Alfa Romeo Giulietta 1300 Sebring

  • Alfa Romeo Giulietta 1300 Sebring. Nella storia automobilistica, soprattutto a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso quando proliferarono molti piccoli costruttori, non sono rari gli esempi di automobili costruite in piccolissima serie se non addirittura in pezzi unici divenute ora delle auto d’epoca ricercatissime e, di conseguenza, di grande valore storico e, naturalmente, economico. Ma in quegli anni così “attivi” poteva capitare che anche una grande casa automobilistica sviluppasse progetti particolari, magari finalizzati ad un impegno sportivo, realizzando presso il proprio reparto esperienze, o corse, una piccola serie di prototipi che poi, per vari motivi, non sempre debuttavano realmente in gara, diventando di fatto dei modelli rarissimi. In alcuni casi unici, perché magari durante la fase di collaudo oppure in corsa alcuni di questi esemplari andavano distrutti e di altri se ne sono perse le tracce nel tempo in vari continenti. E’ il caso della Alfa Romeo Giulietta 1300 “Sebring” della Scuderia del Portello che illustriamo in questo servizio, ad oggi, per quanto è dato conoscere, l’unico esemplare sopravvissuto alla serie di tre automobili prodotte dal “Reparto Esperienze” della casa del Biscione per essere impiegate in una serie di competizioni negli USA, a partire proprio dalla classica 12 Ore di Sebring.
  • Richiesta dagli USA
  • Nel 1955 il “potente” importatore Alfa Romeo degli Stati Uniti, Hoffmann di New York, aveva chiesto alla casa milanese di realizzare una versione spider della Giulietta Sprint impegnandosi ad acquistarne 2.500 esemplari per il mercato nordamericano, da sempre molto ricettivo verso le versioni “aperte” delle vetture sportive. L’appassionato pubblico americano, tra il quale vi erano molti potenziali clienti di questi modelli, era anche particolarmente sensibile al fascino delle corse, perciò per promuovere al meglio la nuova vettura aperta Hoffmann chiese ai vertici Alfa Romeo di realizzare anche una versione da corsa della Giulietta Spider da schierare nelle più importanti gare americane, così com’era avvenuto in precedenza per la Sprint.
  • Progetto “Sebring”
  • Tre vetture della prima serie di 24 Giulietta Spider prodotte, con la sigla identificativa “750G” che significava monoposto poi rilevata dalla serie “750F” come biposto, furono inviate al “Reparto Esperienze” dove vennero preparate per partecipare alla 12 Ore di Sebring, all’epoca una delle gare più prestigiose negli USA con un forte impatto mediatico. Per la classica della Florida fu modificata la veste aerodinamica, con l’apertura dell’abitacolo limitata al solo pilota, “avvolto” da un cupolino in plexiglass, mentre un pannello in alluminio copriva il posto di destra. Due delle tre vetture furono spedite negli USA mentre l’altra restò in Italia per proseguire i collaudi e lo sviluppo. Con questa vettura Consalvo Sanesi disputò nel 1956 il Giro di Sicilia e prese il via nella Mille Miglia, dove però ebbe un grave incidente dal quale il pilota toscano uscì malconcio e la macchina praticamente distrutta. Dato che a causare l’incidente fu con ogni probabilità un problema tecnico, il programma “Sebring” venne stoppato e delle due vetture già negli USA si persero successivamente le tracce.
  • Ritrovamento storico
  • Nel 1990 la Scuderia del Portello partecipò alla Carrera Panamericana schierando tre Alfa Romeo 1900. Al termine della gara un appassionato messicano collezionista di vetture Alfa Romeo invitò il presidente del Club milanese, Marco Cajani, a cena nella sua fazenda dove gli mostrò il suo parco auto, molte già restaurate altre in attesa di iniziare i lavori. All’occhio attento di Bruno Bonini, storico collaudatore e pilota della casa del Biscione per anni in forza al Reparto Esperienze che accompagnava Cajani nell’occasione, non sfuggì tra le carcasse delle automobili ancora da restaurare una scocca con dei “segni particolari” inconfondibili, perciò gli consigliò caldamente l’acquisto di quel “rudere” dall’esclusivo pedigree. Al collezionista messicano, ignaro della vera identità di quel “rottame”, e quindi del suo reale valore, non parve vero di poterlo barattare con un motore preparato di una 1900, che la Scuderia aveva come scorta e che a lui serviva per poter concludere il restauro di una sua vettura.
