sabato 25 Aprile 2026 - 12:59:33

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La rivoluzione MotoGP 2027 parte dai motori ridotti da 1000 a 850 cc

MotoGP nuove regole
foto © MotoGP

Nella MotoGP edizione 2027 torneranno le radici della velocità consapevole.

La classe regina del motomondiale si prepara ad affrontare una metamorfosi epocale.

Dal 2027, le moto avranno una nuova identità tecnica, pensata per unire sportività avanzata, sostenibilità e un ritorno all’essenza della guida.

Riduzione della cilindrata e limite di alesaggio

L’innovazione più rilevante è la riduzione della cilindrata a 850 cc.

MotoGP nuove regole
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Il diametro massimo del cilindro sarà abbassato da 81 mm a 75 mm, un “down-boring” per limitare le prestazioni massime aumentando però l’attinenza coi modelli stradali.

In questo modo si ottiene una maggiore sicurezza e consumi più efficienti.

Motori, peso e gare più strategiche

Il peso minimo scenderà a 153 kg dagli attuali 157.

Inoltre, il numero massimo di motori per pilota passa da sette a sei per stagione, un chiaro segnale verso contenimento dei costi e gestione più attenta delle risorse.

MotoGP nuove regole
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Dal 2027 saranno vietati dispositivi come holeshot e ride-height, già limitati in passato. Lo scopo sarà valorizzare il talento del pilota alla partenza, ridurre la complessità meccanica e aumentare la sicurezza nei frangenti più delicati.

Aerodinamica sotto controllo

Cupolini frontali più stretti di 50 mm e arretrati di altrettanto.

Le appendici posteriori saranno omologate con un solo aggiornamento annuale. Meno carenature, più sorpassi: così si cerca di rendere le gare più spettacolari, meno influenzate dagli effetti aerodinamici.

Carburanti 100% sostenibili

Dopo l’introduzione del 40% di carburante non fossile nel 2024, dal 2027 scatterà l’obbligo del 100% sostenibile.

MotoGP nuove regole
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Si potranno impiegare e-fuel o biocombustibili, misurati con test isotopici C14 per garantirne l’origine non fossile.

La capacità dei serbatoi passerà da 22 a 20 litri per le gare principali, e da 12 a 11 litri nelle Sprint Race.

Un’inedita sfida strategica, raggiungere top performance con meno carburante.

Condivisione dati GPS

Dopo ogni sessione, le squadre avranno accesso ai dati GPS di tutti i piloti.

Ciò per uniformare il know-how tecnico e migliorare la sicurezza, stimolando anche le squadre meno attrezzate.

Tutte le case partiranno nella stagione 2027 con “Rank B”.

A metà stagione, i risultati permetteranno di scalare o retrocedere, assegnando nuovamente concessioni tecniche. Un sistema dinamico per preservare l’equilibrio competitivo.

Il salto epocale nel rettilineo del futuro

La MotoGP del 2027 non è solo un banco di prova per nuove tecnologie, ma una sfida a ritrovare l’essenza della moto da corsa: più talento, meno orpelli.

Costruttori come Ducati, Yamaha, Honda, KTM e Aprilia dovranno reinventarsi e il talento dei piloti tornerà al centro di ogni sorpasso, di ogni curva.

MotoGP nuove regole
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Il SDV (Software Defined Vehicle) avvia la rivoluzione del processo

Il Gruppo Volkswagen e Amazon Web Services, Inc. (AWS) estendono per altri cinque anni la collaborazione sulla Digital Production Platform (DPP).

Si tratta del cosiddetto ‘factory cloud’ del Gruppo Volkswagen, progettato per supportare la produzione di automobili in un’ottica più moderna e razionale.

Il Gruppo utilizza il DPP per implementare l’intelligenza artificiale e sistemi IT all’avanguardia nei propri stabilimenti in tutto il mondo velocizzare e rendere più flessibile la produzione.

Il DDP porta vantaggi nei costi e consente di ridurre il ‘time-to-market’.

Serve un cambio generazionale

Come abbiamo più volte ribadito, il processo di assemblaggio delle automobili, oggi, è ancora fortemente legato al concetto iniziale di catena di montaggio.

Dopo 120 anni è comprensibile che sia necessaria una sua revisione, anche radicale, come dimostrato da studi e prototipi realizzati da start-up che si sono impegnate su questo tema.

Il Gruppo Volkswagen non si è ancora spinto così tanto, ma il DDP rappresenta un primo passo.

Introdotto inizialmente come una rete di partner industriali, il DPP si è evoluto in una connessione digitale chiave che aiuta a collegare gli ordini, la logistica e la produzione, contribuendo a garantire flussi di dati senza soluzione di continuità lungo l’intera catena di processo.

Questo è un prerequisito fondamentale per l’utilizzo diffuso dell’IA, obiettivo strategico dell’azienda.

Inoltre, il DPP supporta il Gruppo nell’implementare nuovi sistemi IT come soluzioni standardizzate in tutte le proprie fabbriche.

Oggi, 43 siti in Europa, Nord e Sud America sono già collegati al DPP, su un totale di 114 stabilimenti di produzione in tutto il mondo.

