venerdì 24 Aprile 2026 - 23:46:51

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Piccole, pulite, competitive, ora l’Europa vuole le utilitarie elettriche

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Dr entra nel segmento delle city car con la Birb a- foto © Auto Tecnica

L’Unione Europea sta spingendo perché l’onda elettrica non resti appannaggio solo di SUV e berline premium.

Infatti sembra che Bruxelles voglia rendere l’auto elettrica “alla portata di molti”, favorendo lo sviluppo di microcar e vetture di segmento A e B (le cosiddette utilitarie o city car) progettate e prodotte in Europa.

Gli obiettivi sono abbattere le emissioni del parco circolante e ricostruire un’offerta industriale competitiva e sostenibile per i piccoli segmenti, oggi fortemente sotto pressione sia per costi che per concorrenza internazionale.

Perché le utilitarie elettriche sono politicamente importanti

La cornice normativa europea fissa l’obiettivo di vendite di auto a zero emissioni per il 2035 con soglie di CO₂ già stringenti dal 2025.

Tutto ciò ha creato una forte pressione sui costruttori.

Bruxelles sta valutando strumenti specifici per il segmento più piccolo: incentivi mirati, possibili “bonus” normativi e una cooperazione industriale per favorire modelli a basso costo con batterie e piattaforme ottimizzate per la città.

La Commissione ha esplicitamente richiamato la necessità di investire in vetture piccole e accessibili nel suo discorso politico.

Le sfide tecniche: batteria, peso e costi

Realizzare una vera utilitaria elettrica competitiva non è solo ridurre la batteria ma richiede ripensare il veicolo come sistema.

I punti critici sono davvero numerosi.

Per esempio, per mantenere prezzi aggressivi serve ridurre la capacità nominale delle batterie (con un target 20–30 kWh per autonomia urbana) pur preservando densità energetica e durabilità.

Questo sposta l’attenzione su celle meno costose, pack semplificati e strategie di modularità per upgrade futuri.

Va quindi presa in considerazione la gestione termica e la degradazione.

Pack più piccoli si scaldano e degradano più rapidamente se non progettati con cura, quindi una gestione termica passiva e elettronica BMS ottimizzata sono fondamentali per vita utile e garanzie accettabili.

Anche l’architettura e il packaging sono importanti.

Ridurre il peso significa materiali compositi leggeri, scocche ottimizzate e centralizzazione elettronica.

Alcuni costruttori guardano alle piattaforme “scalabili” che permettano versioni di peso e costo ridotti.

Infine, non bisogna dimenticare le infrastrutture e gli usi reali.

Utilitarie con batterie limitate sono eccellenti per la mobilità urbana se integrate in ecosistemi di ricarica rapida e sharing. Senza reti urbane affidabili, la proposta commerciale vacilla.

Soluzioni industriali e modelli di business emergenti

Per abbassare prezzo finale e rischio industriale sembra che gli esperti stia studiando più strategie.

Le piattaforme dedicate “A-segment” , per esempio. Invece di adattare piattaforme di segmenti superiori, alcuni progetti europei puntano a piattaforme leggere e modulari, ottimizzate per batterie più piccole e produzione a basso costo.

La nuova regolazione sulle batterie e la politica sui dazi spinge l’Europa a dare vita a catene del valore per quanto riguarda celle, assemblaggio pack, riciclo…

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La Dongfeng fa il suo ingresso in Italia con la piccola Box – foto © Auto Tecnica

Regole come il “battery passport” e la tracciabilità potrebbero cambiare i requisiti di progettazione e certificazione.

Infine, servizi e finanziamenti. Batterie in leasing, soluzioni di ricarica incluse e incentivi pubblici mirati possono abbassare la barriera d’ingresso per acquirenti sensibili al prezzo.

Impatto sul progetto

Per profili urbani realistici andrebbe immaginata una utilitaria BEV con precise caratteristiche tecniche.

Una batteria tra 18 e 28 kWh (energia utile ~16-24 kWh) in modo da avere un’autonomia urbana realistica tra 180 e 320 km WLTP se ottimizzata per traffico urbano.

La potenza del motore elettrico dovrebbe posizionarsi tra i 40 e 70 kW, sufficienti per dinamica cittadina e accelerazioni discrete, con coppia massima 120-220 Nm.

La massa a vuoto non dovrebbe superare i 1.150 kg; è un obiettivo ambizioso che richiede alluminio e acciai ad alta resistenza, oltre a componentistica leggera).

Infine, il tempo di ricarica dal 10 all’80% dovrebbe essere cobntenuto nei 45 minuti con DC fast charging limitato. E per vetture con pack piccoli il rapporto energia/potenza di ricarica va bilanciato con il costo.

Certo, si tratta di numeri indicativi che tuttavia già dimostrano come la sfida sia tecnica e commerciale, oltre che politica.

Strategia industriale e tutela della concorrenza

Bruxelles dovrebbe quindi favorire prodotti accessibili e allo stesso tempo proteggere l’industria europea dalla concorrenza sleale.

In questo modo sarà possibile ottenere una reale transizione sociale e ambientale e allo stesso tempo tutelare òla produzione europea dalle importazioni (in particolare cinesi) che hanno ridotto i prezzi a livelli difficili da pareggiare senza misure di politica industriale.

Per ingegneri e product manager il messaggio è chiaro.

Non si tratta solo di miniaturizzare componenti, ma di riprogettare l’esperienza di mobilità urbana, con integrazione di hardware e software, un approccio sistemico alla lifecycle analysis, design per riciclabilità e ottimizzazione dei costi per km.

Per i tecnici, opportunità e vincoli normativi aprono uno spazio di innovazione su materiali, elettronica di potenza e servizi connessi.

Una leva importante

L’Europa sta puntando a trasformare la piccola auto in un pezzo chiave della sua transizione.

Non più un ripiego, bensì una leva per rendere l’elettrico veramente di massa. Se la scommessa regge la città potrebbe ritrovare silenzio, spazi e aria più pulita senza perdere qualità della mobilità.

Il tutto con batterie più sostenibili, catene del valore ravvicinate e modelli commerciali intelligenti.

Ma la vittoria non sarà solo tecnica in quanto richiederà visione politica, scelte industriali coraggiose e, soprattutto, un progetto che restituisca all’auto piccola la dignità di uno strumento pensato per le persone, non solo per i numeri e fare cassa sui volumi.

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La Kia Ray, commercializzata in Corea – foto © Auto Tecnica

Festival Car 2025: l’auto d’epoca va in collina

festivalcar 2025

Arriva gagliardo alla quarta edizione il Concorso d’Eleganza Festival Car.

Domenica 28 settembre il borgo di Revigliasco, sulla collina torinese ha ospitato oltre 5.000 visitatori in ammirazione delle oltre 80 vetture d’epoca.

Non solo auto d’epoca

Iniziata con il Tour d’Elegance, partito dal Castello Reale di Moncalieri (Patrimonio UNESCO), e arrivata in colonna fino ai vicoli di Revigliasco, l’autocolonna è stata arricchita dalla nuova Alfa Romeo 33 Stradale.

