lunedì 27 Aprile 2026 - 20:53:03

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Vacanze Sicure: Polizia di Stato e Assogomma per la sicurezza

Col motto ‘La Sicurezza non va in vacanza’, prosegue anche per il 2025 il progetto Vacanze Sicure, che ha come obiettivo il controllo e la sensibilizzazione degli automobilisti sul tema della sicurezza.

Promosso da Polizia Stradale, Assogomma – Gruppo Produttori Pneumatici e Federpneus – Associazione Nazionale dei Rivenditori Specialisti di Pneumatici, l’iniziativa ha monitorato quest’anno quasi 10.000 autoveicoli tra i mesi di maggio e giugno.

Sei le regioni italiane interessate dall’indagine

  • Emilia-Romagna,
  • Friuli-Venezia Giulia,
  • Piemonte,
  • Puglia,
  • Toscana,
  • Valle d’Aosta),

con una copertura di 38 province, per una copertura di oltre il 35% del territorio nazionale.

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Parco circolante italiano sempre più vecchio e meno sicuro

 I dati ACI mostrano un parco auto italiano che invecchia costantemente.

Degli oltre 41 milioni di vetture in circolazione, il 59% ha più di 10 anni, mentre quasi 1 su 4 supera i 20 anni di servizio.

Una tendenza ormai consolidata da anni e che si fonda non solo su aspetti socio-economici (mancano i soldi per acquistare auto più moderne, se non nuove), ma anche sull’incertezza della tecnologia che guiderà le auto nel futuro prossimo.

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Occhio agli pneumatici

Alla sicurezza di un autoveicolo contribuiscono un numero enorme di componenti e sistemi, ma ovviamente Assogomma è sensibile allo stato di usura e manutenzione delle ‘gomme’.

L’indagine svolta da personale della Polizia di Stato appositamente addestrato per lo scopo ha dato i seguenti risultati:

  • 1 vettura su 5 presenta problemi agli pneumatici (battistrada liscio, danni visibili, mancanza di omologazione);
  • 1 su 4 è non conforme considerando anche le revisioni irregolari;
  • Se si considerano solo i veicoli con oltre 10 anni, le non conformità salgono a 1 vettura su 3.

Un dato colpisce in particolare: la percentuale di pneumaticilisci’ (ovvero con la profondità minima del battistrada inferiore a 1,6 mm) rimane costante attorno al 10%, indipendentemente dall’età del veicolo. I danneggiamenti visibili, indice di mancanza di manutenzione, si attestano invece al 5%.

Revisione: molti se ne ‘dimenticano’

La mancata revisione, invece, cresce in modo significativo con l’età del veicolo fattore che è evidentemente la vera discriminante per la mancata manutenzione.

In buona sostanza, più un’auto è vecchia, meno è controllata. Un paradosso pericoloso, se si considera che i veicoli più anziani sono anche i meno sicuri per loro costituzione.

Questo il quadro dei rilievi in tema di mancanza di revisione:

  • 2% tra le auto con meno di 5 anni (ricordiamo che la prima revisione è prevista allo scadere del quarto anno mentre le successive sono ogni 2 anni),
  • 12% nelle vetture fino a 10 anni,
  • 17% per quelle con oltre 10 anni.

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Manutenzione: c’è scarsa sensibilità da parte di tutti

I controlli della Polstrada hanno inoltre dimostrato che la scarsa manutenzione è trasversale perché non dipende dal tipo di strada frequentata (più o meno a scorrimento veloce), né da sesso, età o provenienza geografica del conducente, né dalla tipologia di veicolo.

In altre parole, la mancata manutenzione è un malcostume generalizzato, che mette a rischio tutti, indistintamente.

Pneumatici non omogenei: una scelta discutibile che penalizza sicurezza e durata

 Uno degli indicatori più significativi rilevati dai controlli 2025 riguarda l’equipaggiamento non omogeneo, ovvero l’uso di pneumatici diversi sullo stesso asse (marche o modelli differenti), oppure la combinazione di pneumatici estivi e invernali montati sulla stessa vettura.

Il 5,63% delle auto controllate presentava questa criticità, pratica esplicitamente sconsigliata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e, vietata se riguarda i pneumatici dello stesso asse.

Inoltre, a fronte di un aumento degli pneumatici non omogenei, si rileva anche una diffusione costante di pneumatici ‘lisci’ spesso associata all’uso di gomme economiche e poco affidabili.

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Pneumatici invernali d’estate?

 L’indagine 2025 rileva che oltre la metà del campione (54%) montava pneumatici con prestazioni invernali al momento del controllo, effettuato nei giorni successivi alla fine delle ordinanze stagionali.

A prima vista, questo dato potrebbe far pensare a una scarsa attenzione degli automobilisti nel rispettare i termini di sostituzione.

Ma il fenomeno è più articolato: da un lato, esistono casi specifici come la Valle d’Aosta, dove l’obbligo di pneumatici invernali inizia un mese prima e termina un mese dopo rispetto al resto d’Italia.

Dall’altro, la diffusione crescente degli pneumatici ‘4 stagioni’ contribuisce ad aumentare la quota di equipaggiamenti con marcature invernali, anche nei mesi estivi.

È sempre consigliabile montare pneumatici stagionali specifici e quindi provvedere alla sostituzione degli pneumatici invernali quando le temperature sono particolarmente elevate.

Tutto ciò al fine di ottimizzare le prestazioni e quindi la sicurezza stradale preservando anche i nostri pneumatici da usure accelerate.

Conclusioni di Fabio Bertolotti Direttore di Assogomma:

 “I controlli condotti nel 2025 confermano un trend noto e sempre più preoccupante: la scarsa manutenzione dei veicoli è una realtà diffusa e in peggioramento, soprattutto in relazione ai pneumatici con conseguenze sulla sicurezza stradale”.

Fabio Bertolotti

Le vetture invecchiano ‘per necessità’, cioè per mancanza di disponibilità economica, e con esse invecchiano anche i pneumatici, sempre più spesso sostituiti in ritardo, e con prodotti a basso costo o addirittura usati, spesso montati in modo non omogeneo”.

