A conferma del legame sempre più stretto tra le competizioni, e in particolare la Formula 1, e lo sviluppo di tecnologie per prodotti di larga diffusione, la collaborazione Mercedes-Factorial Energy per le batterie allo stato solido coinvolge anche il reparto sportivo AMG.
I nuovi pack, in fase di sperimentazione su un prototipo di EQS da febbraio 2025, sono infatti progettati con il prezioso contributo del reparto Mercedes AMG High Performance Powertrains (HPP), il centro di eccellenza del marchio per la Formula 1.
Più efficienza e sicurezza con le SSB
Le batterie allo stato solido o SSB rappresentano un’evoluzione significativa rispetto alle attuali celle agli ioni di litio. L’elemento innovativo sta nell’utilizzo di un elettrolita solido anziché liquido. Questo migliora la sicurezza e la stabilità delle celle, in quanto riduce il rischio di combustione legato alla presenza dei tradizionali solventi fluidi che costituiscono il bagno chimico di anodo e catodo.
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Mercedes-Factorial Energy batterie stato solido (foto Mercedes-Benz)
Mercedes-Factorial Energy batterie stato solido (foto Mercedes-Benz)
Mercedes-Factorial Energy batterie stato solido (foto Mercedes-Benz)
Mercedes-Factorial Energy batterie stato solido (foto Mercedes-Benz)
Inoltre, grazie all’impiego di anodi al litio-metallo, la densità energetica può raggiungere valori fino a 450 Wh/kg. Un progresso che si traduce in un potenziale aumento dell’autonomia del veicolo del 25% a parità di peso e dimensioni.
Mercedes-Benz, AMG e Factorial Energy batterie stato solido (foto Mercedes-Benz)
Collaudo con un sistema brevettato
Per adattare la batteria sperimentale allo stato solido all’EQS, Mercedes-Benz ha sviluppato un sistema innovativo. Un supporto flottante per le celle capace di gestire l’espansione e la contrazione dei materiali durante la carica e la scarica. Questo brevetto permette di mantenere l’integrità del pacco batterie e di ottimizzarne la durata nel tempo, contribuendo al raffreddamento passivo e alla gestione termica del sistema.
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Mercedes-Benz, AMG e Factorial Energy batterie stato solido (foto Mercedes-Benz))
Mercedes-Benz, AMG e Factorial Energy batterie stato solido (foto Mercedes-Benz)
Mercedes-Benz, AMG e Factorial Energy batterie stato solido (foto Mercedes-Benz)
Verso l’applicazione su larga scala
Con un’autonomia stimata che arriva a superare i 1.000 km, la vettura sperimentale di Mercedes-Factorial Energy punta a dimostrare il potenziale reale della tecnologia dello stato solido. Nei prossimi mesi, il marchio tedesco continuerà i test per valutare prestazioni e affidabilità, con l’obiettivo di arrivare a introdurre questa soluzione nelle future generazioni di veicoli elettrici.
La mostra temporanea ‘Rally Legends – From Dust to Glory’, presso l’Autoworld Museum di Bruxelles, ospiterà una selezione di leggendarie vetture da Rally, tra cui una Lancia Stratos e una Delta HF della collezione di Stellantis Heritage.
Lancia Stratos Gr.4 Alitalia (1974)
L’auto esposta vinse il rally del Portogallo nel 1976 e si classificò seconda nel rally di Monte Carlo del 1977.
Fu il direttore sportivo Cesare Fiorio che sfruttò tutte le possibilità del regolamento per creare – sotto il suo coordinamento – la prima auto costruita con il solo e unico scopo di vincere i rally.
La coupé due posti, disegnata da Marcello Gandini per Bertone, è spinta da un sei cilindri da 2,4 litri di provenienza Ferrari, situato alle spalle di pilota e copilota.
Prodotta nella versione ufficiale da corsa (con testata prima a 12, poi a 24 valvole per una potenza massima di 300 CV) in 26 esemplari su un totale di circa 500, la Stratos conquistò un numero straordinario di vittorie.
Vinse per tre volte consecutive il rally di Monte Carlo e si aggiudicò tre titoli Costruttori (dal 1974 al 1976) e altrettanti titoli europei piloti, oltre alla vittoria della Coppa Mondiale FIA piloti rally nel 1977 con Sandro Munari.