 

Grande attesa anche per la première mondiale della Microlino ‘55 Edition, una one-off creata da Microlino in collaborazione con ERRE Company e Alcantara, che ha portato un tocco di design contemporaneo.

festivalcar 2025

Dieci categorie per dieci vincitrici

Il concorso, riconosciuto Premiere Event FIVA, ha celebrato l’eccellenza automobilistica attraverso le diverse categorie:

  • Bosch Award: Abarth 1000 SP
  • Michelin Award: Lancia Flaminia Super Sport Zagato
  • Autoappassionati Award: Porsche 911 Turbo 3.3
  • Pininfarina Award: Lancia Flaminia Coupé Pininfarina
  • Pop: FIAT 850 TC Abarth (214)
  • Rock: Lancia Fulvia HF 1600 “Fanalone”
  • Open Top: Porsche 356 B Roadster
  • Senior: Maserati A6G Frua Spyder III Serie
  • Ferrari: Dino 246 GT “Gallettone”
  • Top Class: Maserati Indy 4.2 America

festivalcar 2025

La regina: Ferrari F40

Il momento più atteso è stata la premiazione finale, che ha visto incoronata la Ferrari F40 come Best of Show. La supercar icona degli anni ’80 ha conquistato la giuria e il pubblico, aggiudicandosi il trofeo realizzato da Giugiaro Architettura in collaborazione con Alcantara.

Il lavoro di selezione e valutazione è stato affidato a una giuria di altissimo livello, composta da designer, manager e personalità di fama internazionale.

“Abbiamo visto un parterre straordinario, con auto che rappresentano epoche e filosofie progettuali molto diverse tra loro», ha commentato Federico Ferrero, Presidente di Giuria. «La Ferrari F40 ha saputo imporsi perché incarna il perfetto equilibrio tra innovazione tecnica ed emozione senza tempo”.

Quattro ruote per tutti i gusti

Oltre alle vincitrici, il Festival Car 2025 ha offerto al pubblico un viaggio attraverso oltre un secolo di storia e design automobilistico. Dalle icone come la leggendaria Lancia Lambda, alle sportive degli anni ’50 come la premiata Maserati A6G Frua Spyder si è giunti fino alla raffinata Lancia Aurelia B24 S Convertibile.

Tra le protagoniste la rarissima Lurani Nibbio, vincitrice della Coppa d’Oro a Villa d’Este 2017, simbolo di ingegno e record di velocità.

festivalcar 2025

 

Oltre 15 Lancia e 10 Ferrari, con capolavori come la Dino 246 GTS, la Lancia Flaminia Super Sport Zagato, le Delta Integrale Evoluzione e le raffinate creazioni Pininfarina, tra cui la 124 Spider Europa e la 124 Volumex.

festivalcar 2025

Tra le straniere citiamo la Porsche 911 Carrera Cabriolet, la muscolosa Ford Mustang Sportsroof 1970, la muscolosa AC Cobra 427 e le youngtimer come la BMW Z8 Roadster.

Tra gli esemplari unici e concept car: la Ferrari Mythos, la Pagani Alisea, la Quintessenza di Italdesign, la  Autobianchi A112 Runabout della collezione ASI Bertone, la concept Kangaroo di GFG Style e la Aston Martin Twenty Twenty.

Un programma tra heritage e novità

La giornata è stata arricchita da momenti unici: dal tradizionale Tour d’Elegance, con partenza dal Castello Reale di Moncalieri (Patrimonio UNESCO), fino all’arrivo delle vetture tra le vie di Revigliasco, animate da musica, street food e iniziative solidali. A rendere ancora più speciale il Tour d’Elegance è stata la presenza della nuova Alfa Romeo 33 Stradale, protagonista di un’uscita dinamica ufficiale che ha incantato pubblico e appassionati.

Grande attesa anche per la première mondiale della Microlino ‘55 Edition, una one-off creata da Microlino in collaborazione con ERRE Company e Alcantara, che ha portato un tocco di design contemporaneo e sostenibilità all’interno di un evento dedicato alle icone del passato.

L’edizione 2025 è stata iscritta nel calendario internazionale Premiere Event della FIVA, riconoscimento d’eccellenza per la manifestazione fondata nel 2022 da Autoappassionati.it in collaborazione con la Pro Loco di Revigliasco Torinese.

Il FIVA Steward cipriota George Ioannides ha conferito a Federico Ferrero, ideatore e organizzatore del concorso, il prestigioso Spirit of FIVA Award, esprimendo apprezzamento per l’organizzazione dell’evento.

 

Un successo ottenuto anche grazie ai partner principali: Alcantara, Bosch, Lechler, Microlino e Michelin.

festivalcar 2025

KGM alza la palla alla Serie A di Volley Femminile

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Luca Ronconi, consigliere delegato ATFlow e MD per KGM Italia, annuncia la sponsorizzazione - foto © KGM

Il costruttore coreano KGM, specializzato in SUV e 4×4, scende in campo come Official Sponsor della Lega Pallavolo Serie A Femminile per la stagione 2025-2026.

Un connubio inedito, che lega la tecnologia e la robustezza dei veicoli KGM all’energia, al dinamismo e all’eccellenza del volley femminile italiano.

Tecnologia, affidabilità e mobilità

La partnership non si limita al tradizionale logo sulle divise o agli spazi pubblicitari.

KGM fornirà alla Lega i suoi modelli di punta – Actyon, Torres, Korando e Tivoli – per supportare la logistica e gli spostamenti organizzativi. Una scelta che mette in evidenza l’affidabilità dei suoi SUV e 4×4, progettati per affrontare ogni condizione con comfort e sicurezza.

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KGM Actyon – foto © KGM

Ogni modello KGM incarna un approccio tecnico evoluto.

Per esempio, Actyon e Korando rappresentano l’equilibrio tra capacità off-road e dinamismo urbano.

Invece Torres, l’ammiraglia più recente, integra tecnologie avanzate per connettività, assistenza alla guida e powertrain più efficienti.

Infine Tivoli, il compatto della gamma, punta su praticità e versatilità senza rinunciare alla sicurezza.

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KGM Korando – foto © KGM

Questi veicoli saranno protagonisti negli eventi ufficiali della Lega, diventando veri e propri ambasciatori del brand sul campo.

Eccellenza sportiva e innovazione automobilistica

Mattia Vanini è il presidente di ATFlow, il distributore esclusivo di KGM in Italia.

La pallavolo femminile – ha spiegato – rappresenta talento, dedizione e voglia di superare nuovi traguardi”, valori che l’azienda ritrova nella propria missione.
Per Luca Ronconi, consigliere delegato ATFlow e MD per KGM Italia, “KGM e il volley femminile condividono una visione comune fatta di disciplina, inclusione e miglioramento continuo”.

Dietro la comunicazione di sponsorizzazione, c’è un’operazione strategica che punta a rafforzare la presenza di KGM in Italia, affiancando il brand a uno sport in crescita esponenziale, seguito da un pubblico eterogeneo e trasversale.

Una storia che guarda oltre

L’ingresso nel mondo del volley femminile non è un episodio isolato, ma parte di una strategia più ampia.

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KGM Tivoli – foto © KGM

KGM – SsangYong Motor Company prima del rebranding – sta ridefinendo la propria gamma con l’integrazione di motorizzazioni ibride ed elettriche, sistemi di guida autonoma e intelligenza artificiale.
La scelta di produrre internamente componenti chiave e motori consente all’azienda di garantire qualità, affidabilità e tempi rapidi di innovazione, in linea con le sfide della mobilità sostenibile.

La forza del gioco di squadra

Il volley femminile è sinonimo di potenza e coordinazione, proprio come i SUV e i 4×4 di KGM.

