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Dacia Hipster Concept: pronta per l’Europa

Dacia Hipster Concept

Lo abbiamo già scritto più volte. In questi ultimi anni Dacia è cambiata profondamente, creando una nuova immagine di sé stessa senza tuttavia tradire quel ‘best value for money’ che ne ha decretato il successo.

L’utilizzo della tecnologia più avanzata del Gruppo Renault ha contribuito a elevare il livello tecnico delle Dacia; tuttavia, nell’interessante Product Day 2025 tenutosi a Parigi a fine settembre è emerso come la Casa rumena stia percorrendo una sua strada, tecnica e stilistica, e su questo fronte si ponga definitivamente al pari delle altre componenti dell’Alleanza.

Un segnale forte di questo nuovo posizionamento viene proprio dal Concept Hipster, la più radicale tra le novità presentate a Parigi.

La nuova proposta Dacia, ci piace scriverlo, va nella direzione da anni auspicata da Auto Tecnica. Posizione che abbiamo ribadito anche in audizione di fronte alla Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera e ai parlamentari interessati al sostegno dell’industria automotive in Europa.

Ed è positivo che in questi mesi proprio Ursula von der Leyen abbia parlato di ‘auto europea’ come medicina per sostenere questo comparto industriale.

Una posizione che sicuramente favorirà un certo allineamento anche tra le Case Costruttrici.

Dacia Hipster Concept

Dalla parte degli utenti

Dacia Hipster Concept nasce innanzitutto dall’analisi delle reali esigenze degli utenti, delle ormai croniche difficoltà di circolazione e parcheggio nelle grandi città e non ultimo dal rispettare criteri di basse emissioni nel ciclo vita del veicolo, che sappiamo essere una priorità, soprattutto per l’Europa (e non solo per i veicoli a motore), dove l’energia costa cara ed è in buona parte acquistata oltre i confini dell’Unione.

Ovviamente non si può e non si deve negare la lunga tradizione dell’industria europea dell’auto, con i brand storici più blasonati che dovranno continuare a presentare le auto da sogno che li hanno resi famosi nel mondo, ma il reinventare l’auto popolare, accessibile a tutti, è diventato un obbligo non più procrastinabile.

Meno massa, più piccole e poco costose

Nel progettare Dacia Hipster Concept si è posta grande attenzione al peso, ponendosi l’obiettivo, restando in casa Dacia, di renderla il 20% più leggera della Spring.

Meno peso significa utilizzare meno materia prima e meno energia per la produzione, ma anche meno massa da accelerare, fase transitoria che sappiamo essere quella maggiormente energivora, al pari della frenata, che però col recupero energetico per la ricarica delle batterie risolve la dispersione in calore (e in emissioni di polveri sottili) di tutta l’energia cinetica accumulata dal veicolo.

L’obiettivo di Dacia Hipster Concept è anche quello di dimezzare l’impronta di carbonio su tutto il ciclo di vita del veicolo rispetto ai migliori modelli elettrici oggi disponibili.

Dacia Hipster Concept

Pensata per le reali esigenze del cliente

Dacia Hipster Concept non è una semplice piccola auto da città, ma con quattro posti e un bagagliaio vero può essere impiegata anche per piccoli trasferimenti extraurbani.

L’analisi delle reali esigenze di mobilità è illuminante: in Europa la velocità media negli spostamenti è di 56 km/h; in media ogni auto trasporta 1,6 persone; la distanza percorsa quotidianamente è meno di 40 km.

Ovviamente le medie sono sempre da prendere con le pinze, ma molti di noi crediamo possano in qualche modo ritrovarsi in questi numeri.

E poi il prezzo. Le auto oggi sono troppo care.

Anzi, forse le ‘piccole’ sono, in proporzione, più care delle ‘grandi’, cosa che, insieme all’incertezza sul futuro tecnologico della trazione e a una generale recessione, ha portato a un crollo delle vendite delle auto ‘da grandi numeri’.

È sotto gli occhi di tutti come il prezzo medio delle auto nuove sia aumentato in modo esponenziale.

Secondo Dacia, infatti, dal 2010 al 2024 esso è cresciuto, in Europa, del 77%, molto più del potere d’acquisto delle famiglie.

Se con la Spring Dacia ha reso accessibile la mobilità elettrica, con Hipster Concept, vuol fare ancora meglio, creando (o meglio ricreando) un’autentica ‘macchina del popolo’.

Dacia Hipster Concept
L’autore con David Durant

La parola al designer

Che ci sia un cambio di paradigma in atto lo si evince dalle parole di David Durant, direttore dell’exterior design di Dacia. Questa la nostra breve intervista.

David, innanzitutto congratulazioni per questo lavoro. Molto interessante. Come è nata l’idea?

Il brief è stato molto semplice ed è partito dalla considerazione che il prezzo di vendita delle auto, negli ultimi dieci anni, è cresciuto a dismisura, senza un aumento proporzionale dei salari.

E questo ha portato milioni di persone a non poter acquistare un’auto nuova adatta alle proprie esigenze e alle tasche.

Serve un cambio epocale dunque.

Certo. La gente continua ad avere bisogno dell’auto, sia chi vive nelle grandi città, nonostante possa usufruire di mezzi pubblici più o meno efficienti, sia soprattutto chi vive nelle periferie e nelle aree limitrofe e che in città ci deve andare per lavoro.

Pensiamo, ad esempio, a chi lavora negli ospedali o nei servizi, in ore in cui i trasporti pubblici non sono attivi.

Noi abbiamo pensato a queste persone e ragionato sul fatto che l’unica strada per fare un’auto più accessibile è quella di farla il più compatta possibile, ma con quattro posti reali e un bagagliaio, e più leggera, per ridurre i costi del materiale utilizzato e l’energia per produrla.

Teniamo conto che un terzo del costo di un’auto elettrica è nella batteria.

Ridurre la massa significa montare una batteria più piccola e leggera e, in conclusione, tenere il prezzo di vendita più basso.

Quali sono stati i criteri che hanno ispirato il design della Dacia Hipster Concept?

Semplicemente abbiamo disegnato l’auto attorno ai quattro posti, cercando di rimanere entro i tre metri di lunghezza.

Chiaramente la sfida è stata rendere accettabile e attrattiva la forma dal punto di vista del design.

Non potevamo fare una semplice scatola di plastica, il pubblico non l’avrebbe mai accettata. E non potevamo neanche trascurare i criteri minimi di sicurezza.

Da qui siamo arrivati a definire una forma a parallelepipedo, che è l’unica che consente di massimizzare gli interni con minime dimensioni esterne e favorisce una posizione di guida alta, che sappiamo essere molto gradita dall’utenza per il senso di sicurezza e dominio del veicolo che questa trasmette.

