Opel Omega Lotus

Opel Omega Lotus

Opel Omega Lotus. Opel ha tradizionalmente un certo complesso di inferiorità riguardo gli altri brand tedeschi, come del resto ha evidenziato anche la recente pubblicità “Oh! Opel”. Da una voglia di rivalsa nacque nel 1990 la Opel Omega Lotus, che andava a proporsi come la più veloce berlina 4 porte del mondo. Per farlo si decise di affidare l’allora ammiraglia Opel (presentata nel 1986 e non di travolgente successo) ai tecnici della Lotus, azienda in quei tempi nell’orbita di General Motors (il fondatore, Colin Chapman, era scomparso nel 1982).

Opel Omega Lotus

Dapprima questi cercarono di percorrere la strada più semplice, ovvero infilare dentro il cofano l’otto cilindri della cugina americana Corvette Z1; rivelatosi un trapianto impossibile, fu deciso di elaborare ai massimi livelli possibili il 6 cilindri in linea 3000 cm3 che motorizzava la versione di punta: venne allungata la corsa fino a toccare i 3615 cc e contemporaneamente diminuita drasticamente la compressione.

Opel Omega Lotus

A tutto ciò si aggiunsero, assieme ai pistoni Mahle, due turbo Garrett con intercooler che portavano i cavalli a 377, oltre 100 per litro! Ovviamente tutto il resto della vettura venne adeguato, a partire dai freni, degli strepitosi AP mutuati dagli sport prototipo del tempo. Tanto per fare un esempio di quanto questo mostro, proposto nell’unico colore Imperial Green (noto anche come verde scuro Lotus), stravolse gli equilibri delle berline sportive, la Thema Ferrari, presentata tre anni prima, aveva 215 Cv, la BMW M5 315, la Ferrari Testarossa 380. La Omega raggiungeva i 283, 20 in più della Porsche 911 3.3 Turbo! Tra le quattro porte, forse solo l’Alpina B10, una 535 con ugualmente due turbine Garrett poteva giocarsela. Lo scatto 0-100 era di 5”.

Opel Omega Lotus

La costruzione di queste vetture era complicata: in Germania si producevano delle Omega 3000 già verniciate in Imperial Green e con i buchi sulla carrozzeria per le prese d’aria supplementari, che venivano spedite in Inghilterra, nel Norfolk, presso la Lotus, la quale provvedeva a smontare e sostituire innanzitutto sedili e pannelleria. Poi venivano modificati i passaruota, aggiunte le appendici aereodinamiche, ed infine sostituita la meccanica: propulsore, cambio (di derivazione Corvette Z1) e sospensioni. I motori erano preparati direttamente in Lotus, ognuno da un singolo addetto. La Opel Omega Lotus (o Vauxhall Carton Lotus per le versioni con lingua a destra) veniva a quel punto testata brevemente in pista e mandata al concessionario che la richiedeva. In totale ogni macchina richiedeva 150 ore di lavoro. Mediamente erano prodotti 13 esemplari a settimana.

Opel Omega Lotus

La Omega Lotus si rivelò una vettura molto riuscita, con prestazioni mostruose, ma gestibile anche nell’uso quotidiano, ed ottenne ottime recensioni dalla stampa specializzata, inizialmente abbastanza prevenuta su questa “Super Opel”. Ciò nonostante, la produzione fu anticipatamente chiusa nel dicembre 1992, con un complessivo di 950 vetture (di cui 320 con guida destra), rispetto alle 1100 programmate.