Lancia Delta HF: quattro generazioni, quattro capolavori
Sei Campionati del Mondo Rally Costruttori (1987-1991);
quattro Campionati del Mondo Rally Piloti (1987-1989 e 1991);
un Campionato del Mondo Rally produzione (Gruppo N) nel 1987;
sei Campionati Europei Rally (1987-1991 e 1993);
due Campionati Europei Rally produzione (Gruppo N) 1988 e 1989.
Questi i numeri accumulati dalle quattro generazioni delle Lancia Delta HF, la cui era iniziò nel 1986.
A ogni generazione ha corrisposto un’evoluzione motoristica e di carrozzeria che ha portato la Lancia Delta sempre un passo avanti rispetto agli avversari.
La Delta HF 4WD del 1987 esordisce con la trazione integrale permanente con differenziale autobloccante ZF all’anteriore, differenziale centrale epicicloidale a giunto viscoso Ferguson a slittamento limitato e un differenziale tipo Torsen al posteriore.
Dai 165 cavalli del motore due litri che equipaggia le vetture di serie, la potenza della Gruppo A sale a 265 CV a 6250 giri/minuto.
Nel 1988 arriva la Delta HF Integrale. Esternamente si distingue dalla versione precedente per i passaruota allargati, in grado di ospitare gomme più larghe, e prese d’aria frontali maggiorate.
Si avvale di un nuovo cambio a 6 marce, mentre il peso si riduce di circa 23 kg.
Con l’evoluzione della testata, portata da 8 a 16 valvole, con 4 valvole per cilindro, nel 1989 arriva la Delta HF Integrale 16V.
Spunta una vistosa ‘gobba’ sul cofano motore per contenere le nuove dimensioni del propulsore.
La Lancia dichiara circa 295 CV a 7000 giri/minuto.
Lancia Delta HF Integrale Gruppo A (1992): l‘ultima della specie
Nel 1991 arriva la Delta HF Integrale 16V Evoluzione.
Vengono ulteriormente allargati i parafanghi per adeguarsi alle nuove carreggiate e spunta un vistoso spoiler nella parte terminale del tetto, ma i cambiamenti maggiori sono sotto il cofano, perché il 1991 è l’anno in cui la Federazione introduce l’impiego di flange per limitare la portata delle turbine.
Migliorando di anno in anno, malgrado i valori dichiarati ufficialmente, i motori di tutte le vetture Gruppo A ormai superano abbondantemente i 300 cavalli imposti dal regolamento.
La Lancia Delta HF Integrale Gruppo A e la Lancia Stratos Gr.4 Alitalia saranno esposte dal 28 febbraio al 21 aprile.
La storica collaborazione tra Castrol e Honda continua ai massimi livelli.
Il team Honda HRC MotoGP, che parteciperà al Campionato del Mondo MotoGP 2025, avrà infatti come main sponsor il produttore inglese di lubrificanti che fa parte del gruppo bp.
Questa partnership consentirà di testare e sviluppare lubrificanti per le moto nelle condizioni di gara più estreme.
Castrol e Honda: una partnership storica
Il sodalizio tra Castrol e Honda nel modo delle due ruote risale al 1959, quando la casa giapponese debuttò al Tourist Trophy dell’Isola di Man.
Nel corso di oltre sessant’anni, Castrol ha supportato diversi team Honda nelle gare motociclistiche internazionali, contribuendo a ottenere oltre 500 vittorie.
Honda ha un palmares ineguagliabile in MotoGP, con un record di 25 Campionati mondiali costruttori, 21 Campionati mondiali piloti e 313 vittorie nella classe regina.
Sandeep Sangwan, Chief Marketing Officer di Castrol:
“Castrol ha una solida tradizione nell’utilizzare gli sport motoristici come banco di prova per le proprie capacità tecniche e nella coprogettazione di nuove tecnologie”.
“Spinti dal costante impegno per le prestazioni e l’innovazione e dalla nostra passione per le corse motociclistiche, siamo davvero entusiasti di collaborare con Honda per il nuovo team Honda HRC Castrol nella MotoGP”.
“Questa collaborazione offre a Castrol l’opportunità di consolidare il legame con gli appassionati di moto e motorsport”.
“Castrol augura al team grandi successi per l’imminente inizio del Campionato del Mondo MotoGP 2025”.