Abbozzato il progetto, siamo entrati nei dettagli di ogni parte del veicolo per trovare la miglior soluzione al minor costo, come le maniglie chiudiporta, i vetri scorrevoli, la dashboard semplificata e molto altro, senza trascurare l’ergonomicità e ciò che può rendere più piacevole la vita a bordo.

Abbiamo anche guardato al passato: Renault 4, Fiat Panda e la Mini erano auto semplici, popolari, economiche e si sono guadagnate la reputazione di piccole ‘supercar’ di cui essere orgogliosi utilizzatori. Questo dimostra che è possibile costruire auto semplici e compatte con un buon design senza obbligatoriamente sforzarsi di ridurre in scala le auto più grandi.

Dacia Hipster Concept

Quindi non ‘auto piccole’ ma ‘piccole auto’…

Esattamente. Forma e funzione dedicate all’utilizzo che si deve fare del veicolo, senza emulare, in piccolo, le auto di lusso, ma esprimendo una personalità decisa.

Un’altra fonte di ispirazione sono state le kei-car giapponesi, che formano una categoria a sé con un design più rivolto al prodotto che allo stile.

Da qui nasce la nostra grande cura degli interni, partendo dai sedili, ispirati alle sedie d’ufficio, fatte per essere utilizzate tutto il giorno.

Anche per la struttura abbiamo ipotizzato soluzioni diverse dalla classica monoscocca in metallo, partendo da elementi in tubi d’acciaio integrati da pannellature in plastica composita.

Sarà una sorpresa anche dal punto di vista del processo, tanto che per essere prodotta dovrà essere progettata una linea di assemblaggio dedicata.

Quando vedremo la dacia Hipster Concept in strada?

Bella domanda. Noi abbiamo sviluppato questo concept con l’intento, ovviamente, di dargli seguito con un’auto di serie e per questo abbiamo lavorato su diverse ipotesi.

Il fattore chiave risiede nelle attuali regolamentazioni. L’auto potrebbe essere prodotta come L7 (quadriciclo pesante – ndr) ma questo implica un peso massimo di 450 kg senza batteria, poco compatibile con queste dimensioni.

Se passiamo alla categoria M1, ovvero quella delle auto ‘normali’, le normative ci obbligherebbero a montare una serie di ADAS e dispositivi di sicurezza ed elettronici che complicherebbero il veicolo, lo renderebbero più pesante e farebbero crollare i presupposti che abbiamo citato.

In buona sostanza lo porterebbero fuori dal ‘target price’ che ci siamo imposti. Per questo siamo molto curiosi di vedere cosa farà la UE di Ursula von der Leyen, che qualche settimana fa ha annunciato che in Commissione si sta lavorando a una regolamentazione specifica per un veicolo europeo.

Noi di Dacia siamo pronti a sviluppare il progetto secondo questa nuova regolamentazione. Hipster Concept è nato proprio per poter essere facilmente virato su più soluzioni.

Se nascerà, Dacia vorrà essere pronta a entrare in questo nuovo segmento.

Come pensate si posizionerà questa nuova ipotetica ‘auto europea’?

Credo che sarà a metà strada tra L7 ed M1; non ci aspettiamo grandi prestazioni, 80-90 km/h sono abbastanza per il commuting attorno alla città.

Non sarà un’auto per andare in vacanza ma una compagna di tutti i giorni.

Basse prestazioni significano sistemi di sicurezza adeguati e che non eleveranno troppo il prezzo finale di vendita.

Noi crediamo che un peso massimo di 700-800 kg sia la chiave per mettere nell’auto ciò che serve per renderla vicina a un’auto tradizionale, staccandosi dal quadriciclo.

Un’autonomia di 150 km crediamo possa essere sufficiente per poter utilizzare il mezzo per una sola ricarica settimanale e il sistema di ricarica lo immaginiamo a 220V per utilizzare le prese domestiche con tempi di ricarica di qualche ora, tipicamente nella notte.

Il sistema di ricarica veloce è un altro elemento costoso che va evitato.

Dacia Hipster Concept

Vedo che avete utilizzato vetri piani ovunque. Anche questo per ridurre i costi?

Non proprio. Teniamo conto che i fornitori di vetri oggi non sono attrezzati per produrre in grande serie vetri piatti, poiché la norma è utilizzare vetrature curve.

No, lo scopo non è una riduzione costi ma seguire la forma cubica dei volumi, che, come detto, ottimizzano gli spazi.

Possiamo dire, riprendendo un vecchio slogan, che la Hipster Concept è più grande dentro che fuori!

Dacia Hipster Concept

Trasporti green: Master gratuito PoliTo per formare i progettisti

Trasporti green

La logistica e i trasporti stanno vivendo una trasformazione senza precedenti, guidata dalla transizione verso

  • la mobilità sostenibile,
  • l’elettrificazione,
  • l’uso di combustibili rinnovabili,
  • la crescente digitalizzazione dei processi e dei sistemi all’interno dei veicoli.

Per rispondere alle sfide poste dai target europei di neutralità carbonica e riduzione delle emissioni, l’industria richiede nuove competenze multidisciplinari, capaci di integrare conoscenze meccaniche, elettroniche, energetiche e informatiche.

In questo contesto, il Politecnico di Torino, in collaborazione con Iveco Group e con il sostegno della Regione Piemonte, annuncia l’apertura delle iscrizioni alla terza edizione del Master Universitario di II Livello in “Smart Commercial Vehicles for Sustainable Mobility”.

Il percorso didattico nasce per formare professionisti capaci di progettare e integrare tecnologie innovative applicate ai veicoli commerciali, utilizzando metodologie avanzate di simulazione e di validazione virtuale.

Ezio Spessa, Coordinatore del Master e Professore Ordinario presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino:

Ezio Spessa

“Riduzione delle emissioni, decarbonizzazione e sostenibilità, realizzate mediante l’introduzione di nuovi vettori energetici, della connettività fra veicoli e grazie alle nuove infrastrutture per migliorare la sicurezza e gestire i flussi di traffico e merci, sono le sfide che stanno ridisegnando la logistica e il settore dei veicoli commerciali”.

“Per superarle servono competenze multidisciplinari e la capacità di sviluppare soluzioni tecnologiche che siano sostenibili a livello di sistema”.

“Il Master “Smart Commercial Vehicles for Sustainable Mobility” nasce proprio con l’obiettivo di formare ingegneri dotati delle competenze necessarie per guidare l’evoluzione del settore, offrendo ai giovani laureati un percorso formativo gratuito e finalizzato a un immediato e qualificato inserimento nel mercato del lavoro”.

