
Vietato chiamarlo revival, operazione nostalgia o altre amenità simili, perché il ritorno del mitologico “Hummer” è come sempre una sfida, ma alle leggi della fisica.
Con il Model Year 2026, il colosso elettrico firmato “GMC” rilancia una delle icone più controverse della storia dell’automobile trasformandola in un supertruck a batteria da 1.160 CV, appena sufficienti per portare a spasso più di quattro tonnellate distribuite su oltre cinque metri di lunghezza.
Dal deserto alle colonnine di ricarica

Per comprendere la portata della trasformazione bisogna tornare alle origini, nel 1991, quando su decisione di George Bush senior, l’esercito statunitense sferra l’attacco all’Iraq di Saddam Hussein.
È l’inizio dell’operazione “Desert Storm”, la guerra del golfo, un conflitto durato meno di un anno e ricordato nei libri di storia come “la prima guerra in mondovisione”.
È proprio l’impatto mediatico del conflitto a incuriosire il pianeta su quello che diventa il veicolo simbolo dell’ultimo conflitto del Novecento: l’HMMWV, acronimo di “High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle”, al netto della traduzione, “veicolo multifunzione su ruote ad alta mobilità”.
Un fuoristrada da ricognizione grande, grosso, rude e spartano come serve ai leggendari “Marines” americani, nato da una commessa dell’esercito USA alla “AM General”, marchio con sede nell’Indiana nato dalle ceneri della storica “Studebaker”.
Il clamore che si crea intorno all’Humvee, com’è chiamato, mette su il gusto alla AM General, che nel 1992 lancia l’Hummer H1, la versione civile dell’HMMWV.
Malgrado resti immenso e improponibile per le carreggiate stradali di mezzo mondo, con un imbarazzante V8 turbodiesel da 6,5 litri per 195 CV necessario per muoverlo e 134 km/h di velocità massima, l’Hummer diventa un successo planetario grazie anche all’endorsement di personaggi come Arnold Schwarzenegger, che sulla scia di “Terminator” è fra i primi a poterlo vantare in garage.
L’era di General Motors
Un’operazione che accende i radar di un colosso come “General Motors”, che nel 1991 acquisisce da AM General l’esclusiva del marchio “Hummer” lanciando sul mercato l’H2. Più adatto all’uso urbano, ma pur sempre un mezzo dai dati colossali: motore V8 benzina da 6.0 litri con 322 CV, che poco tempo dopo sale addirittura a 6,2 litri per 398 CV complessivi.
Le vendite aumentano, ma non ancora quanto spera GM: nel 2005 arriva l’H3, il più piccolo della famiglia ma pur sempre concepito per l’off-road no-limits, mosso da un “minuto” 3,7 litri benzina con 245 CV dai consumi sempre impegnativi.
Poi, la pesante crisi economica che piega anche il mondo dell’auto e l’inarrestabile incedere dei “Suv” nelle città scatena una crociata mondiale contro mezzi considerati inutili e dannosi per l’ambiente.
E neanche a dirlo, il simbolo dell’odio ecologista diventa l’Hummer in tutte le sue forme. Il finale è scontato: nel 2009 GM, ad un passo dalla bancarotta, comunica di essere in trattative con il marchio cinese “Sichuan” per cedere la divisione Hummer.
L’affare naufraga dopo meno di un anno, e su Hummer cala il sipario.

