
Opel: lo studio di design che arrivò dagli States – Da quel lontano 1964, anno in cui alcuni ospiti poterono visitare il nuovissimo Opel Design Studio a Rüsselsheim, Opel, di passi, ne ha fatti tantissimi.

L’aspetto più interessante è il legame tra questo Centro Stile e quello pressoché identico, ma di dimensioni sensibilmente superiori, a Warren nel Michigan, patria del Generale (General Motors). Come molti sapranno, infatti, gli studi di design in America iniziarono molto presto e GM fu tra i protagonisti principali di questa lunga evoluzione, iniziata con il leggendario Harley Earl che fu a capo del precoce Art & Color Section, fondato nel 1927 e successivamente rinominato GM Styling. E sempre per chi fosse a digiuno di design e dintorni, vogliamo solo ricordare quanto fu importante per l’azienda americana realizzare auto futuristiche o veicoli dotati di concetti formali unici. Come dimenticare, primo tra tutti, il periodo delle Fifty-Fins, ovvero quello delle pinne degli anni ’50 che caratterizzarono tutta la produzione americana di un decennio. Beh, se ciò non bastasse, fu proprio Harley Earl, il maestro del design, il fondatore del concetto di Centro di Design, a proporre nel 1938 la Buick Y-Job. Queste furono le basi su cui nacque l’Opel Design Studio, una primizia per l’Europa del tempo, ma sopratutto per le aziende automobilistiche di quel periodo che si affidavano a centri stile esterni come quello di Bertone, di Pininfarina e di tanti altri. No, Opel, figlia di GM, adottò la filosofia americana e diede luce all’Opel Design Studio. L’edificio numero 10 di Rüsselsheim divenne noto per la sua inviolabilità, ma del resto, cosa c’era da aspettarsi? Lì dentro venivano studiati tutti i modelli futuri, anche quelli che la gente non avrebbe mai capito e che per questo motivo non videro mai la luce. Nell’edificio numero 10 vennero studiati concetti di stile che non approdarono a nessuna linea di assemblaggio e tanto meno sul pavimento di una concessionaria. Ma permisero a Opel di esplorare nuovi mondi e di sviluppare idee che avrebbero potuto, successivamente, essere utilizzate sui modelli in corso d’opera. L’Opel Design Studio rappresentò sempre un pezzo d’America in Europa, una peculiarità incredibile per un costruttore europeo che, a dispetto di ciò che faceva la concorrenza, decise di disegnarsi le proprie auto. A questo punto, diventa quasi epica la lista dei nomi che passarono presso il Centro Stile di Rüsselsheim. Tra tutti, ci piace ricordare Chuck Jordan, di cui vi forniamo qui di seguito una piccola nota storica. L’ultima creazione dell’Opel Design Studio, almeno tra quelle a noi conosciute, è abbastanza recente. Al Salone di Francoforte del 2013, infatti, è stata messa in bella mostra la Opel Monza Concept, un altro concentrato di forme e volumi da cui nasceranno alcune delle linee delle prossime vetture marchiate Opel.

Chuck Jordan, illustre del design GM
Prima di lui ci sono stati personaggi del calibro di Harley Earl e Bill Mitchell, giusto per fare due nomi che la dicono lunga. Poi, è arrivato anche lui. Anno di nascita, 1927. Una presenza fondamentale in General Motors, dal 1986 al 1992. Circa sei anni di Vice Presidenza del Design presso un costruttore che ha insegnato a tutti il significato di creatività nel mondo dell’auto, che se ne dica. Fu il leader che serviva a GM, capace e appassionato (gearhead, direbbero gli americani). Studiò al mitico MIT e in qualche modo si fece notare portando a segno un primo posto nel concorso GM Fisher Body Craftman’s Guild. Aveva solo 19 anni. Earl lo prese di mira. In senso buono. Tanto che nel 1949 entrò a far parte della grande famiglia di General Motors. A lui si devono tante nuove soluzioni, ma sicuramente tra i modelli concept che tutti ricordiamo c’è la Chevy Corvette XP-700 e il meraviglioso Cameo, un pickup, o meglio un truck, più americano che mai. Se invece vogliamo guardare alle vetture di serie, uno dei maggiori imprinting di Jordan lo troviamo sulla Chevrolet Corvette prodotta nel 1958.

















