lunedì 27 Aprile 2026 - 13:42:42

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Tesla Diner, la sintesi del Musk-pensiero

Photo: AutoTecnica

Se un’astronave atterrasse nel cuore di Los Angeles, probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno. L’immensa città degli angeli è talmente un laboratorio di umanità, disperazione, ricchezza e tecnologia da rendere ogni novità qualcosa di già visto e archiviato.

Fra Grease e i Jetson

Una sensazione che deve aver provato anche Elon Musk lo scorso luglio, quando ha inaugurato il “Tesla Diner”, la sua nuova idea, che per sua stessa ammissione vuole essere un po’ “Grease” e un po’ i “Jetson”, un cartone animato degli anni ’70 in Italia conosciuto come “I pronipoti”. Andando più sul concreto, significa mettere insieme un’immensa Supercharged, quella che secondo la terminologia “tesliana” è una stazione di ricarica per veicoli elettrici, ai “diner”, i più cari locali dove da decenni si smazza puro “junk food” americano.

Cinema & panini

Photo: AutoTecnica

Il risultato è un locale dove, mentre si attendono i 30-40 minuti necessari per completare la ricarica, è possibile gustare panozzi e/o guardare sui grandi schermi a Led delle sintesi di film celebri, cosa che non guasta mai, visto che il cinema abita in zona.

Photo: AutoTecnica

Abbiamo provato di persona a entrare nell’edificio retro-futuribile, a metà strada un diner anni Cinquanta, di quelli che sarebbero piaciuti a Fonzie e Richie, e l’astronave aliena a cui si accennava prima, atterrata per caso a 225 milioni di km da Marte, pianeta che rappresenta uno dei sogni di Elon dopo la disastrosa parentesi politica.

Un investimento colossale

Il piccolo dettaglio sono i costi dell’operazione, si dice pari a oltre due miliardi di dollari, necessari per costruire da zero una struttura al numero 7001 del Santa Monica Boulevard, a West Hollywood, su un terreno che faceva gola a molti palazzinari della zona.

Aperto tutti i giorni della settimana, 24 ore su 24, il Tesla Diner si sviluppa su due piani per 350 mq in quello inferiore e altri 500 esterni. Al piano terra, quello dove si mangia e si beve, dei tablet consentono di ordinare hamburger, hot dog, toast con formaggio grigliato, sandwich e secchiate di patatine, ovviamente da accompagnare con bicchieroni pieni più di ghiaccio che di bevande.

A bordo di un’astronave

L’atmosfera ricorda quei film dove l’equipaggio di un’astronave in viaggio di esplorazione nell’universo più sperduto si ritrova in sala mensa: tutto è bianco, pulito, vergineo, dai tavoli alle sedie, dai divani agli sgabelli.

Photo: AutoTecnica

Ma volendo, è possibile salire al piano di sopra prendendo un ascensore che – ancora una volta – ricorda la porta di accesso a tenuta stagna fra un settore e l’altro della medesima astronave, sotto lo sguardo di due robot “Optimus” chiusi in vetrina.

Photo: AutoTecnica

Fuori, con la leggendaria scritte “Hollywood” che fa capolino in lontananza, ancora tavoli, divani, piante, wc “all gender” e la vista sui due grandi schermi oltre al cortile, dove le brave Tesla fanno la pappa in una delle 80 colonnine V4 a disposizione, sorvegliate dai sorveglianti.

In realtà, in un gesto di magnificenza, le stazioni di ricarica sono compatibili con Nacs, quindi aperte a tutte le auto elettriche.

Ma di modelli diversi dalle Tesla non c’è traccia.

In fondo, è un po’ la sintesi del Musk-pensiero, che non vuole limitarsi a costruire soltanto banali auto, ma culla l’ambizione creare una “way of life”, uno stile di vita.

E che sia qui, su Marte o alla Casa Bianca in fondo non importa. Quelli sono dettagli.

Motonautica radiocomandata: italiani in vetta al mondo

motonautica in miniatura
Il Team Italia ai Mondiali di Motonautica RC

Noi di Auto Tecnica siamo ovviamente appassionati di tutti i veicoli che si muovono, anche in miniatura, purché racchiudano contenuti tecnici.

L’aeromodellismo, di cui parleremo, le auto elettriche, di cui abbiamo già parlato, e ora la Motonautica radiocomandata rientrano nelle nostre passioni.

Motonautica in scala

A Castelletto di Branduzzo (PV), la squadra azzurra conquista sei medaglie e laureato due campioni del mondo.

E’ stata la conferma che l’Italia è tra le grandi protagoniste della Motonautica radiocomandata.

Si è concluso il Campionato Mondiale di Motonautica Radiocomandata, che dal 3 al 9 agosto ha portato sulle acque lombarde oltre 250 imbarcazioni provenienti da 17 Paesi.

L’Italia ha chiuso il Mondiale conquistando sei medaglie e due titoli iridati nelle varie classi in gara delle categorie Offshore e Hydro.

Con cilindrate dai 3,5 cm3 ai 35 cm3, e modelli capaci di superare i 100 km/h, ogni batteria è stata una sfida di precisione e strategia, con scafi artigianali frutto di mesi di lavoro e messa a punto millimetrica.

A salire sul gradino più alto del podio sono stati Renzo Belletti, oro nella categoria Hydro Stock 26, e Lorenzo Della Noce, campione del mondo nella Offshore 3.5.

