Inutile negarlo: le colonnine di ricarica per veicoli elettrici stanno cambiando quella che gli assessori più illuminati definiscono “l’immagine dell’arredo urbano”. Non basta, perché oltre a sottrarre parcheggi, ogni nuova colonnina significa una investimento non indifferente, ma finora non c’era molta altra scelta: la tecnologia è arrivata fin qui, e bisogna accontentarsi.
Tutto in un cordolo
Non la pensano così alla “Rheinmetall”, azienda tedesca specializzata nel settore della difesa e dell’automotive che ha appena concluso il primo anno di sperimentazione del “Curb Charger”, un caricabatterie da marciapiede per veicoli elettrici di Livello 2 in grado di fornire fino a 22 kWh di energia. In pratica, un modulo di acciaio e alluminio che racchiude i componenti elettronici studiato per assumere la forma di qualsiasi cordolo stradale in circolazione, in grado di resistere un’ora sotto un metro d’acqua e dotato di modem 4G integrato, porta Ethernet, lettore RFID, display e sistema di sgancio rapido per la sostituzione.
Quasi invisibile
Per connettersi è sufficiente inquadrare un codice QR o scaricare l’app, e tutto ciò che è richiesto all’automobilista è di disporre di un proprio cavo, perché il sistema non è dotato: una scelta precisa che nasce dal desiderio di diventare invisibile, inglobandosi quanto più possibile nel paesaggio cittadino senza diventare un ostacolo per i pedoni.
Il successo della prima fase di test
I primi 4 Curb Charged sono entrati in servizio a Colonia, e secondo un sondaggio, i 100 automobilisti individuati per l’esperimento hanno assegnato all’idea 4,38 punti su un massimo di cinque. A certificare la praticità sono anche i primissimi risultati del test, che parlano di 28mila cicli di ricarica effettuati per 50 MWh di energia, pari a 19 kWh per ciclo, sufficienti per garantirsi 120 km circa di autonomia.
Alla Rheinmetall ne sono certi: il costo contenuto di realizzazione, di installazione e manutenzione rendono Curb Charged la soluzione destinata a cambiare per sempre la ricarica delle auto elettriche.
In un contesto di instabilità globale, contrassegnato da numerose sfide macroeconomiche e geopolitiche, Bosch Italia non è rimasta immune all’indebolimento dell’economia e alla congiuntura di alcuni mercati in cui opera, che ne hanno diminuito la crescita.
I numeri di Bosch Italia
Giuditta Piedilato Communication Director Bosch Group Italy.
Bosch, azienda leader di tecnologie e servizi, nel 2024 ha conseguito in Italia un fatturato consolidato di 2,4 miliardi di euro, registrando il 9,6 per cento in meno rispetto all’anno precedente.
In Italia, il Gruppo Bosch è attivo con 20 società, di cui 3 centri di ricerca, con un organico di oltre 5.400 collaboratori, al 31 dicembre 2024.
Nel nostro Paese Bosch è impegnata in quattro settori distinti:
Bosch Mobility,
Industrial Technology,
Consumer Goods,
Energy and Building Technology.
Renato Lastaria, General Manager del Gruppo Bosch Italia:
“Affrontiamo il futuro con fiducia, nonostante il rallentamento del busines”.
Renato Lastaria.
“Perseguiamo con impegno i nostri obiettivi di diversificazione e sviluppo”.
“Ne è un chiaro esempio l’acquisizione del business delle attività di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria di Johnson Controls e Hitachi che sarà completata entro quest’anno”.
“Nel 2025 ci attendiamo una moderata inversione di tendenza nei nostri principali settori di business”.
“La sostenibilità rimane per noi una priorità. Bosch dimostra che l’innovazione tecnologica e sostenibile può essere un motore di cambiamento positivo, capace di migliorare la vita delle persone in tutto il mondo, una Tecnologia per la vita”.
Bosch Mobility: in rallentamento.
Come noto Bosch applica un approccio tecnologicamente neutrale ed esplora quindi diverse soluzioni, dai motori a idrogeno a quelli a combustione interna, dalle fuel cell ai veicoli elettrici.
L’obiettivo è quello di migliorare l’esperienza di guida e contribuire alla definizione della mobilità del futuro, sempre più guidata dal software.
Nel 2024 Bosch Engineering, che ha celebrato i dieci anni di presenza in Italia, continua lo sviluppo di soluzioni flessibili e servizi personalizzati per ogni tipo di cliente.
Supporta una mobilità sempre più autonoma, connessa ed elettrificata ed è attiva anche in settori quali:
nautica,
trasporto su rotaia,
consulenza industriale in temi di organizzazione della produzione.
Camillo Mazza, General Manager Robert Bosch GmbH Branch Italia:
“Il settore di business Mobility è il più importante del Gruppo Bosch”.
“Nel 2024 ha registrato un fatturato di 55,8 miliardi di Euro, equivalenti al 62% dei ricavi totali del Gruppo”.
“Questi risultati rendono il Gruppo Bosch uno dei fornitori leader nel campo automotive”.
Camillo Mazza.
“Il settore di business Mobility persegue la visione della mobilità del futuro sicura, sostenibile ed entusiasmante, offrendo ai propri clienti soluzioni di mobilità integrata”.
“Bosch Mobility, con un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico, dai motori a idrogeno a quelli endotermici, dai carburanti rinnovabili fino ai veicoli elettrici, è in grado di cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione in atto”.