Un risparmio solo in apparenza ma a scapito di durata, affidabilità e soprattutto sicurezza”.

“Infine, un dato è chiaro: le nuove tecnologie, la digitalizzazione, l’infotainment applicato ai veicoli sono certamente dei plus, ma richiedono una manutenzione periodica”.

“La vettura non è un cellulare! Le difficoltà economiche degli automobilisti sono evidenti. Bisogna prevedere forme di incentivazione alla manutenzione dei veicoli, visto che gli italiani non hanno la disponibilità economica per sostituirli, orientando le scelte verso componenti, ed in particolare pneumatici, di qualità e quindi più sicuri”.

La sicurezza stradale ha un costo ma è un interesse di tutti! La non sicurezza è ancora più costosa: basta guardare i costi che sostiene la collettività in termini di incidenti, feriti e morti sulle strade”.

La sicurezza stradale parte anche dalla corretta manutenzione dei veicoli. Gli pneumatici sono uno tra gli elementi più importanti per la sicurezza stradale”.

Un accurato controllo di qualità, efficienza, età e stagionalità è certamente una buona abitudine per viaggiare sicuri”.

Conclusioni di Santo Puccia, Direttore del Servizio Polizia Stradale 

“La campagna Vacanze Sicure ha una lunga tradizione e si concretizza in attività di sensibilizzazione oltre che in un’intensificazione dei controlli mirati da parte della Polizia di

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Santo Puccia.

Stato soprattutto in occasione delle partenze per le vacanze estive che vedono il consueto incremento della circolazione stradale”.

Tutto questo in un’ottica di prevenzione degli incidenti stradali e per aumentare gli standard di sicurezza sulle nostre strade e autostrade”.

XPENG batte tutti nello “Studio sulla soddisfazione clienti EV 2025”

XPENG
XPENG progetta internamente i suoi veicoli e sviluppa anche il sistema operativo di bordo - foto © XPENG

XPENG ha conquistato la posizione di vertice nello studio europeo sulla soddisfazione dei clienti di vetture elettriche.

Un risultato storico per il costruttore cinese, che non solo rompe l’egemonia statunitense (di Tesla, in particolare) ma pone nuovi standard nella mobilità elettrica europea.

L’analisi dei fattori tecnici che hanno determinato questa ascesa è fondamentale per comprendere il cambiamento di paradigma nel settore.

Numeri, criteri e rilevanza tecnica

La ricerca di USCALE GmbH ha coinvolto oltre 5mila proprietari di di auto EV in Germania, Austria e Svizzera.

Sono stati valutati numerosi aspetti, come autonomia reale su base chilometrica e stagionale, velocità di ricarica e compatibilità con colonnine AC/DC, innovazione tecnologica in abitacolo, esperienza utente legata a software, interfaccia HMI e assistenza, affidabilità complessiva del veicolo.

XPENG ha primeggiato in tutte queste categorie. L’81% degli utenti XPENG ha attribuito un punteggio di 9 o 10 alla domanda “Raccomanderesti questo marchio?”, ben oltre la media del 50% registrata dal segmento EV e in netto contrasto con il 17% di detrattori generici del settore.

Il segreto sono l’R&D verticalizzato e l’integrazione software-hardware

Uno dei principali fattori competitivi di XPENG è la verticalizzazione dell’intero processo di R&D.

Non solo XPENG progetta internamente i suoi veicoli, ma sviluppa anche il proprio sistema operativo di bordo (con funzionalità avanzate di infotainment e AI), il sistema ADAS proprietario XPILOT, con evoluzioni costanti su guida autonoma e sicurezza predittiva.

Inoltre, progetta il powertrain modulare, ottimizzato per massima efficienza e scalabilità tra segmenti C e D, e l’architettura elettrica ed elettronica (EEA) centralizzata, che garantisce aggiornabilità via OTA e affidabilità del sistema.

Il risultato è un veicolo elettrico che non dipende da fornitori esterni per i componenti critici, e può quindi rispondere in modo rapido e mirato alle esigenze degli utenti e ai feedback di mercato.

Autonomia ed efficienza oltre i numeri

XPENG ha ottenuto i massimi punteggi nella valutazione dell’autonomia reale.

Per esempio, il SUV coupé XPENG G6 garantisce oltre 570 km WLTP nella configurazione con batteria Long Range e trazione posteriore.

Ma nelle rilevazioni USCALE sono stati misurati oltre 500 km di autonomia reale su strada, anche con utilizzo misto e in condizioni sfavorevoli.

Parallelamente, la velocità di ricarica DC del G6 e del G9 ha superato i 215 kW di picco, con una curva stabile e senza derating prematuro, consentendo ricariche 10-80% in circa 20 minuti in condizioni ideali.

L’efficienza media misurata si è attestata tra i 15,2 e i 16,8 kWh/100 km, ai vertici del segmento D.

Espansione europea in rapida evoluzione

XPENG oggi è presente in 18 Paesi europei, tra cui l’Italia, dove la distribuzione è affidata ad ATFlow, nuova società dedicata all’importazione e al supporto post-vendita.

Nel nostro Paese la gamma iniziale comprende due modelli.

Modello Batteria Autonomia* Prezzo promozionale
G6 (RWD, Long Range) 87,5 kWh 570 km 39.700 € (fino a settembre)
G9 (Standard Range AWD) 78,2 kWh 520 km 55.790 € (fino a settembre)
  • WLTP dichiarata dalla casa

Entrambi i veicoli sono dotati di piattaforma di ricarica 800V, sospensioni regolabili e ADAS XPILOT 4.0, già predisposto per la guida autonoma di livello 3 in futuro.

XPENG vs Tesla

Il sorpasso di XPENG su Tesla nello studio USCALE 2025 non è solo simbolico.

Infatti, indica che il vantaggio competitivo della “Tesla Experience” si sta erodendo, che l’ecosistema cinese di mobilità elettrica è maturo e competitivo e che la soddisfazione del cliente passa attraverso tecnologia, efficienza e supporto locale.