Renzo Belletti, Campione Mondiale Classe Hydro Stock 26

A completare il bottino azzurro sono arrivati:

  • l’argento di Ivano Della Noce nella Offshore 27,
  • l’argento di Francesco Ruvolo,
  • il bronzo di Riccardo Ivancigh nella Offshore 35,
  • il bronzo di Gianluigi Dall’Oro nella Hydro Stock 26.
motonautica in miniatura
Lorenzo Della Noce, Campione Mondiale classe Off Shore 3.5

Giorgio Viscione, Presidente della Federazione Italiana Motonautica:

“Questo Mondiale è stato un grande successo, non solo per i risultati sportivi ma anche per la partecipazione e il livello tecnico espresso in acqua”.

“Abbiamo visto il talento dei nostri atleti, l’impegno dei team e una straordinaria passione”.

“Come Federazione, siamo orgogliosi di quanto fatto e continueremo a lavorare per dare sempre più visibilità e valore alla Motonautica Radiocomandata”.

“Una disciplina che merita di essere conosciuta e apprezzata dal grande pubblico”.

Successo italiano in un evento internazionale

Organizzato dall’ASD C&B Racing Team con il supporto della FIM e dell’iMBRA, il Mondiale è stato realizzato anche grazie al contributo del Ministro per lo Sport Andrea Abodi, attraverso il Dipartimento per lo Sport.

Questa manifestazione ha messo in luce la capacità dell’Italia di ospitare eventi sportivi di alto livello, unendo spettacolo, innovazione e spirito agonistico.

Iris Pagani, Presidentessa di C&B Racing Team

“Quest’anno ricorre il ventennale della nostra associazione sportiva e organizzare un evento di portata mondiale per festeggiare questo traguardo è stato per noi un onore e una grande responsabilità”.

“Siamo orgogliosi di aver contribuito a portare l’attenzione internazionale sulla Motonautica Radiocomandata e di aver messo in campo tutto il nostro impegno per garantire una manifestazione all’altezza delle aspettative”.

“Ringraziamo il Ministro per lo Sport e i Giovani, la Federazione Italiana Motonautica per la fiducia accordataci, l’Associazione Motonautica San Nazzaro per la collaborazione, e tutti gli atleti, tecnici e appassionati che hanno reso questa settimana un’esperienza indimenticabile”.

Orossimo appuntamento il 14 settembre a Massarosa (LU) per la 2a Prova del Campionato Italiano Endurance motori a scoppio.

GP d’Ungheria: Vince Marc Marquez, KTM e Aprilia sul podio

GP d'Ungheria
©Ducati Lenovo Team

Dopo la Sprint Race di ieri, dominata dalle Ducati Desmosedici avevamo scritto che la il GP d’Ungheria sulla lunga distanza sarebbe stato un’altra cosa.

E così è stato. Archiviata un’altra vittoria di Marc Marquez, che chi è davvero appassionato di motociclismo da corsa non può che ammirare nella sua sicurezza, nella definizione delle traiettorie e nella lucida strategia di gara, la KTM (data dai soli ben informati come spacciata dopo le note vicende aziendali) e la Aprilia hanno dimostrato che tecnicamente hanno ridotto il gap con la moto oggi di riferimento, la Desmosedici.

OK le concessioni: aiutano ma non bastano a fare una moto vincente

E’ vero che ci sono delle concessioni che ‘aiutano’ i team a crescere, ma è altrettanto vero queste non bastano a creare una moto col potenziale che stiamo vedendo ogni weekend.

E’ un bene per il motociclismo il fatto che il campo si allarghi e ci ricorda come negli anni ’90 le Case giapponesi, Yamaha in testa, dominatrici di ogni Gran Premio, tenessero tantissimo ad avere un antagonista in più come la Cagiva.

Tanto da arrivare a fornire supporto tecnico diretto per dare maggior competitività all’avversario. Qualcuno ricorderà i carburatori che Yamaha fece realizzare alla Mikuni per il motore varesino…

In MotoGp sono tutti piloti fuori dalla media. Ma il talendo

Tanti vorrebbero vedere Marquez sulla KTM o la Aprilia. A Borgo Panigale, invece, questa evenienza hanno fatto il possibile affinché non avvenisse, legando alla squadra ufficiale.

Lo abbiamo già scritto più volte: per Ducati avere Marc Marquez alla concorrenza, specie alla KTM, cui anche in Ducati riconoscono un notevole potenziale, sarebbe stato un problema.

Aprilia ora ha due piloti

Marco Bezzecchi si è confermato tra i protagonisti. Partito con la gomma soft doveva attaccare dalla prima curva (cosa che ha fatto) e costruire un vantaggio che lo avesse protetto dal ritorno di Marquez (gommato medio).

Strategia perfetta ma con Marquez oggi non è bastato.

E neanche con Acosta, che ha portato la KTM al secondo posto e che si conferma pilota di talento.

Settimo podio stagionale per Aprilia, e giornata molto positiva anche per Jorge Martín, autore di una brillante gara in rimonta.

Scattato sedicesimo, ha recuperato 12 posizioni, chiudendo quarto, il suo miglior risultato con Aprilia Racing.

Nota non trascurabile: solo un altro pilota prima di lui era riuscito a classificarsi nei primi quattro in uno dei primi quattro Gran Premi disputati con l’Aprilia, si tratta di Tetsuya Harada, terzo al quarto GP al Paul Ricard nel 1999.

Acosta resta il migliore della KTM

In KTM Pedro sta facendo la differenza coi suoi compagni al pari di Marc con gli altri piloti della Desmosedici.

Il suo talento è indiscutibile e oggi, tra i piloti più giovani, Acosta si vede ad ogni curva che ha qualcosa in più. Talvolta cade o alterna prestazioni meno brillanti, ma è destinato a un futuro radioso.

Aldeguer è ancora un po’ acerbo (l’errore di oggi ne è la dimostrazione) ma anche lui è sulla buona strada per una carriera da protagonista.