Hauke Stars, Membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Volkswagen con responsabilità per l’IT:

“La nostra ambizione è quella di diventare il driver tecnologico dell’industria automobilistica a livello globale e per fare ciò stiamo digitalizzando e collegando progressivamente tutte le aree dell’Azienda”.

“Il nostro obiettivo è portare prodotti e tecnologie ai nostri clienti ancora più velocemente”.

“La Digital Production Platform svolge un ruolo fondamentale in tal senso: è il sistema nervoso digitale delle nostre fabbriche e la chiave per la produzione del futuro basata sull’intelligenza artificiale”.

Più efficiente ed economico

Il Gruppo Volkswagen può implementare nuovi sistemi IT cruciali per la produzione e la logistica in modo omogeneo in tutte le fabbriche collegate al DPP.

Un esempio è il ‘Guided Vehicle Completion’: una soluzione digitale che contribuisce ad ottimizzare il coordinamento di processi complessi nell’assemblaggio dei veicoli, già in uso in 13 stabilimenti Volkswagen, Audi e Volkswagen Veicoli Commerciali.

L’elevata disponibilità e scalabilità di AWS consentono al Gruppo Volkswagen di ospitare nel cloud questi sistemi fondamentali per la produzione e di ridurre il rischio di interruzioni della linea produttiva.

Grazie a sistemi più standardizzati in tutte le sedi, il Gruppo sta già registrando risparmi a medio termine nell’ordine di decine di milioni.

Allo stesso tempo, questi standard centrali aiutano a creare una base di dati unificata e interfunzionale, consentendo un uso ancora più coerente di tecnologie come l’intelligenza artificiale.

Ad esempio, con ‘KI4UPS’, l’intelligenza artificiale è sfruttata per assistere i team della catena di montaggio nell’impiego del software per i veicoli, individuando più rapidamente potenziali problemi di elettronica e contribuendo a ridurre in modo considerevole il carico di lavoro manuale.

Il Gruppo Volkswagen utilizza ora più di 1.200 applicazioni di intelligenza artificiale, anche al di fuori dell’ambito produttivo.

Attraverso servizi AWS innovativi come Amazon SageMaker, Volkswagen addestra modelli di intelligenza artificiale e crea casi d’uso di visione artificiale industriale che migliorano i sistemi di controllo della qualità e consentono di risparmiare sui costi.

L’applicazione dell’intelligenza artificiale considera anche l’ambito della sostenibilità: ad esempio nello stabilimento di Poznań, in Polonia, è impiegata per ottimizzare il consumo di elettricità, con una conseguente riduzione dei costi per l’energia del 12% e un taglio delle emissioni di CO₂.

Più intelligente

Con il DPP, il Gruppo Volkswagen getta le basi per l’ottimizzazione dell’efficienza produttiva basata sui dati.

Ciò include, ad esempio, la manutenzione predittiva e il monitoraggio da remoto dei processi di controllo della qualità.

Nei siti tedeschi, come Wolfsburg e Ingolstadt, i sistemi di intelligenza artificiale eseguono analisi delle immagini in tempo reale durante la produzione, supportando la verifica che ogni componente sia montato accuratamente per corrispondere alla configurazione di ciascun veicolo.

Ciò consente un rilevamento più rapido di potenziali errori di produzione e la correzione immediata.

Più resiliente

Grazie alla continua disponibilità di dati durante l’intero processo produttivo, le decisioni possono essere prese più rapidamente; ciò permette di regolare la produzione in modo più flessibile, soprattutto in risposta a interruzioni a breve termine nella catena di fornitura.

La sicurezza informatica e la resilienza digitale dei sistemi beneficiano anche degli standard centralizzati e della base dati unificata fornita dal DPP.

Obiettivo: preparazione per i SDV Software Defined Vehicle

Con lo sviluppo costante del DPP, il Gruppo Volkswagen sta ponendo maggiore enfasi sui veicoli definiti dal software (SDV) – modelli di nuova generazione in cui la maggior parte delle funzionalità è gestita e aggiornata tramite software.

Il DPP svolgerà un ruolo chiave nel consentire l’implementazione del software direttamente durante il processo di produzione.

Questa capacità sarà plasmata tramite la joint venture del Gruppo Volkswagen con Rivian Automotive, che sta sviluppando la futura generazione di architettura elettronica e software per veicoli.

Le soluzioni di intelligenza artificiale già sviluppate, come KI4UPS, e i relativi modelli di dati possono essere adattati in modo flessibile alla futura architettura elettronica.

In questo modo, il Gruppo crea i presupposti per beneficiare in modo ottimale dell’elevata velocità di sviluppo della joint venture anche nella produzione.

Kathrin Renz, Vicepresidente di AWS Industries:

“Il Gruppo Volkswagen sta definendo nuovi standard per la produzione intelligente”.

“La nostra collaborazione, che proseguirà per altri cinque anni, combina l’infrastruttura cloud di AWS e i servizi IoT e di machine learning appositamente progettati con l’esperienza del Gruppo Volkswagen nella produzione”.

“Insieme, stiamo accelerando le soluzioni di intelligenza artificiale che contribuiranno a sbloccare nuovi livelli di innovazione in tutte le operazioni di produzione del Gruppo Volkswagen”.

A medio e lungo termine, il DPP è destinato a rappresentare gran parte del sistema produttivo Volkswagen.

