilizzo costante del trattamento a ogni tagliando, iniziando quando il motore ha percorso un relativamente basso chilometraggio, che l’efficacia del trattamento è massima.

Dunque, come sempre, la prevenzione resta sempre meglio della cura, anche per mantenere ‘puliti’ i filtri antiparticolato.

Tuttavia, può agire efficacemente in situazioni di intasamento del FAP tali da non permettere la rigenerazione da strumento di diagnosi o automatica.

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Quali risultati?

Oggettivare un intervento che avviene all’interno del motore non è ovviamente facile, non fosse altro perché sia i residui carboniosi sia le superfici trattate sono nascoste alla vista.

Tuttavia, TEXA ha condotto una serie di prove per dare evidenza dell’efficacia del trattamento.

Uno, ad esempio, è quello di verificare l’innalzamento del livello di intasamento del FAP dopo il trattamento.

Questo indica che una cospicua quantità di ceneri si è spostata dalla zona ‘calda’ del motore al filtro, dal quale sarà poi eliminata in fase di rigenerazione su strada.

La miscela ossidrogeno viene fatta aspirare dal motore inserendo un tubo nella scatola filtro e mantenendo il regime al minimo, condizione che genera la massima depressione nel condotto.

Il flusso viene mantenuto automaticamente dall’apparecchio per un tempo variabile in funzione dello stato del motore e valutato anche dall’esperienza del meccanico.

L’ossidrogeno flussa tra collettore di aspirazione e scarico, investendo

  • valvole,
  • guide,
  • estremità degli iniettori,
  • camera di combustione,
  • collettore di scarico,
  • sistemi di post-trattamento,
  • turbina del motori turbo

e ritornando in parte attraverso la valvola EGR, che godrà anch’essa, seppur indirettamente, dei benefici del trattamento.

Osservazioni fatte da TEXA su valvole EGR prima e dopo il trattamento e una serie di analisi sui fumi emessi da motori diesel con vari chilometraggi con opacimetro hanno oggettivato dei benefici.

H2 BLASTER: funzionamento automatico e sicuro

H2 BLASTER è equipaggiato con una serie di dispositivi di controllo per la sicurezza dell’operatore che garantiscono una corretta esecuzione del trattamento:

  • Auto check iniziale di tutti i componenti di funzionamento
  • Sensore H2 leak per individuare eventuali perdite di idrogeno
  • Sensore di pressione e temperatura dela cella
  • Valvola di sicurezza anti-ritorno di fiamma
  • NOS, diagnostico OBD per il controllo anomalie del motore durante l’intervento
  • Controllo automatico perdite idrauliche a ogni accensione
  • Controllo automatico rendimento cella elettrolitica
  • Valvola meccanica sfiato sovrapressione serbatoio elettrolita.

L’interfaccia utente è costituita da un display da 10” multitouch che permette all’operatore di avere una visione chiara delle operazioni da eseguire.

L’interfaccia grafica consente la fruizione intuitiva del software e un’immediata lettura delle informazioni generate dallo strumento.

Il display, inoltre, è stato realizzato con la tecnologia glove-touch, che assicura l’utilizzo anche coi guanti da lavoro.

Sempre connesso al veicolo

Per gestire in modo efficace tutte le fasi operative dell’intervento, TEXA ha sviluppato il NOS, NAVIGATOR OBD Service, utilizzabile da uno smartphone.

È sufficiente inquadrare il QR code presente sull’apparecchio per poter utilizzare l’App H2 BLASTER by TEXA.

Si tratta di un dispositivo diagnostico in grado di comunicare con le varie centraline elettroniche del veicolo e di leggere i parametri necessari affinché la decarbonizzazione venga eseguita in modo efficiente e sicuro.

Operativamente, il NOS controlla costantemente i giri del motore e la temperatura, a garanzia della massima sicurezza.

Nel caso il regime motore dovesse cambiare o arrestarsi, oppure le temperature di esercizio non fossero corrette, viene immediatamente interrotto il processo, inibendo la produzione di idrogeno.

Al termine della decarbonizzazione, l’intervento si conclude con la prova su strada, utilizzando ancora l’App H2 BLASTER.

Indicativamente, l’App chiede all’operatore di effettuare 5/6 chilometri a un adeguato regime di giri, facilitando così l’espulsione dei residui incombusti.

Una notifica sonora avvisa quando terminare il test su strada.

Il report finale

Concluso il processo di decarbonizzazione, H2 BLASTER genera un report dettagliato da consegnare al cliente come conferma dell’avvenuto servizio.