Questa partnership diventa quindi una metafora di un viaggio comune: auto e sport unite dalla capacità di guardare “più in alto e più lontano”.

In un momento in cui l’automotive vive un’evoluzione storica verso tecnologie sempre più sostenibili e intelligenti, l’alleanza tra KGM e la Lega Pallavolo Serie A Femminile racconta una storia di squadra, energia e futuro.

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KGM Torres – foto © KGM

Lotus “Are You a Driver or What?”, il piacere di guidare al centro

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Le vetture partecipanti all'Are You a Driver or What? di Lotus - foto © Lotus

La scorsa settimana il circuito Tazio Nuvolari di Cervesina (PV) è diventato il palcoscenico di Are You a Driver or What?”.

Si tratta del nuovo tour itinerante organizzato da Lotus.

Nove tappe, da Brescia a Trieste, con un obiettivo chiaro: riportare al centro lessenza della guida, in unepoca in cui lautomobile tende sempre più a trasformarsi in semplice mezzo di trasporto.

L’iniziativa non è una semplice esposizione statica.

Lotus ha portato in pista e su strada lintera gamma, permettendo a giornalisti e clienti di vivere un contatto diretto con i suoi modelli più rappresentativi: Emira, lultima sportiva termica del marchio; Eletre, il primo hyper-SUV elettrico; ed Emeya, la nuova hyper-GT a batteria.

Tre anime diverse, un filo conduttore comune: performance e piacere di guida.

Emira, il canto del cigno del termico

In pista la Emira conferma il DNA classico di Hethel.

Il telaio in alluminio leggero, la distribuzione dei pesi quasi perfetta e laerodinamica raffinata le donano un equilibrio che poche sportive moderne sanno offrire.

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La Lotus Emira – foto © Lotus

Disponibile con il V6 sovralimentato da oltre 400 CV o con il quattro cilindri turbo di derivazione AMG, raggiunge i 290 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in meno di 4,5 secondi.

Rispetto a rivali come Porsche Cayman GTS o Alpine A110, la Emira si distingue per la sua purezza di guida.

Lo sterzo è comunicativo, diretto, e le sospensioni assorbono bene anche i cordoli del Tazio Nuvolari senza mai compromettere la stabilità.

Un’auto che non si limita a correre, ma invita a guidare davvero, con il pilota al centro di ogni sensazione.

Eletre, l’iper-SUV che non ti aspetti

Se la Emira è tradizione, la Eletre è rottura. È il primo SUV della storia Lotus, ed è completamente elettrico.

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Eletre, il SUV superpotente – foto © Lotus

La versione R offre oltre 900 CV, trazione integrale e sospensioni attive. Il risultato è sorprendente: nonostante la mole, la Eletre scatta da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi, con un’agilità insospettabile per unauto lunga oltre cinque metri.

La guida è filtrata, certo, ma mai priva di emozione. Laerodinamica attiva e il baricentro basso, grazie al pacco batterie, la rendono precisa nelle curve veloci.

Su strada si apprezza un comfort da ammiraglia, con interni lussuosi e tecnologia avanzata. Qui la competizione è agguerrita: Tesla Model X Plaid e BMW iX M60 sono le rivali più dirette.

Tuttavia, la Eletre si distingue per un design scolpito e sportivo che reinterpreta il DNA Lotus.

Emeya, la hyper-GT del futuro

Ultima arrivata, la Emeya rappresenta la sintesi tra sportività e gran turismo.

Linee basse e filanti, abitacolo hi-tech e prestazioni da supercar: doppio motore elettrico, 600 o 900 CV, trazione integrale e sospensioni intelligenti.

Il cronometro parla chiaro: 0-100 km/h in appena 2,8 secondi. In pista la Emeya impressiona per la spinta continua e per la stabilità garantita dallaerodinamica attiva.

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Emeya, sintesi tra sportività e gran turismo – foto © Lotus

Rispetto a Porsche Taycan Turbo GT e Tesla Model S Plaid, punta su unesperienza di guida più raffinata, meno brutale ma più coinvolgente.

Su strada emerge la sua vocazione gran turismo: abitacolo spazioso, finiture premium, comfort elevato. Una GT elettrica pensata per lunghi viaggi, ma senza rinunciare alla tradizione Lotus di precisione e piacere al volante.

Il senso del tour

Il mercato italiano è strategico per Lotus – ha spiegato Andreas Marin, Head of Region South Europe – non solo per la sua passione storica verso lautomobile, ma anche per la crescente attenzione verso linnovazione e la sostenibilità. Il coinvolgimento della nostra rete di concessionari è fondamentale: insieme vogliamo offrire unesperienza immersiva che racconti il DNA Lotus fatto di performance, design ed emozione”.

Lotus
foto © Lotus

L’idea del tour è proprio questa: portare la gamma Lotus fuori dalle fiere di settore e dentro la quotidianità, in piazze, porti, outlet e club sportivi.

Una scelta che mira ad avvicinare non solo gli appassionati, ma anche un pubblico nuovo, attratto da uno stile di vita che unisce lusso e sostenibilità.

Prezzi e posizionamento

In Italia, la Emira parte da circa 105mila euro, posizionandosi come alternativa premium a Porsche 718 Cayman.

La Eletre si colloca su una fascia decisamente più alta, con prezzi da circa 100mila euro fino a oltre 150mila per la versione R.

La Emeya è proposta con prezzi da 112.190 a 166.490 €, in linea con la concorrenza di fascia alta.

Il test al Tazio Nuvolari ha dimostrato come Lotus stia vivendo una nuova fase della propria storia.

LEmira chiude il capitolo del termico con unauto pura e coinvolgente; la Eletre apre il mondo SUV elettrico con prestazioni da supercar; la Emeya si propone come hyper-GT capace di competere con i nomi più prestigiosi.

Are You a Driver or What?non è soltanto un tour promozionale: è un messaggio chiaro. In unepoca di auto sempre più autonome e tecnologiche, Lotus ricorda che lessenza del guidare non si misura solo in cavalli o chilowattora, ma nelle emozioni che unauto sa trasmettere a chi siede al volante.

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foto © Lotus

La frenata (rigenerativa?) della produzione EV Volkswagen

Volkswagen
Controllo qualità allo stabilimento di Zwickau- foto © Volkswagen

C’è meno rumore nelle fabbriche Volkswagen in queste settimane.

Niente più suono delle presse o dei robot che lavorano lamiera e plastica, ma il silenzio forzato di linee ferme, turni ridotti, produzioni rimandate.

Zwickau, Emden, Dresden sono tre nodi nevralgici del gruppo tedesco che per qualche giorno metteranno il motore elettrico in stand-by.

Forse quella che potrebbe essere definita una pausa tecnica. Ma anche, e soprattutto, il segnale che il futuro, anche se elettrico, non è scontato.

I perché dello stop

Volkswagen non parla di crisi improvvisa, ma tutti i segnali convergono verso la stessa diagnosi.

La domanda di auto elettriche (EV) in Europa non accelera come previsto, mentre competizione, costi di produzione e politiche commerciali stringono da più lati.

Da un lato, il mercato mostra che se il trend per le ibride resta solido, quello delle BEV stenta un po’.

Molti acquirenti europei rimangono sensibili al prezzo totale, all’autonomia reale e ai costi di ricarica.