Allo stesso tempo, fungerà da base per sviluppi lungimiranti nel contesto industriale ed è compatibile con gli standard di settore come Catena-X.

GP dei Paesi Bassi F1: le pagelle di Ottavio Daviddi

Photo: Red Bull Content Pool

McLaren 8

Foto ©Pirelli.com

Il voto della squadra papaya sarebbe 10 e lode, come ormai da molte gare e come probabilmente sarà sino alla fine della stagione. Tuttavia la rottura della monoposto di Norris rischia di togliere l’inglese dalla lotta iridata: sono cose che accadono nelle corse, ma incidono sul morale.

In ogni caso, Oscar Piastri (voto 10) è stato perfetto e perfettamente cattivo. Partenza alla Verstappen, Norris “chiuso” nei metri iniziali, così da arrivare in testa alla prima curva. Poi, in una gara segnata da tre safety car, non ha mai sbagliato una ripartenza. Uno così, che pure ha ancora margini di crescita, merita il Mondiale. E forse lo vincerà.

In teoria meriterebbe anche Lando Norris, ma a prescindere dalla rottura che lo ha costretto a ritirarsi, s’è fatto infilare in qualifica e poi surclassare dal compagno in gara, almeno sino al guasto. Ora il distacco in classifica (34 punti) diventa importante, anche se il Mondiale è ancora lungo. Bene nel sorpasso su Verstappen. Voto 7.

Red Bull 9

Foto ©Red Bull Content Pool

Inutile discutere ancora sul valore della monoposto anglo-austriaca, il materiale è quel che è. Però anche Max Verstappen è quel che è. Si inventa una partenza fulminea, poi gestisce al meglio. Dopo quattro titoli, ancora non è appagato e se avrà modo di piazzare una zampata da qui alla fine non si farà pregare. Per quanto attiene il 2026 ci sono tante nuvole al suo orizzonte, chissà se riuscirà a rischiarare le tenebre. Tsunoda lotta, ma la sua stagione è ormai segnata e anche il suo destino (sportivo, s’intende). Voto 5.

Ferrari 5

Foto ©Ferrari.com

Il ritorno da Zandvoort è mesto, il GP dei Paesi Bassi non si rivela un bel “lancio” per Monza. Le considerazioni possibili sono tante. La Ferrari è andata maluccio il venerdì, quindi è stata costretta a rincorrere al sabato. In qualifica meglio Leclerc (benché il monegasco abbia ammesso di aver commesso degli errori nel momento decisivo) di Hamilton. In gara male il sette volte campione del mondo, sempre più lento del compagno e alla fine autore di un errore non forzato (complice qualche rara goccia di pioggia…) che lo costringe all’uscita di pista.

In più, per violazioni sotto regime di doppia bandiera gialla, prende una penalità da scontare a Monza: 5 posizioni in griglia (e due punti sulla patente). Una stangata. Voto 4,5.

Leclerc lotta duro, infila Russell con uno spettacolare sorpasso (a parte la convocazione da parte dei commissari di gara), poi viene spedito fuori pista da Antonelli, senza avere colpa. Voto 9 alla motivazione, 8 a quel che ha messo in mostra, 5 per l’esito conclusivo (a prescindere dall’altrui colpa). L’immagine finale, di lui sconsolato su una collinetta brulla, è davvero deprimente: non la merita.

Racing Bulls 9

La squadra di Faenza è stata superlativa, mostra di non patire lo scossone dovuto all’addio di Laurent Mekies (promosso in Red Bull). Al suo posto c’è un navigatore di lungo corso come Alan Permane e la squadra veleggia sicura. Isack Hadjar coglie il suo primo podio, è felice eppure non pago (“Spero che sia solo l’inizio” dice), massimizzando con una prova perfetta una qualifica spettacolare. Si sentirà parlare a lungo di lui.

La Red Bull lo vorrebbe a fianco di Verstappen già nel 2026: sarebbe un azzardo, altri lo hanno pagato caro, ma il francese non potrebbe certo dire di no. Voto 10. Lawson non eguaglia nemmeno in parte il compagno. Voto 5.5.

Mercedes 8

Russell a tratti bene, a tratti meno. Comunque porta a casa un buon piazzamento, voto 8. Antonelli merita due voti. Sino al momento dell’incidente (di cui è responsabile) era stato concreto e veloce, diciamo da 8 pieno. Poi però cerca di inventarsi un colpaccio su Leclerc, ma in maniera impossibile. Così mette fine alla gara del ferrarista e anche alla sua, perché si prende una penalità (10″) che ne causa un’altra concatenata (5″). Peccato, questa seconda parte della sua giornata è da bocciatura. Certo, a 19 anni l’attitudine all’azzardo è un merito e non un limite. Alla fine? Diciamo 5.5.

Haas 8

Male al sabato, bene alla domenica. Bearman ha colto ogni occasione possibile, non ha sbagliato nulla, conferma le sue doti. Voto 9 (per fortuna della Ferrari resta un pilota del Cavallino). Ocon ringhia, come al solito: voto 7.

Williams 7

Bene Albon (voto 7.5) e ormai non è una novità. Male Sainz (voto 5) e anche questa non è una novità, per lui un lungo periodo post-Ferrrari decisamente complicato. Si becca anche una penalità per un evitabile duello con Lawson.