Tutti i report generati vengono archiviati all’interno del portale myTEXA e vanno così ad arricchire la banca dati a disposizione dell’officina.

A Parigi un’asta che celebra le auto nel cinema

Fra il cinema e l’auto è amore vero e duraturo, consacrato da centinaia di pellicole in cui vetture di ogni tipo, da umili e modeste a potenti e vistose, sono diventate – a volte loro malgrado – autentiche co-protagoniste delle vicende raccontate.

Celebri come attori in carne e ossa

È il caso, per citare qualche esempio, della Ford T su cui viaggiavano Stanlio e Ollio per arrivare alla leggendaria DeLorean di “Ritorno al futuro”, passando per il Maggiolino “tutto matto”, almeno secondo la definizione Disney, per finire la breve carrellata citando in blocco il garage di bolidi da tachicardia che puntellano l’infinita saga “Fast and Furious”.

Spesso, al netto delle pellicole in cui per esigenze di scena qualcosa finisce per essere distrutto, le vetture usate durante le riprese prendono strade diverse: qualcuna finisce in collezioni private, altre nei musei, altre ancora passano la vita girando il mondo come attrazioni di feste, inaugurazioni e sagre più o meno importanti.

Pezzi da collezionisti

In mezzo, capitano occasioni come l’asta organizzata da “Bonhams-Cars”, il dipartimento che si occupa di auto e cimeli del mondo dell’automobile per conto dell’omonima casa d’aste considerata una delle più antiche al mondo.

Dal 21 al 28 novembre, sia online che di persona, al numero 6 di Avenue Hoche, nel centro di Parigi, va in scena un appuntamento che ha messo in fibrillazione i collezionisti di tutto il mondo.

All’asta, senza un prezzo minimo di partenza, 50 veicoli originali e non di film e serie TV, più memorabilia, quasi tutti appartenuti al “Movie Cars Museum” di Étréchy, collezione fondata da Franck Galiègue, che ha deciso di privarsi di alcuni dei propri pezzi più preziosi, fra cui originali e repliche fedeli di auto e moto comparse in film e telefilm che hanno epoca.

Erano il fiore all’occhiello di un museo

“Questo museo è stata un’avventura incredibile, ma è giunto il momento di passare a nuovi progetti – ha commentato Galiègue – ho trascorso molti anni a collezionare queste auto e ho avuto il piacere di condividerle con appassionati di tutta Europa.

Ora è il momento di trasmetterle agli amanti del cinema che raccoglieranno il testimone e continueranno a mantenere vivi questi testimoni della storia meccanica e cinematografica”.

Dopo il record mondiale stabilito il 5 maggio 2023 da una Nissan Skyline R34 GT-R del 2000 guidata dal compianto Paul Walker in “Fast & Furious 4”, venduta per 1,36 milioni di dollari, otto veicoli di questa serie hanno nell’asta un ruolo di primo piano, tra cui una delle auto più famose del cinema moderno, la Mitsubishi Lancer Evo VII del 2001 che Paul Walker ha guidato sulle strade di Miami in “2 Fast 2 Furious” (2003), stimata fra 250 e 500 mila euro.

Modelli autentici

Fra i pezzi più iconici la Dodge Charger “Off-Road” del 1970 di “Fast and Furious 7” del 2015, secondo la leggenda – meglio, la trama – costruita da Dominic Toretto e suo padre ma rimasta in garage per lungo tempo dopo la morte del genitore.

Allestita dalla “Vehicle Effects Inc.” con un falso compressore BDS 8-71 in plastica cromata fissato sul cofano, avrebbe sviluppato 900 CV e secondo gli esperti, essendo l’auto guidata nel corso delle riprese da Vin Diesel, potrebbe fruttare fra 150 e 250mila euro.

È stata sempre affidata a Vin Diesel, alias Dominic Toretto, la Plymouth “Road Runner”, modello nato per partecipare al campionato “Nascar” 1970, una delle prime auto americane ad essere nata nella galleria del vento.

Un’altra Plymouth in vendita, questa volta la “Barracuda” del 1972, è stata utilizzata da Letty, la moglie di Dom Toretto, interpretata dall’attrice texana Michelle Rodriguez.

Si cambia saga per “Police Cruiser” apparsa in “Back to the Future 2”, uno dei due veicoli di scena realizzati dal designer Gene Winfield e per lungo tempo esposto al “Petersen Automotive Museum”.

