Jeremy Clarkson, 510 CV e 1000 bip di troppo

Quando Jeremy Clarkson sale su un’Alfa Romeo, non è mai solo una prova su strada: è una seduta di psicanalisi motoristica, un comizio contro la modernità e una lettera d’amore mascherata da lamentela.

Dopo essersi scagliato contro l’elettrico, “Jezza” aggiunge l’ennesimo capitolo ad una telenovela meccanica consumata sulle pagine del “Times”, dove il più famoso giornalista automobilistico inglese con aspirazioni da contadino ha rimesso le mani su una Giulia Quadrifoglio.

Una berlina da 510 CV, trazione posteriore, pedigree sportivo e un nome che per molti appassionati suona come musica.

Clarkson VS XXI secolo

Prima ancora di infilare la chiave nel cruscotto, Jeremy dichiara guerra al presente: sul mercato attuale non c’è un’auto nuova che comprerebbe. Zero, nemmeno con uno sconto sostanzioso.

Questa volta, il grande imputato è l’esercito di assistenti elettronici alla guida, diventati obbligatori dal 2022 tra Regno Unito ed Europa. Frenata automatica, mantenimento di corsia, avvisi sonori, richiami visivi e vibrazioni varie: un concerto digitale pensato per salvare vite, ma che per Clarkson trasforma il guidatore in un passeggero sotto tutela giudiziaria.

Nella sua visione, l’auto moderna non si guida, è un arcigno sorvegliante armato di bacchetta pronto a rimproverare che fa sentire chiunque un diciottenne al primo giorno di scuola guida.

E, a suo dire, da questo nessuno si salva, dalle supercar italiane alle granturismo britanniche, per finire alle sportive blasonate, tutte finite nello stesso minestrone di elettronica invadente, con in più l’aggravante dell’arrivo di Euro 7, che potrebbe trasformare il volante in un accessorio decorativo.

L’Alfa, la vecchia fiamma

Con Alfa Romeo, Clarkson ha una relazione stabile da anni, turbolenta ma sincera. In passato ha parlato di alcuni modelli del Biscione con toni che oscillavano tra la poesia e la dichiarazione d’amore.

Auto come la Disco Volante o la 8C non erano più semplici veicoli ma esperienze spirituali dotate di targa, e nel 2016, al debutto della Giulia, Jeremy la accolse come il ritorno del rock dopo una lunga era di musica da centro commerciale durante i saldi.

Arrivò perfino a considerarla superiore a una BMW M3, frase che, nel mondo delle sportive, equivale a sferrare il primo pugno in un pub per scatenare una rissa.

L’appuntamento con la Giulia 2023

Insomma, Clarkson decide di passare qualche giorno con la Giulia Quadrifoglio aggiornata, che è un po’ come rivedere un’ex fidanzata rimasta splendida nei ricordi: la speranza è di ritrovare la stessa magia, anche temendo che i corsi di yoga e pilates l’abbiano cambiata.

La potenza c’è ancora: 510 CV, motore V6, trazione posteriore, una ricetta tecnica da strappare il sorriso a chi ama guidare.

Eppure, qualcosa secondo Jezza non torna: la Giulia di oggi è meno indulgente sulle buche, meno vellutata e più rigida del ricordo che aveva in mente. Alfa Romeo assicura di non aver cambiato le sospensioni, ma Clarkson resta scettico

Il test definitivo

Il momento chiave arriva sull’A40 vicino Oxford, non una mulattiera himalayana ma strada normalissima, e qui entra in scena Lisa, la compagna di Clarkson, che incarna il più temibile degli strumenti di misura, il passeggero stufo.

Dopo un po’ di sobbalzi, chiede di rallentare a 80 km/h per rendere il viaggio sopportabile, non esattamente la velocità per godere le delizie di una super-berlina italiana.

Il giudizio di Jeremy è, come sempre, delicato come una mazza da baseball: lasciarsi cadere da una scala a pioli sarebbe stato più confortevole.

Non è colpa di Alfa, ma del mondo

La cosa curiosa è che Clarkson non se la prende davvero con gli ingegneri di Arese e per una volta il dito non punta verso l’Italia ma verso i regolamenti e la direzione presa dall’industria.

Nella sua idea, le auto di oggi sono costrette a essere perfette, responsabili, vigili e irreprensibili, qualità ammirevoli in un medico o in un pilota di linea, appena un po’ meno in un’auto che dovrebbe strappare il sorriso solo mettendola in moto.

La sentenza di Jeremy diventa un’equazione discutibile anche se convincente: più sicurezza equivale a meno anima.

Il consiglio da “ribelle dell’usato”

E qui arriva il suggerimento, chi vuole davvero godersi una Giulia Quadrifoglio, cerchi una costruita prima del 2022.

Una versione meno chiacchierona, meno ansiosa di correggere e meno pronta a ricordare che siamo tutti esseri umani fallibili.

Clarkson la dipinge come l’ultimo baluardo prima dell’invasione di vetture elettrificate e standardizzate, le “scatolette cinesi” che tanto odia.

Una provocazione in linea con un personaggio che usa le parole come l’ascia di un boscaiolo.

Il vero punto della storia

Clarkson non sta solo recensendo un’auto, tira fuori il rimpianto di un’epoca che non c’è più, un tempo in cui guidare significava gestire rischio, meccanica, rumore, odori e vibrazioni, barattati da algoritmi, radar e aggiornamenti software.

Finché ci saranno auto capaci di far brontolare Jeremy Clarkson, probabilmente ci sarà ancora qualcuno disposto a guidare per il gusto di farlo.

E, a giudicare dal tono, lui sarà in prima fila a lamentarsi.

Con affetto, e po’ di malinconia.