Aston Martin 7

Stroll ne combina tante, ma porta a casa un piazzamento, per lui non consueto. Voto 7. Alonso avrebbe forse meritato di più e forse lui stesso si aspettava di più, ma alla fine un buon risultato gli scivola via dalle mani. Però chiude a punti, voto 7.

Sauber 6

S’è visto di meglio quest’anno, sia da parte di Hulkenberg (voto 6) e Bortoleto (idem, voto 6 anche a lui).

Alpine 5.5

Qualche sprazzo, ma né Gasly né Colapinto vanno oltre una risicata sufficienza (voto 5.5. a entrambi).

Pirelli 7

Si temeva la pioggia, che invece non c’è stata. Per il resto, tutto bene. Dice Mario Isola, direttore del Motorsport: “Per quanto riguarda le gomme, l’elemento più positivo emerso nel fine settimana è che, nonostante avessimo portato qui una terna di pneumatici da asciutto più morbida dello scorso anno, tutte e tre le mescole si siano dimostrate competitive in gara. Ora ci attende il Gran Premio di casa, dove festeggeremo insieme a tutti gli appassionati il traguardo che abbiamo raggiunto oggi: cinquecento gare in Formula 1, il fornitore di pneumatici con più presenze nella massima competizione automobilistica, un risultato che ci rende orgogliosi e che è il frutto della passione, della competenza e dell’impegno”.

I Marines hanno deciso: addio all’Humvee, il futuro è l’ISV

Photo: GM Defense

Il 16 gennaio del 1991 scatta l’operazione “Desert Storm”, il via ufficiale alla prima “Guerra del Golfo”: sotto l’egida dell’ONU, gli Stati Uniti e le truppe della coalizione (tra cui l’Italia), entrano in Iraq per mettere fine all’invasione del Kuwait voluta da Saddam Hussein, il cattivone di turno, il primo di una lunga serie di leader che sogneranno fuori dal vaso.

Humvee, il colpo di fulmine

Ma al netto del conflitto, c’è un dettaglio che resta impresso nelle pupille degli appassionati di auto: si chiama “M998 HMMWV Humvee”, ed è un veicolo espressamente prodotto dalla AM General per permettere ai Marines americani di muoversi fra le difficili sabbie dei deserti iracheni.

In un attimo, fiutando il possibile business, la GM acquista i diritti del nome “Hummer” e l’anno successivo arriva sul mercato la versione civilizzata, con Arnold Schwarzenegger fra i primissimi proprietari.

Il mondo lo reclama

Peccato che nel resto del mondo l’Humvee originale non abbia alcuna speranza di mettere piede, non tanto per la larghezza di oltre 4,5 metri ma più che altro per gli altri 2,2 di larghezza, che la rendono non omologabile per le strade della vecchia Europa.

La soluzione arriva nel giro di poco con l’H1, dotato di un V8 diesel da 6,5 litri con 185 CV.

Risultato: all’inizio del nuovo millennio l’Hummer diventa di moda, cavalcando la voglia di Suv che piano si sta impossessando del mercato automobilistico mondiale.

Simbolo dello spreco

Seguono a giro di pochi calendari l’H2, disponibile anche nella variante pick-up, con un motore da 6.0 litri e 320 CV, per finire con l’H3, il più piccolo della famiglia, ormai distante anni luce dai terreni di guerra: un off-road con cambio manuale a cinque marce, trazione integrale con riduttore e sotto il cofano il 3,7 litri benzina da 245 CV.

E se l’Hummer, in ogni sua forma, per gli ambientalisti si trasforma anche nel simbolo dello spreco inutile di parcheggi cittadini, cilindrate impossibili, consumi imponenti e inquinamento imbarazzante, l’esercito americano va avanti imperterrito, continuando a utilizzare le nuove varianti nelle operazioni di terra.

Humvee addio, arriva l’ISV

Photo: GM Defense

Tutto questo fino a poche settimane fa, quando dal Pentagono arriva la notizia che, 40 anni e qualche conflitto dopo, l’Humvee va in pensione.

A sostituirlo è l’ISV, acronimo di Infantry Squad Vehicle, che meglio soddisfa le esigenze dell’esercito su “una vasta gamma di possibili terreni militari”.

Photo: GM Defense

I vantaggi dell’ISV, spiegano i generali a stelle e strisce, sono molti e non indifferenti: di facile manutenzione, si adatta perfettamente alle diverse esigenze operative di dispiegamento rapido, può trasportare fino a 9 uomini equipaggiati di tutto punto grazie ad un carico utile di 1.500 kg, e a sua volta essere spostato facilmente con aerei o elicotteri.

In più, questione non da poco, costa 70mila euro in meno dell’Hummer.

Basato sulla piattaforma Chevrolet “Colorado Z2”, lungo 5,2 metri e largo 2,1, privo di porte e tetto, l’ISV è dotato di motore GM Duramax 2,8 litri turbo diesel da 186 CV, cambio automatico a 6 rapporti GM Hydro-Matic e ripartitore di coppia a due marce.

L’impianto frenante è servoassistito e antibloccaggio, con freni a disco su tutte le ruote e inserto run-flat. L’impianto elettrico è a 24 V e dispone di un connettore standard NATO per cavi di collegamento (noto anche come “cavo slave”), mentre i fari possono essere utilizzati in modalità combattimento o blackout per la guida notturna in convoglio.

