Sarà il cielo la nuova tangenziale

È vero, riuscire ad evitare il traffico congestionato è una di quelle cose che nella vita non ha prezzo. Almeno sulla carta, perché quando si scopre che l’opportunità esiste ma il prezzo anche, finisce che la rassegnazione prevale: meglio l’eterno supplizio di aspettare che i semafori diventino verdi che accendere un mutuo.

Eppure, per la prima volta, l’idea di sollevarsi sopra le code non è solo un esercizio di fantasia, ma un business con tanto di date, certificazioni e persino moduli per versare l’acconto.

Taxi volanti, si parte da Dubai

La nuova frontiera sta prendendo forma a Dubai, metropoli verticale per definizione. Qui “Uber”, la celebre piattaforma americana di servizi di trasporto, ha deciso di avviare entro quest’anno l’integrazione dei taxi aerei nella propria piattaforma.

Non sarà un’app separata ma un’opzione in più accanto a UberX e alle future auto a guida autonoma.

Il partner scelto è “Joby Aviation”, azienda statunitense specializzata in velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale, i cosiddetti eVTOL.

I mezzi possono trasportare fino a quattro passeggeri e saranno condotti da piloti commerciali regolarmente abilitati. La certificazione finale è in fase avanzata presso la “Federal Aviation Administration”, passaggio imprescindibile.

A Dubai sono previsti quattro vertiporti strategici: uno presso l’aeroporto internazionale e altri in zone ad alta densità di traffico e turismo, tra cui Palm Jumeirah e il distretto universitario.

Il viaggio sarà pensato come un percorso: prenotazione via app, trasferimento a terra con servizio premium fino al punto di decollo, volo urbano sopra lo skyline e nuovo collegamento su strada fino alla destinazione finale.

Il prezzo non è stato ancora comunicato ed è difficile ipotizzare una tariffa popolare, ma da quelle parti non è un problema.

Helix, l’auto che non guida ma vola

Se Uber punta a organizzare il cielo urbano, negli Stati Uniti c’è chi ha deciso di vendere il volo direttamente al singolo cliente. “Helix”, sviluppato dalla californiana “Pivotal”, è già ordinabile a circa 190 mila dollari.

Dietro il progetto c’è un percorso iniziato nel 2009 da Marcus Leng, che già nel 2011 aveva fatto volare un primo prototipo funzionante.

Chiamarla “auto volante” è suggestivo, ma tecnicamente impreciso perché Helix non può circolare su strada: è un ultraleggero elettrico monoposto, interamente costruito in fibra di carbonio per contenere il peso intorno ai 115-160 kg a seconda delle configurazioni.

La struttura ad ala tandem integra otto motori elettrici distribuiti su due superfici alari, quattro anteriori e quattro posteriori. Non esiste un timone tradizionale: il controllo avviene modulando la potenza dei rotori fissi attraverso un joystick centrale.

L’autonomia supera di poco i 30 km, con una velocità di crociera vicina ai 100 km/h, la batteria da 8 kWh può essere ricaricata in circa 75 minuti con un sistema di livello 2, riportando la carica dal 20 al 95%.

Negli Stati Uniti rientra nella normativa sugli ultraleggeri, con restrizioni su altitudine, aree sorvolabili e condizioni operative.

Non è richiesta una licenza da pilota tradizionale, ma è previsto un percorso formativo specifico e il superamento di un esame generale.

Le ambizioni cinesi

Continuando a spostarsi sull’atlante, mentre in America si sperimenta il volo personale e a Dubai si pianifica il taxi aereo urbano, in Cina l’approccio è più decisamente industriale.

La “China Aerospace Science and Technology Corporation” ha effettuato il primo volo di un Vtol modulare composto da un’auto elettrica a due posti e da un modulo alare separabile con otto rotori.

In configurazione terrestre promette fino a 300 km di autonomia, mentre in modalità aerea può raggiungere i 150 km/h e salire fino a 3.000 metri di quota. Il sistema è pensato per adattarsi a diverse configurazioni operative, dal trasporto personale alla logistica leggera.

Non è ancora pronto per la commercializzazione, ma è l’indizio di una competizione globale sempre più serrata, con aziende come “XPeng” ed “EHang” già attive nello sviluppo di soluzioni analoghe.

Strada e cielo?

Ma prima di gioire è meglio aspettare, perché è improbabile che nel breve periodo le nostre città si svuotino di auto grazie ai velivoli elettrici: i costi restano elevati, le autonomie limitate e le infrastrutture ancora da costruire.

Forse continueremo ancora a lungo a guardare il semaforo aspettando il verde, ma sapere che esiste un’alternativa può cambiare la percezione del traffico: non è più un destino ineluttabile, ma una scelta legata a quanto un giorno saremo disposti a spendere per evitarlo.