Il Registro torna in Sicilia

Il Registro torna in Sicilia. Ennesimo appuntamento per il Registro Italiano Land Rover in Sicilia. Dopo alcuni anni siamo tornati in Sicilia, finalmente. Solo visitandola capisci il perché molti popoli, nei secoli, scoprendola, ne hanno fatto la loro terra. Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli… insomma, è davvero un paradiso e molto di questo, si raggiunge in offroad ed è quello che abbiamo fatto.

Circa 30 equipaggi che hanno coperto quasi tutta la gamma Land Rover e circa 90 persone di tutte le età, sono stati questi i numeri principali del viaggio, che ha toccato ben sette delle nove province siciliane. Come tradizione dei viaggi del RILR, non sono mancate soste, per visitare luoghi caratteristici o di interesse storico. Una voce a parte, in Trinacria, la merita la sosta per il pranzo, che si trasforma in qualcosa di davvero unico. Aiutata soprattutto dalla particolare cura che lo staff mette sia nella scelta delle strutture sia nei menu. La stessa cura impiegata nell’individuare alberghi particolari o bagli storici, insomma, non semplici posti in cui poter mangiare o dormire. Per la partenza abbiamo scelto la cittadina costiera di Castellammare del Golfo, un piccolo borgo, incastonato alle pendici del monte Inici, sul quale poi siamo risaliti, praticamente subito in offroad, su tracciati panoramici con scorci magnifici sia verso il mare sia verso l’entroterra, ridiscendendo in direzione sud, sino a raggiungere il sito archeologico di Segesta. La visita al suo tempio, uno dei migliori conservati al mondo, ci ha introdotti nel modo migliore, a quello che è il leitmotiv dei nostri viaggi: colori e sapori. La struttura svetta, con le sue pietre giallastre, tra il verde della vegetazione circostante e come tutte le opere antiche (questa è del V secolo a.c.) stupisce vederlo ancora lì, incompiuto e maestoso. Terminata la visita, invertiamo la rotta per tornare verso il Tirreno, ma dal versante ovest del monte; ancora in fuoristrada, siamo risaliti verso la costa, lambendo la Riserva dello Zingaro fino alla sosta pranzo, approntata sulla terrazza di un locale tipico, in pieno centro a Scopello, che ci ha regalato una vista, sulla omonima tonnara e su una costa di bellezza incredibile.

Lasciata Scopello, ancora offroad con una nuova scalata, stavolta sul Monte Sparagio, fino a scendere verso i bacini marmiferi di Custonaci e infine Trapani. Attraversato velocemente l’antica “falce” (Drepanon, in greco antico) bagnata da due mari, per raggiungere il “Museo del Sale”, posto nel cuore della Riserva Orientata delle Saline di Trapani e Paceco. Un luogo di grande fascino, dove dopo la visita in un antico mulino, con un aperitivo al tramonto nel cuore di una salina, ci avviciniamo al termine di questa bellissima giornata. Dopo l’aperitivo raggiungiamo, per la cena e il pernotto, un altro luogo dal fascino indiscusso: la Tonnara di Bonagìa, sulla costa a nord di Trapani.

Il mattino della seconda giornata iniziamo una discesa verso la costa a sud, attraversando paesaggi rurali di rara bellezza. Non è la prima volta che passiamo con un viaggio RILR in questa zona, l’ultima fu nel 2010. La cosa che ci ha colpito è il fiorire di vitigni. Cinque anni fa i campi erano coltivati in maniera classica, ora notiamo vigneti ovunque. In considerazione che le uniche cosa viste aumentare nei campi, negli ultimi anni, erano solo mostruosi pannelli fotovoltaici… La cosa ci rincuora non poco.

Come qualche anno fa, ripassiamo nei pressi del “Grande Cretto”, la mastodontica opera del maestro tifernate Alberto Burri, che ricorda la distruzione della cittadina di Gibellina, causata dal terribile terremoto del gennaio 1968. Scopriamo una nuova “sezione” dell’opera, a tutt’oggi ancora in via di ultimazione (iniziata nel 1984), giusto il tempo di qualche scatto fotografico e via di nuovo. La tenuta di Contessa Entellina, della casa vinicola Donnafugata, ci attende. Infatti, ci è stata preparata una degustazione di alcuni dei loro eccellenti vini. Ma non ci dilunghiamo molto (come piacerebbe a molti), abbiamo ancora qualche chilometro di offroad e qualcosa su asfalto. Dobbiamo raggiungere Agrigento per il pernotto, ed essere pronti all’indomani per la visita alla Valle dei Templi, il parco archeologico più grande del mondo.