“Accanto ai motori la sicurezza stradale rimane un tema fondamentale per questo continuiamo a sviluppare e perfezionare i sistemi di assistenza alla guida – noti anche come ADAS (Advanced Driver Assistance Systems)”.
“Infine siamo anche in prima linea con il cosiddetto Software Define Vehicle che ci permette di offrire numerose soluzione tecnologiche ai tutti gli operatori del settore della mobilità”.
Il mercato italiano di riferimento ha registrato una leggera crescita, sostenuta dall’aumento dell’età media del parco auto.
Per questo la divisione Mobility Aftermarket ha chiuso l’anno con risultati superiori alla media del mercato, grazie a investimenti nel supporto ai clienti e iniziative dedicate alle officine Bosch Car Service, AutoCrew e ai Ricambisti Partner, rafforzando le loro attività di sell-out.
Industrial Technology: fatturato in diminuzione rispetto al 2024
L’andamento, in calo rispetto alle stime e già avvertito nella seconda metà del 2023, è riconducibile ad una riduzione degli ordini che ha coinvolto entrambe le business unit, industriale e applicazioni mobili.
Sono attesi segnali di ripresa nella seconda metà del 2025, che si possono prevedere sia per il settore dell’automazione industriale sia per la divisione mobile.
Considerando la saturazione del mercato riguardante il settore automotive, Bosch Rexroth Italia sta intraprendendo iniziative in ambiti di business innovativi nei settori del Fast Moving Consumer Goods (FMCG), dell’idrogeno e del recycling.
Consumer Goods: settore in tenuta
La divisione Elettroutensili ha visto l’espansione dell’offerta di nuove categorie di utensili: la linea Professionale per il giardinaggio, nonché utensili manuali sia per linea Professionale sia per Fai da Te.
Inoltre, sono stati sviluppati anche nuovi prodotti a batteria della gamma 18 Volt.
Parallelamente è continuato l’ampliamento delle due importanti alleanze strategiche che si basano sulla tecnologia Bosch nelle batterie al Litio (POWER FOR ALL ALLIANCE per gli utenti domestici e AMPShare per gli utilizzatori professionali) con l’ingresso di nuovi partner.
È stata registrata, infine, una tendenza negativa del mercato consumer non solo fisico, ma anche online.
Questo è dovuto allo spostamento della spesa da parte dei consumatori privati verso attività differenti rispetto al Fai da Te.
La divisione Elettrodomestici BSH Italia ha chiuso il 2024 con un nuovo record di fatturato, con una crescita della quota nel canale Electrical Retail e confermando la leadership del marchio Bosch nel segmento incasso.
Energy and Building Technology: in contrazione
Il settore HVAC ha registrato un calo dovuto a fattori di mercato e cambiamenti normativi, con una contrazione significativa delle pompe di calore.
L’aria condizionata ha invece mostrato una crescita della domanda. La divisione Bosch Home Comfort si è mossa in linea col mercato.
La divisione Building Technologies, ha confermato l’impegno verso l’innovazione tecnologica e la qualità dei propri prodotti.
Formazione per i giovani: due traguardi importanti in Italia
In questo settore l’azienda offre e sostiene diversi programmi e iniziative, in collaborazione con enti, scuole e università, dedicate alla formazione e orientamento nel mondo del lavoro.
Un esempio è NeetON, iniziativa avviata nel 2019, con l’obiettivo di favorire l’inserimento occupazionale dei Neet (Not in Education, Employment or Training).
Anniversari
Nel 2024 Bosch Italia ha festeggiato i 10 anni di “Allenarsi per il Futuro”.
Il progetto approfondisce i temi di diversità e inclusione attraverso la metafora dello sport e la testimonianza diretta di atleti di diverse discipline sportive.
Ha festeggiato anche i 20 anni di “Progetto Prisma”, il corso, presso i Politecnici italiani, per imparare la lingua tedesca e creare opportunità di incontro per i giovani con esperti Bosch.
Strategia 2025
Il Gruppo Bosch prosegue nell’ambiziosa Strategia 2030 per rafforzare la propria posizione competitiva, sebbene lo scorso anno la situazione dei mercati abbia frenato fortemente la crescita.
Con 90,3 miliardi di euro, nel 2024 il fornitore di tecnologia e servizi, ha generato l’1,4% di fatturato in meno rispetto all’anno precedente, pari allo 0,5% in meno al netto degli effetti di cambio.
Il margine operativo EBIT è stato del 3,5%.
Con un normale tasso di inflazione compreso tra il 2 e il 3%, Bosch punta a raggiungere una crescita annuale media tra il 6 e l’8% fino al 2030.
Nel primo trimestre, il fatturato di Bosch è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente.
Il Gruppo Bosch conferma il proprio obiettivo di realizzare il 7% di margine nel 2026, considerandolo una vera e propria sfida.
Impulso alle start-up
L’azienda ritiene che anche la collaborazione con le start-up sia un importante stimolo per la crescita.
Il Gruppo Bosch ha annunciato l’avvio di un nuovo fondo: la consociata Bosch Ventures metterà a disposizione circa 250 milioni di euro.
Per il settore Mobility, Bosch ritiene che gli sviluppi dell’elettromobilità, della tecnologia dell’idrogeno e dei Software Defined Vehicles saranno uno stimolo per la crescita.