La rinascita avviene sotto il cappello di GMC, divisione della GM riservata a truck, furgoni e fuoristrada venduti negli States, che sceglie di non limitarsi a riesumare il nome storico ma di trasformarlo in laboratorio tecnologico per l’elettrico più estremo.
Il GMC “Hummer EV” viene svelato nell’ottobre 2020, dopo un teaser spettacolare trasmesso durante il “Super Bowl LIV”, con protagonista LeBron James.
Un lancio hollywoodiano per un mezzo che non ha mai cercato la discrezione.
Un colosso a batteria
Fin dall’inizio, l’Hummer EV punta sull’effetto wow. La Edition 1 propone tre motori elettrici per una potenza complessiva di 1.000 CV, autonomia intorno alle 350 miglia e pacchetto Extreme Off-Road con pneumatici da 35”, protezioni sottoscocca e telecamere UltraVision persino sotto il veicolo.
Le dimensioni sono da record: circa 5,25 metri di lunghezza, 2,38 metri di larghezza con gli specchietti e un peso superiore alle quattro tonnellate.
Non è l’elettrica più efficiente del mercato, ma certamente una delle più scenografiche. E nel 2026 la scenografia diventa ancora più imponente.
Una supercar in formato XXL
La versione 3X pick-up, equipaggiata con configurazione tri-motore e nuovo pacco batteria opzionale a 24 moduli, raggiunge quota 1.160 CV e una coppia dichiarata di 17.625 Nm e uno scatto 0-100 in circa 2,8 secondi.
Numeri da Porsche 911 GT3 o Chevrolet Corvette Z06, ma ottenuti con un pick-up che può trainare fino a oltre 5.450 kg nella versione 2X e mantenere comunque capacità di carico che sfiorano i 6.000 kg.
La batteria conserva una capacità attorno ai 205 kWh e, nella configurazione più generosa promette oltre 580 km di autonomia stimata.
L’efficienza, come sempre, resta il tallone d’Achille di un veicolo così imponente: con uno stile di guida brillante, i consumi possono ridurre sensibilmente la percorrenza reale. Diciamo così.
King Crab: il granchio diventa re

Se la potenza colpisce, la vera evoluzione tecnica del Model Year 2026 è la modalità “King Crab”. Rivisitazione della già nota “CrabWalk”, consente alle ruote posteriori di sterzare più rapidamente rispetto a quelle anteriori, migliorando la manovrabilità nei passaggi stretti e nelle situazioni off-road più impegnative.
In pratica, l’Hummer può muoversi in diagonale con maggiore agilità, affrontando rocce e percorsi tortuosi con una facilità sorprendente per un mezzo di queste dimensioni.
La funzione sarà disponibile di serie su 2X e 3X e arriverà anche sui modelli dal 2022 al 2025 tramite aggiornamento over-the-air.
Ulteriormente ritarate le sospensioni ad aria adattive per migliorare il comfort su strada, pur mantenendo la possibilità di sollevare l’assetto nelle situazioni estreme: il risultato finale è un mezzo che può arrampicarsi su terreni difficili e, poco dopo, scivolare silenzioso in autostrada.
Tecnologia e lusso in cabina
L’abitacolo riflette la doppia anima del progetto: i materiali privilegiano robustezza e resistenza, con superfici solide e dettagli ispirati all’esplorazione spaziale.
Il display centrale da 13,4” integra l’ecosistema Google, mentre il sistema “Super Cruise” aggiorna le funzioni grazie all’integrazione con Google Maps, offrendo assistenza nella scelta della corsia e guida con mani sul volante su tratte autostradali mappate.
La ricarica bidirezionale amplia ulteriormente le possibilità: l’Hummer EV può alimentare un altro veicolo compatibile oppure fornire energia a un’abitazione in caso di emergenza, trasformandosi in una power bank gigante.
L’eccesso elevato a stile

Al vertice della gamma si colloca la Carbon Fiber Edition, proposta in tiratura limitata per SUV e pick-up 3X.
Verniciatura esclusiva Magnus Gray Matte, cerchi da 22” in fibra di carbonio nera, inserti dedicati su specchietti e piastre paramotore, interni Velocity Ember con accenti rossi: ogni dettaglio è pensato per enfatizzare il senso di movimento e potenza.
Completano la gamma nuove tinte come Coastal Dune e Auburn Matte e combinazioni interne Granite Drift e Stealth Eclipse, per un livello di personalizzazione coerente con un listino che parte da circa 96.600 dollari per il 2X e supera i 104.700 per il 3X pick-up, ma atterra con facilità oltre i 110.000 dollari aggiungendo qualche optional.
Contraddizione allo stato puro
Enorme ma veloce, elettrico ma tutt’altro che minimalista, tecnologico fino all’ultimo bit ma fedele allo spirito muscolare delle origini.
L’Hummer EV non corre per vincere il concorso di auto più efficiente, né la più pratica.
Ma al contrario vuole essere la più potente, la più riconoscibile e la più teatrale, fedele al destino di chi sa di essere divisivo: ma che lo si ami o lo si detesti, ignorarlo è impossibile.
