Tesla mantiene indubbiamente un ruolo da leader tecnologico e infrastrutturale, ma XPENG ha dimostrato di saper intercettare meglio le esigenze di un mercato in evoluzione, soprattutto in Europa, dove l’attenzione è centrata su autonomia reale, qualità costruttiva e supporto post-vendita.

Un benchmark per la nuova generazione di EV europei

Il successo di XPENG nel Customer Satisfaction Index 2025 è un campanello d’allarme per i costruttori occidentali e un chiaro segnale per il mercato.

La mobilità elettrica non è più un terreno sperimentale, ma un ecosistema maturo, dove vince chi sviluppa tecnologia centrata sull’utente.

XPENG rappresenta un caso studio su integrazione verticale, ottimizzazione software-hardware, scalabilità industriale e visione strategica locale, elementi chiave per primeggiare in un mercato che richiede soluzioni evolute ma concrete.

In Italia crescono furti e tentativi di furto: la fotografia di Car Clinic

Si dice che le brutte notizie non viaggino mai da sole, e per una volta forse è vero, perché se è vero che si vendono sempre meno auto, è altrettanto vero che i furti d’auto non accennano a diminuire.

Ad aumentare è forse la fatica dei ladri di trovarne nuove da rubare, ma questo è un altro problema.

Nel 2024 quasi 14mila interventi

Il network di carrozzerie “Car Clinic” ha passato al setaccio di dati dei propri centri, distribuiti su tutta la Penisola, per riuscire a dare una panoramica sul fenomeno dei danni da furto e tentato furto.

Lo scorso anno, la rete ha registrato complessivamente 13.879 interventi per riparare danni causati da furti parziali o tentati furti, con una crescita del +3,5% rispetto ali 12 mesi precedenti.

Non è finita, perché nel corso dello stesso anno sono spariti dalla circolazione ben 136.201 veicoli, che significa il 3% rispetto al 2023, e le auto sono più della metà dei casi, con più di 75.000 svanite.

Il dato sottovalutato dei danni da tentato furto

Tuttavia, precisa Car Clinic, dietro ai numeri dei furti che vanno in porto si nasconde un dato spesso trascurato: i tentati furti e i furti parziali di componenti e parti dell’auto.

Un fenomeno sottovalutato ma mette in moto migliaia di interventi di riparazione ogni anno, con un impatto economico considerevole sui proprietari dei veicoli.

La classifica regionale

A livello regionale, la Lombardia la regione italiana più colpita, con 3.444 interventi nei centri Car Clinic registrati lo scorso anno. Seguono a ruota il Lazio (2.273), la Campania (1.536) e il Piemonte (1.313), mentre fra le province più colpite spiccano Roma (1.981 interventi), Milano (1.907) e Torino (1.051), seguite da Napoli (851), Bari (410), Palermo (338), Catania (335), Salerno (334), Monza Brianza (319) e Foggia (311).

Si rubano più le auto con qualche anno

È invece interessante scoprire che le auto più rubate non sono quelle nuove, probabilmente più protette e chiuse nei garage, ma hanno un’età compresa tra 4 e 6 anni, seguite dalle auto “vecchie” (si fa per dire) di 3 anni, interessate da 3.897 interventi.

Un dato che si spiega nella relativa facilità di trovare componenti recenti ma su veicoli meno protetti.

E scendendo nel dettaglio, tra i componenti più rubati le telecamere (141 sostituzioni negli ultimi cinque anni), i paraurti (114), le autoradio (88), i fanali (67), i dischi delle ruote in lega (65) e i convertitori catalitici (28), questi ultimi resi appetibili per la presenza di metalli preziosi.

“L’analisi dei nostri database rivela una realtà complessa che va oltre il semplice furto del veicolo – spiega Andrea Concina, Operations Director di Car Clinic – ogni giorno i nostri centri gestiscono riparazioni per danni causati da furti parziali che hanno un forte impatto economico sui proprietari.

Dalle telecamere ai convertitori catalitici, dai sistemi di infotainment ai componenti di carrozzeria, assistiamo a una vera e propria escalation nella sottrazione di parti specifiche ad alto valore.

La nostra esperienza ci insegna che la prevenzione e l’intervento tempestivo sono fondamentali per contenere i costi di riparazione e limitare i disagi”.

Addio a Ercole Spada il designer della SZ e di altri capolavori

Immagine ©Stellantis Heritage

Ci ha lasciato Ercole Spada, nato nel 1937 a Busto Arsizio.

Modesto e riservato come sanno essere solo le persone più dotate, la sua opera di designer resterà per sempre a testimonianza della sua capacità creativa espressa in innumerevoli collaborazioni.

Il suo nome, tuttavia, è fortemente legato a quello della Carrozzeria Zagato, dove ebbe in Elio Zagato la persona che per prima scoprì il suo talento e lo utilizzò per creare alcune tra le sue carrozzerie più conosciute.

Michele Albera, coordinatore del Master in Transportation Design allo IED di Torino esprime attraverso quattro modelli da lui ritenuti significativi la personalità di Ercole spada designer.

ercole Spada
Alfa Romeo Giulietta SZ ‘Coda Tronca’. Immagine ©Stellantis Heritage

Alfa Romeo Giulietta SZ “Coda Tronca” (1961)

Tra le più emblematiche creazioni di Spada, la Giulietta SZ Coda Tronca rappresenta un punto di svolta: è una delle prime automobili di serie a tradurre in forma stilistica le teorie aerodinamiche sviluppate da Wunibald Kamm presso l’Unità CAM (Center for Automotive Research).

Il concetto di “Kamm tail” — la coda tronca — non è solo una scelta estetica radicale, ma una soluzione ingegneristica volta a ridurre la resistenza aerodinamica mantenendo un buon carico sull’asse posteriore.

Spada riesce a integrare questa intuizione con la leggerezza e la purezza tipiche delle carrozzerie Zagato, dando vita a una berlinetta compatta e affilata, dove ogni linea ha una funzione.