 

 

 

 

 

È invece stata utilizzata da stunt e controfigure la BMW 550I crivellata di colpi, utilizzata in “Wolfs – Lupi solitari”, pellicola d’azione del 2024 interpretata da George Clooney e Brad Pitt.

È una vera chicca per intenditori la Dodge Charger del 1968, passata alla storia come la “Generale Lee”, iconica auto protagonista di “The Dukes of Hazzard”, film del 2005 che riprendeva il fortunato omonimo telefilm degli anni Settanta.

Nello specifico, si tratta di una vettura originale accompagnata da certificato di autenticità “Warner Bros”, dotata di motore V8, carburatore Edelbrock e cambio B&M, utilizzata da stunt e controfigure nelle scene di inseguimento.

Tante copie perfette

 

 

 

 

 

Fra le repliche, tutte realizzate con dovizia di particolari da appassionati e allestitori, la Cagiva “16 600 Military” utilizzata da Pierce Brosnan alias James Bond in “007 Goldeneye” (1995), e ancora la fedele riproduzione del GMC “Ventura 350ci” del 1983, il van dell’A-Team, la copia della Nissan “Skyline R34 GTT” del 2001 di Paul Walker in “2 Fast and 2 Furious” (2003).

Non sono da meno la Ford Mustang V6 “Barricade” realizzata da “Razorfly Studios” per “Transformers” (2007), la replica della Ford “Explorer” di Jurassik Park, uno dei veicoli che al netto dell’appetito dei dinosauri avrebbe dovuto accompagnare i turisti in giro per il parco.

Notevoli anche la fedele riproduzione della Kawasaki GPZ 900 R guidata da Tom Cruise nel primo “Top Gun” (1986) e la replica della Chevrolet Camaro “Bumblebee” di “Transformer” (2007).

Ancora di repliche si parla per la Ford Gran Torino del 1974, una delle auto più iconiche nella storia del cinema dotata di un motore 6,4 litri V8 con 302 CC abbinato ad un cambio manuale, nella tipica livrea rossa e bianca che svela immediatamente il nome dei due agenti a cui era assegnata: David Starsky e Ken “Hutch” Hutchinson, in forze alla polizia di Bay City, città immaginaria della California.

Per finire con la Chevrolet Corvette C3 Convertible del 1980 di “Miami Vice”, la Volkswagen Beetle “Herbie” del 1962, veicolo promozionale utilizzato dalla Disney per promuovere il film “Herbie: Fully Loaded”, remake del 2005 e per finire la replica perfetta in ogni dettaglio della Pontiac Firebirds Trans-Am del 1989, meglio conosciuta come “KITT”, l’iconica auto parlante di “Supercar” (Knight Rider), telefilm interpretato da David Hasselhoff alias l’agente Michael Knight.

Sblocco diagnosi: TEXA lo attiva anche per Hyundai e Genesis

sblocco diagnosi

Il cosiddetto ‘sblocco diagnosi’ è una delle attività che TEXA sta svolgendo con grande attenzione, verificando e analizzando giornalmente l’uscita di nuovi modelli.

In questo modo l’azienda veneta riesce a mettere a disposizione dei propri meccanici soluzioni sempre più complete e performanti per consentire l’intervento anche sui veicoli più recenti protetti da secure gateway.

Diagnosi Hyundai più semplice per i clienti TEXA

Dopo aver integrato i sistemi di FCA, Iveco, KIA, Maserati, Mercedes-Benz, Renault/Dacia e Gruppo Volkswagen, ora anche HYUNDAI entra a far parte dei marchi supportati.

L’ultimo aggiornamento del software di diagnosi IDC6 CAR 2025.10, infatti, consente di effettuare diagnosi elettroniche illimitate anche sui veicoli del marchio Hyundai dotati di sistemi di protezione delle centraline.

Il servizio è incluso nell’abbonamento TEXPACK CAR ed è disponibile per tutti gli utenti europei con un account attivo su myTEXA.

Lo sblocco diagnosi per Hyundai include anche i veicoli commerciali leggeri e i veicoli a marchio Genesis, in Italia a partire dal 2026.

L’accesso alla diagnosi avviene in modo autenticato, sicuro e senza limitazioni, senza costi aggiuntivi per l’autoriparatore.

Attivazione semplice e guidata dello sblocco diagnosi

Bastano pochi minuti per creare il profilo su myTEXA e validare l’identità digitale.