Non c’è pace fra gli ulivi, ma nemmeno nei garage. Chi da queste parti decide di acquistare un’auto, è bene sia consapevole: sta entrando d’ufficio in una categoria fra le più bastonate, massacrate, derubate e bistrattate che ci siano. E poco importa che si tratti di auto elettrica o con motore termico, perché nulla cambia, visto che i costi della ricarica e quelli dei carburanti tradizionali sono fra i più alti d’Europa, e lo stesso vale per le polizze assicurative e per i costi delle auto, nuove o usate non importa. Perché qui tutto costa di più, e basta.
La sproporzione delle sanzioni
Ma alla poco piacevole classifica del salasso si è aggiunta di recente un’altra voce, o forse un’altra mano autorizzata ad infilarsi nelle tasche degli automobilisti italiani prelevando cifre che qualcuno ha deciso fossero eque. Secondo una ricerca realizzata da “carVertical”, servizio online che permette di scoprire lo storico di un veicolo, l’Italia è uno dei peggiori Paesi europei per l’impatto di multe e contravvenzioni sul reddito medio.
Il calcolo è stato fatto prendendo come punto di riferimento uno stipendio medio pari a 1.693 euro al mese e quanto stabilito dal Codice della Strada per il superamento dei limiti di velocità fino a 15 km/h, puniti con 173 euro di multa. Detto in altro modo, ancora più evidente, significa immolare il 10% dello stipendio.
Peggio di noi fa solo l’Ungheria, dove la percentuale di stipendio da immolare in caso di eccesso di velocità è pari all’11,4% dello stipendio, seguita dal 10,9% della Danimarca. E peggio ancora va superando i limiti oltre i 40 km/h, con la sanzione che può attestarsi su 695 euro sfiorando percentuali di impatto sullo stipendio a dir poco devastanti.
Multe parametrate al reddito
In realtà, precisa l’analisi, nei Paesi nordici le contravvenzioni sono salatissime, ma è altrettanto vero che gli stipendi sono decisamente più alti e che da molte parti è in vigore la norma che regola la sanzione in base al reddito. Un esempio che ha fatto il giro del mondo è la vicenda del ricco imprenditore norvegese costretto a pagare 120mila euro di multa per aver superato di 40 km/h i limiti di velocità con una delle sue supercar. Probabilmente poco più di un po’ solletico, ma comunque fastidioso.
Tuttavia, come sempre, l’Europa è bella perché ognuno fa per sé: in Slovacchia una multa per eccesso di velocità fino a 15 km/h non supera i 39 euro, cifra che scende fino a 24 euro in Polonia.
Casse comunali piene
Denari che fanno la gioia dei Comuni italiani, che nel 2024 hanno visto piovere nelle casse quasi 1,8 miliardi di euro, il 10% in più dell’anno precedente. Anche il Codacons, passando al setaccio i rendiconti degli enti locali – che per legge devono essere resi pubblici – ha evidenziato che nelle 20 più grandi città italiane le multe per infrazioni stradali hanno garantito incassi milionari. A guidare il drappello delle città che pagano di più svetta Milano con 205 milioni di euro, seguita da Roma (169 milioni), Firenze (61,5 milioni) e Torino (45,3 milioni).
Un nuovo marchio cinese, Xpeng, si affaccia sul mercato italiano in queste settimane, e a prima vita, la formula sembra quella ormai consolidata con cui si presentano i nuovi costruttori d’oriente. Design moderno, tecnologia, prezzo concorrenziale, un mix difficile da battere, specie sul mercato dell’elettrico puro. Ma questo sembra avere davvero qualche freccia più al suo arco per mettersi in luce in un panorama di nuovi attori che il pubblico dovrà imparare a distinguere, cosa non facile visto che tecnologie. soluzioni e contenuti offerti dai costruttori cinesi son odi assoluto rilievo ma già con una certa tendenza all’omologazione.
Tuttavia la cosa non sembra preoccupare XPeng, costruttore indipendente nato appena nel 2014 e che guarda in molte direzioni, dall’intelligenza artificiale alle auto volante che in Italia ha alle spalle il Gruppo Atflow creato da Autotorino.
I modelli del debutto G6 e G9 sono, ancor auna volta, due SUV, di taglia media e un posizionamento decisamente premium, anche se i prezzi di partenza, rispettivamente 43.670 euro e 61.170 euro (39.700 e 56.800 con la promozione di lancio), sono un buon 30% inferiori alla concorrenza non-cinese. Ma come vedremo, non è affatto questo l’unico punto di forza.
Xpeng G6
Design “italiano”
Le linee, anche nel marasma delle nuove offerte, mostrano subito un tocco di personalità in più. Specie per G6, il modello sportiveggiante, che alle forme da coupé sviluppate sui suoi 4,75 metri di lunghezza aggiunge un tono atletico tale da richiamare, specie nel posteriore, qualcosa di Porsche. In realtà, l’ispirazione viene dall’Italia, perché il responsabile dello stile, JuanMa Lopez, ha trascorsi illustri in Ferrari e Lamborghini. Più imponente G9, SUV per famiglie di 4,9 metri dal tono aristocratico.