È la dimostrazione che l’aerodinamica non deve sacrificare il fascino: anzi, può diventare essa stessa espressione di bellezza.

ercole spada
BMW Serie 7 E32. Immagine ©BMW AG

BMW Serie 7 (E32, 1986)

Vent’anni dopo, il design di Spada raggiunge un’altra vetta con la BMW Serie 7 E32, quando lavora per BMW sotto la direzione di Claus Luthe.

In un periodo in cui l’estetica automobilistica tedesca rischiava di scivolare nella rigidità formale, Spada riesce a infondere alla grande berlina di lusso un equilibrio inedito tra autorevolezza e dinamismo.

La E32 non è soltanto una macchina elegante: è una scultura di precisione, dove i volumi pieni e i tagli netti dialogano in modo armonioso.

I fari anteriori doppi, l’andamento leggermente inclinato del montante posteriore e la pulizia delle superfici anticipano un linguaggio che influenzerà tutta la produzione BMW successiva.

Inoltre, la vettura integra contenuti tecnologici all’avanguardia (come l’introduzione del V12 e l’ABS di serie) all’interno di una silhouette che comunica performance con discrezione.

ercole spada
Ford GT 70. Immagine www.shorey.net; www.conceptcars.it

Ford GT70 (1970)

Meno nota ma altrettanto significativa è la Ford GT70, un progetto sportivo concepito per i rally, che porta la firma di Spada durante la sua permanenza alla Ghia.

È una vettura dalla silhouette bassa e nervosa, con proporzioni esasperate e una chiarezza formale sorprendente, viste le sue dimensioni contenute.

In soli 3,9 metri di lunghezza, Ercole Spada riesce a sintetizzare le esigenze di una macchina da corsa con l’identità visiva del marchio.

Il progetto non decollerà commercialmente, ma rappresenta una dimostrazione di flessibilità progettuale e dell’abilità di Spada nel trasporre i principi del design puro anche su mezzi estremi e non convenzionali.

Ercole spada
Aston Martin DB4 Zagato. Immagine ©RM Sotheby’s

Aston Martin DB4 GT Zagato (1960)

Questa vettura è uno dei primi grandi esempi della capacità di Ercole Spada di fondere funzionalità e bellezza in un linguaggio coerente e rivoluzionario.

Derivata dalla DB4 GT, la versione Zagato — alleggerita, snellita, più affilata — porta la firma inconfondibile del giovane designer italiano, che con pochi tratti netti scolpisce una carrozzeria priva di orpelli, perfettamente proporzionata, dove ogni curva è al servizio della velocità.

È la prima grande dimostrazione del suo talento nel ridefinire l’identità di un marchio straniero senza snaturarlo, ma esaltandone le potenzialità.

La DB4 GT Zagato è una delle prime auto da corsa in cui la forma aerodinamica diventa anche forma simbolica, anticipando un’idea di design sportivo europeo che avrebbe influenzato decenni a venire.

©Michele Albera

Ferrari bella di sabato, ma la McLaren domina il GP d’Ungheria

GP Ungheria
Leclerc è partito bene dalla pole position, mentre Norris ha perso terreno rispetto a Russell e Alonso - foto © Formula 1

Nel GP d’Ungheria 2025 di F1 disputato sul circuito dell’Hungaroring, la Ferrari sfrutta al massimo la qualifica.

Infatti, Leclerc conquista una pole abbastanza inattesa, ma la gara premia McLaren con l’1-2 di Norris e Piastri.

Nella fase finale del GP d’Ungheria Leclerc perde il contatto con il vertice e si fa soffiare il podio da Russell.

Hamilton continua il suo periodo nero, parte dodicesimo e termina nella stessa posizione dopo una gara costantemente in scia a monoposto in teoria meno veloci ma che in pratica non riesce a passare.

GP Ungheria
In Ungheria la McLaren ha conquistato la sua settima doppietta stagionale – foto © Formula 1

Altrettanto anonimo Verstappen, alla fine a punti ma quasi doppiato.

In sintesi, il GP d’Ungheria ratifica l’immensa superiorità della McLaren e mette in scena il giorno più grigio per Hamilton da quando è a Maranello. Si ripartirà a fine agosto dall’Olanda ma le speranze che cambi qualcosa sono decisamente basse.

Lando Norris 9

Bravura e fortuna o, forse meglio, fortuna e bravura. Sbaglia a scegliere dove infilarsi al via e ne paga le conseguenze, a quel punto cambia strategia, optando per una sola sosta ai box, e anche grazie all’estrema adattabilità della McLaren, alla fine fatica qualche giro per regolare Piastri, ma vince. Comunque bravo.

GP Ungeria
Con la vittoria Norris riduce il distacco da Piastri in vista del rush finale epr il campionato – foto © Formula 1

Oscar Piastri 9

Ottima prestazione ma non basta. Gestisce tutta la gara in funzione di Norris e alla fine non riesce a passarlo. Certo, la strategia a due soste lo penalizza (con il senno di poi) ma se si fosse creato più margine andando all’attacco nelle prime fasi di gara, forse avrebbe potuto vincere. I sette punti persi nei confronti del compagno di team non cambiano il suo status di favorito per il titolo.

GP Ungheria
Norris ha dovuto rintuzzare l’attacco di Piastri nelle fasi finali della gara – foto © Formula 1

George Russell 8

Sempre più leader in Mercedes (ora che Verstappen sembra aver chiarito che non cambierà team il prossimo anno) e sempre più rappresentante dell’understatement britannico. Lui c’è sempre anche se non sembra: ritmo costante, strategia ben letta e sorpasso con la giusta grinta su Leclerc. E alla fine conquista l’ennesimo podio dell’anno.

GP Ungheria
Russell e la sua Mercedes sono nuovamente saliti sul podio – foto © Formula 1

Charles Leclerc 8

Pole straordinaria al sabato, ma in gara paga un po’ la strategia a due soste ma soprattutto un problema che Vasseur dice essere la pressione delle gomme e Leclerc una non meglio definita rottura del telaio. Forse che per evitare un consumo eccessivo del fondo (e una conseguente penalizzazione) in Ferrari lo abbiano costretto a un finale di gara frustrante?… Il pilota c’è, ma la Ferrari continua a complicargli la vita.