Photo: GM Defense

Le prove sui prototipi si sono svolte all’Aberdeen Proving Ground, in Maryland, fra novembre e dicembre del 2019, seguite da ulteriori test a Fort Bragg, California, nel gennaio dell’anno successivo.

Diventerà civile?

A questa storia non resta che un passaggio: vedere i parcheggi delle discoteche riempirsi delle versioni civili dell’ISV, che al posto dei puntatori laser montino un paio di strobo e una macchina per le bolle di sapone. Poi, sarà come se il tempo non fosse mai passato.

The Tracker: accessori per BMW R 12 nineT

The Tracker
Immagine ©BMW Motorrad

BMW Motorrad svela The Tracker, un pacchetto di accessori per la BMW R 12 nineT che unisce idelamente la bivcilindrica tedesca al mondo del flat track.

The Tracker opera sulla BMW R 12 nineT con una sezione posteriore corta e sportiva, un cupolino anteriore distintivo e le tabelle portanumero.

The Tracker in dettaglio

Ogni elemento è progettato per trasferire il carattere essenziale della pista su strada.

Linee nitide, tocchi autentici flat track e un carattere unico che rende ancora più stilosa la R 12 nineT.

Il pacchetto include:

  • Sezione posteriore corta Tracker Blackstorm Metallic, comprensiva di supporto targa (disponibile in nero o argento) e indicatori multifunzionali.
  • Cupolino anteriore Tracker Blackstorm Metallic.
  • Tabella portanumero Blackstorm Metallic.
  • Set di adesivi Tracker per tabelle portanumero e maschera del faro.
  • Copriruota anteriore 17″ Blackstorm Metallic.
The Tracker
Immagine ©BMW Motorrad

Questi componenti sono disponibili anche singolarmente, offrendo un alto grado di personalizzazione se combinati con altri accessori Originali BMW Motorrad.

Disponibilità e montaggio

Il pacchetto accessori The Tracker sarà ordinabile a partire dal 28 agosto 2025.

BMW Motorrad consiglia di eseguire il montaggio presso un’officina professionale, preferibilmente presso un partner BMW Motorrad.

Il pacchetto è omologato insieme al veicolo e non richiede ulteriori registrazioni.

The Tracker
Immagine ©BMW Motorrad

Robot in carrozzeria grazie a Carsafe, Autosicura e Car Color

Robot in carrozzeria: la tecnologia arriva anche in un ambiente dove la manualità era la norma.

Carsafe società leader nella gestione dei servizi di autoriparazione e parte del gruppo A21 Holding, ha siglato un nuovo accordo di partnership con Car Color, storico distributore italiano di prodotti e soluzioni per la carrozzeria, per la diffusione sul territorio nazionale del sistema robotizzato di verniciatura PaintGO.

L’intesa coinvolge anche Autosicura, realtà industriale del gruppo con 22 carrozzerie operative nel Nord Italia.

Scopo dell’iniziativa portare i vantaggi della robotizzazione all’interno del Network Carsafe, offrendo alle carrozzerie affiliate una soluzione tecnologica capace di migliorare i tempi di lavorazione, la qualità del risultato e la sostenibilità complessiva del processo produttivo.

Tecnologia al servizio delle carrozzeria

PaintGO è un sistema automatizzato di verniciatura distribuito in esclusiva per l’Italia da Car Color.

Grazie a questa partnership, le oltre 650 carrozzerie affiliate Carsafe potranno accedere a condizioni dedicate per l’acquisto della tecnologia e dei relativi servizi, beneficiando di un’offerta che punta a semplificare l’adozione di soluzioni evolute e aumentare la competitività dell’intero Network.

L’accordo, strutturato su base esclusiva per il segmento dei network nazionali, prevede un modello operativo condiviso che consente di gestire in modo trasparente le opportunità, monitorare i risultati e valorizzare i benefici per ogni singola carrozzeria coinvolta.

Matteo Massone, Amministratore Delegato e Direttore Generale di A21 Holding:

Questa partnership rappresenta una naturale evoluzione del nostro impegno verso l’innovazione”.

“Offrire ai nostri affiliati strumenti concreti per migliorare l’efficienza e la qualità del lavoro significa costruire un futuro più sostenibile e competitivo per l’intero settore”.

Autosicura ha già previsto l’installazione del primo sistema robotizzato PaintGO presso la filiale di Milano Sud.

Questo permetterà di valutare direttamente sul campo i vantaggi in termini di produttività, qualità del risultato e ottimizzazione dei costi operativi.

Attiva dal 1990, Car Color è oggi uno dei principali riferimenti italiani nella distribuzione di prodotti vernicianti.

La proposta Car Color unisce qualità, selezione dei marchi, supporto tecnico e visione innovativa.

L’introduzione di PaintGO si inserisce in un percorso evolutivo orientato a offrire soluzioni ad alto valore aggiunto per il futuro del settore.

robot in carrozzeria
Da sx a dx: Michele Cristiano(Direttore Operativo Autosicura), Matteo Massone (AD A21 Holding); Cristian Marini (Resp Comm Car Color)

Cristian Marini, legale rappresentante di Car Color:

L’evoluzione ha sempre fatto parte della nostra mission aziendale e anche questa volta ne abbiamo dato la prova diventando unici rivenditori ufficiali per l’Italia e per Malta di Paint Go, il primo robot di verniciatura in carrozzeria”.

