![AT 2026 02 16 Formula E Jeddah [Eccheli] 2 Jeddah](https://www.autotecnica.org/wp-content/uploads/2026/02/AT-2026-02-16-Formula-E-Jeddah-Eccheli-2-696x464.jpg)
Il quarto fine settimana di gara (voto 5) della stagione 12 della Formula E è stato piuttosto monotono.
E ciò malgrado la spettacolare e velocissima pista “Corniche” (9) ricavata sul lungomare di Jeddah, in Arabia Saudita.
Gli ex compagni di squadra della Porsche – Pascal Wehrlein (7), che è rimasto, e Antonio Felix da Costa (8), che è passato alla Jaguar TCS – hanno dimostrato che anche nel mondiale elettrico si può prendere il largo e vincere in solitaria (10 se fossero stati ciclisti).
Voto 9 alle loro scuderie per gli ePrix che hanno vinto, rispettivamente quello di venerdì 13 e quello di sabato 14, peraltro in condizioni differenti.
Nel caso del tedesco con il Pit Boost (la ricarica ultraveloce con passaggio obbligato ai box) e un solo Attack Mode (mi è mancato il secondo: quasi da non credere), nel caso del portoghese senza il primo e con due attivazioni della potenza aggiuntiva.
La pole che non premia
Ancora una volta partire in testa non è bastato per vincere.
Edoardo Mortara ha ottenuto due pole, ma ha rimediato un secondo e un quarto posto: 7 a lui e 8 alla sua scuderia, la Mahindra.

L’elvetico con passaporto anche italiano è balzato al secondo posto della classifica generale (9 per questo). Più in generale i tre piloti svizzeri sono stati i grandi protagonisti nelle qualifiche di questo scorcio iniziale di campionato: da quattro gare partono davanti a tutti, anche se nessuno riesce poi a trionfare.
Nell’ordine Sébastien Buemi (7, soprattutto grazie al secondo posto di sabato), Nico Müller (6) e, appunto, Mortara.
Spazio agli “anziani”
Anche se chi non la segue definisce la Formula E una sorta di “videogioco”, i piloti più esperti continuano a dominare.

Alcuni sembrano addirittura rinati, come dimostra il podio dell’ePrix di sabato sul quale sono saliti tre campioni del mondo: da Costa, Buemi e Oliver Rowland (Nissan).
Il britannico (quasi 7 finora) ha avuto un avvio di stagione più “balbettante” e il terzo posto ha riportato un po’ di serenità in un garage che sembrava piuttosto teso.
Sono sempre sorpreso da Pepe Martì (7 tendente all’8), il solo debuttante che aveva dichiarato di voler andare a punti almeno nella metà delle gare: finora è a tre su cinque, incluso il pauroso incidente di San Paolo. Sabato ha chiuso sesto, alle spalle del compagno di scuderia Dan Ticktum (5): per me (6), di nuovo, una grande gara.
Stellantis rallenta
Il fine settimana non è stato di quelli da incorniciare per Stellantis.
Fortissima nelle qualifiche (tre auto su quattro nella fase a duelli riservata agli otto migliori in entrambi gli ePrix) alla fine ha rimediato ben poco e Nick Cassidy (5) ha perso la testa del campionato.
Taylor Barnard (6, sulla fiducia, quasi incrollabile) ha avuto problemi con gli pneumatici e, a quanto pare, come il collega Maximilian Günther (5), anche di strategia. Ma alla DS Penske (5) sanno fare molto meglio.
All’ePrix “riservatissimo” di venerdì, con le tribune decisamente poco affollate, ha fatto seguito quello di sabato molto più partecipato.

Non è chiaro da cosa sia dipeso, anche se Max Verstappen (9 per come guida, 5 per la simpatia) ha fatto da cassa di risonanza (ho in mente gli abeti della foresta di Paneveggio usati da Stradivari, 10) per il mondiale elettrico chiamandolo in causa a proposito delle nuove specifiche tecniche della F1, presentandola come una “Formula E sotto steroidi” (9 per la definizione).
Forse con un po’ di ritardo anche Jeff Dodds (6, agli annunci devono seguire i fatti), il CEO del campionato, è intervenuto pubblicamente spiegando di avergli mandato un messaggio “un po’ ironico”, offrendosi di mettergli a disposizione quando e dove voglia una monoposto Gen4 per provarla. Anche senza telecamere.
Max e gli steroidi
La Cupra Kiro (7) ha pubblicato una sorta di avviso di taglia per “crimini contro la Formula E”, mentre Ian James (10 per quello che ha fatto con la Mercedes, adesso, alla Jaguar TCS siamo al 6) ha dichiarato che “non è una brutta pubblicità”.
Non è passata inosservata nemmeno la presenza di Arvid Lindblad, il 18enne debuttante della Formula 1 con la Racing Bulls: un predestinato (7) con talento (10).
Il giovane era ospite del suo mentore e procuratore Rowland, che ha festeggiato il podio con la figlia Harper (10 come motivatrice): “Non era contenta dei miei risultati finora”, ha scherzato l’iridato.

















