
Per anni, l’industria dell’auto ha spacciato un’idea molto chiara di futuro, sforzandosi di immaginare abitacoli trasformati in salotti digitali, superfici lisce come tavoli da biliardo, schermi grandi quanto televisori e una fede religiosa nelle infinite possibilità del touchscreen.
Meno tasti, chissà poi perché, significa più progresso: una teoria che rimette al centro l’ancestrale paura di dipendere in tutto e per tutto dalle macchine. Perfino lo scrittore e poeta Henry David Thoreau si chiedeva preoccupato “Gli uomini sono diventati strumenti dei loro stessi strumenti”.
Peccato che sia vissuto alla metà dell’Ottocento, quando certe cose non c’erano ancora ma forse si immaginavano già.
Poi però qualcuno, mentre tentava di sbrinare il lunotto posteriore scorrendo tra cinque schermate diverse, si è accorto che la strada continuava a fare il suo mestiere inserendo curve, pioggia, traffico e le solite varie ed eventuali.
Ritorno ai comandi fisici
Così dalla Cina, il laboratorio mondiale dell’auto hi-tech, ha iniziato a farsi strada una proposta che suona quasi come nostalgica: e se rimettessimo i pulsantini fisici almeno per le funzioni essenziali di sicurezza?
Non proprio una guerra agli schermi, ma comunque una tirata d’orecchi al “touch” ad ogni costo.
È bene partire evitando gli equivoci: nessuno ha intenzione di spegnere i display, che anche negli anni a venire continueranno a gestire navigazioni, musica, mappe, app e quant’altro. Perché non sono gli schermi ad essere il problema, ma il fatto di rappresentare l’unica porta d’accesso anche per azioni che hanno bisogno di immediatezza e istinto.
Per essere ancora più chiari, qualcuno in Cina ha capito che in certe situazioni il guidatore non può permettersi di negoziare con un’interfaccia grafica con la stessa serenità di quando smanetta su un tablet sul divano di casa.
Verso nuove regole
La proposta, se diventerà norma definitiva, riguarderà le auto di nuova produzione a partire dal prossimo 1° luglio. Nessuna rivoluzione dall’oggi al domani, ma un cambio di direzione chiaro per l’industria, che si rende conto di dover tornare ai comandi reali per le principali funzioni di sicurezza, da attivare senza staccare gli occhi dalla strada e dover leggere icone o decifrare menu.
Così, azioni come segnalare una svolta, attivare le luci di emergenza o suonare il clacson non potranno dipendere da sottomenu digitali, come anche il selettore delle marce non potrà più essere affidato esclusivamente allo schermo: serviranno leve, selettori o pulsanti.
Lo stesso vale per sistemi come il mantenimento di corsia o il cruise control adattivo, che dovranno avere un comando diretto e immediato.
A questo si accoda il capitolo visibilità: tergicristalli, sbrinatore e disappannante rientrano tra quei comandi che, quando servono, servono subito.
Anche gli alzacristalli, la chiamata di emergenza e, sulle elettriche, l’interruttore generale di spegnimento dovranno restare operativi in modo semplice e diretto, persino nel caso in cui l’elettronica di bordo decida di fare i capricci o il sistema vada in crash.
La memoria, alleata potente
E non basterà nemmeno che il tasto esista, perché dovrà essere anche attivabile “alla cieca”, affidandosi alla “memoria tattile”, cioé la capacità di trovare e premere un comando senza guardarlo. Per questo viene indicata anche una dimensione minima, così da evitare micro-pulsanti da centrare con la precisione di un chirurgo.
Inoltre i comandi dovranno stare in posizioni fisse, perché un tasto che cambia posto nel tempo è quasi come non averlo.
Una frenata decisa rispetto al minimalismo estremo che ha dominato molte auto recenti, soprattutto le elettriche, che tendono a concentrare tutto su un grande schermo centrale. Una filosofia resa popolare da Tesla e poi seguita da numerosi marchi, inclusi giganti cinesi come BYD e Xiaomi, con interni simili ad astronavi.
Sicurezza prima di estetica
In pratica, da Pechino parte il messaggio che la bellezza minimalista non può essere l’unico criterio quando c’è di mezzo la sicurezza, e negli ultimi tempi le autorità cinesi hanno già preso posizione contro le maniglie a scomparsa, finite sotto accusa dopo incidenti in cui rendevano difficile l’accesso all’auto.
Ma anche i volanti in stile “yoke”, simili a cloche aeronautiche, sono nel mirino perché meno intuitivi nelle manovre di emergenza e potenzialmente problematici con gli airbag.
I nuovi standard
Il discorso si allarga poi alla guida assistita e automatizzata: per i sistemi di Livello 3 e Livello 4 si prospettano standard più severi, che costringeranno i costruttori a dimostrare, con prove documentate, che le loro tecnologie sono almeno sicure quanto un guidatore umano attento e competente.
Entra anche in gioco il concetto di “condizione di rischio minimo”: se il sistema fallisce o il conducente non risponde alla richiesta di riprendere il controllo, l’auto dev’essere capace di mettersi in sicurezza da sola, fermandosi in modo controllato. In parallelo si inizia a regolamentare anche l’assistenza remota, tassello chiave per il futuro dei robotaxi.
Calma, non significa che la Cina stia diventando allergica alla stessa tecnologia che ha imposto al mondo, ma è comunque una correzione di rotta, con l’innovazione che deve restare uno strumento e non trasformarsi in un ostacolo per l’automobilista, a cui la tecnologia piace. Ma apprezza ancora di più il “clic” di un pulsante.