Dall’altro, le pressioni sui costi (batterie, materie prime, logistica) non sono diminuite. Anzi, tariffe, normative sulle emissioni e incentivi corrotti da cambi di scenario politico mettono l’EV sotto forte stress economico.

Inoltre, la competizione soprattutto cinese, non sta a guardare. Prezzi più bassi, supply chain verticale, produzione di batterie sempre più “in casa”. Un mix capace di comprimere i margini se non si gioca bene le proprie carte.

Dove e come si ferma Volkswagen

L’interruzione prevista non è universale, né definitiva.

Alcune linee a Zwickau si fermeranno per una settimana, principalmente per sistemare la produzione dei modelli ID e Audi/Q4 e-tron.

A Emden e Dresda ci saranno invece riduzioni di turni e qualche fermo programmato, più che chiusure dure. Si parla di flessibilità, non blocco totale.

Questo tipo di pausa consente di riallineare programmi e volumi produttivi con la domanda reale; ricalibrare input produttivi, dalla componentistica alle batterie; evitare accumuli di invenduto o scorte troppo pesanti che gravano sui costi di magazzino e finanziamento.

Le sfide tecniche “dietro le quinte”

L’ossatura tecnologica è la piattaforma MEB, la vettura elettrica made in VW nasce da qui.

Quando l’utilizzo non raggiunge certe soglie, tutto il progetto paga.

Partendo dai costi fissi – ammortamento dei macchinari, linee intelligenti, robot pitturatori, impianto batterie – se ogni veicolo costa troppo per colpa di una linea che gira al 50-60% della capacità, il margine si assottiglia, a meno che il prezzo non salga.

Ma allora il prodotto perde competitività.

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Lo stabilimento “trasparente” di Dresda – foto © Volkswagen

E poi ci sono le batterie: le celle, i moduli, magari anche i materiali come litio, nickel o cobalto.

Ordini minori implicano meno sconto, tempi più lunghi, maggiore rischio sugli stock. Senza dimenticare i costi energetici nel far funzionare la fabbrica, che con linee sotto pressione diventano ancora più onerosi per unità prodotta.

Che aria tira per mercato e clienti

Per chi desidera passare all’elettrico, queste mosse possono tradursi in disponibilità ridotta, tempi di consegna più lunghi e forse anche variazioni nel prezzo finale.

Non solo, anche promozioni più aggressive oppure modelli “premium” che mantengono margini superiori, lasciando “a valle” quelli più accessibili in una posizione più delicata.

Per il mercato europeo delle auto elettriche, lo scenario non è più quello della fase di corsa frenetica, ma di una maturazione che richiede aggiustamenti continui, scelte più prudenziali, pluralità di offerte (BEV, PHEV, ibride), e una maggiore attenzione all’economia reale, non solo al messaggio ambientalista o alla regolamentazione.

Sopravvivere alle mode

Volkswagen non ha spento le sue fabbriche elettriche per protesta o per resa.

Ha sollevato l’acceleratore. In un mondo che immaginava solo spinta verso il futuro, questo rallentamento diventa intuire che la tecnologia (e l’industria) chiede tempi, equilibri, misure.

Al di là dei numeri, la vera sfida è non perdere la rotta: saper dosare ambizione e realismo, ingegneria e mercato, passione e sostenibilità. Ecco, alla fine, potrebbe essere proprio questo che distingue chi sopravvive dalle mode passeggere.

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L’impianto di Emden – foto © Volkswagen

BYD saluta Warren Buffett

BYD
BYD Dolphin Surf - foto © BYD

Per diciassette anni Warren Buffett è stato uno dei più insospettabili ambasciatori dell’auto elettrica cinese.

Il suo investimento in BYD, arrivato nel 2008 attraverso MidAmerican Energy per circa 230 milioni di dollari, ha rappresentato un endorsement raro e potente per un’azienda allora quasi sconosciuta in Occidente.

Da lì in poi BYD è diventata un colosso, capace di scalare le classifiche mondiali e di trasformarsi da produttore emergente in leader dell’elettrico e delle batterie.

Oggi, però, quell’avventura si chiude. Berkshire Hathaway ha venduto l’ultima azione della sua partecipazione, azzerando una quota che nel tempo era stata progressivamente ridotta.

Non si tratta di un colpo di teatro, ma di una scelta che segna la fine di un capitolo storico nel rapporto tra capitali americani e industria dell’auto elettrica cinese.

Profitti, concorrenza e geopolitica

Le ragioni dietro l’uscita di scena dell’Oracolo di Omaha sono molteplici e non solo finanziarie.

Da tempo i margini operativi di BYD sono sotto pressione. La guerra dei prezzi che sta infiammando il mercato cinese dell’elettrico ha eroso profitti e reso più difficile mantenere gli obiettivi di crescita.

Non è un caso che l’azienda abbia rivisto al ribasso i target 2025, scendendo da 5,5 a 4,6 milioni di veicoli.

A questo si aggiunge un contesto geopolitico più incerto. L’industria dell’elettrico è diventata un terreno sensibile tra Stati Uniti e Cina, e qualsiasi partecipazione strategica in un colosso cinese può comportare rischi normativi e restrizioni commerciali.

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BYD Sealion 7 – foto © BYD

Buffett, investitore “value” per eccellenza, preferisce certezze e rendimenti stabili. Aver moltiplicato per venti il capitale investito in BYD gli ha offerto l’opportunità di incassare e guardare altrove, senza lasciare spazio a potenziali sorprese.

Il peso del marchio Buffett e la sfida per BYD

Per anni la presenza di Berkshire Hathaway nel capitale di BYD è stata percepita come una sorta di bollino di qualità.

L’uscita, anche se annunciata come fisiologica, ha un impatto psicologico sul mercato.

Nelle ore successive alla notizia il titolo BYD ha perso qualche punto percentuale a Hong Kong, a conferma di quanto forte fosse il legame tra il brand Buffett e l’affidabilità percepita del gruppo cinese.

Ora BYD deve dimostrare di poter continuare a crescere e innovare senza la “copertura” simbolica di uno dei più grandi investitori al mondo. Sul tavolo ci sono sfide cruciali: mantenere margini sostenibili, sviluppare batterie di nuova generazione – dal litio ferro-fosfato alle soluzioni a stato solido – e consolidare la propria posizione in un mercato globale sempre più competitivo.

L’Europa come nuovo terreno di gioco

Un segnale importante arriva dai piani di espansione industriale.

BYD ha quasi ultimato la costruzione di uno stabilimento in Ungheria e ha annunciato un secondo impianto in Turchia entro il 2026.

L’obiettivo è localizzare la produzione per aggirare dazi e costi logistici, ma anche per rispondere alle normative europee su sicurezza, gestione termica delle batterie e certificazioni ambientali.

Questa strategia potrebbe rivelarsi decisiva e vincente. Tesla, pur avendo perso il primato nei volumi, mantiene margini più elevati grazie a un controllo maniacale dei costi e a un’efficienza industriale estrema.

Se BYD riuscirà a replicare questo modello in Europa, con supply chain locali e know-how tecnologico avanzato, potrà consolidare la sua leadership mondiale.

L’alba di un nuovo capitolo nell’elettrico cinese

L’uscita di Buffett non è certo la fine (o il ridimensionamento) di BYD, ma di sicuro un punto di svolta.