Una volta completata, l’account consente l’accesso a tutti i servizi TEXA, inclusa la diagnosi autenticata per i costruttori abilitati.

Igino De Lotto, Marketing Manager di TEXA

“La protezione dei veicoli è un tema strategico e attuale ed è fondamentale trovare un equilibrio tra la sicurezza garantita dai costruttori e il diritto dei riparatori indipendenti di accedere ai sistemi elettronici”.

“La grande esperienza di TEXA in ambito automotive, e la consolidata capacità di dialogare con i costruttori mondiali di autoveicoli, hanno permesso di siglare accordi importanti”.

“Continueremo a farlo, per permettere ai meccanici di operare in modo sicuro e illimitato con le nostre soluzioni diagnostiche”.

La leggerezza che conta, Leon Zheng e la scommessa europea di LinkTour

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Leon Zheng (Vice President Sales & Marketing di LinkTour Automotive) durante l'intervista - foto © Auto Tecnica

Abbiamo incontrato Leon Zheng, Vice President Sales & Marketing di LinkTour Automotive, a Roma durante la presentazione della microcar LinkTour Alumi.

Si tratta di un veicolo elettrico che punta tutto sul telaio in alluminio riciclato e sulla filosofia della leggerezza intelligente.

Una scelta industriale precisa, nata dall’esperienza della holding Wage of Pioneer Group, leader globale nella produzione e lavorazione avanzata dell’alluminio.
Chiacchierare con Zheng è stato utile per comprendere perché una realtà industriale così potente nella produzione dell’alluminio abbia deciso di entrare n un settore complicato come l’automotive, quali siano i piani europei di LinkTour e dove si posiziona la nuova gamma elettrica nel panorama automobilistico attuale.

Leggerezza, una scelta di carattere

Partiamo dall’inizio: perché un gruppo così grande e specializzato nella tecnologia dell’alluminio ha deciso di produrre un’auto?
La nostra casa madre, Wage of Pioneer Group, è il più grande player globale nell’alluminio ad alte prestazioni.

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foto © LinkTour

Abbiamo tecnologie avanzate, un know-how consolidato e un posizionamento di leadership nel settore.

La nostra idea è semplice: offrire ai clienti europei un’auto più leggera, più sicura e più efficiente grazie alla qualità superiore del nostro alluminio.

Questo è un valore reale, percepibile nell’esperienza di guida e nelle prestazioni.

Ma perché proprio il mondo automotive?
Si tratta di un’evoluzione naturale. Il gruppo è già al vertice nel settore dell’alluminio e e del tessile. Per crescere ancora, dopo anni di studi, abbiamo scelto l’automotive come terzo pilastro.

Inoltre, possediamo già la catena di fornitura necessaria per produrre veicoli di nuova generazione. Non partiamo da zero ma applichiamo competenze esistenti a un nuovo settore che può valorizzarle.

Quindi, applicate il vostro know-how consolidato al settore auto?
Esatto. Abbiamo analizzato con attenzione i bisogni europei e sviluppato linee di produtto adatte al mercato.

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Il nostro obiettivo è portare in Europa un prodotto competitivo, innovativo e accessibile.

A proposito di posizionamento sul mercato, la vostra proposta punta su leggerezza, riciclo e sostenibilità, valori che parlano direttamente con la generazione Z…

Vogliamo offrire il miglior prodotto della categoria e non solo per i giovani, ma per chiunque abbia bisogno di una mobilità urbana semplice ed economica ma di alta qualità ed elevata tecnologia.

Puntiamo a un livello premium accessibile con – come detto – qualità elevata a un prezzo ragionevole. Possiamo permettercelo grazie alla nostra tecnologia nell’uso di materiali leggeri e sostenibili, e alla catena di fornitura ottimizzata.

Il nostro prodotto deve distinguersi, non solo competere sul prezzo.

Quindi il fatto che utilizzate l’alluminio per il telaio della Alumi vi permette di non avere rivali nel segmento, è d’accordo?

Non possiamo affermare di non avere concorrenti, perché il mercato europeo è competitivo e altri marchi cinesi stanno arrivando.

La chiave per essere competitivi sarà la velocità. Entrare ora, stabilire una presenza forte, poi iniziare a produrre in Europa e aggiornare costantemente la gamma, questo è il nostro piano.

Parliamo di prezzo: posizionamento premium o mid-market?
Prodotto premium, prezzo ragionevole. Vogliamo sorprendere positivamente chi si avvicina all’auto.