Xpeng G6, gli interni
Gli interni mixano una buona cura per i dettagli, essenzialità e molta tecnologia che non si vede: comandi ridotti all’essenziale, tutto o quasi si gestisce attraverso il grande schermo centrale composto da due elementi da 14,96 pollici, a cui si aggiunge il quadro strumenti da 10,2 pollici. Dietro c’è il sofisticato sistema integrato sviluppato da Xpeng per coordinare tutti i dispositivi in un’unica esperienza di vita a bordo, un aspetto che approfondiremo a dovere nella prova completa pubblicata su Auto Tecnica.
Quattro batterie in due
Ciascun modello ha ua gamma composta da versioni a motore singolo e trazione posteriore o doppio con trazione integrale, e due taglie di batteria. Per G6 si va da 66 (LFP) a 87,5 kWh (NCM), per autonomie dichiarate (ciclo WLTP) che vanno da 435 a 570 km. G9 ha pack da 78,2 (LFP) e 98 kWh (NCM) e promette dai 460 ai 570 km con una carica. Carica che avviene in corrente continua con potenze massime, a seconda della batteria, da 215 a 280 kW per G6 e da 260 a 300 kW massimi per G9. Questo si traduce in tempi di ricarica potenziali di 20′ per passare dal 10% all’80%, mentre in corrente alternata, con caricatore trifase da 11 kW, i tempi vanno dalle 7h 30′ alle 9h 30′ per G6 e dalle 9 alle 11 ore per G9. Le potenze di picco variano invece dai 255 ai 282 CV per G6 a trazione posteriore e toccano i 470 CV con la verisone AWD. Per G9 si parla di 313 o 561 CV.
Xpeng G6 in azione
Xpeng G6
Xpeng G6, la regolazione dei flussi d’aria “touch”
Xpeng G6 , il display
Xpeng G9
Xpeng G9
Xpeng G9
Xpeng G9
Come vanno su strada
Per voler fare un’estrema sintesi, G6 e G9 non sembrano due varianti della stessa vettura, ma hanno una personalità piuttosto marcata. G6 accompagna le ambizioni sportive con una discreta precisione dello sterzo, anche se la sensibilità nelle curve rapide potrebbe essere ancora migliorata anche nella modalità di guida sport. Per contro ha un assetto che nel nostro breve giro ci ha convinto più di molti modelli della concorrenza. Fatti salvi i limiti dei SUV elettrici in termini di masse e conseguenze sull’handling. Ed è già un bel pregio.
G9, paradossalmente, ci è piaciuta addirittura di più in rapporto alla sua destinazione d’uso, per la quale è lecito non aspettarsi particolare reattività ma piuttosto molta comodità. Infatti è più morbida e ovattata, ha una silenziosità maggiore e un ottimo filtraggio delle sospensioni. Nel complesso, molto piacevole e delicata anche nell’esprimere la potenza.
La prova completa sul prossimo numero di “AutoTecnica”
Si tratta della versione coupé del SUV elettrico della casa tedesca.
Sviluppata sulla piattaforma PPE – Premium Platform Electric, realizzata congiuntamente da Audi e Porsche – questa vettura coniuga l’eleganza dinamica di una linea “spiovente” con soluzioni tecniche d’avanguardia, proiettando il segmento dei D-SUV premium elettrici in una nuova dimensione come solo Audi sa fare.
Il design al servizio della funzione
Audi Q6 Sportback e-tron è lunga 4,77 metri, larga 1,94 metri e alta 1,61 metri.
È più bassa di quasi 4 centimetri rispetto alla sorella SUV (che sembra poco ma in realtà non lo è affatto) e beneficia di un Cx di 0,28.
Un valore eccellente che contribuisce direttamente a migliorare l’autonomia, con 17 km in più rispetto alla versione SUV. La nuova carrozzeria non è solo più filante ma anche muscolare, con spalle pronunciate e un posteriore fortemente scolpito.
I gruppi ottici posteriori OLED di seconda generazione trasformano i fari in display in grado di comunicare con l’ambiente: simboli di pericolo, segnalazioni Car-to-X, ma anche firme luminose personalizzabili (fino a 8 combinazioni), che possono essere gestite via infotainment o tramite app.
Architettura PPE e powertrain: il cuore tecnologico
La PPE è praticamente il cuore di una rivoluzione tecnica.
Su questa piattaforma troviamo motori elettrici fino a 517 CV (SQ6 quattro), batterie da 83 e 100 kWh (entrambe con tecnologia a 800 Volt), potenza di ricarica in DC fino a 270 kW (dal 10 all’80% in 21 minuti) e un’autonomia fino a 658 km WLTP (Q6 Sportback performance).
La versione provata nei dintorni dell’incantevole scenario di Sistiana e del suo piccolo porto, situato tra Monfalcone e Trieste, è la Q6 Sportback e-tron quattro.
La vettura è equipaggiata con doppio motore elettrico asincrono anteriore e sincrono posteriore in grado di garantire 387 CV di puro divertimento e una coppia motrice di 580 Nm. Raggiunge i 100 km/h in 5,9 secondi con una progressione fluida e costante, priva di flessioni, prestazione resa più incredibile dal silenzio assoluto nell’abitacolo.
Un’eccezionale esperienza di guida
Comfort e precisione. Queste due parole potrebbero in sintesi raccontare l’esperienza di guida della nuova vettura. La prova su un breve tratto autostradale e sui saliscendi carsici – con una puntata oltre confine nell’affascinante paesaggio dell’entroterra sloveno – ha messo in evidenza il set-up raffinato della vettura che consente, appunto, un’esperienza di guida precisa e confortevole.