Gp Ungheria
Leclerc è tornato in pista davanti a Piastri dopo il suo primo pit stop – foto © Formula 1

Fernando Alonso 8

Weekend pulito e concreto con un’ottima partenza, un ritmo regolare lontano da lotte inconcludenti e pericolose, una grande gestione delle gomme e punti pesanti per Aston Martin. Nonostante i 44 anni corre uno dei suoi migliori GP del 2025, chissà che farebbe su una McLaren…

GP Ungheria
Alonso ha ottenuto il miglior risultato stagionale con un quinto posto sull’Aston Martin – foto © Formula 1

Gabriel Bortoleto 8

Il rookie della Sauber porta finalmente a casa una gara magistrale, un sesto posto di grande valore. Sta migliorando costantemente ora che l’auto va un po’ meglio rispetto a inizio anno. Un bel pilota che ha ritmo nel piede, lucidità nel cervello e margini di crescita molto promettenti. Chissà se correrà mai su una McLaren…

Lance Stroll 6,5

Finalmente un weekend soddisfacente in cui parte bene nelle qualifiche, non si fa prendere dalla frenesia, gestisce le fasi chiave della gara con attenzione, e non commette errori. Chissà se suo papà comprerà mai la McLaren…

Liam Lawson 6,5

Buon ottavo posto con la Racing Bulls. Dopo lo smacco patito a inizio stagione da Helmut Marko & friends e la cacciata da Red Bull prende confidenza e migliora gara dopo gara. E pensate che soddisfazione arrivare ai box e poter dire di aver chiuso la gara davanti a Verstappen, battuto in pista: non è un dettaglio da poco.

Max Verstappen 5

La gara più anonima della sua vita. Forse il voto è un po’ severo, ma lui è un quattro volte campione del mondo, non un pellegrino qualsiasi… Qualifiche opache, gara sotto tono, mai in lotta, neppure troppo arrogante nel tentare la rimonta, a bordo della Red Bull peggiore degli ultimi anni torna all’antico solo cercando di buttare fuori strada Hamilton. Che gli abbiano dato la vettura di Tsunoda?

GP Ungheria
Verstappen ha avuto una battaglia serrata con l’ex rivale per il titolo Hamilton – foto © Formula 1

Kimi Antonelli 6

Voto un po’ sulla fiducia, per premiare l’umiltà professionale con cui sta cercando di uscire da un periodo sfavorevole. In una gara difficile come il GP d’Ungheria entra in zona punti, mantiene la posizione nel finale, non forza. Bravo è bravo, diamogli tempo.

Lewis Hamilton 4

Spiace veramente dargli un voto così basso perché si impegna, è dispiaciuto, vorrebbe dare di più. Ma tra qualifica deludente, gara con poco ritmo, sorpassi zero e pure doppiato c’è poco da stare larghi di manica. “Sono inutile” ha detto, patisce questa crisi profonda che speriamo non sia irreversibile perché meriterebbe un ben diverso viale del tramonto.

Yuki Tsunoda 5

Errore in qualifica, gara disordinata, un altro weekend da dimenticare per il giapponese, sempre più sotto pressione. Ma che ha fatto di male per meritare una promozione alla Red Bull così deleteria per lui che faceva tanto bene in Racing Bulls?

Per l’EV4 Kia ha progettato la… batteria per la vita!

Kia EV4
Il nuovo Kia EV4 supera i test di durata con solo il 5% di decadimento batteria dopo 120mila km - foto © Kia

Kia intende alzare il livello dell’affidabilità elettrica.

Con l’EV4, la casa coreana ha affrontato con decisione la sfida più critica per ogni veicolo elettrico, cioè la durata della batteria e l’uniformità delle prestazioni nel tempo.

I risultati sono sorprendenti e tecnicamente rilevanti.

Uno State of Health (SoH) del 95% dopo 120mila km, tra test su strada e sessioni estreme in pista, rendono l’EV4 un benchmark nel settore dei BEV compatti ad alte prestazioni.

Un test estremo al Nürburgring e su strada

L’approccio Kia alla progettazione dell’EV4 si basa su una metodologia di validazione a ciclo completo.

In questo modo, i progettisti puntano a replicare gli scenari peggiori d’uso reale e simulato.

Durante la prova endurance al Nürburgring – celebre per sollecitare ogni componente meccanico e termico di un veicolo – l’EV4 ha percorso 10mila km al 90-95% delle sue prestazioni massime, con carichi elevati e ricariche ultra rapide tra ogni sessione.

A questa prova di stress si aggiungono 110mila km su strada aperta, per un totale di 120mila km in condizioni operative eterogenee, ma sempre impegnative.

Kia EV4
L’affidabilità elettrica deve essere una strategia integrata di progettazione – foto © Kia

Il risultato emerso dal test è un decadimento della batteria contenuto al 5%, un’efficienza di ricarica costante anche sotto stress e una sistema di thermal management sempre entro range ottimali.

Batteria di quarta generazione Kia

Il cuore tecnologico dell’EV4 è la batteria di quarta generazione, frutto di una lunga evoluzione nell’engineering di Kia.

I suoi elementi distintivi includono diversi aspetti importanti, prima di tutto la gestione termica evoluta.

Infatti, ogni cella è collegata a un circuito di raffreddamento attivo con distribuzione ottimizzata del fluido termico, migliorando drasticamente l’omogeneità della temperatura interna.

Questo è cruciale per evitare fenomeni di invecchiamento differenziato tra le celle, un limite comune nei BEV tradizionali.

E poi il bilanciamento attivo delle celle. Grazie a un BMS (Battery Management System) di nuova generazione, le celle vengono monitorate e bilanciate costantemente per mantenere tensioni e temperature uniformi, riducendo i rischi di deterioramento localizzato.

Il recupero energetico fa la differenza

Infine, la resistenza a cicli intensivi di ricarica rapida. Durante le prove in pista, il pacco batterie sarebbe stato ricaricato ripetutamente in modalità ultra-fast charging senza manifestare cali di efficienza o instabilità.