Il gruppo cinese ha dimostrato di saper innovare più rapidamente dei suoi concorrenti, integrando verticalmente batterie, elettronica e software.

Ora deve trasformare questa integrazione in un vantaggio competitivo globale, mentre il settore si prepara alla prossima frontiera tecnologica: batterie a stato solido, piattaforme modulari, gestione intelligente dell’energia.

Se riuscirà nell’impresa, BYD potrà diventare un esempio non solo di forza industriale, ma anche di autonomia finanziaria.

E così, mentre Warren Buffett cambia… “team”, il mercato dell’elettrico cinese si ritrova davanti a un bivio. Il futuro, ora, è tutto nelle mani dei suoi protagonisti tecnici e industriali. Un orizzonte ancora elettrico, ma meno scontato, che promette sfide e opportunità in egual misura.

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BYD Atto 3 – foto © BYD

Dongfeng sbarca in Europa con innovazione e pragmatismo

Dongfeng
Il modello di punta della strategia europea di Dongfeng è la piccola Box - foto © Dongfeng

Torino si conferma ancora una volta un importante snodo automotive internazionale.

Infatti, in occasione del Salone dell’Auto 2025, Dongfeng Motor Europe ha svelato le carte della sua strategia europea.

Lo ha fatto in un evento in cui Xie Quian, CEO di Dongfeng Motor Europe, ha presentato una gamma di modelli che spaziano dalle city car elettriche ai SUV premium ibridi.

È stato un vero momento di svolta per il costruttore cinese, nato nel 1969 e oggi 240esimo nella classifica Fortune 500 con i suoi 120mila dipendenti globali.

Il successo con tre piattaforme per tutti i segmenti

Xie Quian ha illustrato una strategia articolata su tre pilastri tecnologici fondamentali.

La Quantum Architecture S3, sviluppata specificamente per veicoli elettrici e ibridi, rappresenta il cuore pulsante della gamma entry-level.

E le piattaforme M Bureau e l’architettura a basse emissioni di carbonio completano un ecosistema tecnologico versatile e scalabile.

“Non stiamo semplicemente esportando auto cinesi in Europa – ha dichiarato Quian durante la presentazione – Stiamo costruendo un’infrastruttura industriale e commerciale pensata specificamente per i consumatori europei, con forti investimenti”.

Dongfeng
Dongfeng Box – foto © Dongfeng

I numeri parlano chiaro: con 46,7 miliardi di fatturato, 2,48 milioni di veicoli venduti nel 2024 e 246mila unità esportate, Dongfeng punta a raggiungere 1 milione di unità sui mercati esteri entro il 2028, inclusa la produzione locale.

Dongfeng Box sfida i paradigmi della city car

Il modello di punta della strategia europea è senza dubbio la Dongfeng Box, una city car elettrica con cui il costruttore cinese intende ridefinire i canoni del segmento A.

Con i suoi 4,020 metri di lunghezza e un passo di 2,663 metri, la Box ottimizza l’abitabilità interna senza compromettere la maneggevolezza urbana.

Caratteristica Style Edition Premium Edition
Motore Elettrico sincrono a magneti permanenti Elettrico sincrono a magneti permanenti
Potenza 70 kW (95 CV) 70 kW (95 CV)
Batteria LFP 32,56 kWh LFP 43,89 kWh
Autonomia WLTP 230 km 310 km
Consumo WLTP 14,1 kWh/100 km 14,1 kWh/100 km
Ricarica DC 30 min (30-80%) 30 min (30-80%)
Ricarica AC 3,3 kW 6,6 kW
Prezzo di listino 21.500 € 25.000 €

Il powertrain vanta un’efficienza del 91%, valore certificato che la pone al primo posto nell’industria automotive.

Dongfeng
Gli interni della Dongfeng Box – foto © Dongfeng

La scelta delle batterie LFP (litio-ferro-fosfato) con raffreddamento ad aria rappresenta una soluzione pragmatica che privilegia affidabilità e costi contenuti rispetto alle prestazioni pure.

La dotazione ADAS di serie comprende 11 sistemi di assistenza alla guida, inclusa l’assistenza al traffico e il parcheggio automatico, caratteristiche inusuali per il segmento.

Il sistema di ricarica wireless da 50W con ventilazione integrata è posizionato nel bracciolo centrale sospeso, liberando spazio per oggetti personali.

Mage e Huge alla conquista dei clienti europei

La strategia Dongfeng nel segmento SUV si articola su due modelli complementari: Mage (4,65 metri) e Huge (4,72 metri).

Dongfeng
La Dongfeng Mage – foto © Dongfeng

Entrambi sono disponibili in versione termica e full hybrid.

Dongfeng Mage – Caratteristiche tecniche

Versione ICE E2 HEV E3
Motore termico 1.5 turbo (150 kW/204 CV) 1.5 turbo + elettrico
Potenza sistema 204 CV 292 CV
Coppia massima 305 Nm 565 Nm
Cambio DCT 7 marce Automatico 4 marce
Consumo WLTP 7,2 l/100 km 5,7 l/100 km
Velocità massima 190 km/h 170 km/h
Prezzo 27.900 € 32.450 €

L’approccio ibrido di Dongfeng si distingue per la filosofia del “sistema completo”.

Il propulsore elettrico non è un semplice ausilio, ma un componente integrato che modifica sostanzialmente le caratteristiche dinamiche del veicolo.

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La Dongfeng Mage – foto © Dongfeng

Nel caso della Mage HEV E3, la coppia passa da 305 a 565 Nm, un incremento dell’85% che trasforma radicalmente il carattere di guida.

Dongfeng Huge – Caratteristiche tecniche

Versione ICE 320T/E2 HEV 500T/E2
Motore termico 1.5 turbo (145 kW/197 CV) 1.5 turbo + elettrico HD 120
Potenza sistema 197 CV 245 CV
Coppia massima 305 Nm 540 Nm
Consumo WLTP N.D. 5,8 l/100 km
Velocità massima 194 km/h 170 km/h
Prezzo 31.900 € 34.450 €

L’Italia come laboratorio europeo

Massimiliano Alesi, COO di Dongfeng Motor Italia, nel suo intervento ha delineato un piano ambizioso per il mercato italiano.

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La Dongfeng Huge – foto © Dongfeng

Quaranta dealer già attivi, obiettivo di 50-60 concessionari principali e 100-150 punti vendita entro fine anno. Il target di vendita 2025 è particolarmente sfidante: fino a 9mila unità, che farebbero di Dongfeng il primo costruttore cinese statale per volumi in Italia.

Abbiamo prodotti che spaziano da 17mila a 200mila euro – ha spiegato Alesi – L’obiettivo è che ogni consumatore trovi nella nostra gamma l’auto che desidera”.

Una strategia che punta sulla completezza dell’offerta piuttosto che su nicchie specifiche.

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La Dongfeng Huge – foto © Dongfeng

L’investimento nell’after-sales prevede un magazzino dedicato a Tortona per garantire la consegna dei ricambi primari in 24 ore, affiancando i centri logistici di Finlandia e Polonia già operativi.

Ecosistema di ricarica e connettività del futuro

Dongfeng ha annunciato che tutti i modelli disponibili in Europa dal 2026 saranno adeguati agli allestimenti più moderni.