“Il mercato si sta evolvendo e noi crediamo fortemente e fermamente che solo affiancando e aiutando i nostri clienti anche loro riescano a stare al passo con i tempi”.

“E i tempi oggi ci impongono tempi di lavorazione e qualità che Paint Go riesce a soddisfare ampiamente”.

“Inoltre, questo robot legato all’AI solleva l’uomo dall’esposizione a gas tossici di verniciatura e da mansioni ‘fisiche’, ciò significa lasciare spazio e tempo a mansioni più strategiche”.

“Car Color condivide pienamente il pensiero e la politica del dott. Matteo Massone e di tutto il Suo gruppo, motivo per cui stringe con grande orgoglio questa nuova partnership’’.

Due senatori per il debutto di Cadillac in Formula 1

Cadillac F1
I due piloti per il 2026 di Cadillac, Bottas e Perez - foto © X

E così la Cadillac arriva in F1.

L’isola che non c’è sull’orizzonte della Formula 1 da qualche tempo è visibile dalla costa.

Dopo una lunga gestazione (chi non ricorda le frizioni mediatiche tra Michael Andretti, la Fia e Liberty Media?) nonché l’aperto ostracismo dei dieci team che competono nel Mondiale, dal 2026 ci sarà anche un undicesima squadra, la Cadillac.

Un nome di prestigio, parte della galassia General Motors, un asso importante per un sistema che ha adottato strategie e pratiche tipiche dello sport business americano e che si va via via americanizzando.

Cadillac F1
Valtteri Bottas – foto © mercedesamgf1.com/Richard Parson

Ricordiamo che in Nord America si corrono oggi tre gare negli Stati Uniti (Miami, Austin e Las Vegas), una a Città del Messico e quella (storica e tradizionale) a Montreal. I numeri del boom (fonte Liberty Media), rilasciati da poche ore, confermano questa tendenza: fan cresciuti del 12,2% quest’anno nella prima metà del campionato e del 63% sul 2018.

La fan base under 35 è del 35% rispetto al dato 2028 (30%); 52 milioni di fan negli Usa, ossia + 11% sull’anno scorso; oltre 107 milioni di follower sui social media contro i meno di 19 nel 2028; 42% per cento di pubblico femminile (erano il 37% in passato).

Una coppia da 72 anni e… mezzo

Cadillac è dunque un buon colpo, anche se – come sempre nello sport – passato l’entusiasmo iniziale faranno fede i risultati.

Per ora l’unica certezza sembra essere il motore Ferrari, garantito sino al 2028. Probabilmente è con questa consapevolezza che la squadra diretta da Graeme Lowdon ha deciso di ingaggiare due piloti che certo non sono di primo pelo: Sergio Perez detto Checo (36 anni al via della prossima stagione, in pista dal 2011, cresciuto in parte nell’Academy Ferrari, 284 gare all’attivo, 6 vittorie) e Valtteri Bottas (36 anni li ha compiuti proprio il 28 agosto, uomo Mercedes, Toto Wolff quale manager, due volte secondo nel Mondiale, 247 gare all’attivo, 10 gare vinte).

Cadillac F1
Sergio “Checo” Perez – foto © RedBull Content Pool

Esperti, non c’è dubbio. Ma una coppia da 72 anni (e mezzo) in due quando scatterà la prima gara dell’anno venturo. In più, nessuno dei due sta correndo da titolare: Perez è fuori dopo il suo addio dalla Red Bull di fine 2024 (burrascoso, sebbene ammantato di fair play per evidenti ragioni di reciproca convenienza), Bottas è terzo pilota della Mercedes e dunque – sia pure sul fronte simulazione e supporto – ancora in servizio.

Di Perez si può immaginare che stia curando la forma fisica, per quanto attiene Bottas c’è la certezza. Da tempo si è innamorato della bicicletta (nonché dell’australiana Tiffany Cromwell, sua compagna dal 2020, ciclista professionista) e ha un fisico tirato a lucido.

Checo e la bocciatura della Red Bull

Ma perché una squadra nuova di zecca ha scelto due piloti che, trascorsi a parte, sono all’ultimo giro di valzer?

Entrambi nutrono voglia di rivincita: Perez perché è stato “tritato” dal sistema Red Bull, come altri prima e dopo di lui e vuole dimostrare di avere ancora qualcosa da dire.

Cadillac F1
Bottas con la compagna Tiffany Cromwell, ciclista professionista – foto © mercedesamgf1.com

Bottas perché probabilmente vuole scrollarsi quella patina di polvere che l’avventura in Sauber gli ha lasciato addosso. E quali sono i vantaggi che può avere la squadra dall’ingaggiare due piloti così esperti? Parecchi, specie se si pensa che la Formula 1 attuale – è un ossimoro, ma è così – predilige la prudenza al coraggio.

Prudenza manageriale, prudenza nelle scelte (a volte anche in quelle tecniche), prudenza in pista. È il mondo dell’odioso litf and coast elevato a modus pensandi, chissà che con le nuove regole le cose cambino.

Cinquanta ingegneri al lavoro

L’arrivo dei due senatori dovrebbe garantire un certo plafond di esperienza che indubbiamente manca.