Kia EV4
Kia propone per l’EV4 una garanzia di 8 anni o 160mila km – foto © Kia

L’EV4 adotta un sistema di frenata rigenerativa avanzato, capace di recuperare fino al 25% dell’energia in fase di decelerazione. Questo non solo ottimizza l’autonomia, ma riduce il carico termico e ciclico sulla batteria stessa, contribuendo a prolungarne la vita utile.

Una garanzia concreta

Kia propone per l’EV4 una garanzia di 8 anni o 160mila km con capacità residua minima garantita del 70%.

Ma i risultati dei test suggeriscono che nella pratica si potranno superare tali soglie con margine.

In pratica si offrirà all’utente finale maggior sicurezza in ambito fleet e B2B, minore TCO (Total Cost of Ownership) e un valore residuo superiore a lungo termine.

Confronto tecnico con la concorrenza *

Modello Capacità iniziale SoH dopo 100.000 km Sistema termico Recupero rigenerativo
Kia EV4 ~64 kWh 95% Attivo a cella Fino al 25%
VW ID.3 Pro S 77 kWh ~90% Passivo Fino al 20%
Tesla Model 3 (RWD) 60 kWh ~92% Attivo parziale 20–23%
Renault Mégane E-Tech 60 kWh ~88–90% Passivo Fino al 20%

* ipotesi comparativa con stime basate su dichiarazioni ufficiali di modelli comparabili

L’ingegneria dell’affidabilità, la chiave per il futuro elettrico

Le prove a lungo termine condotte su EV4 evidenziano una tendenza chiara nel settore.

L’affidabilità elettrica non può essere un’opzione, ma una strategia integrata di progettazione.

Con una batteria stabile, gestita termicamente in modo puntuale e in grado di sopportare ricariche rapide frequenti, Kia pone l’EV4 tra i modelli più promettenti del segmento C BEV.

Kia EV4 dimostra come progettazione termica, architettura di bilanciamento e logica rigenerativa siano i tre pilastri per estendere durata, sicurezza e sostenibilità del powertrain elettrico.

Un esempio virtuoso che merita attenzione anche tra gli addetti ai lavori.

Kia EV4
La sfida dell’affidabilità vinta con 120mila km di test – foto © Kia

GP d’Ungheria: Leclerc in Pole. Gara da vedere!

GP d'Ungheria
© Pirelli.com

Nelle qualifiche del GP d’Ungheria Charles Leclerc interpreta al meglio le condizioni della pista e sorprende tutti (specialmente i due piloti McLaren Piastri e Norris, dominatori delle libere delle Q1 e Q2) tirando fuori dal cappello il giro perfetto (1:15.372) per mettere la Ferrari in Pole Position.

E’ la prima ottenuta dal monegasco sull’Hungaroring e questo aumenta ancora più la portata della sua prestazione.

Piastri è secondo e Norris terzo, al cui fianco partirà Russell.

Un GP d’Ungheria, quello di domani, da vedere!

©Pirelli.com

Hamilton disastro

Niente da fare per Lewis Hamilton, già in ritardo rispetto a Leclerc nelle libere e oggi fuori dalla Q3.

Esce dalla Q2 al 12° posto e questa sarà la sua posizione in griglia. La crisi dell’inglese sembra essere sempre più profonda, nonostante i propositi di motivare se stesso e la squadra espressi dopo Silverstone. Il confronto col compagno di squadra non lo aiuta certo a risollevarsi. Un altro weekend da dimenticare per lui.

McLaren davanti. E invece no!

Dopo il dominio nelle tre sessioni di prove libere la griglia sembrava segnata, almeno per la prima fila.

E invece l’ultimo giro di Q3 di Charles Leclerc è stato magico.

È la prima pole della Ferrari in questa stagione: non accadeva dal Gran Premio del Messico dello scorso anno, quando ci riuscì Carlos Sainz.

Per il pilota monegasco quella di oggi è la pole numero 27, la prima all’Hungaroring dove non aveva mai nemmeno ottenuto un posto in prima fila.

Per la Ferrari è la nona pole a Budapest, primato ora condiviso con McLaren e Mercedes, nonché la numero 254 nella storia.

I primi quattro classificati sono racchiusi in appena 51 millesimi di secondo:

  • Leclerc – 1’15″372
  • Piastri – 1’15″398
  • Norris – 1’15″413
  • Russell – 1’15″425

Interessante notare che solo poco più di mezzo secondo ha separato la pole da quello dal decimo tempo, quello di Isack Hadjar (Racing Bulls 1’15″915).

Leclerc ha interpretato al meglio le condizioni della pista

Il miglior tempo assoluto della giornata è stato fatto segnare da Lando Norris in Q2 (1’14″890).

Il tempo della pole di Leclerc gli sarebbe valso solamente il quinto posto nel segmento centrale della qualifica.

Il commento tecnico di Mario Isola – Direttore Motorsport di Pirelli sulle qualifiche del GP d’Ungheria

In FP3 la grande maggioranza dei piloti ha utilizzato la Soft per preparare la qualifica.

Tsunoda, Stroll, Alonso, Ocon, Bearman, Lawson, Hadjar, Albon e Sainz hanno usato un set di Medium per dei run competitivi mentre il duo dell’Aston Martin e quello della McLaren ha effettuato il consueto giro di rodaggio di un set di Hard.

In qualifica, ovviamente, la Soft è stata la protagonista assoluta.

“Una qualifica incredibilmente serrata, con i primi quattro in mezzo decimo e i primi dieci in mezzo secondo, che è il miglior antipasto possibile per una gara che ci auguriamo altrettanto incerta e spettacolare”.

“Domani c’è una buona possibilità di avere un cambiamento nelle condizioni meteorologiche, con una chance di pioggia importante nella mattinata e, chissà, anche durante la gara”.

“A differenza di una settimana fa a Spa, però, credo che oggi tutte le squadre abbiano preparato le vetture per una corsa sull’asciutto su una pista dove, solitamente, il carico aerodinamico è ai massimi livelli”.

“Il cambiamento di condizioni – soprattutto per quanto riguarda la temperatura – potrebbe comunque provocare qualche modifica nei rapporti di forza in campo, come si è visto nel finale di queste qualifiche”.