GP d'Ungheria
©Ducati Lenovo Team

Marc Márquez (Ducati Lenovo Team) – 1º

“Sono stato fortunato a non cadere dopo il contatto con Bezzecchi: non mi aspettavo che avrebbe rallentato così tanto alla curva due e gli sono finito addosso”.

“Errore mio. Ho perso una posizione e da quel momento la mia gara ha avuto nuovamente inizio: sono rimasto paziente, avendo la gomma posteriore media a mio favore”.

“Ho portato la gomma alla giusta temperatura e da lì ho iniziato a spingere”.

“La scelta di gomme ha fatto davvero la differenza, perché questa mattina mi sono reso conto che, con la media, riuscivo a girare sullo stesso passo degli altri con la soft, e sapevo che col passare dei giri sarei riuscito a mantenere lo stesso ritmo”.

GP d'Ungheria
©Red Bull KTM Factory Racing

Pedro Acosta (Red Bull KTM Factory Racing) – 2°

“Il weekend è iniziato alla grande venerdì, ma poi è diventato sempre più difficile”.

“Comunque, il team è riuscito a fornirmi una moto migliore rispetto a quella che avevamo preparato per lo Sprint”.

“Voglio ringraziare tutti loro perché hanno lavorato fino alle due di notte per allestire due nuove moto, cosa che mi rende molto orgoglioso di loro”.

“Grazie anche a tutti quelli della KTM e della Red Bull e a tutti i ragazzi che stanno cercando di migliorare ulteriormente il progetto KTM”.

©Aprilia Racing

Marco Bezzecchi (Aprilia Racing) – 3°

La gara di oggi non è stata sicuramente facile, perché onestamente non mi aspettavo che la soft calasse così tanto”.

“Allo stesso tempo, però, era l’unica gomma con cui riuscivo a fermarmi bene in staccata, quindi mi serviva”.

“Sono sicuro di aver dato tutto e, per questo, non posso che essere contento“.

GP d'Ungheria
©Aprilia Racing

Jorge Martin (Aprilia Racing) – 4°

Ho imparato molto oggi, ho continuato a crescere”.

“Non era una situazione facile partire sedicesimo, ma avevo chiarissima la mia strategia di partenza, soprattutto per le prime curve”.

“Dopo qualche giro ero già sesto e da lì ho cercato di mantenere un buon ritmo”.

“È stato un ottimo risultato, soprattutto per la squadra che è davvero contenta e motivata. Abbiamo fatto un grande passo avanti“.

©Honda HRC Castrol

Luca Marini (Honda HRC Castrol) – 5°

“È stato un weekend fantastico, una sensazione incredibile chiudere la gara al quinto posto dopo aver inseguito Martin e Morbidelli per tutta la gara”.

“Ci sono stati un paio di momenti difficili durante la gara, ma siamo riusciti a riprenderci”.

“Sto mantenendo i piedi per terra, ma siamo in una fase positiva di miglioramento in tutta la Honda, e questo è il punto chiave”.

“Ci sono state un paio di gare in cui siamo stati forti anche quando c’era molto grip, ma c’è ancora molto margine di miglioramento”.

“Abbiamo provato molte cose nelle ultime due gare, su due circuiti davvero unici, ora dobbiamo concentrarci per trovare i pezzi migliori nel complesso”.

“Barcellona sarà un’altra sfida con velocità massima elevate e grip diverso”.

Sprint Race in Ungheria: tre Ducati sul podio

Sprint Race
Immagine © Ducati Lenovo Team

Sembrava che Aprilia e KTM avessero accorciato il gap dalle Ducati (e in effetti i fatti dimostrano che un avvicinamento c’è stato, anche per effetto delle concessioni) e invece nella Sprint Race, anteprima del GP d’Ungheria, la Ducati rimette le cose a posto.

Potere Ducati: ma il GP potrebbe essere un’altra cosa

Domani le cose possono cambiare, ma oggi, a parte Marc Marquez, le cui prestazioni vanno oltre qualsiasi commento, il duo del Pertamina Enduro VR46 Racing Team Di Giannatonio e Morbidelli sono riusciti a salire sul podio, con Luca Marini e la Honda HRC Castrol al quarto posto.

Se vedere i due piloti in giallo davanti non sorprende, anche se sono due piloti dalle prestazioni altalenanti, Marini merita un plauso per il lavoro che, step-by-step sta compiendo.

Il lavoro che sta facendo la Honda (dove ricordiamo lavora Romano Albesiano, uno che il mestiere lo conosce molto bene) sta iniziando a dare qualche soddisfazione.

Ora servirebbe un pilota in grado far fare alla RC213V un ulteriore passo avanti.

Tornando a Ducati, Marc Marquez legittima il settimo successo consecutivo nella gara corta del sabato. C’è poco da aggiungere…

Bagnaia: meglio lasciarlo in pace

Bagnaia, partito dalla quindicesima posizione, ha tagliato il traguardo tredicesimo.

Sprint Race
Immagine © Ducati Lenovo Team

Della sua prestazione preferiamo non parlarne, essendo ormai diventata tema da gossip e acchiappaclick che non si confà alla nostra testa.

Ne parleremo nuovamente se e quando la sua situazione tecnica e psicologica ce lo farà ritenere opportuno.

Aprilia: due piloti a punti, ma fuori dalla top 5

Che Bezzecchi sia ormai una certezza non ci piove, e il secondop osto in griglia lo conferma.

Tuttavia, un contatto alla prima curva con Di Giannantonio, a causa del ‘lungo’ di Quartararo lo ha costretto a perdere diverse posizioni, retrocedendo fino all’ottava piazza.

Cose che capitano in bagarre, ma che non hanno impedito a Bezzecchi di chiudere poi in settima posizione.

