
La piattaforma Renault CMF-CD
In occasione del Mondial de l’Automobile di Parigi abbiamo avuto modo di incontrare Philippe Brunet che all’interno dell’Alleanza Renault-Nissan (che a breve comprenderà anche Mitsubishi) ha la responsabilità della piattaforma CMF-CD per il marchio Renault.
La piattaforma CMF prende il nome da Common Module Family, una piattaforma modulare che passa dal segmento C al segmento D, arrivando, con la Talisman Sporter a vetture di quasi cinque metri.
Secondo Renault la piattaforma non è solo quello che intendiamo come tale da un punto di vista della scocca, ma comprende qualche meccanica e altre dell’abitacolo, ad esempio la base sedili e il fissaggio (rigidamente normato per via delle cinture di sicurezza) appartengono alla piattaforma.

Brunet ci ha spiegato come la piattaforma CMF-CD sia entrata in produzione all’inizio del 2013, dopo molti anni di studi, e la sua durata sia prevista fino al 2021. Dovrebbe coprire circa 14 modelli di autovetture a marchio Renault e Nissan apportando risparmi notevolissimi nelle fasi di produzione. Secondo Brunet alcune vetture, come ad esempio la nuova Espace, sarebbero state impossibili senza la nuova piattaforma: produzioni di nicchia non possono essere realizzate senza la comunanza di molti componenti e, soprattutto, di molte lavorazioni in catena. Ecco perché le vetture con la piattaforma CMF-CD sono prodotte negli stessi stabilimenti.
I tempi e i risparmi
Il 2020-21 non è una data limite da un punto di vista tecnico, quanto una questione di opportunità. Anzitutto sull’attuale piattaforma è possibile avere la trazione integrale e il sistema 4Control, ma non ambedue contemporaneamente, ma non è questo il vero limite. Il problema, ci ha spiegato Brunet, è nell’ibridazione delle vetture che sarà richiesta da quel periodo. Occorre maggiore spazio per accumulatori, cablaggi e parti elettriche. La piattaforma attuale non consente questo tipo di strutture ad un costo accettabile.
Ovviamente il tema della riduzione dei costi di R&D e di produzione è stato dominante nel breve incontro che abbiamo avuto. Brunet ci ha spiegato come sia praticamente impossibile quantificare il risparmio, certo è che la progettazione di una nuova vettura sulla piattaforma disponibile (per cui sono disponibili anche “moduli propulsore”) è quasi dimezzato, diverso è la questione per il costo di produzione in quanto occorre valutare con attenzione i numeri prodotti e la gestione degli ammortamenti delle attrezzature specifiche per il modello.
Considerando che la produzione dei modelli che usano la piattaforma negli stabilimenti Renault e Nissan varia da 1,6 a quasi 2 milioni di unità l’anno e che i modelli previsti sono circa 14 si capisce come si tratti di vetture spesso di nicchia come la Talisman o l’Espace che altrimenti sarebbero state assai più costose da realizzare.

La piattaforma CMF-CD è una parte globale dell’Alleanza Renault Nissan e non è un caso che la nuova Koleos, che usa questa piattaforma, sia stata presentata in Cina qualche mese fa.
In conclusione, al di la di quanto ci ha detto Brunet, è evidente come i costruttori cerchino sempre più alleanze sia allo scopo di contenere i costi sia allo scopo di offrire una gamma più variegata. L’ingresso di Mitsubishi, attraverso una partecipazione azionaria, e la sempre più profonda collaborazione con Daimler (con cui Renault sta costruendo uno stabilimento in joint venture) mostrano con evidenza come il futuro vedrà sempre più componenti complessi interscambiabili e sempre più vetture realizzate in coproduzione. Ma non si tratterà solo di rebadging, ogni vettura potrà avere una sua personalità e una sua immagine anche se gran parte dei componenti saranno condivisi con altre vetture.
Lo scopo dell’introduzione delle piattaforme CMF (infatti saranno più di una), secondo i comunicati ufficiali dell’Alleanza nel 2013, è quello di ridurre i costi in generale del 20-30% per l’Alleanza e più specificamente del 30-40% nella produzione e nell’ingegneria di processo, con alcune varianti a seconda nei numeri e del marchio.
