La versione attuale è dotata di numerosi ADAS ma spicca l’assenza dell’airbag. Una scelta curiosa…

Nella categoria la maggior parte dei modelli oggi non monta airbag.

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foto © LinkTour

La nostra prima generazione è allineata allo standard del segmento L, ma la seconda generazione – in arrivo in Europa tra settembre e ottobre del prossimo anno – integrerà airbag e ulteriori dotazioni di sicurezza.

Oltre al rinnovamento dell’offerta Alumi, è prevista anche una gamma futura più ampia?

La prossima generazione LinkTour comprenderà veicoli tra i 4 e i 4,4 metri, anche BEV e plug-in, fino a otto modelli diversi. È il nostro programma per il 2027.

Un’ultima domanda: in Europa si parla molto di “importare” la filosofia . Opportunamente adeguata – delle kei car giapponesi, vetture ultra-compatte ed economiche. Siete interessati da questo segmento?

Al momento non è il nostro target. LinkTour vuole diventare un marchio premium nel segmento L e nelle mini-SUV elettriche.

Non avrebbe senso per noi competere nel segmento delle kei car, che puntano su logiche e costi diversi.

Quando il materiale diventa visione

Dalla lavorazione dell’alluminio all’auto elettrica europea.

La strada scelta da LinkTour è chiara e perfettamente coerente con la propria identità industriale.

In questo caso, la leggerezza non è un esercizio formale ma un modo di ridisegnare la mobilità, più efficiente, più sostenibile, più sensata.
Alumi diventa così il simbolo di una nuova frontiera, dove il materiale non è solo struttura, ma linguaggio del futuro.

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Stellantis accende la fiaccola olimpica dell’orgoglio italiano

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John Elkann e Olivier François insieme con i rappresentanti di CONI e Comitato Olimpico nel salone d'onore di Palazzo H, dietro lo “stadio dei marmi” a Roma - foto © Stellantis

C’è qualcosa di profondamente italiano nel ritrovarsi attorno allo sport.

La capacità di unire, di emozionare, di far sentire parte di una storia collettiva.

E questa volta, a Roma, nella sede del CONI, il racconto ha preso forma attraverso due voci che rappresentano molto più di un’industria.

John Elkann, presidente di Stellantis, e Olivier François, Global Chief Marketing Officer di Stellantis e CEO di Fiat.

Il momento era quello dell’annuncio ufficiale della partnership tra la Fondazione Milano Cortina 2026 e i brand italiani del gruppo – Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Maserati e Abarth – che saranno Automotive Premium Partner dei XXV Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

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John Elkann, Presidente di Stellantis – foto © Stellantis

Una collaborazione che va ben oltre la sponsorizzazione: è un atto di partecipazione nazionale, un “noi” rivolto al Paese e ai suoi valori.

Una flotta italiana per il più grande palcoscenico sportivo

Il progetto è imponente, circa 3mila veicoli forniti da Stellantis (oltre la metà dei quali elettrificati) viaggeranno sulle strade lombarde, venete e trentine durante i Giochi.

Serviranno atleti, volontari, tecnici, staff, federazioni, troupe televisive e delegazioni internazionali.

Olivier François lo ha definito “il motore dei Giochi, letteralmente”.

E non è un’immagine casuale: si parla di oltre 400mila spostamenti e 1,5 milioni di persone trasportate, in una macchina organizzativa che punta a coniugare efficienza, sostenibilità e identità nazionale.

Cinque marchi, cinque anime, cinque modi di interpretare l’Italia

Stellantis ha associato ciascun brand a uno spirito sportivo, una scelta narrativa ma anche culturale.

Brand Anima Ruolo ai Giochi Disciplina simbolica
Fiat Solare e popolare Mobilità giovane e inclusiva Sport freestyle, urban e creativi
Alfa Romeo Competizione e cuore Presenza a Cortina e discipline agonistiche Sci alpino
Lancia Eleganza e armonia Supporto a Milano Pattinaggio artistico
Abarth Ribellione sportiva Edizioni speciali ad alte prestazioni Spazio “adrenalinico”
Maserati Prestigio e tradizione Momenti istituzionali e cerimonie Cerimonie ed eventi ufficiali

 

Non è solo marketing ma una narrazione identitaria.

E in questa narrazione, le serie speciali “Edizione Milano Cortina 2026” capitalizzano il valore emotivo dell’evento. Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Abarth e Maserati presenteranno modelli con badge celebrativi e contenuti esclusivi, pensati “per chi vuole sentirsi parte di qualcosa di più grande”.