©Pirelli.com

La spiegazione della pole di Leclerc

“È bastato che la temperatura scendesse di una decina di gradi”, prosegue Mario Isola, “che cadesse qualche goccia di pioggia e che il vento girasse di novanta gradi in punti importanti – come la curva 5 e l’ultimo settore – per creare un po’ di scompiglio e, soprattutto, per alzare i tempi sul giro, saliti di mezzo secondo da Q2 a Q3”.

“Non avendo ancora avuto la possibilità di analizzare i dati, possiamo soltanto dare delle indicazioni di massima: magari il calo delle temperature ha influito sulla fase di preparazione del giro cronometrato e non tutti sono stati in grado di adattarsi alle diverse condizioni”.

“In caso di gara sull’asciutto, la doppia sosta con l’utilizzo prevalente della Hard combinata con la Medium è chiaramente la più veloce”.

“La sosta singola con Medium e Hard protagoniste potrebbe essere scelta da chi, a centro gruppo, proverà ad allungare gli stint gestendo il degrado termico sperando in temperature nettamente più basse rispetto a quelle di ieri e dell’inizio di questa giornata”.

“Fra le opzioni su due pit-stop, da non escludere quella che comprende l’utilizzo di tutte e tre le mescole, con la Soft da usare all’inizio per cercare di guadagnare qualche posizione nelle prime battute e poi, eventualmente, sfruttare la pista libera in occasione del primo pit-stop”.

“Su questo tracciato i sorpassi non sono certo facili e l’undercut è molto efficace”.

Aircela, la benzina sintetica prodotta dall’aria

Photo: Aircela press office

Un giorno, forse neanche così lontano, qualche esemplare di auto a benzina finirà nei musei, testimonianza per le generazioni future di un’epoca in cui l’odore deciso di olio, gomma e carburante per qualcuno significava una botta di adrenalina pura.

Eppure, mentre il mondo dell’automotive svolta deciso verso l’elettrico, l’idrogeno, il fotovoltaico e tutto ciò che inquina meno, c’è in giro ancora qualcuno convinto che l’epopea della benzina non sia da mandare in archivio, anche se in effetti ha bisogno di una sana regolata.

Una startup di giovani americani

Photo: Aircela press office

Esattamente quella che ha scelto di dare la “Aircela”, una startup messa in piedi da un gruppo di giovani cervelloni newyorkesi guidati da una coppia, Eric e Mia Dahlgren.

Partendo dalle ricerche di Klaus Lackner, fisico e professore universitario che aveva teorizzato la cattura diretta dell’aria, il team ha creato un sistema modulare a nido d’ape assai compatto, in grado di produrre ogni giorno fino a 4 litri di benzina sintetica.

Un’inezia, ovvio, ma in certe cose non va guardata la quantità, quanto piuttosto la fattibilità che sta a monte di tutto.

E non basta ancora, perché l’impianto – presentato ufficialmente pochi giorni fa su un rooftop del Garment District di Manhattan – è anche in grado di eliminare fino a 10 kg di anidride carbonica dall’atmosfera ogni 24 ore di funzionamento.

Ultimo punto a favore, come se ancora non bastassero i precedenti, la perfetta compatibilità della benzina sintetica – del tutto priva di zolfo, etanolo e metalli pesanti – ai motori e le infrastrutture esistenti.

Un concentrato di processi chimici

Photo: Aircela press office

Il tutto, come accennato, avviene attraverso un macchinario che sfrutta l’energia solare per alimentare il processo di sintesi, rendendo l’impianto una soluzione pratica per zone remote e isolate dove l’energia elettrica non arriva o arriva male.

L’impianto riunisce tre processi chimici piuttosto noti: la cattura diretta della CO2 (DAC, Direct-Air-Capture), l’elettrolisi dell’acqua per ottenere idrogeno e la sintesi catalitica in carburante liquido.

All’interno, la CO2 viene assorbita tramite un solvente a base di KOH (idrossido di potassio), sostanza alcalina che reagisce con l’anidride carbonica presente nell’atmosfera formando carbonati, mentre un passaggio elettrochimico successivo rigenera il KOH e rilascia CO2 pura, pronta per essere utilizzata nella sintesi.

L’idrogeno ottenuto per elettrolisi dell’acqua si combina con la CO2 per produrre metanolo, successivamente trasformato in benzina secondo il processo MTG (Methanol-to-Gasoline) sviluppato dalla ExxonMobil già alla metà degli anni ‘70. Nulla di nuovo quindi, se non l’aver condensato tutto in poco spazio.

Rifornimento alla pompa

“Per produrre gas da aria e acqua, la macchina utilizza l’elettrolisi – ha spiegato il team – processo che scompone l’acqua in idrogeno e ossigeno. Questo idrogeno rappresenta una delle componenti fondamentali nel successivo processo di produzione della benzina.

Innovazioni nell’elettrolisi avanzata sono necessarie per migliorare l’efficienza di produzione dell’idrogeno, riducendo al contempo il consumo energetico necessario.

Gli sviluppi continuano a rendere questo processo economicamente ed energicamente sostenibile, con l’obiettivo di minimizzare perdite e di massimizzare la resistenza operativa nel lungo termine, rendendo l’idrogeno prodotto una risorsa affidabile e conveniente per la generazione di carburante”.

Photo: Aircela press office

Quando il processo è terminato, è sufficiente estrarre la pompa e versare il carburante sintetico, esattamente come succede per benzina e gasolio.

Ma i giovani newyorkesi non si sono messi in testa di intralciare o sostituirsi alla transizione verso l’elettrico e tutto il resto, quanto piuttosto di diventare un’idea transitoria per quelle realtà in cui il passaggio non è economicamente sostenibile per via dei costi elevati come nel caso di isole, comunità montane, impianti industriali e zone portuali.

Quasi pronti per la produzione su larga scala

Fra i problemi ancora da superare il prezzo di ogni macchinario, che secondo gli ideatori a regime potrebbe oscillare sui 5mila dollari, mentre adesso supera i 20mila.

