L’auto telepatica

L'auto telepatica

L’auto telepatica – I progressi delle neuroscienze e dell’informatica stanno rendendo possibile la guida senza intervento manuale.

Abbiamo già parlato dell’auto-che-si-guida-da-sola: ieri sembrava fantascienza e oggi più o meno tutti i costruttori maggiori e le università che abbiano un dipartimento con questa specializzazione hanno già sperimentato dei prototipi sofisticatissimi (v. Auto Tecnica N. 394, maggio 2014). Ma vi sono anche altre sfide alle quali i ricercatori si stanno dedicando, come la possibilità di guidare impartendo ordini vocali, indirizzando il veicolo con lo sguardo o, addirittura, con il pensiero.

Il famoso attore ed ottimo regista Clint Eastwood, del quale i nostri lettori avranno intuito l’amore per l’automobile dopo aver visto il suo film “Gran Torino”, ha anche un meno pubblicizzato interesse per gli elicotteri (un campo nel quale ha svolto attività commerciale) e per gli aeroplani, avendo le licenze di pilotaggio per gli uni e per gli altri. Proprio questo suo amore per il volo lo ha portato a dirigere, produrre ed interpretare il film “Firefox”, del 1982, basato su un romanzo di Craig Thomas. Abbiamo citato Eastwood e “Firefox” perché in momento importante del film l’eroe Eastwood vola su un fantastico aereo da caccia sovietico, appunto il Firefox, che dispone di alcune funzioni azionate dal pensiero del pilota. Nel film Eastwood inizialmente ha difficoltà, finché non capisce che il computer dell’aereo è programmato per ricevere ordini mentali in russo!

Questa era la fiction dell’epoca ma già allora l’Aeronautical Systems Division dell’USAF aveva iniziato delle ricerche in questo senso. Un collaudatore era stato posto ai comandi di un simulatore, dotato di un casco elettroencefalografico, e gli era stato chiesto di effettuare determinate manovre. Esaminando poi i tracciati dell’EEG (elettroencefalogramma) si è verificato ciò che i ricercatori già temevano: non appariva alcuna possibilità di discriminare tra gli impulsi determinati dai diversi “ordini mentali”. Questo accadeva nel 1980-1982 ma da allora i progressi sono stati enormi.

Nel corso di questi ultimissimi anni, in particolare tra il 2010 ed il 2014, si sono avuti importanti successi, in buona parte derivati dagli studi compiuti per la creazione di protesi sempre più avanzate per gli amputati e per disabili con difficoltà motorie.

I primi risultati di un certo rilievo sono stati ottenuti dalla squadra di ricercatori AutoNOMOS della Freie Universität di Berlino, che hanno iniziato la sperimentazione nel 2006, affrontando tutte le tematiche della “guida senza mani”: guida robotica (driverless), guida mediante un dispositivo collegato allo sguardo e guida cerebrale, usando come auto-laboratorio una Volkswagen Passat Variant.

I ricercatori tedeschi hanno utilizzato come interfaccia il dispositivo Emotiv EPOC commerciale, lanciato nel 2008 (ad un prezzo attorno a 300 dollari) per applicazione nel campo dei videogiochi. Sulla base di questa tecnologia l’università berlinese ha creato il sistema BrainDriver che si basa sull’acquisizione di segnali bioelettrici emessi dal pilota e captati da 16 sensori per elettroencefalogramma della cuffia EPOC. Prima di sedersi al posto di guida dell’auto lo sperimentatore deve fare un po’ di pratica con il sistema, provando a muovere la raffigurazione di un cubo avanti e indietro sullo schermo di un computer. Superata questa fase, il pilota può comandare attraverso un sistema drive-by-wire (cioè tramite attuatori a comando digitale, come avviene nei moderni aerei da combattimento) lo sterzo e l’acceleratore.

Finora, per evidenti motivi di sicurezza, la “Passat telepatica” ha svolto solo attività limitata, con semplici comandi come “destra” o “sinistra” con i quali il guidatore si è sovrapposto al sistema di guida automatica driverless oppure, su un apposito campo di prova ricavato sull’aeroporto di Berlino-Tempelhof, dove si sono provate manovre più impegnative.

Al momento le soluzioni basate sul “brain-control” sembrano interessare soprattutto la piccolissima mobilità (ad esempio in luoghi chiusi) e i veicoli per disabili. Come sappiamo, però, tutto ciò che ha a che vedere con informatica e digitalizzazione fa passi da gigante. L’idea della “mind-driven car” ha già fatto breccia nel mondo automobilistico e, infatti, nel concorso di design che si è tenuto nell’ambito del Los Angeles Auto Show alla fine del 2014 la Infiniti USA ha ottenuto il premio del pubblico con i suoi bozzetti relativi alla concept Synaptiq, un’ipotesi di auto sportiva per il 2029 a comandi cerebrali.