Basti dire che ogni qualvolta si andrà su una pista (sempre nuova per la Cadillac) mancheranno i dati degli anni precedenti (da quelli dei vari set up al rendimento reale in qualifica e in gara), ossia la base sulla quale tutte le squadre lavorano per affrontare ogni singolo Gran Premio.

La Cadillac, come ha spiegato il team principal, si sta attrezzando e sta già “correndo” qualche gara sui sistemi di simulazione. Perez (hanno spiegato i responsabili) è di fatto libero da impegni, Bottas si dividerà con la Mercedes.

Una cinquantina di ingegneri è al lavoro tra Stati Uniti e Inghilterra (sembrano tanti, ma sono pochi rispetto ai numeri delle squadre di vertice) e si sta studiando una collaborazione con un squadra per disporre di una TPC, cioè una monoposto che sia stata utilizzata per i Test Previous Car e che deve essere vecchia di almeno due anni.

Cadillac F1
Perez ai tempi Red Bull con Verstappen – foto © RedBull Content Pool

I due piloti, prima al simulatore e poi in pista, avranno entrambi esperienza con squadre di primo livello (uno Red Bull, l’altro Mercedes) e garantiranno un feedback mirato (in questo Bottas dovrebbe essere più a suo agio).

Inoltre – e orniamo all’ossimoro della prudenza – dovrebbero essere in grado di affrontare le gare con chi ha la voglia di arrivare sempre alla bandiera a scacchi, anche a costo di alzare il piede anziché affondarlo, specie nelle concitate fasi iniziali.

Le incognite del regolamento 2026

In più nel 2026 si apre una nuova era tecnica, debutta un discusso sistema di ripartizione di potenza termica e potenza elettrica e ci sarà un’aerodinamica mobile tutta scoprire.

Forse, si sono detti alla Cadillac, meglio che ci aiutino in questo viaggio di scoperta due senatori anziché due rookie.

Ricordiamo, a titolo di esempio, che quest’anno (inutile fare nomi) un giovane arrembante scelse di percorrere curva 1 a Suzuka con il DRS aperto perché al simulatore sembrava si potesse fare: finì con uno schianto terrificante.

Ecco, con la stagionata coppia appena costituita, queste sono cose che non dovrebbero accadere.

Le differenze con la Sauber e il progetto Audi

È una situazione del tutto diversa da quella di una squadra, per esempio l’Audi, che è partita da una base consolidata (la Sauber) e che ha potuto permettersi affiancare un pilota esperto (Nico Hulkenberg) a uno debuttante (Gabriel Bortoleto).

Nel caso del team diretto da Mattia Binotto, però, gli obiettivi sono l’espansione e la crescita tanto che si sta aggiornando la sede storica in Svizzera e se ne sta affiancando una gemella nel cuore della Formula 1 Valley in Inghilterra.

Nel caso della Cadillac siamo al passo precedente, si parte dal foglio bianco. Comprensibile che ci voglia misura.

Forse il lift and coast, in questo caso, è la filosofia migliore.

Cadillac F1
Perez davanti a tutti a Baku – foto © RedBull Content Pool

Opel Kadett GT/E compie cinquant’anni

opel kadett GT/E
Walter Rohrl con la sua Opel GT/E. Immagine ©Stellantis

Nel 1975, allo IAA fu presentata la Opel Kadett GT/E, sviluppata sulla base tecnica della Kadett C.

La Kadett C, prodotta dal 1973 seguì le due precedenti versioni A (1962) e B (1965).

opel kadett GT/E
La Opel Kadett GT/E del 1975. Immagine ©Stellantis

Nella versione ‘C’ la Kadett raggiunse la vetta prestazionale col modello GT/E col motore da 1,9 litri alimentato a iniezione Bosch L-Jetronic da 105 CV.

Alle eccellenti prestazioni contribuiva il peso di soli 900 chilogrammi circa.

La velocità massima era di 184 km/h.

Sopra la linea di cintura, la Opel GT/E era gialla brillante, sotto era nera: una livrea che sarebbe diventata il simbolo delle Opel da cors di quegli anni.

All’epoca non erano solo i giovani piloti a sognare la GT/E; dal 1976 in poi, nell’abitacolo si sedettero piloti noti che presto avrebbero segnato la storia del motorsport.

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Rohrl-Berger in azione nel Rally di Sanremo 1976. Immagine ©Stellantis

Tra questi ricordiamo Walter Röhrl e Rauno Aaltonen che ottennero numerosi successi al volante della Opel GT/E da 225 CV nei Rally di Monte Carlo e Portogallo.

Nel 1976 l’equipaggio Röhrl e Jochen Berger si classificò al quarto posto nel Principato e la Opel fu seconda nella classifica Costruttori.

Omoda 5 Anniversary: celebra il primo compleanno di OMODA & JAECOO in Italia

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Il primo anniversario della presenza in Italia di OMODA & JAECOO è stata l’occasione  per presentare la versione “Anniversary” del Suv Omoda 5.

Si tratta di una serie speciale celebrativa che unisce stile, tecnologia e prestazioni unite in  un’auto distintiva e completa che annuncia la nuova fase di crescita del marchio cinese nel mercato europeo.

