
Fu un autentico salto quantico: quando, nell’autunno 1988, BMW annunciò la Z1 alla stampa internazionale nella città italiana di Punta Ala, il suo diretto antesignano era parcheggiato nel cortile sul retro dell’albergo; si trattava di una BMW 507 risalente alla fine degli anni Cinquanta – l’ultima sportiva biposto a essere inserita nella gamma BMW. In effetti, il salto nel tempo che portò alla Z1 era di gran lunga superiore ai circa 30 anni intercorsi. Le soluzioni avveniristiche adottate guardavano al futuro – in verità, alcune delle idee più rivoluzionarie sono straordinarie oggi come allora.
Il tutto ebbe inizio con un’idea molto ardita. Al Consiglio di Amministrazione di BMW venne in mente di allestire in una filiale ultramoderna una specie di think tank, completamente isolato da tutti gli altri uffici di sviluppo. L’idea era di dare libero sfogo a ingegneri, tecnici e designer BMW altamente qualificati, affinché potessero trasformare in realtà le loro idee creative migliori.
L’idea fu realizzata agli inizi del 1985. A meno di cinque minuti di macchina dalla sede centrale del Gruppo, nacque una società high-tech totalmente dedicata che sarebbe diventata un benchmark in tutto il mondo: BMW Technik GmbH, nota a livello internazionale semplicemente come “ZT”. Dopo soli sei mesi, il team di 60 persone produsse esattamente i risultati auspicati: concept concreti, studiati per dare nuovo impulso alla produzione automobilistica, nell’ambito di un progetto pilota per l’impiego di nuovi materiali, l’utilizzo di diversi tipi di strutture e la riduzione dei tempi di sviluppo. Non ci volle molto per coniare un nome per tutto questo: Z1.
