Infatti, includeranno di serie Apple CarPlay e Android Auto, Radio DAB e FM con RDS, navigazione multi-lingua, aggiornamenti OTA (Over-The-Air)

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Gli interni della Dongfeng Huge – foto © Dongfeng

Una standardizzazione che risponde alle specifiche esigenze del mercato europeo, dove la connettività rappresenta un fattore discriminante per il successo commerciale.

Tecnologia militare applicata al civile

Un aspetto peculiare emerso dalla presentazione riguarda il background tecnologico di Dongfeng.

Quian ha chiarito non senza un briciolo di ironia “non produciamo missili, produciamo auto” riferendosi ai vettori militari Dongfeng visibili nelle parate militari cinesi.

Tuttavia, l’eredità tecnologica derivante dalle commesse militari dal 1969 garantisce standard di affidabilità e durabilità superiori alla media.

Sfide e opportunità nel mercato europeo

L’analisi dei prezzi rivela una strategia aggressiva ma sostenibile.

La Box parte da 19.900 euro in promozione (21.500 euro di listino), posizionandosi nel cuore del mercato delle city car elettriche premium.

I SUV Mage e Huge, con prezzi tra 27.900 e 34.450 euro, puntano a competere direttamente con i brand mainstream europei.

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La Dongfeng Box – foto © Auto Tecnica

La rete distributiva di oltre 180 showroom, con obiettivo di 260 entro fine anno, rappresenta un investimento significativo che dimostra l’impegno a lungo termine di Dongfeng in Europa.

Verso un nuovo equilibrio automotive

La strategia Dongfeng nel nostro continente rappresenta più di una semplice espansione commerciale: è il tentativo di ridefinire i paradigmi dell’automotive attraverso un approccio tecnologicamente maturo ma commercialmente accessibile.

L’integrazione di soluzioni ibride avanzate con prezzi competitivi e una rete di assistenza capillare potrebbe catalizzare una nuova fase di transizione energetica, dove l’elettrificazione non è più appannaggio esclusivo dei segmenti premium.

Il successo di questa ambiziosa strategia dipenderà dalla capacità di Dongfeng di mantenere le promesse sui tempi di consegna, la qualità dell’assistenza post-vendita e l’evoluzione tecnologica dei propri prodotti.

Ma una certezza c’è: il panorama automotive europeo si è appena arricchito di un protagonista che non intende limitarsi a copiare, ma aspira a innovare. E questo, per i consumatori europei, non può che essere una buona notizia.

Dongfeng
La Dongfeng Huge – foto © Auto Tecnica

Una per una, tutte le novità del Salone Auto Torino

La capitale dell’automobile, celebre appellativo di Torino, è ormai una sorta di leggenda che si perde nel tempo: quelli nati nel nuovo millennio non sanno nemmeno cosa fosse la Torino della Fiat, dell’Avvocato e del Salone Internazionale dell’Automobile, la kermesse nel 2000 che si era arresa per prima ad un mercato con problemi di digestione

Messe insieme, per l’ex capitale sabauda erano un grappolo di occasioni che sotto la Mole hanno dettato per decenni i ritmi all’esistenza ai torinesi.

Da allora, acqua sotto i ponti che attraversano il Po ne è passata tanta, fin troppa: Torino e l’automobile si sono lasciate un bel po’ di anni fa, senza rancore ma con tanta malinconia.

E della leggenda resterebbe ben poco, a parte i ricordi e qualche palazzo storico che ha cambiato proprietario, se non fosse per il “Salone Auto Torino”, che per tre giorni, da due anni a questa parte, si sforza di riportare le auto sulle telecamere delle televisioni e non in quelle della Ztl, proprio nella città che alle macchine ha fatto da culla, tutte ordinate fra l’eleganza dei portoni liberty e delle piazze barocche.

Una sorta di gettone di consolazione che era iniziato nel 2015 come “Parco Valentino Motor Show”, mandato in archivio dopo cinque edizioni e riesumato col nuovo nome poco prima del trasloco a Milano.

Poi, due anni fa, il ritorno a casa, sempre con la formula dell’evento “open air”, senza biglietto e senza barriere.

Certo, tutto cambia e si trasforma, e anche a Torino i cinesi sono arrivati in massa per fare la propria parte al “Salone Auto Torino”.

Tre giorni in tutto che forse all’ex non bastano per tornare a sognare un po’, ma meglio di niente.

ALFA-ROMEO

Occhi puntati sulla Junior Ibrida Q4, variante integrale di un modello amatissimo e per di più disponibile in un’ampia gamma di motorizzazioni (100% elettriche, ibride a due ruote motrici e a quattro), che arriva sul mercato con un sistema di trazione integrale intelligente con gestione automatizzata dell’asse posteriore e tecnologia “Power Looping”.

Al cuore un’accoppiata ibrida un motore turbo benzina da 1,2 litri con 136 CV e due propulsori elettrici da 21 kW, per una potenza complessiva di 145 CV.

BIRBA

In mezzo a cotanta potenza espressa in CV e kWh, anche qualche proposta di mobilità urbana alternativa come Birba, marchio del gruppo DR Automobiles.

Allo stand torinese ha portato un quadriciclo elettrico compatto con 182 km di autonomia, 90 km/h di velocità massima e libero accesso alle Ztl.

Equipaggiata con retrocamera, sensori di parcheggio, frenata rigenerativa, aria condizionata e cerchi in lega, Birba è disponibile in tre versioni.

BMW

Fresca d presentazione all’IAA di Monaco, arriva il debutto italiano della nuova iX3, primo modello della famiglia “Neue Klasse”, un Suv 100% elettrico equipaggiato con la sesta generazione della tecnologia elettronica eDrive che garantisce 805 km di autonomia con ricarica fino a 400 kW.

La prima versione disponibile sarà la iX3 50 xDrive, con potenza di 345 kW (469 CV) e trazione integrale elettrica.

BYD

Il marchio cinese più agguerrito del mercato a Torino ha deciso di sdoppiarsi, ospitando i propri modelli di punta come la wagon SEAL 6 Touring DM-i che permette di viaggiare in modalità elettrica o ibrida, o ancora la Dolphin Surf, la compatta elettrica da città fresca di cinque stelle EuroNCAP, e per finire la U-DM-i a trazione integrale.

Il raddoppio arriva con il debutto del marchio Denza, che si presenta con due modelli significativi per spiegare agli italiani la propria filosofia: la Z9GT DMP, nuova interpretazione del concetto di Gran Turismo e la D9, che al contrario punta sul viaggio come esperienza emozionale: sedili elettrici, massaggi, frigo integrato e tetto panoramico.

DALLARA

Impossibile non fermarsi davanti alla Stradale, barchetta con telaio in carbonio priva di portiere che sotto linee da urlo nasconde un 4 cilindri in linea da 2,3 litri turbocompresso Ecoboost derivato dalla Ford Focus RS con 400 CV e 500 Nm.

Quanto basta per toccare i 280 km/h e accelerare da 0 a 100 in 3,25 secondi. Roba per pochi, per di più personalizzabile in modo sartoriale.

DFSK

Il nome completo del marchio cinese è Seres Automobile, ma sui mercati internazionali è chiamata DFSK, specializzata in microvan, veicoli commerciali leggeri e auto low cost, fra cui la Glory 500, Suv compatto con alimentazione benzina e Gpl o in versione Turbo, con 150 CV e 220 Nm di coppia.