“Tale iniziativa testimonia l’impegno costante del Politecnico di Torino nella promozione dell’innovazione e della sostenibilità, in coerenza con la propria missione istituzionale”.

Un Master innovativo, gratuito e direttamente connesso al mondo del lavoro orientato verso i Trasporti green

Il Master di II Livello in Smart Commercial Vehicles for Sustainable Mobility combina formazione accademica avanzata ed esperienza pratica in azienda.

Gli studenti selezionati, giovani laureati magistrali in ingegneria under 30, vengono assunti con un contratto di apprendistato di alta formazione a tempo indeterminato da Iveco Group, garantendo un percorso di crescita professionale già durante i due anni di corso.

Il programma si rivolge a neolaureati con background nelle aree

  • ingegneria industriale,
  • ingegneria informatica,
  • ingegneria elettronica
  • o affini,

desiderosi di sviluppare competenze all’avanguardia nel settore dei veicoli commerciali, con particolare attenzione a

  • mobilità sostenibile,
  • elettrificazione,
  • digitalizzazione,
  • tecnologie emergenti.

La formazione comprende lezioni universitarie, project work integrati in team aziendali e autoapprendimento, offrendo un’esperienza interdisciplinare e direttamente applicabile al contesto industriale.

Gli sbocchi professionali sono concreti e consolidati.

Nelle prime due edizioni, la quasi totalità degli apprendisti è stata confermata in ruoli qualificati all’interno del gruppo, in particolare nelle business unit di IVECO e FPT Industrial, con prospettive di carriera e crescita professionale significative.

Il programma didattico del Master

Il Master si sviluppa su due anni, con un programma didattico articolato che combina formazione universitaria avanzata e attività pratiche in azienda.

Gli studenti seguono circa 400 ore di lezioni erogate dal Politecnico di Torino, integrate da oltre 700 ore in azienda e da momenti di autoapprendimento, per un totale di 1.500 ore di formazione complessiva.

Il percorso si articola in due fasi.

  • La prima fase è di allineamento dei background, rivolta a studenti provenienti da corsi di studio diversi.
  • La seconda fase è di approfondimento interdisciplinare, che culmina nei project work sviluppati in collaborazione con IVECO e FPT Industrial.

I project work rappresentano un elemento fondamentale del Master, offrendo agli apprendisti la possibilità di applicare conoscenze teoriche a sfide concrete.

Ogni progetto è seguito da un tutor accademico e da un referente aziendale e si inserisce in un contesto collaborativo con team di lavoro multidisciplinari.

Tra i project work delle edizioni precedenti, la progettazione di un veicolo commerciale elettrico avanzato, con attività che spaziavano dall’ottimizzazione della batteria all’integrazione di sistemi di infotainment e di connettività cloud fra il veicolo e altri veicoli o infrastrutture (V2X), inclusa l’ottimizzazione dei sistemi di gestione termica al fine di migliorare ulteriormente l’efficienza energetica del veicolo, fino alla realizzazione di un “gemello digitale” del veicolo (digital twin) in grado di replicarne il comportamento.

Le iscrizioni al Master di II Livello in Smart Commercial Vehicles for Sustainable Mobility sono aperte fino alle ore 14:00 del 3 novembre 2025.

Tutte le informazioni sui requisiti di ammissione, sulle modalità di partecipazione al bando e sulle scadenze sono disponibili sul sito ufficiale del Politecnico di Torino.

Specchi retrovisori: da Magneti Marelli Parts&Services i ricambi giusti

specchi retrovisori

Magneti Marelli Parts & Services offre un’ampia gamma di specchi retrovisori esterni per auto, veicoli commerciali leggeri e truck che include:

  • corpi specchio completi,
  • vetri,
  • calotte,
  • indicatori di direzione,
  • cablaggi.

La gamma comprende anche una selezione di specchi retrovisori interni, completando l’offerta per una copertura ottimale delle esigenze del mercato aftermarket.

Tutti gli specchi retrovisori di Magneti Marelli Parts & Services sono Original Equipment: si tratta degli stessi componenti destinati al primo equipaggiamento dei costruttori automobilistici, rendendoli ideali per un montaggio rapido, preciso e privo di difficoltà, e garantendo prestazioni identiche a quelle del componente installato in fase di produzione del veicolo.

Uno specchietto di qualità OE, realizzato con le migliori tecnologie e per integrarsi perfettamente nel mezzo su cui è installato, è determinante per consentire al conducente una perfetta visuale della strada, a tutto beneficio della sicurezza di guida soprattutto a velocità elevate.

La gamma, in costante aggiornamento per seguire l’evoluzione del parco circolante, permette di soddisfare le esigenze dei veicoli più diffusi, anche dei modelli di automobili più recenti come le ultime generazioni di

  • Audi A3,
  • Opel Corsa,
  • Peugeot 208,
  • veicoli commerciali quali Renault Master e Trafic, Volkswagen Caddy, oltre al top di vendita Fiat Ducato 2024.

L’eccellenza tecnica Original Equipment

Gli specchi retrovisori Original Equipment rappresentano il risultato di un processo di co- progettazione che integra simultaneamente ottimizzazioni aerodinamiche, vibro-acustiche e prestazionali specifiche per ogni piattaforma veicolare.

La calibrazione delle superfici riflettenti avviene attraverso processi controllati che garantiscono coefficienti di riflessione ottimali e tolleranze di planarità validate mediante tecnologie avanzate.

Il substrato vetroso e i sistemi di fissaggio sono dimensionati per neutralizzare le frequenze di risonanza della struttura portante, mentre la geometria deriva da algoritmi che tengono conto dell’ergonomia visiva del conducente.

Questa sinergia progettuale, che spesso richiede anni di sviluppo e validazione, assicura prestazioni che vanno oltre la semplice compatibilità dimensionale, offrendo l’ottimizzazione sistemica che caratterizza il Primo Equipaggiamento.

Tecnologie avanzate per la sicurezza

L’offerta di specchi retrovisori Magneti Marelli Parts & Services, prodotta in Europa tramite processi produttivi dedicati, comprende componenti in grado di supportare tutte le tecnologie più avanzate, a partire da quelle legate alla presenza dei Blind Spot Information System (BSIS), ossia sensori che monitorano l’angolo cieco di visuale degli specchi retrovisori avvisando il guidatore della vicinanza di altri veicoli.

Questa tecnologia, sempre più diffusa, è una garanzia aggiuntiva per una guida sicura e rilassata, soprattutto in situazioni di traffico intenso.