Il ritorno della 500, e un richiamo alla storia

Sia Elkann sia François hanno ricordato Torino 2006, quando Fiat (allora in fase di rilancio) fu protagonista con l’icona Cinquecento.

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Olivier François, Global Chief Marketing Officer di Stellantis e CEO di Fiat – foto © Stellantis

Anche oggi, l’arrivo dei Giochi coincide con un nuovo capitolo del modello, un parallelismo che assume quasi il tono del destino industriale.

Quando l’Italia si prepara a vincere, Fiat si rimette in moto.

Oltre lo sport, una questione industriale

Nell’intervento di Elkann, accanto all’orgoglio nazionale, è emersa anche una riflessione lucida.

L’industria automotive europea sta attraversando una fase critica. Il Presidente ha richiamato la necessità di adattare norme e strategie affinché il mercato rimanga competitivo e accessibile.
“Stellantis – ha sottolineato –
continuerà a investire in Italia, in tecnologie, produzione, formazione e comunità”.

Qui lo sport diventa metafora: competere tra rivali, ma anche contro il tempo.

La fiaccola che attraversa il Paese

Stellantis ospiterà il percorso della torcia olimpica in alcuni suoi stabilimenti, coinvolgendo famiglie e lavoratori, con 120 dipendenti selezionati come tedofori.

Un gesto simbolico, ma anche una dichiarazione culturale perché l’industria non è solo fabbriche, ma persone, storie, radici.

Milano Cortina 2026 sarà una prova collettiva, una prova di territorio, di ingegno, di passione.

E Stellantis, con i suoi marchi e la sua storia, sceglie di esserci non come spettatore, ma come parte attiva, trasportando atleti, storie, emozioni.

Perché, come ha detto Olivier François, quando l’Italia lascia un segno, quel segno rimane, sulla neve, sull’asfalto, nella memoria condivisa.

E forse è proprio questo lo spirito olimpico, non solo vincere ma lasciare traccia.

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Alcuni dei modelli Stellantis, che faranno parte della flotta ufficiale dei prossimi Giochi Olimpici – foto © Stellantis

Leapmotor B10, nel cuore del mercato

Leapmotor è ormai a tutti gli effetti il quindicesimo brand di Stellantis e, numeri alla mano, forse quello con le migliori carte per mettersi a proprio agio in quella transizione elettrica su cui i marchi tradizionali del colosso italofrancese faticano a posizionarsi.

Giovanissimo e votato all’elettrico, con una filosofia particolare che salta a piedi pari l’ibrido andando direttamente sul range extender per le lunghe percorrenze, il marchio basato in Cina sta infatti prendendo posto sui mercati europei, e su quello italiano, con prodotti interessanti anche e soprattutto nel prezzo. Come la piccola T03, chiamata a rispondere a quella carenza di offerta nel segmento più sensibile, quello delle citycar, che in parte spiega la penetrazione ancora scarsa di EV nel nostro Paese. 

Ora, con Leapmoptor B10, arriva l’affondo al cuore del mercato, quel segmento C in cui imperversano SUV da 4,5 metri e dove una proposta elettrica al giusto prezzo può dare una mano a smuovere ancora gli equilibri. Con una motorizzazione (per ora) unica, due taglie di batteria e dotazioni di buon livello, si offre senza contare le campagne sconti con un listino che va da 29.900 a 33.900 euro e attende di completarsi con la variante range extender.

Per il 2026 sono invece attese altre novità che andranno a rafforzare questa presenza nei segmenti strategici, come un modello per il segmento B e una variante AWD a doppio motore della C10.

La zona posteriore della Leapmotor B10 (foto Leapmotor)

Dimensioni, spazi e interfaccia

La Leapmotor B10 mette in campo molti dei vantaggi di una piattaforma elettrica già nel rapporto tra ingombri e spazi. Lunga 4,51 metri, larga 1,89 e alta 1,66, con un passo di 2,74, ha un abitacolo ampio e comodo e un bagagliaio con fondo regolabile in altezza che permette di portare la capienza da 420 a 515 litri. Nel vano anteriore, per il momento libero da motori di alcun genere, trova posto un vano con altri 52 litri di capacità.