Koji Watanabe, Presidente di Honda Racing Corporation:
“A nome di Honda HRC, desidero dare il benvenuto a Castrol nel progetto MotoGP. HRC e Castrol condividono la stessa vision, motivazione e attenzione alla tecnologia e al futuro”.
“Abbiamo raggiunto grandi successi con Castrol in passato, anche in altre categorie; quindi, la scelta di collaborare è stata naturale”.
“Tutti stanno dando il massimo per ottenere il successo nel Campionato del Mondo MotoGP 2025; dobbiamo mantenere la concentrazione e proseguire con determinazione”.
“Joan Mir e Luca Marini sono due piloti forti e talentuosi che ci aiuteranno in questo percorso”.
“Le corse sono il cuore di Honda e sono convinto che raggiungeremo nuovi successi in questa stagione”.
Il team Honda HRC Castrol ha esordito sulla pista del Circuito Internazionale di Sepang, in Malesia, in occasione del primo test precampionato della MotoGP, il 5 febbraio.
Il 2 marzo segna l’inizio ufficiale della stagione nel Circuito Internazionale Chang, a Buriram, dove il Gran Premio di Thailandia darà il via al Campionato del Mondo MotoGP 2025.
Alla gamma rinnovata della Mini mancava le versione aperta e prontamente la Casa d’Oltremanica (di proprietà Bmw) ha provveduto con la Mini Cooper Cabrio. Non ci sono stravolgimenti rispetto alla versione hatchback, del resto su un’auto dal design così personale e caratteristico non avrebbe senso cambiare quel che va benissimo così com’è.
Il divertimento alla guida è uno dei punti di forza di ogni Mini e nella Cooper Cabrio è ovviamente amplificato, declinato secondo usi e costumi di chi ama viaggiare con il vento nei capelli (che ovviamente bisogna avere, perché non sono previsti nemmeno come optional).
Mini Cooper Cabrio: come è fatta
Le dimensioni restano dunque compatte (lunghezza di 3,88 metri, altezza di 1,41 e larghezza di 1,74) e l’impronta stilistica invariata. Le luci sono a Led circolari, la griglia è di disegno ortogonale, mentre le luci posteriori restano quelle della precedente versione, così come la ribaltina che chiude il bagagliaio (dalla capienza che varia da 215 litri con tetto chiuso a 160 con tetto aperto).
Mini Cooper Cabrio, la capote in tessuto (foto MINI)
La capote in tessuto è totalmente elettrica, si apre in 18 secondi e si può chiudere sino a una velocità di 30 orari. In più si può aprire solo in parte (40 centimetri) come fosse un tettuccio apribile. Il colore base è nero e si può avere con una colorazione grigia che riprende il disegno della Union Jack, la bandiera britannica, in omaggio alle origini dell’auto (costruita in Inghilterra, a Oxford).
Mini Cooper Cabrio, gli interni (foto MINI)
Gli interni sono di impronta minimalista, mai banali e sempre eleganti, con tessuti su plancia e pannelli porta, nonché ampio uso di materiali riciclati e riciclabili. La plancia è pressoché la stessa delle altre versioni, dominata dal display centrale (che ha un diametro di 24 centimetri), un oggetto che indubbiamente affascina: è grande, reattivo, facile da usare. Ci sono anche i comandi vocali e l’assistente virtuale e non manca c’è l’head-up display (opzionale) che proietta le informazioni rilevanti nel campo visivo del conducente.
Mini Cooper Cabrio, i comandi dell’Experience Mode (foto MINI)
Sotto il touchscreen c’è la plancetta (o toggle bar) dalla quale azionare accensione, modalità di guida o Experience Mode (comando replicato sul volante), selettore del cambio, freno di stazionamento, start&stop del motore. Per quanto attiene gli allestimenti, ce ne sono tre: Classic, Favoured e John Cooper Works. Belli i cerchi (da 16 a 18 pollici), dodici i colori disponibili, tante le personalizzazioni. Molto completa la lista degli Adas, come’è naturale in un’auto di questo livello.