Audi Q6 Sportback e-tron ha il multilink sia all’anteriore sia sul posteriore e lavora in sinergia con le sospensioni pneumatiche adattive in grado di variare l’altezza da terra di 65 mm. Lo sterzo è preciso e dà la certezza di un comportamento dinamico prevedibile in totale comodità.
Particolarmente apprezzabili le qualità NVH (Noise, Vibration, Harshness, l’indice che valuta rumori, vibrazioni e scuotimenti indesiderati nei veicoli) che sono al vertice della categoria: anche su asfalti sconnessi l’abitacolo è perfettamente isolato.
La gestione termica e il recupero di energia agiscono in maniera predittiva, garantendo consumi contenuti.
Tutte le versioni del modello sono prodotte presso lo stabilimento Audi di Ingolstadt, certificato carbon neutral, con ampio utilizzo di materiali riciclati.
Abitacolo hi-tech e digitalizzazione avanzata
Senza togliere nulla agli interni sportivi ma raffinati, il cockpit è sicuramente l’aspetto più spettacolare una volta saliti a bordo.
Accoglie i passeggeri con tre display. Il primo è il Virtual Cockpit da 11,9” davanti al volante, che continua senza soluzione di continuità nel secondo display (OLED da 14,5”), in modo da creare un unico grande schermo curvo che avvolge il guidatore, permettendogli di controllare diverse funzioni dell’auto come navigazione, telefono, radio e impostazioni del veicolo.
Si tratta del MMI (Man Machine Interface), il sistema multimediale di Audi che offre un’interfaccia utente intuitiva con un ottimo touchscreen, per interagire con le varie funzionalità dell’auto e connettendo dispositivi esterni come gli smartphone, per accedere a contenuti e applicazioni.
Completa l’offerta di schermi il passenger display da 10,9” che è di serie su S line e SQ6 e che permette sia la gestione delle funzioni dell’auto, sia di vedere video anche dalle piattaforme on line, in modo che chi guida non possa essere disturbato.
Molto interessante anche l’head-up display con realtà aumentata, perfettamente leggibile anche in pieno sole, che pur essendo di grandi dimensioni non dà fastidio nella guida.
A bordo, l’assistente vocale con integrazione ChatGPT permette di interagire in linguaggio naturale per trovare destinazioni, gestire la climatizzazione o ottenere informazioni in tempo reale, il tutto grazie alla nuova architettura elettronica E3 1.2 con cinque piattaforme HCP ad alta capacità computazionale.
L’eccellenza che ridefinisce gli standard
La nuova Audi Q6 Sportback e-tron si distingue per completezza tecnica, raffinatezza dinamica e contenuti digitali di prim’ordine.
Su strada, al primo contatto nei dintorni di Trieste, ha dimostrato di essere un perfetto equilibrio tra prestazioni e comfort, offrendo tanta innovazione.
È in pratica una full electric per chi cerca una guida coinvolgente e silenziosa e vuole il massimo della tecnologia e dell’efficienza.
La nuova Audi Q6 Sportback e-tron rappresenta il punto di arrivo di un percorso di evoluzione tecnologica rivolta a chi considera l’automobile non solo un mezzo di trasporto, ma un’esperienza di guida totale.
Si conferma come la scelta naturale nel panorama delle auto elettriche premium, per gli automobilisti più esigenti – e che ovviamente hanno la possibilità di non badare al prezzo – che ricercano l’armonia perfetta tra prestazioni coinvolgenti, comfort assoluto e innovazione tecnologica.
Suzuki ed ecologia, due parole che vanno sempre più spesso a braccetto.
Oggi, presso i Murazzi del Po a Torino, luogo di incontri e di ‘movida’, si è tenuta l’iniziativa “Insieme per un Po pulito”.
Si è trattato di una giornata di sensibilizzazione ambientale e azione concreta, volta a promuovere la cultura della sostenibilità e del rispetto per il territorio.
L’evento nato dalla collaborazione tra
Suzuki,
Città di Torino,
Federazione Italiana Canottaggio,
e con l’aiuto di Torino Spazio Pubblico, ha visto la partecipazione di volontari e di 30 giovani ragazzi dei circoli cittadini di canottaggio.
I giovani di Amici del Fiume,Armida, Cerea, Cus Torino ed Esperia si sono adoperati per ripulire le sponde del Po da plastica e materiali inquinanti.
Il contributo di Suzuki
Per l’occasione le lance motorizzate Suzuki hanno garantito un supporto operativo essenziale, permettendo l’intervento diretto nelle acque del fiume.
Nel corso della giornata sono stati raccolti oltre 50 kg di rifiuti contribuendo in modo tangibile alla salvaguardia dell’ecosistema fluviale torinese dalle plastiche inquinanti.
Presenti all’evento, Massimo Nalli, Francesco Tresso e Umberto Dentis.
Massimo Nalli Presidente e CEO di Suzuki Italia:
“Siamo orgogliosi di aver partecipato all’iniziativa ‘Insieme per un Po pulito’, che unisce azione concreta e sensibilizzazione ambientale”.
“Le nostre lance motorizzate Suzuki (unico costruttore che equipaggia i propri motori con il sistema di filtraggio delle microplatiche, “#lavalacqua”), hanno permesso di raccogliere anche le microplastiche, contribuendo in modo attivo alla tutela del fiume Po”.
“Suzuki crede che la sostenibilità sia una responsabilità condivisa e quotidiana”.
