
C’è stato un momento, durante la Milano Design Week 2026, in cui il rumore diffuso della creatività ha lasciato spazio a qualcosa di ancora più raffinato.
È successo al Volvo Studio Milano, dove il design ha smesso di essere forma per diventare racconto, materia.
Qui, Volvo ha raccontato come il tempo possa diventare uno degli elementi progettuali più importanti.
A guidare questo percorso sono due figure chiave del design Volvo contemporaneo: Cecilia Stark, Senior Design Manager Strategy, e Rekha Meena, responsabile CMF (Color, Materials, Finish).

Non si è trattato di una semplice presentazione, ma di una chiacchierata sviluppata attorno al concetto di uno stile senza tempo proiettato nel futuro.
Quando il design è un ponte tra epoche
Il termine “atemporalità” ricorre spesso nel linguaggio del design, ma raramente viene davvero approfondito.
Nel caso di Volvo, invece, assume una dimensione concreta e Cecilia Stark lo chiarisce con naturalezza.

L’atemporalità non è immobilità, piuttosto è la capacità di assorbire il presente e trasformarlo in qualcosa che continui a essere rilevante nel tempo.
Da qui nasce un’idea chiave, che il design non deve scegliere tra passato e futuro, ma deve abitare lo spazio tra i due.
E proprio questa “terra di mezzo” diventa terreno fertile per il lavoro progettuale.
Rekha Meena insiste su questo punto: è nella coesistenza di opposti – tradizione e innovazione, familiarità e sperimentazione – che si costruisce un linguaggio autentico.
Il valore della materia
Se c’è un elemento che traduce questa filosofia in qualcosa di tangibile, è il CMF.

Un ambito spesso percepito come puramente estetico, ma che in realtà rappresenta uno dei livelli più sofisticati del design automobilistico contemporaneo.
Nel racconto di Rekha Meena, il CMF diventa quasi una disciplina “sensoriale applicata”. I materiali non devono solo essere “performanti”, ma devono raccontare una storia, reagire alla luce, cambiare nel tempo senza perdere qualità.
Devono, soprattutto, essere coerenti con l’esperienza complessiva.
Qui emerge un tema tecnico interessante, ossia l’invecchiamento controllato dei materiali, e non si tratta più solo di durabilità, ma di evoluzione estetica.
Superfici che migliorano con l’uso, tessuti che acquistano profondità, finiture che mantengono integrità senza perdere carattere.
Cecilia Stark aggiunge un ulteriore livello di lettura, quello della coerenza.

In un’epoca dominata da linguaggi visivi frammentati, la riconoscibilità diventa un valore tecnico oltre che identitario.
Il design Volvo deve essere immediatamente leggibile, pur evolvendo costantemente.
Natura, luce e interdisciplinarità, vere fonti di ispirazione
Nella chiacchierata delle due designer il riferimento alla natura emerge con forza.
Non come elemento decorativo, ma come sistema complesso da cui trarre principi progettuali.
Le condizioni di luce nordiche, per esempio, influenzano direttamente la scelta delle palette cromatiche. Toni morbidi, mai aggressivi, capaci di dialogare con l’ambiente anziché dominarlo.
Allo stesso modo, le texture richiamano superfici organiche come legni, tessuti, materiali vivi.
Ma il processo non si ferma qui. Il design Volvo si nutre anche di contaminazioni: moda, architettura d’interni, product design…
Un approccio interdisciplinare che permette di anticipare tendenze senza esserne schiavi.
EX60, la sintesi tecnica di una filosofia
Tutto questo, affermano le due manager Volvo, trova una sintesi concreta nella EX60, uno dei modelli più recenti e rappresentativi della visione del marchio.
Un progetto profondamente ingegnerizzato con oltre il 27% – record per Volvo – di materiali riciclati (tessuti, lana, legno…), con la filosofia degli interni “Room Design” per raggiungere l’obiettivo della massima sostenibilità senza compromessi qualitativi.
In pratica, il design incontra l’economia circolare non perché obbligato, ma come opportunità progettuale.
L’auto come spazio abitativo
Uno degli aspetti più affascinanti emersi durante l’incontro è il concetto di “stanza”. Non più abitacolo, ma ambiente.

Ogni configurazione interna della EX60 è progettata come uno spazio con una propria identità.
Dawn, leggero e luminoso, è ispirato alle mattine scandinave; Rye, caldo e tessile, ha richiami alla moda contemporanea; Cardamom, è più energico e materico; Carbone, è profondo e introspettivo.
Nelle parole di Rekha Meena, queste “stanze” diventano quasi narrazioni sensoriali. Non semplici combinazioni di materiali, ma esperienze progettate per accompagnare l’utente nel tempo.
Progettare il tempo, non solo lo spazio
Il Volvo Studio Milano è sicuramente una vetrina del brand dove scoprire la gamma, ma è anche un luogo in cui il marchio dialoga con arte, musica e design per costruire una relazione più ampia con il pubblico.
In questo senso, la scelta di inserire il tema del design all’interno della Design Week non è casuale, ma è il modo per posizionare l’automobile all’interno di un ecosistema creativo più vasto.
Alla fine dell’incontro nel Volvo Studio resta la sensazione che il design, per il marchio svedese non è più solo una questione di spazio – interno, esterno o di proporzioni. È in realtà una questione di tempo.
Tempo inteso come durata, ma anche come trasformazione. Come capacità di un oggetto di accompagnare chi lo utilizza, senza perdere significato.
In un’epoca che tende a consumare rapidamente tutto (immagini, prodotti, esperienze) questa visione appare quasi controcorrente. E proprio per questo, estremamente contemporanea.
Perché il vero lusso probabilmente non è avere qualcosa di nuovo, ma qualcosa che continui a essere quello giusto anche domani. Come, ecco il messaggio delle designer, un’automobile Volvo.

