O ancora la DFSK E5 PHEV, Suv ibrido plug-in dall’aria massiccia con batteria al litio da 17,5 kWh e motore elettrico da 100 CV che lavora in sintonia con benzina 1,5 litri da 190 CV.

DONGFENG

Presenza massiccia per il marchio cinese che a Torino ha portato Voyah e MHero, una piccola selezione dei propri brand, sufficienti per coprire un’offerta di motorizzazioni che spazia fra termico, ibrido ed elettrico.

Per essere ancora più precisi, Voyah è il marchio di lusso del gruppo e vanta una gamma composta da Suv, berline e van elettrici d’alto lignaggio, mentre MHero si concentra sui fuoristrada Extended Range.

A dividersi lo stand torinese il Suv elettrico Vigo, quello di taglia media Mage L7 e il fuoristrada grandi forme MHero 817.

DR

Il marchio cino-molisano, vero anticipatore dell’invasione orientale, è ormai un vero e proprio agglomerato di brand che coprono quasi per intero i segmenti disponibili.

Il cuore, ovvero il marchio che porta le iniziali del nome del fondatore, a Torino ha portato la Collection 3, Collection 5, Collection 6 e Collection 7, varianti di Suv per tutti i gusti, da chi lo cerca compatto a chi lo vuole spazioso.

EMC

Ha origini cinesi anche il 212, fuoristrada di scuola militaresca con motore 2,0 litri turbo a iniezione diretta da 217 CV e meccanica essenziale: cambio automatico a otto rapporti, trazione integrale inseribile con tanto di ridotte e telaio a longheroni.

Il marchio, con sede a Brescia, importa veicoli dalla Cina dal 2019.

EVO

Un altro marchio del gruppo DR, questa volta concentrato sui veicoli low-cost realizzati in Cina e rifiniti in Italia.

La 7 Kairos portata a Torino è un Suv di fascia media dotato di 1,5 litri turbo benzina con 174 CV disponibile anche come bi-fuel con impianto Gpl.

FERRARI

Nessun evento potrebbe definirsi salone dell’auto senza l’inconfondibile macchia rossa. In omaggio all’ex capitale italiana dell’auto da Maranello hanno spedito una 12Cilindri, berlinetta gran turismo dove la cifra indica il numero dei cilindri, la 499P Modificata, creata appositamente per il campionato del mondo endurance FIA, la 296 Challenge, sostituta della 488 sui circuiti dei campionati monomarca e la Purosangue, prima quattro porte e quattro posti prodotta a Maranello.

A completare il sollazzo dei visitatori un’infilata di modelli d’epoca.

HYUNDAI

Debutto italiano per la nuova ammiraglia Ioniq 9, Suv elettrico con sette posti e interni lounge.

Anche se la curiosità l’ha destata l’insolita presenza della Insteroid, concept dallo stile “giocattolo” non a caso ispirata al mondo dei videogame.

KIA

Posto d’onore per il nuovo Sportage, in assoluto il modello più venduto nella storia del brand coreano. Giunto alla quinta generazione, il nuovo Suv arriva alla maturità con profondi aggiornamenti di design, innovazione, tecnologia e praticità.

Spazio sulla scena anche alla EV5, C-Suv che rappresenta uno dei tasselli fondamentali della gamma elettrica di Kia, in arrivo sul mercato fra pochi mesi.

Per finire, prima nazionale per la Stonic, urban crossover e modello entry level della gamma completamente rivisto e aggiornato con i più recenti sistemi di connettività, sicurezza e tecnologia.

LAMBORGHINI

Vedette del salone torinese la Temerario, con il biturbo a V calda da 4,0 litri e i tre motori elettrici, per un conto totale pari a 920 CV, degna erede della Huracán.

Presente anche la Revuelto, prima supercar ibrida plug-in del marchio e Lambo più potente mai prodotta, per finire con la poderosa Urus SE, Suv dal lusso estremo con il V8 benzina biturbo che sviluppa 650 CV di potenza.

LEPAS

Debutto assoluto sotto il cielo di Torino per “Lepas”, ennesimo marchio della galassia “Chery” ad affacciarsi sul mercato italiano.

Il nome fonde idealmente due termini “Leap” e “Passion”, in pratica un salto nella passione. Secondo i comunicati ufficiali, “La filosofia del marchio affonda le sue radici in una profonda comprensione delle élite urbane moderne”.

A dimostrarlo in pieno L8, Suv dalla linea aerodinamica caratterizzato da una grande griglia anteriore arrotondata e dotato di un sistema Super Hybrid con 1.300 km di autonomia e cockpit interno intelligente.

Ma è solo l’antipasto: nei prossimi tre anni sono in arrivo cinque nuovi modelli.

MERCEDES

Per il marchio della Stella una trasferta utile per mostrare la nuova CLA 250+, berlina giunta alla terza generazione che inizia con l’elettrico puro e attende a breve le versioni mild-hybrid, anche con versione Shooting Brake.

Palcoscenico anche per la nuova AMG GT 63 4MATIC+, iconica sportiva e massima espressione della Gran Turismo di alto blasone.

OMODA & JAECOO

Due le novità per la tappa torinese del marchio del colosso “Chery”, ambedue portacolori di “Super Hybrd SHS”, un insieme di soluzioni definite il nuovo ecosistema della mobilità del marchio cinese che al contrario della pletora di connazionali votati all’elettrico, ha preferito la tecnologia ibrida.

Palcoscenico per la Jaecoo 5 SHS-S, Suv Full Hybrid compatto a trazione anteriore che offre una potenza di sistema complessiva di 224 CV, divisi fra un motore a benzina da 1.5 TGDi e due unità elettriche.

A seguire la Omoda 5 SHS-H, Suv grandi forme con identica motorizzazione della precedente.

E per finire spazio anche alla Omoda 7 SHS-P, crossover muscolare con batteria ad alta capacità che combinata con il pieno tradizionale assicura 1.200 km di percorrenza.

PETRONAS

Grande attesa per il rilancio del marchio “Selenia”, storico lubrificante della “Olio Fiat”, riesumato per coprire fino al 90% dell’attuale gamma Stellantis.

In gamma anche una linea di olio per auto d’epoca e l’introduzione del Selenia SUSTAINera, dedicato ai prodotti realizzati secondo i principi dell’economia circolare.

POLESTAR

Basta e avanza la sola Polestar 5 per fare da manifesto al marchio svedese nato come costola di Volvo e diventato brand dotato di vita propria.

L’immensa gran turismo (5 metri di lunghezza) dall’aria sofisticata monta un powertrain dual motor con 748 Cv e 812 Nm alimentato da una batteria da 112 kWh che consente 670 km di autonomia.

RENAULT

Protagonista assoluta la Renault 4 E-Tech Electric, erede ideale del best-seller ideato da Pierre Dreyfus negli anni ’60, rivisitata tecnicamente ed esteticamente pur mantenendo vivo lo spirito dell’antenata.

Oggi è diventata un crossover elettrico con spazio da wagon proposto in due motorizzazioni: con batteria da 40 kWh (120 CV e 308 km di autonomia) o da 52 kWh (150 CV e 409 km).

A dividere lo stand la Renault 5 E-Tech Electric, city-car che racchiude un’altra rilettura di un modello epico rispolverato dagli archivi.

È uno dei primi modelli Renault su cui debutta il caricabatterie bidirezionale in corrente alternata da 11 kW.

SABELT

Uno spazio per celebrare gli oltre 50 anni di collaborazione fra l’azienda torinese e il marchio Ferrari.