Positiva la gara di Jorge Martin, scattato dalla diciassettesima posizione, e autore di un primo giro eccezionale che gli ha permesso di risalire fino alla dodicesima posizione.

Il pilota spagnolo ha proseguito la sua rimonta con un passo costante entrando nella zona punti con la nona posizione.

Sprint Race
Immagine © Ducati Lenovo Team

Marc Márquez

“L’obiettivo era di rimanere in testa dall’inizio alla fine, e lo abbiamo raggiunto”.

“Alla prima curva ho sentito il suono di un motore molto vicino e per questo ho lasciato i freni”.

“So che con questa prima curva l’errore è dietro l’angolo per tutti, soprattutto staccando nella parte interna della pista, che è meno gommata”.

“Poi al termine del primo giro mi sono reso conto di avere sei decimi di vantaggio ed ho cercato solo di restare in controllo, senza strafare, guidando nella maniera migliore possibile”.

“Sono molto contento del feeling con la moto. Domani sarà un’incognita in termini di consumo gomme e mappe, ma abbiamo l’esperienza per affrontare il tutto al meglio”.

Fabio Di Giannantonio 

“Speravo in una giornata come questa, ci abbiamo lavorato e abbiamo ottenuto i risultati! Abbiamo cambiato diverse cose sulla moto questa mattina, tra cui una modifica che è andata contro la gestione delle gomme, ma mi aspettavo qualcosa di meglio in termini di consumo”.

“Per domani dobbiamo lavorare un po’ per migliorare quest’area”.

“Forse ero un po’ più lento dei piloti dietro di me negli ultimi giri; quindi, bisogna lavorare per provare a mantenere lo stesso livello di performance fino alla fine”.

“Sono molto orgoglioso del mio team, di come abbiamo svoltato la situazione, di come siamo stati uniti lavorando insieme”.

“Anche quando i risultati non arrivavano ed era difficile mantenere l’energia, siamo stati in grado di rimanere uniti e lavorare insieme”.

Sprint Race
Immagine ©Pertamina Enduro VR46 Racing Team

Franco Morbidelli

“Oggi è stata una grande giornata per il team in generale, anche Diggia ha fatto una grande gara ed entrambi abbiamo avuto una bella qualifica”.

“La Sprint è stata ottima, siamo stati solidi. Ho fatto una buona partenza e sono stato fortunato a non rimanere coinvolto nell’incidente. Ho potuto esprimere un passo buono, alla fine mi sentivo molto bene”.

“È fantastico avere una performance così, siamo tutti molto felici”.

“Dopo la gara di oggi, abbiamo una grande fiducia e dobbiamo ripeterci domani, essendo solidi per tutti i 26 giri”.

Sprint Race
Immagine © Honda HRC Castrol

Luca Marini

“Fin dall’inizio del weekend abbiamo avuto ottime sensazioni con la moto e gran parte della ricerca che ho svolto è stata utile”.

“Sono molto contento del risultato di oggi, non solo per me ma anche per il team che ha lavorato duramente con me sin dal momento in cui sono entrato in Honda”.

“Ero in una buona posizione per approfittare di ciò che è accaduto alla prima curva, evitando collisioni e mantenendo poi il quarto posto”.

“Ho cercato a lungo di stare dietro a Morbidelli, ma lui stava guidando bene ed era meglio mantenere la quarta posizione piuttosto che rischiare qualcosa di troppo”.

“Ora abbiamo molte più informazioni su cui lavorare, quindi stasera ci saranno cose da fare per migliorare ulteriormente in vista di domenica. Non vedo l’ora”.

Sprint Race
Immagine ©Aprilia Racing

Marco Bezzecchi

Mi sono divertito in qualifica e ho fatto un bel tempo”.

“L’episodio in partenza, purtroppo, può succedere, soprattutto con una prima curva così stretta”.

“Alla fine mi è andata anche bene, perché potevo essere centrato, ma all’ultimo sono riuscito a tirare su la moto”.

“Dopo, purtroppo, ho perso tante posizioni e quindi ho fatto il massimo che sono riuscito“.

Sprint Race
Immagine ©Aprilia Racing

Jorge Martin

La prima curva è stata abbastanza caotica. Da lì ho iniziato a cercare il mio spazio, superando un po’ di piloti nel primo giro e continuando piano piano a rimontare fino a trovarmi nono”.

“È stata una bella lotta. Sto facendo passi avanti in quanto a fiducia con l’anteriore, anche se mi manca ancora un po’ di grip dietro”.

“La cosa positiva è che comincio a sentire il limite con la RS-GP25, a capire dove dobbiamo migliorare e posso concentrarmi di più su quei punti”.

“Mi sto trovando sempre meglio con la moto“.

La rapida ascesa dei furti d’auto, una triste storia italiana

furti d'auto
I furti d’auto in Italia sono in costante crescita - foto © Segugio.it

Negli ultimi anni, i furti d’auto in Italia hanno registrato un’impennata notevole.

Basti pensare che sono state quasi 90mila le auto rubate nel 2024, con una crescita del 31 % rispetto al 2021.

In testa alla classifica delle regioni più colpite troviamo Campania (23,1%), Lazio (17,7%), Sicilia (14,4%), Puglia (11,8%) e Lombardia (10,8%).

Paradossalmente, nelle stesse aree dove il rischio è più elevato la copertura assicurativa “furto e Incendio” risulta meno diffusa: solo 3,7 % in Campania, 4,5 % in Puglia e 11,3 % in Sicilia, contro una media nazionale del 20,5 %.

In controtendenza, le regioni meno colpite dai furti – come Lombardia, Piemonte e Lazio – mostrano invece una maggiore penetrazione della garanzia.