 

La plancia della Leapmotor B10 (foto Leapmotor)

Come già sulla C10, la quasi totalità dei comandi per la guida e le funzioni di bordo è digitale e passa per il grande display da 14,6″ al centro della plancia. Questa impostazione ispirata a Tesla, per quanto molto high tech, non è sempre preferibile sotto l’aspetto pratico (persino la tendina parasole del tetto panoramico si aziona dal menù). Inoltre, logiche e soluzioni sono le stesse che si trovano sui modelli di altri costruttori cinesi, quindi finiscono per risultare poco personali anche se è possibile impostare icone per l’accesso rapido che rendono quelle preferite più fruibili.

La Leapmotor B10 ha un quadro strumenti digitale da 8″ e un display centrale da 14,6″ (foto Leapmotor)

Un motore, due batterie 

Le varianti a listino della Leapmotor B10 sono entrambe spinte da un singolo motore posteriore da 160 kW, 218 CV, e 240 Nm abbinato a due diverse batterie dalla formulazione identica (LFP) ma provenienti da diversi fornitori. Quella di base da 56,2 kWh arriva da CALB, mentre quella da 67,1 kWh è di CATL, ed entrambe sono composte da 128 celle ma configurate in modo differente. A queste corrispondono autonomie differenti, 361 e 434 km e velocità di punta di 160 e 170 km. Nessuna differenza, invece, nei sistemi di ricarica, in corrente alternata da 11 kW di potenza massima e in corrente continua da 168 kW, con un tempo per passare dal 30% all’80% della capacità di circa 20′.

Assetto europeo

Più crossover che SUV, Leapmotor B10 si mette in luce per una guidabilità sopra la media dei prodotti di origine cinese “della prima ora”, anche perché in questo caso, la taratura delle sospensioni è stata curata nel centro prove di Balocco. Nonostante la trazione posteriore e l’avantreno relativamente scarico, infatti, l’auto non ha comportamenti sottosterzanti e anche lo sterzo, per quanto demoltiplicato, non è privo di sensibilità anche con la taratura più votata al comfort che comunque si può modificare nel menù “Guida”.

Lo stesso è possibile fare con l’intensità della frenata rigenerativa, anche se per i nostri gusti preferiremmo sempre poterla calibrare al momento e in modo flessibile tramite palette al volante o qualche comando più diretto.

Durante il test drive, condotto tra Milano e Lodi su un esemplare con la batteria più grande, anche i consumi si sono confermati piuttosto coerenti con i dati dichiarati: alternando traffico a vie più scorrevoli, ma senza sfruttare a fondo le prestazioni, la media istantanea non si è allontanata dai 15-16 kWh/100 km. rendendo verosimile un’autonomia finale superiore ai 400 km complessivi.

Omoda 5 SHS-H, la new wave dell’ibrido

“Omoda & Jaecoo”, per cominciare dal doppio nome che non significa due marchi ma un solo brand equamente diviso in due “car-line” parallele, creato all’interno del colosso “Chery” con l’idea precisa di distinguere i target di destinazione: il primo più lanciato verso l’avanguardia dello stile, il secondo dalle forme classicheggianti.

Un tasso di crescita vertiginoso

Un percorso binario perfettamente digerito dai 55 mercati in cui è presente e soprattutto dai 600mila pezzi venduti dopo due soli anni di attività in Occidente.

Una crescita esponenziale dovuta anche ad una peculiarità che fra i brand cinesi è pressoché unica: la scelta di privilegiare l’offerta sulle soluzioni ibride e non sull’elettrico puro che in gamma c’è, esiste, ma non è spinto come succede in casa d’altri.

SHS, la nuova dimensione dell’ibrido

A dimostrazione dell’anima doppia arriva in Italia la Omoda 5 SHS-H che ha proprio nella sigla una delle novità più significative: la tecnologia Super Hybrid Solution che finora era riservata a modelli di fascia più alta come Omoda 7 e Jaecoo 7.

In realtà, SHS non vuol essere soltanto una trovata di marketing per distinguere un ibrido dalla pletora in circolazione, ma una sorta di brand che copre le due declinazioni dell’accoppiata termico-elettrico, disponibile tanto per l’ibrido puro quanto sulla versione plug-in.

In pratica, secondo la definizione dei vertici italiani di Omoda & Jaecoo, significa l’ingresso in una nuova era per la mobilità ibrida.

Performance, efficienza, percorrenza

Una tecnologia creata per superare i difetti congeniti di tutte le altre motorizzazioni esistenti, come consumi ed emissioni alti per i motori termici, le scarse prestazioni degli HEV (l’ibrido tradizionale), l’efficienza latitante dei PHEV (i plug-in) e l’autonomia limitata dei BEV (gli elettrici puri).