Allo stand una fotografatissima monoposto della Scuderia Ferrari con cinture Sabelt, ma anche le nuove soluzioni tecniche studiate per garantire sempre il massimo della sicurezza, su strada come in pista.

STELLANTIS

L’ombrello dei brand che orbitano nella galassia Stellantis: Abarth, Alfa Romeo, Citroën, DS Automobiles, Fiat, Jeep, Lancia, Leapmotor, Maserati, Opel e Peugeot.

Tra le novità più apprezzate il lancio della Fiat 500 Hybrid nella serie speciale “Torino”, nata per celebrare l’antico legame fra il marchio torinese e la sua città natale.

Non potevano mancare nemmeno la nuova generazione dalla Jeep Compass, la nuova DS n. 8 e il nuovo Citroën C5 Aircross, Suv con divisa da ammiraglia della gamma.

SUZUKI

Prima uscita ufficiale per eVitara ICHI 4WD Dual Motor Allgrip-e, modello considerato un punto un punto di svolta nella storia ultracentenaria del marchio giapponese.

Un B-Suv elettrico a trazione integrale dotato delle nuove funzionalità EV Functions e mosso da un powertrain diviso in due motori elettrici, uno sull’asse anteriore (174 CV) e il secondo su quello posteriore (184 CV).

Il tutto alimentato da una batteria LFP da 61 kWh con 525 km di autonomia in città (ciclo WLTP).

TESLA

Il marchio reso celebre e problematico al tempo stesso dall’ingombrante Elon Musk sbarca sotto la Mole con la Model 3, nuova rivisitazione della spaziosa berlina dedicata alla famiglia.

A dividere lo stand la Model Y, Suv che a breve potrebbe arrivare in versione entry level economica dagli interni e le dotazioni basiche.

TIGER

Ennesimo colpo dei soliti noti (la DR di Macchia d’Isernia), il nuovo brand Tiger ha inviato a Torino tre crossover: la Six, Suv lungo 4,6 metri con turbo benzina-Gpl da 177 CV, la Seven, con lunghezza e motorizzazione identica ma con qualche CV in meno.

Per finire con la Eight, la più grande della famiglia: 4,75 m portati a spasso dallo stesso motore con cambio DCT a 7 marce.

PETRONAS rilancia Selenia, l’olio dei campioni

il Salone Auto Torino 2025 è stata l’occasione per il rilancio di SELENIA brand di punta nel settore dei lubrificanti di  PETRONAS Lubricants International (PLI).

SELENIA è un nome caro agli appassionati per essere stato sulle auto da corsa italiane e aver contribuito alle vittorie nel Campionato del Mondo Rally e nei Campionati Europei. 

Per questo l’appellativo ‘Olio dei Campioni‘ gli si addice.

Le sue formulazioni sono studiate per rispondere alle esigenze di ogni singolo componente in movimento del motore, offrendo la massima protezione e garantendo performance ottimali in ogni percorso.

Ask for Passion

Nel strategia di posizionamento, SELENIA punta ovviamente sulla più evoluta tecnologia dei lubrificanti per motori endotermici di ultima generazione, sottolineata dall marchio di garanzia “Engineered by PETRONAS”.

Ma il cuore creato dall’olio motore, ricorda e rappresenta la passione per il marchio e per l’automobile.

Petronas selenia

Elemento di spicco è l’emblema “100 Years”, che celebra il legame storico del prodotto, dalle origini con Olio Fiat e Fiat Lubrificanti fino ai giorni nostri.

Giuseppe Pedretti, Regional Managing Director EMEA di PETRONAS Lubricants International:

“SELENIA è più di un prodotto: è la nostra promessa agli automobilisti che la nostra attenzione e dedizione alla performance continuerà a vivere”.

“Il design complessivo lo dimostra, trasformando il nostro olio motore da semplice prodotto funzionale a simbolo di cura e di passione interiore”.

“SELENIA racconta una storia di dedizione verso i motori e verso chi li ama, coniugando affidabilità tecnica ed emozione”.

Insieme all’intuitivo strumento digitale di PLI Trova il giusto lubrificante, gli automobilisti possono individuare con sicurezza il prodotto più adatto al proprio motore, sbloccando il massimo delle performance e una protezione completa.

petronas selenia
S.Burello_G.Pedretti_C.Lupo.

Aufinity per la digitalizzazione dei pagamenti

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Nel pieno della trasformazione digitale dell’automotive, un aspetto spesso sottovalutato rischia di rallentare l’evoluzione dell’esperienza cliente: i pagamenti.

Dall’acquisto di un’auto alla manutenzione post-vendita, oggi i clienti si aspettano processi rapidi, sicuri e omnicanale, in linea con quanto sperimentano ogni giorno nel mondo dell’e-commerce o del banking.

Ma le concessionarie italiane sono davvero pronte a rispondere a queste nuove aspettative?

Secondo i dati dell’Automotive Customer Study 2025 di Quintegia, il 28% dei possessori di auto nuove o usate dichiara di essere interessato all’acquisto online del veicolo, in crescita di otto punti rispetto al 2024.

Tuttavia, solo il 19% dei dealer ha sviluppato una customer experience digitale realmente evoluta, mentre appena il 53% permette di prenotare appuntamenti online.

Pagare sicuro dell’auto online 

I pagamenti digitali restano ancora poco diffusi, con solo un concessionario su due che dichiara di star valutando l’introduzione di strumenti di incasso online.

È proprio in questo scenario che Aufinity, fintech tedesca attiva nella digitalizzazione dei pagamenti per il settore automotive, ha scelto di espandere la propria presenza in Italia.

Con oltre 1.500 concessionarie in Europa e 8 miliardi di euro di volumi gestiti, Aufinity offre una piattaforma integrata nei sistemi gestionali dei dealer che automatizza, traccia e semplifica ogni fase del processo di pagamento, dalla vendita all’assistenza.

Paolo Procacci, Country Manager di Aufinity Italia:

“La sfida che vediamo è prima culturale che tecnologica”.

“I clienti si aspettano di poter pagare in modo autonomo e flessibile, tramite un link sicuro e immediato”.

“Sta ai dealer adeguare i processi: quando lo fanno, i nostri dati mostrano che l’80% dei pagamenti viene completato entro due ore”.

“Gli acquirenti sono già pronti: tocca alle concessionarie adeguare i processi”.

Pagamenti e incassi sicuri grazie a un’azienda finanziariamente solida

La piattaforma consente ai concessionari di incassare in anticipo, riducendo fino al 70 % il tempo dedicato alla riconciliazione amministrativa e migliorando i flussi di cassa, mentre i clienti beneficiano di un processo trasparente e autonomo con ampia libertà di scelta sul metodo di pagamento.

In un contesto in cui i margini si assottigliano e il post-vendita diventa centrale, la digitalizzazione dell’incasso rappresenta quindi un fattore competitivo decisivo.

Nel maggio 2025, Aufinity Group ha annunciato un nuovo round di investimento Serie C da 23 milioni di euro guidato da BlackFin Capital Partners, con la partecipazione degli investitori già presenti PayPal Ventures e Seaya Ventures.

Il finanziamento sostiene il piano di crescita dell’azienda a livello europeo e rafforza ulteriormente la visione di fissare nuovi standard nella gestione dei pagamenti nel settore Automotive.

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