Un’anomalia motivata dai costi

Il motivo principale di questa situazione sono i costi proibitivi.

La polizza “furto e incendio” nella media nazionale costa 108,82 euro, ma raggiunge i 431,05 euro in Campania e i 367,81 euro in Puglia.

A ciò si aggiunge un RC Auto di base che in Campania supera i 740 euro di premio medio: insomma, assicurare è costoso e protegge meno chi ne ha più bisogno.

Auto rubate, un fenomeno in aumento

Un’analisi più estesa conferma la tendenza in crescita dei furti in Italia.

Secondo il sito Segugio.it, tra il 2021 e il 2023 i furti sono aumentati del 25%, con oltre 85mila vetture rubate solo nel 2023.

Molto significativo il fatto che solo il 20,5% di chi ha una RC Auto aggiunge la garanzia aggiuntiva “furto e incendio”.

Che cosa incide sul premio

Il costo finale di una polizza non dipende solo da sinistri o regioni.

Entrano in gioco fattori tecnici come le caratteristiche dell’assicurato: età, classe di merito, località di residenza, formula di guida libera, esperta o esclusiva…

E ancora, contribuiscono a far lievitare l’importo i dati del veicolo, come anzianità, potenza fiscale, alimentazione, utilizzo e presenza di antifurti o scatola nera.

Infine, nel caso della garanzia accessoria, vanno considferati massimali, franchigia (importo fisso) e scoperto (percentuale del danno), che riducono il risarcimento netto all’assicurato.

Alcune soluzioni pratiche

Per migliorare il proprio bilancio assicurativo può essere utile confrontare online le polizze.

L’uso di comparatori può ridurre il premio “furto e incendio” fino al 60% grazie alla personalizzazione.

Può portare benefici anche adottare dispositivi antifurto efficaci, come funzioni satellitari o sistemi hi-tech per un recupero più rapido, piuttosto che strumenti solo meccanici.

Infine, vale la pena valutare formule di guida “esperta” o “esclusiva” per restringere i soggetti autorizzati e abbattere i premi grazie a minori rischi rilevati.

In un’epoca in cui l’auto – dalle city-car ai SUV – è più desiderata che mai dai malintenzionati, non assicurarsi perché costa troppo può diventare un rischio ancora più caro.

Per questo, il vero antifurto non è solo un ingegnoso circuito elettronico: è una copertura smart, calibrata sul proprio profilo di guida, che unisca tecnologia, confronto e consapevolezza finanziaria. Solo così la protezione diventa strategica… e meno un lusso.

GP d’Ungheria: inizio in salita per Aprilia Racing

GP d'Ungheria
©Aprilia Racing

Dopo lo scorso weekend le aspettative del il Team Aprilia Racing per il GP d’Ungheria erano alte.

E’ vero che il weekend è ancora lungo e che la pista nuova (peraltro per tutti!) può dare diversi problemi di interpretazione delle traiettorie e di setup della moto, tuttavia la prima giornata di prove sul nuovo circuito ungherese si è rivelata complessa.

Sensazioni positive nel percorso di adattamento di Jorge Martín, che si è dimostrato costante durante il venerdì con la decima posizione nella FP1 e l’undicesimo tempo nella practice, sfiorando l’accesso diretto in Q2 per appena un millesimo.

GP d'Ungheria
©Aprilia Racing

Marco Bezzecchi, autore di un buon sesto tempo nella FP1 del mattino, non è riuscito a confermare le stesse prestazioni nella Practice, chiudendo con il dodicesimo tempo e mancando l’accesso diretto in Q2 per soli 83 millesimi.

Il pilota italiano dovrà quindi affrontare la Q1 per conquistare un posto in Q2.

GP d'Ungheria
©Aprilia Racing

Jorge Martìn #1 – 11° (+0,611″)

Non pensavo che sarei stato così vicino a entrare in Q2″.

“Sono contento della giornata in generale: non era la mia priorità entrare o meno in Q2, sto lavorando sul mio percorso e oggi sono abbastanza contento”.

“Credo che abbiamo fatto un buon passo in avanti. Sul ritmo non penso fossimo così lontani, ma sul giro secco ancora non ho la fiducia necessaria per spingere al massimo. Sono soddisfatto del risultato, bisogna continuare a insistere e presto saremo lì a lottare“.

GP d'Ungheria
©Aprilia Racing

Marco Bezzecchi #72 – 12° (+0,693″)

Non è stata sicuramente una delle nostre giornate migliori, abbiamo faticato un po’ su questa pista, soprattutto in frenata”.

“Il time-attack è forse ancora il punto in cui soffriamo di più: quando non siamo del tutto a posto con il passo e con la gomma media, montare la soft non fa una grande differenza”.

“Ora cercheremo di lavorare questa sera per sistemarci in vista di sabato“.

Paolo Bonora

Una pista stop and go dove sapevamo di dover faticare un po’ per trovare il set-up ideale della moto”.

“Tuttavia, siamo fiduciosi che, analizzando i dati, riusciremo a individuare delle soluzioni come già accaduto negli ultimi GP”.

“I commenti dei nostri piloti sono stati chiari e molto simili tra loro, quindi la direzione su cui lavorare per migliorare è chiara“.

GP d’Ungheria: nelle libere brilla Acosta (KTM), Marc Marquez 2°

GP d'Ungheria
Immagine © Ducati Lenovo Team

Anche il GP d’Ungheria inizia come ormai siamo abituati: i due piloti ufficiali del Ducati Lenovo Team Marc Marquez e Francesco Bagnaia interpretano con risultati agli antipodi la Desmosedici GP tra le curve del Balaton Park.