Mini Cooper Cabrio (foto MINI)
Mini Cooper Cabrio: la meccanica
Siccome si parla – come su ogni cabrio che si rispetti – di piacere di guida, la Mini ha puntato su una motorizzazione classica, in diverse varianti provate sulle strade dei Colli Bolognesi. Il propulsore è il quattro cilindri di 2,0 litri disponibile in tre livelli di potenza: la versione C eroga 163 Cv e 250 Nm di coppia (0-100 in 8,2 secondi, velocità di 220 orari), la S ha 204 CV e 300 Nm di coppia (0-100 in 6,9 secondi e 237 di velocità massima) e la John Cooper Works ha 231 Cv e 380 Nm di coppia (0-100 in 6,4 secondi e 245 di velocità massima).
Mini Cooper Cabrio (foto MINI)
Mini Cooper Cabrio: come va
Il cambio è un automatico a doppia frizione e 7 rapporti senza paddle al volante. La risposta varia in funzione della modalità di guida. Se si sceglie la Go-Kart è più reattivo, nelle altre modalità predilige un funzionamento fluido. In tutto è possibile selezionare sette Experience Modes per modificare l’atmosfera dell’abitacolo oltreché la modalità di guida preferita.
Di base l’auto, anche se pesa un po’ di più rispetto alla versione da cui deriva, non perde nulla in termini di guidabilità, né di reattività, una delle doti principali della Mini. In più, quando si viaggia al chiuso, il tettuccio di tela garantisce un ottimo isolamento termico e acustico, anche nei tratti autostradali.
Mini Cooper Cabrio, il display centrale (foto MINI)
La chicca sta nell’Always Open Timer. In pratica, sul display centrale, si può monitorare il tempo di viaggio percorso con il soft-top aperto. L’ideale per i veri appassionati dei viaggi all’aria aperta. E’ solo un giochino? Probabile, ma in linea con il carattere di un’auto che invita al divertimento in ogni istante, non solo con il tetto aperto. I prezzi partono dai 32.900 euro della versione C e crescono sino ai 43.900 Euro per la più sportiveggiante John Cooper Works.
Qualunque sia l’itinerario da intraprendere e la destinazione da raggiungere, YamahaTRACER 9 e YamahaTRACER 9 GT rappresentano il modo più versatile di viaggiare.
Per il 2025, i due modelli integrano dotazioni tecnologiche mai viste prima, ridefinendo le aspettative nella classe ‘media delle Touring.
1. Connettività e modalità di guida personalizzabili
TRACER 9 e TRACER 9 GT sono equipaggiate con un cluster TFT da 7″ e propongono modalità di guida personalizzabili grazie al sistema YRC (Yamaha Ride Control), completamente integrato con la piattaforma inerziale IMU a sei assi.
Si può scegliere tra 3 modalità preinstallate e programmare due mappe personalizzate tramite menù sul cruscotto o app MyRide.
Per TRACER 9 GT è inclusa la navigazione Garmin Full Map gratuita.
Dato il numero sempre più elevato di clienti che utilizzano i propri dispositivi, TRACER 9 e TRACER 9 GT ora offrono anche un vano portaoggetti integrato sul lato destro del serbatoio carburante con una porta ricarica USB.
2. Dispositivi di assistenza al pilota
Yamaha TRACER 9 GT monta sospensioni elettroniche, il cruise control, il parabrezza regolabile elettricamente e le manopole riscaldate sul manubrio.
Di serie su TRACER GT c’è il sistema smart key, che consente avviamento della moto, apertura e chiusura centralizzata di tutte le funzioni, incluse del serrature delle borse laterali rigide di serie, senza l’utilizzo di una chiave fisica.
I due modelli dispongono di nuovi indicatori di direzione a spegnimento automatico con lampeggiatore a due fasi e funzione ESS (Emergency Stop Signal), che attivano automaticamente le luci di emergenza in caso di frenata improvvisa.
3. Innovazione e illuminazione LED
TRACER 9 è equipaggiata con un’illuminazione a LED con funzione fari cornering e TRACER 9 GT è equipaggiata con fari Matrix LED, novità mondiale nel settore delle due ruote.
5. Yamaha Tracer 9: design e stile di nuova generazione
La nuova carenatura mantiene l’immagine della TRACER 9 originale ma le nuove forme sono state progettate per garantire un’eccellente protezione dal vento.
6. Cerchi forgiati SpinForged e pneumatici Bridgestone dedicati
Realizzate con l’esclusiva tecnologia SpinForge di Yamaha, le ruote di TRACER 9 e TRACER 9 GT sono più leggere (circa 500 gr in meno) e resistenti, con un notevole impatto sull’agilità e l’inserimento in curva.