  • Ricostruzione fedele all’originale
  • La scocca numero 0045 era in pessime condizioni, tanto da richiedere due barre tubolari “stabilizzatrici” longitudinali per evitare che durante il trasporto e nelle successivi fasi di lavorazione di lattoneria potesse andare fuori squadra. La corrosione aveva intaccato la parte inferiore della scocca, la traversa posteriore e parte dei brancardi, mentre aveva risparmiato la parte superiore dei lamierati ed i tubi, di sezione rettangolare, applicati in origine per rinforzare la scocca aperta. Anche portiere e cofani in alluminio si erano conservati in discreto stato, ma mancava il pannello a copertura del posto passeggero. Una volta smontata la parte meccanica, per verificare l’effettivo stato di corrosione dei lamierati la scocca è stata sverniciata tramite diversi cicli di sabbiatura: da quella fine e con poca pressione, per non compromettere le parti eventualmente recuperabili e quelle più delicate in alluminio, passando via via a una pressione maggiore per arrivare alla lamiera viva. Il lavoro di lattoneria è iniziato asportando le parti irrimediabilmente compromesse, come i fondi, la traversa posteriore, i passaruota ed i brancardi, poi sostituiti con particolari di ricambio. Le superfici solo parzialmente interessate dalla corrosione sono invece state ripristinate con l’obbiettivo di salvaguardare al massimo l’originalità della vettura. Il restauro ha richiesto tempi piuttosto lunghi sia per la necessità di ricostruire manualmente alcune parti speciali della carrozzeria, come il cupolino anteriore dell’abitacolo, il pannello a copertura del posto di destra e la carenatura dietro la testa del pilota che copre il tappo del serbatoio della benzina, sia per la difficoltà di reperire alcune parti meccaniche, in primis motore e cambio mancanti ma anche la batteria di carburatori doppio corpo Weber tipo 40DCO3 piuttosto rari.
  • Libertà “vigilata”
  • Alcune parti speciali della carrozzeria sono state appositamente realizzate, in qualche caso con qualche piccola “libertà” per necessità di utilizzo senza tuttavia stravolgere l’originalità della vettura, come certificato dalla targa ASI. Infatti, dato l’utilizzo della Giulietta “Sebring” anche per gare su strada, tra cui diverse edizioni della Mille Miglia, è stato necessario trovare una soluzione per l’utilizzo sia in versione monoposto che biposto. Nel primo caso il pilota è avvolto fino alle spalle dal cupolino, mentre in presenza del copilota viene asportata la parte sinistra del cupolino avvolgente e montato un piccolo parabrezza davanti al posto destro. A dare un tocco di ulteriore eleganza, indubbiamente racing, contribuisce la carenatura del tappo benzina, sollevabile per poter effettuare il rifornimento, che si allunga dietro la testa del pilota. Altri particolari speciali montati in origine su questa particolare vettura hanno richiesto una accurata ricerca, come i fanalini posteriori Carello che venivano montati sulle Giulietta esportate negli USA e la strumentazione con tachimetro in miglia.
  • Meccanica ricondizionata
  • Al momento del ritrovamento, la vettura aveva parte della meccanica, tra cui sospensioni e differenziale, ma non motore e cambio. Sempre per salvaguardare al massimo l’originalità della vettura, le parti meccaniche presenti sono state ricondizionate: tra queste, l’impianto frenante con i tamburi anteriori maggiorati è stato completamente revisionato, così come le boccole rigide in bronzo di ancoraggio dei bracci, mentre questi sono stati sabbiati e riverniciati, quindi sono stati montati ammortizzatori Koni racing, regolabili in estensione, simili a quelli dell’epoca. Completamente revisionato il differenziale, privo di autobloccante, i semiassi e l’albero di trasmissione. La trasmissione è stata completata con un cambio Borg Warner a quattro rapporti, lasciato completamente originale, mentre la frizione monta molle spingidisco rinforzate e un disco in materiale sinterizzato.
  • Preparazione light

Per il motore è stato adottato un 1300 della Giulietta Sprint Veloce come in origine sulla “Sebring” che, dato il preventivato utilizzo anche su strada, è stato preparato in maniera meno esasperata rispetto ai motori destinati alla pista, privilegiando la guidabilità piuttosto che la ricerca di potenza agli alti regimi. Tuttavia dopo la cura del “mago” Samuele Baggioli, il bialbero milanese eroga oltre 115 cv a 7.000 giri/min. Il bravo preparatore milanese, scomparso due anni fa, ha alleggerito e bilanciato albero motore e volano, le bielle, mentre i pistoni sono stati sostituiti con altri in grado di assicurare un maggiore rapporto compressione in combinazione con la lavorazione delle camere di scoppio. Sostituiti anche gli alberi a camme, ottimizzato il profilo del fungo delle valvole, lucidati e raccordati condotti e collettori e ottimizzato l’impianto di scarico. Anche la taratura dei due carburatori doppio corpo Weber 40 DCO3 è stata adattata per un utilizzo più sportivo, rivedendo i livelli e sostituendo getti e spilli conici, ma è stata mantenuta la cassa filtro, cilindrica fissata sulla paratia antifiamma e con un condotto che pesca aria all’anteriore. Il serbatoio benzina è stato sostituito, applicando doppie pompe elettriche e il lungo raccordo che si collega al tappo posto dietro la testa del pilota.