“Questa giornata dimostra quanto sia importante fare rete tra istituzioni, sport e cittadini. Ringrazio i giovani canottieri, i volontari e tutti i partner coinvolti”.
“Solo insieme possiamo costruire un futuro davvero sostenibile”.
Francesco Tresso, Assessore alla Cura della città:
“Ringrazio Suzuki per questa nuova iniziativa, che conferma la forte sensibilità dell’azienda per la tutela dell’ambiente e la cura del territorio”.
“Promuovere queste azioni significa investire nel benessere collettivo e contribuire alla costruzione di una cultura della partecipazione, che nasce anche dai gesti quotidiani”.
“Un ringraziamento va anche a Torino Spazio Pubblico, alla Federazione Italiana Canottaggio e a tutti i volontari che dedicheranno parte del loro tempo alla pulizia del fiume Po, un luogo che unisce spazi e persone”.
“E’ particolarmente significativo che l’attività di oggi parta proprio di fronte alle arcate dai Murazzi dove il prossimo anno sarà inaugurato il River Center”.
“Uno spazio in cui il fiume sarà protagonista, con attività di divulgazione sui temi della sostenibilità e che sarà anche il punto di riferimento del nuovo servizio di navigazione turistica a impatto zero che sarà avviato nell’estate 2026”.
Umberto Dentis, Vice Presidente Federazione italiana Canottaggio:
“Tra i valori promossi dal Canottaggio, sicuramente la sostenibilità assume un ruolo primario e il rapporto tra il canottiere e l’ambiente circostante, con il fiume nel caso di Torino, è indissolubile”.
“La FIC è stata felice di esser al fianco di Suzuki in questa iniziativa”.
“Per le giovani vogatrici e i giovani vogatori, quella di oggi è stata un’esperienza altamente formativa, poiché hanno potuto sviluppare un senso di maggior consapevolezza in merito alla possibilità di poter contribuire, con la loro azione, al miglioramento del vivere quotidiano, in questo caso potersi allenare nelle acque di un fiume più pulito”.
Suzuki: crescita sostenibile e innovazione
“Insieme per un Po pulito” si inserisce nel più ampio Suzuki Environmental Plan, il piano globale di sostenibilità ambientale di Suzuki, che mira a ridurre del 90% le emissioni di CO₂ entro il 2050.
Suzuki Motor Corporation è profondamente convinta che, per lasciare alle future generazioni un pianeta sano e vivibile, sia fondamentale riconoscere quanto le azioni di ogni persona possano influenzare il destino della Terra.
Proprio per questo, è essenziale impegnarsi concretamente nella tutela dell’ambiente.
Con questa iniziativa, Suzuki conferma il proprio impegno per diffondere consapevolezza e senso di responsabilità verso l’ambiente, a partire dalle nuove generazioni.
A ogni singolo partecipante un ringraziamento per l’impegno profuso per rendere speciale e significativa la giornata.
Hyundai Relaxation Seats, tre parole che rappresentano una sfaccettatura della filosofia ‘Human-centric’ di Hyundai.
Mettere il cliente al centro, infatti, oltre a curare i sistemi di sicurezza, gli ADAS e la connettività, significa coinvolgere anche elementi.
I sedili, ad esempio, sono oggi caratterizzati da:
design ‘intelligente’,
schienali più sottili per garantire maggiore spazio alle gambe dei passeggeri posteriori,
sedute riscaldate e ventilate,
materiali selezionati per esaltare l’esperienza sensoriale.
Relaxation Seats: oltre i sedili ergonomici
I Relaxation Seats sono sedili progettati per offrire un comfort elevato reclinandosi in modo intelligente per distribuire uniformemente la pressione corporea.
In questo modo si allevia il carico sulla parte bassa della schiena e sui fianchi, riducendo l’affaticamento durante lunghi viaggi e offrendo elevato relax nelle soste.
Premendo un tasto, il sedile si posiziona automaticamente e l’angolo della seduta, dello schienale e del supporto per le gambe vengono regolati per raggiungere la posizione ottimale di ‘zero gravità’.
Dopo il debutto su IONIQ 5, i Relaxation Seats sono stati introdotti su altri modelli del Brand e in certi casi estesi alla seconda fila di sedili, portando elevatissimi livelli di comfort a sempre più clienti e passeggeri.
I Relaxation Seats sono disponibili, con configurazioni diverse in base alla tipologia di modello e alla configurazione, anche su:
IONIQ 6 e KONA (prima fila),
STARIA (seconda fila),
IONIQ 9, il SUV elettrico di imminente arrivo sul mercato (prima e seconda fila di sedili).
Bosch Sensortec, consociata del Gruppo Bosch, celebra i suoi dieci anni di attività nel nostro Paese.
In un mondo sempre più digitalizzato e connesso, Bosch Sensortec si pone come pioniere e produttore leader a livello mondiale dei sistemi microelettromeccanici (MEMS).
in linea con lo slogan di Bosch ‘Tecnologia per la vita’, Bosch Sensortec propone soluzioni hardware, software e intelligenza artificiale per migliorare il benessere e la qualità della vita delle persone.
Inaugurato nel 2015
Il centro di progettazione italiano è riuscito in pochi anni a portare un contributo significativo nell’innovazione e nella realizzazione di progetti strategici, in stretta collaborazione con altre sedi dislocate in Europa, Asia e America.