Nel presentare le nuove Nissan X-Trail Mild Hybrid e Ariya NISMO full electric, Marco Toro, amministratore delegato di Nissan Italia, ha illustrato chiaramente la filosofia che guida Nissan nel progettare la sua gamma di prodotti.
Marco Toro, A.D. Nissan Italia
“Nissan introduce un nuovo approccio filosofico chiamato X-over Thinking, che rappresenta l’essenza del suo DNA e il suo metodo distintivo nell’ideare e sviluppare innovazioni nel campo automotive”.
“L’azienda abbraccia questa filosofia combinando elementi e prospettive apparentemente contrastanti per dar vita a soluzioni pioneristiche che trascendono i singoli componenti originari, anticipando e soddisfacendo le esigenze future dei consumatori”.
“Il risultato è un’innovazione che non solo è funzionale, ma genera anche un coinvolgimento emotivo autentico”.
Queste logiche sono ben rappresentate negli ultimi modelli di casa Nissan, che Auto Tecnica ha potuto provare in anteprima sulle strade dei Castelli Romani.
Come sono fatte
Nissan quindi continua a innovare nel segmento dei crossover – in cui è particolarmente forte – con il lancio della nuova versione Mild Hybrid del suo celebre X-Trail e della 100% elettrica Ariya, presentata anche nell’allestimento ‘ cattivo’ NISMO (acronimo per Nissan MotorSport).
X-Trail Mild Hybrid è un modello che che non ha bisogno di presentazioni: coniuga efficienza e tecnologie avanzate per la sicurezza e il comfort, rendendolo la scelta ideale per famiglie e “avventurieri” urbani, come definisce i suoi clienti il marketing di Nissan.
La nuova versione ibrida è equipaggiata con un motore benzina da 1,5 litri, con 163 CV e 300 Nm.
La sua peculiarità risiede nell’innovativo sistema a rapporto di compressione variabile (da 8:1 a 14:1), un brevetto esclusivo Nissan che ottimizza automaticamente le prestazioni o l’efficienza in base allo stile di guida.
Nissan afferma che questa tecnologia garantisce un equilibrio perfetto tra potenza e consumi ridotti, rendendo X-Trail un veicolo versatile per ogni esigenza.
La sicurezza è di serie
Inoltre, Nissan X-Trail introduce una serie di aggiornamenti per la sicurezza, ora disponibili di serie su tutta la gamma come:
la frenata automatica d’emergenza,
il riconoscimento dei limiti di velocità,
il monitoraggio della stanchezza del guidatore,
il sistema di mantenimento della corsia.
La nuova Ariya NISMO rappresenta invece la fusione tra l’heritage sportivo NISMO e il design nipponico.
Basata sulla versione e-4ORCE 4WD con batteria da 87 kWh, dichiara una potenza di 435 CV, con un’accelerazione 0-100 km/h in 5 secondi.
Il sistema di trazione integrale è stato ottimizzato con una distribuzione 60/40 posteriore-anteriore per enfatizzare il carattere sportivo, mentre le sospensioni ridisegnate e lo sterzo più diretto migliorano maneggevolezza e precisione di guida.
L’aerodinamica è stata raffinata con un nuovo design che include diffusore posteriore e deflettori, riducendo il coefficiente di portanza del 40%.
Gli pneumatici Michelin Pilot Sport EV sono montati su esclusivi cerchi ENKEI da 20 pollici, progettati per ottimizzare prestazioni e raffreddamento dei freni.
Gli interni combinano sportività e raffinatezza, con sedili specifici per la guida sportiva, finiture in rosso tipiche NISMO e dettagli in legno scuro.
Guidare lungo le trafficate, strette e a volte contorte strade che circondano i laghi Albano e di Nemi potrebbe diventare particolarmente stressante senza la vettura giusta.
X-Trail trasforma quello che potenzialmente potrebbe essere un fastidio in un piacere rilassante.
La posizione di guida è alta e i sedili confortevoli, il tetto apribile è ampio e illumina l’abitacolo, i comandi sono intuitivi e comodi, con un giusto mix tra leve, pulsanti e touch.
La rumorosità interna è decisamente bassa, sorniona, solo accelerando forte si sentono i 163 cavalli che spingono i 1.700 chili del veicolo.
