Le auto di oggi? Delle portinaie su ruote

Sulle auto moderne l’intelligenza artificiale è la nuova star indiscussa, e ormai la consacrazione è del tutto inarrestabile. Da una parte promette di semplificare la guida, prevedere necessità, suggerire percorsi, regolare il comfort, sorvegliare chi guida e gestire l’intrattenimento come l’animatore di un villaggio turistico.

Ma dall’altra nasconde un prezzo da pagare, un’equazione esatta secondo cui più l’auto si fa intelligente, più ha fame di dati. E più dati circolano, più qualcuno proverà a tradurli in valuta corrente.

L’auto che sa tutto

È il sottobosco dell’industria dell’auto, con i costruttori che da tempo non vendono più soltanto lamiere, design e centraline elettroniche, ma piuttosto servizi digitali, assistenti vocali, funzioni smart e, il boccone più ghiotto, informazioni sui clienti.

In pratica, se le automobili di una volta consumavano benzina, quelle di oggi divorano dati annotando abitudini, orari, frenate, cinture allacciate e coordinate GPS con la precisione di una spia. Il risultato è un diario di bordo molto più intimo di quanto si possa immaginare, che per alcuni ha un valore enorme.

Dati in vendita?

Sono molte le case automobilistiche che assicurano di rispettare la privacy della clientela, lasciando il pieno controllo all’utente su cosa condividere e cosa no. Per contro l’azienda promette di usare i dati solo per migliorare l’esperienza dei sistemi di bordo, in totale trasparenza.

Nella pratica, il confine è molto più labile: le informative sono lunghe, i menu pieni di opzioni e i consensi spesso si annidano perfidi tra una spunta e una firma. Quasi sempre si accetta ignari di attivare una funzione senza accorgersi di aver spalancato ben altre porte.

I costruttori si difendono, spiegando che qualsiasi smartphone sa molto più del proprietario rispetto a un’auto. In realtà è vero, ma di fatto sta diventando una gara a chi riesce ad accaparrare più dati.

Al miglior offerente

Negli ultimi anni sono emersi diversi casi in cui dati di guida e localizzazione sono stati raccolti tramite app o servizi connessi e poi condivisi con broker specializzati, intermediari famelici che a loro volta possono offrire analisi dettagliate alle compagnie assicurative.

Più o meno oro colato, perché sapere chi, quando, quanto, come, perché e dove aiuta a calcolare il rischio traducendolo in premi personalizzati per ogni cliente. Che sia in meglio o in peggio è ancora tutto da dimostrare.

Il problema, come scoperto da alcune indagini realizzate da associazioni dei consumatori statunitensi, riprese da diversi media di settore, nasce quando il conducente non ha la chiara percezione di cosa sta cedendo, soprattutto senza sapere che la raccolta e la condivisione dati nel settore automotive è prassi assai comune. Non è il comportamento di un singolo marchio, ma una proficua tendenza di mercato e una voce con il segno più nei bilanci.

L’anonimizzazione, questa sconosciuta

L’unica possibile via d’uscita sarebbe usare soltanto dati privi di riferimenti personali, raccogliendo informazioni utili per studiare il traffico o migliorare i sistemi senza che siano riconducibili al singolo guidatore.

Una soluzione ineccepibile ed elegante, almeno in teoria, peccato che il valore economico dei dati cresca in proporzione a quanto questi riescono a scendere nei dettagli. Perché un database anonimo può anche essere utile, ma un profilo minuzioso della scia digitale lasciata da ogni spostamento lo è molto di più, perlomeno agli occhi di chi vende polizze o servizi mirati.

La sorveglianza non fa rumore

Il tema, volendo, va ben oltre l’auto privata e si trascina una pioggia di telecamere stradali intelligenti, sensori, lettori di targhe e infrastrutture connesse che oggi si annidano ovunque. Strumenti silenziosi e invisibili nati per la sicurezza e la gestione del traffico che, secondo alcuni critici, rischiano di trasformarsi in reti di monitoraggio molto estese.

Le aziende coinvolte respingono le accuse e parlano di sistemi sicuri e teorie del complotto, ma il dubbio dell’effetto “grande fratello” aleggia nell’aria minaccioso, lasciando presagire che l’auto del futuro sarà più sicura, comoda e intelligente, ma sempre meno discreta. Una sorta di portinaia che sa tutto di tutti, e spettegola.