In questi 10 anni, è passata dall’essere un piccolo team di 12 persone a un organico che oggi è quintuplicato e continua a rafforzarsi con l’inserimento di nuove risorse.
Il team del Design Center italiano segue tutte le fasi della progettazione, dalla richiesta del cliente al prodotto finale, fino alla sua applicazione.
Riccardo Campagna, Head of Bosch Sensortec Italy:
“Sono orgoglioso del percorso fatto in questi dieci anni e sono certo che continueremo a crescere”.
2La vera forza di Bosch Sensortec in Italia sono le persone. Il nostro mercato, infatti, è molto dinamico e competitivo e le risorse umane sono il principale asset strategico”.
“La consapevolezza di far parte di un gruppo e di contribuire alla realizzazione di progetti internazionali aumenta la motivazione del team e il suo coinvolgimento diretto in un ambiente dinamico e stimolante”.
“Lavorare in Bosch vuol dire anche far parte di una realtà che offre grande flessibilità, permettendo di conciliare la vita professionale con quella privata”.
Bosch Sensortec in pillole
Bosch Sensortec produce dispositivi a semiconduttori in diverse varianti, anche per il settore automotive. in particolare:
circuiti integrati per applicazioni specifiche (ASIC),
semiconduttori di potenza e sistemi MEMS per
smartphone,
tablet,
dispositivi wearable,
hearable,
AR / VR,
droni,
robot,
smart home,
applicazioni IoT (Internet of Things)
Con una produzione interamente gestita internamente, dalla progettazione alla fabbricazione, Bosch Sensortec conta 23 miliardi di sensori MEMS prodotti fino a oggi.
Nel 2024, la consociata di Bosch ha superato il traguardo di oltre 1 miliardo di sensori MEMS consegnati.
Norvegia e auto elettriche vanno d’accorso, come noto.
A Trondheim, contea di Trøndelag, la più settentrionale delle città norvegesi, con il traffico ci sanno fare.
Una serie di tunnel sottomarini hanno permesso di decongestionare il centro, con fiore all’occhiello di una rotonda su tre piani sfalsati che rappresenta una meraviglia architettonica.
Per questo, fa più notizia da queste parti l’inaugurazione del primo tratto di strada wireless in grado di ricaricare mezzi pubblici, tanto in movimento quanto in sosta.
Si tratta di un centinaio di metri appena su cui circolano quattro autobus elettrici (tre Yutong e un Higer, tutti cinesi), ma nell’aria si respira l’arrivo di soluzione che nell’illuminata visione politica norvegese potrebbe voler dare l’addio per sempre a soste, colonnine, tempi, attese, ansie da ricarica e perfino costi.
Bobine sotto l’asfalto
Punta di diamante del progetto Electric Road Project, la tecnologia “Electron” si basa sulla ricarica a induzione attraverso bobine installate sotto il manto stradale, e richiede un particolare sistema di ricezione a bordo dei veicoli, che in cambio non hanno più alcuna necessità di ricarica.
Ovviamente, tutto a prova di bizzarrie del clima, visto che da quelle parti in inverno e in estate le temperature spesso e volentieri picchiano duro.
A finanziare il progetto ci hanno pensato i 22,4 milioni di corone – più o meno 2,5 milioni di dollari – messi sul banco dal governo norvegese.
Cambiare il mondo
“La ricarica induttiva dei veicoli in movimento può essere una tecnologia importante per il settore dei trasporti.
Questo progetto sarà particolarmente importante per gli autobus e i camion.
Il progetto fornirà conoscenze importanti per la prossima gara d’appalto per gli autobus nell’area di Trondheim, che sarà operativa entro il 2029.
“Vogliamo contribuire a ridurre le barriere per l’utilizzo della ricarica induttiva in condizioni invernali difficili e cambiare la storia della mobilità nel nostro Paese, e non solo”, ha commentato entusiasta Konrad Pütz, direttore dei trasporti dell’autorità della contea di Trøndelag.
Altri test, qua e là
Ma la Norvegia non è l’unico Paese a testare questo nuovo tipo di ricorica induttiva: lo stesso accade in Germania, lungo un percorso test nei dintorni di Aldenhoven, nel Nord Reno-Westfalia. lungo circa 400 metri e dotato di bobine integrate.
In fase di test anche un tratto pari a 2 km della A10 nei pressi di Parigi.
ULTRALEGGERA. A design journey with Marcello Gandini between Italy and Qatar.
Questo il titolo della mostra presentata oggi e realizzata dal Museo Nazionale dell’Automobile di Torino (MAUTO) in collaborazione con QAM-Qatar Auto Museum e VCUarts Qatar-Virginia Commonwealth University School of the Arts Qatar.
Una celebrazione e insieme una riflessione sul lascito creativo del Maestro Marcello Gandini, materia viva di dialogo intergenerazionale tra passato, presente e futuro del design.
Perché, dove e quando
La mostra è a cura di Marzia Gandini e Simone Carena, docente in VCUarts Qatar e ideatore del progetto con la collaborazione per la parte di contenuti di Gautam Sen.
Ospitata nella Project Room del Museo Nazionale dell’Automobile dal 19 giugno al 31 agosto 2025, l’esposizione mette in relazione una selezione di disegni, bozzetti e modellini originali di Gandini con delle opere realizzate dagli studenti coinvolti nel progetto.