Gli specchi retrovisori Magneti Marelli Parts & Services offrono caratteristiche di eccellenza grazie a materiali di elevata qualità e alle più recenti tecnologie costruttive. In particolare:

  • lo smorzamento ottimale delle vibrazioni riduce la rumorosità durante marcia, migliorando il comfort acustico per gli occupanti e garantendo un’immagine riflessa stabile anche ad alte velocità;
  • i materiali e le scelte costruttive minimizzano la distorsione della percezione delle distanze, mentre i sistemi antiriflesso sono particolarmente utili nelle ore notturne per attenuare l’abbagliamento causato dai fari di altri veicoli e ridurre l’affaticamento visivo;
  • la presenza di una resistenza interna consente il riscaldamento elettrico degli specchi, prevenendo appannamenti e formazione di ghiaccio.
  • la regolazione può essere sia manuale sia elettrica, con quest’ultima che utilizza un piccolo motore controllato attraverso pulsanti e relè.

Tutte queste caratteristiche vengono personalizzate in base alle specifiche del veicolo di destinazione, garantendo un’integrazione efficiente e su misura per ogni modello.

La gamma è proposta nell’inconfondibile scatola gialla e blu, sinonimo di qualità e protezione ottimale del ricambio.

La confezione, inoltre, facilita un’identificazione rapida grazie all’indicazione del codice originale ed è progettata per minimizzare l’impatto ambientale, pur mantenendo la praticità e sicurezza del prodotto.

Qualità, innovazione e affidabilità

L’eccellenza degli specchi retrovisori Magneti Marelli Parts & Services, frutto di un perfetto connubio tra know-how e innovazione tecnica, garantisce in ogni circostanza la massima sicurezza al volante.

Scegliere questi componenti significa optare per affidabilità, durata e performance ottimali, contribuendo a una guida più sicura e confortevole per tutti.

In un’industria in costante evoluzione, Magneti Marelli Parts & Services continua a innovare, offrendo soluzioni trasversali, integrando tecnologie emergenti e mantenendo sempre alta l’attenzione ai dettagli.

Nokian Tyres Powerproof 2, quando il bagnato non fa paura

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Tra gli obiettivi del nuovo Nokian Powerproof 2, dominare il bagnato – foto © Nokian Tyres

L’estate alle nostra latitudini può sembrare un terreno facile per qualsiasi pneumatico. Ma chi guida e chi progetta pneumatici sa che non è così.

Asfalti roventi, acquazzoni improvvisi e viaggi autostradali a pieno carico mettono alla prova ogni componente della vettura, e ovviamente gli pneumatici sono un po’ come la prima linea di difesa.

Nokian Tyres, storico marchio premium europeo, lancia Powerproof 2, il nuovo pneumatico estivo ad alte (anzi altissime) prestazioni progettato per affrontare anche l’imprevedibilità climatica, con un valido equilibrio tra emozione e protezione.

È pensato per autovetture, SUV e crossover, con una gamma completa che va dai 16 ai 21 pollici e indici di velocità fino a Y (300 km/h).

Estate europea, sfide reali

In Europa l’estate non significa solo sole.

Piogge improvvise, caldo torrido e superfici mutevoli rappresentano un terreno difficile per la gomma, soprattutto quando si viaggia veloci.

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I punti di forza di Powerproof 2 sono il battistrada Twin Force, la mescola Hydro Grip e la struttura Power Lock – foto © Nokian Tyres

L’aquaplaning è un pericolo concreto, e il comportamento dello pneumatico in frenata o in manovra può fare la differenza tra un viaggio tranquillo e un rischio improvviso.

È qui che entra in gioco la nuova generazione di pneumatici Powerproof 2, sviluppata per offrire precisione, aderenza e stabilità senza penalizzare il piacere di guida.

Il segmento delle gomme estive – spiega Tommi Alhola, Senior Vice President Central Europe di Nokian Tyres – resta il più importante nell’Europa centrale e meridionale. Rappresenta il 38,9% di tutti gli pneumatici venduti nei nostri mercati. Gli automobilisti si aspettano precisione nella maneggevolezza, aderenza stabile e frenate impeccabili anche quando il meteo cambia all’improvviso”.

Due anime, un solo obiettivo

Il cuore tecnologico di Powerproof 2 è il concetto Dual Zone Safety, una soluzione che divide il battistrada in due aree funzionali.

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Grazie al battistrada Twin Force, anche sul bagnato Powerproof 2 ha reazioni sempre prevedibili – foto © Nokian Tyres

La prima permette una forte precisione sull’asciutto, con ampie coste centrali e blocchi spalla rigidi per affrontare curve veloci con stabilità.

E poi c’è l’estrema sicurezza sul bagnato, grazie a profonde scanalature longitudinali che drenano efficacemente l’acqua, riducendo il rischio di aquaplaning.

Questa doppia personalità è amplificata da tre innovazioni chiave.

Prima di tutto il battistrada Twin Force, per reazioni sempre prevedibili. Quindi la mescola Hydro Grip, che migliora frenata e durata. E infine la struttura Power Lock, con talloni rinforzati e profilo ottimizzato per la stabilità alle alte velocità.

Sicurezza e comfort di marcia

Powerproof 2 non punta solo alle performance pure in quanto il comfort è parte integrante del progetto.
La
SilentDrive Technology, disponibile su alcune misure, abbassa la rumorosità interna grazie a un materiale fonoassorbente applicato all’interno della gomma.

Il battistrada ottimizzato riduce vibrazioni e rumori di rotolamento, rendendo più piacevoli i viaggi lunghi.

Inoltre, i fianchi rinforzati in fibra aramidica, tecnologia distintiva Nokian, aumentano la resistenza a urti e abrasioni quotidiane. Un vantaggio pratico per chi usa auto pesanti anche in contesti difficili.

Collaudate oltre ogni limite

Ogni Powerproof 2 nasce da un programma di test rigoroso con circuiti in Finlandia e Spagna, prove su taxi, collaudi in convoglio e benchmark indipendenti.

Nokian
foto © Nokian Tyres

TÜV SÜD ha sottoposto il nuovo pneumatico a verifiche comparative con i principali concorrenti premium.

Frenata, maneggevolezza e comportamento sul bagnato hanno confermato la posizione ai vertici della categoria UHP.