Mentre per Bagnaia la parola ‘fatica‘ ricorre ormai stabilmente in ogni sua dichiarazione, per Marquez l’approccio con la moto è più positivo e l’analisi della situazione sempre lucida.

Lo spagnolo può contare su un talento che il compagno di squadra, che non abbiamo motivo di pensare utilizzi materiale diverso e tantomeno abbia un trattamento tecnico inferiore, evidentemente in questo momento non riesce ad esprimere.

Il risultato (l’unica cosa che conta, alla fine) dice che Marc Márquez ha completato il turno di Practice del venerdì in seconda posizione, con Francesco Bagnaia al quattordicesimo posto nella sessione pomeridiana.

Márquez è rimasto nelle posizioni alte della classifica, mostrando un ottimo passo in sella alla Desmosedici GP.

Dopo aver comandato le FP1, nell’ultimo time attack del pomeriggio si è fermato a soli sei millesimi di secondo dal tempo più veloce di giornata.

Bagnaia, nonostante un miglioramento costante nel corso della giornata, non è andato oltre la quattordicesima posizione, a 0,728″ dalla vetta dal migliore, ovvero Pedro Acosta con la KTM.

Pecco, che ha il peggior tempo tra tutte le Ducati Desmosedici GP in questo avvio del GP d’Ungheria, dovrà quindi prendere parte alle Q1 di domani mattina.

GP d'Ungheria
Immagine © Ducati Lenovo Team

Marc Márquez (#93 Ducati Lenovo Team) – 2º

“Il passo è buono, e come sempre le sensazioni con gomme usate sono migliori rispetto a quelle con gomme nuove”.

“Domani cercheremo di fare ulteriori passi avanti, perché questa è una pista molto, molto diversa, dove altre moto riescono a girare strettissimo – e questo è molto importante”.

“Noi abbiamo una moto completa, ma dobbiamo ancora lavorare su alcuni dettagli, soprattutto nei cambi di direzione nelle chicane”.

“In ogni caso, sono contento di com’è andata oggi e ora puntiamo a un posto nelle prime due file, che sarà cruciale visto quanto è difficile sorpassare su questo tracciato”.

GP d'Ungheria
Immagine © Ducati Lenovo Team

Francesco Bagnaia (#63 Ducati Lenovo Team) – 14º

“Non è stata la giornata migliore che potessi affrontare”.

“Dopo il test con la Panigale, sapevo che avrei fatto fatica qui, perché questo è un circuito che racchiude tutti i tipi di curva in cui abbiamo faticato quest’anno, ovvero quelle dove serve frenar tanto, entrare in piega con tanto freno applicato, e far girare la moto nell’ultima fase”.

“Sapevamo che sarebbe stata dura e così è stato, ma dobbiamo guardare al lato positivo, visto che ho dimezzato il gap dal primo nell’arco della giornata. Domani avrò un turno in più per cercare di fare un ulteriore passo avanti”.

Con la EV4 la strategia di elettrificazione di Kia parte dall’Europa

strategia elettrificazione
Per Kia, la versione cinque porte di EV4 è strategica per il mercato europeo - foto © Kia

Kia segna un passaggio storico nella sua strategia di elettrificazione con l’avvio della produzione della nuova EV4 nello stabilimento europeo di Žilina, in Slovacchia.

Per la prima volta, un modello 100% elettrico del brand viene realizzato direttamente in Europa, con l’obiettivo di soddisfare le esigenze tecniche, estetiche e normative del mercato europeo.

Progettata in Europa per l’Europa

La nuova Kia EV4 è più di una berlina elettrica.

È il frutto di una progettazione orientata alle richieste del cliente europeo, sensibile a efficienza, praticità e qualità costruttiva.

La versione a cinque porte si colloca in un segmento strategico per il mercato, combinando linee di design audaci con la filosofia “Opposites United”, già premiata a livello internazionale.

La piattaforma modulare E-GMP (Electric-Global Modular Platform), sviluppata da Hyundai Motor Group, rappresenta il cuore tecnico della EV4.

Ha un’architettura a 800 Volt che permette tempi di ricarica estremamente ridotti, fino all’80% in meno di 20 minuti.

Offre due configurazioni di batterie: 58,3 kWh per chi privilegia compattezza ed efficienza urbana e 81,4 kWh per autonomie superiori e viaggi a lungo raggio.

Infine, ha funzioni avanzate di gestione energetica, come il Vehicle-to-Load (V2L) per alimentare dispositivi esterni e il Vehicle-to-Grid (V2G), pensato per l’integrazione intelligente con le reti elettriche.

Oltre alla componente elettrica, Kia ha lavorato sull’alleggerimento.

Il cofano in alluminio riduce il peso complessivo migliorando maneggevolezza e consumi, mentre la gamma di otto tinte carrozzeria include una finitura opaca esclusiva.

Un impianto produttivo hi-tech

Lo stabilimento di Žilina è il centro nevralgico della nuova era Kia in Europa.

strategia elettrificazione
Nel maggio 2021 è uscita dalle linee dello stabilimento di Žilina la 4 milionesima vettura: una Sportage – foto © Kia

Inaugurato nel 2004, si estende su due km² e rappresenta uno degli impianti produttivi più avanzati del continente.

Dà lavoro a 3.700 addetti altamente qualificati e 600 robot impiegati nelle principali aree produttive, come presse, carrozzeria, verniciatura, motore e assemblaggio.

Ha una capacità annua di 350mila veicoli e 540mila motori, con oltre 5 milioni di unità prodotte dal 2004 ad oggi.

Infine, le linee sono state aggiornate con un investimento di 108 milioni di euro, includendo trasportatori dedicati alle batterie EV e soluzioni di assemblaggio flessibile.

