Elon Musk e l’auto che si autorecapita

Forse non lo sa nemmeno lui da quanto, ma erano mesi che in giro non si vedeva un Elon Musk sorridente. Poveraccio (in senso lato, ovvio), ultimamente, anche dando fondo al buon umore, di motivi per farsi una sana risata ne ha avuti ben pochi.

L’autoconsegna a domicilio

Una foto ricordo del primo cliente Tesla che si ha visto la sua auto nuova consegnarsi da sola

Eppure, una manciata di ore fa, Musk ha sorriso di nuovo, alleluia. Tutto merito del primo passo del progetto “Tesla Full Self-Driving”: una Model Y che, uscita dalla fabbrica al numero 1515 di S. Lamar Blvd, ad Austin, senza nessuno al volante o che la guidasse da remoto, si è diretta ad una velocità massima di 72 miglia orarie verso l’indirizzo del cliente che l’aveva ordinata, dove è arrivata dopo circa 30 minuti di viaggio.

 

Un assist ai Tesla Robotaxi

Per quanto un po’ di sponda, l’impresa è servita da gancio per dare ancora più risalto alla flotta di Robotaxi Tesla entrata in servizio ad Austin da pochi giorni, mettendo la parola fine ad un progetto di cui Musk parlava dal lontano 2020.

Uno dei 20 esemplari di Tesla Model Y Robotaxi entrati in servizio ad Austin

Per adesso, il servizio si limita ad una piccola scuderia di 20 Model Y con autonomia di livello 5, dotate di otto telecamere e gestite da un’I.A., prenotabili attraverso un’app con tariffa fissa di 4,20 dollari a tratta, al momento comprensivi di “autista d’emergenza” sul sedile passeggero, perché non si sa mai. Ma il futuro è questo: Elon ne è più che certo, assicura chi lo conosce bene.

Qualche guaio ancora da risolvere

Dalla discesa in politica in poi, il tocco infallibile di Musk, uno dei pochi imprenditori che trasformava in oro massiccio tutto quel che sfiorava, sembra essersi esaurito. La Tesla, diventata il simbolo su ruote dell’anti-trumpismo, è ancora lì, un po’ in disparte e surclassata dalle avanguardie cinesi. Ma stare fermi troppo tempo, in un mondo che fila via veloce come quello dell’automotive, significa svanire oltre l’orizzonte. E stupisce che sia successo proprio a Tesla, un terremoto che all’inizio della sua corsa era riuscita a dare una spallata ai grandi marchi mondiali, a volte un po’ pachidermici, mostrando che si può essere premium, veloci e modaioli anche con l’elettrico puro.

E a poco è servito che Elon abbia fiutato nell’aria troppa puzza di bruciato allontanandosi a passo svelto dalla White House, perché certe cose non si dimenticano in fretta e Tesla continua a fare acqua da tutte le parti: dalla borsa alle vendite. Secondo calcoli che circolano a Wall Street, 114 miliardi di dollari sarebbero svaniti dal suo patrimonio personale con la stessa velocità con cui erano comparsi.

A conti fatti, ancora meno utili sembrano essere perfino le critiche che Musk, in un voltafaccia da perfetto manuale del trasformismo, ha deciso di non risparmiare all’indirizzo di Trump, che a sua volta non vede l’ora di replicare usando altrettanto vetriolo.

Se a questo si aggiungono la lunga sequenza di abbandoni e rinunce dei suoi uomini chiave, top manager ma soprattutto stretti collaboratori e confidenti, diventa ancora più chiaro che Elon ancora oggi abbia ben poco di cui gioire.

L’ultimo dubbio

Ma tutto questo vale fino a poche ora fa, quando Elon è riuscito ancora una volta a stupire il mondo mostrando che una delle sue auto è stata in grado di fare tutto da sola, partendo dalla fabbrica per arrivare a casa del cliente.

Volendo, ad Elon resta solo da svelare un’unica curiosità, ma decisamente lecita: chi diavolo ha suonato al citofono del cliente?