The Tesla Files, il libro che promette altri guai per Elon Musk

Aiha, qui si mette male. Mentre Elon fa a sportellate con Trump, fonda partiti e gongola per i taxi a guida autonoma, c’è chi ha deciso di mettere in piazza tutti i guai delle sue auto. Come se Tesla non avesse già abbastanza da fare fra cinesi, dazi e borse a picco.

Un database di incidenti

Un libro-inchiesta realizzato da due giornalisti tedeschi, Sönke Iwersen e Michael Verfürden, e sinistramente intitolato “The Tesla Files”, ha deciso di passare al setaccio migliaia di dossier, documenti e verbali di incidenti più o meno gravi che raccontano le numerose anomalie tecniche delle auto elettrificate più celebri del pianeta.

Obiettivo, analizzare tutti i casi raccontati dalle cronache in cui delle Tesla sono diventate loro malgrado protagoniste di episodi pericolosi: da quelle che hanno preso fuoco all’improvviso a quelle in cui qualche microchip ha deciso fosse giusto accelerare o frenare quando invece, semplicemente, non sarebbe stato il caso.

Per finire con i cinque morti perché nessuno è riuscito a violare le celebri maniglie a scomparsa che lo stesso Musk aveva voluto con forza per dare un carattere esclusivo alle sue auto.

Il caso più eclatante

Su centinaia di casi rivisti uno per uno, con almeno 13 incidenti mortali tra il 2021 ed il 2023 che le indagini hanno accertato dipendessero dall’Autopilot Tesla, l’inchiesta ricorda un caso fra i più emblematici e misteriosi: quello che nel 2018 ha coinvolto Stefan Meier, un giovane svizzero fiero proprietario di una Model S, almeno fino a quando l’auto si è imbizzarrita, ha falciato tutto quello che trovava sulla sua strada per finire contro un guardrail, dove si schiantata atterrando dopo un volo di diversi metri avvolta dalle fiamme. Per Meier, intrappolato all’interno, non c’è stato nulla da fare e ancora oggi, sua moglie Rita chiede giustizia ma soprattutto di sapere cosa sia realmente successo quel giorno all’auto che suo marito adorava.

Un mare di reclami

L’inchiesta, realizzata analizzando i dati della “NHTSA” (National Higway Traffic Safety Administration), ampliamente ripresa ovunque, in particolare dall’inglese “The Guardian”, si concentra soprattutto sul “Full Self-Driving”, il discusso e forse discutibile sistema di guida autonoma su cui pesano quasi 10mila tra reclami e richieste di risarcimenti provenienti da ogni parte del mondo, in primis dagli States, accumulati sulle scrivanie dei customer satisfaction di Tesla.

C’è chi pretende indietro il denaro speso perché l’auto si esibiva in “phantom breaking”, le frenate fantasma per falsi allarmi collisione, e chi invece afferma che accelerava all’improvviso e senza ragione.

E questo senza contare quanti hanno concluso l’esperienza contro un palo, un albero o comunque qualcosa di assai duro, e quanti invece si considerano miracolati per essere riusciti a interrompere la corsa prima di prendere una facciata epocale.

Zitti tutti, è un ordine

Ed è proprio qui che arriva il peggio, perché secondo fonti ben informate, rintracciate dai due reporter tedeschi, diversi sarebbero gli ex ingegneri che avrebbero segnalato anomalie improvvise del sistema, su cui i vertici tesla avrebbero deciso di far calare il silenzio per non compromettere un’immagine che allora era vincente e soprattutto evitare inchieste della giustizia americana con tanto di rimborsi milionari.

Altre inchieste, nuove ombre

A svelarlo anche un’altra inchiesta giornalistica pubblicata sul quotidiano “Handelsblatt”, che dopo aver ricevuto da un anonimo informatore 23mila documenti top secret e 100 GB di dati altamente confidenziali, ha messo nero su bianco le precise istruzioni impartite al personale di non lasciare tracce delle lamentele della clientela.

Uno “scoop” che fa il paio l’inchiesta aperta dalla “KBA” (Kraftfarth-Bundesmat) tedesca, che pochi mesi ha deciso di aprire un fascicolo d’inchiesta sulle phantom brealing.

Sotto accusa l’Autopilot

Uno dei problemi maggiori, la facilità con cui il sistema Autopilot può essere bypassato, escludendo la necessità della supervisione umana, come invece prevede Tesla.

In realtà, nel 2023 l’azienda di Musk avrebbe deciso di lanciare aggiornamenti OTA (over-the-air) annunciando anche il richiamo di due milioni di vetture, ma la situazione – secondo i dati della NHTSA, non sarebbe affatto migliorata.

Ma qualcosa si muove, e rischia di fare da apripista ad una slavina dalle proporzioni difficilmente quantificabili. Pochi giorni fa, Marc Dobin, un tranquillo americano proprietario di una Model Y, ha deciso di andare fino in fondo ottenendo 10mila dollari di rimborso per il malfunzionamento del sistema FSD.

Sondaggi impietosi

Al quadretto, di per sé poco edificante, si aggiungono i soliti sondaggi di cui gli americani vanno pazzi: secondo il 48% degli interpellati, Tesla dovrebbe sospendere immediatamente la vendita del sistema FSD, mentre il 77% vorrebbe più chiarezza sui motivi dei sinistri che coinvolgono le vetture di Elon Musk.

A preoccupare molti, a questo punto, è la fase di test a cui il sistema Autopilot è stato sottoposto in diverse città europee fra cui Amsterdam, Parigi, Roma e Berlino.

Proprio mentre il marchio Ford, dopo una fase di interesse, ha deciso di sfilarsi dal progetto di adottare il Full Self-Driving di Tesla, preferendo il sistema della “Waymo”, divisione di Alphabet, società del colosso Google.