Dal 2024, le varianti ibride e plug-in hybrid rappresentano già il 25% della produzione, confermando la progressiva transizione verso l’elettrificazione.

Un modello di sostenibilità industriale

La trasformazione verso la produzione elettrica va di pari passo con l’impegno ambientale.

Dal 2014 lo stabilimento ha ridotto dell’11% il consumo di elettricità per veicolo, del 28% il consumo d’acqua e del 13% le emissioni di CO₂.

Oggi il sito utilizza solo energia elettrica da fonti rinnovabili ed entro la fine del 2025 un nuovo impianto fotovoltaico coprirà l’1,5% del fabbisogno energetico interno.

EV4, modello chiave per Kia Europe

Per Kia Europe l’EV4 rappresenta una svolta.

Non è solo un nuovo modello, ma il primo tassello di una produzione elettrica europea, capace di avvicinare il brand ai mercati di riferimento e rafforzare la propria leadership nel settore BEV.

Dopo il successo della EV6, prima auto coreana a vincere il European Car of the Year (2022), Kia punta ora a consolidare la sua gamma elettrica con un’offerta specifica per l’Europa.

strategia elettrificazione
Lo stabilimento Kia di Žilina in Slovacchia – foto © Kia

La scelta di produrre localmente garantisce vantaggi competitivi fondamentali: tempi di consegna ridotti, adattamento alle normative continentali e minore impronta carbonica legata alla logistica.

L’Europa cuore della rivoluzione Kia

Con la EV4 prodotta a Žilina, Kia introduce un nuovo modello e inaugura una nuova fase nella strategia industriale e tecnologica del brand.

La combinazione di piattaforma modulare avanzata, capacità produttiva flessibile e impegno nella sostenibilità segna una tappa fondamentale nella transizione verso la mobilità elettrica europea.

Il patto UE-USA può peggiorare gli standard di sicurezza sulle nostre strade

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Davanti ad alcuni modelli di pick-up un bambino è completamente invisibile dal posto guida - foto © Transport & Environment

L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno pubblicato una dichiarazione congiunta che, tra le altre cose, annuncia l’intenzione di riconoscere reciprocamente gli standard per l’auto.

Un passaggio che – se tradotto in norme operative – potrebbe per esempio riaprire i cancelli del mercato europeo ai pick-up americani senza pieno allineamento ai requisiti UE più severi in materia di sicurezza e impatti esterni.

È l’allarme lanciato da Transport & Environment (T&E), che stima anche un calo dei prezzi all’import in scia al riassetto tariffario del nuovo quadro commerciale UE-USA.

Che cosa prevede il nuovo quadro commerciale

La cornice politica UE-USA presentata a fine luglio e rilanciata il 21 agosto cita esplicitamente la “mutual recognition” degli standard automobilistici.

In parallelo, sul fronte dazi si va verso un riassetto transatlantico – gli USA che riducono i loro extra-dazi sull’import europeo e l’UE che allenta barriere su categorie di beni americani – mentre dazi UE sulle auto oggi al 10% rimangono il riferimento.

L’insieme dei segnali è chiaro: l’automotive entra nel perimetro di un pacchetto che vuole fluidificare gli scambi.

Ma il come e il quanto inciderà sugli standard tecnici resta la vera incognita per la sicurezza stradale.

Il nodo tecnico: sicurezza e protezione

Dal 7 luglio 2024 la General Safety Regulation ha reso obbligatori nell’UE numerosi sistemi.

Per esempio, AEB con riconoscimento di pedoni e ciclisti, ISA, avviso stanchezza o disattenzione, telecamere o sensori in retromarcia e registratore dati di evento.

Sono dispositivi pensati per ridurre mortalità e lesioni, con un focus esplicito su pedoni e ciclisti.

Negli USA non esiste ancora un regolamento obbligatorio e pienamente in vigore per la protezione del capo del pedone.

Il Dipartimento dei Trasporti ha proposto un nuovo standard (NPRM) solo di recente, proprio in risposta all’aumento delle vittime tra i pedoni. Allineare in modo indiscriminato gli standard rischia quindi di importare in Europa veicoli concepiti per criteri di protezione differenti.

Pick-up e cofani alti

La letteratura tecnico-scientifica europea è sempre più univoca: massa, altezza cofano e geometria del frontale aggravano gli esiti per chi è all’esterno del veicolo.

Uno studio belga su 300mila sinistri (tra il 2017 e il 2021) rileva che per pedoni/ciclisti urtati da un pick-up il rischio di lesioni gravi sale del 90% e quello di lesioni mortali di circa il 200%; un cofano più alto di 10 cm incrementa il rischio di morte del 30%.

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Le morti di pedoni negli USA sono tre volte maggiori rispetto alla UE – tabella © Transport & Environment

L’ETSC (European Transport Safety Council) sintetizza risultati analoghi: occupanti del pick-up più protetti, ma controparte molto più esposta.

T&E, con analisi specifiche su altezza dei cofani e visibilità anteriore, mostra come su alcuni modelli ad alto muso (per esempio il Ram TRX) un bambino fino a 9 anni resti completamente invisibile dal posto guida se in piedi davanti al veicolo.

In questo contesto, T&E accusa la Commissione di voler chiudere una scappatoia (IVA, Individual Vehicle Approval) che negli anni ha consentito importazioni a basso controllo di conformità… proprio mentre la mutual recognition potrebbe rendere inutile lo sforzo.

La documentazione tecnica sull’IVA – approvazione per singolo VIN pensata per piccole serie e import puntuali – conferma la natura meno stringente rispetto a una vera omologazione di tipo UE.

La questione non è (solo) commerciale

L’UE ha ridotto i morti sulle strade, ma troppo lentamente.