Al mattino, lasciato l’albergo, ci dirigiamo al sito archeologico, dove ci attende la nostra guida: Rino. Un personaggio di quelli che ogni tanto capita, fortunatamente, di incontrare nella vita. Cattura l’attenzione di noi tutti per oltre due ore, con la storia di questo luogo unico, facendoci “viaggiare” nel tempo. Finiamo la visita e via, ora offroad. Lasciamo l’asfalto e ci inerpichiamo, su una delle varianti impegnative tracciate dall’incessante lavoro dello staff, durante i “prescout”; subito troviamo una variante: un sentiero per motociclisti che lo staff, nei limiti delle possibilità, ha ripulito dalla vegetazione e dalla pietre, ma che non ha modificato sulla pendenza: una vera scalata. Raggiunte le pale eoliche in cima all’altura, iniziamo a ridiscendere fino al lago San Giovanni, per poi raggiungere un antico baglio, nei pressi di Naro, per il pranzo. Dopo la pausa ripartiamo, ancora in fuoristrada, con un tracciato tra i più apprezzati tra gli equipaggi. Attraversiamo campi coltivati, piccoli boschi, in una tavolozza di colori incredibile e per finire una variante molto emozionante: una discesa ripidissima in una gola… un minimo di apprensione iniziale per tutti, ma nessun problema durante la discesa. Sul finale della giornata, un temporale ci saluta a modo suo e lo fa in una variante molto esotica: mentre attraversiamo (per tre volte, guadandolo) un fiume, all’interno di un vero e proprio canyon. Anche in questo caso molte emozioni e nessun problema, neanche per una esclusiva Range Rover Vogue. Ma non avevamo dubbi. Ormai siamo nel cuore della Sicilia, infatti raggiungiamo Enna per il pernotto e la cena. Questa preparata in un bellissimo baglio, rinnovato ma ancora con il suo antico fascino.

Giornata speciale quella della quarta tappa, ormai l’Etna ci sorveglia, avvolto dalle nuvole e noi iniziamo a inoltrarci verso i Nebrodi, uno dei luoghi più belli e affascinanti di tutta la Sicilia. Il cambio di quota si avverte a occhio nudo, infatti la vegetazione qui è ancora di un verde intenso e profondo. Lasciata Enna, attraverso tracciati in offroad ci avviciniamo a Troina, dove arriviamo per il pranzo. Nel pomeriggio, percorrendo i tracciati sulla dorsale dei Nebrodi, attraversiamo boschi fitti, dove riusciamo anche a incontare un piccolo branco di “maialini neri dei Nebrodi”, che qui vengono allevati allo stato brado. In una variante, costeggiamo un acquedotto incompiuto, ma che comunque è riuscito a deturpare notevolmente il paesaggio: enormi piloni in cemento e tubature sospese, tutto abbandonato. Un tratto della nostra variante passa all’interno di questo acquedotto, infatti sono state scavate due strette gallerie, per far scorrere l’acqua e ormai usate come “strada” dai pastori. Nel pomeriggio attraversiamo Randazzo, per raggiungere il nostro hotel, ormai sulle pendici dell’Etna a Castiglione di Sicilia. Qui dopo la cena, le consuete premiazioni ai partecipanti al tour.

All’indomani partiamo per affrontare i tracciati “nella” lava. Infatti risaliamo le pendici del vulcano, sino a quota 1800 m. Qui vegetazione rigogliosa e paesaggio “marziano” si alternano durante la salita. Troviamo alvei di torrenti rivestiti di lava, che fusa scorreva al suo interno e ora ne fa un perfetto rivestimento. Raggiungiamo un “lago” di sabbia per un’ultima foto di gruppo, con il cono fumante a guardia. L’avventura termina in un rifugio tipico, dove dopo il pranzo gli equipaggi si salutano e si dividono. Infatti sempre scortati da una vettura dello staff, una parte si dirige a Milazzo, per l’imbarco verso l’isola di Vulcano (il tour prevedeva una opzione “mare” di due giorni alle Eolie), una parte in direzione di Palermo e l’altra verso Catania, per imbarcarsi in serata e fare ritorno a casa, portando nel cuore e negli occhi, i fantastici colori di questa terra d’oro.

Testo e foto di Fabrizio Bonanni