Una gamma completa

Diametri disponibili da 16” a 21”
Segmenti High Performance (HP) e Ultra High Performance (UHP)
Indici di velocità V (240 km/h), W (270 km/h), Y (300 km/h)
Applicazioni Auto, SUV, Crossover
Tecnologie principali Dual Zone Safety, Twin Force Tread, Hydro Grip, Power Lock
Rumorosità ridotta SilentDrive Technology (solo su alcune misure)
Fianchi rinforzati Fibra aramidica esclusiva Nokian
Disponibilità Prima della stagione estiva 2026

Due facce dello stesso pneumatico

Nokian Tyres Powerproof 2 è la dimostrazione che la sicurezza non deve togliere nulla al piacere di guida.

È uno pneumatico capace di trasmettere fiducia e precisione anche quando l’asfalto diventa insidioso, senza dimenticare comfort e durata.

In estati sempre più estreme e imprevedibili, rappresenta una risposta tecnologica concreta, frutto dell’esperienza del Nord Europa adattata alle esigenze dei conducenti del Centro e Sud del continente.

Gli automobilisti – conclude Tommi Alhola – cercano controllo saldo, precisione e zero compromessi sulla sicurezza. Powerproof 2 offre tutto questo, senza rinunciare alla sensazione pura della guida estiva”.

Nokian
foto © Nokian Tyres

SIAD e Brembo sostengono la start-up Hydrospark

siad e brembo
Fabrizio Gualandris, AD di Hydrospark con in mano una Cella a ossido solido

SIAD e Brembo annunciano il loro ingresso nel capitale di Hydrospark, start-up incubata e lanciata da Petroceramics, specializzata nello sviluppo di una tecnologia avanzata per la produzione e lo stoccaggio di energia da idrogeno.

L’operazione prevede una partecipazione paritetica fino a 1 milione di euro ciascuno.

Brembo Ventures: dalla parte dell’innovazione

L’investimento da parte di SIAD – gruppo internazionale attivo nei settori Gas Industriali, Engineering, GPL, Gas Naturale e Healthcare – e Brembo – leader globale nelle soluzioni frenanti, che entra nella start-up tramite Brembo Ventures, l’unità di Venture Capital del Gruppo – conferma il valore tecnologico e industriale di Hydrospark.

Un futuro nel segno dell’idrogeno

Hydrospark ha sviluppato una piattaforma modulare e scalabile, basata su materiali ceramici proprietari e processi produttivi ottimizzati, che consente di ottenere celle a combustibile SOC (Solid Oxide Cell) ad alta densità energetica, con costi di produzione ridotti.

Le Solid Oxide Cell, o celle a ossido solido, sviluppate da Hydrospark producono elettricità e calore dall’idrogeno con elevata efficienza e senza emissioni.

Possono inoltre convertire l’energia rinnovabile in idrogeno, offrendo una soluzione avanzata per lo stoccaggio sostenibile dell’energia.

Questa tecnologia è considerata una delle più promettenti per la decarbonizzazione dell’industria e della mobilità, e rappresenta un tassello fondamentale nella costruzione di una filiera dell’idrogeno efficiente e sostenibile.

Hydrospark opererà in questo ambito, con una visione fortemente orientata alla ricerca scientifica, alla scalabilità industriale e alla responsabilità ambientale.

La start-up ha già raggiunto importanti traguardi di validazione industriale e avviato collaborazioni con partner internazionali.

Entro il secondo anno di attività, punta al break- even e a una capacità produttiva di un milione di celle all’anno.

Fabrizio Gualandris, Amministratore Delegato di Hydrospark:

“L’ingresso di due aziende private di così grande prestigio nella nostra compagine sociale rappresenta un passaggio strategico fondamentale”.

“Grazie a questo investimento potremo dimostrare la validità della nostra tecnologia su un impianto produttivo reale e, al tempo stesso, cogliere l’opportunità di crescere e affermarci come attori di primo piano nel mercato dell’idrogeno”.

Bernardo Sestini, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo SIAD:

“L’ingresso in Hydrospark rappresenta per SIAD un investimento in linea con la nostra visione di lungo periodo: contribuire alla transizione energetica attraverso tecnologie innovative”.

“L’idrogeno è un vettore chiave per un futuro decarbonizzato, e Hydrospark unisce competenze industriali e visione tecnologica in un progetto ad elevata innovazione”.

“Come Gruppo, crediamo che la collaborazione tra eccellenze italiane possa generare valore duraturo per il sistema industriale e per le generazioni future”.

Matteo Tiraboschi, Presidente Esecutivo del Gruppo Brembo:

“Il fatto che Hydrospark sia nata nel territorio di Bergamo testimonia la vitalità di un ecosistema locale capace di far emergere realtà innovative ad alto contenuto tecnologico”.

“Il nostro investimento si inserisce in questa visione: sostenere attivamente lo sviluppo di questo ambiente imprenditoriale dinamico e, al tempo stesso, intercettare nuove traiettorie di innovazione che, come nel caso di Hydrospark, possano contribuire a un futuro più sostenibile”.

Massimiliano Valle, Amministratore Delegato Petroceramics SpA:

“L’energia pulita decarbonizzata è un ulteriore importante campo d’applicazione su cui Petroceramics declina competenze e soluzioni tecnologiche d’eccellenza sviluppate nell’ambito delle scienze dei materiali”.

Audi Q3, avanti con stile e prezzi in controtendenza

Audi
La nuova Audi Q3 alla prova dello sterrato - foto © Audi

Movimento d’Avanguardia è un manifesto programmatico, esprime la volontà di guardare sempre avanti pur tenendo assieme il passato e la propria identità.

In questo quadro, e nel corso di una due giorni di eventi glam e serate di gala, l’Audi ha voluto mettere alla prova la nuova Q3.

E, nel contempo, ha rivelato in anteprima la versione Sportback, che andrà ad arricchire la proposta di questa parte del catalogo Audi.

Due milioni di esemplari

La nuova Audi Q3 è stata venduta in oltre due milioni di esemplari in tutto il mondo, 155 mila in Italia.

Audi
foto © Audi

La prima generazione risale al 2011 (ora siamo alla terza), il modello appartiene al segmento C Premium e costituisce un marcato passo in avanti rispetto alla precedente edizione.

Merito del forte travaso di tecnologia dai modelli di alta gamma, a partire dal palcoscenico digitale che contraddistingue l’abitacolo, dall’intelligenza artificiale, dal sistema operativo Android Automotive integrato, dall’illuminotecnica avanzata e dai tanti e innovativi Adas.

Stile più sportivo

Sul fronte del design si nota uno stile più sportivo.

È sottolineato dalla linea di cintura ascendente, dalla griglia single frame rialzata, dalle nuove luci e dalle prese d’aria riviste (che abbassano anche il Cx).

