
Percorso a ostacoli per la Google Car. Il 28 maggio 2014 Google, colosso del mondo web, presentava la sua SDP (Self-Driving Prototype): ora è il momento dei primi bilanci.
Che in un futuro molto prossimo una parte non trascurabile dei veicoli stradali sia “driverless” (senza guidatore) è una convinzione ormai generalizzata e dei progressi in questo campo Auto Tecnica ha già parlato in più occasioni (segnatamente sui N. 394 e 398). Con la sua capillare attività di mappatura e monitoraggio per esigenze di cartografia, navigazione e informazione, Google, gigante dell’informatica, ha maturato la consapevolezza di trovarsi in una posizione privilegiata per lo sviluppo di un’automobile robotizzata. Meno di un anno dopo la presentazione del suo prototipo SDP, sulla stampa sono apparse indiscrezioni su una presunta sinistrosità inaspettata per queste auto per le quali una delle caratteristiche fondamentali dovrebbe essere proprio la sicurezza.

A questo proposito è intervenuto, per fare chiarezza, Chris Umson, direttore del programma Self-Driving Car di Google, che ha ribadito la sua fiducia nella possibilità di mettere in produzione e far circolare su strade aperte al traffico generale le auto senza conducente. Innanzi tutto, le Google Self-Driving Car non sono il piccolo veicolo dalla forma vagamente ovoidale che è stato presentato nel maggio 2014 ma una flotta di 23 SUV Lexus RX450h, standardizzata proprio da maggio di quest’anno mentre nei sei precedenti anni di attività sperimentale erano state utilizzate anche sei Toyota Prius e tre Audi TT.

In questi sei anni la flotta delle Google Car ha macinato oltre 2.700.000 km e, stando alle dichiarazioni ufficiali, durante i primi 480.000 km (300.000 miglia) non si sono registrati incidenti. A maggio 2015, secondo Umson, la flotta in attività con le 23 Lexus aveva subito undici incidenti stradali, quasi tutti di lieve entità e, in nessun caso per responsabilità del sistema di guida robotizzata: si sarebbe trattato di incidenti successi durante temporanei passaggi alla guida manuale da parte del collaudatore o provocati da altri veicoli. Ad esempio, nel 2010 una Google Car era stata violentemente tamponata ad un semaforo, mentre nell’agosto 2011 un’altra auto si era danneggiata mentre il sistema automatico era disinserito, in prossimità della sede Google di Mountain View, in California.

Più in generale, si è avuta l’impressione che le Google Car presentino una buona sicurezza di marcia in condizioni normali o su percorsi conosciuti e memorizzati mentre hanno difficoltà quando si presentano situazioni inaspettate, del tipo dei semafori provvisori installati per lavori in corso o per un incidente, e possono non comprendere l’ingiunzione di fermarsi da parte di un poliziotto. Inoltre, ostacoli di nessun conto, come un sacchetto di plastica, possono non essere riconosciuti causando l’arresto del veicolo. Infine, la marcia sotto la pioggia o in condizioni di visibilità degradate che possono influenzare il lidar (cioè il radar-laser) che costituisce uno dei “sensi” principali dell’auto, deve ancora essere esplorata.

Alla Google, tuttavia, sono ottimisti e pensano che a tutte queste difficoltà si potrà ovviare entro il 2020. Ciò fa supporre che prima di quella data non si potrà parlare di commercializzazione. In ogni caso, Google sembra interessata a cedere il sistema e non a diventare un produttore di auto e per questo è già in contatto con Ford, General Motors, Mercedes, Toyota e Volkswagen. Dal punto di vista normativo, hanno dimostrato grande interesse ed entusiasmo per la guida driverless le amministrazioni di diversi “states” USA e, in particolare, California, Florida, Michigan e Nevada hanno emesso provvedimenti per consentire la sperimentazione dei veicoli sulle strade sottoposte alle rispettive amministrazioni.
