Sono circa 19.800 i decessi nel 2024, il 3% in meno rispetto all’anno precedente, ma è ancora lontano il traguardo del dimezzamento al 2030

Abbassare la soglia tecnologica degli import proprio ora contraddice la logica della Vision Zero europea.

In parallelo, gli USA restano in emergenza pedoni: 7.148 vittime nel 2024 secondo GHSA.

Se i nostri centri urbani iniziassero a popolarsi di veicoli con frontali più alti e masse maggiori non mitigati dai pacchetti ADAS UE obbligatori, l’effetto potrebbe essere regressivo per gli utenti vulnerabili.

Impatti attesi, tecnici e industriali

Numerosi gli ambiti che T&E prende in esame.

Omologazione e test: l’UE valuta sicurezza anche con criteri di protezione dei pedoni/ciclisti e ADAS obbligatori.

La “mutual recognition” farebbe entrare veicoli non progettati per quegli obiettivi, a meno di varianti europeizzate con costi significativi e tempi lunghi

Tariffe & prezzi: con l’allentamento bilaterale dei dazi, T&E stima forti sconti all’import per i pick-up statunitensi;.

Le cifre definitive dipenderanno dal testo attuativo e dalla classificazione dei pick-up, se auto o veicoli commerciali.

Mercato e flotta: l’“autobesity” (più grossi, più alti, più pesanti) già spinge cofani in alto di 7 centimetri in 14 anni e quote SUV al 56%.

L’arrivo di nuovi pick-up potrebbe accelerare i trend anti-pedone e anti-clima nelle città europee.

Che cosa serve e subito

Innanzitutto è necessario avere la chiarezza giuridica.

Ogni riferimento alla mutual recognition deve escludere deroghe rispetto ai requisiti GSR UE per veicoli venduti/immatricolati nello spazio economico europeo.

Quindi, riportare l’Individual Vehicle Approval all’uso originario (vere piccole serie/veicoli speciali), con cap numerici e pieni requisiti minimi su ADAS/pedoni.

Infine, proseguire su limiti geometrici (per esempio altezza cofano da studiare con soglia ≤85 cm) e visibilità diretta urbana, oltre a una Euro NCAP sempre più severa sui frontali “verticali”.

Le strade europee hanno guadagnato sicurezza un bullone alla volta. Non svitiamo quel bullone in nome della fretta commerciale: la reciprocità vale solo se è verso l’alto.

Fiat 1100 D: una solida berlina italiana

1962-1966 - Fiat 1100 D

La Fiat 1100 D, prodotta dal 1962 al 1966, per molti è il ricordo di una parte di vita.

Per Fiat è un’auto storica che ha lasciato un segno importante nella storia dell’Italia a quattro ruote.

La versione D della Fiat 1100 arriva lungo un percorso durato quasi trent’anni.

Una storia nata negli anni ’40

Prima della versione D ci furono le Fiat 1100 agli inizi degli anni’ 40, poi la 1100 103 degli anni ’50 e quindi le versioni D degli anni ’60.

Insomma, un’indimenticabile nostrana che nell’autunno del 1962, quando fece la sua comparsa, portò qualche ventata di novità.

A partire dal motore quattro cilindri da 1.221 cm3, forte di 50 CV, più un nuovo frontale, qualche cromatura per impreziosire lo stile e la fanaleria innovativa.

Ci fu anche una versione familiare, versione per la quale non vennero fatte scelte differenti rispetto alla berlina.

1962-1966 - Fiat 1100 D
Motore a 4 cilindri, 1221 cc, 55 CV SAE

L’allestimento unico prevedeva identica meccanica per entrambe le versioni e questa generazione della

1962-1966 - Fiat 1100 D
Snodi tiranteria sterzo a lubrificazione permanente (6 punti in meno da ingrassare).

Fiat 1100 venne considerata una delle più affidabili vetture prodotte dal Lingotto, tanto che le stesse forze dell’ordine ne reclutarono alcune per le loro flotte.

Se visitate il sito della Polizia di Stato troverete le foto della Fiat 1100 D così come appariva in configurazione operativa.

Le prestazioni erano in linea con i parametri degli anni ’60, almeno in Italia.

Meccanica tradizionale

Il quattro cilindri che fu ereditato dalla Fiat 1200 Granluce offriva la sua potenza ad un regime di poco superiore ai 5.000 giri/min (5.300 giri/min per la precisione).

Era disposto longitudinalmente per essere collegato ad un albero di trasmissione che portava coppia e potenza all’assale posteriore.

Una configurazione che evoca bellissimi ricordi e che purtroppo abbiamo perso nel corse dei decenni, che hanno visto un affermarsi quasi universale della trazione anteriore, soprattutto nel segmento a cui questa Fiat 1100 D apparteneva.

In ogni caso, la velocità massima era di 130 km/h.

Erano gli anni in cui Fiat utilizzava motori a corsa lunga, come il 1200 la cui cilindrata era il frutto di un alesaggio di 72 mm per una corsa pari 75 mm.

Con una coppia di circa 85 Nm non era un fulmine di guerra, ma ciò sembrava più che sufficiente per l’epoca.

Torniamo però a sottolineare l’estrema affidabilità di questo modello Fiat, un’affidabilità che giocò un ruolo fondamentale nella vita pubblica della 1100 D.

A noi piace ricordarla contestualmente al periodo storico italiano particolarmente positivo, un’era in cui molte cose sembravano possibili e molte poche apparivano irraggiungibili.

Nel 1966 arrivo la Fiat 1100 R, più moderna e altrettanto famosa.

Prima pubblicazione 14 marzo 2016.

1962-1966 - Fiat 1100 D

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