Audi
Deciso il rinnovamento interno con virtual cockpit da 11,9 pollici e display curvo da 12,8 pollici – foto © Audi

Spiccano l’inedita inedita fascia luminosa che raccorda i gruppi ottici posteriori e i quattro anelli illuminati del logo, che arrivano dalla Audi A6 e-tron.

Giova all’immagine complessiva il lieve aumento della lunghezza (4,7 centimetri) e una riduzione dell’altezza (1,5 centimetri).

Internamente il rinnovamento è deciso: il “digital stage” è costituito dal virtual cockpit da 11,9 pollici e dal display curvo da 12,8 pollici del sistema MMI.

Head-up display a richiesta. Inedita l’interfaccia grafica del sistema d’infotainment, nuovi i comandi al volante, incluso il selettore del cambio (a destra, a sinistra ci sono luci e tergicristallo).

Audi
foto © Audi

Su alcune versioni ci sono i vetri acustici. Il guidatore fruisce di un assistente vocale con funzione di autoapprendimento e interazione con ChatGPT.

Illuminotecnica e sicurezza

L’illuminotecnica prevede i proiettori Matrix Led digitali che avvisano di potenziali situazioni di pericolo e aumentano la sicurezza stradale.

Si diceva degli Adas: ci sono integrazioni dei dati cartografici e c’è l’ausilio al parcheggio che permette di “insegnare” all’auto sino a 5 diverse manovre.

Inoltre, memorizza gli ultimi 50 metri percorsi e arretra autonomamente il veicolo, ad esempio per il parcheggio in garage.

Propulsori d’eccellenza

Capitolo motori, preceduto da una puntualizzazione.

Audi
foto © Audi

Tutti i propulsori sono abbinati alla trasmissione a doppia frizione S tronic con cambio a 6 o 7 rapporti.

Inoltre la nuova Audi Q3 è disponibile sia assetto standard sia con sospensioni sportive. Il primo motore è il 1.5 TFSI da 150 CV e 250 Nm di coppia con tecnologia mild-hybrid (MHEV) a 48V e sistema cylinder on demand.

Si passa poi al 2.0 TFSI abbinato alla trazione integrale quattro nei livelli da 204 CV (320 Nm di coppia) oppure da 265 CV (400 Nm).

La motorizzazione Diesel è costituita dal 2.0 TDI da 150 CV (e 360 Nm di coppia).

L’elettrificazione passa attraverso la tecnologia plug-in: propulsore termico 1.5 TFSI a ciclo Miller abbinato a un motore elettrico sincrono a magneti permanenti, con una potenza complessiva di 272 CV (+27 rispetto a prima) e coppia di 400 Nm.

La batteria ad alta tensione da 25,7 kWh ha una capacità quasi doppia rispetto al passato, consente un’autonomia in elettrico sino a 119 chilometri (ciclo WLTP) e ricarica in corrente continua con potenze sino a 50 kW.

Una caratteristica che permette di passare dal 10 all’80% in meno di 30 minuti. Arriveranno (nel 2026) anche un 2.0 litri Tdi a trazione integrale da 193 CV, e un 1.5 ibrido plug-in da 204 CV.

La prova sugli sterrati

La prova di Auto Tecnica si è svolta su un percorso che, partendo da Palermo, si è snodato nell’interno.

Audi
foto © Audi

In questo modo, ha offerto strade ad alto scorrimento, altre secondarie, tutte con un profilo altimetrico molto vario e includendo anche degli sterrati a tratti molto impegnativi.

La versione Diesel si è mostrata di grande fluidità di marcia, aiutata dalle diverse modalità di guida, evidenziando un controllo sempre eccellente.

Il motore a gasolio non tradisce le aspettative, anche in questa era di elettrificazione, mettendo la tradizionale erogazione della coppia al servizio di un modello che sa coniugare anima urbana con propensione al fuori porta.

In modo particolare la nuova Audi Q3 si disimpegna molto bene anche su percorsi off road estremamente accidentati – quasi spiace portarla su questi scenari – confermandosi un modello dai tanti volti, tutti riusciti.

Merito anche delle diverse modalità di guida: sono disponibili gli ammortizzatori adattivi a doppia valvola. La MHEV si segnala per l’estrema gradevolezza di guida e una apprezzabile attitudine rigenerativa.

Prezzi in controtendenza

Discorso listini.

I prezzi oscillano tra 42.500 (Q3 1.5 TFSI MHEV in allestimento Business) e 62.900 euro (Q3 2.0 TFSI Quattro in allestimento S Line Edition).

Ma è da rimarcare che, in epoca di listini costantemente ritoccati verso l’alto, in questo caso i prezzi – versione su versione – scendono.

Sui Diesel siamo a oltre 1.000 euro in meno, sulla 1.5 TSFI a circa 2mila euro. Un segnale in controtendenza.

Audi
I quattro anelli illuminati del logo – foto © Audi

Quando le Rolls fanno bao

Bailey è un cane fortunato, perché la coppia di umani con cui convive da anni stravede per lui. Volendo nulla di così strano, capita spesso che un cucciolo a quattro zampe diventi a pieno titolo un componente della famiglia.

Ma proprio per questo, la fortuna di Bailey non si limita ad aver trovato sulla sua strada la famiglia giusta, quanto piuttosto essere stato scelto da una coppia di americani danarosi assai, specie umana contraddistinta dal non avere alcun problema a mettere mano al portafoglio per togliersi sfizi & capricci in genere vietati al resto del genere umano.

Per amore di Bailey

Tutto questo per raccontare che quando è arrivata l’ora di cambiare la Rolls-Royce in garage – a chi non è capitato, prima o poi? – i due hanno pensato di contattare direttamente il più prestigioso marchio automobilistico della storia per spiegare che volevano una nuova Rolls, ma più che altro da intendere come un tributo su ruote al tenero Bailey.

Bizzarrie che da sempre non spaventano il RR Bespoke Collective, il centro elaborazioni speciali di Goodwood, da decenni allenato a dire sì a chi dentro l’abitacolo ha preteso di infilare di tutto e di più.

Una Spectre elettrica, ma non come le altre

Dopo mesi di incontri, idee, schizzi, disegni e progetti che hanno attraversato l’oceano avanti e indietro, la scelta è caduta su una Rolls-Royce Spectre, prima vettura elettrica prodotta dall’esclusivo marchio inglese con passaporto tedesco.

Una sorta di “city-car” in vendita a poco più di 400mila euro, lunga 5,5 metri realizzata sulla base della Phantom e della Cullinan, equipaggiata con una coppia di motori elettrici, il primo sistemato all’anteriore con 191 kW (260 CV) e l’altro dietro da 360 kW (490 CV), entrambi alimentati da una batteria agli ioni di litio da 102 kWh.