Scopo del progetto esplorare il tema del movimento non solo fisico ma culturale e creativo, aprendo nuove prospettive e favorendo connessioni tra tradizione e innovazione.
Una Summer School di quattro giorni correda il progetto, nell’ottica di valorizzare il patrimonio formativo e l’influenza sulle future generazioni di progettisti e creativi del lavoro di Marcello Gandini.
Marzia Gandini, Curatrice di ULTRALEGGERA:
«Sono molto grata a MAUTO, Qatar Auto Museum e VCUarts Qatar per lo sforzo profuso nel realizzare Ultraleggera, che da Doha a Torino viaggia e si trasforma, spargendo ancora, spero, semi di bellezza e coraggio d’innovare in chi la osserva e in chi partecipa agli eventi a essa legati”.
“La Summer School che la accompagna qui a Torino è proprio questo: quattro giorni di immersione nella dimensione professionale e individuale di Marcello Gandini, per porsi all’origine della creatività, senza tecnologia o interferenze artificiose. Solo l’idea, nella sua forma più pura, che dalla mente passa a una matita e si fissa su un foglio bianco”.
Simone Carena e Marzia Gandini.
Simone Carena, Curatore di ULTRALEGGERA:
“La mostra è disegnata per viaggiare: un veicolo ispirato dalla masterclass, mescolato alla tradizione navale che accomuna Italia e Qatar”.
“Un test condiviso con le studentesse di VCUarts Qatar e interamente costruito da loro”.
“È composta da barche a moduli leggeri e componibili per facile spedizione con alberi pieghevoli che tendono vele stampate con tasche che racchiudono disegni originali”.
“Gli scafi si aprono con porte Countach e Miura, cofani Stratos e Carabo, per rivelare modelli in scala, pubblicazioni e oggetti del viaggio Gandiniano”.
“Mentre le vele provano a catturare il vento innovativo di Marcello Gandini, un motore di 12 ‘cilindri’ cubici racchiude i progetti delle giovani studentesse di ‘interni in movimento’, invitando nuovi passeggeri a bordo”.
Lorenza Bravetta, Direttore MAUTO:
“La potenza di questa piccola mostra, realizzata in collaborazione con il Qatar Auto Museum, risiede nel suo alto valore divulgativo e formativo”.
“È l’esempio più bello dell’eredità che Marcello Gandini ha lasciato: un invito a essere ribelli e innovativi, senza dimenticare, anzi valorizzandoli, il passato e la memoria”.
“Tale insegnamento guida la nostra attività come Museo, contemporaneamente luogo di conservazione e sperimentazione, spazio vivo e partecipato che ci auguriamo possa contribuire a ispirare le giovani generazioni di creativi”.
Benedetto Camerana, Presidente MAUTO:
“Siamo molto lieti di continuare la collaborazione con il Qatar Automobile Museum con la mostra Ultraleggera che, a partire dalla visione e dall’eredità di Marcello Gandini, promuove la creatività dei giovani designers”.
“Il progetto Marcello Gandini Masterclass, promosso dal QAM con la VCUArts su iniziativa di Simone Carena, e la Summer School che avviamo oggi a Torino in collaborazione con il Politecnico e lo Studio Marcello Gandini, sono incentrati sulla forza del design come processo creativo capace di costruire ponti tra generazioni e culture”.
“Vorrei inoltre ricordare che già nel 2019 il Museo Nazionale dell’Automobile ha prodotto Marcello Gandini. Genio Nascosto, la più importante mostra monografica di sempre sul lavoro e la genesi creativa di Gandini”.
Alkindi Aljawabra, Direttore QAM:
“La missione del Qatar Auto Museum è quella di promuovere la cultura e ispirare la prossima generazione di designers attraverso una passione condivisa per le automobili”.
“L’eredità di Marcello Gandini incarna proprio quel tipo di innovazione audace e pensiero creativo che vogliamo celebrare”.
“Questa collaborazione non solo rende omaggio ai suoi straordinari contributi, ma crea anche uno spazio in cui i giovani designers in Qatar possano entrare in contatto diretto con tale eredità e immaginare nuove possibilità per il futuro”.
Le auto di Gandini all’opening di ULTRALEGGERA
Undici capolavori di design, provenienti da diverse collezioni private hanno fatto da cornice alla serata di presentaizone della mostra:
Lamborghini Miura del 1966,
Alfa Romeo Montreal del 1970,
Lamborghini Urraco del 1970,
Lamborghini Countach del 1971,
Fiat X1/9 del 1972,
Maserati Khamsin del 1973,
Lancia Stratos del 1973,
Ferrari Dino GT4 del 1974,
Mini De Tomaso del 1974,
Maserati Shamal del 1989,
Lamborghini Diablo del 1990.
In esposizione a ULTRALEGGERA – insieme ai disegni, fotografie, strumenti di lavoro e modellini provenienti dall’archivio Gandini – ci sono anche:
la barca a vela da addestramento progettata e costruita da Marcello Gandini per il nipote Pietro;
il tappeto volante Countach – disegno in scala 1:1 di una Lamborghini Countach, stampato sul tessuto di scarto delle vele di Ultraleggera;
il tavolo “Ultraleggera” – progettato in VCUarts Qatar utilizzando pannelli di recupero provenienti dalla costruzione delle imbarcazioni Ultraleggera;
la bicicletta pieghevole – innovativo concept ideato da Gandini, dotato di ruote di dimensioni standard.