La via alternativa, ormai pronta da servire, è quella dei Super Power, sistemi ibridi capaci di donare in un colpo solo performance, efficienza e percorrenza.

Ciò che promette il nuovo SHS, testato sulla strada per più di 100mila km in 16 diversi Paesi fino a dimostrare un’autonomia che secondo quanto dichiarato supera senza problemi la soglia (anche psicologica) dei 1.000 km.

Un benzina e due unità elettriche

Il merito va al 1.5 TGDi, motore turbo benzina a ciclo Miller con 143 CV appositamente progettato per la tecnologia SHS, insieme al lavoro di due unità elettriche da 204 CV alimentate da una batteria da 1,8 kWh, a cui aggiungere il cambio automatico DHT 150, altrettanto esclusivo, e le sospensioni indipendenti sulle quattro ruote.

Tradotto nei numeri come sempre più attesi significa da 0 a 100 in 7,9” e 175 km/h di velocità massima.

Finezze che rappresentano il succo del nuovo Omoda 5 SHS-H, crossover di segmento C full hybrid realizzato sulla piattaforma T1X, una delle più note all’interno del gruppo Chery, utilizzata dal 2022 per SUV e crossover da 5 a 7 posti.

Scolpita dal vento

Su una lunghezza di 4,4 metri, una larghezza di 1,83 e un’altezza di 1,59, si sviluppa un look aggressivo con un frontale è deciso e affilato, che culmina nella griglia “Seamles Grille” con fari LED Sharp Blade DRL a falce, anticipazione di un’immagine laterale che alterna superfici scolpite a concavi e convessi di grande impatto, con il colpo finale di un posteriore altrettanto rastremato da cui emergono con forza la fascia che racchiude i gruppi ottici tridimensionali e lo spoiler integrato.

Il mondo messo al silenzio

La stessa cura applicata agli interni, dove uno dei vanti del nuovo Omoda 5 è l’insonorizzazione dell’abitacolo, con il rumore del mondo esterno contenuto a 63,4 dB raggiunto grazie a vetri acustici a doppio strato e i silenziatori inseriti nel cruscotto.

A dominare la scena è il doppio display da 12,3” compatibile con Apple CarPlay e Android Auto, e la piastra wireless dotata di una fessura laterale che dissipa il calore eccessivo sprigionato dagli smartphone in fase di ricarica.

Completano il quadro del confort plastiche, tessuti ed ecopelle di buona qualità e certificata come atossica per gli animali, a cui aggiungere i 35 fra vani e pertugi vari e i 442 litri del bagagliaio, ampliabili fino a 1.142 abbattendo i sedili posteriori.

Il grande lavoro degli ADAS

Notevole anche il salto di qualità dei 20 sistemi ADAS di bordo raggiunto dalla terza generazione della “Bosch. Multifunctional Camera EVO”, forte di un aumento del +333% di potenza di elaborazione dell’IA che si traduce in una pronta reattività dei sistemi.

Tra le chicche anche i sette airbag disseminati lungo l’abitacolo, dotati di un temporizzatore che in caso di incidente non esauriscono il loro compito appena usciti, ma al contrario li tiene gonfi per sei secondi in più a scanso di urti in seconda battuta, in effetti non così rari.

Predilige la città, anche se…

Se l’immagine è sportiva e la trazione anteriore, l’assetto è volutamente morbido e lo sterzo morbido e piacevole perché la missione non è correre, ma rendere confortevole il viaggio agli occupanti.

Tutto cambia declinando la modalità “Sport” (una delle tre, insieme a “Normal” ed “Eco”), che rende tutto di colpo più rigido, ma sempre senza esagerare perché vale quanto detto qualche riga fa.

Prezzi per aggredire il mercato

In compenso, ad essere semplificata al massimo è la gamma, limitata due sole versioni: “Pure” e “Premium”.

La prima (con doppio display 12,3”, Apple CarPlay e Android Auto wireless, climatizzatore bi-zona, sistemi ADAS avanzati e cerchi da 17”) a 28.500 euro, la seconda (che aggiunge cerchi da 18”, interni in ecopelle, sedili riscaldati e ventilati, impianto audio Sony, tetto apribile, ricarica wireless e telecamere a 540° con effetto auto trasparente), a 31.500.

La garanzia, al pari di tutti i modelli Omoda & Jaecoo, è di 7 anni o 150mila km, portata a 8 (o 160mila km), per i componenti ad alto voltaggio.

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