Tinte esterne realizzate appositamente

Ma questo è il meno, perché il bello arriva con tutto il resto, a cominciare dal doppio colore della carrozzeria, che dovendo rigorosamente ricordare la tinta del manto del cane, ha costretto i tecnici a creare due diverse nuance esclusive ispirate al pelo dell’orecchio di Bailey: la “Crystal Fusion” per la parte superiore della Spectre, che cambia intensità in base alla luce, e la “Beautiful Bailey” per tutto il resto.

Per completare il look con un sottile tratto all’altezza della linea di cintura che prosegue fino a culminare in un’impronta della zampetta di Bailey realizzata a mano in oro rosa.

Interni dog-style

Niente rispetto al tripudio di Bailey pensato per gli interni. A svettare nell’abitacolo in pelle Moccasin e Créme Light con intarsi Dark Spice e Casden Tan, un intarsio in legno che raffigura Bailey tra i due sedili posteriori, composto da oltre 180 pezzi di legni pregiati messi insieme a mano in 4 mesi di lavoro.

Finito? Macché, meglio mettersi comodi, perché c’è ancora da raccontare un intarsio del pannello in High Gloss Royal Walnut delle porte che riproduce ancora l’impronta della zampetta di Bailey, dettaglio che d’altronde si ripete anche sul battitacco e sul cruscotto.

Ultimo tocco la “Spirit of Ectasy”, il leggendario simbolo alato che troneggia sul lungo cofano delle RR, riprodotto in oro rosa per evitare cambi di tonalità fastidiosi alla vista.

Quanto sia costato il capriccio non è dato saperlo, così come il nome della famiglia, che in modo anonima si dichiara “orgogliosa del risultato ottenuto dai tecnici Rolls-Royce”.

L’unica grave dimenticanza? Un clacson che al posto delle solite bitonali riproducesse i “Bao” e gli “Arf” di Bailey registrati in presa diretta. Dilettanti.

GP di Singapore F1: le pagelle di Ottavio Daviddi

©Ferrari.com

Al termine del GP di Singapore, vinto dal George Russell ecco come di consueto le nostre pagelle ai Team e ai piloti:

Mercedes 10

La squadra della Stella ha vissuto un prima parte di stagione simile a quella della Ferrari, tra pochi alti e parecchi bassi.

Poi però ha avuto il coraggio di effettuare delle scelte difficili, come rinunciare a degli aggiornamenti poco riusciti. E poco alla volta ha cominciato a risalire la china, riproponendo anche ali flessibili riviste e corrette.

A Singapore, splendido il sottovalutato George Russell (voto 10), autore di pole e vittoria.

©Pirelli.com

Splendido, semplicemente. Kimi Antonelli in ascesa, durante le qualifiche ha ammesso di aver pagato un po’ di emozione, lo stesso – più o meno – gli è capitato al via. Però è stato veloce e ha pure sorpasso Leclerc. Voto 9.

©mercedesamgformula1/mediacentre

Red Bull 9

Un po’ come la Mercedes: macchina difficile, in progressiva ripresa.

Certo, la squadra – anche ora che anziché l’accentratore Horner è diretta dal bravissimo Mekies – funziona sempre e solo per Verstappen.

Max ha tentato il colpaccio delle gomme rosse al via, ma non gli è riuscita una grande partenza.

Impossibile attaccare Russell, anzi ha dovuto a tratti difendersi dalle McLaren. Però, Max è Max, voto 9.

Tsunoda naviga in mezzo del nulla, che peccato. Voto 5.

McLaren 10 e lode

La lode va al titolo Costruttori, il secondo di fila.

Grande vittoria McLaren, vittoria anche per Mercedes (che fornisce i motori).

Anche se forse Toto Wolff non sarà del tutto d’accordo, ma tanto è andata così già lo scorso anno…

Norris (voto 9) chiude davanti a Piastri, molto aggressivo con il compagno di squadra, poco con Verstappen.

Piastri si lamenta (un po’ troppo a dire il vero) ma non perde molti punti in classifica, resta lui (se non gli verrà il “braccino”) il favorito per il titolo. Voto 8.

Per la squadra diretta da Andrea Stella il problema sarà evitare che i suoi piloti si diano gomitate, almeno per quest’anno. In futuro si vedrà.

Ferrari 5

Uscire dalle sabbie mobili di una situazione tecnica mediocre è un’impresa ardua, in questo caso impossibile.

Leclerc (voto 5) è chiaramente frustrato e non da oggi.

©Ferrari.com

Hamilton (voto 5) non sta vivendo la situazione che pensava di poter vivere e nel finale di gara ha anche avuto guai al sistema frenante, beccandosi una penalità che ha rabbuiato ulteriormente la notte di Singapore.

Ha un bel dire Vasseur che c’è del potenziale che non si riesce ad esprimere, ma rischia di ripetersi.

Ormai si aspetta il 2026, ma con mestizia. L’anno prossimo è anche quello in cui si aprirà il mercato piloti, chissà che qualche colpo a sorpresa non coinvolga anche uno dei due piloti rossi.

©Pirelli.com

Aston Martin 6

Le zampate di Alonso fanno sempre divertire, così come i suoi sfoghi via radio. Lotta più per cercare una conferma in vista dell’anno venturo che per cercare un risultato che, tanto, non è alla portata della sua monoposto. Però piace: voto 8.

Stroll è sui suoi livelli: voto 5.

Haas 6

E’ soprattutto il piccolo ferrarista Ollie (ovvero Bearman) che tiene a galla la squadra, con una prova più che dignitosa. Voto 7.

Ocon parecchio indietro, voto 5.

Williams 8

I due piloti pagano a caro prezzo dover partire dal fondo dello schieramento.

Albon (voto 6) non riesce granché a scrollarsi di osso la brutta situazione.

Sainz invece brilla e risale la classifica. Non sarà la stessa soddisfazione di due anni fa, quando vinse, ma meglio di niente. Lui concreto e bravo, voto 8.

Racing Bulls 6

Guai per Hadjar, sempre in palla (voto 6.5) mentre Lawson (voto 5.5) punta sull’overcut, senza grande fortuna.

Sauber 6

Un errore dell’incredibile Hulk (voto 6) nega forse qualche piccola gioia, così come i limiti dell’auto lo negano a Bortoleto (voto 6).

Alpine 5

Va così, quest’anno. Chissà se dal prossimo anno, con il motore Mercedes e un’auto del tutto diversa, la musica sarà differente.

Nel frattempo sia Gasly (voto 6) sia Colapinto (voto 6) restano nell’anonimato.