Nei rapidi spostamenti di assetto, la vettura mantiene un comportamento sincero, anche se probabilmente spingendola al limite la sua altezza e le sue dimensioni la penalizzerebbero un po’ in maneggevolezza: ma ovviamente chi la compra lo fa per lo spazio e la comodità (decisamente più che apprezzabili) e non si aspetta una vettura particolarmente sportiva.
Come va la Nissan Ariya NISMO
Fin dal primo contatto a bordo, la vettura trasmette un grande carattere: gli interni sono il giusto mix per chi si aspetta comodità e silenziosità da vettura elettrica e grinta e sicurezza da auto sportiva.
Il cruscotto è pienamente visibile senza che il volante lo copra in nessuna posizione, l’head up display è comodo e poco invasivo, il grande schermo centrale è facilmente raggiungibile per chi guida, la seduta è avvolgente ma non oppressiva.
Ma quello che esalta davvero sono la potenza e l’assetto: quando si preme sull’acceleratore la vettura balza in avanti con una progressione esaltante e la tenuta di strada è ottima, senza che il confort ne risenta troppo.
Bisogna fare l’abitudine all’e-pedal (che consente di guidare l’auto senza toccare il freno) che a una prima impressione risulta eccessivo: si corre il rischio di dovere riaccelerare per aver sollevato il piede troppo presto prima di una curva o del semaforo rosso…
In attesa di una prova più completa che analizzerà anche i consumi di entrambe le vetture, il primo test drive è stato positivo; confortevole a bordo del grande X-Trail, divertente sulla Ariya NISMO e in entrambi i casi guidare è stato molto gradevole.
Gamma e prezzi
Nissan X-Trail Mild Hybrid è offerta a un prezzo di partenza di 31.800 euro.
La vettura è disponibile in tre allestimenti: Acenta, N-Connecta e Tekna, con opzione per 5 o 7 posti e trazione 2WD.
Nissan Ariya NISMO è invece disponibile nell’unico esclusivo colore Stealth Grey ed è in vendita a partire da 53.850 euro, aggiungendosi alle altre versioni già presenti in gamma: Evolve e-4ORCE e Evolve (entrambe da 87kWh), Advance (da 87 o 63 kWh) ed Engage (da 63 kWh).
La pinza freno BremboHypure, prodotta per le motociclette, grazie a design d’impatto, che combina estetica, e funzionalità ha vinto il prestigioso Good Design Award 2024, nella categoria Industrial.
Questo riconoscimento sottolinea l’impegno costante di Brembo, oltre che nell’innovazione e nello sviluppo di soluzioni all’avanguardia per il settore motociclistico non dimentica un design fortemente distintivo.
Pinza freno Brembo Hypure: stile e leggerezza
Grazie al suo particolare design asimmetrico, infatti, la Hypure consente una notevole riduzione di peso (il 10% rispetto alla pinza di riferimento per la stessa applicazione), rendendola il componente più leggero della sua categoria.
Brembo continua a investire in ricerca e sviluppo per mantenere la sua posizione di leader nel settore.
La vittoria del Good Design Award 2024 è una testimonianza del successo della strategia dell’azienda orientata all’innovazione e alla qualità.
Il Good Design Award
Fondato a Chicago nel 1950, è organizzato annualmente dal Chicago Athenaeum International Museum in collaborazione con l’European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies.
E’ considerato uno dei premi di design più antichi e riconosciuti a livello mondiale.
Brembo in pillole
Fondata in Italia nel 1961, Brembo è leader globale nella progettazione e produzione di sistemi e componenti frenanti ad alte prestazioni per i principali produttori di auto, moto e veicoli commerciali. In sintesi:
oltre 16.000 dipendenti in 15 Paesi,
32 siti produttivi e sedi commerciali,
9 centri di ricerca e sviluppo,
fatturato di € 3.849 milioni nel 2023.
Brembo è il solution provider di fiducia per chi desidera la migliore esperienza di guida.
Magneti Marelli Checkstar e Nicolò Bulega continuano una partnership di successo.
Saranno infatti insieme anche per la stagione 2025 del Campionato mondiale Superbike.
Bulega guiderà la sua Ducati Panigale V4 R del Team Aruba.it Racing sfoggiando sul casco il logo giallo e blu Magneti Marelli Checkstar.