Anniversary: una Omoda 5 ancora più ricca

La Omoda 5 Anniversary introduce elementi stilistici distintivi quali il nuovo paraurti anteriore ridisegnato, ispirato alla flagship Omoda 9.

Gli interni presentano finiture superiori e, sulla versione Premium:

  • selleria in similpelle traforata,
  • sedili anteriori a regolazione elettrica ventilati e riscaldati,
  • climatizzazione bi-zona,
  • impianto audio SONY a 8 altoparlanti,
  • luci ambientali multicolore estese,
  • vetratura Privacy fono-isolante,
  • tettuccio apribile.
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A livello di comfort e praticità, spiccano la ricarica wireless da 50W, il portellone elettrico, la telecamera a 360° e gli specchietti retrovisori riscaldabili e ripiegabili elettricamente.

La Omoda 5 Anniversary risulta anche più lunga di 7 cm, per un totale di 4.447 mm per 1.824 mm di larghezza e 1.588 mm di altezza.

Design distintivo e dotazioni premium

Gli interni della versione Premium sono impreziositi da sedili in pelle sintetica traforata, riscaldati e ventilati, e da un doppio display curvo da 12″3 per strumentazione e infotainment, compatibile con Apple CarPlay e Android Auto wireless.

Prestazioni brillanti e sicurezza avanzata

Il powertrain conta su un motore turbo benzina 1.6 TGDI da 147 CV e 275 Nm, abbinato al cambio automatico a doppia frizione DCT a 7 rapporti.

La trazione è anteriore.

In termini di sicurezza, la Omoda 5 Anniversary offre una suite completa di ADAS di Livello 2, tra cui cruise control adattivo, mantenimento attivo della corsia, frenata automatica d’emergenza e monitoraggio dell’angolo cieco.

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Prezzo e garanzia

Il listino parte da 26.900 euro c.i.m. per la versione Pure, con una dotazione di serie particolarmente completa che non prevede optional a pagamento.

La garanzia è di 7 anni o 150.000 km, un elemento distintivo per il segmento.

La Omoda 5 Anniversary è già disponibile presso la rete ufficiale Omoda Italia, in offerta lancio fino al 30 settembre a 99 euro al mese.

Stellantis: riorganizzazione delle attività italiane di Corporate Affairs e Communications

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La struttura di Corporate Affairs e Communications di Stellantis in Italia è stata suddivisa in due dipartimenti specifici che riportano alle rispettive organizzazione europee.

A Paolo Pinzoni le relazioni istituzionali 

Salutiamo l’ingresso nel Gruppo di Paolo Pinzoni nel ruolo di Direttore delle Relazioni Istituzionali di Stellantis in Italia.

Questa posizione, che Pinzoni ricopre dal 1° luglio, rappresenta l’Azienda nei confronti delle Istituzioni Italiane e degli altri Enti Pubblici.

Pinzoni riporta a Christoph Hinrichsen, Vice President Public Affairs Enlarged Europe, sotto la leadership di Marion Beyret, Senior Vice President Public Affairs e Communications Stellantis Enlarged Europe che ha dichiarato: “Questa organizzazione supporterà e rafforzerà il nostro posizionamento in Italia, culla storica e mercato principale per l’azienda”.

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Paolo Pinzoni. Immagine ©Stellantis

Dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università Bocconi, Paolo Pinzoni ha iniziato la sua carriera presso l’ufficio legale di Edison.

Successivamente ha svolto la pratica forense ed esercitato la professione di avvocato per tre anni in un importante studio legale a Milano.

Spinto da un forte interesse per gli affari internazionali, ha completato un Master in Studi Diplomatici presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) a Roma.

Ha poi ricoperto incarichi di responsabilità in ambito pubblico. Ha lavorato presso la Segreteria del Presidente della Regione Lombardia.

Successivamente ha svolto il ruolo di Vice Capo dell’Ufficio Legislativo e di Consigliere giuridico del Ministro presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Prima di entrare in Stellantis, Paolo Pinzoni ha lavorato in Vodafone Italia, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità fino a diventare Head of Public Affairs, Foundation and Sustainability.

Claudio D’Amico confermato a capo della Comunicazione stampa Corporate e Prodotto

Claudio D’Amico è stato confermato Direttore della Comunicazione di Stellantis in Italia.

Riporterà direttamente ad Alessandro Nardizzi, Vice President Communications, Enlarged Europe, che riporta a sua volta a Marion Beyret.

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Claudio D’Amico. Immagine ©Stellantis

Claudio D’Amico, giornalista professionista, a 16 anni ha iniziato a scrivere il suo primo articolo e, in oltre 40 anni di attività, ha seguito i più importanti avvenimenti nazionali e internazionali di sport, cronaca, politica, cultura ed economia per numerose testate giornalistiche.

Ha lavorato per 21 anni all’Agenzia Ansa sino ad assumere la responsabilità della redazione del Piemonte.

Nell’aprile del 2010 è stato chiamato a coordinare l’attività dell’ufficio stampa Corporate dell’allora Gruppo Fiat e negli ultimi quindici anni ha seguito tutte le principali vicende che hanno caratterizzato l’evoluzione del Gruppo da Fiat a FCA e la successiva fusione con PSA per la nascita di Stellantis di cui fin dal primo giorno ha seguito le attività di Comunicazione per l’Italia.

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