Almeno l’argentino questa volta non sbatte, a Singapore è già qualcosa.

©Pirelli.com

Pirelli 8

Prima della gara è piovuto, ma il GP è stato asciutto. Non ci sono state criticità. Spiega Mario Isola, direttore del Motorsport Pirelli: “Innanzitutto, complimenti a George Russell per la vittoria e alla McLaren per il titolo Costruttori!”

“Per quanto riguarda la gara, abbiamo avuto l’ennesima conferma che l’attuale generazione di monoposto ha raggiunto un livello di sviluppo così sofisticato da rendere i sorpassi sempre più complicati, tanto più su un tracciato come quello di Singapore che, per le sue caratteristiche, non è certamente il più indicato per favorirli”.

“Inoltre, squadre e piloti sono diventati sempre più bravi a gestire i pneumatici, tanto che abbiamo visto stint di 50 giri con la Medium e di 38 con la Soft”.

“Paradossalmente, anche se avessimo portato qui un’ipotetica C8 difficilmente avremmo avuto un andamento della gara diverso!”.

“Questa sera tutte e tre le mescole hanno dimostrato di essere competitive, come avevamo preventivato”.

“In partenza la Soft è diventata un’opzione interessante, anche alla luce della pioggia caduta poco prima dello schieramento in griglia e, successivamente, ha mostrato di essere molto veloce, come hanno dimostrato gli stint in rimonta di Hamilton e Sainz”.

“Tutto sommato, la mescola più bilanciata fra costanza e prestazione è stata la Medium ma anche la Hard ha offerto una buona prestazione”.

L’idrogeno di Toyota guida la rivoluzione a zero emissioni

Toyota
Toyota Mirai, la vettura a idrogeno del costruttore giapponese - foto © Toyota

Celle a combustibile, ma non solo.

Almeno per Toyota (e per qualche altro costruttore) l’idrogeno è una risorsa e una alternativa per raggiungere l’obiettivo della neutralità carbonica (la filiale europea nel 2040, dieci anni prima che a livello globale) e creare un vero e proprio “ecosistema”.

Perché il nemico è la CO2, non una specifica tecnologia. Che è poi il mantra del colosso nipponico che ha appena inaugurato la Woven City, il paese del futuro a 100 chilometri a sud ovest di Tokyo.

Progettato su un’area di 70 ettari (708mila mq) alle pendici del monte Fuji, è un “laboratorio vivente”, inizialmente popolato da 2mila selezionati abitanti tra residenti e ricercatori a tempo pieno.

Il suo obiettivo è testare e sviluppare soluzioni per l’autonomia, la robotica, la mobilità personale, la domotica e l’intelligenza artificiale.

Sperimentazione già avviata sulle strade

Presso il Toyota Parts Centre Europe di Diest, in Belgio, la filiale continentale del primo costruttore al mondo ha avviato un progetto per la logistica a celle a combustibile.

Per farlo, converte insieme con l’olandese VDL quattro camion DAF.

In servizio da maggio (un quinto veicolo è già pronto), i veicoli industriali sono spinti da un motore da 360 kW.

Toyota
Toyota sta sviluppando l’idrogeno e le celle a combustibile per la neutralità carbonica – foto © Toyota

Con diversi serbatoi piazzati dietro la cabina in grado di contenere 39 litri di idrogeno, i TIR hanno percorso 80mila km con un risparmio di 80mila kg di emissioni di CO2.

Montano anche una batteria da 210 kWh e possono venire ricaricati alla colonnina, ma secondo Toyota l’efficienza della propulsione fuel cell è evidente: 400 km di autonomia e 20 minuti per il rifornimento contro i 220 e le 4 ore di quella puramente elettrica.

Metà dell’idrogeno pulito arriva dalla Cina

In termini di utilizzo (capacità di carico e diametro di volta) non ci sono differenze rispetto ai veicoli diesel.

Solo, necessitano di più attenzione per l’aggancio del rimorchio alla motrice e non possono affrontare qualsiasi pendenza.

Sulla scorta di quanto avviene già in Cina – che produce la metà del “green hydrogen” mondiale, dispone una rete di oltre 400 distributori e ha già su strada più di 4mila veicoli industriali – Toyota ha individuato quattro “corridoi”.

Su di essi intende impiegare senza problema la propria flotta a celle a combustibile: da Diest verso Amsterdam e Rotterdam (nei Paesi Bassi), verso Lille (in Francia) e verso Colonia (in Germania).

La filiale europea ragiona sui costi, che sono ancora elevati: mentre in Cina il prezzo medio dell’idrogeno è di 5 euro, sulle rotte prescelte oscilla tra i 9,9 e 18 euro.

Obiettivo, creare un ambiente a idrogeno

Per rendere competitiva questa opzione servono anche molti veicoli su strada.

L’Unione Europea ha garantito fondi per estendere la rete di rifornimento fissando come obiettivo stazioni di servizio a 700 bar ogni 200 km almeno lungo le rotte più battute dai Tir.

Toyota ha intanto stabilizzato i consumi attorno ai 7 kg/100 km. Un dato sul quale progettare un potenziale “ambiente a idrogeno”.

Nel mondo il colosso del Sol Levante ha già portato su strada 27mila veicoli a celle a combustibile, oltre 4mila dei quali circolano in Europa.

Settecento sono quelle della “captive fleet” di Mirai a Parigi e altre 300 tra Berlino e Amburgo, ma appena una trentina in Italia, nelle zone di Venezia e Bolzano, dove si trovano i due soli distributori “pubblici”.

Toyota continua a lavorare anche sull’idrogeno come carburante, soluzione che ha sperimentato anche in una tappa di una prova del mondiale (in Belgio) sulla GR Yaris.

E che sviluppa anche per decarbonizzare il motorsport, almeno quello dell’endurance, nell’ambito dell’operazione Mission H24 varata dall’Automobile Club de l’Ouest. Il futuro include l’opzione liquida e non più gassosa.

L’alimentazione a celle a combustibile non solo a zero emissioni di CO2 su strada, ma anche a emissioni sonore molto ridotte. E, per chi sta al volante, anche a vibrazioni decisamente più contenute.

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Mobilità sostenibile e zero emissioni con celle a combustibile – foto © Toyota

Kei-Car Suzuki: dal Giappone all’Europa?

kei-car

Kei-Car Suzuki, due parole che si coniugano perfettamente e che presto diverranno di uso comune anche in Europa, dove queste piccole auto a basse emissioni saranno il futuro, se si vuole realmente risolvere il problema del traffico in città e delle emissioni nei grandi centri abitati.

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