Nicolò Bulega brand ambassador
In qualità di brand ambassador della rete di officine Magneti Marelli Checkstar, Nicolò rappresenterà il marchio nei weekend di gara nel corso dei quali saranno organizzati incontri esclusivi con i clienti, oltre a contenuti inediti e unici presso le officine della rete.
Attività che contribuiscono a mettere in risalto l’eccellenza tecnica dei servizi e il rapporto di Nicolò con l’azienda.
Bulega e Magneti Marelli Parts&Services: ambizioni mondiali
Dopo la vittoria nel Mondiale SuperSport del 2023 e un campionato Superbike 2024 di altissimo livello, con 6 vittorie, 15 secondi posti, 3 terzi posti e 11 giri più veloci in gara Bulega è quest’anno tra i favoriti.
Da quando è stata lanciata nel 2020, l’attuale Opel Mokka ha interpretato al meglio i vantaggi della piattaforma CMP di PSA, oggi parte di Stellantis. Questo B-SUV, lungo poco più di 4,10 metri, rimane una delle proposte più equilibrate in un segmento che si è progressivamente allargato verso l’alto, con modelli da 4,3-4,4 metri.
Convincente nel design, ha inaugurato il nuovo corso stilistico e tecnico del marchio, introducendo elementi distintivi come il Vizor. Ora arriva il restyling di metà carriera, ma senza grandi stravolgimenti.
A parte qualche ritocco alla parte bassa del frontale, la vera novità dell’aggiornamento annunciato nel 2024 è la razionalizzazione della gamma. Opel ha selezionato il meglio che la piattaforma può offrire, soprattutto in tema di motorizzazioni elettrificate. Le versioni ibride ed elettriche rappresentano le evoluzioni più recenti, sufficienti a mantenere il modello competitivo.
Restano comunque disponibili le varianti benzina, con il 1.2 Turbo da 136 e 130 CV (quest’ultimo con cambio automatico). Il prezzo base parte da 26.200 euro per l’allestimento Edition, mentre la versione GS costa 1.500 euro in più. L’ibrido da 136 CV parte da 29.200 euro, mentre la versione elettrica richiede almeno 36.700 euro.
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Opel Mokka Hybrid 2025
Opel Mokka Hybrid 2025 (foto Opel)
Opel Mokka Hybrid 2025
Opel Mokka 2025: come è fatta
Il restyling è leggero e introduce una nuova firma luminosa a LED, anche al posteriore, ispirata alla Grandland, e un logo aggiornato, ma nel complesso l’auto mantiene la sua identità originale. Le modifiche più importanti sono all’interno, con una strumentazione digitale da 10 pollici di serie, una nuova piattaforma connessa Snapdragon e un assistente di bordo evoluto con ChatGPT, più gli aggiornamenti OTA. Novità anche per la telecamera posteriore, ora con visuale ampliata a 180°.
Opel Mokka Hybrid 2025, la nuova plancia (foto Opel)
Opel Mokka 2025: le motorizzazioni
La gamma ha alzato un po’ l’asticella delle prestazioni: eliminati il 1.2 Turbo da 100 CV e il turbodiesel 1.5, l’offerta non elettrificata si concentra sui benzina sempre 1.2 T da 136 CV con cambio manuale e da 130 con cambio automatico a otto rapporti, precedente top di gamma.
Oggi, al vertice c’è invece l’ibrido che unisce il motore 1.2 PureTech a un cambio doppia frizione a sei rapporti con motore elettrico da 29 kW integrato e batteria da 0,89 kWh. Si tratta di un’unità che trova numerose applicazioni nella gamma Stellantis dei segmenti inferiori e non: lo si trova, infarti, su una varietà di modelli compatti o medi come Citroën C3 Aircross, C4 e C4X, e in casa Opel, addirittura su nuova Grandland, oltre alle Peugeot 3008 e 5008 come proposta d’accesso.
La versione elettrica, aggiornata nel 2023, ha una batteria da 54 kWh e una potenza di 154 CV. L’autonomia dichiarata supera i 400 km.
Opel Mokka 2025: come va
Anche nel comportamento Opel Mokka si è sempre messa in luce come uno dei modelli capaci di valorizzare meglio anche la meccanica e oggi si può dire che questa peculiarità non sia venuta meno. Anche perché la potenza e l’efficienza generale sono cresciute. Provata nella nuova variante Hybrid, si conferma agile e a suo agio in tutte le situazioni, dalla città ai lunghi trasferimenti.