Comunque sia, l’azienda prevede di avviare la produzione su larga scala alla fine di quest’anno, mettendo in circolazione “Migliaia di sistemi Aircela prodotti in serie che opereranno come server farm per carburante verde”.

In compenso, sempre facendo i conti, il costo del carburante ottenuto non supererà i 4 dollari a gallone, più o meno un dollaro a gallone.

Per chi ha voglia di restarci male, tradotto in valuta corrente significa più o meno 80 centesimi di euro per avere in cambio quasi quattro litri di benzina sintetica.

Diteci dove si firma, e arriviamo in massa.

Chevrolet Corvette ZR1X and ZR1: the fastest cars from an american carmaker

Chevrolet Corvette
Immagine ©GM

The Chevrolet Corvette Z06, ZR1 and ZR1X conquered the Nürburgring Nordschleife, which is almost 23 kilometres long.

The three cars set official lap records for vehicles manufactured by an American manufacturer.

Chevrolet Corvette: three Americans in Germany

Drew Cattell, at the wheel of the electrified all-wheel drive Chevrolet Corvette ZR1X, completed a lap in 6:49.275.

Brian Wallace, at the wheel of the 1,064 horsepower ZR1, recorded a time of 6:50.763 with the Chevrolet Corvette ZR1.

The Chevrolet Corvette Z06 with a 670-horsepower naturally aspirated V8 driven by Aaron Link recorded a lap time of 7:11.826.

Mark Reuss, president of GM, stated emphatically that “these are the best Corvettes in history, period”.

Chevrolet Corvette
Drew Cattell, al volante della Corvette ZR1X/Drew Cattell, at the wheel of the Corvette ZR1X. Immagine ©GM

They were prototypes/pre-production models

The Corvettes that starred in the performance at the Nürburgring were all production cars manufactured in the United States, with the only modifications being to commit the safety equipment.

The circuit regulations, in fact, require roll bars, racing seats, fire extinguishers and six-point safety belts.

All of them set lap times for the Prototype/Pre-production category, as the ZR1 and ZR1X are not for sale in Europe and the Z06 was a North American variant.

Chevrolet Corvette
Brian Wallace aal volante della Corvette ZR1/Brian Wallace at the wheel of the Corvette ZR1. Immagine ©GM

The drivers of the Chevrolet Corvette

Link (800 laps), Wallace (425 laps) and Cattell (600 laps) have extensive experience on the Nürburgring Nordschleife.

Together, they have accumulated 31 appearances developing and testing GM vehicles.

The track

The circuit offers unique driving dynamics that test both drivers and vehicles, which is a key factor in fine-tuning the Corvettes and ensuring the performance that customers expect.

Since 2019, lap times have been recorded, homologated and officially published by the Nürburgring, with car manufacturers providing video evidence of their attempts.

To date, the fastest production car ever (Super Sport category) is the Mercedes-Benz AMG One with 6:29.090, followed by the Porsche 911 GT2 RS Manthey Performance Kit (Sport category) with a time of 6:43.300.

Chevrolet Corvette
Aaron Link davanti alla sua Corvette Z06/Aaron Link in front of the Corvette Z06. Immagine ©GM

Chevrolet Corvette ZR1X e ZR1: le americane più veloci sullo Nordschleife

Chevrolet Corvette
Immagine ©GM

Le Chevrolet Corvette Z06, ZR1 e ZR1X alla conquista del Nürburgring Nordschleife, lungo quasi 23 chilometri.

Le tre vetture, infatti, hanno stabilito i giri record ufficiali per veicoli realizzati da un Costruttore americano.

Tre americane in Germania

Drew Cattell,  al volante della Corvette ZR1X a trazione integrale elettrificata ha completato un giro in 6:49.275.

Brian Wallace, al volante della ZR1 da 1.064 cavalli, ha fatto registrare un tempo di 6:50.763 con la ZR1.

La Corvette Z06 col V8 aspirato da 670 cavalli guidata da Aaron Link ha fatto registrare un tempo sul giro di 7:11.826.

Mark Reuss, presidente di GM ha dichiarato perentorio che “queste sono le migliori Corvette della storia, punto e basta”.

Chevrolet Corvette
Drew Cattell, al volante della Corvette ZR1X/Drew Cattell, at the wheel of the Corvette ZR1X. Immagine ©GM

Le Chevrolet Corvette dei record erano prototipi/pre-produzione

Le Chevrolet Corvette protagoniste della performance sul Nürburgring erano tutte vetture di serie prodotte negli Stati Uniti, con le uniche modifiche sullle dotazioni di sicurezza.

il regolamento del circuito richiede, infatti, roll-bar, sedili da corsa, estintore e cinture di sicurezza a sei punti.

Tutte hanno stabilito i tempi sul giro per la categoria Prototipi/Pre-produzione, poiché la ZR1 e la ZR1X non sono in vendita in Europa e la Z06 era una variante nordamericana.

Chevrolet Corvette
Brian Wallace aal volante della Corvette ZR1/Brian Wallace at the wheel of the Corvette ZR1. Immagine ©GM

I piloti delle Chevrolet Corvette

Link (800 giri), Wallace (425 giri) e Cattell (600 giri) hanno una vasta esperienza sul Nürburgring Nordschleife.

Complessivamente hanno accumulato 31 presenze per sviluppare e testare i veicoli GM.

La pista

Il circuito offre infatti dinamiche di guida uniche che mettono alla prova sia i piloti sia i veicoli e questo è un fattore determinante per la messa a punto delle Chevrolet Corvette e garantire le prestazioni che i clienti si aspettano.

E’ dal 2019 che i tempi sul giro vengono registrati, omologati e pubblicati ufficialmente dal Nürburgring, con le Case automobilistiche che forniscono prove video del tentativo.

A oggi l’auto di serie più veloce in assoluto (categoria Super Sport) è la Mercedes-Benz AMG One con 6:29.090, seguita dalla Porsche 911 GT2 RS Manthey Performance Kit (categoria Sport) con un tempo di 6:43.300.

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Aaron Link davanti alla sua Corvette Z06/Aaron Link in front of the Corvette Z06. Immagine ©GM

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