Leggerezza e aerodinamica curata si riflettono positivamente sui consumi. Almeno, questo è quello che abbiamo potuto verificare durante il breve test condotto in condizioni di traffico molto favorevoli. Il computer di bordo ci ha infatti restituito dati di poco superiori ai 5 litri per 100 km, molto vicini a quelli dichiarati, che parlano di un consumo di di 4,8-4,9 litri per 100 km (per emissioni di CO2 inferiori ai 110 g/km).
In generale, Mokka si conferma “tedesca” nella filosofia, curata nel comportamento dinamico e nella messa punto delle sospensioni, e con uno sterzo che aiuta a percepire meglio la strada rispetto ai modelli dei decenni passati, i quali tendevano a essere sempre molto “filtrati”. Non lo è altrettanto l’insonorizzazione, visto che nelle ripartenze e nelle accelerazioni il motore tre cilindri tende a farsi sentire, tuttavia rispetto ad altri modelli si percepiscono meno vibrazioni.
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Opel Mokka-e 2025 (foto Opel)
Opel Mokka-e 2025 (foto Opel)
Opel Mokka-e 2025 (foto Opel)
Il giudizio migliora ulteriormente per la Mokka-e, la variante elettrica. Confortevole e piacevole da guidare, offre in condizioni ideali un’autonomia reale nuovamente molto vicina ai 403 km dichiarati. La ricarica avviene in AC a 7,4 kW in circa 7 ore e mezza. Con l’OBC trifase opzionale, il tempo scende a poco più di 5 ore. In corrente continua, fino a 100 kW, si raggiunge l’80% della carica in meno di 30 minuti. Disponibile anche il riscaldamento a pompa di calore (opzionale a 400 euro), utile per ottimizzare la gestione energetica in inverno.
Se qualcuno avesse avuto ancora dubbi sulla volontà dei produttori cinesi di installarsi in Europa, il BYD Supplier Meeting svoltosi oggi a Torino probabilmente li ha sciolti del tutto.
L’incontro, svoltosi nelle sale del Museo Nazionale dell’automobile del capoluogo piemontese ha riunito ben 500 rappresentanti di 380 aziende della filiera italiana ed europea dell’auto alla ricerca di partner per avviare la produzione nel Vecchio continente.
BYD Supplier Meeting: successo oltre le attese
“Il livello di adesioni è andato ben oltre le prime stime”.
“Tale incredibile tasso di partecipazione ha comportato un incremento della capacità di accoglienza del meeting, consentendo di far accreditare la gran parte delle aziende”.
“Tuttavia, la lista di adesioni ha continuato quotidianamente a crescere, a dimostrazione del grande interesse verso l’attività di BYD, portando la stessa società a prendere in considerazione eventualmente un’ulteriore possibile secondo incontro al momento in fase di valutazione”.
Tra le autorità presenti al BYD Supplier Meeting, oltre al presidente di ANFIA Roberto Vavassori, ad Andrea Tronzano (Assessore al Bilancio e allo Sviluppo delle Attività Produttive della Regione Piemonte) e a Marco Gay (Presidente Unione Industriali Torino). A seguire, sono intervenuti Marco Stella – Presidente del Gruppo Componenti ANFIA, Zhiqi He – Executive Vice President & COO di BYD Auto e Alfredo Altavilla –BYD, Europe Special Advisor.
La parte istituzionale è stata seguita da una proficua sessione di confronti e dialoghi tra i rappresentanti delle realtà coinvolte: una serie di incontri B2B, oltre 170 tavoli di lavoro, durante i quali i vertici di BYD hanno illustrato in maniera specifica le possibili opportunità industriali per ciascuna azienda e per condividere quindi la valutazione sul possibile apporto alle produzioni che il Gruppo avvierà prossimamente presso gli insediamenti industriali in Europa.
Si parte entro l’anno
A cominciare dall’Ungheria, dove l’avvio delle operazioni produttive è previsto per l’ultimo trimestre del 2025.
BYD intende infatti iniziare a vender nel medio termine in Europa vetture prodotte nel Vecchio Continente e diventar parte integrante del tessuto industriale europeo.